Il Piccolo, 21 marzo 2010
 
Nucleare, Lubiana chiude a Enel e Fvg 
Slovenia contraria alla collaborazione con l’Italia per il raddoppio di Krsko
ENERGIA TRANSFRONTALIERA
Il no d’oltreconfine potrebbe rilanciare Monfalcone quale sito per la realizzazione di una centrale atomica

di GIULIO GARAU

TRIESTE Centrali nucleari, la Slovenia chiude la porta all’Italia e al Friuli Venezia Giulia: non si farà alcun raddoppio della centrale di Krsko assieme. La notizia è stata data ieri dall’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti che ha detto: «Non ci sono margini per una partecipazione». Lubiana non ha alcuna intenzione di lavorare assieme al Friuli Venezia Giulia sull’energia nucleare: come retroscena forse una contromossa di fronte alla vertenza aperta, sempre sul fronte energetico, del rigassificatore di Trieste che gli sloveni contestano?
Nessuna conferma, ma appare naturale che ritorni in gioco Monfalcone tra i possibili siti italiani con le caratteristiche per ospitare una centrale nucleare. L’elenco (si parla di almeno 16 aree) non è stato ancora reso noto, il ministro allo Sviluppo economico Claudio Scajola sembra lo tenga chiuso in cassaforte: la lista verrà ufficializzata solo dopo le elezioni regionali. Tondo, che non ha mai nascosto di essere favorevole al nucleare, sperava forse (anche di fronte alle proteste di Monfalcone con in prima fila il sindaco Gianfranco Pizzolitto) di risparmiare la regione con la proposta di una cooperazione con gli sloveni per il raddoppio di Krsko che dista in linea d’aria solo 120 chilometri. «Il presidente Piero Gnudi mi ha assicurato che è interesse anche dell’Enel partecipare al raddoppio di Krsko e si muoverà con la Slovenia. Aspettiamo solo la disponibilità di Lubiana» aveva detto Tondo. Ma Lubiana ha risposto «no» all’Enel.
Nella fatidica lista dei siti oltre a Monfalcone ci sarebbe anche Chioggia in Veneto: è scontato che due centrali vicine non verranno realizzate. Ma visto che anche il Veneto ha fatto sapere che non vuole sul suo territorio centrali nucleari, a contare sulla decisione finale del governo sarà il peso politico. Quello dei veneti è più determinante del Friuli Venezia Giulia e nell’intero Nordest non ci sarebbero altre aree idonee.
Ma ci sono altri elementi che fanno supporre che Monfalcone, già polo energetico, possa rientrare in gioco: da un lato il fatto che Enel era presente con la centrale (a olio combustibile e carbone, attualmente di proprietà di A2A) che non è stata trasformata a gas (come da progetti) e potrebbe essere riconvertita. Dall’altro le notizie da fonti finanziarie e bancarie: alcune aziende di impiantistica per centrali nucleari avrebbero contattato professionisti e istituti di credito per aprire a Monfalcone nuove sedi.
Quello che è certo che tramonta la possibilità di una partecipazione italiana al raddoppio di Krsko. Conti ieri non ha usato giri di parole: «Credo – ha detto a Venezia nel corso della firma con la Regione Veneto per la riconversione della centrale di Porto Tolle – che sia tutto legato al fatto che la Slovenia voglia tenersi un investimento che non vuole spartire con nessun altro». L’amministratore delegato dell’Enel ha ricordato che l’Italia importa e paga l’energia elettrica prodotta a Krsko ma ha aggiunto anche che «Nonostante la buona volontà del presidente del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, il matrimonio non si può fare perchè la sposa non c’è».
Ci sono finanziamenti milionari e taglio delle tasse promessi dal governo alla popolazione dei territori che accoglieranno un sito nucleare: basterà per ottenere un sì nel Nordest?.

Il Piccolo, 22 marzo 2010
 
Monfalcone, è rivolta sull’ipotesi nucleare 
Legambiente e Wwf incalzano la giunta su progetti «verdi»

MONFALCONE Il ”no” della Slovenia alla partecipazione di Enel per il raddoppio della centrale di Krsko e il ritorno dell’ipotesi nucleare a Monfalcone, assieme alla presunta opzione veneta, ha scatenato prese di posizione a catena. Delle associazioni ambientaliste, ma anche dagli esponenti politici. Dal Pd che, con il il segretario della città dei cantieri, Paolo Frisenna, scandisce il ”no al nucleare in Friuli Venezia Giulia, mai a Monfalcone». E il consigliere regionale Franco Brussa fa eco: «La notizia data dall’amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, sull’avvio del raddoppio della centrale nucleare di Krsko e sulla scelta slovena di non volere alcuna partecipazione dell’Italia, e del Friuli Venezia Giulia in particolare, all’opera, fa definitivamente cadere l’alibi dietro il quale si è trincerato il presidente della Regione, Tondo». Brussa aggiunge: «Tondo e la sua maggioranza si sono più volte espressi a favore di un ritorno al nucleare. Si tratta ora di capire quali azioni vorranno porre in essere per confermare o smentire un eventuale accoglimento dell’ipotesi-Monfalcone». Il consigliere rilancia la proposta di legge del Pd la quale prevede che «anche in base alla propria competenza statutaria in materia urbanistica, sia vietata in regione la realizzazione di centrali nucleari».
Legambiente non ha perso tempo: «Il ”no” della Slovenia alla partecipazione dell’Italia nella costruzione di un nuovo reattore nucleare a Krsko era scontata e prevedibile. La boutade serviva al presidente Tondo, convinto nuclearista, a togliersi dall’imbarazzo dal sostenere di fronte ai suoi cittadini il via libera alla realizzazione di una centrale nucleare in regione. Considerando che Monfalcone e altre località regionali fanno parte della rosa dei papabili siti e che la stragrande parte dei governatori di Regione o candidati tali alle imminenti elezioni regionali sono contrari a un insediamento nucleare nelle loro regioni, risultava molto più comodo ricorrere alla collaudata operazione: ”Si, sono favorevole, ma non nel mio giardino!”. Cosa farà adesso Tondo? Sosterrà comunque la sua scelta nuclearista o assisteremo a rimpalli tra la nostra regione e il Veneto? Legambiente vorrebbe che l’Italia e la nostra regione in primis, avviasse una politica di autonomia energetica legata al territorio, puntando su due grandi opportunità: efficienza energetica, soprattutto negli edifici (Direttiva Ce del 2009) e fonti rinnovabili, soprattutto solare termico e fotovoltaico». Chiede di «aprire un dibattito lasciando cadere improbabili e pericolose scelte nucleariste, partendo dall’analisi degli insediamenti di produzione energetica e studiando le proiezioni sui consumi dei prossimi anni, garantendo una politica energetica utile e virtuosa per il Friuli Venezia Giulia». Per il Wwf, «la clamorosa scelta del Governo italiano di tornare all’energia nucleare e il dibattito sulla dislocazione di una centrale nucleare nel Monfalconese sono argomenti che fanno notevolmente discutere ambientalisti e opinione pubblica».

«No sloveno a Krsko 2, intervenga Frattini» 
Savino «La Regione contatterà il ministro». Gottardo accusa Lubiana, l’opposizione critica Tondo

di GIULIO GARAU

TRIESTE Nucleare, dopo il no di Lubiana all’Enel sull’ipotesi di partecipare al raddoppio della centrale di Krsko il Friuli Venezia Giulia si affida alle arti diplomatiche del ministro Franco Frattini.
«Il no di Lubiana non l’ho visto, sul tavolo non ho alcuna carta – spiega l’assessore regionale alle finanze, Sandra Savino con la delega all’energia – ci sono rapporti istituzionali tra Stati da rispettare, prima di commentare vorrei vedere il diniego della Slovenia al progetto. La Regione contatterà il ministro degli Esteri Frattini». E mentre il Fvg tenta di prendere le contromisure dal fronte dell’opposizione arriva una valanga di critiche contro il presidente della giunta, Renzo Tondo.
Da quest’ultimo nessun commento, e bisognerà capire se la questione, vista la fase delicata, sarà gestita direttamente dalla presidenza. Era stato Tondo infatti, nuclearista convinto, ad avanzare la proposta di collaborare con Lubiana sul raddoppio della centrale di Krsko attraverso l’Enel. C’erano stati interventi della Regione sul ministro Frattini e sul presidente dell’Enel, Piero Gnudi. Una scelta logica, Tondo aveva spiegato (considerato anche il no di Monfalcone, possibile sito individuato dal governo per una nuova centrale) che era inutile realizzare un nuovo impianto in Fvg vista la presenza di Krsko a 120 chilometri in linea d’aria (dalla quale l’Italia acquista energia) che poteva essere raddoppiata con la partecipazione italiana.
Ma sabato da Venezia, come è noto, è arrivata la notizia del «no» di Lubiana ufficializzato dall’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti. Un no che però, secondo la Regione, non è la posizione ufficiale della Slovenia. «Conti ovviamente è autorevolissimo – si affretta a precisare la Savino – ma in questi casi bisogna rispettare le vie istituzionali nei rapporti tra due Stati. Ci sono stati colloqui tra i due ministri degli esteri sul raddoppio di Krsko e non abbiamo sentito il ministro Frattini. La Regione lo contatterà per approfondire. E poi bisogna anche considerare che su Krsko non ci sono di mezzo solo gli sloveni, una parte della centrale (20%) è in mano alla Croazia».
Non si contano le reazioni, soprattutto dell’opposizione. «Sul nucleare in Fvg è finito il tempo dei trucchetti, ora il presidente Tondo deve pronunciarsi e dire no» sostiene l’europarlamentare e segretario regionale Pd, Debora Serracchiani. «Dobbiamo aprire gli occhi – continua – e renderci conto che nello sventurato progetto del governo di ritorno al nucleare è pressochè inevitabile l’impianto di una centrale nel Nordest. Dal momento che Formigoni e Zaia hanno detto no al nucleare in Lombardia e Veneto, non vorrei che la nostra regione arrivasse tardi».
Critico con Lubiana invece il Pdl. «La Slovenia è fortemente nazionalista e sfrutta l’appartenenza all’Ue, ma non è disponibile a nessuna forma di cooperazione», attacca Isidoro Gottardo, coordinatore Pdl in Fvg che fa notare come Lubiana «interferisce sul rigassificatore di Trieste mentre noi abbiamo sempre tollerato una centrale nucleare». «Non possiamo dare un giudizio positivo sia politico che della cooperazione internazionale – aggiunge Gottardo – la Slovenia si fa sentire con l’Italia solo quando deve tutelare la sua minoranza, ma poi non fa nulla o molto poco per far in modo che al superamento dei confini segua di fatto una cooperazione forte e naturale».
Ma è soprattutto l’opposizione a incalzare Tondo. «Ci chiediamo quali saranno ora le scelte di Tondo» incalza il capogruppo Pd in consiglio regionale, Gianfranco Moretton. «Vedremo se promuoverà il rigassificatore o se si porrà nella condizione di portarsi una centrale nucleare in casa».
Anche il consigliere regionale Pd Franco Brussa chiede a Tondo di «chiarire se Monfalcone è uno dei siti individuati dal governo» e accusa il presidente e la sua giunta di «superficialità nell’affrontare un tema così delicato». Conclude il consigliere dei Cittadini, Piero Colussi che chiede a Tondo «Perchè non ha impugnato, come altre undici regioni italiane, davanti alla Corte costituzionale la legge 99 del 2009 che delega al governo ogni decisione relativa all’individuazione dei nuovi siti nucleari?».

Il Piccolo, 23 marzo 2010
 
Tondo: nessuna centrale nucleare a Monfalcone 
«Me l’ha assicurato Scajola». E strappa un incontro a Pahor sul raddoppio di Krsko
RITORNO ALL’ATOMO
ENERGIA 
Il premier sloveno a Opicina per l’apertura di una filiale bancaria Incontro bilaterale dopo Pasqua. Pegorer critica il governatore

di MAURO MANZIN

TRIESTE Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo, da buon carnico, non molla. Ieri, a margine dell’inaugurazione della nuova filiale a Opicina della Nova Ljubljanska Banka si è incontrato per pochi minuti con il premier sloveno, Borut Pahor e sul raddoppio della centrale di Krsko si sono dati appuntamento a dopo Pasqua. Prima di incontrare Pahor lo stesso Tondo ha dichiarato che «non c’è alcun progetto del governo per una centrale nucleare a Monfalcone. Lo ha detto, a margine del congresso regionale della Cgil a Zugliano. Tondo, sollecitato sul ”no” di Lubiana alla compartecipazione del Friuli Venezia Giulia al raddoppio della centrale nucleare di Krsko (a 150 chilometri da Trieste) ha ribadito di aver parlato «direttamente con il ministro Scajola. Non c’è – ha aggiunto il presidente del Friuli Venezia Giulia – nessuna ipotesi del governo di centrali nucleari a Monfalcone». Tondo – nuclearista convinto – ha poi precisato «di non aver ricevuto alcuna comunicazione dall’autorità slovena. Ho solo letto una dichiarazione dell’amministratore delegato di Enel («Non ci sono ipotesi per noi di partecipare al raddoppio di Ksko»). I rapporti con la Slovenia quindi proseguiranno», ha concluso Tondo.
«Non capisco le reazioni di gioia di fronte alle dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Enel – ha aggiunto Tondo – secondo cui mancherebbe ”la sposa”, la Slovenia, per andare avanti. Io invece ribadisco che continuerò su questa strada perchè la considero una scelta giusta. Il fine è raggiungere l’obiettivo di un’energia a costi ragionevoli in un Paese ove i costi superano il 30 per cento. Il punto non è mettere in difficoltà la giunta, ma raggiungere un risultato».
Pronta la replica del parlamentare del Pd, Carlo Pegorer: «Speriamo che il governatore Tondo abbia spiegato bene le sue ragioni nel suo incontro con il premier sloveno Borut Pahor o in quelli che verranno. Il presidente farebbe però bene a realizzare che la Slovenia è uno Stato sovrano che come interlocutore ha il governo italiano e non una Regione, per quanto importante possa essere ritenuta la nostra». Ora, secondo Pegorer, «Tondo deve esprimersi in modo netto e chiaro in ogni sede contro ogni eventualità che il Friuli Venezia Giulia ospiti una centrale nucleare».
Dal canto suo il premier Pahor non ha fatto alcuna dichiarazione in merito. Nel corso dell’inaugurazione della nuova banca ha affermato che «la Slovenia è pronta a realizzare investimenti all’estero e ad accogliere investimenti stranieri sul proprio territorio. Ha reso noto di aver incontrato il sindaco di Milano, Letizia Moratti, e il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni. Negli incontri – ha aggiunto – sono state esaminate le possibilità di collaborazione della Slovenia nell’Expo 2015.
«Siamo impegnati – ha detto Pahor – a fare di tutto, anche con iniziative comuni, per elevare il benessere delle nostre popolazioni. Negli ultimi 20 anni – ha aggiunto riferendosi alle aree di confine con l’Italia – tutto è cambiato ed è cambiato in meglio. Sono state fatte scelte strategiche che – ha sottolineato – hanno garantito la sicurezza e le diversità. Oggi possiamo andare un passo più in là, in campo finanziario». «Possiamo guardare con ottimismo al futuro», ha concluso Pahor che, citando la Croazia, ha detto di «sperare che il processo di allargamento dell’Unione Europea continui».
Il premier ha chiaramento espresso la volontà della Slovenia di entrare nei meccanismi finanziari e commerciali del Nordest d’Italia affermando che la Slovenia è pronta a fare i propri investimenti così come è pronta ad accogliere le proposte di collaborazione finanziaria con l’Italia.
 
IL SINDACO NON CREDE ALLE RASSICURAZIONI DI TONDO
Pizzolitto: «Centrale nucleare, un rischio reale» 
«Regione debole su questo fronte». «Potremmo diventare sede di un impianto che nessuno vuole»

IL PUNTO
Il presidente Tondo ha riferito che, per il ministro Scajola, la possibilità che Monfalcone diventi sede di una centrale nucleare «non esiste».
Le indiscrezioni e i segnali in tal senso però continuano ad essere contraddittori.
Su tutti gli organi d’informazione Monfalcone continua a essere inserita tra i possibili siti di impianti nucleari, essendo una delle località più idonee.
IL SINDACO
«Abbiamo una Regione e un Governo nuclearisti. A fronte di ciò undici Regioni hanno fatto ricorso contro la legge che ha istituito il ritorno al nucleare».
«Anche qualora Monfalcone non fosse effettivamente inserita tra i siti possibili, l’atteggiamento della Regione è tiepido e coinvolgibile».
«Chiedo al presidente Tondo di prendere una posizione decisa e di spiegarci chiaramente quali sono le prospettive reali per il nostro territorio».
LE RAGIONI DEL ”NO”
«Siamo già la città martire dell’amianto e continuiamo a respirare i fumi della centrale alimentata a olio combustibile».
«C’è un’incongruenza di fondo con le prospettive economiche del territorio: la nautica, lo sviluppo turistico e balneare e quello ambientale».
«È un’ipotesi che si scontra anche con le prospettive di Portorosega e della logistica che sta prevedendo nuovi investimenti nell’area portuale».

di LAURA BORSANI

Il raddoppio della centrale di Krsko, che, lo ha dichiarato ieri il presidente della Regione Renzo Tondo, rappresenta un progetto «che continueremo a perseguire». E l’ipotesi-Monfalcone per il nucleare che «non esiste», confermata, ha spiegato il presidente, dal ministro Scajola. Ma il sindaco Gianfranco Pizzolitto mantiene le sue «serie preoccupazioni».
«Il rischio di una possibile centrale in regione, e in particolare a Monfalcone, è reale. La città sarà coesa nel contrastare questo progetto, nel modo più assoluto. Non si tratta di liste o meno, di assicurazioni da parte dei ministri. Si tratta di assumere una posizione chiara e inequivocabile da parte di chi governa la Regione. Il presidente Tondo deve esprimere un giudizio in merito».
Non bastano, dunque, le assicurazioni del presidente?
«Abbiamo un Governo e una Regione nuclearisti, in un contesto nazionale in cui tutti, con grande determinazione, hanno messo le mani avanti. Undici Regioni hanno fatto ricorso contro la legge che ha istituito il nucleare. Lombardia e Veneto, anche in relazione all’attuale fase elettorale delicata, escludono senza appello il nucleare».
E la nostra Regione?
Mi pare che la Regione Friuli Venezia Giulia risulti debole e incongruente. Per questo il rischio è che, alla fine, liste o non liste, sia determinante il peso politico. Paradossalmente, potremmo diventare i locatari di una centrale che nessuno vuole. Risulterebbe così compromesso non solo il nostro territorio, ma anche la stessa immagine della Regione, che farebbe la parte della ”parente povera”. Per questo, fin dall’inizio di questa vicenda, ho sollecitato espressamente il presidente Tondo a prendere una posizione decisa, ben sapendo che altri sono più forti di noi».
Quindi il problema va oltre le ipotetiche liste?
«Anche qualora Monfalcone non fosse inserita tra i siti possibili, se l’atteggiamento della Regione è tiepido e coinvolgibile, potrebbe comunque non bastare questa garanzia. Ciò che mi lascia e mi ha sempre lasciato perplesso, è che il presidente Tondo in questo delicato tema dovrebbe essere in prima fila a difendere le ragioni del territorio. Con l’Isontino punta di diamante per la logistica. La domanda da porsi pertanto è se vogliamo uno sviluppo in questa direzione, oppure se invece vogliamo svendere il nostro territorio per una centrale che altri non accetteranno mai. In questo senso, è proprio il presidente Tondo il punto di riferimento principe».
Cosa quindi chiede al presidente?
«Deve spiegare chiaramente quali sono le prospettive per il territorio. Dica qual è il modello di sviluppo che vuole. Questo è il punto fondamentale. Da qui si potrà capire se una centrale nucleare ci sta o meno. Per quanto ci riguarda, non accetterò un cerino che non sia congruente con un modello di sviluppo sostenibile. La città è coesa su questo. La mobilitazione sarebbe popolare. Propria di chi ha consapevolezza di quanto ha già dato ed è in grado di avere e non subirà mai interventi calati dall’alto magari perchè la classe politica regionale non è stata preventivamente attenta al problema».
La preoccupazione resta alta?
«È la preoccupazione che ho sempre avuto e denunciato a più riprese. Una posizione che non è strumentale, ma è motivata proprio dal fatto che siamo i meno determinati e i più deboli nella scena politica nazionale rispetto a questo tema».
No senza appello, dunque, di fronte a qualsiasi ipotesi o rischio?
«Non è una questione pregiudiziale, ma di buonsenso. Nella città martire dell’amianto e dove si continuano a respirare i fumi dell’olio emessi dall’attuale centrale termoelettrica, credo che non si possa chiedere altro. È inoltre incongruente con le prospettive che si stanno muovendo sul territorio. Lo sviluppo di Portorosega, la logistica che sta sostenendo possibili nuovi insediamenti. La nautica che produce attività e posti di lavoro, non solo approdi. E il turismo ambientale per Marina Julia. La centrale nucleare proprio non ci sta, è un insediamento da aree povere, non di quelle che hanno consapevolezza del proprio destino».
A proposito della centrale termoelettrica: A2a ha congelato il progetto di metanizzazione.
«Mi risulta che rimanga il progetto originario, seppure spostato nel tempo. Ci sono due gruppi a carbone e due a olio combustibile, che verranno chiusi. E rimane l’opzione-gas, anche se oggi non è un progetto conveniente. Per i due gruppi a carbone, già desolforizzati, diminuirà l’impatto e aumenterà lievemente la potenza attraverso un’ulteriore modernizzazione dell’impianto. Si può riflettere, ma non c’è da stracciarsi le vesti. Il contesto però deve restare chiaro: i gruppi a olio dovranno chiudere, come previsto da precisi accordi. Il carbone non può comunque rappresentare l’unica alternativa, seppure potenziato, tale da sostituire i due gruppi a olio. La mia attenzione però ora si sposta sul piano occupazionale, diminuendo la potenza erogata dalla centrale. Su questo aspetto, tuttavia, ho avuto ampie assicurazioni».

Il Piccolo, 24 marzo 2010
 
Raddoppio di Krsko: Lubiana riapre al dialogo con l’Italia 
Il direttore sloveno all’Energia: progetto costoso, non possiamo fare da soli

di ROBERTO URIZIO

TRIESTE Lubiana riapre le porte all’Italia per il raddoppio di Krsko. Dopo le dichiarazioni dell’amministratore delegato dell’Enel Fulvio Conti, che aveva annunciato il no della Slovenia alla partecipazione italiana, ci ha pensato il direttore del dipartimento Energia del ministero dell’Economia, Janez Kopac, a dare nuovo impulso alle speranze di chi, Renzo Tondo in testa, ha sempre visto il raddoppio della centrale nucleare slovena come un’opportunità da non lasciarsi sfuggire. «Il progetto per il secondo reattore di Krsko – ha affermato Kopac in un’intervista televisiva al Tg regionale – sarà pronto non entro il 2014 e sarà quello il momento di pensare agli investimenti». Kopac ha aggiunto che «sarà un progetto molto costoso e quasi sicuramente la Slovenia non sarà in grado di finanziarlo da sola», aprendo quindi «al flusso di capitali stranieri, anche italiani».
Kopac si è anche soffermato sul progetto di rigassificatore a Zaule, sottolineando come «ci sono delle problematiche di tipo ambientale. Il nostro ministero – ha aggiunto – aveva dato un parere favorevole al progetto di rigassificatore a terra». Su Krsko ieri si è registrata anche la smentita del presidente Tondo rispetto al possibile incontro, da tenersi subito dopo Pasqua, con il primo ministro sloveno Borut Pahor. In una nota dell’ufficio stampa della Regione è scritto che «nessun tema specifico è stato introdotto dal presidente della Regione Renzo Tondo durante la visita, assieme al primo ministro sloveno Borut Pahor, alla nuova sede di Opicina della NLB-Nova Ljubljanska Banka. La presenza del presidente della Regione all’inaugurazione,– recita ancora il comunicato – non programmata per il concomitante impegno al congresso regionale della Cgil, ha avuto il carattere del saluto di cortesia verso l’importante ospite».
Sulla questione Krsko è intervenuta anche Debora Serracchiani, segretario regionale del Pd, secondo cui «il governo Berlusconi non ha una politica estera nei confronti della Slovenia, come dimostra ampiamente il caso esemplare del Corridoio 5». Secondo Serracchiani «occorre dire quel che tutti sanno da tempo e cioè che, fin dalla stesura del piano decennale di sviluppo delle fonti energetiche slovene, era previsto che alcuni presidi rimanessero riservati alla competenza e agli interessi delle imprese nazionali slovene, e tra questi c’era in primo luogo proprio Krsko. La Slovenia non ha nessun problema a trovare chi finanzi la seconda fase della centrale».
Sulle grandi questioni come Krsko, rigassificatore, porti, collaborazione transfrontaliere il consigliere regionale della Slovenska skupnost, Igor Gabrovec, sollecita l’apertura di un tavolo istituzionale. «Il botta e risposta sulla possibilità di coinvolgimento di partner italiani nel progetto di sviluppo della centrale nucleare di Krsko ha palesato una volta in più che il ponte istituzionale tra la nostra regione e la Slovenia scricchiola come non mai». Per Alessandro Corazza, capogruppo di Idv in Consiglio regionale, «Tondo si è preso una grossa responsabilità aprendo al nucleare, salvo poi però cercare una soluzione fuori dalla nostra Regione. Temiamo che ora il presidente Tondo, al di là delle sue dichiarazioni, non sia più in grado di rassicurare realmente i cittadini sul fatto che non si stiano studiando soluzioni per costruire centrali nucleari non solo a Monfalcone ma in tutto il nostro territorio regionale».

Il Piccolo, 28 marzo 2010
 
Tondo all’opposizione: basta terrorismo sul nucleare 
IL RITORNO ALL’ATOMO
Il presidente contrattacca: «Hanno carte segrete su Monfalcone? Le tirino fuori o tacciano»
Apprezzamento per l’apertura slovena alla collaborazione italiana su Krsko: «C’è chi ha gufato contro solo per tentare di mettermi in difficoltà con Roma»

di ROBERTA GIANI

TRIESTE «Hanno gufato affinché la Slovenia dicesse di no e invece è arrivata un’apertura importante. Adesso, perlomeno, la smettano di fare terrorismo sull’energia nucleare». Non porge l’altra guancia, non stavolta. Renzo Tondo, stanco di incassare, contrattacca. E lancia la sfida a quelli del centrosinistra che alimentano a corrente continua lo ”spettro” dell’apertura incombente di una centrale a Monfalcone o, magari, nel pordenonese. Sempre e comunque, però, in quel Friuli Venezia Giulia guidato da un governatore favorevole al ritorno all’atomo: «Ho detto, e lo ribadisco, che il ministro Claudio Scajola mi ha garantito direttamente che non c’è nessun progetto del governo per l’apertura di una centrale nucleare a Monfalcone. Qualcun altro ha informazioni diverse? Le tiri fuori. In caso contrario, però, la smetta: evocare progetti segreti tenuti in chissà quali cassetti, gettando benzina sul fuoco, significa solo fare terrorismo».
Il governatore del Friuli Venezia Giulia, nuclearista sin dai tempi non sospetti, interviene a margine di un convegno pubblico sulle biomasse. A Ovaro. E, al rientro dalla visita lampo al quartier generale di Stoccolma dell’Electrolux, difende il suo appoggio all’atomo come pure il suo sostegno non meno convinto alle fonti rinnovabili: «Non c’è contraddizione, al contrario. Parto da un presupposto semplice: il settore manifatturiero, e ne ho avuto l’ennesima conferma nel corso degli incontri all’Electrolux, non va abbandonato, come si è erroneamente creduto, ma sostenuto. Serve energia, però. Molta energia e questo spiega il mio approccio non ideologico al nucleare e al contempo il mio sostegno pieno all’eolico, al fotovoltaico, alle biomasse. C’è bisogno di entrambi».
In un quadro del genere, e in nome del «buon senso» e della «collaborazione», rientra la ”battaglia” a favore di un coinvolgimento italiano nel raddoppio della centrale slovena di Krsko. E Tondo lo ribadisce, in pubblico, anche a Gorizia. «Ho lanciato la proposta poco dopo essere stato eletto, e quindi più di un anno e mezzo fa, perché la ritengo sensata» rivendica il governatore. E si leva un sassolino: quelli che l’accusano oggi di essere ”succube” di Silvio Berlusconi e della sua svolta filo-nucleare, dimenticano che «quando ho tirato fuori il raddoppio di Krsko, il governo non si era ancora espresso per il ritorno all’atomo».
La strumentalizzazione, insomma, va cercata altrove. Nelle file dell’opposizione: «Hanno gufato perché la Slovenia dicesse di no. E l’hanno fatto solo per tentare di mettermi in contraddizione con il governo, nonostante io abbia già detto e ridetto che in Friuli Venezia Giulia non ci sono le condizioni per l’apertura di una centrale nucleare» afferma, ancora, Tondo. Invece, dopo la sortita dell’amministratore delegato di Enel Fulvio Conti, è arrivata l’apertura di Lubiana, con il direttore del dipartimento Energia del ministero sloveno dell’Economia Janez Kopac favorevole alla collaborazione italiana. «Sono affermazioni che apprezzo molto e che mi confortano. Io – promette Tondo – proseguo con grande determinazione il mio pressing sulle autorità italiane nella consapevolezza che l’interlocutore del governo sloveno, in questa partita, è legittimamente e giustamente il governo italiano». Il governatore del Friuli Venezia Giulia, quello che dopo Pasqua vedrà comunque il premier sloveno Borut Pahor, non sottovaluta le difficoltà: «Mai pensato che fosse facile. Ma i risultati si raggiungono con sacrificio, costanza, impegno ed è per questo che sollecito il governo italiano affinché faccia ogni tentativo per diventare partner di quello sloveno».

Il Piccolo, 02 aprile 2010
 
Il Consiglio vota a favore del nucleare 
Tondo: «Ma nessuno ci passerà sopra la testa». Il centrosinistra: «Non basta»

di ROBERTO URIZIO

TRIESTE La maggioranza dice compattamente sì al nucleare respingendo la mozione dei Cittadini firmata dall’intera opposizione. Il documento, illustrato dal consigliere Stefano Alunni Barbarossa, chiedeva alla giunta di impugnare la legge Scajola che definisce i criteri per l’individuazione dei siti delle future centrali, di esprimere il proprio rifiuto ad ospitare un impianto nucleare e centri per lo smaltimento delle scorie radioattive in Friuli Venezia Giulia e di impegnarsi invece a sollecitare il governo affinché si doti di un piano energetico basato sulle fonti rinnovabili e a predisporre un piano regionale fondato su fonti alternative e risparmio energetico. Il centrosinistra ha riportato in aula le indiscrezioni secondo cui Monfalcone (ma anche Spilimbergo) sarebbero nella mappa delle possibili centrali nucleari in Italia.
Ma il centrodestra non ha raccolto. «Chiedo a tutti di lasciare da parte il terrorismo – ha dichiarato il presidente Renzo Tondo – Al momento non è stato indicato alcun sito da parte del governo, tantomeno in Friuli Venezia Giulia. E posso assicurare che, fino a quando sarò io il presidente, nessuna decisione passerà sopra la testa di questa Regione». Tondo ha confermato che la sua scelta prioritaria, anzi «l’unica», è quella di una partecipazione italiana al raddoppio della centrale slovena di Krsko. «I gufi hanno subito cantato vittoria dopo le voci secondo cui la Slovenia sarebbe stata contraria alla partnership italiana. È vero che la successiva apertura è arrivata da un funzionario del ministero ma non ci sono state smentite alle sue dichiarazioni. È un percorso difficile ma bisogna andare avanti con determinazione e io lo farò» ha aggiunto il presidente.
Durissima l’opposizione. Per Gianfranco Moretton, capogruppo del Pd, «sorprende la posizione assunta dal centrodestra, e in particolare da Tondo, nel non aver voluto sentire ragione circa la necessità di puntare a fonti energetiche rinnovabili. Colpisce anche la pervicace intenzione di Tondo di coinvolgere la Regione nell’operazione relativa al raddoppio della centrale di Krsko». Per Igor Kocijancic (Rc) la rassicurazione di Tondo «non ci fa stare tranquilli», giacché il presidente è «un convinto nuclearista sostenitore di un governo nazionale neonuclearista». Per Alessandro Corazza (Idv) «Tondo dovrebbe prendere esempio da Nichi Vendola, che in Puglia ha fatto dell’energia pulita uno dei propri cavalli di battaglia». Alunni Barbarossa si dice «deluso per la bocciatura della mozione. In questo territorio ci sono già insediamenti industriali molto impattanti e il prezzo che sta pagando la nostra regione è alto».
La maggioranza difende il presidente e la scelta nucleare. «La sinistra continua a cavalcare i facili populismi contro il nucleare così come ha sempre fatto per tutte le grandi tematiche energetiche e infrastrutturali della Regione e dell’intero Paese» afferma il vicepresidente Luca Ciriani. E aggiunge: «Questa opposizione sa dire solo dei no ed è incapace di qualsiasi proposta positiva per fare uscire il nostro Paese dalla crisi».

Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
SOLO IL PRESIDENTE DEL PIEMONTE COTA SI DICE POSSIBILISTA 
No dei governatori ai siti delle centrali 
Tondo: «Il nucleare non mi interessa», ma guarda sempre al raddoppio di Krsko
 

ROMA Berlusconi parla di «decisione doverosa». Sarkozy di «ritorno storico». Il nucleare è il piatto forte del vertice di Parigi. Ma questa non è una sorpresa, perchè da un pezzo Roma e Parigi ”flirtano” sull’energia atomica. Le sorprese semmai arriveranno dopo, con la costruzione degli impianti, quando bisognerà affrontare il veto delle Regioni. Soprattutto quelle destinate a ospitare i siti, che potrebbero essere 4, ha annunciato il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo. Finora l’idea di una centrale sul proprio territorio non ha fatto breccia nel cuore dei governatori. La maggior parte si è opposta, seppure con sfumature diverse. Undici si sono rivolti alla Corte Costituzionale. Il tema resta un nervo scoperto e puntualmente riaccende la scontro politica, come è accaduto anche ieri.
Su fronte del ”no” senza se e senza ma, sono schierati diversi governatori di centrosinistra: Vendola in Puglia, Errani in Emilia Romagna, Rossi in Toscana, De Filippo in Basilicata, pronto a farsi paladino di una «nuova grande mobilitazione civile se ci saranno incursioni ”manu militari” del governo».
Ma, dal centrodestra, anche Cappellacci in Sardegna, Iorio in Molise, Lombardo in Sicilia, Tondo in Friuli Venezia Giulia non hanno mai mostrato grandi aperture. Ieri Tondo ha ribadito che il nucleare gli interessa, ma oltreconfine, con «il raddoppio della centrale slovena di Krsko». «Sul nucleare in Friuli Venezia Giulia il presidente Tondo dovrebbe smettere di usare Krsko come specchietto per le allodole»: lo afferma l’europarlamentare del Pd Debora Serracchiani. Commentando il rilancio del presidente del Friuli Venezia Giulia, sull’ipotesi del raddoppio della centrale slovena, Serracchiani sottolinea che «a cominciare da Zaia, tutti i presidenti di Regione del Centrodestra si sono espressi senza remore contro il nucleare, e vorremmo sentire parole simili anche da Tondo».
Mantiene «riserve» sull’ipotesi di un impianto in terra veneta il neo governatore leghista Zaia: «Decideranno i tecnici, ma la vedo dura».
Articolato il parere di Formigoni, che in campagna elettorale giudicò «positiva» la riapertura del governo al nucleare, ma disse anche che in Lombardia il nucleare non serve perchè la regione è «autosufficiente» sul piano energetico. Una posizione analoga a quella espressa in Lazio dalla Polverini.
Possibilista Cota: «Meglio una centrale pulita in Piemonte che una vecchia in Francia», disse prima di essere eletto. E ieri durante la registrazione di una trasmissione tv, pur senza pronunciare la parola nucleare, ha dichiarato che «in Piemonte l’energia costa il 50% in più che in Francia», che «bisogna rompere la dipendenza dal petrolio» e che forse le pale eoliche non bastano per fare tutto questo. Il Piemonte è destinato a ospitare uno dei 4 siti nucleari previsti dal piano nazionale? Si vedrà. In passato, fu così. Tra il ’60 e l’80, quando l’Italia entrò nel nucleare, a Trino Vercellese fu realizzato uno dei 4 impianti italiani con quelli di Caorso (Piacenza), di Garigliano (tra Latina e Caserta) e di Latina, poi smantellati. Ora circolano molti nomi: da Termoli a Porto Tolle, da Scanzano Jonico a Montalto di Castro, oltre alla stessa Trino e, ancora, a Caorso.
«Adesso Berlusconi dica dove farà le centrali», chiede a questo punto il presidente nazionale dei Verdi, Bonelli. Enrico Letta, vicesegretario nazionale del Pd, accusa Berlusconi di essere un «mercante di tappeti», che a livello nazionale rilancia il nucleare, ma quando va in periferia, se si tratta di «prendere due voti in più » promette: «non in questo comune».

Il Piccolo, 28 aprile 2010
 
«IL RISCHIO NON È SCONGIURATO» 
Pizzolitto: la Regione si esprima chiaramente sul ”no” al nucleare

Il governo intende proseguire sulla strada del nucleare. E addirittura detta i tempi. Nel frattempo rispunta la ”famosa” lista in cui Monfalcone appare tra i dieci siti possibili, nonostante le ripetute assicurazioni del governo, che smentisce l’esistenza di liste, e del presidente della Regione Tondo, basate sulle assicurazioni venutegli dal ministro Scajola. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ora chiede chiarezza alla Regione. «Non siamo tranquilli – dice -, è evidente. Come del resto è inevitabile che sia in assenza di un progetto regionale che definisca il modello di sviluppo del Monfalconese e della Venezia Giulia. Qui si parla di tutto e di più: di una centrale nucleare, ma anche di un superporto, di un gassificatore nel Golfo, opzioni che non possono essere certo complementari. La Regione deve definire una volta per tutte le strategie per la nostra area e, se davvero è contraria all’ipotesi di un sito nucleare, lo dica chiaramente, come stanno facendo tutti i Governatori. Se il Friuli Venezia Giulia resta l’unica Regione a non pronunciarsi, alla fine è inevitabile trovarsi invischiati: la nostra regione e la nostra area in particolare non hanno la forza sufficiente a imporre scelte al governo». Il sindaco chiede a Tondo di essere più esplicito. «Le risposte e le garanzie che finora abbiamo avuto dal Governatore – aggiunge – si basano sulle sue relazioni con il governo. Non basta. Chiedo a Tondo che si esprima in via definitiva e in modo chiaro sul nucleare in regione e sul modello di sviluppo per la nostra area. Solo allora potremo essere davvero tranquilli». (f.m.)

Il Piccolo, 05 maggio 2010
 
Rischio nucleare, dibattito con il senatore Bubbico 
Iniziativa del Pd che contesta alla Regione e a Tondo la mancata tutela del territorio

Come va giudicata la scelta nucleare del centrodestra? Quali rischi reali ci sono che Monfalcone possa essere uno dei siti per la realizzazione di un impianto nucleare? Quali psono le proposte del Pd su questo spinoso tema che interessa molto da vicino la comunità monfalconese e regionale? Il problema è di stretta attualità, anche alla luce delle ricorrenti sortite di una lista, pur ripetutamente smentita dal ministro Scajola, che indica Monfalcone in testa alle città tra le quali saranno scelti i siti nucleari in Italia. È per questo che il Pd ha promosso un dibattito che si svolgerà venerdì alle 20.30 nella sala conferenze dell’Europalace (l’ex albergo Impiegati) con la partecipazione del segretario provinciale Omar Greco, dei consiglieri regionali Giorgio Brandolin, Franco Brussa, Gianfranco Moretton, dei senatori Carlo Pegorer e Filippo Bubbico, capogruppo della X commissione permanente Industria, commercio, turismo. Modererà Paolo Frisenna Segretario del Pd di Monfalcone.
«In tutta Italia – ha anticipato Frisenna annunciando il dibattito – solo poche regioni hanno detto sì al nucleare e tra queste c’è il Friuli Venezia Giulia con il suo presidente Tondo. Come se non bastasse, nelle scorse settimane, la maggioranza regionale di centrodestra ha votato a favore del nucleare e della realizzazione di una centrale nel Fvg contro un odg presentato dal Pd che si dichiarava contrario alla realizzazione di centrali nucleari nel suolo regionale. È quindi chiaro come la questione nucleare sia una scelta politica che vede la Lega e il Pdl protagonisti di queste decisioni. È utile ricordare come il nostro territorio inoltre abbia già pagato abbastanza. Siamo la prima provincia in regione per tumori all’apparato respiratorio, triste primato regalatoci da altre sciagurate decisioni legate all’utilizzo dell’amianto mentre sono in costante incremento sintomatologie legate a problemi alla tiroide problabilmente dovute all’incidente di 25 anni fa a Chernobyl».