BASTA CON LA RETORICA SU SICUREZZA E LAGALITA’
PRETENDIAMO GIUSTIZIA, LIBERTA’ E DIGNITA’
PRESIDIO AL TRIBUNALE DI GORIZIA
Martedì 16 MARZO ORE 12

Martedì 16 marzo andrà in scena l’udienza preliminare per la denominata “Operazione Blu”.
Sono 19 gli imputati coinvolti personalmente da un’operazione mediatico-inquisitoria che, in più di due anni di indagini, ha visto utilizzare strumentazioni tecniche di indagine ultratecnologiche e ultracostose in pieno stile americano da telefilm “CSI”. Un’operazione che ha indirettamente coinvolto altre decine e decine di giovani che
per parecchi mesi hanno dovuto subire convocazioni volanti da parte degli inquirenti, telefonate minatorie sui propri cellulari e tutta una serie di violazioni palesi e violente di qualsiasi codice di procedura, oltre che di qualsiasi regola etica e professionale.

Sarebbe semplice anche in questo caso usare l’arma dell’ironia per nascondere il consueto sdegno e la rabbia per il malfunzionamento (o il “funzionamento deviato”, come dice qualcuno) degli organi dello Stato. Ma in questo processo non si può scherzare.
In primo luogo perché, in ogni caso, le pene previste per il tipo di reato contestato vanno dai 6 ai 20 anni di reclusione. In secondo luogo perché quanto accaduto ai 19 imputati continua ad accadere ad altre decine e decine di normali cittadini, indagati sulla parola di confidenti palesemente non attendibili, minacciati, intercettati,
perquisiti e poi gettati in pasto alla gogna pubblica, come accaduto ai giovani fatti sfilare al pronto soccorso alcune settimane fa.
All’interno di questo quadro – indipendentemente dal ritenerla una vergogna o giustificarlo sulla base di convinzioni dogmatiche ed ideologiche – rimane una domanda che dovrebbero porsi tutti i cittadini di questa provincia. Una domanda pesante come un macigno: non è dato capire, infatti, come mai in un territorio, dove risiede il
potere giudiziario più disagiato e disastrato di tutto il Nord Italia, si trovino tempo, soldi e personale sempre a disposizione nel fare mega retate per le quali lo sforzo e la spesa sono rilevanti (così come le esposizioni mediatiche e retoriche), ma i cui risultati sono nulli, se non addirittura controproducenti, in termini della pretesa lotta al narcotraffico.

Ed è questa la vera indignazione che ci porta a volere manifestare pubblicamente in concomitanza di questa udienza preliminare.
Infatti se è vero che da un lato si attacca in maniera deliberata, cosciente e smodata le vite private degli studenti, delle famiglie e di normali cittadini, dall’altro è anche pubblicamente sancita la non volontà del potere giudiziario di affrontare le vere e tragiche emergenze che questo territorio soffre.
Amianto e inquinamento, il sistema degli appalti del mondo del lavoro, la speculazione edilizia e gli affitti in nero, le emergenze ambientali, la corruzione e le truffe ai danni dei migranti. Cancri che esistono nel nostro territorio e che tutti conoscono, ma per i quali le indagini non arrivano mai – o non vengono mai portate – a conclusioni significative e risolutive.
Siamo stati sempre convinti, e dopo la “retata del nulla” di alcune settimane fa lo siamo ancora di più, che in realtà tali tendenze rientrino in una strategia complessiva di criminalizzazione di aree sempre maggiori di popolazione, basata sulla volontà di invadere le vite dei giovani e delle loro famiglie, con l´obiettivo dichiarato di tenere in stato di ansia perenne e paura un territorio intero: infatti alla retorica della legalità e sicurezza, oggi si aggiunge anche la prevenzione (?) del crimine e dell’educazione ai giovani fatta dai carabinieri.
Martedì 16 marzo manifesteremo non solo per continuare a resistere a questo delirio securitario, ma anche per lanciare un messaggio chiaro ad un territorio che ormai sembra arreso all’evidenza della deriva, sia della politica che del “corpo giudiziario”.
E’ giusto e sacrosanto pretendere giustizia come anche è giusto riprendersi libertà e dignità.

Esattamente come ci hanno insegnato le vedove dell’amianto, i cassaintegrati che salgono sui silos per non venir truffati dalle multinazionali, e i precari che continuano ad occupare le case sfitte dell’ Ater, non ci arrendiamo allo stato di cose e all’arroganza delle caste, ma rivendichiamo con forza quello che siamo, quello che pensiamo e quello che abbiamo fatto in anni di lotte sociali a fianco degli ultimi e dei dimenticati di questo territorio.
Non pretendiamo giustizia da un sistema di “mele marce”, come ciclicamente emerge, ma la vera giustizia la vogliamo costruire ancora assieme agli sfruttati e alle vere vittime della “legalità e della  sicurezza” che questi poteri deviati ci vorrebbero imporre.

Appuntamento martedì 16 marzo ore 12 -Tribunale “disagiato” di Gorizia.

OPERAZIONE BLU IN ACTION

 

Il Piccolo, 16 marzo 2010
 
Retata anti-droga, oggi prima udienza e presidio di protesta

A un anno di distanza, si terrà stamattina, al Tribunale di Gorizia, l’udienza preliminare legata all’«Operazione Blu», che nel febbraio 2009 portò all’arresto di sei giovani, in seguito a un blitz eseguito dalla Mobile di Gorizia e dal Commissariato di Monfalcone assieme ai carabinieri, in particolare al Centro a bassa soglia di via Natisone. Oltre alle 6 persone accusate di consumo e cessione di stupefacenti, hashish e marijuana, erano stati coinvolti altri giovani. Si parla di 19 indagati complessivi.
In occasione dell’udienza preliminare, oggi alle 12 è in programma un presidio davanti al Tribunale. Una ”testimonianza di protesta”, ha spiegato il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, tra i promotori dell’inziativa: «Sono 19 le persone coinvolte da un’operazione che, in più di due anni di indagini, ha visto utilizzare ingenti risorse. L’operazione ha indirettamente coinvolto altre decine e decine di giovani attraverso procedure da ritenersi quantomeno dubbie. Ma in questo processo – continua – non si può scherzare: le pene previste per il tipo di reato contestato vanno dai 6 ai 20 anni di reclusione. In secondo luogo, quanto accaduto continua ad accadere ad altri normali cittadini. Un esempio recente, l’operazione nei confronti dei giovani fatti sfilare al Pronto soccorso».
La protesta si riassume in una domanda: «Come mai in un territorio dove risiede il potere giudiziario più disagiato del Nord Italia, si trovino tempo, soldi e personale nel fare maxi-retate, ma i cui risultati sono nulli, se non controproducenti, in termini della pretesa lotta al narcotraffico? Se da un lato si attaccano le vite private degli studenti, delle famiglie e dei cittadini, dall’altro è anche pubblicamente sancita la non volontà del potere giudiziario di affrontare le vere emergenze del territorio».

Il Piccolo, 17 marzo 2010
 
UDIENZA PRELIMINARE PER IL BLITZ DEL FEBBRAIO 2009 
Droga al Centro blu, 3 condannati e 13 a giudizio 
Tre prosciolti da tutte le accuse. Un patteggiamento e due riti abbreviati davanti al Gup

di FABIO MALACREA

Una pena patteggiata, due condanne con pena sospesa, cinque proscioglimenti e tredici rinvii a giudizio. È questo il responso dell’udienza preliminare, svoltasi ieri davanti al Gup Massimo Vicinanza (pm Luigi Leghissa), legata all’Operazione Blu, condotta nel febbraio dello scorso anno da agenti della Mobile, del Commissariato e dai carabinieri, che portò all’arresto di sei giovani e alla denuncia di altri tredici, tutti gravitanti attorno all’Officina sociale di via Natisone, per reati connessi con la cessione, la detenzione e lo spaccio di hashish e marijuana. Un’operazione giunta al termine di due anni di indagini, controlli e pedinamenti che ha suscitato clamore, molto discussa e contestata all’epoca dai Verdi e dalle varie frange dei no-global, coinvolgendo anche don Andrea Gallo, il prete della comunità di San Benedetto al Porto di Genova. Contestata anche ieri da una trentina di giovani, per gran parte dell’Officina sociale, che hanno manifestato davanti al Tribunale di Gorizia. L’udienza ha coinvolto uno stuolo di avvocati, non tutti presenti ieri: Ferrucci, Ginaldi, Iacono, Pacorig, Battello e Galletta.
A scegliere la strada del patteggiamento è stato Denis Nanut, 26 anni: per lui un anno di reclusione e 4000 euro di multa, con sospensione della pena. Condannati con rito abbreviato, invece, Andrea Raffo, 34 anni, e Enrico Iaiza, 26: il primo a 8 mesi e 4000 euro di multa, il secondo a 5 mesi e 20 giorni e 4000 euro di multa. Per entrambi la pena è stata sospesa. Cinque gli imputati prosciolti già in sede di udienza preliminare, tre da tutte le imputazioni: Luciano Capaldo per cessione di stupefacenti e per aver adibito il Centro sociale di via Natisone a luogo di convegno di persone che consumavano sostanze stupefacenti, Cristian Catalano, 24 anni, e il senegalese Adma Drame Diop, 27, per cessione di stupefacenti. Prosciolti anche Cristian Massimo, 33 anni, e Francesco Francioso, 32, dall’accusa di aver adibito le loro abitazioni a luogo di consumo di droga.
Questi ultimi, però, sono stati rinviati a giudizio per altre imputazioni legate alla cessione di stupefacenti. E tutti rinviati a giudizio anche gli altri coinvolti nell’Operazione Blu e a suo tempo arrestati o denunciati a piede libero con imputazioni legate alla cessione alla detenzione e allo spaccio di stupefacenti: gli arrestati all’epoca del blitz – i fratelli Mario e Claudio Puglisi, 36 e 41 anni, Juan Perani, 41 anni, Stefano Micheluz, 37, oltre a Francesco Francioso e Cristian Massimo -, il rumeno Baniamin Pavel Bandean, 25 anni, Paolo Mucelli, 45, Mauro Bussani, 41, Alessandro Giorgi, 34, Giulio Stabile, 23, Davide Rocco, 33, e Sarah Nanut, 25. L’udienza collegiale è stata fissata il 16 luglio prossimo, con inizio alle 9.

La protesta dei giovani dell’Officina sociale davanti agli agenti in tenuta anti-sommossa

Ad attendere i partecipanti alla ”testimonianza di protesta” davanti al Tribunale di Gorizia c’erano una decina di agenti e carabinieri in tenuta anti-sommossa. La ”testimonianza” però c’è stata ugualmente, sul marciapiede opposto. I giovani, una trentina, si sono schierati dietro uno striscione di protesta, indossando magliette azzurre sulle quali era riportato il titolo del ”Piccolo” sull’operazione che, mesi fa, ha coinvolto l’Arma dei carabinieri. È stato Cristian Massimo, uno dei sei giovani tratti in arresto, a impugnare un megafono e a annunciare le ragioni della protesta. Un’operazione tanto clamorosa quanto inutile, ha detto, visto il ”parto” finale. Tra i partecipanti anche il reponsabile dei Verdi Mauro Bussani, tra gli indagati, che ha rilevato come l’operazione («un’inutile forzatura») abbia fatto emergere «il nulla a fronte di un territorio in cui i problemi da affrontare con il massimo impegno in sede giudiziaria e inquirente sono ben altri, come le stragi di amianto, le infiltrazioni della malavita e il vilipendio ambientale del territorio. L’ex consigliere regionale dei Verdi Alessandro Metz, pure presente alla manifestazione, ha espresso preoccupazione per il ripetersi di inchieste giudiziarie e di operazioni «volte a criminalizzare persone coinvolte in eventi marginali, come dimostrato dalla recente retata anti-droga che ha portati 27 ragazzi a sottoporsi a test all’ospedale», ma anche come «i metodi usati nella circostanza dalle forze dell’ordine e l’inutile spiegamento di uomini e mezzi siano stati a loro volta al centro di un’inchiesta che ha coinvolto l’Arma dei carabinieri».
«Si impegnano risorse e personale quando poi – ha aggiunto Metz – il risultato sul piano pratico è praticamente uguale a zero, viste le quantità irrisorie di sostanze stupefacenti sequestrate. Si privilegiano le inchieste-spettacolo – ha concluso Metz – invece di andare a toccare altri aspetti contraddittori e ben più gravi del nostro territorio». (f.m.)

Il Piccolo, 17 luglio 2010
 
A CAUSA DELL’IMPEDIMENTO DI UN LEGALE 
Droga al Centro Blu, il processo non riparte 
Subito un rinvio alla prossima settimana: a giudizio 13 imputati dopo le tre condanne

È stata rinviata alla prossima settimana, a causa dell’impedimento di un avvocato della difesa, l’udienza collegiale in relazione al processo legato all’«Operazione Blu» condotta nel febbraio dello scorso anno dagli agenti della Mobile, del Commissariato e dei Carabinieri, che portò all’arresto di 6 giovani e alla denuncia di altri 13, gravitanti attorno all’Officina sociale di via Natisone. I reati contestati sono connessi alla cessione, detenzione e spaccio di hashish e marijuana. L’operazione, al termine di 2 anni di indagini, aveva suscitato clamore, discussa e contestata all’epoca dai Verdi e dai rappresentanti e sostenitori dell’Officina sociale, coinvolgendo anche don Andrea Gallo, prete della comunità di San Benedetto al Porto di Genova.
A giudizio dunque ci sono 13 imputati, a vario titolo: i fratelli Mario e Claudio Puglisi, Juan Perani, Stefano Micheluz, il rumeno Beniamin Pavel Bandean, Paolo Mucelli, Mauro Bussani, Alessandro Giorgi, Giulio Stabile, Davide Rocco e Sarah Nanut. Cristian Massimo e Francesco Francioso dovranno rispondere solo delle imputazioni legate alla cessione di stupefacenti. Durante l’udienza preliminare, nel marzo scorso erano scaturite tre condanne. Aveva patteggiato Dennis Nanut, a fronte di 1 anno di reclusione e 4mila euro di multa, pena sospesa. Condannati con rito abbreviato Andrea Raffo (8 mesi e 4mila euro di multa) ed Enrico Iaiza (5 mesi e 20 giorni e 4mila euro di multa), per entrambi pena sospesa. Prosciolti invece Luciano Capaldo, Cristian Catalano e il senegalese Adma Drame Diop, nonchè Cristian Massimo e Francioso dall’accusa di aver adibito le loro abitazioni a luogo di consumo di droga. (la.bo.)