Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
CONFERENZA REGIONALE A TRIESTE 
L’amianto uccide ogni anno sessanta persone in regione

«Ogni anno in Friuli Venezia Giulia muoiono 60 persone per mesotelioma della pleura. Considerando che nel 2008 i morti di infortunio sul lavoro sono stati 30, ci si rende conto della strage che ci troviamo ad affrontare». Con queste parole il presidente della Commissione amianto Mauro Melato ha dato il via alla quarta Conferenza regionale sull’amianto in Friuli Venezia Giulia. La giornata dei lavori ha visto alternarsi numerosi relatori che hanno affrontato il problema amianto nelle sue articolazioni sanitarie, ambientali, giuridiche. «In regione sono ancora presenti infinite quantità di questo materiale – ha detto Melato – perlopiù disperse in piccoli depositi». L’intervento di Enrico Bullian, componente della Commissione amianto, si è concentrato proprio sulla bonifica dei siti contaminati: «Tra 2001 e 2008 i piani di lavoro regionali hanno registrato un aumento continuo degli interventi – ha detto -, passando dalle poche centinaia degli anni ’90 ai 2631 di due anni fa». Bullian ha indicato l’esempio da seguire nel progetto di microraccolta per privati portato avanti dalla provincia di Gorizia: «Gorizia è all’avanguardia in questo settore – ha spiegato Bullian – mentre Trieste il progetto è agli inizi: la provincia registra un basso numero di domande d’intervento da parte dei privati». Bullian ha poi sottolineato l’esistenza in regione di diversi casi di grave inquinamento: in provincia di Trieste sono si segnalano l’ex raffineria Aquila e lo Scalo legnami di Servola.
Giorgio Matassi, di Arpa Fvg, ha delineato le proporzioni del problema: «Abbiamo censito oltre un milione di metri quadri sul territorio regionale, e si segnalano 752 strutture associate a 335 soggetti dichiaranti». Anche le conseguenze sanitarie sono in continua crescita, e secondo gli studiosi picco delle malattie correlate arriverà soltanto nel 2015-2020: «Nel frattempo Trieste e Gorizia sono le province con la maglia nera in Italia – ha commentato Melato – assieme a Genova e La Spezia». Maria Giovanna Munafò, membro della commissione e tra gli organizzatori della sorveglianza sanitaria regionale, ha riportato i dati sugli esposti: «In regione abbiamo 8400 iscritti al registro degli esposti amianto, di cui 5032 per motivi professionali». Di questi i cittadini della provincia di Trieste sono 2877, mentre i monfalconesi e isontini sono 1321. Per rapporto esposti-abitanti, Gorizia detiene il triste primato della provincia “più esposta”. All’alto numero degli esposti consegue la diffusione delle malattie asbesto-correlate: «Il problema dei mesoteliomi è importantissimo nella zona costiera – ha affermato la responsabile del registro mesoteliomi Renata De Zotti – e l’andamento dei dati non accenna a una riduzione dei casi con il passare degli anni». I procuratori capo dei tribunali di Gorizia e Trieste, Caterina Ajello e Michele Della Costa, hanno esposto il versante giuridico del “dramma amianto”: «Lancio un grido di dolore – ha detto Ajello – perché per fare il nostro lavoro abbiamo bisogno di più aiuto da parte dell’Ass: queste indagini non possono essere condotte solo dalle forze dell’ordine, serve personale specializzato che solo l’azienda ci può fornire».

Giovanni Tomasin

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LA DENUNCIA DELL’EX SINDACALISTA ED ESPOSTO LUIGINO FRANCOVIG 
Processi amianto, la carenza di magistrati allunga i tempi 
Esigue anche le risorse economiche per tradurre gli studi scientifici in concrete risposte terapeutiche

Il procuratore capo della Repubblica di Gorizia, Caterina Ajello lo ha dichiarato in occasione della quarta Conferenza regionale dedicata all’amianto, tenutasi a Trieste il 10 febbraio scorso: la magistratura non è sufficiente per fronteggiare i processi in ordine ai decessi dei lavoratori esposti al minerale. Con ciò ponendo il problema in relazione ai tempi dei procedimenti. È stata presa in considerazione anche la questione legata alla necessità di avvalersi di tecnici specializzati ai fini della ricostruzione inquirente nell’ambito delle indagini. A rilanciare il problema è l’ex sindacalista ed esposto all’amianto, Luigino Francovig. «Ho assistito alla Conferenza regionale – spiega – e sono emerse importanti questioni. In primis, la carenza di magistrati assegnati ai processi per l’amianto, come ha sostenuto il procuratore capo di Gorizia. È un problema reale: quale garanzia c’è affinchè vengano espletati i processi in tempi congrui? Sono aspetti, è stato spiegato alla Conferenza, già esposti al Consiglio superiore della magistratura, ma intanto la realtà resta quella dell’evidente divario tra i procedimenti che faticano a giungere a sentenza, mentre dall’altro si continua a morire di amianto. Si è parlato di 60 decessi all’anno».
Francovig si sofferma sull’aspetto sanitario: «Durante la Conferenza una ricercatrice di Trieste ha messo in evidenza l’esistenza di studi importanti sulle malattie legate all’esposizione all’amianto, ma non ci sono risorse economiche per tradurre questi percorsi scientifici in percorsi terapeutici. Con ciò senza considerare i potenziali rischi provocati anche dall’utilizzo nelle fabbriche degli attuali materiali. E ancora: che indicazioni ci sono a proposito del Centro specialistico ipotizzato a Monfalcone, come pure dell’assistenza specialistica decentrata? Il piano socio-sanitario regionale prevede evidenti riorganizzazioni per l’ospedale di San Polo e per quello di Gorizia. Ci si chiede pertanto quale prospettiva di cura può avere un ammalato esposto all’amianto?». Francovig conclude: «La Conferenza regionale ha messo in luce aspetti sui quali è necessario riflettere. Sarebbe auspicabile un piano complessivo, che possa coordinare gli interventi oggi prodotti dalle singole e rispettive istituzioni, per affrontare questa complessa e drammatica problematica in modo più incisivo». (la. bo.)

Il Piccolo, 10 marzo 2010
 
ACCORPATI DAL TRIBUNALE DI GORIZIA SU RICHIESTA DEL PM DUE PROCEDIMENTI 
Morti d’amianto, tre rinvii a giudizio 
Indagini sul ruolo ricoperto da Marino Visintin nell’ambito di Fincantieri

Due nuovi procedimenti per omicidio colposo legati a due decessi per esposizioni all’amianto sono approdati ieri dinanzi al giudice dell’udienze preliminari Paola Santangelo. I due fascicoli sono stati riuniti e il giudice, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Luigi Leghissa, ha rinviato a giudizio Manlio Lippi, Enrico Bocchini e Vittorio Fanfani, che all’epoca dei fatti erano ai vertici dell’Italcantieri. Sono state ammesse anche le parti civili rappresentante dai familiari dei due operai i cui decessi sarebbero legati all’amianto.
L’accusa agli imputati è di aver omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e si sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Il processo è stato fissato per il 13 aprile dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Gorizia.
È stata invece stralciata la posizione di Mario Abbona e Marino Visintin per ulteriori accertamenti sulle funzioni ricoperte all’interno del cantiere di Monfalcone. Abbona era addetto al servizio centrale di sicurezza del gruppo, mentre Visintin era responsabile della sicurezza all’interno dello stabilimento di Monfalcone nel periodo tra il 1972 e il 1992.
Visintin non è la prima volta che viene chiamato in causa in questi procedimenti legati all’amianto. Nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste Visintin non era stato indagato, ma sentito come teste. In un altro caso, quello avviato dalla Procura della Repubblica di Gorizia invece il pm aveva chiesto per Visintin il rinvio a giudizio. Ma il Gup, sposando la linea della procura triestina, richiesta non accolta dal gup che aveva prosciolto Visintin. Ma la vicenda giudiziaria non si è conclusa: il pubblico ministero ha impugnato la decisione di proscioglimento ricorrendo alla Corte di Cassazione, che ha disposto una parziale riapertura delle indagini nei confronti di Visintin per accertare se i dipendenti colpiti dalla malattia fossero gerarchicamente sottoposti a Visintin oppure se i loro capi fossero altri.
Marino Visintin per questo suo coinvolgimento nell’inchiesta ha già pagato sul piano politico con le dimissioni da assessore al Lavoro. Nell’ambito del centrosinistra, che governa la Provincia, si era aperto un anno fa un vivace dibattito con Rifondazione comunista che aveva chiesto con forza le sue dimissioni. Sulla stessa posizione anche il centrodestra che aveva rimarcato come più volte il presidente Gherghetta avesse espresso la volontà che la Provincia si costituisse parte civile nei processi per le morti da amianto. (fra. fem.)

Il Piccolo, 12 marzo 2010

CONVENZIONE CON LA PROVINCIA 
Parte alla Svoc la bonifica dell’amianto

Parte la bonifica dell’eternit alla Società velica Oscar Cosulich. Riguarda un deposito di imbarcazioni adibite alla scuola di vela, per il quale è stata sottoscritta una convenzione tra la Provincia di Gorizia e la società di Panzano. L’importo stabilito è di 31,7 mila euro, di cui 20mila garantiti dall’ente provinciale e i restanti in compartecipazione dalla stessa Svoc. L’intervento, ha spiegato il presidente della società velica, ingegner Sergio Lapo, vuole essere un primo, importante passo lungo il percorso di risanamento e sistemazione delle strutture. La bonifica del deposito rappresentava una «spina nel fianco», da tempo ritenuta urgenza prioritaria, che ha trovato la solerte e piena disponibilità della Provincia. I lavori partiranno lunedì e dureranno un mese. Lavori, peraltro, ”inaugurati” dal maltempo dell’altro giorno, quando la bora ha scoperchiato parte del tetto in eternit, mentre era in preparazione il cantiere. «Ci auguriamo – ha aggiunto Lapo – che questa bonifica possa rappresentare l’inizio di una serie di interventi di risanamento e di restauro di tutta la sede. Per questo, avvalendoci delle leggi in vigore, intendiamo insistere con la Regione per il reperimento delle risorse».
Nel giro di un anno, da quando la società ha posto il problema della bonifica all’avvio dei lavori, espletati tutti i necessari passaggi burocratici, si va dunque verso la risoluzione di un annoso problema. La convenzione stipulata costituisce un ”modello funzionale” di compartecipazione tra pubblico e privato, ha evidenziato l’assessore provinciale dallo Sport, Sara Vito. La Provincia ha garantito 20mila euro, mentre i restanti 11mila saranno a carico della Svoc. Un impegno finanziario non indifferente, per la società velica. La formalizzazione della convenzione è avvenuta nell’autunno 2009. «Abbiamo accolto l’istanza della Svoc per due ordini di motivi – ha continuato l’assessore Vito -, per l’urgenza dell’intervento di bonifica in sè, che rientra nell’ambito della politica della Provincia volta alla lotta contro il problema-amianto, e per l’importanza della società sportiva, fucina di atleti di grande livello. Il segnale è che, lavorando insieme, si riescono a ottenere risultati di qualità.». L’assessore ha spiegato che la Provincia ha investito molto sull’impiantistica sportiva, un milione di euro, che sarà liquidato a breve per realizzare interventi in tutti i Comuni dell’Isontino. «L’intenzione è quella di garantire almeno un intervento per ogni Comune, in una logica di pianificazione mirata. I finanziamenti relativi alla bonifica per la Svoc, invece, sono risorse suppletive, legate a fondi residui erogati attraverso la convenzione». (la.bo.)

Il Piccolo, 19 marzo 2010
 
LA GRAVE SITUAZIONE DEL TRIBUNALE ESAMINATA DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO 
Mancano giudici, processi per l’amianto a rischio 
È emersa la necessità di chiedere al ministero e al Csm di dichiarare Gorizia sede disagiata

di FRANCO FEMIA

I processi per i casi d’amianto sono a rischio per la carenza di giudici. Lo ha accertato il Consiglio giudiziario del distretto, presieduto dal presidente della Corte d’appello Mario Trampus, riunitosi in via straordinaria a Gorizia proprio per focalizzare la grave situazione in cui versa il tribunale, struttura ritenuta insufficiente per far fronte alla domanda di giustizia che emerge nel circondario.
Il prossimo trasferimento di tre magistrati giudicanti (Vicinanza, Bigattin e Masiello) di fatto impedirà lo svolgimento dei processi per l’amianto – tra gli altri a ruolo ce ne sono due con un centinaio di parti civili – se non attraverso l’applicazione di giudici dei tribunali di Udine e Pordenone. Ma anche la parte ordinaria rischia di collassare perché opererebbero al tribunale di Gorizia solo un gip e un giudice monocratico. Per questo motivo concorde è stata la richiesta al ministero della Giustizia e al Csm di dichiarare il tribunale di Gorizia sede disagiata in modo da incentivare l’arrivo di nuovi giudici. Il sindaco Ettore Romoli, presente all’incontro assieme al presidente della Provincia Enrico Gherghetta, ha assicurato il suo interessamento con il ministro Alfano perché la richiesta venga esaudita. «È importante che il Consiglio giudiziario si sia riunito a Gorizia – ha detto Romoli – perché ha acceso i riflettori sulla gravissima situazione in cui versa il tribunale, la cui amministrazione della giustizia rischia di diventare ingestibile».
È emersa anche la necessità che venga aumentata la pianta organica del tribunale passando dagli attuali 11 a 18 giudici. «Ma noi ci accontenteremo anche di 15», ha detto il presidente dell’Ordine degli avvocati Silvano Gaggioli.

Il Piccolo, 20 marzo 2010
 
DIPENDENTI DI DIVERSE AZIENDE DEL MONFALCONESE CHIEDONO UN RISARCIMENTO ECONOMICO PER IL DANNO SUBITO 
Amianto, già 400 esposti si appellano al giudice del lavoro 
Le prime udienze previste a inizio di giugno. Le pratiche raccolte in sei mesi dallo sportello Inca della Cgil

Sono oltre 400 i lavoratori di fabbriche del Monfalconese esposti all’amianto che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, cioè il risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto eventualmente erogato dall’Inail.
Tante sono le pratiche che nell’arco di poco più di sei mesi ha raccolto l’apposito sportello creato dall’Inca della Cgil, nella sede situazione nel complesso Paciana, tra via Bixio e via 9 Giugno.
Le prime udienze davanti al giudice del Lavoro di Gorizia sono attese per l’inizio di giugno, come spiega l’avvocato Giancarlo Moro, esperto in diritto del lavoro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo.
La maggior parte dei casi riguarda lavoratori del cantiere navale, diretti e indiretti, affiancati però da persone impiegate all’Ansaldo, in porto, alla centrale elettrica, allora Enel, Cartiera Burgo e Ferrovie dello Stato, tutti residenti nel Monfalconese e nella Bassa friulana.
Allo sportello della Cgil si sono rivolti però anche cittadini che hanno contratto patologie asbestocorrelate nella propria abitazione, vicina ai posti di lavoro dove l’amianto si è usato in modo massiccio in alcuni periodi. L’obiettivo della Cgil rimane del resto quello di “dare tutela a tutti”. «La malattia più diffusa sono le placche pleuriche – spiega l’avvocato Moro -, che però ottengono tra 1 e 5 punti dall’Inal. Peccato che i risarcimenti scattino dal sesto punto in poi». Per questi lavoratori, secondo il legale, la tutela risarcitatoria è l’unica opzione quindi a fronte dei danni alla salute subiti. La strada dei procedimenti penali va perseguita e la Cgil si costituisce parte civile ogni volta che si va a processo. «La Procura, la cui attività vediamo con favore, in primis si occupa però dei reati più gravi, cioè l’omicidio colposo – afferma Moro -, e non potrà, con le forze a disposizione, perseguire tutti i reati per le patologie medie o minori». Che, però, possono trovare una risposta attraverso il ricorso al giudice del Lavoro, secondo il legale, per il riconoscimento del “danno differenziale”. Quella del riconoscimento del danno differenziale è inoltre un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera.
I casi saranno valutati singolarmente dal giudice, ma il legale della Cgil auspica che possa essere utilizzato il notevole materiale probatorio già  accumulato per supportare i procedimenti penali e civili.
Laura Blasich

Il Piccolo, 31 marzo 2010
 
AL COMPUTER 
Si raccolgono e incrociano dati e documenti sulla vita del cantiere dal 1970 a oggi 
Amianto, al lavoro pool di 10 persone per rendere più celeri i processi

C’è un pool che lavora sui procedimenti per l’amianto. Un pool di 10 persone creato dalla Procura della repubblica e formato dai sostituti procuratori Luigi Leghissa e Valentina Bossi, da sei appartenenti alla forze dell’ordine (in gran parte carabinieri), due dirigenti del servizio di prevenzione e sicurezza sull’ambiente del lavoro dell’Azienda sanitaria isontina.
C’è poi a disposizione un consulente informatico e, grazie a un server fornito dalla Regione, la Procura sta informatizzando tutto quanto è necessario per snellire il lavoro legato all’esposizione all’amianto. «Si tratta di riscrivere la storia dei cantieri di questi ultimi anni», dice il procuratore Caterina Ajello. C’è da ricostruire 40 anni di storia dei cantieri, dal tipo e dalle modalità di costruzione delle navi, dai vertici apicali che si si sono succeduti in questi anni nello stabilimento di Panzano. Si tratta poi di memorizzare e incrociare migliaia di dati riferiti ai lavoratori e allo loro mansioni, il materiale documentale in possesso dei magistrati. Si stanno raccogliendo e informatizzando anche le testimonianze fornite dai familiari e dai colleghi degli dipendenti deceduti divise anche per periodi di lavoro.
Una mole di lavoro notevole ma che tornerà utile nell’economia processuale. Le informazioni raccolte e catalogate renderanno più spediti i procedimenti che per la materia trattata e per le numerose parti coinvolte – imputati, parti civili, periti e testimoni – si presentano assai complessi.
L’udienza del maxiprocesso, che vede sul banco degli imputati 26 tra dirigenti dell’ex Italcantieri e ditte che operavano nello stabilimento di Panzano, è fissata per il 13 aprile. Ma sarà ancora un’udienza interlocutoria dove il giudice monocratico sarà alle prese con le procedure preliminari legate ancora alla riunificazione dei numerosi fascicoli procedurali. Ma si tratta di una tappa importante di un processo atteso da anni dai familiari delle centinaia di vittime dell’amianto e che vedrà presenti come parti civili alcuni enti come il Comune di Monfalcone, la Provincia, l’Inail, l’Associazione esposti amianto e la Fiom-Cgil (fra. fem.)
 
APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO E AL MINISTRO ALFANO
«La Procura di Gorizia è in ginocchio» 
Ajello: «Ci restano solo tre magistrati». Cinque trasferimenti in pochi mesi

di FRANCO FEMIA

«Siamo in ginocchio. Da cinque sostituti procuratori a disposizione mi ritroverò presto solo con tre e con la gestione dell’inchiesta giudiziaria sull’amianto e anche con l’ordinaria amministrazione»: alla vigilia del maxiprocesso sull’amianto, il Procuratore della Repubblica Caterina Ajello lancia l’allarme. Ha già scritto al ministro della Giustizia Angelo Alfano per renderlo a conoscenza della situazione in cui versa il Palazzo di giustizia a Gorizia e ora la dottoressa Ajello è decisa a informare anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Non c’è pace dunque per la giustizia isontina alle prese da anni con un organico ristretto e con un valzer continuo di magistrati sia inquirenti che giudicanti. In un anno sono stati trasferiti, su loro richiesta, quattro sostituti procuratori ed ora un quinto, il dottor Fabrizio Suriano, è sul piede di partenza. Ne sono arrivati tre grazie al fatto che Gorizia è stata dichiarata sede disagiata, ma ora questa corsia preferenziale non esiste più.
Non si ride neppure al primo piano del palazzo di via Sauro. Il Tribunale entro l’estate perderà quattro magistrati giudicanti tanto che il maxi processo per l’amianto sarà presieduto direttamente dal presidente Matteo Trotta, non essendo altri giudici disponibili a seguire un procedimento che rischia di durare parecchi mesi se non qualche anno.
C’è, dunque, il rischio di prescrizione sui processi per l’amianto come sostiene l’Associazione esposti amianto? La dottoressa Ajello è fiduciosa, ritiene che per alcuni processi si possa arrivare al pronunciamento di 1° grado, che sarebbe un traguardo importante anche ai fini di una causa civile.
Oltre al maxiprocesso che vede riunite in un unico procedimento 102 parti lese, operai dei cantieri morti per asbestosi, sono pendenti in Procura procedimenti per altri 230 morti sempre per esposizione all’amianto. E altri fascicoli potrebbero arrivare negli uffici dei pm perché si ritiene che i decessi legati all’amianto proseguiranno ancora per molti anni.
«Noi stiamo lavorando a tamburo battente – dichiara l’Ajello -, è stato formato un pool coordinato da due sostituti procuratori impegnato a definire i fascicoli legati all’amianto».

Il Piccolo, 14 aprile 2010
 
UDIENZA LUNEDÌ 26 APRILE
Si gonfia il maxi-processo sull’amianto 
Aggiunti altri procedimenti. Un centinaio i cantierini deceduti

di FRANCO FEMIA

Si irrobustisce il già corposo fascicolo processuale che riguarda i morti da amianto. Due nuovi procedimenti, riferiti ad altrettanti presunti decessi per asbestosi, sono approdati ieri sul tavolo del giudice monocratico Emanuela Bigattin. E, come è accaduto per gli ultimi casi, anche questi su richiesta del pm Luigi Leghissa, vanno a confluire in quel mega-processo che è stato avviato dal tribunale di Gorizia e che prenderà il via lunedì 26 aprile.
Con i procedimenti di ieri si chiude questa fase procedurale dell’inchiesta sulle morti da amianto avviata dalla Procura della Repubblica e che riguarda esclusivamente decessi di quanti hanno lavorato all’interno del cantiere di Panzano. Altre decine di denunce sono ancora al vaglio del pool di magistrati, forze dell’ordine e tecnici che è stato creato appositamente dalla Procura goriziana. Ma saranno tutti casi che formeranno un successivo processo dal momento che non si è neppure arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio e quindi all’udienza preliminare. Inoltre,continuano i decessi legati all’esposizione all’amianto e, secondo le previsioni, continueranno fino al 2020.
Sarà lo stesso presidente del tribunale Matteo Trotta in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. Devono rispondere di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo perché nel frattempo deceduti Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere.
Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti d’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil.
Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perché il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testi. Si preannuncia, comunque, un processo complesso che richiederà numerose udienze per ascoltare testimoni e nel quale ci sarà anche il confronto tra le perizie dell’accusa e della difesa. Ma il dottor Trotta è intenzionato ad accelerare i tempi proponendo udienze molto ravvicinate in modo da poter arrivare in tempi ragionevole alla sentenza.
Il tribunale di Gorizia ha già emesso una sentenza di condanna per il decesso di un dipendente dell’Italcantieri nei confronti di Manlio Lippi, dirigente dell’ex Italcantieri. La pena a un anno di reclusione è stata poi annullata in appello, perché l’imputato ha potuto godere della prescrizione del reato.

Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
PARTI CIVILI I FAMILIARI, L’AEA, IL COMUNE, LA PROVINCIA, LA REGIONE, L’INAIL E LA FIOM-CGIL 
Si apre il maxi-processo per i morti di amianto 
Il procedimento riguarda il decesso di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri

Si apre oggi, al Tribunale di Gorizia, il maxi-processo per amianto. Sarà lo stesso presidente del Tribunale, Matteo Trotta, in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo, che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. L’ipotesi di accusa è quella di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario.
Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo, perchè nel frattempo deceduti, Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere. Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil. Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perchè il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testimoni.