Il Piccolo, 22 febbraio 2010
 
Bengalesi in massa alla Festa nazionale 
Per la prima volta la Giornata della Lingua Madre celebrata dalla comunità cittadina

Per la prima volta a Monfalcone, la comunità bengalese ha festeggiato domenica la Giornata internazionale della lingua madre, istituita dall’Unesco nel 1999. Un centinaio di persone si è radunato attorno al gazebo e all’altare allestiti in piazza della Repubblica per rendere omaggio a coloro che, il 21 febbraio 1952, hanno perso la vita per difendere l’identità della lingua bangla. Nonostante la separazione fra Pakistan e Bangladesh, infatti, il governo pakistano aveva imposto di parlare la lingua Urdu in entrambi i Paesi. Così nel febbraio del 1952 i bengalesi insorsero per difendere la lingua fino allora parlata, ma le forze armate aprirono il fuoco sui manifestanti, mietendo sette vittime. L’ordinanza fu poi ritirata, permettendo così al popolo bengalese di continuare a parlare la propria lingua madre. In Bangladesh ogni anno viene ricordato il sacrificio degli uomini a favore della propria indipendenza linguistica.
Nel 1999 l’Unesco ha deciso di riconoscere questa ricorrenza e di istituire una Giornata internazionale della lingua madre, per salvaguardare più in generale il pluralismo linguistico e culturale del mondo. A Monfalcone la celebrazione è stata organizzata dalla comunità bengalese, con alcuni sponsor: Anis, titolare di un minimarket in via Blaserna e Rakib Afaz, che ha fornito i fiori. Accanto all’altare sono state sistemate le immagini delle vittime, per le quali è stato osservato un momento di silenzio e di preghiera.
Nella piazza ha, poi, risuonato una canzone appositamente scritta per celebrare questo momento della storia bengalese. Le iniziative per la speciale ricorrenza sono proseguite nel pomeriggio con un seminario sulla lingua bangla, che si è svolto negli uffici dell’associazione bengalese. Alla manifestazione hanno partecipato molti uomini, ma anche donne e bambini, che nella prima parte della mattinata hanno sfilato lungo le vie del centro, per raggiungere la piazza. Nonostante la festa sia stata riconosciuta a livello internazionale già da undici anni, Monfalcone ha ospitato per la prima volta i festeggiamenti ufficiali: una testimonianza lampante dell’aumento delle persone che compongono la comunità bengalese, che sentono l’esigenza di sentirsi a casa, ricreando le proprie tradizioni.
Rossella de Candia

TESI DI LAUREA PRESENTATA DA UNA STARANZANESE 
La ”Duca d’Aosta” modello d’integrazione

La scuola Duca d’Aosta laboratorio permanente di integrazione sociale. Modello di interculturalità che da dieci anni promuove l’arricchimento reciproco attraverso la convivenza di più etnie. È la testimonianza di Sara Panarito, giovane staranzanese neo laureata, che ha discusso la sua tesi il 18 febbraio all’Università degli studi di Udine, alla Facoltà di Scienze della formazione primaria. La tesi sostenuta è intitolata ”Migrazione bengalese a Monfalcone e risposta interculturale della scuola Duca d’Aosta”, frutto di un anno di tirocinio nella struttura scolastica e della raccolta di dati forniti dall’Ires di Udine. La presenza dei bengalesi a Monfalcone ha seguito una crescita esponenziale a partire dal ’98. Nel 2008 ha raggiunto i 1265 abitanti, un terzo degli immigrati complessivi. I primi bengalesi accolti alla scuola, spiega Sara, sono stati due fratellini: «Era il ’99, fu subito attivata la strategia interculturale, poi confluita e definita nel progetto ”Glicine”». Sara osserva: «Ciò che ho riscontrato è un calo del numero di bambini italiani iscritti alla Duca d’Aosta, dovuto alla convinzione da parte delle famiglie che la scuola debba ridurre i programmi scolastici per venire incontro alle esigenze degli stranieri. È un pregiudizio errato, poichè l’organizzazione didattica è strutturata in modo tale da garantire un andamento equilibrato e omogeneo dell’insegnamento».
Sara si sofferma poi sull’ostacolo legato alla linguistica, soprattutto da parte delle donne bengalesi. «La Duca d’Aosta sta lavorando molto bene sul fronte della linguistica e dell’integrazione degli alunni, ma anche dei genitori, spesso coinvolti nelle attività». Particolarmente curata la comunicazione tra scuola e famiglia, ogni informazione viene infatti tradotta in bengali. E ancora: «Il grado di integrazione – aggiunge – è anche legato alle prospettive di permanenza o meno in città. L’integrazione dipende molto dai progetti immigratori della famiglia bengalese». La Duca d’Aosta ha tradotto non solo in didattica ma anche in realtà quotidiana la filosofia dell’accoglienza.
«Attraverso il progetto ”Glicine” – continua Sara -, la scuola si muove su più piani d’azione. A partire dall’insegnamento della lingua italiana seconda, articolato in specifici livelli di gradualità. Non mancano i laboratori specifici, condotti da insegnanti interne specializzate nell’insegnamento della lingua italiana. I bambini bengalesi nel giro di qualche anno diventano plurilingue a tutti gli effetti, trasferendo il loro bagaglio conoscitivo in famiglia». C’è poi la presenza della mediatrice che partecipa all’accoglienza, primo contatto fondamentale con la scuola, seguendo successivi e costanti incontri con i genitori. L’integrazione passa pure attraverso numerose attività interculturali. «Mi ha colpito – conclude Sara – la volontà degli alunni di apprendere la lingua italiana e la capacità delle insegnanti che, in un arricchimento reciproco, riscoprono i termini di una lingua tanto lontana come il bengali». Insomma, la diversità che fa crescere. E i primi a sentirsi italiani e monfalconesi sono proprio i bambini bengalesi, nati qui o giunti in città molto piccoli. (la.bo.)