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Il Piccolo, 18 febbraio 2010

IL GRUPPO DI BONO OTTIENE UNA MEGA-COMMESSA CHE RILANCIA IL COLOSSO CANTIERISTICO TRIESTINO
LA SVOLTA DELLA CANTIERISTICA
Fincantieri, due nuove Princess per Carnival
Sono le più grandi mai ordinate dall’armatore Usa: saranno realizzate a Monfalcone. Battuta la concorrenza tedesca

di GIULIO GARAU

TRIESTE Fincantieri si aggiudica nuove commesse: due navi per Princess Cruises del Gruppo Carnival. Il colosso americano delle crociere aveva annunciato da tempo l’intenzione di affidare queste costruzioni, molti osservatori pessimisti, anche tra i sindacati, le avevano date già per perse. Alla fine Fincantieri le ha sfilate ai cantieri tedeschi Meyer Werft: una vittoria personale dell’ad, Giuseppe Bono, che è riuscito a concludere l’accordo con il presidente e ad di Carnival corporation, Miky Arison, assicurandosi in pochi mesi altre due commesse dopo quella del dicembre scorso (gemella della Dream, valore stimato 740 milioni di dollari). Sono gli unici tre ordini nel mondo di navi da crociera dopo la recessione economica mondiale. «Sono convinto – è il commento di Bono – che Fincantieri consolidando la propria leadership mondiale nel settore, al termine della crisi potrà essere più forte di prima». È la fine del tunnel per il gruppo.
Per Fincantieri infatti si tratta di una commessa dal valore straordinario: non tanto per le dimensioni delle due unità (139 mila tonnellate di stazza lorda, 3600 passeggeri) e la questione economica comunque di assoluto rilievo (le indiscrezioni rimbalzate nel settore e riportate anche da una bibbia dello shipping come Lloyd’s list parlano di una commessa per entrambe le navi da un miliardo e 100 mila euro, 558 milioni circa per unità) quanto per il fatto che si tratta di due «prototipi di ultima generazione».
Come spiega infatti lo stesso Bono: «Essendo prototipi è auspicabile che nei prossimi anni altre navi di questa famiglia potranno seguire in numero consistente». Si tratta di una «nuova serie» e a queste due Princess che entreranno in servizio nella primavera del 2013 e 2014, visto l’aumento della domanda, nonostante la crisi, ne serviranno delle altre. A confermare la tendenza è un recente rapporto del Clia (Cruise lines international association): nonostante la recessione economica il numero dei crocieristi nel 2009 è aumentato del 3,4% sfiorando la soglia dei 13,5 milioni. Interessante il fatto che ad aumentare è stata soprattutto la percentuale di passeggeri europei salita al 23,5% e con un ampio margine di crescita rispetto al 76,5% di quelli americani e canadesi.
Le due nuove Princess infine saranno le più grandi finora costruite per la flotta Princess cruises: l’accordo deve essere ancora perfezionato (il contratto è subordinato alla messa a punto definitiva degli aspetti finanziari e tecnici), è possibile che qualche troncone, visti gli scarichi di lavoro di alcuni stabilimenti, sia affidato a vari cantieri del gruppo, ma l’assemblaggio finale, viste le dimensioni, sarà fatto quasi certamente a Monfalcone.
È un legame ormai strettissimo quello fra Fincantieri e Carnival, dura da anni, e lo stesso ad e presidente Arison nonostante la crisi che ha imposto trattative molto più serrate sui prezzi, pur proseguendo a parlare con vari cantieri (soprattutto i tedeschi di Meyer Werft) ha continuato a corteggiare Fincantieri. Fortissima infatti la soddisfazione per l’ultima Carnival Dream, lo ha riconosciuto pubblicamente lo stesso Arison all’ultima cerimonia di consegna che ha lanciato un nuovo messaggio a Fincantieri ribadendo che «l’italia non era esclusa da altre commesse in futuro». Un messaggio in cui il vertice di Carnival aveva esortato il gruppo cantieristico italiano a ritrovare la massima serenità e pace sociale interna, turbate dalla crisi e da recenti proteste interne che avevano messo a rischio le consegne.
Ieri, con il nuovo doppio ordine, la conferma della fiducia totale degli americani nello stile italiano di costruire le navi fatto di soluzioni innovatrive e alta tecnologia. Un doppio ordine conquistato da Fincantieri, anche sul versante del prezzo. Lo sottolinea pure il Lloyd’s List che parla di «prezzo attrattivo» da parte di Fincantieri. Un’offerta molto complessa dal punto di vista economico ma anche tecnico (essendo prototipi e non due semplici navi spiegano dal gruppo Carnival le trattative sono andate avanti molto più a lungo) che ha visto giocare un ruolo fondamentale Sace e la Cassa depositi e prestiti che hanno garantito gli investimenti necessari all’export, strumenti di facilitazione essenziali per far decidere un armatore all’acquisto.
Lo stesso ad Bono, durante la crisi quando il mercato era completamente depresso e c’erano forti rischi per il colosso crocieristico che in Italia dà lavoro a oltre 30 mila lavoratori tra diretti e indiretti (il comparto delle costruzioni navali ha registrato nel 2009 un crollo dell’85% della domanda) aveva insistito più volte sulla necessità di una «più stretta collaborazione tra i vari attori del sistema paese per infondere un nuovo stimolo al circuito dell’economia reale». Uno degli attori era proprio Sace e Bono è stato ascoltato. Una vittoria che per l’ad si è dimostrata doppia ieri dopo l’annuncio dell’accordo con Carnival: sul fronte del prezzo e soprattutto su quello della competitività. Ha pagato la sua lungimiranza quando, per mesi, insisteva sulla necessità non solo di «fare sistema», ma anche di rendere più forte Fincantieri con un grande progetto di efficientamento che coinvolgesse non solo i dipendenti interni, ma anche quelli dell’indotto e le imprese esterne per offrire un prodotto ancora migliore, più competitivo e a un prezzo appetibile. Ci è riuscito.

FINCANTIERI. IL VICESINDACO SULLE DUE NUOVE MAXI-COMMESSE
«Una concreta prospettiva di ripresa»
Silvia Altran: importante iniezione di fiducia per quanto riguarda l’occupazione

di LAURA BORSANI

Due navi prototipo per Princess Cruises da 139mila tonnellate di stazza lorda ciascuna, commissionate a Fincantieri grazie all’accordo raggiunto con il gruppo crocieristico statunitense più importante al mondo, Carnival Corporation & plc. Le navi, della capacità di 3.600 passeggeri, entreranno in servizio nella primavera del 2013 e del 2014. Rappresentano le più grandi finora costruite per la flotta Princess Cruises. Per Monfalcone potrebbe significare un altro passo in avanti, in netta controtendenza rispetto alla crisi economica, che fa seguito all’ordine Carnival commissionato a Fincantieri lo scorso dicembre, unico al mondo nel 2009. E se la prima commessa veniva definita in città una «boccata d’ossigeno» per lo stabilimento di Panzano, alle prese con la cassa integrazione ordinaria aperta per 13 settimane, il nuovo accordo raggiunto prospetta scenari importanti ai fini della continuità produttiva.
«Il nuovo accordo – osserva il vice sindaco, Silvia Altran – profila un segnale positivo, anche in relazione alla cassa integrazione dovuta allo scarico di lavoro. È importante che lo stabilimento possa mantenere carichi di lavoro elevati e questo segnale induce a confidare nel ripristino dei livelli produttivi. Si apre una concreta prospettiva ai fini della ripresa. Accanto a situazioni critiche come la Eaton e allo scarico di lavoro in Porto, questa notizia dà fiducia». Il presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale, Renzo Redivo, commenta: «La notizia conferma un’inversione di tendenza rispetto alla crisi in corso, permette di affrontare questa fase difficile in modo meno drammatico. Con ciò, pur a fronte del permanere di altri punti di crisi, come nel caso della Eaton». Redivo parla di un segnale positivo nella direzione della «continuità del lavoro di Fincantieri». L’economia inizia a respirare, grazie anche alle nuove realtà industriali insediate e che si insedieranno. Per il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, «è la conferma della professionalità espressa da Monfalcone nella realizzazione delle navi-passeggeri. La Provincia è sempre stata a fianco di Fincantieri, credendo nelle capacità dello stabilimento. È una boccata di ossigeno che si pone in netta controtendenza rispetto all’andamento generale del mercato economico. A questo punto, bisogna continuare a lavorare per evitare di dover fronteggiare crisi così pesanti come quella di questi ultimi tempi». Il presidente aggiunge: «Le cassandre che preoconizzavano la surroga della cantieristica sono state smentite. La costruzione delle navi-passeggeri, in termini di produzione, mercato e occupazione, è insostituibile. Con il nuovo accordo raggiunto trovano conferma le linee stabilite in modo inequivocabile nella recente Conferenza economica provinciale tenutasi a Monfalcone, intitolata ”Per tornare a crescere”. Bene, stiamo tornando a crescere». Gherghetta ha concluso: «La Provincia, da parte sua, contribuisce allo sviluppo economico del territorio creando il contesto in cui poter crescere. Nell’Isontino, in questi 4 anni, assieme ai Comuni, abbiamo garantito opere viarie per oltre 260 milioni. Fincantieri, come le altre attività produttive, ha un sistema attorno che lo sostiene».

FINCANTIERI. LE REAZIONI DI FIOM, FIM E UILM
«Un segnale che premia l’abilità delle maestranze»

di TIZIANA CARPINELLI

I sindacati non hanno dubbi. La notizia, mai come in queste circostanze provvidenziale, perchè scaturita a dieci giorni dall’avvio della cassa integrazione ordinaria per una novantina di dipendenti, è un chiaro segnale di come la qualità del lavoro prodotto dai cantierini non sia mai stata in discussione. Quasi certa, infatti, l’assegnazione della costruzione delle due maxi-passeggeri ai cantieri monfalconesi, dove il personale è specificatamente formato per la realizzazione di simili navi. «Si tratta di una grande notizia, che ci fa ben sperare dopo lo scarico di lavoro patito dallo stabilimento navalmeccanico di Panzano – dice Moreno Luxich, Rsu Cgil -. Il fatto, poi, che siano state commissionate a Fincantieri sgombera il campo dalle recenti polemiche sulla qualità del lavoro fornito: i nostri operai evidentemente sono considerati capaci di svolgere in maniera efficiente operazioni di qualità. E la realizzazione di un prototipo, dunque di un modello inedito, rafforza queste considerazioni». «Non solo – conclude – la rassicurazione si allarga ai lavoratori dell’indotto, per i quali andremo prossimamente a trattare».
Concorde Andrea Holjar, coordinatore di stabilimento per Uilm: «L’acquisizione sottolinea l’importanza dell’operato sindacale: la sottoscrizione dell’integrativo, che pone paletti precisi per l’ottenimento dell’efficienza, ha influito positivamente. In un periodo in cui l’armatore guarda ogni aspetto della produzione, tale elemento ha fatto pendere l’ago dalla nostra parte. Resta il problema degli altri cantieri, perciò il nostro auspicio è che vi possa essere l’intervento del governo sulle commesse pubbliche». Sul punto è previsto per oggi un incontro coi sindacati al Ministero dello Sviluppo economico.
«È una grande soddisfazione – conclude Michele Zoff, Rsu Fim-Cisl -: speriamo che vengano realizzate entrambe nel cantiere di Panzano. Non ho avuto conferme della notizia, perchè non è stata data comunicazione dall’azienda, ma certo se si dimostrasse fondata consentirebbe l’uscita dalla crisi».

Prove in mare per Azura
Domani l’unità lascerà Panzano Il rientro previsto a marzo

In consegna a fine marzo, Azura P&O, gemella di Ventura, un’altra maxi-passeggeri da 116mila tonnellate di stazza lorda, lascerà domani lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone per affrontare la prima tornata di test in mare aperto. Le prove erano in programma per la fine di dicembre, ma hanno subito un rinvio di quasi due mesi a causa dei problemi ai generatori dell’Azura, che si sono quindi rivelati più gravi del previsto. Alle spalle l’inconveniente tecnico, che non ha mai posto in discussione il rispetto del termine fissato per la consegna alla società armatrice, la nave passeggeri entrerà già domenica nel bacino dell’arsenale San Marco di Trieste per sottoporsi alle operazioni di carenaggio. L’unità rimarrà una settimana a Trieste dalla quale salperà il 28 febbraio per effettuare i test di velocità in Adriatico. Il rientro nello stabilimento di Monfalcone avverrà quindi nei primi giorni di marzo. L’Azura lascerà poi definitivamente Monfalcone alla fine marzo con destinazione Southampton, dove è attesa il 7 aprile e da dove di certo salperà il 12 aprile la crociera inaugurale di 16 giorni nel Mediterraneo. Dopo la cerimonia di consegna nello stabilimento monfalconese, la nuova unità sarà tenuta a battesimo nel porto inglese il 10 aprile e avrà come madrina Darcey Bussell, fino al 2006 prima ballerina del Royal Ballet. Nel suo primo viaggio la Azura, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, con una capacità alberghiera di 3.118 ospiti in 2.180 cabine (cui si aggiungono 1.265 componenti dell’equipaggio), toccherà Malaga, i porti greci di Katakolon, a poca distanza da Olimpia, e Corfù , Dubrovnik e Venezia, passando poi dall’isola di Curzola e Gibilterra lungo la strada del ritorno a Southampton.
Durante la primavera e l’estate la Azura alternerà crociere nel Mediterraneo con viaggi alle Canarie, nel Baltico e tra i fiordi della Scandinavia. P&O Cruises è un brand caratterizzato da un target di clientela elevato e rivolto a un mercato, quello britannico, tra i più attivi al mondo, che negli ultimi anni ha registrato interessanti margini di crescita. Toccato il milione e mezzo di crociere vendute, la società punta al traguardo dei 2 milioni nell’arco dei prossimi anni.
Laura Blasich

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LO PROPONE IL SINDACO PIZZOLITTO, DOPO LE NUOVE COMMESSE: SI APRE UNA NUOVA FASE ANCHE PER I MONITORAGGI 
Fincantieri, un osservatorio sui rapporti tra città e fabbrica 
Il Comune costituirà una struttura interna di coordinamento per seguire le ricadute sociali del sistema industriale

Le due nuove commesse Carnival aprono di fatto una prospettiva in direzione della ripresa produttiva per lo stabilimento di Panzano.
IL SINDACO. Gianfranco Pizzolitto ha espresso soddisfazione per l’annuncio che Fincantieri sta per concludere l’accordo per due navi da crociera che potrebbero essere realizzate a Monfalcone. «La notizia – ha osservato – conferma la competitività del nostro stabilimento, in un contesto di crisi mondiale degli ordini, che si basa sull’efficienza organizzativa e sull’alta professionalità delle proprie maestranze, che fanno della nostra azienda un leader in campo internazionale. I cantieri navali sono l’industria portante della città e la loro salvaguardia produttiva rimane fattore essenziale per l’occupazione, la redditività del territorio e la tenuta sociale. La conclusione, speriamo positiva, di questo accordo con Carnival si inserisce in un quadro che mantiene delle preoccupazioni, in particolare per le incerte prospettive di ripresa lavorativa alla Eaton, che coinvolge oltre 300 dipendenti».
CITTÀ E FABBRICA. Il sindaco quindi lo ha fatto presente: «Con le nuove commesse, si apre una nuova fase nella quale andranno monitorate le questioni che attengono al rapporto tra la città e la fabbrica: il sistema degli appalti e subappalti, l’integrazione sociale, il problema dell’amianto e della sicurezza sul lavoro, il completamento di alcuni investimenti come la dismissione della ferrovia e il nuovo raccordo e la riqualificazione dell’ex Albergo Operai. Su questi temi l’amministrazione comunale si farà promotrice di una serie di iniziative di approfondimento». Il Comune intende, inoltre, costituire una struttura interna di coordinamento per seguire gli aspetti relativi alle questioni che attengono alle ricadute tra sistema industriale e città.
FAILMS-CISAL. Soddisfazione dalla Failms-Cisal. Il segretario provinciale, Fabrizio Ballaben, ha argomentato: «Le due nuove commesse sono importanti per lo sviluppo industriale di Fincantieri e del territorio. Ridurranno anche la cassa integrazione. Questo rappresenta un chiaro riconoscimento della capacità delle nostre maestranze. È altresì la conferma che i prototipi realizzati in passato hanno garantito un risultato di qualità. Va ringraziata la società armatrice che con i nuovi ordini riconosce i meriti dei vertici di Fincantieri, con l’amministratore delegato Bono, della dirigenza aziendale e dei lavoratori. È un vanto che dà lustro alla nostra realtà ma anche all’Italia, tenuto conto che la scelta viene mantenuta qui anzichè spostarsi in Germania».
I LAVORATORI. I lavoratori hanno accolto la notizia con un senso di sollievo. Ieri mattina, gli operai coinvolti dalla prima ”tranche” programmata della cassa integrazione ordinaria, erano impegnati nei corsi di formazione, all’ex Albergo Impiegati. Tra i partecipanti si coglievano sensazioni diverse. Da una parte, la considerazione che, grazie alle nuove commesse, i tempi della ripresa produttiva potranno ridursi, auspicando pertanto di «poter rientrare quanto prima al lavoro». Lo ha osservato un dipendente dello stabilimento: «Per quanto mi riguarda – ha dichiarato -, tra cinque anni andrò in pensione. Ma ritengo che per i giovani lavoratori questi nuovi ordini potranno assicurare un futuro migliore, evitando quindi il ricorso alla cassa integrazione».
Dall’altra, c’è chi ha espresso comunque preoccupazione sulla situazione contingente, alle prese con lo scarico di lavoro.
Maurizio Stella, operaio nel settore navale, ha commentato a proposito dei corsi di formazione, frutto della contrattazione tra azienda e sindacati: «I corsi sono utili, ritengo che sarebbe importante poter garantire una riqualificazione permanente. Le due nuove commesse, comunque, dovrebbero dare una boccata di ossigeno a tutti noi, sperando di rientrare al lavoro al più presto». Andrea Comelli ha dichiarato: «Ben vengano le nuove commesse. Era da tempo che il mercato era bloccato. È positivo, sotto molti punti di vista, che le assegnazioni siano state affidate a Fincantieri, anzichè ai cantieri tedeschi. C’è quindi da confidare in una effettiva ripresa produttiva». (la.bo.)

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
PROVE TECNICHE IN MARE 
Azura lascia la banchina oggi tra le 7.30 e le 8

Azura P&O, la nave passeggeri da 116mila tonnellate di stazza lorda, lascerà oggi la banchina della Fincantieri tra le 7.30 e le 8 per sottoporsi ai primi test tecnici in mare. La maxi-nave, che ha una lunghezza di 290 metri, capace di ospitar 3.118 passeggeri e 1.265 persone di equipaggio, lascerà Monfalcone e dopo essere passata al largo di Lignano punterà decisamente verso Sud, verso il mare aperto e Ancona , dove l’Adriatico si fa più profondo. La nave farà quindi dietrofornt per risalire a Nord. È infatti attesa per domenica a Triste dove approderà alla banchina dell’arsenale di San Marco per essere sottoposta alle previste operazioni di carenaggio. Il rientro a casa di Azura P&O, cioè alla stabilimento monfalconese di Panzano, è previsto per il 3 marzo. La nuova passeggeri sarà tenuta a battesimo nel porto inglese di Southampton il 10 aprile dove giungerà tre giorni prima.

Sostanze stupefacenti: ordine pubblico o questione culturale e sanitaria?

Ad un anno dalla famosa Operazione BLU che vide alcune persone ristrette della propria libertà per 16 giorni con pesanti accuse, successivamente destrutturate dal tribunale del riesame di Trieste, il territorio del basso isontino ritorna ad essere protagonista nel subire operazioni di polizia definite contro il narcotraffico, ma che lasciano grossi dubbi su efficacia e obiettivi reali.

Incontro pubblico giovedì 18 febbraio 2010 ore 20 – Officina Sociale, via Natisone 1 Monfalcone

Sostanze, Lotta al narcotraffico, Società del consumo, ricerca del piacere, carcere , diritti civili.

ne parliamo con:

Capaldo Luciano (Operatore Drop In Monfalcone)
– operatore del Drop in di Monfalcone

Avv. Riccardo Cattarini ( Camera Penale di Gorizia) 
– l’azione della Camera Penale di Gorizia contro l’operazione di polizia svolta nel Basso Isontino tra il 5 e 6 febbraio. Consigli utili per conoscere i propri diritti.

Anastasia Barone (rappresentante studenti UDS)
– un punto di vista studentesco.

Rappresentante Centro Sociale Rivolta (Marghera) Venezia
– una esperienza dal basso di osservazione ed intervento nei contesti di musica elettronica.

Tutti sono invitati.

In primo piano su Forum Droghe

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
DI UN MILIONE DI EURO LA BASE IMPONIBILE NON DICHIARATA 
Lavoro in nero a 61 persone smascherata dalla Finanza un’impresa del subappalto 
Indagini durate sei mesi. Denunciato il titolare dell’azienda, un meridionale che aveva avviato l’attività cinque anni fa
La ditta attiva nell’ambito della cantieristica navale. Accertata un’evasione del fisco per quasi 500 mila euro tra Iva e Irpef

di LAURA BORSANI

Ha evaso il Fisco per quasi 500mila euro, tra Iva e Irpef non versate. E ha eluso l’Erario per 112mila euro, tra ritenute fiscali e previdenziali non operate sulle retribuzioni corrisposte a 61 lavoratori dipendenti impiegati in nero. La base imponibile non dichiarata ai fini delle imposte dirette e dell’Irap è stata quantificata per un importo superiore al milione di euro. È con queste contestazioni che la Guardia di finanza ha denunciato un quarantenne imprenditore di origini meridionali, ma residente a Monfalcone, operante nel settore della cantieristica navale nell’ambito di lavori di installazione, attraverso contratti di sub-appalto nello stabilimento di Fincantieri.
L’uomo, secondo quanto è stato riferito dalla Finanza, aveva avviato l’attività nel 2006 che attualmente è di fatto non più operativa. Le indagini condotte dalle Fiamme gialle, durate sei mesi, hanno così ricostruito il meccanismo illecito dell’impresa che mediamente registrava 30 dipendenti all’anno. Il ”modus operandi”, ha spiegato il Comando provinciale della Guardia di Finanza, è noto e diffuso: da una parte, il contribuente non ottempera agli obblighi fiscali non dichiarando i proventi dell’attività d’impresa, né versando le relative imposte.
Dall’altra, in qualità di datore di lavoro, e quindi, di sostituto d’imposta, pur avendo assunto un significativo numero di lavoratori dipendenti, omette di effettuare le ritenute d’acconto fiscali e previdenziali sugli emolumenti erogati ai dipendenti.
L’obiettivo è duplice: evadere le imposte e, conseguentemente, avvalendosi di un minor costo del lavoro, praticare prezzi concorrenziali sul mercato, sgravati dagli oneri fiscali e previdenziali. Con ciò, quindi, alterando i principi della corretta concorrenza, a danno degli operatori che, invece, adempiono puntualmente agli obblighi fiscali previsti da parte di ciascun datore di lavoro, sostenendo pertanto oneri complessivi ben più rilevanti.
I finanzieri hanno rilevato nei confronti dell’imprenditore monfalconese compensi irregolari nei confronti di 61 dipendenti che nei due anni di attività si sono alternati nell’azienda. Il valore delle ritenute fiscali non versate all’Erario è stato stimato in oltre 30mila euro, di quelle previdenziali in quasi 82mila euro. La base imponibile non dichiarata al Fisco, dunque, ai fini delle imposte dirette e dell’Irap è stata quantificata in oltre un milione di euro, a cui corrisponde un’Iva evasa per 180mila euro.
Nell’ambito dell’indagine è stata decisiva la possibilità di incrociare le diverse Banche dati a disposizione, «tra cui quella relativa ai clienti e fornitori di ogni soggetto passivo – spiega la Guardian di finannza -, dove la presenza di fatture emesse da parte del contribuente verificato, immesse nel sistema dei clienti con i quali aveva avuto rapporti, non ha trovato puntuale corrispondenza nel volume dei ricavi che la ditta in questione avrebbe dovuto dichiarare, quanto meno, coincidente con i dati presenti nel sistema».
Da qui sono scaturiti gli ulteriori approfondimenti investigativi che hanno consentito di ricostruire la base imponibile complessiva sottratta all’imposizione fiscale.
Ancora un’efficace intervento, dunque, portato a termine dalla Guardia di Finanza del Comando provinciale di Gorizia nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale e del costante e assiduo controllo economico del territorio.
il lavoro nero è un danno sociale doppio: oltre a venire meno l’incasso da parte dello Stato, si colpiscono le persone più deboli che pur di lavorare accettano di farsi corripondere uno stipendio in nero senza godere di alcuna garanzia previdenziale e antifortunistica.
Senza contare poi che l’impresa che si sottrae al pagamento di quanto previsto spesso viola i principi della concorrenza a scapito di imprese che invece operano seguendo i binari della legge.

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
Centrale a metano cancellata dal piano di A2A 
Tagliati 350 milioni. Ma l’azienda assicura: «È solo un ritardo legato alle autorizzazioni ambientali»

Nel piano quinquennale 2010-2014 degli investimenti della società A2A non c’è traccia: all’appello manca la ”voce” relativa alla riconversione dei gruppi a olio a carbone pulito e a gas della centrale termoelettrica di Monfalcone, a fronte di un importo pari a 350 milioni di euro. L’azienda, attraverso il suo presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, ha quantificato in circa 550 milioni complessivi i minori investimenti per l’intera società. Zuccoli, nel presentare recentemente i progetti e le linee strategiche di A2A, ha osservato che l’operazione su Monfalcone al momento è stata ”accantonata”.
Un vuoto programmatorio che ha destato perplessità e preoccupazione in città, considerato che il progetto per la centrale termoelettrica era atteso da tempo. Lo stesso sindaco Gianfranco Pizzolitto, ha più volte sollecitato risposte e garanzie, anche alla Regione, proprio per conoscere lo stato dell’intervento. Il rallentamento del processo di riconversione è stato peraltro letto, non solo dal primo cittadino, ma anche da Legambiente, come un possibile cambio di strategia produttiva, ipotizzando una trasformazione del sito monfalconese ai fini della possibilità di insediare una centrale nucleare. Ipotesi, tuttavia, smentite dai vertici della società. Che proprio ieri, attraverso il direttore generale dell’Area tecnico-operativa, Paolo Rossetti, ha invece ribadito la volontà di procedere con la riconversione del sito di Monfalcone.
Il mancato inserimento dell’investimento nel piano quinquennale 2010-2014, ha spiegato l’ingegner Rossetti, è legato a un ritardo procedurale, in relazione all’iter autorizzatorio. In particolare, si tratta della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), che richiede un opportuno riadeguamento.
«Non abbiamo abbandonato il progetto di riconversione a carbone pulito e a gas su Monfalcone – ha spiegato l’ingegner Rossetti -. Siamo in attesa di procedere con l’adeguamento della procedura di Via che, impostata nel 2004 tra Endesa e il ministero, richiede una necessaria modifica, confacente alle condizioni attuali. In questo senso, abbiamo già anticipato al ministero competente l’istanza di adeguamento della procedura. Non potendo pertanto conoscere i tempi per lo sblocco di questo iter autorizzativo, non siamo in grado di programmare l’intervento. Per questo nel piano quinquennale l’operazione non è stata prevista».
Il direttore generale dell’Area tecnico-operativa di A2a aggiunge: «Una volta chiarito l’aspetto autorizzatorio, potremo inserire nel calendario l’operazione per il sito di Monfalcone. Confidiamo di poter definire tutta la procedura entro quest’anno e di procedere quindi con l’aggiornamento del piano di investimenti che, peraltro, viene ridefinito annualmente, inserendo l’intervento riguardante Monfalcone». (la.bo.)

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
IL PRESIDENTE TONZAR: NONOSTANTE LE GARANZIE DA A2A 
Legambiente: restiamo vigili sulla riconversione della centrale

Legambiente mantiene alta l’attenzione sull’operazione di riconversione dei gruppi a olio a carbone pulito e a gas legati alla centrale termoelettrica di A2a. Lo conferma il presidente dell’associazione ambientalista di Monfalcone, Michele Tonzar, all’indomani dello ”slittamento” del progetto, non contemplato nell’ambito del piano quinquennale degli investimenti 2010-2014 della società. Si tratta di un importo quantificato in 350 milioni, a fronte di un contenimento degli investimenti complessivi, come ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, pari a 550 milioni.
Il mancato inserimento del processo di riconversione nel programma aziendale, ha spiegato il direttore generale dell’Area tecnico-operativa di A2a, Paolo Rossetti, è legato all’iter autorizzatorio, in ordine al riadeguamento della procedura di Valutazione di impatto ambientale, per la quale la società ha già presentato istanza al ministero competente. L’ingegner Rossetti ha pertanto confermato la volontà di procedere con la riconversione, osservando che l’impegno aziendale potrà essere calendarizzato una volta sbloccato il percorso relativo al Via.
E Legambiente mantiene dunque la ”sorveglianza”: «Continuiamo a monitorare la situazione – ha dichiarato Tonzar -, guardiamo ai fatti concreti. Crediamo al progetto di riconversione fino a prova contraria». Il presidente dell’associazione ambientalista continua: «Recentemente abbiamo avuto un incontro con il direttore della centrale, assieme ai responsabili per il settore termoelettrico e per la promozione delle iniziative territoriali. Abbiamo chiesto quali sono le prospettive sul processo di ambientalizzazione, anche in relazione alla modifica relativa al tracciato per il gasdotto. L’azienda ha dato ampie assicurazioni, sostenendo che le integrazioni al progetto di Endesa non avrebbero comportato allungamenti dei tempi. Abbiamo altresì stabilito un contatto costante con l’azienda, proprio per essere informati tempestivamente sugli sviluppi. Resta comunque il fatto che entro il 2014 i gruppi ad olio dovranno essere dismessi. Si tratta quindi di continuare a verificare la situazione».

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
«Rispettare gli impegni sulla riconversione» 
Greco (Pd) preoccupato dalle dichiarazioni fatte dai vertici di A2a

Preoccupazioni vengono epsresse dal consigliere comunale del Pd, Omar Greco, che è pure segretario cittadino del partito, in merito alle dichiarazioni fatte dalla dirigenza di A2a sul processo di riconversione dei gruppi a olio combustibile della centrale e la non inclusione della stessa nel Piano degli investimenti della società.
«Attendiamo con fiducia e attenzione il percorso di Valutazione d’impatto ambientale – afferma Greco – e ribadiamo quanto per noi sia imprescindibile attuare l’impegno assunto qualche tempo fa dai precedenti proprietari della centrale, grazie alla determinazione dell’allora Giunta Illy e dell’amministrazione comunale. Nell’impianto si continua a bruciare olio pesante e a inquinare il territorio; questa condizione va superata nel minor tempo possibile. E’ vero che entro il 2014 i gruppi a olio dovranno essere dismessi, noi però crediamo che l’impegno di tutti possa portare al contenimento dei tempi, ed è ciò che chiediamo ai soggetti interessati». Secondo Greco «il territorio ha pagato già un prezzo salato in termini di salute e la chiusura dei gruppi a olio combustibile è un risultato dal quale Monfalcone non può prescindere». A ciò si aggiunge il no al nucleare e su questo argomento Greco ribadisce il concetto vista la reticenza del Governo a svelare i siti prescelti per l’insediamento delle future centrali.
«È evidente – prosegue – come la concomitanza con le elezioni regionali condizioni il pronunciamento, ma anche le notizie più recenti confermano Monfalcone come potenziale sito. A noi, a differenza della destra cittadina, le dichiarazioni di Tondo non ci rassicurano affatto, perché non escludono nulla; al contrario il presidente della Regione sostiene solo che il nostro territorio non è adatto all’insediamento della tecnologia nucleare, cosa assolutamente non dimostrata e non suffragata da dati oggettivi. La verità è che ancora tutto è possibile e la scelta nuclearista del governo e della Regione non può che preoccuparci». «Per quanto ci attiene continueremo a vigilare, pronti anche a ricorrere alla mobilitazione dei cittadini e – conclude Greco – allo strumento del referendum».

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
A2a, preoccupazioni del Comitato rione Enel 
I residenti critici sull’annunciato rinvio della metanizzazione

Allarme, tra i residenti del rione Enel, per la mancata presenza nel piano quinquennale degli investimenti della società A2a del capitolo sulla riconversione dei gruppi a olio in gruppi a carbone pulito e a gas, per la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’accantonamento dell’operazione (importo totale 350 milioni di euro) agita gli animi dei residenti, che contavano sull’intervento per risolvere definitivamente l’annosa, difficile, convivenza con l’impianto industriale.
«Non vorremmo che la società, visti anche gli ultimi rumors sul nucleare a Monfalcone – spiega il presidente del rione Enel Adriano Bernardel -, intravedesse in quest’affare la molla per lasciare le cose come stanno, mentre invece le famiglie residenti da tempo sollecitano l’adeguamento degli impianti. Già con l’avvento del desolforatore, infatti, alcune problematiche si sono risolte e con quest’ulteriore potenziamento il quadro si completerebbe». Grazie alla riconversione si ipotizza, per il quartiere, un sostanziale miglioramento delle condizioni, sia sotto un profilo ambientale (aria più pulita) che di qualità della vita (ronzii).
«Siamo molto preoccupati – afferma Bernardel – perchè il recente annuncio dei vertici societari disattendono le promesse prese nei confronti del rione due anni or sono. Sulla conversione noi puntavamo moltissimo: il timore è che A2a, legata agli ambienti romani e dunque bene informata sugli sviluppi, intenda, nell’eventualità in cui il nucleare un domani possa trovare casa nella nostra Regione, spendere i propri quattrini su quel versante piuttosto che sulla riqualificazione della centrale termoelettrica. Al momento l’investimento risulta temporaneamente sospeso. Speriamo non sia, nella realtà, definitivamente sfumato».
Per questo Bernardel sollecita l’intervento dell’amministrazione e invoca un incontro pubblico, alla presenza di tutti i comitati rionali, sul tema, per avere chiarimenti sulla situazione. Sul punto era intervenuto anche il presidente di Legambiente Michele Tonzar, il quale invece era apparso più ottimista: «Continuiamo a monitorare la situazione – aveva dichiarato -, guardiamo ai fatti concreti. Crediamo al progetto di riconversione fino a prova contraria». Il comitato Enel, invece, mette le mani avanti. E chiede al sindaco Gianfranco Pizzolitto rassicurazioni. (ti.ca.)

Il Piccolo, 27 febbraio 2010
 
A2a chiude per sempre i due gruppi a olio della Centrale elettrica 
Slitta la riconversione a metano. In un incontro con il sindaco la società esclude l’opzione nucleare
Pizzolitto: «La scelta risolverà il problema dell’inquinamento»

di FABIO MALACREA

A2a esclude la possibilità di effettuare investimenti per il nucleare nel sito di Monfalcone, si accinge a dismettere definitivamente i due gruppi alimentati a olio pesante della centrale termoelettrica ma conferma che la loro riconversione a metano non sarà imminente per ragioni di mercato. È quanto emerso in un incontro che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha avuto ieri con il presidente del Consiglio di gestione della società proprietaria della centrale termoelettrica, Giuliano Zuccoli, per un esame dei diversi aspetti connessi all’insediamento e, in particolare, per affrontare il problema dell’attuazione dell’accordo siglato con la Regione sulla riqualificazione ambientale dell’impianto, anche alla luce del taglio di 320 milioni di investimenti previsto per Monfalcone per il quinquennio, secondo il piano industriale della società.
Formale è stato l’impegno di A2a con il sindaco Pizzolitto, di escludere investimenti per il nucleare a Monfalcone. Un’assicurazione che lo stesso Pizzolitto auspicava da tempo alla luce delle ”voci” che continuano a inserire la città tra le possibili sedi di impianti nucleari.
Ma la comunicazione più importante, accolta dal sindaco «con soddisfazione», riguarda la totale e definitiva dismissione dei gruppi alimentati a olio pesante anche senza che, per il momento, gli stessi gruppi vengano riconvertiti a gas. In sostanza, secondo quanto ha riferito il sindaco, A2a conferma di voler mantenere valida l’opzione per l’attivazione di due gruppi alimentati a metano, ma di non dar corso alla loro messa in funzione nell’immediato. Secondo quanto emerso, l’attuale situazione del mercato elettrico nazionale, condizionata da uno squilibrio fra la disponibilità effettiva e le potenzialità di utilizzo, obbliga A2a a una grande cautela verso questa soluzione, oggi poco conveniente.
Per il sindaco, comunque, «la chiusura delle due unità a olio combustibile viene a risolvere il problema più grave per la nostra città in tema di rischio ambientale e di inquinamento e per la loro rimozione l’amministrazione comunale si è fortemente impegnata».
Il presidente del Consiglio di gestione Giuliano Zuccoli ha pure rilanciato la prospettiva di sviluppare proprio a Monfalcone innovative forme di teleriscaldamento, cioè di riscaldamento degli edifici cittadini mediante il ricircolo di acqua calda e vapore prodotti dalla centrale. La società, ha riferito Zuccoli, essendo espressione di due importanti municipalizzate, vuole avere proficui rapporti con le istituzioni e il territorio in cui è presente e, per quanto riguarda Monfalcone, intende portare avanti un intervento coordinato finalizzato a una forte riduzione dell’impatto dal punto di vista ecologico.
Investimenti sono invece stati annunciati da A2a nei gruppi a carbone, con la tecnologia a combustibile pulito, per introdurre ulteriori migliorie, che si accompagnano a quelle già prodotte sui gruppi in esercizio con la introduzione dei desolforatori, i quali coniugano la maggior efficienza energetica con il minore impatto ambientale. Dalla società sono arrivate anche garanzie sul mantenimento degli attuali livelli di occupazione.
Assicurazioni sono arrivate anche in merito a una proposta, avanzata da Pizzolitto, di invitare imprese locali nelle gare per questi lavori, nel rispetto delle normative vigenti. Il gruppo ha confermato l’attenzione verso il territorio e la volontà di continuare a sostenere iniziative di carattere sociale. Ambiti interessanti di collaborazione si aprono infine fra il gruppo lombardo e l’amministrazione nel campo dell’innovazione e della ricerca. Oltre alla sperimentazione del teleriscaldamento, si intendono portare avanti congiuntamente iniziative e progetti, in particolare nel campo della ricerca, che possano usufruire di fondi comunitari.

Il Piccolo, 28 febbraio 2010
 
A2a incassa il plauso del comitato Enel 
La dismissione dei gruppi a olio arriva dopo anni di lotte dei residenti

 
Il definitivo ”pensionamento” dei gruppi alimentati a olio pesante della centrale termoelettrica A2a viene accolto con un sospiro di sollievo dal comitato di quartiere Enel, che intravede dunque un happy end nell’annosa convivenza (a tratti forzata) intessuta con l’impianto industriale. «Per noi – ha infatti commentato ieri pomeriggio il presidente rionale Adriano Bernardel – è una magnifica novità, sempre che le maestranze restino numericamente intatte, cosa di cui dubito, visti i tempi che corrono. Se esiste la possibilità concreta, da parte della proprietà, di una dismissione dei gruppi a olio noi non possiamo che esserne lieti, visto l’impatto ambientale determinato da tali impianti».
La notizia è emersa l’altro giorno a seguito dell’incontro tra il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il presidente del Consiglio di gestione della società proprietaria della centrale termoelettrica Giuliano Zuccoli. A2a ha confermato l’opzione per l’attivazione di due gruppi alimentati a metano, ma rispetto al cronoprogramma degli interventi la riconversione a metano, per motivi di opportunità economica, non sarà imminente. La situazione del mercato nazionale, infatti, impone oggi cautela.
«Tra l’altro – prosegue Bernardel – queste dichiarazioni ci rincuorano almeno sul versante del paventato ricorso al nucleare: per A2a, a questo punto, l’ipotesi dovrebbe essere definitivamente accantonata. Per carità, dovessero fare una tale centrale a Fossalon mi mobiliteri comunque, poichè non si tratterebbe di uno scenario poi così diverso rispetto a quello di un impianto vicino casa, tuttavia preferiamo accogliere ulteriori notizie prima di lanciare allarmi».
Non a caso, nei prossimi giorni, il comitato rionale incontrerà il Comune per ottenere ulteriori delucidazioni. «Tra le situazioni che cercheremo di chiarire – conclude Bernardel – anche la tempistica relativa al cambio di trasformatore del gruppo 1, ipotizzabile ad aprile-maggio. La nostra volontà sarebbe quella di fare in modo che l’azienda inserisca una tipologia di dispositivo col ”silenziatore”, in moda da abbattere i ronzii cui siamo costantemente sottoposti per la vicinanza alla fabbrica. Chiederemo inoltre al Comune di poter essere ”parte attiva” nel processo di dismissione dei gruppi a olio: vorremmo infatti capire dove verranno posizionati, in futuro, gli impianti a metano, per capire quanto prossimi saranno alle abitazioni dei residenti». (ti.ca.)

Il Piccolo, 05 marzo 2010
 
Sindacati preoccupati sul futuro occupazionale della centrale elettrica

Sindacati sul chi va là per il disimpegno da parte di A2a ad attuare nell’immediato la riconversione a metano della centrale termoelettrica. Le segreterie regionali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcem-Uil esprimono infatti «forti preoccupazioni» per il futuro del sito produttivo di proprietà della multiutility lombarda, che l’altro giorno ha altresì annunciato il definitivo ”pensionamento” dei gruppi alimentati a olio pesante. Una notizia, questa, che è stata accolta con un generale sospiro di sollievo dal comitato di quartiere Enel, da anni costretto a una convivenza forzata con l’impianto.
Invece, a far drizzare le antenne ai sindacati, è il profilo occupazionale: «Le notizie apprese dalla stampa locale sono divergenti – affermano le tre sigle in una nota -. Quello che ci preoccupa è che sinora, nonostante gli impegni, A2a si sia sottratta al confronto sul Piano industriale. La proprietà da una parte dichiara che intende perseguire la strada della conversione a gas degli attuali gruppi a olio, mentre in altre sedi afferma di non vedere futuro nei gruppi a gas, ciò a causa dell’alto costo del combustibile».
Insomma, segnali in antitesi, che danno da pensare ai rappresentanti dei lavoratori, i quali sottolineano il «rischio di una contrazione dell’occupazione diretta nella centrale, ma anche dell’incertezza degli investimenti che servirebbero per migliorare il sito produttivo, con conseguenti ricadute positive sull’ambiente». Sotto la lente anche la situazione delle commesse, per la quale evidentemente i sindacati intravedono elementi di criticità. Commesse che «darebbero respiro occupazionale al territorio in questi tempi di crisi» e che tuttavia potrebbero sfumare.
Intanto lunedì alle 18 la Quarta commissione consiliare (Salute, ambiente e qualità della vita), presieduta dalla consigliera del Pd Barbara Zilli, presenterà al comitato Enel i risultati del monitoraggio acustico commissionato dalla Provincia di Gorizia nell’area confinante con la centrale. Le rilevazioni erano state effettuate prima e dopo l’entrata in funzione del desolforatore ed erano proseguite per più di un anno. Al fine di approfondire ulteriormente il tema è stata invitata anche la società A2a, rappresentata dal direttore dello stabilimento, Luigi Manzo. (t.c.)

Il Piccolo, 13 maggio 2010
 
FLAEI INSODDISFATTA SULLE RELAZIONI INDUSTRIALI MINACCIA LA MOBILITAZIONE DELLE MAESTRANZE 
Il sindacato: alla Centrale posti di lavoro a rischio 
Per la Cisl il passaggio a tutto carbone previsto da A2A comporterà un forte ridimensionamento dell’impianto

L’esecutivo regionale del Friuli Venezia Giulia della Federazione lavoratori aziende elettriche italiane (Flaei) della Cisl si dice preoccupato per il ridimensionamento della centrale termoelettrica di Monfalcone.
«Un impianto – afferma il sindacato di categoria – che è stato fondamentale per lo sviluppo del territorio isontino e di tutta la regione, ma che ora viene ridimensionato dal piano industriale di A2A». «L’unico programma che l’azienda ha in mente – afferma la Flaei-Cisli la realizzazione di un unico gruppo a carbone in sostituzione dei quattro oggi presenti, dimezzandone la potenza e di conseguenza l’occupazione diretta e dell’indotto». Ciò, secondo il sindaco, «nel silenzio di una classe politica che preferisce investire in impianti all’estero e rinunciare all’industria elettrica regionale».
L’eesecutivo della Flaei della Cisl, inoltre, esprieme la propria insoddisfazione per quanto riaurda le relazioni industriali instaurate dal sindacato con la nuova proprietà, la quale, secondo i rappresentnati dei lavoratori «rimanda sempre ad altra data la soluzione di problemi esistenti da tempo». A seguito di ciò l’esecutivo regionale della Federazione non escludeno di dare vita a una mobilitazione dei lavoratori della centrale termoelettrica di Monfalcone «se le questioni oggi sul tavolo negoziale non trovino a breve una soluzione».

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
DISAGI NEL RIONE 
Ronzio dalla centrale, i residenti protestano 
Il nuovo inconveniente si è presentato alla ripartenza dei gruppi alimentati a carbone

«Un fischio continuo per più di 24 ore. Uno sfiato che non si è interrotto neanche durante la notte. Per un certo periodo la centrale termoelettrica si era di fatto fermata, per lavori di manutenzione. Da venerdì pomeriggio i gruppi alimentati a carbone sono ripartiti, provocando un rumore forse non altissimo ma alla lunga insopportabile». Tornano le proteste del rione Enel, costretto a convivere a stretto contatto di gomito con l’impianto di A2a. Un rapporto che sembrava essersi messo al meglio, tanto che la recente indagine sul rumore provocato dall’impianto non aveva rilevato dati preoccupanti. Da qualche giorno, tra l’altro, la centrale si è di fatto fermata. Ai residenti non è parso vero: un silenzio quasi ”normale”, nemmeno quel rinzio sordo di fondo al quale erano abituati da sempre. «È stato un operiodo di vera pace per noi – dice una residente nel quartiere -. Purtroppo è durato poco. E adesso ci tocca anche pagare la riconquistata tranquillità subendo questo sbuffo continuo che non cessa neanche durante la notte». Alla ripartenza della centrale, infatti, è iniziato questo rumore anomalo.
Il rapporto tra la centrale più potente della regione e il quartiere che la circonda sembrava aver trovato un certo equilibrio, dopo l’attivazione dei desolforatori, la chiusura dei due gruppi alimentati a olio combustibile e un’effettiva sostanziale riduzione dell’impatto acustico, confermata dall’indagine disposta dal Comune. È anche per questa ragione che il ronzio continuo di questi giorni sta creando del malumore. «È esasperante – conclude la residente che ha denunciato l’episodio -. È come vivere a contatto con un ”gigante” che soffia. È arrivato il primo caldo, le finestre sono aperte. Capisco che bisogna sopportare qualche disagio per il bene comune. Ma è difficile vivere con un ronzio continuo che non dà tregua».

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
DISAGI NEL RIONE ENEL 
La centrale torna a farsi sentire Protestano gli abitanti del rione: «Siamo vittime del rumore» 
Sfiati e ronzii persistenti hanno reso la vita impossibile Il direttore Manzo: colpa del riavvio di alcuni gruppi 
Il trasformatore ”silenziato” da 2 milioni di euro resta parcheggiato dentro la fabbrica perché Terna non ne consente l’allacciamento

di TIZIANA CARPINELLI

Un intero rione è ripiombato nell’incubo. Dopo mesi di tregua e di riconquistato silenzio, la centrale elettrica A2a ha ripreso a fare i ”capricci”, scatenando la protesta dei residenti che fino all’altra notte hanno denunciato rumori molesti e un persistente e più intenso ronzio di sottofondo, in alcuni giorni protrattosi anche per 12 ore di fila, perlopiù in fascia diurna, ma non solo. Sfiati, boati, fischi assordanti e improvvisi, tanto più insopportabili in quanto prodotti durante la bella stagione e dunque quando le finestre abitualmente si spalancano per far entrare in casa un po’ di frescura. Operazione banale, quest’ultima, ma di fatto preclusa a chi risiede nelle case che si affacciano sul canale Valentinis, nel quartiere Enel, letteralmente vessato dall’attività della fabbrica nelle ultime settimane.
«Altro che 70 decibel di tolleranza – tuona il presidente rionale, Adriano Bernardel – secondo me la soglia è stata abbondantemente superata nei giorni scorsi, poiché diversi cittadini mi hanno telefonato, molto infastiditi, per segnalare il problema: le frequenze dei sibili, dettate dai gruppi a olio, risultavano così elevate che io stesso ho notato un certo fastidio pure nei cani. Si sa, del resto, che l’orecchio degli animali è più sensibile rispetto al nostro, ma garantisco che andare avanti così è impossibile. Si avverte un ronzio persistente e micidiali fischi fendono l’aria d’un colpo: è come se la centrale fosse un’enorme pentola a pressione che, per non saltare, sfiata. Qualcuno mi ha riferito anche di fumate nere, visibili anche dagli altri quartieri della città».
Bernardel ha chiesto spiegazioni ai tecnici di A2a, i quali hanno ricondotto i disagi dell’ultimo mese alle operazioni di riavvio del gruppo 1 a carbone, fermo almeno dai primi di maggio per consentire le operazioni di manutenzione. Pare, addirittura, che la ripresa della produzione abbia provocato dei principi di incendio, subito sventati dal personale interno. Oltre a quell’impianto, su ordine da Roma, sono stati riavviati anche i gruppi a olio, con ulteriore aggravio delle problematiche relative all’inquinamento acustico. Come se tutto ciò non bastasse, stando a quanto riferito ieri dall’ingegner Luigi Manzo, direttore dello stabilimento, l’«allacciamento del nuovo trasformatore silenziato da 2 milioni di euro è stato al momento stoppato da Terna, ente gestore della rete, che ha addotto motivi di sicurezza». Risultato: il gioiellino tecnologico, che avrebbe ulteriormente abbattutto i rumori provenienti da A2a, è a tutt’oggi parcheggiato in un angolo della fabbrica. «Nonostante l’avvenuta autorizzazione dei lavori – spiega il direttore – tutto è stato bloccato ed è in corso un contenzioso tra le parti. Auspichiamo, comunque, che l’allacciamento possa essere svolto al più presto, viste anche le risorse impegnate. Per quanto riguarda invece i rumori, essi sono riconducibili al riavvio di diversi gruppi rimasti a lungo fermi per manutenzione. Nel tentativo di non incidere sulla quotidianità dei residenti abbiamo adottato degli accorgimenti, evitando di effettuare le prove per la ripresa della produzione nelle fasce serali. Garantisco che le operazioni si sono concluse nella notte a cavallo tra venerdì e sabato e che, dunque, i problemi cesseranno».

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
CONFERENZA REGIONALE A TRIESTE 
L’amianto uccide ogni anno sessanta persone in regione

«Ogni anno in Friuli Venezia Giulia muoiono 60 persone per mesotelioma della pleura. Considerando che nel 2008 i morti di infortunio sul lavoro sono stati 30, ci si rende conto della strage che ci troviamo ad affrontare». Con queste parole il presidente della Commissione amianto Mauro Melato ha dato il via alla quarta Conferenza regionale sull’amianto in Friuli Venezia Giulia. La giornata dei lavori ha visto alternarsi numerosi relatori che hanno affrontato il problema amianto nelle sue articolazioni sanitarie, ambientali, giuridiche. «In regione sono ancora presenti infinite quantità di questo materiale – ha detto Melato – perlopiù disperse in piccoli depositi». L’intervento di Enrico Bullian, componente della Commissione amianto, si è concentrato proprio sulla bonifica dei siti contaminati: «Tra 2001 e 2008 i piani di lavoro regionali hanno registrato un aumento continuo degli interventi – ha detto -, passando dalle poche centinaia degli anni ’90 ai 2631 di due anni fa». Bullian ha indicato l’esempio da seguire nel progetto di microraccolta per privati portato avanti dalla provincia di Gorizia: «Gorizia è all’avanguardia in questo settore – ha spiegato Bullian – mentre Trieste il progetto è agli inizi: la provincia registra un basso numero di domande d’intervento da parte dei privati». Bullian ha poi sottolineato l’esistenza in regione di diversi casi di grave inquinamento: in provincia di Trieste sono si segnalano l’ex raffineria Aquila e lo Scalo legnami di Servola.
Giorgio Matassi, di Arpa Fvg, ha delineato le proporzioni del problema: «Abbiamo censito oltre un milione di metri quadri sul territorio regionale, e si segnalano 752 strutture associate a 335 soggetti dichiaranti». Anche le conseguenze sanitarie sono in continua crescita, e secondo gli studiosi picco delle malattie correlate arriverà soltanto nel 2015-2020: «Nel frattempo Trieste e Gorizia sono le province con la maglia nera in Italia – ha commentato Melato – assieme a Genova e La Spezia». Maria Giovanna Munafò, membro della commissione e tra gli organizzatori della sorveglianza sanitaria regionale, ha riportato i dati sugli esposti: «In regione abbiamo 8400 iscritti al registro degli esposti amianto, di cui 5032 per motivi professionali». Di questi i cittadini della provincia di Trieste sono 2877, mentre i monfalconesi e isontini sono 1321. Per rapporto esposti-abitanti, Gorizia detiene il triste primato della provincia “più esposta”. All’alto numero degli esposti consegue la diffusione delle malattie asbesto-correlate: «Il problema dei mesoteliomi è importantissimo nella zona costiera – ha affermato la responsabile del registro mesoteliomi Renata De Zotti – e l’andamento dei dati non accenna a una riduzione dei casi con il passare degli anni». I procuratori capo dei tribunali di Gorizia e Trieste, Caterina Ajello e Michele Della Costa, hanno esposto il versante giuridico del “dramma amianto”: «Lancio un grido di dolore – ha detto Ajello – perché per fare il nostro lavoro abbiamo bisogno di più aiuto da parte dell’Ass: queste indagini non possono essere condotte solo dalle forze dell’ordine, serve personale specializzato che solo l’azienda ci può fornire».

Giovanni Tomasin

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LA DENUNCIA DELL’EX SINDACALISTA ED ESPOSTO LUIGINO FRANCOVIG 
Processi amianto, la carenza di magistrati allunga i tempi 
Esigue anche le risorse economiche per tradurre gli studi scientifici in concrete risposte terapeutiche

Il procuratore capo della Repubblica di Gorizia, Caterina Ajello lo ha dichiarato in occasione della quarta Conferenza regionale dedicata all’amianto, tenutasi a Trieste il 10 febbraio scorso: la magistratura non è sufficiente per fronteggiare i processi in ordine ai decessi dei lavoratori esposti al minerale. Con ciò ponendo il problema in relazione ai tempi dei procedimenti. È stata presa in considerazione anche la questione legata alla necessità di avvalersi di tecnici specializzati ai fini della ricostruzione inquirente nell’ambito delle indagini. A rilanciare il problema è l’ex sindacalista ed esposto all’amianto, Luigino Francovig. «Ho assistito alla Conferenza regionale – spiega – e sono emerse importanti questioni. In primis, la carenza di magistrati assegnati ai processi per l’amianto, come ha sostenuto il procuratore capo di Gorizia. È un problema reale: quale garanzia c’è affinchè vengano espletati i processi in tempi congrui? Sono aspetti, è stato spiegato alla Conferenza, già esposti al Consiglio superiore della magistratura, ma intanto la realtà resta quella dell’evidente divario tra i procedimenti che faticano a giungere a sentenza, mentre dall’altro si continua a morire di amianto. Si è parlato di 60 decessi all’anno».
Francovig si sofferma sull’aspetto sanitario: «Durante la Conferenza una ricercatrice di Trieste ha messo in evidenza l’esistenza di studi importanti sulle malattie legate all’esposizione all’amianto, ma non ci sono risorse economiche per tradurre questi percorsi scientifici in percorsi terapeutici. Con ciò senza considerare i potenziali rischi provocati anche dall’utilizzo nelle fabbriche degli attuali materiali. E ancora: che indicazioni ci sono a proposito del Centro specialistico ipotizzato a Monfalcone, come pure dell’assistenza specialistica decentrata? Il piano socio-sanitario regionale prevede evidenti riorganizzazioni per l’ospedale di San Polo e per quello di Gorizia. Ci si chiede pertanto quale prospettiva di cura può avere un ammalato esposto all’amianto?». Francovig conclude: «La Conferenza regionale ha messo in luce aspetti sui quali è necessario riflettere. Sarebbe auspicabile un piano complessivo, che possa coordinare gli interventi oggi prodotti dalle singole e rispettive istituzioni, per affrontare questa complessa e drammatica problematica in modo più incisivo». (la. bo.)

Il Piccolo, 10 marzo 2010
 
ACCORPATI DAL TRIBUNALE DI GORIZIA SU RICHIESTA DEL PM DUE PROCEDIMENTI 
Morti d’amianto, tre rinvii a giudizio 
Indagini sul ruolo ricoperto da Marino Visintin nell’ambito di Fincantieri

Due nuovi procedimenti per omicidio colposo legati a due decessi per esposizioni all’amianto sono approdati ieri dinanzi al giudice dell’udienze preliminari Paola Santangelo. I due fascicoli sono stati riuniti e il giudice, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Luigi Leghissa, ha rinviato a giudizio Manlio Lippi, Enrico Bocchini e Vittorio Fanfani, che all’epoca dei fatti erano ai vertici dell’Italcantieri. Sono state ammesse anche le parti civili rappresentante dai familiari dei due operai i cui decessi sarebbero legati all’amianto.
L’accusa agli imputati è di aver omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e si sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Il processo è stato fissato per il 13 aprile dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Gorizia.
È stata invece stralciata la posizione di Mario Abbona e Marino Visintin per ulteriori accertamenti sulle funzioni ricoperte all’interno del cantiere di Monfalcone. Abbona era addetto al servizio centrale di sicurezza del gruppo, mentre Visintin era responsabile della sicurezza all’interno dello stabilimento di Monfalcone nel periodo tra il 1972 e il 1992.
Visintin non è la prima volta che viene chiamato in causa in questi procedimenti legati all’amianto. Nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste Visintin non era stato indagato, ma sentito come teste. In un altro caso, quello avviato dalla Procura della Repubblica di Gorizia invece il pm aveva chiesto per Visintin il rinvio a giudizio. Ma il Gup, sposando la linea della procura triestina, richiesta non accolta dal gup che aveva prosciolto Visintin. Ma la vicenda giudiziaria non si è conclusa: il pubblico ministero ha impugnato la decisione di proscioglimento ricorrendo alla Corte di Cassazione, che ha disposto una parziale riapertura delle indagini nei confronti di Visintin per accertare se i dipendenti colpiti dalla malattia fossero gerarchicamente sottoposti a Visintin oppure se i loro capi fossero altri.
Marino Visintin per questo suo coinvolgimento nell’inchiesta ha già pagato sul piano politico con le dimissioni da assessore al Lavoro. Nell’ambito del centrosinistra, che governa la Provincia, si era aperto un anno fa un vivace dibattito con Rifondazione comunista che aveva chiesto con forza le sue dimissioni. Sulla stessa posizione anche il centrodestra che aveva rimarcato come più volte il presidente Gherghetta avesse espresso la volontà che la Provincia si costituisse parte civile nei processi per le morti da amianto. (fra. fem.)

Il Piccolo, 12 marzo 2010

CONVENZIONE CON LA PROVINCIA 
Parte alla Svoc la bonifica dell’amianto

Parte la bonifica dell’eternit alla Società velica Oscar Cosulich. Riguarda un deposito di imbarcazioni adibite alla scuola di vela, per il quale è stata sottoscritta una convenzione tra la Provincia di Gorizia e la società di Panzano. L’importo stabilito è di 31,7 mila euro, di cui 20mila garantiti dall’ente provinciale e i restanti in compartecipazione dalla stessa Svoc. L’intervento, ha spiegato il presidente della società velica, ingegner Sergio Lapo, vuole essere un primo, importante passo lungo il percorso di risanamento e sistemazione delle strutture. La bonifica del deposito rappresentava una «spina nel fianco», da tempo ritenuta urgenza prioritaria, che ha trovato la solerte e piena disponibilità della Provincia. I lavori partiranno lunedì e dureranno un mese. Lavori, peraltro, ”inaugurati” dal maltempo dell’altro giorno, quando la bora ha scoperchiato parte del tetto in eternit, mentre era in preparazione il cantiere. «Ci auguriamo – ha aggiunto Lapo – che questa bonifica possa rappresentare l’inizio di una serie di interventi di risanamento e di restauro di tutta la sede. Per questo, avvalendoci delle leggi in vigore, intendiamo insistere con la Regione per il reperimento delle risorse».
Nel giro di un anno, da quando la società ha posto il problema della bonifica all’avvio dei lavori, espletati tutti i necessari passaggi burocratici, si va dunque verso la risoluzione di un annoso problema. La convenzione stipulata costituisce un ”modello funzionale” di compartecipazione tra pubblico e privato, ha evidenziato l’assessore provinciale dallo Sport, Sara Vito. La Provincia ha garantito 20mila euro, mentre i restanti 11mila saranno a carico della Svoc. Un impegno finanziario non indifferente, per la società velica. La formalizzazione della convenzione è avvenuta nell’autunno 2009. «Abbiamo accolto l’istanza della Svoc per due ordini di motivi – ha continuato l’assessore Vito -, per l’urgenza dell’intervento di bonifica in sè, che rientra nell’ambito della politica della Provincia volta alla lotta contro il problema-amianto, e per l’importanza della società sportiva, fucina di atleti di grande livello. Il segnale è che, lavorando insieme, si riescono a ottenere risultati di qualità.». L’assessore ha spiegato che la Provincia ha investito molto sull’impiantistica sportiva, un milione di euro, che sarà liquidato a breve per realizzare interventi in tutti i Comuni dell’Isontino. «L’intenzione è quella di garantire almeno un intervento per ogni Comune, in una logica di pianificazione mirata. I finanziamenti relativi alla bonifica per la Svoc, invece, sono risorse suppletive, legate a fondi residui erogati attraverso la convenzione». (la.bo.)

Il Piccolo, 19 marzo 2010
 
LA GRAVE SITUAZIONE DEL TRIBUNALE ESAMINATA DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO 
Mancano giudici, processi per l’amianto a rischio 
È emersa la necessità di chiedere al ministero e al Csm di dichiarare Gorizia sede disagiata

di FRANCO FEMIA

I processi per i casi d’amianto sono a rischio per la carenza di giudici. Lo ha accertato il Consiglio giudiziario del distretto, presieduto dal presidente della Corte d’appello Mario Trampus, riunitosi in via straordinaria a Gorizia proprio per focalizzare la grave situazione in cui versa il tribunale, struttura ritenuta insufficiente per far fronte alla domanda di giustizia che emerge nel circondario.
Il prossimo trasferimento di tre magistrati giudicanti (Vicinanza, Bigattin e Masiello) di fatto impedirà lo svolgimento dei processi per l’amianto – tra gli altri a ruolo ce ne sono due con un centinaio di parti civili – se non attraverso l’applicazione di giudici dei tribunali di Udine e Pordenone. Ma anche la parte ordinaria rischia di collassare perché opererebbero al tribunale di Gorizia solo un gip e un giudice monocratico. Per questo motivo concorde è stata la richiesta al ministero della Giustizia e al Csm di dichiarare il tribunale di Gorizia sede disagiata in modo da incentivare l’arrivo di nuovi giudici. Il sindaco Ettore Romoli, presente all’incontro assieme al presidente della Provincia Enrico Gherghetta, ha assicurato il suo interessamento con il ministro Alfano perché la richiesta venga esaudita. «È importante che il Consiglio giudiziario si sia riunito a Gorizia – ha detto Romoli – perché ha acceso i riflettori sulla gravissima situazione in cui versa il tribunale, la cui amministrazione della giustizia rischia di diventare ingestibile».
È emersa anche la necessità che venga aumentata la pianta organica del tribunale passando dagli attuali 11 a 18 giudici. «Ma noi ci accontenteremo anche di 15», ha detto il presidente dell’Ordine degli avvocati Silvano Gaggioli.

Il Piccolo, 20 marzo 2010
 
DIPENDENTI DI DIVERSE AZIENDE DEL MONFALCONESE CHIEDONO UN RISARCIMENTO ECONOMICO PER IL DANNO SUBITO 
Amianto, già 400 esposti si appellano al giudice del lavoro 
Le prime udienze previste a inizio di giugno. Le pratiche raccolte in sei mesi dallo sportello Inca della Cgil

Sono oltre 400 i lavoratori di fabbriche del Monfalconese esposti all’amianto che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, cioè il risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto eventualmente erogato dall’Inail.
Tante sono le pratiche che nell’arco di poco più di sei mesi ha raccolto l’apposito sportello creato dall’Inca della Cgil, nella sede situazione nel complesso Paciana, tra via Bixio e via 9 Giugno.
Le prime udienze davanti al giudice del Lavoro di Gorizia sono attese per l’inizio di giugno, come spiega l’avvocato Giancarlo Moro, esperto in diritto del lavoro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo.
La maggior parte dei casi riguarda lavoratori del cantiere navale, diretti e indiretti, affiancati però da persone impiegate all’Ansaldo, in porto, alla centrale elettrica, allora Enel, Cartiera Burgo e Ferrovie dello Stato, tutti residenti nel Monfalconese e nella Bassa friulana.
Allo sportello della Cgil si sono rivolti però anche cittadini che hanno contratto patologie asbestocorrelate nella propria abitazione, vicina ai posti di lavoro dove l’amianto si è usato in modo massiccio in alcuni periodi. L’obiettivo della Cgil rimane del resto quello di “dare tutela a tutti”. «La malattia più diffusa sono le placche pleuriche – spiega l’avvocato Moro -, che però ottengono tra 1 e 5 punti dall’Inal. Peccato che i risarcimenti scattino dal sesto punto in poi». Per questi lavoratori, secondo il legale, la tutela risarcitatoria è l’unica opzione quindi a fronte dei danni alla salute subiti. La strada dei procedimenti penali va perseguita e la Cgil si costituisce parte civile ogni volta che si va a processo. «La Procura, la cui attività vediamo con favore, in primis si occupa però dei reati più gravi, cioè l’omicidio colposo – afferma Moro -, e non potrà, con le forze a disposizione, perseguire tutti i reati per le patologie medie o minori». Che, però, possono trovare una risposta attraverso il ricorso al giudice del Lavoro, secondo il legale, per il riconoscimento del “danno differenziale”. Quella del riconoscimento del danno differenziale è inoltre un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera.
I casi saranno valutati singolarmente dal giudice, ma il legale della Cgil auspica che possa essere utilizzato il notevole materiale probatorio già  accumulato per supportare i procedimenti penali e civili.
Laura Blasich

Il Piccolo, 31 marzo 2010
 
AL COMPUTER 
Si raccolgono e incrociano dati e documenti sulla vita del cantiere dal 1970 a oggi 
Amianto, al lavoro pool di 10 persone per rendere più celeri i processi

C’è un pool che lavora sui procedimenti per l’amianto. Un pool di 10 persone creato dalla Procura della repubblica e formato dai sostituti procuratori Luigi Leghissa e Valentina Bossi, da sei appartenenti alla forze dell’ordine (in gran parte carabinieri), due dirigenti del servizio di prevenzione e sicurezza sull’ambiente del lavoro dell’Azienda sanitaria isontina.
C’è poi a disposizione un consulente informatico e, grazie a un server fornito dalla Regione, la Procura sta informatizzando tutto quanto è necessario per snellire il lavoro legato all’esposizione all’amianto. «Si tratta di riscrivere la storia dei cantieri di questi ultimi anni», dice il procuratore Caterina Ajello. C’è da ricostruire 40 anni di storia dei cantieri, dal tipo e dalle modalità di costruzione delle navi, dai vertici apicali che si si sono succeduti in questi anni nello stabilimento di Panzano. Si tratta poi di memorizzare e incrociare migliaia di dati riferiti ai lavoratori e allo loro mansioni, il materiale documentale in possesso dei magistrati. Si stanno raccogliendo e informatizzando anche le testimonianze fornite dai familiari e dai colleghi degli dipendenti deceduti divise anche per periodi di lavoro.
Una mole di lavoro notevole ma che tornerà utile nell’economia processuale. Le informazioni raccolte e catalogate renderanno più spediti i procedimenti che per la materia trattata e per le numerose parti coinvolte – imputati, parti civili, periti e testimoni – si presentano assai complessi.
L’udienza del maxiprocesso, che vede sul banco degli imputati 26 tra dirigenti dell’ex Italcantieri e ditte che operavano nello stabilimento di Panzano, è fissata per il 13 aprile. Ma sarà ancora un’udienza interlocutoria dove il giudice monocratico sarà alle prese con le procedure preliminari legate ancora alla riunificazione dei numerosi fascicoli procedurali. Ma si tratta di una tappa importante di un processo atteso da anni dai familiari delle centinaia di vittime dell’amianto e che vedrà presenti come parti civili alcuni enti come il Comune di Monfalcone, la Provincia, l’Inail, l’Associazione esposti amianto e la Fiom-Cgil (fra. fem.)
 
APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO E AL MINISTRO ALFANO
«La Procura di Gorizia è in ginocchio» 
Ajello: «Ci restano solo tre magistrati». Cinque trasferimenti in pochi mesi

di FRANCO FEMIA

«Siamo in ginocchio. Da cinque sostituti procuratori a disposizione mi ritroverò presto solo con tre e con la gestione dell’inchiesta giudiziaria sull’amianto e anche con l’ordinaria amministrazione»: alla vigilia del maxiprocesso sull’amianto, il Procuratore della Repubblica Caterina Ajello lancia l’allarme. Ha già scritto al ministro della Giustizia Angelo Alfano per renderlo a conoscenza della situazione in cui versa il Palazzo di giustizia a Gorizia e ora la dottoressa Ajello è decisa a informare anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Non c’è pace dunque per la giustizia isontina alle prese da anni con un organico ristretto e con un valzer continuo di magistrati sia inquirenti che giudicanti. In un anno sono stati trasferiti, su loro richiesta, quattro sostituti procuratori ed ora un quinto, il dottor Fabrizio Suriano, è sul piede di partenza. Ne sono arrivati tre grazie al fatto che Gorizia è stata dichiarata sede disagiata, ma ora questa corsia preferenziale non esiste più.
Non si ride neppure al primo piano del palazzo di via Sauro. Il Tribunale entro l’estate perderà quattro magistrati giudicanti tanto che il maxi processo per l’amianto sarà presieduto direttamente dal presidente Matteo Trotta, non essendo altri giudici disponibili a seguire un procedimento che rischia di durare parecchi mesi se non qualche anno.
C’è, dunque, il rischio di prescrizione sui processi per l’amianto come sostiene l’Associazione esposti amianto? La dottoressa Ajello è fiduciosa, ritiene che per alcuni processi si possa arrivare al pronunciamento di 1° grado, che sarebbe un traguardo importante anche ai fini di una causa civile.
Oltre al maxiprocesso che vede riunite in un unico procedimento 102 parti lese, operai dei cantieri morti per asbestosi, sono pendenti in Procura procedimenti per altri 230 morti sempre per esposizione all’amianto. E altri fascicoli potrebbero arrivare negli uffici dei pm perché si ritiene che i decessi legati all’amianto proseguiranno ancora per molti anni.
«Noi stiamo lavorando a tamburo battente – dichiara l’Ajello -, è stato formato un pool coordinato da due sostituti procuratori impegnato a definire i fascicoli legati all’amianto».

Il Piccolo, 14 aprile 2010
 
UDIENZA LUNEDÌ 26 APRILE
Si gonfia il maxi-processo sull’amianto 
Aggiunti altri procedimenti. Un centinaio i cantierini deceduti

di FRANCO FEMIA

Si irrobustisce il già corposo fascicolo processuale che riguarda i morti da amianto. Due nuovi procedimenti, riferiti ad altrettanti presunti decessi per asbestosi, sono approdati ieri sul tavolo del giudice monocratico Emanuela Bigattin. E, come è accaduto per gli ultimi casi, anche questi su richiesta del pm Luigi Leghissa, vanno a confluire in quel mega-processo che è stato avviato dal tribunale di Gorizia e che prenderà il via lunedì 26 aprile.
Con i procedimenti di ieri si chiude questa fase procedurale dell’inchiesta sulle morti da amianto avviata dalla Procura della Repubblica e che riguarda esclusivamente decessi di quanti hanno lavorato all’interno del cantiere di Panzano. Altre decine di denunce sono ancora al vaglio del pool di magistrati, forze dell’ordine e tecnici che è stato creato appositamente dalla Procura goriziana. Ma saranno tutti casi che formeranno un successivo processo dal momento che non si è neppure arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio e quindi all’udienza preliminare. Inoltre,continuano i decessi legati all’esposizione all’amianto e, secondo le previsioni, continueranno fino al 2020.
Sarà lo stesso presidente del tribunale Matteo Trotta in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. Devono rispondere di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo perché nel frattempo deceduti Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere.
Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti d’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil.
Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perché il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testi. Si preannuncia, comunque, un processo complesso che richiederà numerose udienze per ascoltare testimoni e nel quale ci sarà anche il confronto tra le perizie dell’accusa e della difesa. Ma il dottor Trotta è intenzionato ad accelerare i tempi proponendo udienze molto ravvicinate in modo da poter arrivare in tempi ragionevole alla sentenza.
Il tribunale di Gorizia ha già emesso una sentenza di condanna per il decesso di un dipendente dell’Italcantieri nei confronti di Manlio Lippi, dirigente dell’ex Italcantieri. La pena a un anno di reclusione è stata poi annullata in appello, perché l’imputato ha potuto godere della prescrizione del reato.

Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
PARTI CIVILI I FAMILIARI, L’AEA, IL COMUNE, LA PROVINCIA, LA REGIONE, L’INAIL E LA FIOM-CGIL 
Si apre il maxi-processo per i morti di amianto 
Il procedimento riguarda il decesso di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri

Si apre oggi, al Tribunale di Gorizia, il maxi-processo per amianto. Sarà lo stesso presidente del Tribunale, Matteo Trotta, in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo, che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. L’ipotesi di accusa è quella di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario.
Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo, perchè nel frattempo deceduti, Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere. Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil. Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perchè il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testimoni.

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