Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro

 
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
LA CRISI BLOCCA IL PIANO DI ALIENAZIONE 
Immobili invenduti, il Comune congela le aste 
Il sindaco Pizzolitto: «Attendiamo condizioni di mercato più convenienti»

di LAURA BORSANI

Il piano di alienazione degli immobili comunali resta al palo. Imbrigliato tra il mercato che rischia di deprezzare il valore degli edifici pubblici e il sistema delle aste che, come impone il regolamento, comporta un ribasso del 10% per ogni tornata di vendita. Un meccanismo inceppato. Che congela le alienazioni, in attesa di garantire condizioni convenienti per il Comune. L’operazione attraverso la quale l’ente locale punta a incassare nel triennio 2010-2012 circa 10,2 milioni di euro, di fatto oggi rappresenta una sorta di ”palla al piede”, legata com’è alla riorganizzazione degli uffici comunali.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto osserva: «Il piano-alienazioni è estremamente problematico in questo momento. Ma una cosa è certa: non intendiamo svendere il patrimonio immobiliare pubblico. Se pertanto le condizioni di mercato non sono favorevoli, attenderemo tempi migliori. Non siamo gli unici, del resto, a dover fronteggiare questa sofferenza». L’assessore Massimo Schiavo conferma: «Il mercato è in crisi generalizzata. Basti pensare, ad esempio, alla difficoltà di vendita legata agli immobili residenziali già autorizzati del complesso del ”Parco Rocca”. Anche il piano residenziale ex Detroit, di fronte all’ospedale di San Polo, è bloccato. Il problema è che le imprese non costruiscono più perchè devono smaltire gli immobili rimasti invenduti».
Frenata, dunque, sulle vendite comunali. Anche perchè, aggiunge il primo cittadino, «non abbiamo l’acqua alla gola. Non intendo deprezzare i nostri immobili, condizionando le scelte legate a questa operazione. Nè voglio accelerare questo processo a tal punto da gettare al vento le nostre risorse immobiliari». Il riferimento è in particolare al progetto relativo al centro dirigenziale ipotizzato nel nuovo complesso di via Rossini, al quale il piano-vendite è legato.
Come uscire da questa spirale? Il sindaco spiega: «Il punto dolente è proprio il collegamento del piano di alienazione degli immobili comunali e il progetto relativo al ”Parco Rocca”. Premesso che l’ipotesi non è tramontata del tutto, stiamo attendendo a giorni lo studio elaborato dai nostri uffici attraverso il quale potremo valutare quanto l’investimento sia funzionale in rapporto ai costi e alla disponibilità di ulteriori spazi. Nel contempo, potremo verificare, attraverso specifiche simulazioni, anche i costi ipotizzati per interventi su alcuni edifici». Pizzolitto quindi sottolinea: «Mantengo questo disegno collegato alla cessione degli immobili comunali, che non significa svendita, ma vendita ad equo prezzo, nella migliore condizione di mercato». Un modo chiaro dunque per far capire: se il piano-alienazioni non decolla, si mantiene la dovuta cautela. E si attende.
Altra questione è la messa in sicurezza ed il restyling del palazzo municipale. Investimento ”sganciato” dal piano-alienazione degli immobili comunali. Il sindaco infatti spiega: «Voglio distinguere i finanziamenti relativi alla riorganizzazione degli uffici comunali e alla ristrutturazione del municipio. Per quest’ultimo, le risorse economiche sono reperibili con maggiore facilità al di fuori del piano di alienazione». Il riferimento è alla Regione: «L’amministrazione regionale – dice Pizzolitto – non può trascurare l’importanza dell’intervento per il municipio, che rappresenta il simbolo della città. Sarebbe problematico che Monfalcone fosse lasciata sola in questo frangente». Per questo, il primo cittadino propone una «sinergia territoriale e trasversale», coinvolgendo in primis i consiglieri regionali, al fine di «reperire velocemente i finanziamenti, per garantire il recupero del municipio legato alla dignità e all’immagine della nostra città».

NONOSTANTE IL PREZZO SIA SCESO A 50MILA EURO 
Nessuno vuole la casa di vicolo della Filanda

Gli euro richiesti per l’acquisto sono scesi a 50mila, ma nessuno, nemmeno questa volta, si è fatto vivo per acquistare la casa di vicolo della Filanda messa in vendita dal Comune nell’ambito del programma di alienazioni finalizzato a fare cassa.
E asta deserta per due volte pure per Casa Mazzoli. A novembre è fallito il tentativo del Comune di allargare il raggio d’azione dell’asta per la vendita dell’immobilei a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento. Proprio per questo motivo l’amministrazione aveva deciso di non andare al terzo tentativo, che avrebbe comportato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza, 736mila euro, ma di riaprire i termini del secondo, andato deserto a fronte di un prezzo base di 662.400 euro. Nel Piano triennale il valore stimato dell’immobile cala però a 600mila euro, la cifra con la quale Casa Mazzoli dovrebbe essere posta nuovamente in gara (il ricavato è destinato al recupero del rione di Panzano).
A dicembre è andato deserto anche il primo tentativo di alienare per un valore a base d’asta di 4 milioni di euro il mercato coperto di via della Resistenza, la cui cessione ai privati era ed è un tassello fondamentale nell’operazione di riorganizzazione della logistica del Comune. L’amministrazione a inizio anno stava cercando la soluzione per non scendere sotto questa cifra, ma nel Piano triennale il valore viene stimato in modo più realistico tra i 3,6 e i 3,2 milioni di euro. Quanto si incasserebbe se si dovesse procedere con un secondo o addirittura un terzo tentativo di vendita ai privati. Nell’ambito del programma delle alienazioni, rientra anche la vendita di altri immobili come l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, l’ex sede della Polizia municiapale di viale San Marco e la sede dell’Anagrafe di via Duca d’Aosta.