Il Piccolo, 13 marzo 2010
 
SCIOPERO PROVINCIALE DELLA CGIL E COMIZI DAVANTI ALLO STABILIMENTO
In 300 a fianco dei lavoratori della Eaton 
Fronte comune con le istituzioni. Chiesta la proroga della Cigs avviata un anno fa

LA CGIL
Chiesta la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo la cassa integrazione.
Cassa integrazione in deroga e lavori socialmente utili: chiesta la possibilità di coniugare i due aspetti.
Auspicato un fronte comune per la difesa del diritto al lavoro assieme a tutte le istituzioni e all’intera classe politica.
EATON
L’azienda chiede almeno altri 4 mesi di fermo-produzione, dal 14 aprile, data di scadenza della cassa integrazione.
Eaton spera nella ripresa del mercato per consentire la riapertura dello stabilimento.
In questo anno di pausa produttiva la società ha comunque tenuto la fabbrica in manutenzione per consentire un’eventuale immediata riapertura.
LA CASSA
Nell’Isontino il settore delle attività meccaniche ha totalizzato a febbraio oltre 113mila ore di Cigo e oltre 106mila di Cigs.
Il settore installazioni e impianti per l’edilizia ha registrato oltre 17mila ore di Cigo e 646 di Cigs, l’alimentare rispettivamente 304 ore e oltre 18mila.
Per i trasporti e comunicazioni sono state utilizzate 511 ore di Cigo e oltre 4mila ore di Cigs.
di LAURA BORSANI

La crisi tutt’altro che finita, la delocalizzazione che rischia di far perdere il patrimonio professionale al territorio. E gli ammortizzatori sociali, che vanno raddoppiati ed estesi, la cassa in deroga vincolata ai corsi di formazione e non accessibile a quanti svolgono lavori socialmente utili. Ancora, equità nella redistribuzione dei redditi, tassazioni alle rendite finanziarie, riduzione della prima aliquota Irpef, lotta all’evasione fiscale. Precarietà e lavoro insostenibile che attraversa tutte le categorie. Perchè il Governo «sta attaccando i diritti dei lavoratori previsti dalla Costituzione». La manifestazione della Cgil ieri mattina davanti alla Eaton tra i lavoratori in ”cassa”, in occasione dello sciopero provinciale, è stata una battaglia ”a tutto campo”, ma anche l’ennesima testimonianza di solidarietà a un’azienda simbolo della crisi nell’Isontino. «Continuiamo a lottare per salvare il posto di lavoro – ha detto Livio Menon, della Rsu di Eaton -. Siamo vittime di leggi ingiuste, creano solo una guerra tra poveri». Il messaggio è chiaro: serrare le fila per fare ”massa critica” coinvolgendo tutta la classe politica. I lavoratori stringono alleanza, assieme alle altre categorie sociali, come i pensionati, rappresentati ieri da Vittorio Franco (Spi-Cgil). Lo sciopero provinciale della Cgil, di tutte le categorie, a Monfalcone ha rinnovato il sostegno ai 310 dipendenti della Eaton, per i quali il 14 aprile scadrà, dopo un anno, la cassa integrazione straordinaria . Erano presenti circa 300 persone. Secondo la Cgil, il dato medio di adesione regionale si è assestato tra il 40 e il 50% con punte del 70% in alcune aziende come Fincantieri. A fianco dei lavoratori c’erano il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto. Gherghetta ha ribadito: «La Provincia è vicina a tutti i lavoratori. Siamo di fronte a una crisi creata dall’economia di carta che ha ”mangiato” l’economia reale. Invece di fare decreti interpretativi sulle liste elettorali – ha aggiunto -, è il caso di farli sulla possibilità di coniugare ammortizzatori in deroga e progetti socialmente utili». Ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto: «Le istituzioni sono coese. Siamo di fronte a gruppi finanziari e l’aspetto speculativo è preminente. A livello di Anci, collegandoci al sindacato, abbiamo messo in piedi tutte le misure possibili. Ma gli strumenti vanno coordinati e pubblicizzati». Ha citato il patto territoriale per comprendere tutte le potenzialità esistenti: «Si tratta non solo di posti di lavoro, ma di un patrimonio professionale che rischia di venire disperso». Ha ricordato le opportunità di Portorosega, che potrebbe diventare il porto della Baviera: «In questo dinamismo le singole criticità possono essere affrontate con altri approcci e strumenti».
Il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva, ha spiegato: «Lo sciopero odierno è contro l’incapacità del Governo di gestire la crisi. Abbiamo scelto di manifestare davanti alla Eaton simbolo di una realtà, l’Isontino, tra le aree della regione più investite dalla crisi. Non lasceremo soli i lavoratori». La Cgil ha sottolineato la necessità di rivedere il meccanismo degli ammortizzatori sociali: «Da subito – ha osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – abbiamo dato priorità a un elemento fondamentale: fermare i licenziamenti, condizione non risolutiva, ma necessaria per uscire dalla crisi. Chiediamo al Governo misure serie, non palliativi. L’eliminazione dei massimali previsti dalla Cigo e dalla Cigs e percorsi omogenei per i lavoratori». Ha evidenziato le incongruenze: «Per avere la cassa in deroga bisogna fare i corsi di formazione, dovendo attingere a fondi europei. Non è possibile accedervi se si è impiegati nei lavori socialmente utili. Dobbiamo restare uniti. Vogliamo lottare per difendere il diritto al lavoro previsto dalla Costituzione». Moreno Luxich, della Rsu Fiom di Fincantieri, ha aggiunto: «Anche noi stiamo soffrendo gli scarichi di lavoro, ma rispetto ai lavoratori della Eaton, siamo fortunati, poichè si tratta di scarichi definiti nel tempo. In Italia non c’è una politica industriale che possa dare prospettiva e dignità al lavoro. Sono problemi drammatici, che si ripercuotono nei rapporti tra gli stessi lavoratori». S’è rivolto poi alle altre sigle sindacali: «Con un Governo di centrodestra, non è possibile che sia solo una parte del sindacato a dire ”no”». Maurizio Vesnaver, della Rsu dell’Ansaldo, ha ricordato come all’Ansaldo dal primo marzo è partita la ”cassa”, a fronte di prospettive tutte da verificare.
 
LA PROPRIETÀ SPERA DI ACQUISÌRE NUOVE COMMESSE 
L’azienda: fondamentali altri 4 mesi di ”cassa”

Il lavoro allo stabilimento Eaton potrebbe ripartire. Ma per raggiungere questo obiettivo, confidando nella ripresa del mercato e quindi nel ritorno degli ordini, è necessario che il blocco della produzione venga prorogato almeno di ulteriori quattro mesi. L’azienda risponde ai lavoratori, ai quali ieri durante la manifestazione provinciale della Cgil, è stata rinnovata la solidarietà. Dunque la cassa integrazione in deroga per un periodo almeno di quattro mesi rappresenta un provvedimento fondamentale per riuscire ad ”agganciare” la ripresa. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha infatti affermato l’azienda in una nota -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi».
L’azienda ha inoltre richiesto alla Pubblica amministrazione di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove.
Nell’aprile del 2009, ricorda l’azienda, in seguito a una riduzione senza precedenti degli ordini effettuati presso la fabbrica di Monfalcone, Eaton ha annunciato che avrebbe messo in cassa integrazione i propri dipendenti e avrebbe interrotto la produzione per un periodo di un anno. «Durante tutta la pausa di produzione – ha aggiunto -, la compagnia ha lavorato per assicurare degli ammortizzatori sociali a impiegati e operai, in modo da ridurre l’impatto della crisi dell’industria sui lavoratori e le loro famiglie. La compagnia ha sempre tenuto lo stabilimento di Monfalcone in manutenzione, in modo da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto. Il duro lavoro e la dedizione di tutti gli operai, insieme al costante supporto dimostrato dalla comunità, sono molto apprezzati da Eaton». (la.bo.)

DOPO LA RIAPERTURA DEI BANDI 
Altre 8 assunzioni in Comune di personale che sarà impiegato in lavori socialmente utili

Altri otto lavoratori saranno impiegati dal Comune di Monfalcone in progetti di Lavori socialmente utili. Andranno ad affiancare quelli che, in cassa integrazione o mobilità, già da mesi stanno operano per la manutenzione del verde e degli arredi urbani e per la manutenzione della casa albergo e dell’asilo nido di via Tagliamento. I posti disponibili in base ai progetti approvati dalla Regione sono stati occupati solo ora, perché il Comune ha dovuto riaprire i termini dei bandi, allargandoli a tutto il mandamento, dopo che il primo tentativo era andato deserto. Le qualifiche richieste erano di tipo impiegatizio e l’ente locale non era riuscito a trovare dei candidati su base comunale. Tre degli otto lavoratori sono donne, che saranno impiegate nelle unità operative Contabilità fiscale ed economica, Contabilità e Finanza e Gestione economica del personale. «Da quanto so, almeno una delle lavoratrici che hanno superato la selezione è dipendente di Eaton – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – e quindi rischia di rimanere al lavoro nemmeno un mese, visto che i Lavori socialmente utili sono incompatibili con la cassa integrazione in deroga. Il sindaco sta quindi continuando a lavorare a livello regionale per tentare di trovare una soluzione e garantire ai lavoratori di Eaton di integrare l’indennità di cassa integrazione, se possibile».
Con la riapertura del bando su base mandamentale il Comune è riuscito a trovare anche l’addetto caposquadra-coordinatore dei operai cinque addetti al verde impiegati grazie agli Lsu già dallo scorso autunno. Sono stati coperti anche i cinque posti (di cui tre andati a delle donne) del progetto di attività con funzioni amministrativo contabili per migliorare le prestazioni offerte dall’ente a favore dell’utenza. (la. bl.)

Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
PROROGA DELLA ”CASSA” 
Eaton e sindacati giovedì al tavolo del ministero

Eaton e sindacati saranno giovedì al tavolo del ministero del Lavoro per tentare di ottenere la concessione della cassa integrazione in deroga per un periodo di almeno quattro mesi. L’appuntamento, decisivo per evitare tagli, avrà luogo a sei giorni dalla chiusura della cassa integrazione straordinaria, dopo la quale rimane solo la mobilità per i 320 dipendenti del sito. «Nell’immediato non ci sono spiragli di una ripartenza e quindi la cassa in deroga è fondamentale», ribadisce Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che assieme alle altre organizzazioni dei metalmeccanici aveva richiesto l’incontro al ministero nelle scorse settimane. A sottolineare l’esigenza di utilizzare ancora gli ammortizzatori sociali è stata la stessa multinazionale statunitense a metà marzo. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha affermato l’azienda -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi». L’azienda ha inoltre richiesto alle amministrazioni di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove. La società dall’avvio della Cigs, poco meno di un anno fa, ha sempre tenuto in manutenzione lo stabilimento in modo, ha spiegato la stessa Eaton, «da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto». Nonostante le rassicurazioni, i lavoratori continuano però a essere ”vicini” allo stabilimento per evitare qualsiasi tentativo di depauperamento. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 aprile 2010
 
ATTESA PER IL VERTICE AL MINISTERO. MERCOLEDÌ SCADE LA CIGS 
Eaton al bivio, 310 famiglie col fiato sospeso 
Oggi a Roma la decisione sulla ”cassa”: azienda e sindacati chiedono 12 mesi di proroga

di LAURA BORSANI

Ore di ansia e attesa per i 310 lavoratori di Eaton Automotive. Il loro destino è di fatto appeso alla decisione che assumerà oggi il ministero sulla richiesta della ”cassa” in deroga. Ormai siamo agli sgoccioli: mercoledì prossimo scade la cassa integrazione straordinaria, durata un anno. E le condizioni per la ripresa della produzione di valvole per motori nello stabilimento di via Bagni nuova, sono ancora lontane. Non si intravedono infatti al momento segnali utili a sostenere la riapertura dell’attività.
C’è pertanto grande attesa attorno all’esito di questo vertice, ritenuto per nulla scontato. L’incontro al ministero del Lavoro è previsto in tarda mattinata, alla presenza dei vertici dell’azienda, nonchè dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali e provinciali, oltre ad un esponente della Rsu di stabilimento.
Siamo al bivio, considerando che, qualora non venga accolta la richiesta per la cassa in deroga, si aprirebbe uno scenario davvero buio, con lo spettro delle procedure di licenziamento. Un’ipotesi alla quale nessuno, azienda e sindacati, vogliono pensare. Con ciò pur nella consapevolezza che non sarà una trattativa facile: «Siamo decisamente preoccupati – ha infatti osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – L’esito positivo del confronto non è affatto scontato».
Con questo clima, dunque, ci si prepara ad affrontare la ”giornata del destino”. L’azienda, da parte sua, confidando in una ripresa del mercato che consenta la riapertura dello stabilimento, comunque tenuto in costante manutenzione per consentire un’eventuale riavvio immediato dell’impianto, punta a un obiettivo minimo di una proroga di 4 mesi, ritenuta però insufficiente volendo ”portare a casa” il più possibile. Otto mesi rappresenterebbero un ”respiro maggiore” e dodici mesi un traguardo definito ”ottimale”.
Una proroga di dodici mesi è quella che intendono richiedere i sindacati. «Puntiamo a ottenere il prolungamento più esteso possibile – ha spiegato Casotto -. Dodici mesi sarebbero la risposta migliore, mentre 4 mesi sono insufficienti. Significherebbe ritrovarsi questa estate con la stessa situazione attuale. Piuttosto sarebbe, a quel punto, auspicabile un lasso di 8 mesi, in modo da ripartire con le valutazioni il prossimo anno». A fare eco alle preoccupazioni è il rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon: «Confidiamo che la cassa integrazione in deroga venga accettata, non è un passaggio automatico. In questa sede, ci attendiamo anche di conoscere le idee e la posizione dell’azienda. Il fatto comunque che si vada a discutere ancora di ammortizzatori sociali ci fa mantenere qualche speranza. La nostra richiesta è di una deroga per 12 mesi. Dalle ultime indicazioni fornite in occasione dell’incontro a Gorizia nel febbraio scorso, sappiamo che l’azienda al momento non è in grado di riaprire lo stabilimento in mancanza di condizioni di mercato sufficienti ai fini della ripresa. Siamo chiaramente preoccupati».
Una situazione molto delicata. Per la quale la ”cassa” in deroga rappresenta l’unica via per ”rimanere agganciati” alla salvezza dello stabilimento e alla salvaguardia occupazionale. Il provvedimento comporterebbe, inoltre, la frequentazione obbligatoria dei corsi di formazione, a fronte di una copertura del 30% delle ore di ”cassa”, da parte dei dipendenti, ai quali è necessaria l’iscrizione entro tre giorni, pena la perdita dell’indennità.
I sindacati hanno programmato due assemblee con i lavoratori, lunedì e venerdì prossimi. Incontri durante i quali i rappresentanti sindacali valuteranno la situazione e il da farsi, alla luce dell’esito dell’incontro al ministero. Ci sono altri aspetti presi in considerazione: il segretario provinciale Thomas Casotto ribadisce l’inadeguata funzionalità del sistema degli ammortizzatori sociali, denunciata da tempo dal sindacato. Pone anche l’aspetto retributivo, sostenendo la necessità di abbattere gli attuali massimali, a fronte dei quali la ”cassa” copre solo il 60% del reddito, con una media di circa 800 euro al mese.
 
LAVORI SOCIALMENTE UTILI 
«Dateci garanzie sui contratti»

Da una parte la cassa integrazione in deroga. Dall’altra i lavori socialmente utili. Una ”convivenza” difficile, per la quale i sindacati attendono risposte ufficiali dalla Regione. A riproporre anche questo aspetto è il rappresentante della Rsu di stabilimento della Eaton, Livio Menon: «L’esigenza – spiega – è quella di veder riconosciuti i contratti legati ai lavori socialmente utili pur in regime di cassa in deroga. La Regione ha dato un giudizio positivo in tal senso, volendo garantire la continuità dei contratti. Aspettiamo, pertanto, fiduciosi nella emissione della circolare regionale che ne sancisca il riconoscimento. Si tratta di un palliativo, ma comunque rappresenta un sostegno al reddito dei lavoratori».
Menon evidenzia «l’ottima partecipazione» dei dipendenti della Eaton ai lavori socialmente utili, quantificati in una sessantina rispetto ai 400 complessivi.
«Altre prospettive – aggiunge il rappresentante della Rsu di stabilmento – si profilano anche con il Comune di Grado, prevedendo pertanto un aumento delle adesioni. Per questo confidiamo in una risoluzione positiva che possa pertanto permettere ai dipendenti di mantenere o di accedere a queste occupazioni alternative, senza perdere il diritto alla cassa integrazione». (la.bo.)

MOLTI COLORO CHE HANNO PERSO IL LAVORO 
Nuovi poveri, oltre 500 gli assistiti dalla Cri 
Più che raddoppiate in due anni le persone che chiedono un aiuto alimentare e vestiti

Oltre cinquecento assistiti al mese con la consegna di borse della spesa, vestiti, oggetti di prima necessità. E i fondi che sono sempre meno, mentre le richieste aumentano. È la situazione in cui si trova a vivere la sezione cittadibna della Croce rossa, associazione che si occupa di garantire un sostegno, anche se temporaneo, a famiglie del mandamento monfalconese che si trovano in difficoltà. Fino a due anni fa si viaggiava sui 200 casi al mese. Ma negli ultimi tempi le cose sono molto peggiorate. Adesso, infatti, le persone assistite hanno sfondato quota 500. «Con la chiusura delle fabbriche e la Cassa integrazione le domande di assistenza si sono moltiplicate – spiega la responsabile della Cri locale, Bruna Muntoni Puzzi – e sono soprattutto famiglie. Anzi, negli ultimi tempi sono arrivati anche gli stranieri, che si trovano all’improvviso con un reddito dimezzato, ma una famiglia molto numerosa, di tre o quattro figli, da mantenere. Noi viviamo essenzialmente sulle elargizioni private e sui contributi che riusciamo a ottenere, e cerchiamo di fare il massimo con quello che abbiamo».
Le famiglie arrivano da tutto il mandamento, persino da Fogliano, ma la maggior parte si tratta di nuclei residenti a Ronchi e Monfalcone, oltre che da Staranzano.
La Cri locale copre il territorio da Monfalcone a Fogliano, fino a Doberdò e Grado (pari a oltre 72mila residenti). Si occupa non solo della spesa sociale, ma anche di trasporto infermi, attività socio-assistenziali e sanitarie, fondi e manifestazioni. Per quanto riguarda l’attività di trasporto infermi, la Cri effettua 8mila interventi complessivi per un totale di oltre 500 chilometri, impiegando 60 volontari. Per le attività socio-assistenziali si parla di 105 assistiti e di un totale di 421 interventi, con 519 ore totali. Per fortuna, i volontari non mancano: i corsi di formazione, iniziati nel 1984, hanno visto ben 1175 partecipanti. In totale, i soci sono circa 300, di cui una ventina appartenenti al corpo militare, 142 volontari del soccorso, 116 del comitato femminile, e 23 ”pionieri”.
Per poter mantenere questi suoi impegni, l’associazione ha messo in campo negli ultimi mesi diverse iniziative di auto-finanziamento per le quali è però richiesta la partecipazione della cittadinanza intera. A novembre grande successo ha riscosso il ballo organizzato all’Albergo Impiegati, che peraltro riprendeva una tradizione di qualche anno fa. Adesso, il nuovo appuntamento è per il 26 aprile, alle 20.30, al teatro Comunale di Monfalcone dove andrà in scena lo spettacolo musicale «Pinocchio… e qualcos’altro», in collaborazione con il coro Lions Singers diretto dal maestro Severino Zannerini, composto da parti raccontate e musicali. I biglietti sono in vendita alla sede della Croce rossa in via Cosulich il martedì e il venerdì dalle 10 alle 11. (e.o.)