Il Piccolo, 23 gennaio 2010
 
L’ACCUSA: AVER ADOTTATO METODI POCO ORTODOSSI IN ALCUNE OPERAZIONI ANTIDROGA 
Carabinieri indagati, inchiesta chiusa dopo 9 mesi 
Coinvolti il maresciallo del Norm Monagheddu e 4 militari, tra cui il vicecomandante della Compagnia

di LAURA BORSANI

Chiuse le indagini per l’inchiesta che, nell’aprile scorso, aveva di fatto quasi decapitato la Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, con gli arresti domiciliari nei confronti del maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che allora guidava il Nucleo operativo radiomobile. Nell’indagine erano stati coinvolti altri quattro militari e anche alcune persone orbitanti attorno al mondo degli stupefacenti. Il procedimento è legato ai ”metodi” adottati nella gestione di alcune operazioni antidroga, relativi a episodi diversi. Assieme al maresciallo del Norm, attualmente in regime di libertà, l’inchiesta aveva coinvolto, tra gli altri 4 militari, anche il vicecomandante della Compagnia cittadina, il tenente Antonio Di Paolo. Tutti indagati a piede libero, a vario titolo, e già trasferiti ad altre sedi.
Le ipotesi di accusa sarebbero riconducibili a calunnia e minacce per commettere un reato, ma anche con aggravanti l’abuso e il falso in atti d’ufficio. Il procedimento ha quindi chiamato in causa almeno tredici persone. Voci e ipotesi circolate negli ambienti giudiziari accrediterebbero l’alleggerimento di una serie di posizioni.
Il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri, titolare dell’inchiesta, ha notificato alcuni giorni fa la comunicazione della chiusura delle indagini, che hanno riguardato anche l’esecuzione di due incidenti probatori. A questo punto, dal punto di vista procedurale, si aprono i termini per permettere di presentare eventuali richieste o memorie da parte dei difensori e di poter conoscere tutti gli atti relativi al procedimento. I legali hanno tempo una decina di giorni per presentare le proprie istanze. Tra il perfezionamento degli atti e i tempi di legge garantiti alle parti, potrebbero passare uno o due mesi di tempo prima degli ulteriori sviluppi.
Un’indagine complessa e articolata, per la quale ora sono attesi gli ulteriori elementi e dettagli.
L’inchiesta aveva preso avvio nei primi giorni dell’aprile scorso, in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte di un 21enne operaio tossicodipendente, Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dei carabinieri di Monfalcone, che aveva fatto riferimento proprio ai ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’inchiesta era così finito il personale della Compagnia cittadina, in ordine a presunte irregolarità inquadrabili nella pratica investigativa.
Bruno Esposito è attualmente detenuto in carcere a Gorizia, assieme ad Antonio Pica, 26 anni, di origine napoletana, in relazione alla rapina di un tassista monfalconese, Daniele Pilutti, avvenuta nel novembre scorso, quando l’uomo era in servizio alla stazione ferroviaria cittadina.
I due giovani erano stati individuati e arrestati dalla Polizia del locale Commissariato all’inizio di gennaio, a pochi giorni dalla condanna in relazione ad un furto tentato in un alloggio popolare in via 24 Maggio.

Il Piccolo, 24 gennaio 2010

DOPO LA CHIUSURA DELL’INCHIESTA CHE PORTÒ ALL’IMPUTAZIONE DI 14 PERSONE TRA CUI 5 MILITARI
Carabinieri, si sgonfia l’accusa per Di Paolo
Il difensore del vicecomandante della Compagnia: probabile la richiesta d’archiviazione

Sarebbero quattro, su 14 posizioni finite nell’inchiesta legata ai metodi d’indagine dei carabinieri del Norm della Compagnia di Monfalcone, ritenuti dalla pubblica accusa ”poco ortodossi”, le persone per le quali si prospetta la probabile richiesta di archiviazione da parte del pm, Marco Panzeri. Tra questi, rientrerebbe il vicecomandante, il tenente Antonio Di Paolo. L’ipotesi d’accusa, ha riferito il suo difensore, l’avvocato Giorgio Caruso del Foro di Udine, era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri. Una contestazione che si sarebbe dunque sgonfiata durante uno degli incidenti probatori disposti durante l’inchiesta. Sempre nella possibile richiesta di archiviazione rientrerebbero anche l’appuntato dei carabinieri Lorenzo Carota e il responsabile della vigilanza della Fincantieri, Gino Carnevale. È il quadro che si tratteggia, all’indomani dell’avviso di chiusura delle indagini da parte del pm Marco Panzeri. La notifica riguarderebbe una decina di indagati, tra i quali il maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che all’epoca dei fatti, aprile dello scorso anno, guidava il Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone. Per il maresciallo, difeso dall’avvocato Gianni Morrone del Foro di Padova, risulterebbe alleggerita la posizione, essendo stata richiesta l’archiviazione per una decina di capi d’imputazione. In piedi resterebbero le ipotesi accusatorie legate alle dichiarazioni di Bruno Esposito, attualmente in carcere a Gorizia per la rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Nella possibile archiviazione rientrerebbero anche due carabinieri del Norm e altri ”informatori”. È dalle notifiche di avviso per la chiusura delle indagini che si deduce la possibilità delle richieste di archiviazione da parte del pubblico ministero. Dal punto di vista procedurale, si sono aperti i termini per la presentazione di eventuali richieste o memorie difensive da parte dei legali e la possibilità di accedere a tutti gli atti. L’inchiesta era scaturita nei primi giorni di aprile scorso in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte dell’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, che aveva chiamato in causa i ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’inchiesta era dunque finito il personale in servizio alla Compagnia di via Sant’Anna. Ne seguì il provvedimento degli arresti domiciliari per il maresciallo Monagheddu, ora in regime di libertà. Nell’indagine furono coinvolti, con il vicecomandante Antonio Di Paolo, anche altri quattro militari, tutti indagati a piede libero.

Il Piccolo, 24 giugno 2010

L’ACCUSA: OPERAZIONI ANTI-DROGA CONDOTTE CON METODI ”POCO ORTODOSSI” 
PROCEDIMENTO 
L’inchiesta sui carabinieri approda in Tribunale 
Il 13 luglio l’udienza preliminare. Al vaglio una decina di posizioni tra militari e informatori
Nell’aprile del 2009 venne quasi decapitato il comando della Compagnia

di LAURA BORSANI

Udienza preliminare, davanti al Gup, al Tribunale di Gorizia, martedì 13 luglio, in relazione all’inchiesta legata ai metodi di indagine dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, ritenuti ”poco ortodossi” dalla pubblica accusa. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari ci sarebbero una decina di posizioni, anche ”informatori” e persone estranee all’Arma, per le quali sarà deciso l’eventuale rinvio a giudizio. Tra questi c’è il maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che, all’epoca dei fatti, aprile dello scorso anno, guidava il Norm della Compagnia dei carabinieri cittadina. La posizione del maresciallo risulta alleggerita, essendo stata richiesta l’archiviazione per una decina di capi di imputazione. In piedi restano invece le ipotesi di accusa legate alle dichiarazioni di Bruno Esposito, peraltro finito in carcere a Gorizia per la rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Sempre Esposito era stato anche condannato in relazione ad un tentato furto in un’abitazione di via 24 Maggio.
Sono invece usciti dall’inchiesta altri indagati nella vicenda. Tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo, per il quale è stata richiesta l’archiviazione. L’ipotesi di accusa nei suoi confronti era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri. Archiviazione anche per l’appuntato Lorenzo Carota e per il responsabile della vigilanza di Fincantieri, Gino Carnevale.
L’inchiesta era scaturita nei primi giorni di aprile scorso, in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte dell’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, che aveva chiamato in causa i ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’indagine era dunque finito il personale in servizio alla Compagnia di via Sant’Anna. Ne seguì il provvedimento degli arresti domiciliari per il maresciallo Monagheddu, poi rimesso in libertà. Nell’inchiesta furono coinvolti, con il vicecomandante Antonio Di Paolo, anche altri quattro militari, tutti indagati allora a piede libero.
Il Comando provinciale dei carabinieri che indagava sulla Compagnia cittadina. Una situazione complessa e delicata, che aveva duramente colpito proprio la squadra del Nucleo operativo radiomobile, fino a interessare lo stesso numero 2 della Compagnia.

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
CARABINIERI SOTTO ACCUSA PER I METODI D’INDAGINE 
Monagheddu, oggi il Gip decide sulla richiesta di rinvio a giudizio

Il Gip del Tribunale di Gorizia deciderà oggi se rinviare o meno a giudizio il maresciallo dei carabinieri Domenico Monagheddu e i suoi due colleghi Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi, coinvolti nella clamorosa inchiesta che, nell’aprile dello scorso anno, li aveva coinvolti assieme ad alcuni informatori e a persone estranee all’Arma. Al centro dell’indagine i presunti metodi ”poco ortodossi” dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, in relazione a episodi legati al traffico di droga. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari ci sono una decina di posizioni. Nell’udienza preliminare di ieri, svoltasi in una cappa d’afa che ha messo a dura prova magistrati, avvocati e imputati, il Pm Panzeri ha comunque chiesto il rinvio a giudizio per Monagheddu con le accuse di calunnia, falso, falsa testimonianza e concorso in cessione di stupefacenti, nonchè per Di Tria e Giacobbi per i metodi che, secondo l’accusa, sarebbero stati usati nel corso di operazioni sempre legate al traffico di stupefacenti. Particolarmente accesa la schermaglia tra accusa e difesa per la posizione relativa a Monagheddu, per il quale i legali hanno già chiesto il proscioglimento. Sempre nell’udienza di questa mattina il Gip sarà chiamato a decidere sulla richiesta di rito abbreviato avanzata dall’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato all’epoca come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, e dalla sua compagna Corrada Rossitto, e su due richieste di patteggiamento. Già decisa invece l’archiviazione per quanto riguarda la posizione di un militare dell’Arma e di un legale, pure entrati nell’inchiesta, e del responsabile della sicurezza dello stabilimento della Fincantieri di Monfalcone, Gino Carnevale. Dall’inchiesta sono già usciti anche altri indagati. Tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo: l’ipotesi di accusa nei suoi confronti era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri.