Messaggero Veneto, 24 gennaio 2010
 
Monfalcone. Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nelle Rsu due delegati della Failm Cisal. Nessun eletto per Ugl e Fismic 
Fincantieri, rinnovati i direttivi dei sindacati

MONFALCONE. Posizione consolidata per Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil all’interno dello stabilimento Fincantieri. Gli esiti delle votazioni dei giorni scorsi per il rinnovo della Rsu-Rappresentanza sindacale unitaria del cantiere navale hanno ribadito la presenza forte di Fiom a cui sono stati assegnati 8 delegati, seguita da Fim e Uilm con quattro delegati a testa.
Oltre alle tre sigle confederali saranno presenti nella Rsu, due delegati della Failms Cisal, mentre non sono stati eletti delegati per Ugl e per Fismic (altro sindacato autonomo dei metalmeccanici di cui è coordinatore regionale Michele Latino e aveva iniziato la sua attività da qualche mese).
Da ricordare che nel rinnovo Rsu 2010 erano disponibili 18 posti di delegato, rispetto ai 21 della tornata precedente del 2007 perché i dipendenti dello stabilimento sono calati al di sotto della soglia delle 1.800 unità, fermandosi al momento attorno ai 1.730, di cui il 70% operai. Su 1.711 aventi diritto, hanno votato 1.261 persone (di cui 927 operai e 334 impiegati), 1.200 sono stati i voti validi espressi nei 18 seggi, 13 per gli operai e 5 per gli impiegati.
Come detto Fiom ha eletto otto rappresentanti, quattro la Fim (ma solo per un voto è stata mancata l’elezione del quinto delegato), quattro per anche per Uilm, due la Falims, mentre l’Ugl che negli ultimi tempi aveva in parte intercettato i consensi dei lavoratori non schierati con Fim. Fiom e Uilm, ha ottenuto solo 30 voti non riuscendo ad ottenere neanche un delegato. Ventisei i voti ottenuti dalla Fismic.
Per la Fiom sono stati eletti Moreno Luxich (che è risultato essere il delegato più votato, 185 preferenze, e che sarà confermato coordinatore), Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin, Plinio Ferra.
Per Fim sono stati eletti Michele Zoff (probabile coordinatore e secondo più votato), Andrea Tavan, Michele Gardenal, Cristian Tricarico. Uilm ha eletto Andrea Holjar (probabile coordinatore) Giorgio Zaccagna, Luca Furlan, Ferdinando Battistutta. La Failms ha confermato Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto.
Gli eletti, con tutta probabilità, si riuniranno già domani all’Assindustria di Gorizia per firmare il provvedimento di Cassa integrazione che interesserà nella prossime settimane i lavoratori di Fincantieri.

Il Piccolo, 25 gennaio 2010
 
IL RINNOVO IN FINCANTIERI  
Rsu, la Fim raddoppia la sua rappresentanza  
La Fiom-Cgil perde la maggioranza assoluta Fuori Ugl e Fismic
 
 
Il rinnovo della rappresentanza sindacale dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone arriva alla vigilia della firma dell’accordo per l’apertura della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti del cantiere navale. Le elezioni hanno visto una buona partecipazione da parte dei lavoratori e soprattutto la vittoria dei sindacati storici dei metalmeccanici, cioé Fim, Fiom e Uilm, mentre a intercettare il dissenso rimane solo la Failms, perché Ugl e la nuova sigla autonoma Fismic rimangono fuori. Alle urne si sono presentati 1.261 dipendenti di Fincantieri su 1.711 aventi diritto, pari al 74% del totale quindi, e i voti validi sono stati invece 1.220. Questa volta, scesi i dipendenti diretti sotto il tetto delle 1.800 unità, c’erano da assegnare 18 seggi invece dei 21 del precedente mandato con sei liste in corsa. Primo sindacato è risultata sempre la Fiom-Cgil che si è aggiudicata otto delegati, perdendo però la maggioranza assoluta detenuta negli ultimi tre anni all’interno della Rsu, mentre Fim, che raddoppia, e Uilm hanno ottenuto quattro delegati. La Failms porta a casa invece due delegati. A rappresentare la Fiom sono ora Moreno Luxich, coordinatore uscente, che con 135 consensi è risultato il più votato in assoluto, Riccardo Bertocchi, Salvatore Monello, Franco Buttignon, Mauro Brumat, Livio Ceschia, Claudio Buzzin e Plinio Ferra.
I delegati della Fim sono il coordinatore uscente Michele Zoff, Andrea Tavan, Michele Gardenale e Cristian Tricarico, mentre la Uilm elegge Andrea Holjar, Giorgio Zaccagna, il segretario provinciale Luca Furlan e Ferdinando Battistuta. I rappresentanti della Failms rimangono Mario Pizzolitto, coordinatore uscente, e il segretario provinciale dell’organizzazione Fabrizio Ballaben. Il segretario provinciale della Uilm sottolinea il risultato ottenuto dalla sua organizzazione e da Fim e Fiom, perché «pur in un momento difficilissimo per la diversità di vedute esistente su contratti nazionali e di secondo livello hanno saputo ricompattarsi». I lavoratori, d’altro canto, aggiunge Furlan, «hanno capito chi porta a casa i risultati concreti». «Il fatto che non esista più un’organizzazione con la maggioranza assoluta dei delegati fa sì invece – prosegue Furlan – che si creino equilibri utili a gestire al meglio un periodo davvero delicato per la vita dello stabilimento». Va segnalato il risultato ottenuto dalla Fim, che ha raddoppiato i propri delegati, mancando il quinto, ai danni della Uilm, per un solo voto. (la. bl.)

Il Piccolo, 08 febbraio 2010

SCATTANO I PRIMI PROVVEDIMENTI IN FINCANTIERI
FORMAZIONE 
Frequentando il programma di riqualificazione garantiti 200 euro al mese
Interessati anche la salderia B, il reparto di prefabbricazione e i magazzini
Si svuota l’officina, ”cassa” per 90 da oggi
 

di TIZIANA CARPINELLI

Scatta da stamattina la cassa integrazione ordinaria allo stabilimento navalmeccanico di Fincantieri a Panzano. Il provvedimento, fissato per 13 settimane, coinvolgerà nell’immediato una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. Coinvolti subito nel regime di Cigo anche una trentina di maestranze della salderia B, nel settore della prefabricazione, e una ventina di operai adibiti ai magazzini.
Si tratta di un primo contingente che, a rotazione, raggiungerà numericamente il picco massimo ipotizzato di 450 unità (su un totale di 1700 tute blu) nel periodo estivo di giugno-luglio e poi, successivamente, di ottobre, quando lo scarico di produzione legato alla prolungata scarsità di commesse avrà il suo culmine. Entro venti giorni, di fatto, con l’entrata in Cigo del secondo gruppo di lavoratori impiegati in quel settore, l’officina navale risulterà per il mese di marzo completamente svuotata. I sindacati tuttavia rassicurano: «Vigileremo affinché sia garantita la turnazione dei lavoratori coinvolti nel regime di riduzione del salario, tenendo conto anche di ulteriori parametri, oltre al grado di professionalità, quali il numero di figli a carico o la presenza di un nucleo familiare monoreddito». La flessione del carico di lavoro partirà dunque dalla prima fase produttiva, interessando via via gli altri settori (in particolare le zone di pre-montaggio e montaggio), con coinvolgimento immediato delle maestranze dirette di Fincantieri, mentre i lavoratori gravitanti nelle ditte d’appalto, stimati in circa 3mila unità, non saranno da subito investite dal processo, in quanto impiegate nell’ambito degli allestimenti delle navi passeggeri.
Sulla base dell’accordo siglato lo scorso 25 gennaio a Gorizia, l’azienda ricorrerà alla mobilità interna degli operai rimasti senza occupazione, compatibilmente alle mansioni e alle professionalità ritenute idonee al reimpiego in un altro comparto produttivo. Si prevede che i lavoratori interessati dalla Cigo possano ricorrere ad alcuni strumenti per integrare il diminuito potere salariale (due le fasce di stipendio ”ridotto”: da 780 e 900 euro lordi): i corsi di formazione e la monetizzazione dei permessi annui retribuiti (Par).
«Frequentando il programma di riqualificazione che si terrà da lunedì a venerdì all’ex albergo impiegati – ha chiarito ieri Moreno Luxich, sindacalista delle Rsu in quota Fiom-Cgil – gli operai riceveranno 10 euro e 65 centesimi al giorno, più altri 5 euro di rimborso per il trasporto. Ciò consentirà agli stessi di accrescere il minor salario dettato dalla Cigo di ulteriori 200 euro circa al mese. I corsi di formazione, che prenderanno avvio domani (oggi, ndr) promuovono la sicurezza sul posto di lavoro, la tecnica (teorica e pratica) di saldatura e la procedure di produzione. Come Rsu ci impegneremo ad organizzare i corsi, della durata di tre ore al giorno, prevalentemente al mattino». Sarà infine possibile «monetizzare i Par, ma solo nel periodo in cui il lavoratore risulterà interessato dalla Cigo: basterà richiedere i moduli all’Ufficio personale oppure nelle sedi sindacali». «Saremo presenti ai corsi e seguiremo da vicino i meccanismi di applicazione dell’accordo stipulato all’Assindustria – ha concluso Luxich – per fare in modo che non vi siano dei lavoratori penalizzati dalla cassa integrazione. L’obiettivo è gestire nel miglior modo possibile lo scarico di produzione, restando consapevoli che si tratta di un periodo limitato di tempo, al termine del quale il lavoro riprenderà lo stesso ritmo di prima».

Il Piccolo, 09 febbraio 2010
 
FINCANTIERI PARTITO IERI IL PROVVEDIMENTO PER NOVANTA LAVORATORI DIRETTI 
Andrea, 40 anni: «Il mio primo giorno in Cassa» 
L’operaio è tornato a stare dai suoi genitori: «I corsi di formazione mi aiuteranno. Più tempo per mio figlio»

di LAURA BORSANI

S’è ritrovato, puntuale, all’ex Albergo Impiegati, assieme ai suoi colleghi. Accomunati dallo ”status” di neo cassaintegrato. Andrea Comelli, 40 anni, residente a Ronchi dei Legionari, un figlio. Per la prima volta, anzichè al cantiere torna sui banchi. Come previsto, ieri mattina è partita la cassa integrazione ordinaria che ha coinvolto una novantina di lavoratori diretti di Fincantieri. Sono 13 settimane, in virtù degli scarichi produttivi legati alla lunga assenza di nuove commesse, che coinvolgeranno progressivamente fino a un massimo di 450 dipendenti. Dalle 9 alle 12 è iniziato il corso di formazione e riqualificazione. Due turni di tre ore ciascuno al giorno, il secondo dalle 13 alle 16. Presenti i rappresentanti delle Rsu Fiom, Fim, Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar, sono iniziate le lezioni. Corsi pagati da Fincantieri, potendo altresì contare sui buoni-pasto e sui rimborsi per il trasporto. Dieci euro al giorno.
Il clima è un po’ quello di chi, nonostante le informazioni fornite dai sindacati attraverso le assemblee, non nega la senzazione di vuoto. Il vuoto che scatta quando, abituati a rimboccarsi le maniche, ci si ritrova senza occupazione. E la minore disponibilità economica, dovendo fronteggiare comunque mutui e famiglie a carico. Ma la preoccupazione è stemperata dalla consapevolezza che si tratta di una fase di transizione.
«Non è una situazione rosea – osserva Andrea Comelli -. Ma Fincantieri ci è venuta incontro. Abbiamo i corsi, i buoni-pasto e il rimborso sui trasporti. Rispetto ad altre realtà lavorative, possiamo considerarci fortunati». Per Andrea, come per i colleghi, si apre un periodo nuovo da gestire. «Spero di rientrare al lavoro al più presto – continua -. Ho un figlio, i mutui da pagare, è dura andare avanti. È inevitabilmente diverso passare da 1300 euro al mese a 750. Con le ulteriori integrazioni concesse dall’azienda e tenendo conto del figlio a carico, confido di poter raggiungere i mille euro». Ma come immagina di trascorrere questo periodo? «Sono tornato dai miei genitori. Lo gestirò al meglio. Intanto ci sono i corsi di formazione. Siamo tra colleghi, non è come andare a scuola. È un’occasione per migliorare la propria capacità professionale. Approfitterò anche per dedicare più tempo a mio figlio». Andrea ha fiducia: «È un’esperienza nuova, ma resta limitata nel tempo. La formazione ci aiuterà, ben vengano le opportunità di affinare le conoscenze». Il rappresentante Rsu della Fiom, Moreno Luxic, ha osservato: «È un percorso per il quale si vede la fine. Restiamo vicini ai lavoratori, per seguire questa fase, ma anche per sostenerli». Ai tempi della crisi degli anni ’80 era un’altra cosa. Lo ricorda Franco Buttignon, che affrontò un anno di cassa integrazione: «Allora, uscivi dalla fabbrica, senza lavoro, con il cuore in mano. Si navigava a vista. Addirittura si parlava anche del rischio di chiusura dello stabilimento. Ho fatto un anno di cassa integrazione. Era l’83. Eravamo in 500 lavoratori. Ricordo tuttavia la gestione intelligente del Consiglio di fabbrica. Per tenere uniti i lavoratori, quelli attivi e quelli interessati dagli scarichi di lavoro, ogni lunedì mattina si tenevano le riunioni informative. Assieme all’ufficio del personale, fu programmata la ”cassa” a rotazione. Finchè quasi tutti ci trovammo di fatto senza lavoro. In quel periodo era in fase di completamento la Garibaldi». Un periodo lungo e buio. «Ci organizzavamo per fare le manifestazioni pubbliche, partecipando anche ai Consigli comunali. Avevo 26 anni, ero carpentiere. Ero appena sposato – continua Buttignon -. Mia moglie, per fortuna, lavorava. Essendo appassionato di pittura, seguivo gli artisti e a casa mi cimentavo a dipingere. Mi sono anche appassionato alla cucina. Ero diventato l’uomo di casa». Buttignon ricorda un altro aspetto: «Allora non c’era la miriade delle ditte d’appalto di oggi. Eravamo per lo più diretti, artigiani. Bisognava stare attenti: se l’ispezione dell’Inps rilevava un’attività alternativa, dovevi restituire i soldi della ”cassa” ed eri passibile di licenziamento».
Buttignon aggiunge: «C’erano anche i volontari, che si proponevano per fare la ”cassa”. Non era considerato un buon segnale, rispetto a chi aveva seri problemi economici». Lavoro nero che finiva per alterare il mercato. Persone che, magari, lasciavano Monfalcone per fornire le loro prestazioni altrove. Buttignon sottolinea inoltre la grande solidarietà tra i lavoratori, ma anche con la città e le istituzioni. «Le manifestazioni culminarono, nella primavera dell’84, con l’occupazione dell’aeroporto di Ronchi. Ne seguì la commessa della Micoperi e la ripresa del cantiere».

FINCANTIERI VENTI LAVORATORI COINVOLTI NEL PRIMO TURNO 
Si torna sui banchi, tre ore al giorno

Sono iniziati ieri, con l’avvio della cassa integrazione ordinaria per i 90 lavoratori diretti di Fincantieri, i corsi di formazione e di riqualificazione all’ex Albergo Impiegati. Si tratta di lezioni giornaliere, da lunedì a venerdì, articolate in due turni, dalle 9 alle 12 e dalle 13 alle 16. Al primo turno, ieri mattina, si sono presentati una ventina di lavoratori. Secondo l’accordo stabilito in Confindustria tra le organizzazioni sindacali e l’azienda, vengono coperte le spese attraverso i buoni-pasto e il rimborso del trasporto.
All’avvio dei corsi erano presenti anche i rappresentanti delle Rsu di Fiom, Fim e Uilm, Moreno Luxic, Michele Zoff e Andrea Holjar. «Siamo qui per fare sentire ai lavoratori che i loro rappresentanti sindacali sono vicini – ha spiegato Luxic -. Vogliamo accompagnarli durante questo periodo di disagio, per tranquillizzarli. Intendiamo, infatti, seguire il percorso avviato, nel rispetto degli accordi stabiliti. Abbiamo evidenziato, durante le assemblee dei lavoratori, che si tratta comunque di una situazione transitoria, limitata nel tempo». I rappresentanti sindacali ricordano un altro aspetto: «Intendiamo seguire – ha aggiunto Luxic – l’andamento circa le nuove acquisizioni di Fincantieri. Stando alla recente riunione tenutasi a Roma, con il coordinamento nazionale sindacale e l’azienda, il 2010 sarà un anno particolare.
«Risultano – continua Luxic – ulteriori costruzioni in gara per le quali attendiamo di conoscere le assegnazioni. Insomma, tutto è frutto di un’osservazione continua e a tutto campo».
Il sindacalista della Fiom pone un’ulteriore questione: «Stiamo attendendo l’esito della riunione a livello ministeriale circa le commesse pubbliche, per le quali c’è stata la rassicurazione da parte del ministro Scajola.
Le organizzazioni sindacali nazionali hanno chiesto la riconvocazione del tavolo ministeriale per fare il punto della situazione e per capire quali sono le disponibilità da parte del Governo.
Si tratta di una possibilità che potrebbe tamponare il periodo di temporanea difficoltà produttiva dello stabilimento». (la.bo.)

LA CRISI SI FA SENTIRE ANCHE NELLA GRANDE DISTRIBUZIONE 
Mobilità interna alle Coop Nordest 
Giovedì 18 febbraio prevista l’apertura di un nuovo supermercato

La crisi economica inizia a rosicchiare i margini di guadagno della grande distribuzione, che per ovviare ai mancati obiettivi fissati lo scorso anno riequilibria i propri organici. Accade anche alla Coop Nordest di via Colombo, dove i sindacati hanno avviato le trattative con l’azienda per cercare di fronteggiare scelte di spostamenti che, ovviamente, finiscono per ripercuotersi sulle famiglie dei lavoratori. A essere occupate nei supermercati, infatti, sono molto spesso le donne, con figli a carico o parenti da assistere.
Come riferito ai dipendenti dal sindacato della Uiltucs-Uil, lo scorso 4 febbraio all’Ipercoop di Gradisca si è tenuto un incontro per affrontare alcune problematiche inerenti l’area goriziana. In particolare, dopo aver relazionato sulla situazione delle vendite, dei preventivi e degli investimenti, l’azienda avrebbe comunicato l’intenzione di riequilibrare gli organici di alcuni negozi che si trovano in difficoltà. Tra questi, in particolare, la filiale di Monfalcone e, seppur a un livello inferiore, il punto vendita di Cormons. Sempre l’azienda avrebbe riferito che una parte dei lavoratori eventualmente trasferibili verrebbe assorbita dal polo commerciale di Cervignano, ma quest’ultimo non sarebbe comunque sufficiente a coprire tutti i posti (va tenuto conto che al punto vendita monfalconese dovrebbe rientrare anche il personale temporaneamente allocato in altre sedi).
«Innanzitutto – spiega dalla segreteria regionale della Uiltucs Miriam Cerne – è da precisare che gli spostamenti sono su base volontaria e che in ogni caso non è assolutamente contemplata, nemmeno per il futuro, la possibilità di licenziamenti. Putroppo la crisi si è fatta sentire anche nel settore alimentare e nessun supermercato ne risulta immune. L’azienda però è seria e dunque ora andremo a trattare la questione in un secondo confronto, dopo esserci rapportati ai lavoratori, per trovare un accordo che soddisfi le parti». Intanto, giovedì 18 un nuovo supermercato si affaccerà su via Boito. E viene spontaneo chiedersi se la torta clientelare presente sul territorio sarà sufficiente a sfamare tutte le bocche. (t.c.)

Terex verso il rientro dei 70 addetti

Terex è disponibile a valutare di sostituire il ricorso alla mobilità con quello della cassa integrazione straordinaria per tamponare la situazione ereditata da Fantuzzi Reggiane. Per lo stabilimento di Monfalcone, invece, il rientro dei 70 lavoratori ancora in Cigo dovrebbe essere imminente. Società e sindacati si ritroveranno lunedì e martedì per riprendere il discorso ed entrare nel dettaglio della proposta alternativa presentata dai sindacati secondo i quali il ricorso alla Cigs per un periodo di tre anni consentirà di ridurre drasticamente i numeri della mobilità a 30 addetti nei primi 36 mesi e ad altri 30 nei tre anni successivi.

Il Piccolo, 10 febbraio 2010
 
CONFRONTO TRA IL VERTICE DELL’AZIENDA, AMMINISTRATORI E POLITICI 
Fincantieri, Bono davanti a tre Consigli 
Per la prima volta l’ad sarà presente in Aula per parlare di carichi di lavoro, qualità delle navi, obiettivi

Per la prima volta che un amministratore delegato di Fincantieri varcherà la soglia del Consiglio comunale monfalconese, per l’occasione esteso anche agli enti locali limitrofi di Staranzano e Ronchi dei Legionari. Stasera, infatti, la Galleria espositiva di piazza Cavour ospiterà alle 18 l’audizione dell’ad Giuseppe Bono, il quale relazionerà sulla situazione industriale e sulle prospettive della società. L’incontro avrà luogo a una manciata di giorni dall’entrata in vigore del regime di cassa integrazione ordinaria, che attualmente interessa una novantina di maestranze dello stabilimento di Monfalcone, operanti perlopiù nell’Officina navale, ma anche nella salderia B e nei magazzini.
«Si tratta – ha commentato ieri mattina il presidente del Consiglio comunale Marco Ghinelli – di un’occasione importante che, spero, porterà tutti i consiglieri a prendere parte alla seduta. Alla luce degli scenari preoccupanti che sono emersi dagli organi di stampa, infatti, Bono illustrerà lo stato di salute dell’azienda e le prospettive future per l’occupazione locale. Inevitabilmente le sue parole avranno ricadute importanti sugli assetti sociali del territorio posto che, giocoforza, l’economia della nostra città, per piccole e grandi realtà, si regge per buona parte sullo stabilimento navalmeccanico di Panzano».
«È la prima volta – così ancora Ghinelli – che un amministratore delegato di Fincantieri affronta un consiglio comunale: la società, in questo caso, ha dimostrato nei nostri confronti della città una grande sensibilità, nonchè la volontà di mantenere un dialogo col territorio in cui si trova a operare. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che si tratta di una delle aziende più importanti d’Italia». Un evento rilevante, dunque, che vedrà la partecipazione anche delle amministrazioni comunali di Staranzano e Ronchi dei legionari. «Il mio auspicio – ha concluso Ghinelli, organizzatore dell’incontro – è che possano prender parte al Consiglio comunale anche molti cittadini, visto che l’assemblea è aperta al pubblico». (ti.ca.)

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
L’AD DI FINCANTIERI AI TRE CONSIGLI COMUNALI  
Bono: «La crisi passerà, ne usciremo più forti»  
«Il nostro obiettivo è riportare al lavoro i cassintegrati al più presto» 
APPELLO A SINDACATI, LAVORATORI, ISTITUZIONI: «DOBBIAMO ESSERE UNITI IN QUESTA BATTAGLIA»
 
 
di LAURA BORSANI

L’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, ieri sera, nell’ambito del Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, alla Galleria d’arte contemporanea, è stato chiaro: «Riporteremo i cassintegrati al lavoro, al più presto possibile. Stiamo lottando per questo, ma abbiamo bisogno che tutti i soggetti, dalle maestranze alle organizzazioni sindacali, alle istituzioni locali, alla Regione, al Governo, facciano la loro parte. La causa comune è la ripresa produttiva». Parole inequivocabili dal numero uno dell’azienda, sul presente e sul futuro della cantieristica navale. Il suo intervento al Consiglio intercomunale aperto ai cittadini è stato apprezzato, quale segno della disponibilità al dialogo e al confronto con la comunità. Bono ha risposto: «Bisogna dirci le cose, soprattutto in questi momenti difficili e delicati». Il manager ha quindi osservato: «Sono moderatamente ottimista, da questa crisi ne usciremo. Più forti. Ma tutti dobbiamo concorrere per gestire al meglio questa fase. Credo che Fincantieri possa avere ancora un futuro con le navi da crociera, però ce lo dobbiamo conquistare». Una chiamata corale a ”serrare le fila”. Ad essere uniti in questa battaglia volta a superare una «diseconomia di carattere congiunturale». Bono ha sostenuto che se Fincantieri consegnerà quest’anno solo due passeggeri, la Magic a marzo prossimo e la Queen Elizabeth a settembre, veri vanti per lo stabilimento monfalconese, realtà ben più collaudate come quelle francesi hanno dimezzato le commesse.
La crisi, dunque. Che, pur non in questa proporzione, «avevamo già prefigurato avendo impostato un progamma adeguato per limitare i danni». Bono lo ha poi osservato, andando a ritroso nel tempo: «Parte del sindacato e qualche componente politico del Governo di allora non ci hanno permesso l’operazione di quotazione in Borsa. Avrebbe significato più soldi in cassa. La Borsa non è un male. Se Fiat oggi registra il 30% in meno delle vendite, non è perchè è nel mercato azionario».
L’ad di Fincantieri ha snocciolato alcuni dati: nel 2009, rispetto al 2008, anno peraltro già critico, gli ordinativi si sono ridotti dell’85%. Nel 2009 è stata ”portata a casa” l’unica commessa al mondo, assegnata allo stabilimento di Monfalcone. Dove peraltro nel 2007 sono stati registrati 16 ordini. Risultato: bisogna procedere con determinazione, individuando gli strumenti più opportuni per salvaguardare il patrimonio industriale rappresentato da Fincantieri. Bono si è quindi soffermato sulla strategia produttiva che «pratica la delocalizzazione al contrario in fatto di occupazione». E ancora: «Con i nostri 8 cantieri distribuiti sul territorio nazionale, non ragionamo in termini di stabilimenti autonomi, ma di produzione unica». Una geografia consegnata dall’Italia pre-unitaria che «sicuramente sconta una diseconomia», ma per la quale il manager ha garantito: «I cantieri non li voglio chiudere. Monfalcone ha compiuto da poco i 100 anni. Al sito di Castellamare è esposto il quadro di un pittore francese che ha dipinto un varo del 1783. Pensate dunque che voglia chiudere i cantieri? Il mio ruolo di amministratore delegato mi impone, invece, di andare avanti».
Altri ordini di grandezza: per mantenere l’assetto produttivo sono necessarie 10-15 navi all’anno. Che fare ora che le commesse languono e si affacciano gli scarichi produttivi? «Cerchiamo di ripartire il lavoro, anche se ha un costo aggiuntivo».
L’ad di Fincantieri ha parlato di investimenti su Monfalcone: sono 150 milioni di euro negli ultimi anni. Una direzione di marcia volta al potenziamento produttivo per lo stabilimento di maggiore dimensione di Fincantieri, di cui ancora oggi l’azienda ne sostiene i costi. Quindi, il piano di ristrutturazione, con la procedura della cassa integrazione ordinaria. Procedura maturata nell’arco di un anno, considerato che «già nel 2008 abbiamo fornito alle organizzazioni sindacali una tabella specifica indicando dove avremmo fatto ricorso agli ammortizzatori sociali». Il messaggio, dunque, è stato ribadito: «Usciremo dalla crisi più forti di prima se ci sarà unione di intenti, perchè questo è un momento delicatissimo». Sono in gioco la competitività e la fidelizzazione degli armatori.

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
L’AD RIBADISCE L’ATTUALE A VOCAZIONE DELLA FABBBRICA CITTADINA: L’OBIETTIVO RESTANO LE NAVI DA CROCIERA 
Bono: per Fincantieri il settore militare non rappresenta un’alternativa valida

di LAURA BORSANI

La ”mission” dello stabilimento di Monfalcone resta quella della costruzione delle navi passeggeri. Un mercato sul quale Fincantieri ha puntato e continuerà a puntare, recitando un ruolo di leader a livello mondiale. La crocieristica rappresenta il 3% nell’ambito del comparto turistico: c’è ancora spazio da conquistare. Ed il settore militare non può rappresentare un’alternativa produttiva. È in questi termini che l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, si è espresso, l’altra sera, durante il Consiglio intercomunale di Monfalcone, Ronchi e Staranzano, sollecitato dagli interventi del pubblico.
Il capogruppo dei Ds, Barbara Zilli, ha posto i suoi interrogativi: quale potrebbe essere il volto di Fincantieri quando finirà, e se finirà, la crisi? La domanda di navi bianche, sempre più sofisticate, come si integra con i tempi serrati di consegna? E ancora: ci sono in vista commesse pubbliche? Il cantiere è attrezzato? Bono ha riposto: «Il settore militare è soggetto a specifiche leggi. Abbiamo un cantiere negli Stati Uniti, laddove vige l’obbligo della produzione in loco. Questo è il mercato». Ha aggiunto: «I nostri operai in America fanno 1800 ore l’anno. A Monfalcone l’assenteismo lo scorso anno ha rappresentato il 17%. Negli Usa, le ferie pagate sono pari a 2 settimane, in Italia siamo a 270 ore». Insomma, «è duro combattere con questa concorrenza». Il Governo? «Tutto non lo può fare – ha osservato Bono -. Anche se ci assegnassero i pattugliatori, si risolverebbe poco. Le commesse pubbliche non sostituiscono le navi da crociera». Lo stabilimento, ha aggiunto, non è attrezzato. Per compensare la realizzazione di una Dream da 38mila tonnellate di puro acciaio, ci vorrebbero almeno 7 Frem (fregate multimissione da 5.800 tonnellate): il bacino di Monfalcone non è strutturato per produzioni di serie.
Si è posto anche l’accento sull’impatto dell’azienda nel territorio. Il consigliere comunale di Staranzano, Adriano Ritossa, a nome del Pdl, ha osservato: «Questo territorio ha dato tanto a Fincantieri, in termini urbanistici e non solo», ponendo la questione in termini di opportuni ”ritorni”. Concetto toccato anche dal consigliere provinciale e comunale dell’Unione di centro, Giorgio Pacor, che ha sostenuto come «Fincantieri debba farsi carico dell’impatto sulla città». Bono ha spiegato: «Noi facciamo industria, la tassazione alla fonte è fortissima. Non possiamo, nè ci compete, farci carico della questione sociale, della quale si devono occupare le istituzioni». Pacor ha infine posto la necessità di dismettere la ferrovia Ronchi-Panzano, che taglia in due al città, per utilizzare la linea costruita dal Consorzio industriale che da De Franceschi è facilmente collegabile al cantiere.

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
Pizzolitto all’ad di Fincantieri: su impatto sociale e sicurezza l’azienda faccia la sua parte 
Il sindaco pone a Bono le condizioni per rendere efficace la collaborazione. Sul tappeto anche la questione amianto

di LAURA BORSANI

Lavoratori, sicurezza, amianto e impatto sociale. La sinergia proposta dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, per fronteggiare la crisi economica, non può prescindere da queste priorità. Parte integrante di un impegno che tenga conto di tutte le sfaccettature presenti nella realtà industriale di Panzano, che rappresenta il maggiore stabilimento del Gruppo aziendale.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, all’indomani del confronto alla Galleria d’arte con il numero uno di Fincantieri, mette in campo precise condizioni. Perché fare quadrato attorno allo stabilimento, significa farsi carico di tutte le istanze. Partendo dalle maestranze e dalle contingenti difficoltà occupazionali, ma abbracciando contestualmente aspetti che sono frutto della storia di un cantiere che si è sempre identificato con il territorio.
Pizzolitto esordisce con le premesse. «Esprimo apprezzamento per come l’amministratore Bono intende affrontare la situazione e le prospettive. Il coraggio e la determinazione di cogliere le tendenze anticicliche del mercato globale al fine di rendere Fincantieri più forte e competitiva all’uscita dalla crisi. E la fiducia nella ripresa del comparto. Il suo messaggio ha espresso l’ottimismo della ragione. In questo contesto c’è bisogno di una sinergia profonda tra i soggetti interessati, compresi il Comune e le Organizzazioni sindacali. Questo è il momento di unirsi. Come sta accadendo nel coordinamento sulla cantieristica, dove sindaci, sindacati e azienda stanno operando al fine di reperire gli strumenti per resistere alla crisi e uscirne nel modo migliore».
Ed è proprio sul modo di fare sinergia e sugli obiettivi da perseguire che il sindaco pone l’accento. Un ”patto di coesistenza azienda-territorio” che potrebbe tradursi in una sorta di ”osservatorio permanente”, al fine di monitorare e di fornire le risposte più adeguate. «Investiti dalla crisi – dice Pizzolitto -, la sinergia potrebbe diventare strutturale. In questo senso, ritengo di dover evidenziare alcuni punti non trascurabili». In primis, la competenza delle maestranze, per la quale il sindaco fa proprie le parole espresse da Japec Jakopin, durante l’inaugurazione della Seaway: «Mi trovo d’accordo sulla volontà manifestata dal manager sloveno di cavalcare la crisi identificando il presente per immaginare il futuro migliore. La Seaway si è insediata a Monfalcone per i vantaggi logistici e per i servizi offerti, ma anche per la qualità delle maestranze del territorio, competenti e affidabili. Faccio pertanto mia questa riflessione ponendola quale punto di partenza essenziale se si vuole che la sinergia in qualche modo obbligata per lo stabilimento di Panzano, diventi permanente. Voglio altresì incontrare le Rappresentanze sindacali di base per rinnovare la fiducia nei confronti dei lavoratori».
Quindi la questione-sicurezza: «La sicurezza sul posto di lavoro – continua il sindaco – significa senso civico e cultura, principi che considero rispettati dai lavoratori. Ma ritengo che debba rappresentare anche un valore aziendale enorme. Per questo è necessario riflettere sull’opportunità di maggiori investimenti, a vantaggio della stessa immagine di Fincantieri». Terzo aspetto, l’amianto: «Il Comune – continua Pizzolitto – si è costituito parte civile al processo relativo ad alcune vittime dell’amianto. Lo voglio ribadire: non cerchiamo vendetta, ma giustizia. Siamo convinti che uno sviluppo compatibile sia una questione del tutto attuale e che non si faccia mai abbastanza in termini di impegno su questo fronte». Il sindaco quindi prospetta l’ultima condizione: «Va tenuto sotto controllo anche l’impatto sociale che l’azienda procura. Ritengo che sia necessario un coordinamento profondo. L’impegno e lo sforzo devono essere congruenti rispetto alla realtà contingente. Questa tematica, come per la sicurezza sul posto di lavoro, va considerata come un valore aziendale».

Il Piccolo, 18 febbraio 2010

Metalmeccanici Cgil a congresso per scegliere il segretario provinciale 
Candidato unico l’uscente Thomas Casotto schieratosi con Epifani

 
La Fiom-Cgil provinciale va oggi a congresso, nella sala maggiore della Galleria d’arte contemporanea a Monfalcone, divisa tra la mozione presentata dal leader della Cgil, Guglielmo Epifani, e quella che vede tra i primi firmatari anche il segretario nazionale dei metalmeccanici, Gianni Rinaldini.
Un documento che, però, è rimasto minoritario anche all’interno della categoria, come hanno dimostrato meno di un mese fa anche le elezioni per rinnovo della Rappresentanza sindacale unitaria dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone.
Il segretario provinciale uscente della Fiom. Thomas Casotto, si è schierato con Epifani, come ha fatto anche il segretario dei metalmeccanici friulani, Maurizio Balzarini.
E Casotto, salvo sorprese dell’ultima ora, resta l’unico candidato alla guida della Fiom isontina. Nonostante la diversità di vedute che esiste all’interno della categoria, la posizione appunto minoritaria dei seguaci di Rinaldini e di Giorgio Cremaschi, altro componente della segreteria nazionale della Fiom, potrebbe aver suggerito di evitare uno scontro diretto che sarebbe risultato in ogni caso perdente.
In un momento in cui fra l’altro la crisi continua a produrre cassa integrazione ordinaria e rischia di mietere delle vittime (vedi la situazione estremamente delicata della Eaton di Monfalcone) nella provincia di Gorizia.
«”Non vogliamo fare un’altra cosa: siamo Cgil prima e dopo il congresso», aveva comunque sottolineato il segretario regionale della Fiom, Paolo Roccasalva, durante la presentazione a dicembre della seconda mozione, presente il leader dell’organizzazione Gianni Rinaldini.
La mozione contrapposta a quella di Epifani è stata presentata non solo da Rinaldini, ma anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil.
Per quel che riguarda l’Isontino spetta proprio alla Fiom aprire la serie di congressi di categoria che proseguiranno tra fine febbraio e inizio marzo per approdare poi, il 10 marzo e 11 marzo sempre nell’ex mercato di Monfalcone, al momento di sintesi rappresentato dal congresso della Cgil provinciale. La Cgil regionale andrà invece a congresso il 22 e 23 marzo a Zugliano.

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
PRIMA GIORNATA DEL CONGRESSO PROVINCIALE DEI METALMECCANICI DELLA CGIL 
Da Casotto l’appello all’unità interna 
A confronto le diverse mozioni sindacali, ma per il segretario uscente rielezione scontata

Il rinnovo dei vertici della Fiom-Cgil terrà conto della presenza della voce di quanti si riconoscono nella mozione presentata tra gli altri dal leader dell’organizzazione Gianni Rinaldi e di fatto contrapposta a quella del segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani. «In un momento di difficoltà per tutte le grandi aziende metalmeccaniche dell’Isontino la Fiom deve dotarsi di un gruppo dirigente coeso», ha affermato ieri nella prima giornata del congresso provinciale dell’organizzazione il segretario della Fiom, Thomas Casotto, la cui rielezione oggi pare scontata e che nella mozione Epifani si riconosce. In provincia la tesi del leader della Cgil ha raccolto ben l’84% dei consensi all’interno delle fabbriche del comparto contro l’11,4% del documento sottoscritto anche da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, e Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil. Nonostante la supremazia già conquistata sul campo, la volontà è appunto quella di arrivare a una composizione. «La democrazia interna è una questione che richiede tolleranza e rispetto reciproci – ha detto Casotto -. Qualche scricchiolio c’è stato, ma mi auguro che qualsiasi gruppo dirigente esca da questo congresso sia coeso, a prescindere dal fatto che i componenti si riconoscano in una o l’altra mozione». Come ha sottolineato Casotto, gli effetti della crisi sul territorio continuano a essere pesantissimi. Gli ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che, nel portare il saluto dell’amministrazione comunale, ha ribadito il proprio impegno per la salvaguardia dei 310 posti di lavoro della Eaton di Monfalcone. «”La Eaton va difesa, subito, a oltranza – ha detto Pizzolitto -, perché la sua chiusura rappresenterebbe una perdita devastante per il territorio. Bisogna costringere la società a uscire allo scoperto e a dichiarare le sue intenzioni». Alla prima giornata del congresso provinciale della Fiom, che si chiuderà oggi con l’elezione del nuovo direttivo, sono intervenuti anche l’assessore provinciale alle Politiche sociali Licia Morsolin e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus, oltre che Fausto Durante della segreteria nazionale Fiom. Tra i delegati del congresso presenti nella sala della Galleria d’arte contemporanea anche tre lavoratori del Bangaldesh, rappresentanti della Rsu dell’Adriatica, ditta dell’appalto Fincantieri. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 febbraio 2010
 
La Fiom conferma Casotto segretario 
Anche due bengalesi entrati nel nuovo direttivo provinciale

La Fiom-Cgil provinciale chiude il suo congresso ricompattando le sue due anime, quella ampiamente maggioritaria agganciata alla mozione presentata dal segretario nazionale del sindacato Guglielmo Epifani e quella minoritaria che si riconosce invece nel documento sottoscritto anche dal leader dei metalmeccanici Gianni Rinaldini. Lo fa dando rappresentanza nel direttivo di 36 componenti anche alle posizioni minoritarie (4 rappresentanti pari all’11,4% di voti raccolti dalla mozione 2 nelle fabbriche) e con un documento che affronta l’emergenza reale per il territorio isontino: la crisi, la riduzione dei posti di lavoro, l’esigenza di ampliare il ricorso alla cassa integrazione per evitare nuovi tagli. La Fiom, compatta, chiede però anche la costituzione di un tavolo provinciale per mettere in contatto diretto domanda e offerta di lavoro, valutare le nuove opportunità di insediamenti produttivi e sostenere lo sviluppo di un’industria ”verde”, che punti sulle fonti rinnovabili, ricerca e tecnologia.
A sottolinearlo è Thomas Casotto, riconfermato ieri a Monfalcone per altri quattro anni alla guida della Fiom provinciale, come gli altri componenti della segreteria (Fabio Baldassi, Moreno Luxich, Ada Blasini). «La richiesta vuole dare gambe a quanto prodotto dalla Conferenza economica di gennaio – spiega il segretario provinciale della Cgil isontina Paolo Liva -. Il tavolo dovrebbe essere uno strumento operativo per capire ad esempio quale sarà l’occupazione di Mangiarotti a Monfalcone e quali i percorsi formativi da mettere in campo, ma anche quale sia l’effettiva incidenza della crisi nel territorio». Il tavolo, trasversale, potrebbe inoltre consentire di affrontare il nodo della creazione di un solo Consorzio industriale in provincia, in grado quindi di effettuare una promozione unica del territorio e pianificare in modo omogeneo la crescita delle zone industriali dell’Isontino.
«È quanto chiediamo da tempo, ma la politica finora non ha trovato una soluzione», aggiunge Liva, che si augura anche la confederazione riesca a raggiungere nel congresso in programma a metà marzo, sempre a Monfalcone, una composizione delle due aree della Cgil. Il direttivo della Fiom uscito dalla due-giorni monfalconese comunque non dà solo spazio (a differenza della segreteria) alla mozione Moccia-Rinaldini-Podda, ma segna l’ingresso di due lavoratori del Bangladesh e di altri sette nuovi componenti. L’obiettivo, come spiega Casotto, era quello di ringiovanire il direttivo e di dare rappresentanza alle realtà medio-piccole dell’industria metalmeccanica isontina.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 marzo 2010
 
I sindacati dei metalmeccanici in Consiglio comunale per parlare di crisi e occupazione

Fincantieri ha acquisito due nuove commesse per Princess Cruises dopo quella del dicembre scorso per Carnival cruises. Le prospettive dello stabilimento di Monfalcone sono quindi cambiate, in meglio. Gli ordini sono arrivati però con una tempistica tale da non scongiurare l’avvio della cassa integrazione all’inizio di febbraio.
È questo il quadro rispetto al quale il Consiglio comunale di Monfalcone si confronterà giovedì, alle 20.30, con le rappresentanze sindacali unitarie dello stabilimento di Panzano e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici. Il dibattito sul presente e sul futuro di Fincantieri, attorno alla quale ruota buona parte dell’economia della provincia, non si è esaurito quindi con l’audizione il 10 febbraio scorso dell’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono, che nel suo intervento ha toccato punti sui quali i sindacati intendono espriemersi. Nella seduta si discuterà anche della situazione complessiva dell’economia locale.

Il Piccolo, 03 marzo 2010
 
Capobianco: «Illegalità negli appalti in Fincantieri? La Fiom dice fregnacce» 

«Non è corretto ascoltare questo genere di ”fregnacce” senza un contraddittorio. Non parteciperò più a iniziative in cui non mi sia data la possibilità di un confronto. È una falsità mettere sotto accusa la sicurezza sul lavoro quando tutti i dati sugli infortuni indicano una situazione in via di miglioramento». Così è sbottato, dal suo posto di prima fila, il direttore dello stabilimento Fincantieri di Panzano, Paolo Capobianco, quando il sindacalista della Fiom, Thomas Casotto, tra i relatori alla presentazione del volume sulla criminalità curato da Fabio Del Bello, ha imputato anche alla scarsa sicurezza sul lavoro e al mancato rispetto dei diritti dei lavoratori in Fincantieri le cause di disordine sociale a Monfalcone. Capobianco ha reclamato una par condicio o quanto meno un diritto di replica sulle affermazioni di Casotto. Il sindacalista aveva rilevato come «la politica degli appalti incida sulla sicurezza sul lavoro e ponga anche problemi di criminalità. La sicurezza – ha detto – coinvolge lavoratori diretti e dell’appalto come confermato dai due infortuni mortali verificatisi nel 2008. Ci sono denunce a cadenza settimanale – ha aggiunto il sindacalista – da parte dei lavoratori per buste-paga e versamenti irregolari, ditte ”fantasma”». È stato a questo punto che Capobianco si è fatto sentire. «Sono dati irreali, assolutamente non veritieri. Ci sono controlli, c’è un Protocollo di trasparenza che dimostra come ci sia la volontà di fornire le massime garanzie. È grave venire qui a sputare così nel piatto dove si mangia. Documentatevi».
C’è stato non poco imbarazzo tra i presenti. Casotto ha concluso rapidamente il suo intervento, rilevando come la crisi economica rischia di innescare una guerra tra poveri e di creare tensioni sociali sempre più gravi con ripercussioni sulla vita dell’intera città. (f.m.)

Il Piccolo, 17 marzo 2010
 
Paolo Liva resta alla guida della Cgil 
Il direttivo provinciale costituito per il 40% da donne. C’è anche un bengalese

Paolo Liva è¨ stato riconfermato ieri alla guida della Cgil provinciale assieme a tutta la segreteria uscente e quindi a Flavio Bisiach, Ada Blasini e Orietta Olivo, che si riconosceva nella mozione contrapposta a quella del leader nazionale del sindacato Guglielmo Epifani.
«Orietta Olivo, come Ada Blasini, era in segreteria solo da 18 mesi e in questo periodo ha dimostrato di lavorare bene – ha spiegato ieri dopo la rielezione Liva – per costituire il dipartimento welfare dell’organizzazione. E’ quanto il direttivo, all’unanimità, ha riconosciuto, indifferentemente dalle posizioni di partenza».
Partito appunto su due mozioni, come nel resto della regione e d’Italia, il congresso provinciale della Cgil, ospitato a Monfalcone e tenuosi nella sala della Galleria d’arte contemporanea di piazza Cavour, si è chiuso il ricompattamento del gruppo dirigente sui problemi, non pochi, esistenti nell’Isontino.
Il direttivo uscito dalla due giorni monfalconese è così formato da 41 componenti, per il 40 per cento donne, in cui trovano spazio i giovani e anche i lavoratori extracomunitari.
Nel direttivo è stato infatti eletto un lavoratore originario del Bangladesh, delegato della Rappresentanza sindacale unitaria tutta bangladesha di una ditta in appalto di Fincantieri.
«Il direttivo cerca di rispondere a tutte le particolarità del nostro territorio», ha sottolineato ieri il riconfermato segretario Paolo Liva.
Nella provincia di Gorizia la mozione Epifani raccoglie comunque il miglior risultato in regione con l’82,5% dei consensi contro il 17,5% della mozione sottoscritta da Domenico Moccia, segretario generale dei bancari della Fisac, Carlo Podda, alla guida della Funzione pubblica della Cgil, e dal leader nazionale dei metalmeccanici Gianni Rinaldini.
«E’ stata colta però la necessità di andare avanti e oggi (ieri, ndr) tutti sono entrati nel merito – ha sottolineato Liva alla fine del congresso – dei problemi della provincia». Liva, già segretario della Fiom-Cgil, li ha elencati nella sua relazione introduttiva, lunedì pomeriggio, avanzando però anche alcune ipotesi di rilancio dell’economia isontina.
A iniziare dallo sviluppo del porto di Monfalcone che la Cgil ritiene centrale. A tirare le fila del confronto interno ieri è stata invece Morena Piccinini della segretaria nazionale della Cgil. (la. bl.)