Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
FINCANTIERI
Fumo sulla Queen Elizabeth: evacuati 200 lavoratori 
Procedure di emergenza scattate immediatamente Nessun caso di intossicazione

di DOMENICO DIACO

Una denso fumo bianco accompagnato da un odore acre ha invaso ieri mattina la sala macchine della Queen Elizabeth, la nave in fase di costruzione nel bacino della Fincantieri. Circa duecento operai sono stati fatti immediatamente evacuare. Nessuna lavoratore ha subito conseguenze. Le procedure per la sicurezza in caso di emergenza hanno funzionato perfettamente, come rilevato dalle Rappresentanze sindacali unitarie di Fim, Fiom e Uilm che subito dopo il fatto hanno voluto incontrare la direzione aziendale dello stabilimento.
Il fumo era fuoriuscito da una delle moltissime manichette installate all’interno della nave per consentire l’aerazione dei locali e quindi migliori condizioni di lavoro oltre che convogliare i fumi in caso d’incendio. Il fatto si è verificato in una sezione di poppa della nave. Avvistato il fumo è subito scattato l’allarme, dato dal personale addetto alla sicurezza e dai cosiddetti ”guardiafuoco”. Le procedure di comunicazione verbale hanno funzionato perfettamente, come sottolineato dagli stessi rappresentanti dei lavoratori, così che in breve tutti gli operai impegnati all’interno del primo ponte della nave, dipendenti di Fincantieri e delle ditte esterne, sono stati avvertiti e hanno abbandonato la nave.
I pompieri del servizio antincendio interno, muniti di maschere pressurizzate e autorespiratori, hanno quindi effettuato un sopralluogo all’interno della sezione della nave interessata dal fumo, hanno rimosso la manichetta da cui proveniva il fumo e aerato i locali. Dopo circa due ore l’emergenza era finita ed è potuto riprendere il lavoro.
Le cause di quanto accaduto sono tuttora in fase di accertamento, come riferito dall’azienda, ma non è escluso che un un pezzo di ferro incandescente sia penetrato nella manichetta di aspirazione provocandone il surriscaldamento e quindi la fuoriuscita di fumo.
Nel corso dell’incontro con la direzione aziendale le Rsu dei metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil hanno dato atto di come la procedura di emergenza abbia funzionato a dovere, ma hanno pure avanzato richiesta, riferisce Moreno Luxich, delegato sindacale Fiom, di una verifica sulle manichette installate e sul materiale con cui sono realizzate.

Il Piccolo, 01 dicembre 2009
 
INCIDENTE DURANTE IL COLLAUDO DI UNA DELLE GRU CHE MOVIMENTANO LE SCIALUPPE  
Crolla contrappeso di 5 tonnellate su ”Azura”  
Il blocco caduto su un’area transennata e presidiata. Sciopero immediato: fermato il cantiere per due ore
 
 
di LAURA BORSANI

Cade un contrappeso da cinque tonnellate e mezzo durante il test di collaudo da una delle due gru di bordo che movimentano le scialuppe di salvataggio, a causa del mancato funzionamento del dispositivo di frenata. Durante la caduta del pesante contrappeso sono state schiacciate le ceste delle saldatrici, fino a raggiungere terra, danneggiando materiali e le stesse saldatrici. Il tutto, in un’area, pur ”blindata” da due uomini preposti, attraversata da cavi elettrici e tubature del gas.
È accaduto ieri mattina, attorno alle 10.30, sotto gli occhi dei lavoratori durante alcuni test di prova sulla passeggeri ”Azura”, in allestimento alla banchina che si affaccia sul bacino di Panzano, all’interno dello stabilimento.
Il fatto ha mobilitato i lavoratori e i sindacati che, alla luce dell’evento, hanno proclamato due ore di sciopero, da mezzogiorno alle 14. Le organizzazioni sindacali di Fim, Fiom e Uilm, con i coordinatori di stabilimento Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, hanno convocato, subito dopo l’incidente, un’assemblea dei lavoratori, tenutasi in sala-mensa.
Quindi i rappresentanti sindacali, assieme ai lavoratori sia del primo turno che di giornata operanti in cantiere, si sono raccolti in corteo, raggiungendo la direzione aziendale. I coordinatori di Fim, Fiom e Uilm di stabilimento, con i lavoratori in parte presenti all’incontro e gli altri all’esterno, si sono confrontati con il capo di produzione e con il capo centro deputato all’area allestimento.
Dai responsabili aziendali sono giunte assicurazioni sul rispetto delle procedure di sicurezza ai fini della salvaguardia delle persone, considerando altresì che pur sempre si tratta di prove e, come tali, soggette a imprevisti, comunque migliorabili.
Spiegazioni che non hanno convinto i rappresentanti sindacali. «Le risposte avute dal capo di produzione – ha osservato Moreno Luxich, coordinatore Fiom nella Rsu di stabilmento – non ci soddisfano. Non tolleriamo la considerazione secondo la quale i test siano migliorabili, quando ci siamo trovati di fronte al fatto compiuto. La sicurezza non si affronta dopo che gli incidenti succedono. Certo – ha convenuto Luxich – è previsto dalle procedure che non ci sia nessuno sotto l’area di sollevamento, ma non è neppure previsto che un contrappeso di oltre cinque tonnellate precipiti al suolo. Servono misure affinchè questo non accada».
Luxich ha posto l’accento sul rispetto della sicurezza in termini complessivi, di approccio al problema: «Quanto è accaduto è significativo – ha osservato -. Vuol dire che quanto denunciamo sulla sicurezza non viene recepito. Abbiamo la sensazione che i rappresentanti preposti alla sicurezza non vengano ascoltati. Tutto si può migliorare, ma non dopo che un incidente sia avvenuto. Chiediamo con forza la costanza dei controlli, per questo lo sciopero proclamato vuole andare oltre il fatto registrato, volendo segnalare il costante disagio vissuto dai lavoratori. Chiediamo formalmente che venga rivisto il sistema che attiene alle procedure di sicurezza».
A fare eco il coordinatore Fim nella Rsu di stabilimento, Michele Zoff: «Quanto è accaduto è grave – ha esordito -. Sono eventi che non devono succedere, senza voler estremizzare alcunchè. Qui si tratta di sicurezza e per questo anche incidenti di questo genere non devono essere minimizzati. Ci hanno spiegato che tutto era in regola sotto il profilo delle procedure, per noi no, considerato quanto è avvenuto».
Il rappresentante della Uilm, Andrea Holjar ha aggiunto: «Fortunatamente l’incidente, a parte i danni registrati, non ha avuto altre conseguenze. Siamo preoccupati, anche l’altra settimana ci sono stati problemi con i sollevamenti. Abbiamo avuto un incontro in direzione, ma riteniamo che non si affrontano così i problemi. Ciò che è grave – ha concluso il sindacalista – è che, di fronte ad un evento di questa portata, non siano stati preavvertiti e coinvolti i lavoratori rappresentanti per la sicurezza. Non ci si può accorgere che qualcosa non ha funzionato solo alla luce dei fatti».
 
PARLA FINCANTIERI  
«Rispettata la sicurezza durante i test»
 
 
Il freno idraulico della gru che accompagna la discesa della scialuppa di salvataggio non ha tenuto. Le prime tre frenate hanno dato esito positivo, l’ultima, invece, a circa un metro da terra, non si è verificata, provocando la caduta del contrappeso. L’azienda ha confermato ciò che ritiene un «imprevisto da mettere in conto, trattandosi proprio di test di collaudo».
Sull’evento è stata pertanto aperta un’indagine interna per verificare cosa non ha funzionato e per quale motivo. L’azienda ha precisato che le gru, durante queste prove, vengono appositamente sovraccaricate, sostenendo quindi un peso superiore all’effettivo carico da sopportare, testandone la resistenza. Con ciò considerando che si tratta di prove e, come tali, è stato precisato, contemplano in sé eventuali imprevisti, per i quali prevedere le opportune correzioni.
L’operazione di collaudo, è stato ancora spiegato, è avvenuta ottemperando comunque a tutte le procedure di sicurezza, con l’operatore dall’alto della struttura a sovrintendere alle manovre, mentre, a terra, altri due operatori mantengono lo sgombero dell’area sottostante l’attività di collaudo, vietata al passaggio delle persone. Dunque, ha ribadito l’azienda, le scansioni in ordine alla sicurezza sono state regolarmente attivate, presupponendo margini di errore legati ai soli danneggiamenti alle cose.

Messaggero Veneto, 01 dicembre 2009
 
Monfalcone. La struttura di oltre cinque tonnellate ha danneggiato una nave alla Fincantieri. I sindacati contestano l’azienda  
Cade un contrappeso, tragedia sfiorata
 
 
MONFALCONE. Un contrappeso di circa 5 tonnellate e mezzo è caduto ieri, a bordo dell’Azura, nave in allestimento nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
L’incidente, che avrebbe potuto sfociare in una tragedia, non ha provocato fortunatamente alcuna conseguenza per le persone, ma ha provocato notevoli danni a strumenti di lavoro che sono stati schiacciati dall’enorme peso.
L’incidente è avvenuto in mattina sul ponte 7, lato banchina, durante il test di sollevamento delle piccole gru che vengono utilizzate per lo spostamento delle scialuppe e che proprio per l’occasione sono sovraccaricate proprio per metterle nelle condizioni di massimo sforzo.
I freni di una delle due gru non hanno retto, il manufatto è scivolato e il contrappeso è caduto a terra andando a schiantarsi su una cesta che conteneva strumenti di lavoro, tra cui delle saldatrici.
L’enorme peso ha inoltre danneggiato anche altre superfici dell’Azura, maxi-passeggeri da 116 mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, che a bordo potrà accogliere 3.118 ospiti in 2.180 cabine, oltre a 1.265 componenti dell’equipaggio e che dovrebbe essere consegnata all’armatore nella primavera 2010. Accanto alla cesta distrutta, correvano inoltre tubature di gas e di impianti elettrici, che se danneggiati avrebbero avuto riflessi ben più gravi sull’esito della produzione, ma che avrebbero potuto avere esiti tragici.
Sembra oltretutto che già la scorsa settimana un incidente simile sia accaduto in salderia. Immediatamente i sindacati, unitariamente, hanno proclamato due ore di sciopero e hanno radunato i lavoratori in sala mensa, dove è stato spiegato quanto era successo ed è stato deciso di rivolgersi all’azienda per avere spiegazioni in merito all’accaduto. I lavoratori e i rappresentanti sindacali, quindi, in gruppo si sono diretti verso la palazzina della direzione.
Le Rsu e parte dei lavoratori sono saliti nella grande sala riunioni, mentre altri sono rimasti davanti agli ingressi degli uffici. «Quello che ci ha detto il vicedirettore non ci ha assolutamente convinto – spiega Moreno Luxich, coordinatore Fiom Cgil nella Rsu – visto che ha affermato che nel corso di un test, incidenti come questo possono succedere. Ma non possiamo accettare una dichiarazione del genere, né che si pensino a migliorie delle sicurezza solo dopo che sono successi dei danni. I lavoratori sono indignati e chiedono che sia sempre prestata attenzione al contesto della sicurezza, soprattutto in un cantiere in cui si parla molto di sicurezza e che dovrebbe già essere sicuro. Bisognerebbe che tutto fosse fatto con attenzione, che invece non c’è».
Preoccupato soprattutto per la mancanza di dialogo e di comunicazione il rappresentante della Uilm Uil, Andrea Holjar. «L’azienda ci ha detto che l’area era stata delimitata e che quindi non c’era nessuno proprio per evitare gravi conseguenze se si fosse verificato un incidente. Ma non basta – dice –. Ci sono gli Rls di stabilimento: sarebbe bastato avvisarli del test che si intendeva fare e avviare la necessaria collaborazione. Il problema è che si scopre ciò che si doveva fare solo quando le cose sono già successe. C’è una mancanza di dialogo che si sta accentuando».
«Sono episodi gravi che non devono essere sottovalutati e che non devono succedere in nessun caso. Bisogna – evidenzia Michele Zoff della Fim Cisl – che ognuno si assuma le sue responsabilità».
L’azienda da pare sua spiega che l’area era stata sgomberata, che le operazioni venivano seguite da due persone, una dall’alto e una dal basso. «Il test è previsto per valutare l’efficienza della nave e sono state attivate tutte le misure di sicurezza del caso – spiega il portavoce di Fincantieri –. Non è successo nulla alla persone perché in questi casi è vietato il passaggio e la permanenza nella zona del testa. Ora bisognerà capire cosa è successo e sarà aperta una specifica indagine».