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Messaggero Veneto, 24 gennaio 2010
 
Monfalcone. Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nelle Rsu due delegati della Failm Cisal. Nessun eletto per Ugl e Fismic 
Fincantieri, rinnovati i direttivi dei sindacati

MONFALCONE. Posizione consolidata per Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil all’interno dello stabilimento Fincantieri. Gli esiti delle votazioni dei giorni scorsi per il rinnovo della Rsu-Rappresentanza sindacale unitaria del cantiere navale hanno ribadito la presenza forte di Fiom a cui sono stati assegnati 8 delegati, seguita da Fim e Uilm con quattro delegati a testa.
Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nella Rsu, due delegati della Failms Cisal, mentre non sono stati eletti delegati per Ugl e per Fismic (altro sindacato autonomo dei metalmeccanici di cui è coordinatore regionale Michele Latino e aveva iniziato la sua attività da qualche mese).
Da ricordare che nel rinnovo Rsu 2010 erano disponibili 18 posti di delegato, rispetto ai 21 della tornata precedente del 2007 perché i dipendenti dello stabilimento sono calati al di sotto della soglia delle 1.800 unità, fermandosi al momento attorno ai 1.730, di cui il 70% operai. Su 1.711 aventi diritto, hanno votato 1.261 persone (di cui 927 operai e 334 impiegati), 1.200 sono stati i voti validi espressi nei 18 seggi, 13 per gli operai e 5 per gli impiegati.
Come detto Fiom ha eletto otto rappresentanti, quattro la Fim (ma solo per un voto è stata mancata l’elezione del quinto delegato), quattro per anche per Uilm, due la Falims, mentre l’Ugl che negli ultimi tempi aveva in parte intercettato i consensi dei lavoratori non schierati con Fim. Fiom e Uilm, ha ottenuto solo 30 voti non riuscendo ad ottenere neanche un delegato. Ventisei i voti ottenuti dalla Fismic.
Per la Fiom sono stati eletti Moreno Luxich (che è risultato essere il delegato più votato, 185 preferenze, e che sarà confermato coordinatore), Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin, Plinio Ferra.
Per Fim sono stati eletti Michele Zoff (probabile coordinatore e secondo più votato), Andrea Tavan, Michele Gardenal, Cristian Tricarico. Uilm ha eletto Andrea Holjar (probabile coordinatore) Giorgio Zaccagna, Luca Furlan, Ferdinando Battistutta. La Failms ha confermato Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto.
Gli eletti, con tutta probabilità, si riuniranno già domani all’Assindustria di Gorizia per firmare il provvedimento di Cassa integrazione che interesserà nella prossime settimane i lavoratori di Fincantieri.

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
IL RINNOVO IN FINCANTIERI  
Rsu, la Fim raddoppia la sua rappresentanza  
La Fiom-Cgil perde la maggioranza assoluta Fuori Ugl e Fismic
 
 
Il rinnovo della rappresentanza sindacale dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone arriva alla vigilia della firma dell’accordo per l’apertura della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti del cantiere navale. Le elezioni hanno visto una buona partecipazione da parte dei lavoratori e soprattutto la vittoria dei sindacati storici dei metalmeccanici, cioé Fim, Fiom e Uilm, mentre a intercettare il dissenso rimane solo la Failms, perché Ugl e la nuova sigla autonoma Fismic rimangono fuori. Alle urne si sono presentati 1.261 dipendenti di Fincantieri su 1.711 aventi diritto, pari al 74% del totale quindi, e i voti validi sono stati invece 1.220. Questa volta, scesi i dipendenti diretti sotto il tetto delle 1.800 unità, c’erano da assegnare 18 seggi invece dei 21 del precedente mandato con sei liste in corsa. Primo sindacato è risultata sempre la Fiom-Cgil che si è aggiudicata otto delegati, perdendo però la maggioranza assoluta detenuta negli ultimi tre anni all’interno della Rsu, mentre Fim, che raddoppia, e Uilm hanno ottenuto quattro delegati. La Failms porta a casa invece due delegati. A rappresentare la Fiom sono ora Moreno Luxich, coordinatore uscente, che con 135 consensi è risultato il più votato in assoluto, Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin e Plinio Ferra.
I delegati della Fim sono il coordinatore uscente Michele Zoff, Andrea Tavan, Michele Gardenale e Cristian Tricarico, mentre la Uilm elegge Andrea Holjar, Giorgio Zaccagna, il segretario provinciale Luca Furlan e Ferdinando Battistuta. I rappresentanti della Failms rimangono Mario Pizzolitto, coordinatore uscente, e il segretario provinciale dell’organizzazione Fabrizio Ballaben. Il segretario provinciale della Uilm sottolinea il risultato ottenuto dalla sua organizzazione e da Fim e Fiom, perché «pur in un momento difficilissimo per la diversità di vedute esistente su contratti nazionali e di secondo livello hanno saputo ricompattarsi». I lavoratori, d’altro canto, aggiunge Furlan, «hanno capito chi porta a casa i risultati concreti». «Il fatto che non esista più un’organizzazione con la maggioranza assoluta dei delegati fa sì invece – prosegue Furlan – che si creino equilibri utili a gestire al meglio un periodo davvero delicato per la vita dello stabilimento». Va segnalato il risultato ottenuto dalla Fim, che ha raddoppiato i propri delegati, mancando il quinto, ai danni della Uilm, per un solo voto. (la. bl.)

Il Piccolo, 08 febbraio 2010

SCATTANO I PRIMI PROVVEDIMENTI IN FINCANTIERI
FORMAZIONE 
Frequentando il programma di riqualificazione garantiti 200 euro al mese
Interessati anche la salderia B, il reparto di prefabbricazione e i magazzini
Si svuota l’officina, ”cassa” per 90 da oggi
 

di TIZIANA CARPINELLI

Scatta da stamattina la cassa integrazione ordinaria allo stabilimento navalmeccanico di Fincantieri a Panzano. Il provvedimento, fissato per 13 settimane, coinvolgerà nell’immediato una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. Coinvolti subito nel regime di Cigo anche una trentina di maestranze della salderia B, nel settore della prefabricazione, e una ventina di operai adibiti ai magazzini.
Si tratta di un primo contingente che, a rotazione, raggiungerà numericamente il picco massimo ipotizzato di 450 unità (su un totale di 1700 tute blu) nel periodo estivo di giugno-luglio e poi, successivamente, di ottobre, quando lo scarico di produzione legato alla prolungata scarsità di commesse avrà il suo culmine. Entro venti giorni, di fatto, con l’entrata in Cigo del secondo gruppo di lavoratori impiegati in quel settore, l’officina navale risulterà per il mese di marzo completamente svuotata. I sindacati tuttavia rassicurano: «Vigileremo affinché sia garantita la turnazione dei lavoratori coinvolti nel regime di riduzione del salario, tenendo conto anche di ulteriori parametri, oltre al grado di professionalità, quali il numero di figli a carico o la presenza di un nucleo familiare monoreddito». La flessione del carico di lavoro partirà dunque dalla prima fase produttiva, interessando via via gli altri settori (in particolare le zone di pre-montaggio e montaggio), con coinvolgimento immediato delle maestranze dirette di Fincantieri, mentre i lavoratori gravitanti nelle ditte d’appalto, stimati in circa 3mila unità, non saranno da subito investite dal processo, in quanto impiegate nell’ambito degli allestimenti delle navi passeggeri.
Sulla base dell’accordo siglato lo scorso 25 gennaio a Gorizia, l’azienda ricorrerà alla mobilità interna degli operai rimasti senza occupazione, compatibilmente alle mansioni e alle professionalità ritenute idonee al reimpiego in un altro comparto produttivo. Si prevede che i lavoratori interessati dalla Cigo possano ricorrere ad alcuni strumenti per integrare il diminuito potere salariale (due le fasce di stipendio ”ridotto”: da 780 e 900 euro lordi): i corsi di formazione e la monetizzazione dei permessi annui retribuiti (Par).
«Frequentando il programma di riqualificazione che si terrà da lunedì a venerdì all’ex albergo impiegati – ha chiarito ieri Moreno Luxich, sindacalista delle Rsu in quota Fiom-Cgil – gli operai riceveranno 10 euro e 65 centesimi al giorno, più altri 5 euro di rimborso per il trasporto. Ciò consentirà agli stessi di accrescere il minor salario dettato dalla Cigo di ulteriori 200 euro circa al mese. I corsi di formazione, che prenderanno avvio domani (oggi, ndr) promuovono la sicurezza sul posto di lavoro, la tecnica (teorica e pratica) di saldatura e la procedure di produzione. Come Rsu ci impegneremo ad organizzare i corsi, della durata di tre ore al giorno, prevalentemente al mattino». Sarà infine possibile «monetizzare i Par, ma solo nel periodo in cui il lavoratore risulterà interessato dalla Cigo: basterà richiedere i moduli all’Ufficio personale oppure nelle sedi sindacali». «Saremo presenti ai corsi e seguiremo da vicino i meccanismi di applicazione dell’accordo stipulato all’Assindustria – ha concluso Luxich – per fare in modo che non vi siano dei lavoratori penalizzati dalla cassa integrazione. L’obiettivo è gestire nel miglior modo possibile lo scarico di produzione, restando consapevoli che si tratta di un periodo limitato di tempo, al termine del quale il lavoro riprenderà lo stesso ritmo di prima».

Il Piccolo, 09 febbraio 2010
 
FINCANTIERI PARTITO IERI IL PROVVEDIMENTO PER NOVANTA LAVORATORI DIRETTI 
Andrea, 40 anni: «Il mio primo giorno in Cassa» 
L’operaio è tornato a stare dai suoi genitori: «I corsi di formazione mi aiuteranno. Più tempo per mio figlio»

di LAURA BORSANI

S’è ritrovato, puntuale, all’ex Albergo Impiegati, assieme ai suoi colleghi. Accomunati dallo ”status” di neo cassaintegrato. Andrea Comelli, 40 anni, residente a Ronchi dei Legionari, un figlio. Per la prima volta, anzichè al cantiere torna sui banchi. Come previsto, ieri mattina è partita la cassa integrazione ordinaria che ha coinvolto una novantina di lavoratori diretti di Fincantieri. Sono 13 settimane, in virtù degli scarichi produttivi legati alla lunga assenza di nuove commesse, che coinvolgeranno progressivamente fino a un massimo di 450 dipendenti. Dalle 9 alle 12 è iniziato il corso di formazione e riqualificazione. Due turni di tre ore ciascuno al giorno, il secondo dalle 13 alle 16. Presenti i rappresentanti delle Rsu Fiom, Fim, Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar, sono iniziate le lezioni. Corsi pagati da Fincantieri, potendo altresì contare sui buoni-pasto e sui rimborsi per il trasporto. Dieci euro al giorno.
Il clima è un po’ quello di chi, nonostante le informazioni fornite dai sindacati attraverso le assemblee, non nega la senzazione di vuoto. Il vuoto che scatta quando, abituati a rimboccarsi le maniche, ci si ritrova senza occupazione. E la minore disponibilità economica, dovendo fronteggiare comunque mutui e famiglie a carico. Ma la preoccupazione è stemperata dalla consapevolezza che si tratta di una fase di transizione.
«Non è una situazione rosea – osserva Andrea Comelli -. Ma Fincantieri ci è venuta incontro. Abbiamo i corsi, i buoni-pasto e il rimborso sui trasporti. Rispetto ad altre realtà lavorative, possiamo considerarci fortunati». Per Andrea, come per i colleghi, si apre un periodo nuovo da gestire. «Spero di rientrare al lavoro al più presto – continua -. Ho un figlio, i mutui da pagare, è dura andare avanti. È inevitabilmente diverso passare da 1300 euro al mese a 750. Con le ulteriori integrazioni concesse dall’azienda e tenendo conto del figlio a carico, confido di poter raggiungere i mille euro». Ma come immagina di trascorrere questo periodo? «Sono tornato dai miei genitori. Lo gestirò al meglio. Intanto ci sono i corsi di formazione. Siamo tra colleghi, non è come andare a scuola. È un’occasione per migliorare la propria capacità professionale. Approfitterò anche per dedicare più tempo a mio figlio». Andrea ha fiducia: «È un’esperienza nuova, ma resta limitata nel tempo. La formazione ci aiuterà, ben vengano le opportunità di affinare le conoscenze». Il rappresentante Rsu della Fiom, Moreno Luxic, ha osservato: «È un percorso per il quale si vede la fine. Restiamo vicini ai lavoratori, per seguire questa fase, ma anche per sostenerli». Ai tempi della crisi degli anni ’80 era un’altra cosa. Lo ricorda Franco Buttignon, che affrontò un anno di cassa integrazione: «Allora, uscivi dalla fabbrica, senza lavoro, con il cuore in mano. Si navigava a vista. Addirittura si parlava anche del rischio di chiusura dello stabilimento. Ho fatto un anno di cassa integrazione. Era l’83. Eravamo in 500 lavoratori. Ricordo tuttavia la gestione intelligente del Consiglio di fabbrica. Per tenere uniti i lavoratori, quelli attivi e quelli interessati dagli scarichi di lavoro, ogni lunedì mattina si tenevano le riunioni informative. Assieme all’ufficio del personale, fu programmata la ”cassa” a rotazione. Finchè quasi tutti ci trovammo di fatto senza lavoro. In quel periodo era in fase di completamento la Garibaldi». Un periodo lungo e buio. «Ci organizzavamo per fare le manifestazioni pubbliche, partecipando anche ai Consigli comunali. Avevo 26 anni, ero carpentiere. Ero appena sposato – continua Buttignon -. Mia moglie, per fortuna, lavorava. Essendo appassionato di pittura, seguivo gli artisti e a casa mi cimentavo a dipingere. Mi sono anche appassionato alla cucina. Ero diventato l’uomo di casa». Buttignon ricorda un altro aspetto: «Allora non c’era la miriade delle ditte d’appalto di oggi. Eravamo per lo più diretti, artigiani. Bisognava stare attenti: se l’ispezione dell’Inps rilevava un’attività alternativa, dovevi restituire i soldi della ”cassa” ed eri passibile di licenziamento».
Buttignon aggiunge: «C’erano anche i volontari, che si proponevano per fare la ”cassa”. Non era considerato un buon segnale, rispetto a chi aveva seri problemi economici». Lavoro nero che finiva per alterare il mercato. Persone che, magari, lasciavano Monfalcone per fornire le loro prestazioni altrove. Buttignon sottolinea inoltre la grande solidarietà tra i lavoratori, ma anche con la città e le istituzioni. «Le manifestazioni culminarono, nella primavera dell’84, con l’occupazione dell’aeroporto di Ronchi. Ne seguì la commessa della Micoperi e la ripresa del cantiere».

FINCANTIERI VENTI LAVORATORI COINVOLTI NEL PRIMO TURNO 
Si torna sui banchi, tre ore al giorno

Sono iniziati ieri, con l’avvio della cassa integrazione ordinaria per i 90 lavoratori diretti di Fincantieri, i corsi di formazione e di riqualificazione all’ex Albergo Impiegati. Si tratta di lezioni giornaliere, da lunedì a venerdì, articolate in due turni, dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 16. Al primo turno, ieri mattina, si sono presentati una ventina di lavoratori. Secondo l’accordo stabilito in Confindustria tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, vengono coperte le spese attraverso i buoni-pasto e il rimborso del trasporto.
All’avvio dei corsi erano presenti anche i rappresentanti delle Rsu di Fiom, Fim e Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar. «Siamo qui per fare sentire ai lavoratori che i loro rappresentanti sindacali sono vicini – ha spiegato Luxic -. Vogliamo accompagnarli durante questo periodo di disagio, per tranquillizzarli. Intendiamo, infatti, seguire il percorso avviato, nel rispetto degli accordi stabiliti. Abbiamo evidenziato, durante le assemblee dei lavoratori, che si tratta comunque di una situazione transitoria, limitata nel tempo». I rappresentanti sindacali ricordano un altro aspetto: «Intendiamo seguire – ha aggiunto Luxic – l’andamento circa le nuove acquisizioni di Fincantieri. Stando alla recente riunione tenutasi a Roma, con il coordinamento nazionale sindacale e l’azienda, il 2010 sarà un anno particolare.
«Risultano – continua Luxic – ulteriori costruzioni in gara per le quali attendiamo di conoscere le assegnazioni. Insomma, tutto è frutto di un’osservazione continua e a tutto campo».
Il sindacalista della Fiom pone un’ulteriore questione: «Stiamo attendendo l’esito della riunione a livello ministeriale circa le commesse pubbliche, per le quali c’è stata la rassicurazione da parte del ministro Scajola.
Le organizzazioni sindacali nazionali hanno chiesto la riconvocazione del tavolo ministeriale per fare il punto della situazione e per capire quali sono le disponibilità da parte del Governo.
Si tratta di una possibilità che potrebbe tamponare il periodo di temporanea difficoltà produttiva dello stabilimento». (la.bo.)

LA CRISI SI FA SENTIRE ANCHE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE 
Mobilità interna alle Coop Nordest 
Giovedì 18 febbraio prevista l’apertura di un nuovo supermercato

La crisi economica inizia a rosicchiare i margini di guadagno della grande distribuzione, che per ovviare ai mancati obiettivi fissati lo scorso anno riequilibria i propri organici. Accade anche alla Coop Nordest di via Colombo, dove i sindacati hanno avviato le trattative con l’azienda per cercare di fronteggiare scelte di spostamenti che, ovviamente, finiscono per ripercuotersi sulle famiglie dei lavoratori. A essere occupate nei supermercati, infatti, sono molto spesso le donne, con figli a carico o parenti da assistere.
Come riferito ai dipendenti dal sindacato della Uiltucs-Uil, lo scorso 4 febbraio all’Ipercoop di Gradisca si è tenuto un incontro per affrontare alcune problematiche inerenti l’area goriziana. In particolare, dopo aver relazionato sulla situazione delle vendite, dei preventivi e degli investimenti, l’azienda avrebbe comunicato l’intenzione di riequilibrare gli organici di alcuni negozi che si trovano in difficoltà. Tra questi, in particolare, la filiale di Monfalcone e, seppur a un livello inferiore, il punto vendita di Cormons. Sempre l’azienda avrebbe riferito che una parte dei lavoratori eventualmente trasferibili verrebbe assorbita dal polo commerciale di Cervignano, ma quest’ultimo non sarebbe comunque sufficiente a coprire tutti i posti (va tenuto conto che al punto vendita monfalconese dovrebbe rientrare anche il personale temporaneamente allocato in altre sedi).
«Innanzitutto – spiega dalla segreteria regionale della Uiltucs Miriam Cerne – è da precisare che gli spostamenti sono su base volontaria e che in ogni caso non è assolutamente contemplata, nemmeno per il futuro, la possibilità di licenziamenti. Putroppo la crisi si è fatta sentire anche nel settore alimentare e nessun supermercato ne risulta immune. L’azienda però è seria e dunque ora andremo a trattare la questione in un secondo confronto, dopo esserci rapportati ai lavoratori, per trovare un accordo che soddisfi le parti». Intanto, giovedì 18 un nuovo supermercato si affaccerà su via Boito. E viene spontaneo chiedersi se la torta clientelare presente sul territorio sarà sufficiente a sfamare tutte le bocche. (t.c.)

Terex verso il rientro dei 70 addetti

Terex è disponibile a valutare di sostituire il ricorso alla mobilità con quello della cassa integrazione straordinaria per tamponare la situazione ereditata da Fantuzzi Reggiane. Per lo stabilimento di Monfalcone, invece, il rientro dei 70 lavoratori ancora in Cigo dovrebbe essere imminente. Società e sindacati si ritroveranno lunedì e martedì per riprendere il discorso ed entrare nel dettaglio della proposta alternativa presentata dai sindacati secondo i quali il ricorso alla Cigs per un periodo di tre anni consentirà di ridurre drasticamente i numeri della mobilità a 30 addetti nei primi 36 mesi e ad altri 30 nei tre anni successivi.

Il Piccolo, 10 febbraio 2010
 
CONFRONTO TRA IL VERTICE DELL’AZIENDA, AMMINISTRATORI E POLITICI 
Fincantieri, Bono davanti a tre Consigli 
Per la prima volta l’ad sarà presente in Aula per parlare di carichi di lavoro, qualità delle navi, obiettivi

Per la prima volta che un amministratore delegato di Fincantieri varcherà la soglia del Consiglio comunale monfalconese, per l’occasione esteso anche agli enti locali limitrofi di Staranzano e Ronchi dei Legionari. Stasera, infatti, la Galleria espositiva di piazza Cavour ospiterà alle 18 l’audizione dell’ad Giuseppe Bono, il quale relazionerà sulla situazione industriale e sulle prospettive della società. L’incontro avrà luogo a una manciata di giorni dall’entrata in vigore del regime di cassa integrazione ordinaria, che attualmente interessa una novantina di maestranze dello stabilimento di Monfalcone, operanti perlopiù nell’Officina navale, ma anche nella salderia B e nei magazzini.
«Si tratta – ha commentato ieri mattina il presidente del Consiglio comunale Marco Ghinelli – di un’occasione importante che, spero, porterà tutti i consiglieri a prendere parte alla seduta. Alla luce degli scenari preoccupanti che sono emersi dagli organi di stampa, infatti, Bono illustrerà lo stato di salute dell’azienda e le prospettive future per l’occupazione locale. Inevitabilmente le sue parole avranno ricadute importanti sugli assetti sociali del territorio posto che, giocoforza, l’economia della nostra città, per piccole e grandi realtà, si regge per buona parte sullo stabilimento navalmeccanico di Panzano».
«È la prima volta – così ancora Ghinelli – che un amministratore delegato di Fincantieri affronta un consiglio comunale: la società, in questo caso, ha dimostrato nei nostri confronti della città una grande sensibilità, nonchè la volontà di mantenere un dialogo col territorio in cui si trova a operare. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si tratta di una delle aziende più importanti d’Italia». Un evento rilevante, dunque, che vedrà la partecipazione anche delle amministrazioni comunali di Staranzano e Ronchi dei legionari. «Il mio auspicio – ha concluso Ghinelli, organizzatore dell’incontro – è che possano prender parte al Consiglio comunale anche molti cittadini, visto che l’assemblea è aperta al pubblico». (ti.ca.)

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
L’AD DI FINCANTIERI AI TRE CONSIGLI COMUNALI  
Bono: «La crisi passerà, ne usciremo più forti»  
«Il nostro obiettivo è riportare al lavoro i cassintegrati al più presto» 
APPELLO A SINDACATI, LAVORATORI, ISTITUZIONI: «DOBBIAMO ESSERE UNITI IN QUESTA BATTAGLIA»
 
 
di LAURA BORSANI

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ieri sera, nell’ambito del Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, alla Galleria d’arte contemporanea, è stato chiaro: «Riporteremo i cassintegrati al lavoro, al più presto possibile. Stiamo lottando per questo, ma abbiamo bisogno che tutti i soggetti, dalle maestranze alle organizzazioni sindacali, alle istituzioni locali, alla Regione, al Governo, facciano la loro parte. La causa comune è la ripresa produttiva». Parole inequivocabili dal numero uno dell’azienda, sul presente e sul futuro della cantieristica navale. Il suo intervento al Consiglio intercomunale aperto ai cittadini è stato apprezzato, quale segno della disponibilità al dialogo e al confronto con la comunità. Bono ha risposto: «Bisogna dirci le cose, soprattutto in questi momenti difficili e delicati». Il manager ha quindi osservato: «Sono moderatamente ottimista, da questa crisi ne usciremo. Più forti. Ma tutti dobbiamo concorrere per gestire al meglio questa fase. Credo che Fincantieri possa avere ancora un futuro con le navi da crociera, però ce lo dobbiamo conquistare». Una chiamata corale a ”serrare le fila”. Ad essere uniti in questa battaglia volta a superare una «diseconomia di carattere congiunturale». Bono ha sostenuto che se Fincantieri consegnerà quest’anno solo due passeggeri, la Magic a marzo prossimo e la Queen Elizabeth a settembre, veri vanti per lo stabilimento monfalconese, realtà ben più collaudate come quelle francesi hanno dimezzato le commesse.
La crisi, dunque. Che, pur non in questa proporzione, «avevamo già prefigurato avendo impostato un progamma adeguato per limitare i danni». Bono lo ha poi osservato, andando a ritroso nel tempo: «Parte del sindacato e qualche componente politico del Governo di allora non ci hanno permesso l’operazione di quotazione in Borsa. Avrebbe significato più soldi in cassa. La Borsa non è un male. Se Fiat oggi registra il 30% in meno delle vendite, non è perchè è nel mercato azionario».
L’ad di Fincantieri ha snocciolato alcuni dati: nel 2009, rispetto al 2008, anno peraltro già critico, gli ordinativi si sono ridotti dell’85%. Nel 2009 è stata ”portata a casa” l’unica commessa al mondo, assegnata allo stabilimento di Monfalcone. Dove peraltro nel 2007 sono stati registrati 16 ordini. Risultato: bisogna procedere con determinazione, individuando gli strumenti più opportuni per salvaguardare il patrimonio industriale rappresentato da Fincantieri. Bono si è quindi soffermato sulla strategia produttiva che «pratica la delocalizzazione al contrario in fatto di occupazione». E ancora: «Con i nostri 8 cantieri distribuiti sul territorio nazionale, non ragionamo in termini di stabilimenti autonomi, ma di produzione unica». Una geografia consegnata dall’Italia pre-unitaria che «sicuramente sconta una diseconomia», ma per la quale il manager ha garantito: «I cantieri non li voglio chiudere. Monfalcone ha compiuto da poco i 100 anni. Al sito di Castellamare è esposto il quadro di un pittore francese che ha dipinto un varo del 1783. Pensate dunque che voglia chiudere i cantieri? Il mio ruolo di amministratore delegato mi impone, invece, di andare avanti».
Altri ordini di grandezza: per mantenere l’assetto produttivo sono necessarie 10-15 navi all’anno. Che fare ora che le commesse languono e si affacciano gli scarichi produttivi? «Cerchiamo di ripartire il lavoro, anche se ha un costo aggiuntivo».
L’ad di Fincantieri ha parlato di investimenti su Monfalcone: sono 150 milioni di euro negli ultimi anni. Una direzione di marcia volta al potenziamento produttivo per lo stabilimento di maggiore dimensione di Fincantieri, di cui ancora oggi l’azienda ne sostiene i costi. Quindi, il piano di ristrutturazione, con la procedura della cassa integrazione ordinaria. Procedura maturata nell’arco di un anno, considerato che «già nel 2008 abbiamo fornito alle organizzazioni sindacali una tabella specifica indicando dove avremmo fatto ricorso agli ammortizzatori sociali». Il messaggio, dunque, è stato ribadito: «Usciremo dalla crisi più forti di prima se ci sarà unione di intenti, perchè questo è un momento delicatissimo». Sono in gioco la competitività e la fidelizzazione degli armatori.

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
L’AD RIBADISCE L’ATTUALE A VOCAZIONE DELLA FABBBRICA CITTADINA: L’OBIETTIVO RESTANO LE NAVI DA CROCIERA 
Bono: per Fincantieri il settore militare non rappresenta un’alternativa valida

di LAURA BORSANI

La ”mission” dello stabilimento di Monfalcone resta quella della costruzione delle navi passeggeri. Un mercato sul quale Fincantieri ha puntato e continuerà a puntare, recitando un ruolo di leader a livello mondiale. La crocieristica rappresenta il 3% nell’ambito del comparto turistico: c’è ancora spazio da conquistare. Ed il settore militare non può rappresentare un’alternativa produttiva. È in questi termini che l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, si è espresso, l’altra sera, durante il Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, sollecitato dagli interventi del pubblico.
Il capogruppo dei Ds, Barbara Zilli, ha posto i suoi interrogativi: quale potrebbe essere il volto di Fincantieri quando finirà, e se finirà, la crisi? La domanda di navi bianche, sempre più sofisticate, come si integra con i tempi serrati di consegna? E ancora: ci sono in vista commesse pubbliche? Il cantiere è attrezzato? Bono ha riposto: «Il settore militare è soggetto a specifiche leggi. Abbiamo un cantiere negli Stati Uniti, laddove vige l’obbligo della produzione in loco. Questo è il mercato». Ha aggiunto: «I nostri operai in America fanno 1800 ore l’anno. A Monfalcone l’assenteismo lo scorso anno ha rappresentato il 17%. Negli Usa, le ferie pagate sono pari a 2 settimane, in Italia siamo a 270 ore». Insomma, «è duro combattere con questa concorrenza». Il Governo? «Tutto non lo può fare – ha osservato Bono -. Anche se ci assegnassero i pattugliatori, si risolverebbe poco. Le commesse pubbliche non sostituiscono le navi da crociera». Lo stabilimento, ha aggiunto, non è attrezzato. Per compensare la realizzazione di una Dream da 38mila tonnellate di puro acciaio, ci vorrebbero almeno 7 Frem (fregate multimissione da 5.800 tonnellate): il bacino di Monfalcone non è strutturato per produzioni di serie.
Si è posto anche l’accento sull’impatto dell’azienda nel territorio. Il consigliere comunale di Staranzano, Adriano Ritossa, a nome del Pdl, ha osservato: «Questo territorio ha dato tanto a Fincantieri, in termini urbanistici e non solo», ponendo la questione in termini di opportuni ”ritorni”. Concetto toccato anche dal consigliere provinciale e comunale dell’Unione di centro, Giorgio Pacor, che ha sostenuto come «Fincantieri debba farsi carico dell’impatto sulla città». Bono ha spiegato: «Noi facciamo industria, la tassazione alla fonte è fortissima. Non possiamo, nè ci compete, farci carico della questione sociale, della quale si devono occupare le istituzioni». Pacor ha infine posto la necessità di dismettere la ferrovia Ronchi-Panzano, che taglia in due al città, per utilizzare la linea costruita dal Consorzio industriale che da De Franceschi è facilmente collegabile al cantiere.

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
Pizzolitto all’ad di Fincantieri: su impatto sociale e sicurezza l’azienda faccia la sua parte 
Il sindaco pone a Bono le condizioni per rendere efficace la collaborazione. Sul tappeto anche la questione amianto

di LAURA BORSANI

Lavoratori, sicurezza, amianto e impatto sociale. La sinergia proposta dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, per fronteggiare la crisi economica, non può prescindere da queste priorità. Parte integrante di un impegno che tenga conto di tutte le sfaccettature presenti nella realtà industriale di Panzano, che rappresenta il maggiore stabilimento del Gruppo aziendale.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, all’indomani del confronto alla Galleria d’arte con il numero uno di Fincantieri, mette in campo precise condizioni. Perché fare quadrato attorno allo stabilimento, significa farsi carico di tutte le istanze. Partendo dalle maestranze e dalle contingenti difficoltà occupazionali, ma abbracciando contestualmente aspetti che sono frutto della storia di un cantiere che si è sempre identificato con il territorio.
Pizzolitto esordisce con le premesse. «Esprimo apprezzamento per come l’amministratore Bono intende affrontare la situazione e le prospettive. Il coraggio e la determinazione di cogliere le tendenze anticicliche del mercato globale al fine di rendere Fincantieri più forte e competitiva all’uscita dalla crisi. E la fiducia nella ripresa del comparto. Il suo messaggio ha espresso l’ottimismo della ragione. In questo contesto c’è bisogno di una sinergia profonda tra i soggetti interessati, compresi il Comune e le Organizzazioni sindacali. Questo è il momento di unirsi. Come sta accadendo nel coordinamento sulla cantieristica, dove sindaci, sindacati e azienda stanno operando al fine di reperire gli strumenti per resistere alla crisi e uscirne nel modo migliore».
Ed è proprio sul modo di fare sinergia e sugli obiettivi da perseguire che il sindaco pone l’accento. Un ”patto di coesistenza azienda-territorio” che potrebbe tradursi in una sorta di ”osservatorio permanente”, al fine di monitorare e di fornire le risposte più adeguate. «Investiti dalla crisi – dice Pizzolitto -, la sinergia potrebbe diventare strutturale. In questo senso, ritengo di dover evidenziare alcuni punti non trascurabili». In primis, la competenza delle maestranze, per la quale il sindaco fa proprie le parole espresse da Japec Jakopin, durante l’inaugurazione della Seaway: «Mi trovo d’accordo sulla volontà manifestata dal manager sloveno di cavalcare la crisi identificando il presente per immaginare il futuro migliore. La Seaway si è insediata a Monfalcone per i vantaggi logistici e per i servizi offerti, ma anche per la qualità delle maestranze del territorio, competenti e affidabili. Faccio pertanto mia questa riflessione ponendola quale punto di partenza essenziale se si vuole che la sinergia in qualche modo obbligata per lo stabilimento di Panzano, diventi permanente. Voglio altresì incontrare le Rappresentanze sindacali di base per rinnovare la fiducia nei confronti dei lavoratori».
Quindi la questione-sicurezza: «La sicurezza sul posto di lavoro – continua il sindaco – significa senso civico e cultura, principi che considero rispettati dai lavoratori. Ma ritengo che debba rappresentare anche un valore aziendale enorme. Per questo è necessario riflettere sull’opportunità di maggiori investimenti, a vantaggio della stessa immagine di Fincantieri». Terzo aspetto, l’amianto: «Il Comune – continua Pizzolitto – si è costituito parte civile al processo relativo ad alcune vittime dell’amianto. Lo voglio ribadire: non cerchiamo vendetta, ma giustizia. Siamo convinti che uno sviluppo compatibile sia una questione del tutto attuale e che non si faccia mai abbastanza in termini di impegno su questo fronte». Il sindaco quindi prospetta l’ultima condizione: «Va tenuto sotto controllo anche l’impatto sociale che l’azienda procura. Ritengo che sia necessario un coordinamento profondo. L’impegno e lo sforzo devono essere congruenti rispetto alla realtà contingente. Questa tematica, come per la sicurezza sul posto di lavoro, va considerata come un valore aziendale».

Il Piccolo, 18 febbraio 2010

Metalmeccanici Cgil a congresso per scegliere il segretario provinciale 
Candidato unico l’uscente Thomas Casotto schieratosi con Epifani

 
La Fiom-Cgil provinciale va oggi a congresso, nella sala maggiore della Galleria d’arte contemporanea a Monfalcone, divisa tra la mozione presentata dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, e quella che vede tra i primi firmatari anche il segretario nazionale dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini.
Un documento che, però, è rimasto minoritario anche all’interno della categoria, come hanno dimostrato meno di un mese fa anche le elezioni per rinnovo della Rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
Il segretario provinciale uscente della Fiom. Thomas Casotto, si è schierato con Epifani, come ha fatto anche il segretario dei metalmeccanici friulani, Maurizio Balzarini.
E Casotto, salvo sorprese dell’ultima ora, resta l’unico candidato alla guida della Fiom isontina. Nonostante la diversità di vedute che esiste all’interno della categoria, la posizione appunto minoritaria dei seguaci di Rinaldini e di Giorgio Cremaschi, altro componente della segreteria nazionale della Fiom, potrebbe aver suggerito di evitare uno scontro diretto che sarebbe risultato in ogni caso perdente.
In un momento in cui fra l’altro la crisi continua a produrre cassa integrazione ordinaria e rischia di mietere delle vittime (vedi la situazione estremamente delicata della Eaton di Monfalcone) nella provincia di Gorizia.
«”Non vogliamo fare un’altra cosa: siamo Cgil prima e dopo il congresso», aveva comunque sottolineato il segretario regionale della Fiom, Paolo Roccasalva, durante la presentazione a dicembre della seconda mozione, presente il leader dell’organizzazione Gianni Rinaldini.
La mozione contrapposta a quella di Epifani è stata presentata non solo da Rinaldini, ma anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil.
Per quel che riguarda l’Isontino spetta proprio alla Fiom aprire la serie di congressi di categoria che proseguiranno tra fine febbraio e inizio marzo per approdare poi, il 10 marzo e 11 marzo sempre nell’ex mercato di Monfalcone, al momento di sintesi rappresentato dal congresso della Cgil provinciale. La Cgil regionale andrà invece a congresso il 22 e 23 marzo a Zugliano.

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
PRIMA GIORNATA DEL CONGRESSO PROVINCIALE DEI METALMECCANICI DELLA CGIL 
Da Casotto l’appello all’unità interna 
A confronto le diverse mozioni sindacali, ma per il segretario uscente rielezione scontata

Il rinnovo dei vertici della Fiom-Cgil terrà conto della presenza della voce di quanti si riconoscono nella mozione presentata tra gli altri dal leader dell’organizzazione Gianni Rinaldi e di fatto contrapposta a quella del segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani. «In un momento di difficoltà per tutte le grandi aziende metalmeccaniche dell’Isontino la Fiom deve dotarsi di un gruppo dirigente coeso», ha affermato ieri nella prima giornata del congresso provinciale dell’organizzazione il segretario della Fiom, Thomas Casotto, la cui rielezione oggi pare scontata e che nella mozione Epifani si riconosce. In provincia la tesi del leader della Cgil ha raccolto ben l’84% dei consensi all’interno delle fabbriche del comparto contro l’11,4% del documento sottoscritto anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil. Nonostante la supremazia già conquistata sul campo, la volontà è appunto quella di arrivare a una composizione. «La democrazia interna è una questione che richiede tolleranza e rispetto reciproci – ha detto Casotto -. Qualche scricchiolio c’è stato, ma mi auguro che qualsiasi gruppo dirigente esca da questo congresso sia coeso, a prescindere dal fatto che i componenti si riconoscano in una o l’altra mozione». Come ha sottolineato Casotto, gli effetti della crisi sul territorio continuano a essere pesantissimi. Gli ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che, nel portare il saluto dell’amministrazione comunale, ha ribadito il proprio impegno per la salvaguardia dei 310 posti di lavoro della Eaton di Monfalcone. «”La Eaton va difesa, subito, a oltranza – ha detto Pizzolitto -, perché la sua chiusura rappresenterebbe una perdita devastante per il territorio. Bisogna costringere la società a uscire allo scoperto e a dichiarare le sue intenzioni». Alla prima giornata del congresso provinciale della Fiom, che si chiuderà oggi con l’elezione del nuovo direttivo, sono intervenuti anche l’assessore provinciale alle Politiche sociali Licia Morsolin e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus, oltre che Fausto Durante della segreteria nazionale Fiom. Tra i delegati del congresso presenti nella sala della Galleria d’arte contemporanea anche tre lavoratori del Bangaldesh, rappresentanti della Rsu dell’Adriatica, ditta dell’appalto Fincantieri. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 febbraio 2010
 
La Fiom conferma Casotto segretario 
Anche due bengalesi entrati nel nuovo direttivo provinciale

La Fiom-Cgil provinciale chiude il suo congresso ricompattando le sue due anime, quella ampiamente maggioritaria agganciata alla mozione presentata dal segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani e quella minoritaria che si riconosce invece nel documento sottoscritto anche dal leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini. Lo fa dando rappresentanza nel direttivo di 36 componenti anche alle posizioni minoritarie (4 rappresentanti pari all’11,4% di voti raccolti dalla mozione 2 nelle fabbriche) e con un documento che affronta l’emergenza reale per il territorio isontino: la crisi, la riduzione dei posti di lavoro, l’esigenza di ampliare il ricorso alla cassa integrazione per evitare nuovi tagli. La Fiom, compatta, chiede però anche la costituzione di un tavolo provinciale per mettere in contatto diretto domanda e offerta di lavoro, valutare le nuove opportunità di insediamenti produttivi e sostenere lo sviluppo di un’industria ”verde”, che punti sulle fonti rinnovabili, ricerca e tecnologia.
A sottolinearlo è Thomas Casotto, riconfermato ieri a Monfalcone per altri quattro anni alla guida della Fiom provinciale, come gli altri componenti della segreteria (Fabio Baldassi, Moreno Luxich, Ada Blasini). «La richiesta vuole dare gambe a quanto prodotto dalla Conferenza economica di gennaio – spiega il segretario provinciale della Cgil isontina Paolo Liva -. Il tavolo dovrebbe essere uno strumento operativo per capire ad esempio quale sarà l’occupazione di Mangiarotti a Monfalcone e quali i percorsi formativi da mettere in campo, ma anche quale sia l’effettiva incidenza della crisi nel territorio». Il tavolo, trasversale, potrebbe inoltre consentire di affrontare il nodo della creazione di un solo Consorzio industriale in provincia, in grado quindi di effettuare una promozione unica del territorio e pianificare in modo omogeneo la crescita delle zone industriali dell’Isontino.
«È quanto chiediamo da tempo, ma la politica finora non ha trovato una soluzione», aggiunge Liva, che si augura anche la confederazione riesca a raggiungere nel congresso in programma a metà marzo, sempre a Monfalcone, una composizione delle due aree della Cgil. Il direttivo della Fiom uscito dalla due-giorni monfalconese comunque non dà solo spazio (a differenza della segreteria) alla mozione Moccia-Rinaldini-Podda, ma segna l’ingresso di due lavoratori del Bangladesh e di altri sette nuovi componenti. L’obiettivo, come spiega Casotto, era quello di ringiovanire il direttivo e di dare rappresentanza alle realtà medio-piccole dell’industria metalmeccanica isontina.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 marzo 2010
 
I sindacati dei metalmeccanici in Consiglio comunale per parlare di crisi e occupazione

Fincantieri ha acquisito due nuove commesse per Princess Cruises dopo quella del dicembre scorso per Carnival cruises. Le prospettive dello stabilimento di Monfalcone sono quindi cambiate, in meglio. Gli ordini sono arrivati però con una tempistica tale da non scongiurare l’avvio della cassa integrazione all’inizio di febbraio.
È questo il quadro rispetto al quale il Consiglio comunale di Monfalcone si confronterà giovedì, alle 20.30, con le rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento di Panzano e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri, attorno alla quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è esaurito quindi con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, che nel suo intervento ha toccato punti sui quali i sindacati intendono espriemersi. Nella seduta si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.

Il Piccolo, 03 marzo 2010
 
Capobianco: «Illegalità negli appalti in Fincantieri? La Fiom dice fregnacce» 

«Non è corretto ascoltare questo genere di ”fregnacce” senza un contraddittorio. Non parteciperò più a iniziative in cui non mi sia data la possibilità di un confronto. È una falsità mettere sotto accusa la sicurezza sul lavoro quando tutti i dati sugli infortuni indicano una situazione in via di miglioramento». Così è sbottato, dal suo posto di prima fila, il direttore dello stabilimento Fincantieri di Panzano, Paolo Capobianco, quando il sindacalista della Fiom, Thomas Casotto, tra i relatori alla presentazione del volume sulla criminalità curato da Fabio Del Bello, ha imputato anche alla scarsa sicurezza sul lavoro e al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori in Fincantieri le cause di disordine sociale a Monfalcone. Capobianco ha reclamato una par condicio o quanto meno un diritto di replica sulle affermazioni di Casotto. Il sindacalista aveva rilevato come «la politica degli appalti incida sulla sicurezza sul lavoro e ponga anche problemi di criminalità. La sicurezza – ha detto – coinvolge lavoratori diretti e dell’appalto come confermato dai due infortuni mortali verificatisi nel 2008. Ci sono denunce a cadenza settimanale – ha aggiunto il sindacalista – da parte dei lavoratori per buste-paga e versamenti irregolari, ditte ”fantasma”». È stato a questo punto che Capobianco si è fatto sentire. «Sono dati irreali, assolutamente non veritieri. Ci sono controlli, c’è un Protocollo di trasparenza che dimostra come ci sia la volontà di fornire le massime garanzie. È grave venire qui a sputare così nel piatto dove si mangia. Documentatevi».
C’è stato non poco imbarazzo tra i presenti. Casotto ha concluso rapidamente il suo intervento, rilevando come la crisi economica rischia di innescare una guerra tra poveri e di creare tensioni sociali sempre più gravi con ripercussioni sulla vita dell’intera città. (f.m.)

Il Piccolo, 17 marzo 2010
 
Paolo Liva resta alla guida della Cgil 
Il direttivo provinciale costituito per il 40% da donne. C’è anche un bengalese

Paolo Liva è¨ stato riconfermato ieri alla guida della Cgil provinciale assieme a tutta la segreteria uscente e quindi a Flavio Bisiach, Ada Blasini e Orietta Olivo, che si riconosceva nella mozione contrapposta a quella del leader nazionale del sindacato Guglielmo Epifani.
«Orietta Olivo, come Ada Blasini, era in segreteria solo da 18 mesi e in questo periodo ha dimostrato di lavorare bene – ha spiegato ieri dopo la rielezione Liva – per costituire il dipartimento welfare dell’organizzazione. E’ quanto il direttivo, all’unanimità, ha riconosciuto, indifferentemente dalle posizioni di partenza».
Partito appunto su due mozioni, come nel resto della regione e d’Italia, il congresso provinciale della Cgil, ospitato a Monfalcone e tenuosi nella sala della Galleria d’arte contemporanea di piazza Cavour, si è chiuso il ricompattamento del gruppo dirigente sui problemi, non pochi, esistenti nell’Isontino.
Il direttivo uscito dalla due giorni monfalconese è così formato da 41 componenti, per il 40 per cento donne, in cui trovano spazio i giovani e anche i lavoratori extracomunitari.
Nel direttivo è stato infatti eletto un lavoratore originario del Bangladesh, delegato della Rappresentanza sindacale unitaria tutta bangladesha di una ditta in appalto di Fincantieri.
«Il direttivo cerca di rispondere a tutte le particolarità del nostro territorio», ha sottolineato ieri il riconfermato segretario Paolo Liva.
Nella provincia di Gorizia la mozione Epifani raccoglie comunque il miglior risultato in regione con l’82,5% dei consensi contro il 17,5% della mozione sottoscritta da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil, e dal leader nazionale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini.
«E’ stata colta però la necessità di andare avanti e oggi (ieri, ndr) tutti sono entrati nel merito – ha sottolineato Liva alla fine del congresso – dei problemi della provincia». Liva, già segretario della Fiom-Cgil, li ha elencati nella sua relazione introduttiva, lunedì pomeriggio, avanzando però anche alcune ipotesi di rilancio dell’economia isontina.
A iniziare dallo sviluppo del porto di Monfalcone che la Cgil ritiene centrale. A tirare le fila del confronto interno ieri è stata invece Morena Piccinini della segretaria nazionale della Cgil. (la. bl.)

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Primo Marzo 2010 anche a Monfalcone, un giorno senza di noi

Per parlarne assieme e provare a costruire il comitato promotore anche a Monfalcone vediamoci all’Officina Sociale via Natisone 1, lunedì 25 ore 20.30.

Cosa fare il primo marzo? Cosa può essere uno sciopero oggi? Spazio alla creatività. Invia i tuoi contributi al progetto Melting Pot Europa (primomarzo2010@meltingpot.org)

Il Primo Marzo 2010 sarà una giornata speciale.
Una giornata di sciopero delle fabbriche e delle cooperative, dei cantieri e dei braccianti, uno sciopero delle badanti e degli ambulanti, un giorno in cui chiudere i nostri negozi e non andare a scuola, una giornata di sciopero contro il razzismo e la precarietà.
Ma non uno sciopero convenzionale, tanto meno uno sciopero etnico.
Un giorno senza di noi, senza precari o disoccupati, senza lavoratori dipendenti e autonomi, un giorno senza autoctoni e migranti, uno giorno senza noi tutti, per far vedere quanto siamo importanti.

Melting Pot Europa vuole contribuire a questa giornata promuovendo le iniziative che si stanno articolando intorno alla data del Primo Marzo 2010 e cercando di collaborare alla costruzione collettiva di questo percorso inedito, a questa sfida che assomiglia ad un sogno a cui noi tutti vogliamo credere intensamente.

Il dibattito è acceso e assolutamente stimolante.
Ma cosa significa costruire uno sciopero contemporaneo? E´ pensabile che l´astensione dal lavoro sia sufficiente ed incisiva per trasformare questa società? Cosa significa scioperare oggi che la produzione non è più limitata alle mura della fabbrica ma coinvolge pienamente la società nel suo complesso e ingloba affetti e comunicazione, stili di vita e creatività senza per questo perdere il vizio dello sfruttamento e della discriminazione?
Eiste uno sciopero senza sindacati? Esiste uno sciopero senza copyright?

E ancora, cosa significa un giorno senza di noi quando è la crisi ad espellere i lavoratori dal mercato del lavoro?

E´ immaginabile uno “sciopero” dei soli migranti o forse l´orizzonte a cui guardare è quello che coinvolge noi tutti, così come il razzismo, la precarietà, le politiche discriminatorie sull´immigrazione, coinvolgono a pieno le nostre vite, interrogando la società nel suo complesso e non solo i migranti stessi?

Il dibattito è aperto ed invitiamo chiunque voglia proporre riflessioni e contribuire alla costruzione di questo pensiero collettivo sul Primo Marzo 2010 a scrivere all´indirizzo di posta elettronica primomarzo2010@meltingpot.org.

Sostieni Il Comitato Primo Marzo 2010 versando il tuo contributo sul Conto Corrente intestato a Primo Marzo 2010 IBAN IT98V050180160000000-0130877 presso banca Etica

Il Piccolo, 23 gennaio 2010
 
L’ACCUSA: AVER ADOTTATO METODI POCO ORTODOSSI IN ALCUNE OPERAZIONI ANTIDROGA 
Carabinieri indagati, inchiesta chiusa dopo 9 mesi 
Coinvolti il maresciallo del Norm Monagheddu e 4 militari, tra cui il vicecomandante della Compagnia

di LAURA BORSANI

Chiuse le indagini per l’inchiesta che, nell’aprile scorso, aveva di fatto quasi decapitato la Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, con gli arresti domiciliari nei confronti del maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che allora guidava il Nucleo operativo radiomobile. Nell’indagine erano stati coinvolti altri quattro militari e anche alcune persone orbitanti attorno al mondo degli stupefacenti. Il procedimento è legato ai ”metodi” adottati nella gestione di alcune operazioni antidroga, relativi a episodi diversi. Assieme al maresciallo del Norm, attualmente in regime di libertà, l’inchiesta aveva coinvolto, tra gli altri 4 militari, anche il vicecomandante della Compagnia cittadina, il tenente Antonio Di Paolo. Tutti indagati a piede libero, a vario titolo, e già trasferiti ad altre sedi.
Le ipotesi di accusa sarebbero riconducibili a calunnia e minacce per commettere un reato, ma anche con aggravanti l’abuso e il falso in atti d’ufficio. Il procedimento ha quindi chiamato in causa almeno tredici persone. Voci e ipotesi circolate negli ambienti giudiziari accrediterebbero l’alleggerimento di una serie di posizioni.
Il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri, titolare dell’inchiesta, ha notificato alcuni giorni fa la comunicazione della chiusura delle indagini, che hanno riguardato anche l’esecuzione di due incidenti probatori. A questo punto, dal punto di vista procedurale, si aprono i termini per permettere di presentare eventuali richieste o memorie da parte dei difensori e di poter conoscere tutti gli atti relativi al procedimento. I legali hanno tempo una decina di giorni per presentare le proprie istanze. Tra il perfezionamento degli atti e i tempi di legge garantiti alle parti, potrebbero passare uno o due mesi di tempo prima degli ulteriori sviluppi.
Un’indagine complessa e articolata, per la quale ora sono attesi gli ulteriori elementi e dettagli.
L’inchiesta aveva preso avvio nei primi giorni dell’aprile scorso, in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte di un 21enne operaio tossicodipendente, Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dei carabinieri di Monfalcone, che aveva fatto riferimento proprio ai ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’inchiesta era così finito il personale della Compagnia cittadina, in ordine a presunte irregolarità inquadrabili nella pratica investigativa.
Bruno Esposito è attualmente detenuto in carcere a Gorizia, assieme ad Antonio Pica, 26 anni, di origine napoletana, in relazione alla rapina di un tassista monfalconese, Daniele Pilutti, avvenuta nel novembre scorso, quando l’uomo era in servizio alla stazione ferroviaria cittadina.
I due giovani erano stati individuati e arrestati dalla Polizia del locale Commissariato all’inizio di gennaio, a pochi giorni dalla condanna in relazione ad un furto tentato in un alloggio popolare in via 24 Maggio.

Il Piccolo, 24 gennaio 2010

DOPO LA CHIUSURA DELL’INCHIESTA CHE PORTÒ ALL’IMPUTAZIONE DI 14 PERSONE TRA CUI 5 MILITARI
Carabinieri, si sgonfia l’accusa per Di Paolo
Il difensore del vicecomandante della Compagnia: probabile la richiesta d’archiviazione

Sarebbero quattro, su 14 posizioni finite nell’inchiesta legata ai metodi d’indagine dei carabinieri del Norm della Compagnia di Monfalcone, ritenuti dalla pubblica accusa ”poco ortodossi”, le persone per le quali si prospetta la probabile richiesta di archiviazione da parte del pm, Marco Panzeri. Tra questi, rientrerebbe il vicecomandante, il tenente Antonio Di Paolo. L’ipotesi d’accusa, ha riferito il suo difensore, l’avvocato Giorgio Caruso del Foro di Udine, era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri. Una contestazione che si sarebbe dunque sgonfiata durante uno degli incidenti probatori disposti durante l’inchiesta. Sempre nella possibile richiesta di archiviazione rientrerebbero anche l’appuntato dei carabinieri Lorenzo Carota e il responsabile della vigilanza della Fincantieri, Gino Carnevale. È il quadro che si tratteggia, all’indomani dell’avviso di chiusura delle indagini da parte del pm Marco Panzeri. La notifica riguarderebbe una decina di indagati, tra i quali il maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che all’epoca dei fatti, aprile dello scorso anno, guidava il Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone. Per il maresciallo, difeso dall’avvocato Gianni Morrone del Foro di Padova, risulterebbe alleggerita la posizione, essendo stata richiesta l’archiviazione per una decina di capi d’imputazione. In piedi resterebbero le ipotesi accusatorie legate alle dichiarazioni di Bruno Esposito, attualmente in carcere a Gorizia per la rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Nella possibile archiviazione rientrerebbero anche due carabinieri del Norm e altri ”informatori”. È dalle notifiche di avviso per la chiusura delle indagini che si deduce la possibilità delle richieste di archiviazione da parte del pubblico ministero. Dal punto di vista procedurale, si sono aperti i termini per la presentazione di eventuali richieste o memorie difensive da parte dei legali e la possibilità di accedere a tutti gli atti. L’inchiesta era scaturita nei primi giorni di aprile scorso in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte dell’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, che aveva chiamato in causa i ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’inchiesta era dunque finito il personale in servizio alla Compagnia di via Sant’Anna. Ne seguì il provvedimento degli arresti domiciliari per il maresciallo Monagheddu, ora in regime di libertà. Nell’indagine furono coinvolti, con il vicecomandante Antonio Di Paolo, anche altri quattro militari, tutti indagati a piede libero.

Il Piccolo, 24 giugno 2010

L’ACCUSA: OPERAZIONI ANTI-DROGA CONDOTTE CON METODI ”POCO ORTODOSSI” 
PROCEDIMENTO 
L’inchiesta sui carabinieri approda in Tribunale 
Il 13 luglio l’udienza preliminare. Al vaglio una decina di posizioni tra militari e informatori
Nell’aprile del 2009 venne quasi decapitato il comando della Compagnia

di LAURA BORSANI

Udienza preliminare, davanti al Gup, al Tribunale di Gorizia, martedì 13 luglio, in relazione all’inchiesta legata ai metodi di indagine dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, ritenuti ”poco ortodossi” dalla pubblica accusa. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari ci sarebbero una decina di posizioni, anche ”informatori” e persone estranee all’Arma, per le quali sarà deciso l’eventuale rinvio a giudizio. Tra questi c’è il maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che, all’epoca dei fatti, aprile dello scorso anno, guidava il Norm della Compagnia dei carabinieri cittadina. La posizione del maresciallo risulta alleggerita, essendo stata richiesta l’archiviazione per una decina di capi di imputazione. In piedi restano invece le ipotesi di accusa legate alle dichiarazioni di Bruno Esposito, peraltro finito in carcere a Gorizia per la rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Sempre Esposito era stato anche condannato in relazione ad un tentato furto in un’abitazione di via 24 Maggio.
Sono invece usciti dall’inchiesta altri indagati nella vicenda. Tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo, per il quale è stata richiesta l’archiviazione. L’ipotesi di accusa nei suoi confronti era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri. Archiviazione anche per l’appuntato Lorenzo Carota e per il responsabile della vigilanza di Fincantieri, Gino Carnevale.
L’inchiesta era scaturita nei primi giorni di aprile scorso, in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte dell’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, che aveva chiamato in causa i ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’indagine era dunque finito il personale in servizio alla Compagnia di via Sant’Anna. Ne seguì il provvedimento degli arresti domiciliari per il maresciallo Monagheddu, poi rimesso in libertà. Nell’inchiesta furono coinvolti, con il vicecomandante Antonio Di Paolo, anche altri quattro militari, tutti indagati allora a piede libero.
Il Comando provinciale dei carabinieri che indagava sulla Compagnia cittadina. Una situazione complessa e delicata, che aveva duramente colpito proprio la squadra del Nucleo operativo radiomobile, fino a interessare lo stesso numero 2 della Compagnia.

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
CARABINIERI SOTTO ACCUSA PER I METODI D’INDAGINE 
Monagheddu, oggi il Gip decide sulla richiesta di rinvio a giudizio

Il Gip del Tribunale di Gorizia deciderà oggi se rinviare o meno a giudizio il maresciallo dei carabinieri Domenico Monagheddu e i suoi due colleghi Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi, coinvolti nella clamorosa inchiesta che, nell’aprile dello scorso anno, li aveva coinvolti assieme ad alcuni informatori e a persone estranee all’Arma. Al centro dell’indagine i presunti metodi ”poco ortodossi” dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, in relazione a episodi legati al traffico di droga. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari ci sono una decina di posizioni. Nell’udienza preliminare di ieri, svoltasi in una cappa d’afa che ha messo a dura prova magistrati, avvocati e imputati, il Pm Panzeri ha comunque chiesto il rinvio a giudizio per Monagheddu con le accuse di calunnia, falso, falsa testimonianza e concorso in cessione di stupefacenti, nonchè per Di Tria e Giacobbi per i metodi che, secondo l’accusa, sarebbero stati usati nel corso di operazioni sempre legate al traffico di stupefacenti. Particolarmente accesa la schermaglia tra accusa e difesa per la posizione relativa a Monagheddu, per il quale i legali hanno già chiesto il proscioglimento. Sempre nell’udienza di questa mattina il Gip sarà chiamato a decidere sulla richiesta di rito abbreviato avanzata dall’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato all’epoca come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, e dalla sua compagna Corrada Rossitto, e su due richieste di patteggiamento. Già decisa invece l’archiviazione per quanto riguarda la posizione di un militare dell’Arma e di un legale, pure entrati nell’inchiesta, e del responsabile della sicurezza dello stabilimento della Fincantieri di Monfalcone, Gino Carnevale. Dall’inchiesta sono già usciti anche altri indagati. Tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo: l’ipotesi di accusa nei suoi confronti era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri.

Il Piccolo, 23 gennaio 2010
 
POPOLAZIONE ITALIANI PIÙ BENESTANTI E MENO PROLIFICI 
Assegni di maternità, il 62% del budget va alle famiglie degli extracomunitari

È maschio, giovane, sotto i quarant’anni, sposato con una connazionale, ha dei bambini, vive in un appartamento preso in affitto e può contare su uno stipendio medio-basso. È questa la fotografia dello straniero-tipo a Monfalcone in una popolazione che sfiora ormai il 15% del totale. Una presenza importante, che in alcune scuole aumenta fino al 20%, consolidatasi nel giro di una ventina d’anni. Oggi Monfalcone si attesta tra le città della regione in cui la popolazione straniera è più numerosa. Significativo il paragone con la città ”gemella” Montebelluna, non a caso presa a paragone dal Comune, viste le caratteristiche analoghe, quando alcuni anni fa si trattò di avviare la raccolta di rifiuti porta a porta. A fronte di una popolazione equivalente attorno ai 28mila abitanti, nella città veneta gli stranieri sono il 12% circa, soprattutto nordafricani, mentre qui sono gli asiatici a farla da padroni.
Una presenza che incide non poco sui servizi e sulle casse comunali, in termini di sportelli, mediazione linguistica e culturale, contributi, organizzazione sanitaria e programmi scolastici. Ma quale è il peso reale di questa popolazione sui conti del Comune? «Nei termini in cui le caratteristiche stesse della popolazione straniera – afferma l’assessore ai Servizi sociali, Cristiana Morsolin – incide su alcuni settori: più nella contribuzione taglia-affitti, ad esempio. A livello zero nell’assistenza domiciliare». Per quanto riguarda gli affitti da abbattere, agli extracomunitari va il 30% delle risorse complessive, agli italiani e agli stranieri comunitari il resto. È logico che sia così, visto che sono soprattutto gli extracomunitari a ricorrere al mercato degli affitti. Significativo anche il dato relativo agli assegni di maternità («per i quali il Comune è solo ente erogatore, visto che i soldi arrivano dallo Stato», precisa la Morsolin): su 93 destinatari complessivi, gli extracomunitari sono 58 e a loro va il 62% delle risorse. Un dato che deve far riflettere: sono soprattutto gli asiatici a mettere al mondo figli pur potendo contare su un reddito modesto. Agli stranieri extracomunitari va inoltre il 25% del budget relativo agli aiuti economici agli indigenti: 55 extracomunitari beneficiati contro 163 tra italiani e comunitari. Pari praticamente a zero, invece, la presenza straniera negli altri interventi di sostegno del Comune: contributi economici per i senza lavoro, fondi di assistenza, aiuti agli anziani e alle categorie più deboli, assistenza domiciliare. «Sull’entità degli interventi a favore degli stranieri ci sono leggende metropolitane da sfatare – ricorda l’assessore Morsolin -. Di recente si era sparsa la voce in città che gli stranieri possono beneficiare di 80 euro per schede telefoniche o di una diaria di 30 euro al giorno. Non è vero: la prima è una bufala, la seconda esiste ma spetta solo ai rifugiati. E qui non ne abbiamo». (fa. ma.)

POPOLAZIONE CON TRASFERTISTI E IMMIGRATI LE PRESENZE SONO 35MILA 
Abitanti, Monfalcone ha raggiunto Gorizia

Monfalcone sta superando Gorizia per numero di abitanti reali. Se il capoluogo isontino viaggia attorno alle 35mila anime, Monfalcone di fatto questo tetto lo ha già superato grazie agli stranieri che sono ormai più di 4000 ma soprattutto agli immigrati italiani dell’ultima generazione, per la maggior parte trasfertisti del cantiere navale, la maggior parte dei quali non figurano tra i residenti ma a Monfalcone hanno soltanto il domicilio.
Per diventare la quarta città della regione per numero di abitanti, dunque, Monfalcone non ha nemmeno bisogno della fusione con Ronchi e Staranzano. Di fatto questo traguardo l’ha già raggiunto, come peraltro emerge anche dalle utenze dell’acqua e del metano. Ma proprio questo dato nasconde un problema serio, messo in evidenza di recente anche dal sindaco Pizzolitto. Se di fatto gli abitanti reali superano i 35mila, il ”peso” della città e la sua capacità di attrazione di contributi – siano questi statali, regionali o di altro genere – è di un centro di dimensioni ben più ridotte, quelle ufficiali appunto, a fronte di servizi da garantire ai cittadini di ben altra portata.
L’assistenza sanitaria, a esempio. Non è un caso se il Punto nascita dell’ospedale di San Polo garantisce oltre seicento parti l’anno mentre a Gorizia non si superano i 350. Il 20% delle nascite a Monfalcone infatti riguarda famiglie straniere, per la maggior parte bengalesi e ciò ha costretto la struttura sanitaria ad adeguarsi a costumi, tradizioni e stili di vita ben diversi dai nostri. Eppure c’è stato il rischio, non ancora del tutto fugato, di veder chiudere il reparto.
E la scuola? Ci sono classi della elementare Duca d’Aosta o della media Giacich in cui gli studenti bisiachi sono due o tre. Tutti gli altri figli di stranieri o comunque di immigrati. Ma la scuola monfalconese continua a essere trattata da figliastra in ambito isontino, con presidi a scavalco, taglio di cattedre e crediti mai onorati.
Oneri senza onori, visto che l’economia isontina si sostiene per il 50% con quanto garantito dallo stabilimento della Fincantieri. (fa.ma.)

LA POPOLAZIONE A QUOTA 28.043
Gli stranieri in città saliti al 14,6% 
L’aumento in 12 mesi è stato dell’11,5%. Uno su tre proviene dal Bangladesh

di LAURA BLASICH

Monfalcone rimane stabile sotto il profilo demografico quanto a numeri, ma non a composizione. La città a fine 2009 si ritrova con 28.043 residenti ufficiali, cioé iscritti all’anagrafe, contro i 28.035 di un anno prima, ma ancora più “straniera”. Al 31 dicembre gli immigrati, comunitari ed extracomunitari, abitanti a Monfalcone sono risultati 4096, pari al 14,61% del totale della popolazione, con un ulteriore incremento dell’11,5% rispetto la fine del 2008, quando gli stranieri erano 3673, pari al 13% dei residenti. Oltre un terzo degli stranieri (1.437 per la precisione, il 5,12% del totale dei residenti in città) parla bengalese, un altro quarto arriva dall’ex Jugoslavia, ma a Monfalcone sono presenti cittadini di 74 nazionalità diverse, che vanno dagli Stati Uniti all’Iran, dall’Islanda alla Cambogia. Se, almeno stando ai dati dell’anagrafe, il numero di residenti è più o meno sempre quello e gli stranieri aumentano, di fatto significa che gli italiani stanno abbandonando Monfalcone, a iniziare dal centro, spostandosi nei paesi limitrofi. Le dinamiche dell’aumento della presenza di cittadini originaria dei Paesi dell’Ue o extracomunitari nella città dei cantieri, primo polo di attrazione dell’immigrazione finora, nel corso del 2009 si sono però in parte modificate. La crisi economica già nel 2008 ha iniziato a colpire duramente il settore dell’edilizia, ora in pratica quasi fermo, in cui sono impiegati lavoratori provenienti dall’ex Jugoslavia e dall’Albania. Il “buco produttivo” creatosi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per il mancato arrivo di nuove commesse in tempo utile per agganciarle al portafoglio ordini esistente sta creando ripercussioni sull’appalto, che non parla solo bangladese, anzi. Molti lavoratori croati sono presenti nella fase di preffabricazione e costruzione a terra, aree in cui lo scarico di lavoro si sta già facendo sentire. Rispetto al 31 ottobre del 2009 i numeri degli immigrati dai Paesi dell’ex Jugoslavia sono quindi in calo, anche se per ora ancora molto contenuto, ma che potrebbe comunque indicare il trend dei flussi migratori per i prossimi mesi. A fine ottobre i croati erano 406, ma a fine dicembre erano scesi a 401, i macedoni erano 373 passati poi a 370, i serbi erano 177 ora sono 175. Le comunità bosniache e romena sembrano invece sostanzialmente stabili rispettivamente con 333 e 370 componenti, come quella albanese che conta 139 appartenenti. La comunità più consistente rimane comunque appunto sempre quella del Bangladesh con 1437 componenti, aumentati ancora rispetto fine ottobre, quand’erano 1420. In questi ultimi mesi l’incremento non sembra comunque più dettato soprattutto dal lavoro, come negli anni passati (anche se i maschi sono 924 contro 513 femmine), ma da nuove nascite, che da sole comunque non sono responsabili dell’ulteriore ampliamento della comuntià originaria del Bangladesh nel corso dell’intero 2009. Si tratta di 172 appartenenti in più rispetto il 31 dicembre 2008 a confermare come, nonostante la crisi, Monfalcone abbia fatto ancora “attrazione” e la comunità del Bangladesh si sia radicata, fronteggiando le difficoltà lavorative del capofamiglia grazie agli aiuti economici pubblici e a legami di solidarietà interni alla comunità stessa. I cittadini ucraini in città sono 102 di cui 75 donne, i moldavi 56 di cui 41 donne, i polacchi 31 di cui 26 donne. A fare le badanti, la cui emersione dal lavoro nero è stata favorita dai contributi del Fondo per l’autonomia possibile, in città ci sono però sempre anche donne provenienti dall’Istria croata, che spesso non prendono la residenza a Monfalcone.

Messaggero Venetoo, 23 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto: «Se arriviamo ad avere un abitante su cinque non italiano la città rischia di non riuscire a garantire l’accoglienza adeguata» 
Cresce la presenza degli stranieri e si avvicina la soglia critica
 
 
MONFALCONE. È arrivata ormai al 14,61% la percentuale degli stranieri residenti: al 31 dicembre 2009 gli abitanti provenienti da fuori Italia risultavano infatti essere 4.096 su una popolazione totale di 28.043 persone A fine ottobre gli stranieri risultavano essere 4.058 pari al 14,48%, ma in due mesi sono saliti di numero, fino appunto a superare il 14,6%, percentuale che si avvicina a quel 20% indicato più volte dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, come soglia in cui si potrebbero iniziare ad avere difficoltà nel creare contesti di accoglienza. In occasione della presentazione del Piano provinciale dell’immigrazione, il sindaco ha anche affermato come non sia possibile «superare la soglia del 20%, perché la città non lo sosterrebbe: verrebbe messa a rischio la capacità di garantire una buona accoglienza, attraverso quella variegata rete di servizi che rendono Monfalcone un luogo aperto, un contesto amico. Io lavoro in nome dell’accoglienza e dell’accettazione delle diversità, ma bisogna anche fare i conti con alcune problematiche che, nel nostro territorio, esistono». Una situazione che chiede quindi riflessioni e interventi, soprattutto a fronte dell’esistenza di nuove povertà ed emergenze sociali, create dalla crisi economica e del lavoro. Tra le 74 comunità straniere presenti all’anagrafe resta sempre più numerosa quella del Bangladesh, con 1.437 abitanti pari al 5,12% dove gli uomini sono nettamente prevalenti sul numero della donne (513 donne e 924 maschi). Ciò perché sono gli uomini a raggiungere per primi l’Italia, per motivi di lavoro. In particolare a Monfalcone trovano lavoro nella ditte private in appalto al cantiere navale. Le donne e i bambini seguono in tempi successivi, con i ricongiungimenti familiari, dopo che il capofamiglia ha trovato una sistemazione. Resta alta anche la comunità dei paesi dell’ex Jugoslavia che rappresenta il 4,56% degli stranieri, formata da croati (401, di cui 96 donne, 305 maschi), macedoni (370, di cui 134 donne e 236 uomini), bosniaci (333, di cui 107 donne e 226 uomini), serbi (175 di cui 76 donne e 99 uomini). Alta anche la percentuale romeni: 370, pari all’1,32% (182 donne, 188 uomini). In genere sono più numerosi gli uomini (in totale 2.454) rispetto alle 1,462 donne, tranne che per le comunità provenienti da Albania, Ucraina, Moldavia, Polonia, Russia: Albania 72 donne, 67 uomini; Ucraina 75 donne, 27 uomini; Moldavia 41 donne, 15 uomini; Polonia 26 donne, 5 uomini; Russia 13 donne, 2 uomini. Anche in questo caso il motivo è da ricercare nel lavoro. Molte sono infatti le donne dell’Est che lavorano come badanti, soprattutto per l’assistenza di anziani e non autosufficienti ma non mancano le giovani che lavorano in locali pubblici. (cr.vi.)

Il Piccolo, 22 gennaio 2010
 
MOSSA. GIÀ DONATORE DI SANGUE, AVEVA FONDATO IL CLUB FRECCE TRICOLORI 
Nuovo decesso per amianto 
La vittima è Valentino Bevilacqua, operaio nei cantieri negli anni ’60

MOSSA Valentino Bevilacqua se n’è andato sabato scorso, in punta di piedi, abbracciato dall’amore della moglie Elena e sostenuto durante la breve ma insormontabile malattia dalle figlie Martina e Valentina, dal genero Fabio, dalle sorelle Rosalia e Rita e dal fratello Mario. Lasciando un vuoto incolmabile tra i famigliari, resterà impresso nella memoria di tutti come un’anima dolce e generosa, profondamente legata alla propria famiglia d’origine.
“Tino”, che avrebbe compiuto 68 anni il prossimo 19 marzo, era nato a Mossa. Fin da piccolo aveva manifestato una grande passione per la natura che ha saputo tramandare anche ai nipotini Erik e Sara. Il mestiere del padre lo aveva portato, agli inizi degli anni ’60, nei cantieri navali di Monfalcone dove, esposto alle polveri di amianto, ha contratto il male che a distanza di 40 anni ha segnato il suo destino. Qualche anno dopo è entrato a far parte della Cooperativa Ite di Gorizia alla quale era rimasto legato fino alla pensione raggiunta nel 1995.
Nel 1970 ha conosciuto Elena con la quale ha costruito una forte e affidabile famiglia, apprezzata anche dai parenti e dagli amici sloveni. Era stato per tanti anni donatore di sangue di Gorizia e dal 2006 socio fondatore nonché appassionato sostenitore del 115° Club Frecce Tricolori di Gorizia dove svolgeva le proprie attività con il contributo di tutta la famiglia. Ex corista del “Seghizzi”, non perdeva occasione per intonare un bel canto e trasformare un momento sereno della giornata in un avvenimento gioioso e indimenticabile. Così era anche il suo carattere, allegro, gentile e disponibile. Non era solo una brava persona, bensì una persona che, nella sua semplicità, tutti definivano buona.
I funerali si svolgeranno domani alle 9.30 nella chiesa parrocchiale di Mossa con partenza dal nuovo ospedale civile di Gorizia. La famiglia chiede di onorare il suo ricordo senza fiori bensì tramite donazioni all’Associazione Cure Palliative “Mirko Špacapan – Amore per Sempre” (Banca di Cividale, fil. Udine, IBAN IT22D0548412305064571001651 causale “per Valentino”; www.srcek-beepworld.it )

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