Il Piccolo, 15 dicembre 2009
 
INIZIATIVA DELLA FIOM CHE VUOLE COINVOLGERE ANCHE FIM E UILM 
Manifestazione sindacale in difesa dei lavoratori del Bangladesh

I sindacati stanno pensando di organizzare una manifestazione a sostegno dei lavoratori e della comunità originari del Bangladesh che vivono a Monfalcone, ritenuti ingiusto bersaglio di attacchi e polemiche. A spingere per l’iniziativa è in particolare la Fiom-Cgil, che spera però possa essere organizzata in modo unitario all’inizio del nuovo anno, visto che sulla questione esiste una posizione senza incrinature da parte dei sindacati dei metalmeccanici. Assieme Fim, Fiom e Uilm intervengono intanto per «ricordare che questi lavoratori, in buona parte occupati nello stabilimento di Fincantieri, lavorano a Monfalcone e qui pagano le tasse, qui mandano i figli a scuola e a questo territorio danno una parte della loro vita». Persone che spesso lavorano con maggiori sacrifici, secondo i sindacati. «Questi lavoratori molto spesso fanno lavori pesanti, pericolosi e sporchi, lavori che altri non sarebbero disposti a fare – sottolineano le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm -. Spesso subiscono violazioni contrattuali. Noi crediamo invece che i lavoratori stranieri regolari debbano avere gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse tutele dei lavoratori italiani, nelle fabbriche per cui lavorano e fuori dalle fabbriche nei paesi in cui vivono». (la. bl.)

Messaggero Veneto, 18 dicembre 2009
 
La vicinanza dei sindacati ai bengalesi: a gennaio manifestazione di solidarietà 
 
MONFALCONE. In riferimento a quanto apparso sulla stampa nei giorni scorsi e al dibattito aperto sulla questione bengalese a Monfalcone, le segreterie provinciali Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil esprimono solidarietà e vicinanza alla popolazione bengalese e a quanti, immigrati presenti sul territorio, vengono ormai quotidianamente bersagliati e attaccati sulla stampa e sul web. L’obiettivo, su proposta avanzata dalla Fiom che auspica però la presenza anche delle altre sigle sindacali metalmeccaniche, è di organizzare a gennaio una manifestazione pubblica di solidarietà nei confronti della comunità bengalese.
«Abbiamo infatti motivo di pensare che debba essere considerato il contesto sociale ed economico di riferimento per un dibattito costruttivo e completo sulla situazione bengalese. Innanzi tutto perché anche loro come noi si impegnano ogni giorno per il benessere della società in cui viviamo e, in secondo luogo, perché conosciamo molto bene le condizioni di quei lavoratori. Vorremmo ricordare a tutti – dicono le segreterie sindacali provinciali – che questi, in buona parte occupati nello stabilimento di Fincantieri, concorrono a costruire le navi più belle e più grandi del mondo, le navi che sono il vanto di questa città e che portano in giro per il mondo il nome dell’Italia. Lavorano a Monfalcone e qui pagano le tasse, qui mandano i figli a scuola e a questo territorio danno una parte della loro vita. Lavorano come noi, anzi, con maggiori sacrifici».
Vengono quindi ribaditi alcuni aspetti che forse non tutti conoscono, ma che i sindacati denunciano quotidianamente. «Questi lavoratori molto spesso fanno lavori pesanti, pericolosi e sporchi, lavori che altri non sarebbero disposti a fare. Spesso subiscono violazioni contrattuali, mancati pagamenti, orari di lavoro disumani, mancata fornitura degli indumenti e delle protezione adatte, vessazioni fisiche e psicologiche. Tutto questo li rende lavoratori ricattabili, con meno diritti e tutele. Crediamo invece che i lavoratori stranieri regolari debbano avere gli stessi diritti, gli stessi doveri e le stesse tutele, nelle fabbriche per cui lavorano, e fuori dalle fabbriche nei paesi in cui vivono. Devono essere considerati una risorsa importante per il nostro territorio (che da più di 100 anni è un territorio di migrazioni), per la nostra economia e per la nostra cultura».
Fim, Fiom e Uilm sono convinte che le posizioni come quelle apparse sulla stampa fomentino un senso di insicurezza immotivata e facciano passare l’idea che la società non debba includere soggetti diversi. «Quindi, pur rendendoci conto che quello dell’integrazione e dell’inclusività sia certamente un percorso lungo e difficile, restiamo convinti che fenomeni come questo non possano semplicemente essere ignorati o negati». (cr.v.)