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Il Piccolo, 29 novembre 2009
 
Omofobia, incontro all’Itis con gli esperti

La scuola si interroga, riflette e coinvolge genitori e studenti per contrastare il bullismo, che spesso si indirizza verso chi si pensa diverso, anche sotto il profilo dell’orientamento sessuale. L’Isit Einaudi ha così deciso di accogliere la proposta dell’Ass di ospitare mercoledì, alle 18, un incontro dal titolo ”Omofobia: conoscere, riflettere, intervenire”. L’appuntamento servirà al Circolo Arcobaleno Arcigay Arcilesbica di Trieste, in collaborazione con Arcigay ”Nuovi passi” e Arcilesbica di Udine, per presentare il progetto ”A scuola per conoscerci. Isolamento sociale, bullismo e omofobia: strategie d’intervento in ambiente scolastico”. L’associazione illustrerà inoltre i dati ricavati dalla ricerca ”Benessere psicofisico e omofobia interiorizzata delle persone con diverso orientamento sessuale nel Friuli Venezia Giulia”. La ricerca è stata realizzata sotto la supervisione del professor Giovanni Battista Flebus dell’Università di Trieste e della psicologa Margherita Bottino, presente insieme alla psicoterapeuta Adriana Monzani, alla presidente del Circolo Arcobaleno Maria Ginaldi e al responsabile scuola Davide Zotti. Il progetto ”A scuola per conoscerci” prevede due interventi, rivolti agli studenti del triennio delle superiori sul tema del bullismo omofobico e del pregiudizio sociale verso le persone omosessuali.

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Il Piccolo, 28 novembre 2009 
 
Disoccupazione, cresce il timore micro-criminalità  
L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri impone una riflessione sulla tenuta sociale della città
 
 
di LAURA BORSANI

La crisi economica, con la perdita di centinaia di posti di lavoro, rischia di rendere esplosiva una situazione che già fin d’ora si presenta difficile sotto il profilo sociale. L’imminente scarico di lavoro alla Fincantieri fa infatti scattare il timore-microcriminalità a Monfalcone. La rapina dell’altro giorno alla Unicredit di Ronchi è stata letta da più parti come un ”anticipo” di quanto potrebbe succedere se la città e il mandamento dovessero fare i conti, da soli, con un improvviso aumento della disoccupazione. Nessun allarme concreto, per ora, ma le istituzioni sono chiamate a muoversi per tempo. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto pone precisi distinguo, chiamando in causa anche il patto di legalità sul quale chiede di fare il punto in un icontro con il prefetto: «La situazione è delicata. La sicurezza strutturale è legata al livello dello stato sociale. E la crisi non può che ripercuotersi sul disagio delle famiglie». Pizzolitto propone l’immagine di un grande ingorgo dove se le prime auto iniziano a muoversi, le ultime restano bloccate: «Il nostro territorio sta vivendo un periodo ulteriormente ansiogeno, in relazione all’incerta situazione di Fincantieri. A ciò si aggiungono i tagli ai traferimenti della Regione ai Comuni che, solo grazie a trattative, sono scesi dal 19,30% al 13%. Sono tagli rilevanti, che fanno seriamente temere nella tenuta del sistema degli enti locali, anche perchè si tratta di riduzioni strutturali proposte come emergenze contingenti ma senza che sia chiaro il ruolo dei Comuni». Tenuta economica, degli enti locali, occupazionale e sociale. «La preoccupazione è generale. Ma va sgomberato il campo dalle emozioni». Pizzolitto parla di ordine pubblico convenendo sul fatto che venga alzato il livello di attenzione. Di una riflessione sul patto di legalità, pur se «al momento, mi risulta che la situazione sia comunque sotto controllo». E sottolinea: «Il mio ruolo istituzionale non viene meno. Resto pronto a mettere a disposizione tutti gli strumenti utili e necessari. Rispetto le normative, compreso l’utilizzo delle telecamere». Preoccupazione esprime il consigliere dell’Udc, Giorgio Pacor: «La situazione di Fincantieri è aperta, specie in relazione ai dipendenti interni. Se ci si augura che gli scarichi di lavoro siano lenti, non si evidenziano, al momento, chiare prospettive alternative al blocco delle commesse. In questo ragionamento pongo anche la questione sicurezza, distinguendo tra gli aspetti legati al vivere civile, che attengono alla regolamentazione comunale, in capo al sindaco, richiedendo una riorganizzazione dei controlli territoriali da parte dei vigili urbani, e la sicurezza legata al patto di legalità. Mi chiedo, e ho chiesto al sindaco, a che punto sono i previsti monitoraggi semestrali e se il protocollo venga attuato. C’è inoltre la necessità di verificare se le politiche di diversificazione industriale funzionano, come il rilancio del Porto e la valorizzazione della nautica e del turismo». Il consigliere del Pdl, Giuseppe Nicoli, spiega: «Ci preoccupa fortemente l’atteggiamento quasi disinteressato del sindaco. Il Pdl, in modo responsabile, vuole aggredire il problema in modo prioritario, adottanto le contromisure per evitare nuove tensioni sociali e rischi. Il sistema è concatenato: la situazione economica condiziona quella sociale, che condiziona la sicurezza e, a sua volta, la prospettiva futura, la quale, e qui il cerchio si chiude, condiziona l’economia. Servono provvedimenti urgenti per tutti questi ambiti». Interviene anche il consigliere regionale della Lega Nord, Federico Razzini, dopo che, peraltro, l’altra sera in Consiglio, il capogruppo Sergio Pacor ha denunciato una serie di danneggiamenti alle auto in centro, questo mese, e atti vandalici ripetuti. «Anche grazie alle misure del Governo – dice Razzini – in Italia la crisi è meno pesante. È tuttavia evidente che Monfalcone non sia esente da contraccolpi. Vogliamo che vengano in primis salvaguardati i dipendenti nostrani. L’immigrazione di massa che ha conosciuto la città senza porre un’adeguata politica di accoglienza rischia di scaricare e aumentare i problemi sociali. È molto preoccupante». Razzini parla di un «salto di qualità anche per Fincantieri attraverso nuove vocazioni produttive compatibili assieme allo sviluppo del Porto e della nautica». Il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli, osserva: «La crisi economica che manda a casa la gente produce disagio per le famiglie. Subiremo più infrazioni alle leggi e meno tranquillità sociale. Molti commercianti hanno fatto ricorso ai sistemi di allarme collegati alle forze dell’ordine. L’Ascom ha inoltre stabilito un contratto con un istituto di vigilanza al quale hanno aderito diversi soci».
 
Pizzolitto: poche risorse questo il vero problema  
«Inadeguati i fondi per far fronte alla perdita del posto»
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo sottolinea: «I fomentatori del livello emotivo sulle questioni sono gli stessi che oggi hanno in mano tutte le leve per gestire e tenere sotto controllo la situazione. Il sindaco mette a disposizione tutte gli strumenti che è in grado di garantire. Perchè bisogna uscire dall’equivoco. I problemi veri sono sotto gli occhi di tutti: sono il lavoro, la questione sociale, i tagli ai trasferimenti regionali, quindi le risorse inadeguate per fronteggiare le emergenze di carattere occupazionale e sociale. L’ospedale che rischia di venire declassato a struttura di serie B».
Il primo cittadino lo vuole ribadire: «Il mio è l’atteggiamento istituzionale di un sindaco che applica e applicherà gli strumenti messi a disposizione dalla normativa. Il patto di legalità mette in moto un progetto interistituzionale che fa capo al prefetto. Che venga dunque eseguita la verifica, che vengano illustrati i dati. Anche se mi risulta che la situazione sia al momento sotto controllo». Pizzolitto, tuttavia, aggiunge: «Credo che dobbiamo evitare di profetizzare solo scenari bui, ritengo invece sia giusto affidarsi anche all’ottimismo della ragione. Se infatti non si nega che vi siano problemi reali e concreti, c’è anche da tener in considerazione le molte risorse e le responsabilità positive espresse dal territorio. Non mancano infatti gli strumenti e le potenzialità utili per affrontare la situazione, a cui dobbiamo attenerci. Il mio auspicio – ha concluso il sindaco – è che ci si muova seriamente verso una reale integrazione sociale, non suscitando emozioni e ponendo questioni che parlano solo alla ”pancia” dei cittadini, infondendo timori e paure».
 
Una conferenza economica per uscire dalla crisi
 
Il Monfalconese e il resto della provincia si ritroveranno per decidere come uscire dalla crisi economica a inizio anno. L’ex albergo impiegati sarà  la sede il 16 gennaio della Conferenza economica territoriale, sollecitata poco meno di un anno fa ormai dai consiglieri dell’Unione di centro Giuliano Antonaci e Antonello Murgia a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale.
A dare l’annuncio dell’appuntamento è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto sollecitato nella riunione di giovedì sera del Consiglio comunale proprio da Antonaci a spiegare perché la Conferenza economica non si fosse ancora tenuta.
«Subito dopo l’approvazione dell’ordine del giorno “anti-crisi” da parte del Consiglio comunale all’inizio di quest’anno – ha spiegato il sindaco -, mi sono subito mosso nei confronti della Provincia e dei sindacati. Vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese e anche andare oltre a una fotografia dell’esistente».
Secondo il sindaco, si trattava e si tratta di mettere in campo delle soluzioni. «Il ritardo deriva da questo secondo compito che mi sono dato», ha sottolineato Pizzolitto, auspicando che la Conferenza economica il 16 gennaio consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina.
«Nel frattempo non siamo rimasti fermi – ha aggiunto – e abbiamo cercato, anche su sollecitazione dei lavoratori di alcune fabbriche, di alleggerire la situazione di chi si trova in cassa integrazione o mobilita».
In aula giovedì sera è approdato anche il ritrovamento di sepolture e resti umani nell’area dell’ex cimitero di via dei Cipressi a causa dei lavori in corso per potenziare la viabilità dell’area.
Il consigliere del Pdl Giuseppe Nicoli ha chiesto all’amministrazione comunale se non si sarebbero potuti bloccare i lavori almeno per qualche giorno per consentire di gestire la vicenda con maggiore sensibilità.
L’assessore ai Servizi cimiteriali Giordano Magrin e l’assessore ai Lavori pubblici Gianluca Trivigno hanno risposto che tutte le procedure previste in una situazione del genere sono state rispettate, i resti sono stati immediatamente prelevati e trasferiti nell’ossario del cimitero comunale e che l’ente locale sta effettuando ricerche di archivio per tentare di dare un nome ai resti. (la.bl.)
 
RONCHI. LA CRISI E I REDDITI 
Cresce la povertà, attivate oltre 500 ”carte famiglia”

 
RONCHI Numeri che mettono sotto pressione l’Ufficio assistenza del Comune di Ronchi dei Legionari. E che sono emblematici del fatto che l’emergenza economica e occupazione non è ancora un ricordo del passato. Sono 506 le carte famiglia attualmente attive in città, mentre 74 sono scadute e devono essere rinnovate con l’applicazione dell’Isee aggiornato.
Su una popolazione di oltre 12mila abitanti e di quasi 5.500 famiglie significa che non sono pochi coloro i quali hanno un basso reddito. Ma non finisce qui, visto che 397 titolari della carta hanno anche beneficiato del contributo sull’energia elettrica, liquidato direttamente dall’Amministrazione regionale.
La Carta famiglia prevede la suddivisione degli aventi diritto in tre fasce, a seconda della composizione del nucleo familiare, dei figli a carico e degli indici dell’Isee. Ed a Ronchi dei Legionari, attualmente, la maggior parte delle famiglie, 180, sono a bassa intensità. Ancora una volta l’attenzione nei confronti delle famiglie e della popolazione a rischio è altissima. Nell’ultimo Consiglio comunale, va ricordato, sono stati aggiunti ulteriori 30mila euro ai 110mila già stanziati per interventi a sostegno delle persone e delle famiglie in difficoltà economiche. Nel 2009, poi, la municipalità ronchese spenderà oltre 2 milioni e 792mila euro, il 32% del bilancio, nel settore sociale e che comprende la gestione dei servizi dedicati agli anziani, gli aiuti economici alle persone in difficoltà ed alle famiglie, ma anche gli interventi nei confronti dell’infanzia e dei disabili. Rispetto al 2008 un aumento del 9,8%, con un maggior impiego di 249.234 euro. Qualcosa come 200mila euro, ancora, sono state destinati per il pagamento delle rette di ricovero dei cittadini in strutture per anziani od in strutture psichiatriche, mentre 7mila euro sono quelli che saranno impiegati per il contributo annuale nella spesa sanitaria agli indigenti. Saranno abbattute tariffe per i rifiuti pari a 12mila euro e ciò nel rispetto del protocollo firmato con le organizzazioni sindacali dei pensionati. (lu.pe.)

Il Piccolo, 06 dicembre 2009
 
RONCHI. LA CIFRA COMPLESSIVA STANZIATA PER TUTTA L’ASSISTENZA SUPERA I 3 MILIONI DI EURO  
Spesa sociale, 8% in più a causa della crisi  
Nel 2009 è aumentata la richiesta di aiuto al Comune da parte delle famiglie in difficoltà
 
 
RONCHI Una cifra che supera i 3 milioni di euro. E che rappresenta l’oltre 30% del bilancio. L’amministrazione comunale di Ronchi dei Legionari “investe” ancora sul settore sociale e sta per chiudere l’anno con un impegno che, rispetto alla previsione di marzo, “sfiora” di oltre 220mila euro. Perché le necessità sono molte, le emergenze sempre in numero maggiore e nonostante la coperta sia più corta ci sono settori, come la gestione delle strutture per anziani, l’asilo nido e gli interventi a favore dei cittadini in condizioni economiche precarie, ai quali non si può rinunciare. Così, nel dettaglio, 1 milione e 513mila euro saranno spesi per le strutture residenziali e di ricovero per gli anziani, contro 1 milione e 331mila euro del 2008 e la cifra di 1 milione e 78mila euro del 2007.
Quest’anno, poi, verranno impiegati 795mila euro per l’assistenza diretta alle famiglie e ai cittadini in difficoltà, contro i 697mila euro del 2008 ed i 598mila euro del 2007. E ciò la dice lunga sul fatto che la crisi sia ancora di grande attualità e come la municipalità ronchese si trovi di fronte all’esigenza di dare risposte precise in merito al cosiddetto “taglia affitti”, ma anche ai contributi erogati per il pagamento delle bollette o per l’acquisto dei medicinali.
«La spesa nel settore sociale è cresciuta gradualmente nell’ultimo triennio di oltre il 30% – sono le parole dell’assessore alle Finanze, Savio Cumin – e in particolare nell’ultimo anno abbiamo dovuto aumentare il capitolo di oltre l’8% con una spesa che supera i 200mila euro. Nel corso di questi dodici mesi l’impegno di natura strettamente assistenziale è cresciuto di 180mila euro e ciò proprio a causa del persistere della crisi economica ed occupazionale. Sono in numero sempre maggiore le famiglie che si rivolgono a noi per chiedere una mano». Guardando ancora ai dati del 2009 il bilancio in questo settore si completa con i 563mila euro per il nido, i servizi per l’infanzia e i minori, contro una spesa di 540mila euro del 2008 e di 499mila euro del 2007.
Luca Perrino

Messaggero Veneto, 03 gennaio 2010
 
Conferenza sulla crisi e come superarla 
 
MONFALCONE. È stata fissata per i prossimi 15 e 16 gennaio, all’Europalace-ex albergo Impiegati, la conferenza economica territoriale, incontro che riunirà i rappresentanti economici, politici, sindacali del Monfalconese e della provincia, per analizzare la situazione e decidere come uscire dalla crisi economica. L’incontro vuole essere una sorta di laboratorio a più voci per disegnare un nuovo modello di sviluppo alla luce degli ultimi difficili mesi, ma anche delle notizia positive, come quella delle nuova commessa ottenuta da Fincantieri.
Sollecitata già alla fine del 2008 dai consiglieri dell’Unione di centro, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia, a fronte del rapidissimo gonfiarsi delle difficoltà delle industrie e dell’economia locale sull’onda della recessione mondiale, ora a distanza di oltre un anno la Conferenza economica verrà realizzata all’insegna del tema “Per ritornare a crescere”.
Come spiegato dal sindaco, Gianfranco Pizzolitto, vista la portata della crisi, è parso corretto estendere l’analisi a un territorio più vasto di quello monfalconese, analizzando la situazione, ma cercando anche delle soluzioni. L’auspicio è che la conferenza economica consenta di fornire delle prime risposte per rilanciare l’economia isontina. Saranno presenti i sindaci di Monfalcone e Gorizia, Gianfranco Pizzolitto e Ettore Romoli, il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, mentre promotori dell’evento sono i soggetti del Patto per lo sviluppo (Provincia, Comuni di Monfalcone e Gorizia, Camera di Commercio, Unione industriali, Ass isontina, Cgil, Cisl e Uil). Sono previsti gli interventi dell’assessore provinciale al lavoro, Alfredo Pascolin, dei segretari provinciali delle sigle sindacali, mentre gli approfondimenti saranno a cura di don Paolo Zuttion della Caritas diocesana, Paolo Mezzorana della 2ª Commissione consiliare, Francesco Marangon per Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Kemecka Zveva, Silvana Olivotto sindaco di Grado e, per Fincantieri, Livio Marchesini.
Non mancheranno, in diversi momenti, dibattiti sull’energia a basso costo e la “green economy” e sullo sviluppo sostenibile. Moderati dall’assessore provinciale Mara Cernic, interverranno rappresentanti del mondo politico ed economico: Gianfranco Di Bert, Marco Ghinelli, Giuseppe Nicoli, Giorgio Pacor, Alessandro Perrone, Alessandro Vescovini. Sul porto e logistica sono previsti interventi di Francesco Giacobone, Franco Malaroda, Pierluigi Maneschi, Gino Maniacco, Renzo Redivo, Emilio Sgarlata.
Non mancherà una discussione-confronto sul turismo, con una tavola rotonda, guidata dal vicesindaco Silvia Altran e a cui parteciperanno Marino De Grassi, Roberta Demartin, Fabio Del Bello, Paolo Bianchi. È previsto infine un confronto cui parteciperanno Giorgio Brandolin, Franco Brussa, Roberto Marin, Federico Razzini, Gaetano Valenti.

Il Piccolo, 27 novembre 2009
 
A DICEMBRE IL PIANO URBANO DEL TRAFFICO APPRODERÀ IN CONSIGLIO 
Il Comune insiste: Corso chiuso alle auto 
Si annuncia battaglia con l’Ascom, contraria a questa scelta per la storica via

La battaglia è annunciata. Causa scatenante: la pedonalizzazione di corso del Popolo. I commercianti la temono, considerandola il ”colpo di grazia” alla crisi della storica strada. Il Comune la prevede nel nuovo Piano urbano del traffico che disegna una zona pedonale estesa a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco tra via Plinio e piazza della Repubblica. La previsione è contenuta nel nuovo Piano del traffico che sarà portato in Consiglio nel prossimo mese per essere adottato.
Una scelta precisa e che non mancherà di essere contestata, almeno da una parte dei commercianti, ancora convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via. Se il Corso, però, si sente e si vede solo come strada di transito e di attraversamento, proprio la chiusura al traffico, affiancata da investimenti sull’arredo, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.
L’estensione della zona pedonale avverrà, come ha ribadito l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo, quando saranno realizzati gli interventi necessari a intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta. La previsione comunque c’è, come è emerso mercoledì in commissione per la Programmazione territoriale economica, assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro di via Cosulich, nel tratto tra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti a Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana. La filosofia del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è quella non solo di definire le funzioni delle diverse strade, ma anche di intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo.
Qualche opera nuova comunque c’è, ha sottolineato l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie le principali intersezioni lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada di accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte della Checca. «Entrambe le soluzioni – spiega l’assessore Schiavo – si poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzitutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale Sud». Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non solo attraverso la revisione dei sensi di marcia (vedi i casi di via Aquileia, via Terenziana e via Carducci) e delle svolte, ma anche proponendo la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, quelli tra via Aulo Manlio e via Crociera e tra la stessa strada e via Isonzo dovrebbero essere soppiantati da rotatorie, come dovrebbe accadere anche all’intersezione tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi. L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via 9 Giugno tra via Bixio e via Duca d’Aosta. «Per ora non si può pensare a una sua chiusura – ha detto la progettista -, ma a un suo depotenziamento – e quindi a una sua valorizzazione sotto il profilo commerciale». Il Put si occupa anche della mobilità ciclabile e pedonale, affrontata con il completamento della rete esistente e soprattutto l’introduzione massiccia delle ”Zone 30” in tutto l’agglomerato urbano.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 27 novembre 2009
 
Il Comune, che si appresta a vagliare il piano urbano del traffico, non intende cedere alla pressione dei commercianti 
Monfalcone, la zona pedonale sarà ampliata

MONFALCONE. Arriverà in discussione e adozione del consiglio comunale di Monfalcone nelle prossime sedute di dicembre il Put, Piano urbano del traffico urbano elaborato dal Comune di Monfalcone assieme alle amministrazioni di Ronchi dei Legionari e Staranzano, nell’ottica di dare una visione e una soluzione d’insieme al problema della mobilità.
Fra le scelte più forti per Monfalcone, illustrate alla Commissione consiliare per la programmazione territoriale economica, sicuramente quella di estendere la zona pedonale anche a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco compreso tra via Plinio e piazza della Repubblica. Una scelta che provocherà (ma ha già provocato) le reazioni dei commercianti dell’arteria cittadina, convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via, già da alcuni anni in sofferenza.
Contrario, invece, il parere dell’amministrazione comunale, secondo la quale proprio la chiusura del corso, a cui saranno affiancati investimenti sull’arredo urbano, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.
Resta fermo il fatto che l’estensione della zona pedonale avverrà, come ha sempre ribadito l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, soltanto quando saranno stati realizzati gli interventi necessari per intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta.
La previsione di ampliamento della zona pedonale è stata illustrata assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro, di via Cosulich, nel tratto fra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti verso Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana.
La filosofia di base del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è del resto quella non soltanto di definire le funzioni delle diverse strade, assegnando quindi a ciascuna il proprio ruolo, ma anche d’intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo. «Qualche opera nuova comunque c’è», ha sottolineato in commissione l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie i maggiori incroci lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada d’accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte “della Checca”.
«Entrambe le soluzioni – spiega l’assessore Schiavo – poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzi tutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale sud».
Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non soltanto attraverso la revisione dei sensi di marcia e delle svolte, ma propone anche la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, dovrebbero divenire rotatorie gli incroci tra via Aulo Manlio e via Crociera, tra via Crociera e via Isonzo, tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi.
L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via IX giugno compreso tra via Bixio e via Duca d’Aosta, che dovrà essere valorizzato sotto il profilo commerciale. (c.v.)

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
FINCANTIERI
Fumo sulla Queen Elizabeth: evacuati 200 lavoratori 
Procedure di emergenza scattate immediatamente Nessun caso di intossicazione

di DOMENICO DIACO

Una denso fumo bianco accompagnato da un odore acre ha invaso ieri mattina la sala macchine della Queen Elizabeth, la nave in fase di costruzione nel bacino della Fincantieri. Circa duecento operai sono stati fatti immediatamente evacuare. Nessuna lavoratore ha subito conseguenze. Le procedure per la sicurezza in caso di emergenza hanno funzionato perfettamente, come rilevato dalle Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom e Uilm che subito dopo il fatto hanno voluto incontrare la direzione aziendale dello stabilimento.
Il fumo era fuoriuscito da una delle moltissime manichette installate all’interno della nave per consentire l’aerazione dei locali e quindi migliori condizioni di lavoro oltre che convogliare i fumi in caso d’incendio. Il fatto si è verificato in una sezione di poppa della nave. Avvistato il fumo è subito scattato l’allarme, dato dal personale addetto alla sicurezza e dai cosiddetti ”guardiafuoco”. Le procedure di comunicazione verbale hanno funzionato perfettamente, come sottolineato dagli stessi rappresentanti dei lavoratori, così che in breve tutti gli operai impegnati all’interno del primo ponte della nave, dipendenti di Fincantieri e delle ditte esterne, sono stati avvertiti e hanno abbandonato la nave.
I pompieri del servizio antincendio interno, muniti di maschere pressurizzate e autorespiratori, hanno quindi effettuato un sopralluogo all’interno della sezione della nave interessata dal fumo, hanno rimosso la manichetta da cui proveniva il fumo e aerato i locali. Dopo circa due ore l’emergenza era finita ed è potuto riprendere il lavoro.
Le cause di quanto accaduto sono tuttora in fase di accertamento, come riferito dall’azienda, ma non è escluso che un un pezzo di ferro incandescente sia penetrato nella manichetta di aspirazione provocandone il surriscaldamento e quindi la fuoriuscita di fumo.
Nel corso dell’incontro con la direzione aziendale le Rsu dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno dato atto di come la procedura di emergenza abbia funzionato a dovere, ma hanno pure avanzato richiesta, riferisce Moreno Luxich, delegato sindacale Fiom, di una verifica sulle manichette installate e sul materiale con cui sono realizzate.

Il Piccolo, 01 dicembre 2009
 
INCIDENTE DURANTE IL COLLAUDO DI UNA DELLE GRU CHE MOVIMENTANO LE SCIALUPPE  
Crolla contrappeso di 5 tonnellate su ”Azura”  
Il blocco caduto su un’area transennata e presidiata. Sciopero immediato: fermato il cantiere per due ore
 
 
di LAURA BORSANI

Cade un contrappeso da cinque tonnellate e mezzo durante il test di collaudo da una delle due gru di bordo che movimentano le scialuppe di salvataggio, a causa del mancato funzionamento del dispositivo di frenata. Durante la caduta del pesante contrappeso sono state schiacciate le ceste delle saldatrici, fino a raggiungere terra, danneggiando materiali e le stesse saldatrici. Il tutto, in un’area, pur ”blindata” da due uomini preposti, attraversata da cavi elettrici e tubature del gas.
È accaduto ieri mattina, attorno alle 10.30, sotto gli occhi dei lavoratori durante alcuni test di prova sulla passeggeri ”Azura”, in allestimento alla banchina che si affaccia sul bacino di Panzano, all’interno dello stabilimento.
Il fatto ha mobilitato i lavoratori e i sindacati che, alla luce dell’evento, hanno proclamato due ore di sciopero, da mezzogiorno alle 14. Le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm, con i coordinatori di stabilimento Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, hanno convocato, subito dopo l’incidente, un’assemblea dei lavoratori, tenutasi in sala-mensa.
Quindi i rappresentanti sindacali, assieme ai lavoratori sia del primo turno che di giornata operanti in cantiere, si sono raccolti in corteo, raggiungendo la direzione aziendale. I coordinatori di Fim, Fiom e Uilm di stabilimento, con i lavoratori in parte presenti all’incontro e gli altri all’esterno, si sono confrontati con il capo di produzione e con il capo centro deputato all’area allestimento.
Dai responsabili aziendali sono giunte assicurazioni sul rispetto delle procedure di sicurezza ai fini della salvaguardia delle persone, considerando altresì che pur sempre si tratta di prove e, come tali, soggette a imprevisti, comunque migliorabili.
Spiegazioni che non hanno convinto i rappresentanti sindacali. «Le risposte avute dal capo di produzione – ha osservato Moreno Luxich, coordinatore Fiom nella Rsu di stabilmento – non ci soddisfano. Non tolleriamo la considerazione secondo la quale i test siano migliorabili, quando ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto. La sicurezza non si affronta dopo che gli incidenti succedono. Certo – ha convenuto Luxich – è previsto dalle procedure che non ci sia nessuno sotto l’area di sollevamento, ma non è neppure previsto che un contrappeso di oltre cinque tonnellate precipiti al suolo. Servono misure affinchè questo non accada».
Luxich ha posto l’accento sul rispetto della sicurezza in termini complessivi, di approccio al problema: «Quanto è accaduto è significativo – ha osservato -. Vuol dire che quanto denunciamo sulla sicurezza non viene recepito. Abbiamo la sensazione che i rappresentanti preposti alla sicurezza non vengano ascoltati. Tutto si può migliorare, ma non dopo che un incidente sia avvenuto. Chiediamo con forza la costanza dei controlli, per questo lo sciopero proclamato vuole andare oltre il fatto registrato, volendo segnalare il costante disagio vissuto dai lavoratori. Chiediamo formalmente che venga rivisto il sistema che attiene alle procedure di sicurezza».
A fare eco il coordinatore Fim nella Rsu di stabilimento, Michele Zoff: «Quanto è accaduto è grave – ha esordito -. Sono eventi che non devono succedere, senza voler estremizzare alcunchè. Qui si tratta di sicurezza e per questo anche incidenti di questo genere non devono essere minimizzati. Ci hanno spiegato che tutto era in regola sotto il profilo delle procedure, per noi no, considerato quanto è avvenuto».
Il rappresentante della Uilm, Andrea Holjar ha aggiunto: «Fortunatamente l’incidente, a parte i danni registrati, non ha avuto altre conseguenze. Siamo preoccupati, anche l’altra settimana ci sono stati problemi con i sollevamenti. Abbiamo avuto un incontro in direzione, ma riteniamo che non si affrontano così i problemi. Ciò che è grave – ha concluso il sindacalista – è che, di fronte ad un evento di questa portata, non siano stati preavvertiti e coinvolti i lavoratori rappresentanti per la sicurezza. Non ci si può accorgere che qualcosa non ha funzionato solo alla luce dei fatti».
 
PARLA FINCANTIERI  
«Rispettata la sicurezza durante i test»
 
 
Il freno idraulico della gru che accompagna la discesa della scialuppa di salvataggio non ha tenuto. Le prime tre frenate hanno dato esito positivo, l’ultima, invece, a circa un metro da terra, non si è verificata, provocando la caduta del contrappeso. L’azienda ha confermato ciò che ritiene un «imprevisto da mettere in conto, trattandosi proprio di test di collaudo».
Sull’evento è stata pertanto aperta un’indagine interna per verificare cosa non ha funzionato e per quale motivo. L’azienda ha precisato che le gru, durante queste prove, vengono appositamente sovraccaricate, sostenendo quindi un peso superiore all’effettivo carico da sopportare, testandone la resistenza. Con ciò considerando che si tratta di prove e, come tali, è stato precisato, contemplano in sé eventuali imprevisti, per i quali prevedere le opportune correzioni.
L’operazione di collaudo, è stato ancora spiegato, è avvenuta ottemperando comunque a tutte le procedure di sicurezza, con l’operatore dall’alto della struttura a sovrintendere alle manovre, mentre, a terra, altri due operatori mantengono lo sgombero dell’area sottostante l’attività di collaudo, vietata al passaggio delle persone. Dunque, ha ribadito l’azienda, le scansioni in ordine alla sicurezza sono state regolarmente attivate, presupponendo margini di errore legati ai soli danneggiamenti alle cose.

Messaggero Veneto, 01 dicembre 2009
 
Monfalcone. La struttura di oltre cinque tonnellate ha danneggiato una nave alla Fincantieri. I sindacati contestano l’azienda  
Cade un contrappeso, tragedia sfiorata
 
 
MONFALCONE. Un contrappeso di circa 5 tonnellate e mezzo è caduto ieri, a bordo dell’Azura, nave in allestimento nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
L’incidente, che avrebbe potuto sfociare in una tragedia, non ha provocato fortunatamente alcuna conseguenza per le persone, ma ha provocato notevoli danni a strumenti di lavoro che sono stati schiacciati dall’enorme peso.
L’incidente è avvenuto in mattina sul ponte 7, lato banchina, durante il test di sollevamento delle piccole gru che vengono utilizzate per lo spostamento delle scialuppe e che proprio per l’occasione sono sovraccaricate proprio per metterle nelle condizioni di massimo sforzo.
I freni di una delle due gru non hanno retto, il manufatto è scivolato e il contrappeso è caduto a terra andando a schiantarsi su una cesta che conteneva strumenti di lavoro, tra cui delle saldatrici.
L’enorme peso ha inoltre danneggiato anche altre superfici dell’Azura, maxi-passeggeri da 116 mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, che a bordo potrà accogliere 3.118 ospiti in 2.180 cabine, oltre a 1.265 componenti dell’equipaggio e che dovrebbe essere consegnata all’armatore nella primavera 2010. Accanto alla cesta distrutta, correvano inoltre tubature di gas e di impianti elettrici, che se danneggiati avrebbero avuto riflessi ben più gravi sull’esito della produzione, ma che avrebbero potuto avere esiti tragici.
Sembra oltretutto che già la scorsa settimana un incidente simile sia accaduto in salderia. Immediatamente i sindacati, unitariamente, hanno proclamato due ore di sciopero e hanno radunato i lavoratori in sala mensa, dove è stato spiegato quanto era successo ed è stato deciso di rivolgersi all’azienda per avere spiegazioni in merito all’accaduto. I lavoratori e i rappresentanti sindacali, quindi, in gruppo si sono diretti verso la palazzina della direzione.
Le Rsu e parte dei lavoratori sono saliti nella grande sala riunioni, mentre altri sono rimasti davanti agli ingressi degli uffici. «Quello che ci ha detto il vicedirettore non ci ha assolutamente convinto – spiega Moreno Luxich, coordinatore Fiom Cgil nella Rsu – visto che ha affermato che nel corso di un test, incidenti come questo possono succedere. Ma non possiamo accettare una dichiarazione del genere, né che si pensino a migliorie delle sicurezza solo dopo che sono successi dei danni. I lavoratori sono indignati e chiedono che sia sempre prestata attenzione al contesto della sicurezza, soprattutto in un cantiere in cui si parla molto di sicurezza e che dovrebbe già essere sicuro. Bisognerebbe che tutto fosse fatto con attenzione, che invece non c’è».
Preoccupato soprattutto per la mancanza di dialogo e di comunicazione il rappresentante della Uilm Uil, Andrea Holjar. «L’azienda ci ha detto che l’area era stata delimitata e che quindi non c’era nessuno proprio per evitare gravi conseguenze se si fosse verificato un incidente. Ma non basta – dice –. Ci sono gli Rls di stabilimento: sarebbe bastato avvisarli del test che si intendeva fare e avviare la necessaria collaborazione. Il problema è che si scopre ciò che si doveva fare solo quando le cose sono già successe. C’è una mancanza di dialogo che si sta accentuando».
«Sono episodi gravi che non devono essere sottovalutati e che non devono succedere in nessun caso. Bisogna – evidenzia Michele Zoff della Fim Cisl – che ognuno si assuma le sue responsabilità».
L’azienda da pare sua spiega che l’area era stata sgomberata, che le operazioni venivano seguite da due persone, una dall’alto e una dal basso. «Il test è previsto per valutare l’efficienza della nave e sono state attivate tutte le misure di sicurezza del caso – spiega il portavoce di Fincantieri –. Non è successo nulla alla persone perché in questi casi è vietato il passaggio e la permanenza nella zona del testa. Ora bisognerà capire cosa è successo e sarà aperta una specifica indagine».

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
Sabato a Staranzano una giornata no-spesa: va in scena il baratto 
 
STARANZANO Il gruppo d’acquisto solidale “Go Gas Tartaruga”, assieme all’associazione “Tenda per la pace e i diritti”, al movimento “Bilanci di giustizia” e alla Bottega del Mondo “Benkadì”, propone anche quest’anno la “Giornata del non acquisto” in programma sabato a Staranzano.
Nell’occasione, per celebrare la ricorrenza dei 5 anni di apertura di “Benkadì”, sabato avrà luogo nella sede dell’associazione in piazza Dante 4, un’iniziativa denominata “Baratto, scambio, riuso… ed è subito festa”.
L’inziativa farà da contorno ai festeggiamenti che si terrannonel tardo pomeriggio e che, secondo gli organizzatori, «farà bene alle persone e all’ambiente».
«Si tratta di una manifestazione mondiale intitolata “Buy-Nothing day” – spiega Corrado Altran – uno dei responsabili dell’associazione Tenda per la pace e i diritti – lanciata nel 1992 da Adbuster in Canada come una giornata dedicata a tutto tranne che alle compere, per rendere concreto il dissenso verso il consumismo e verso la comune convinzione che l’unica via per uscire dalla crisi sia tenere alti i consumi».
«Una giornata – aggiunge Corrado altran – diventata anche un’occasione per riflettere sui consumi e sulle loro implicazioni ambientali e sociali».
«Essa – concluede – sta a rappresentare un periodo di 24 ore in cui non si compra niente, ma ci si riprende il tempo e lo spazio per vivere di relazioni e di incontri, unico bene che dà senso alla quotidianità e che sfugge alle regole di mercato». (ci. vi.)

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