Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
UN CASO IMPEGNA FINCANTIERI E FIOM 
Ditta fantasma in cantiere, quaranta operai senza paga

Il loro apporto per l’ultimazione di Azura P&O, salpata giovedì alla volta dell’Inghilterra, è stato fondamentale come quello di tanti altri lavoratori dell’appalto, oltre che di quelli di Fincantieri. Dopo aver accumulato più di 200 ore di lavoro al mese, una quarantina di addetti, per la maggior parte italiani, di un’impresa in subappalto del settore dei montaggi e dell’allestimento non hanno visto un euro di paga nè a febbraio nè a marzo. Senza alcun risultato il tentativo di rivalersi sul proprio datore di lavoro, che pare sparito, i lavoratori, provenienti da fuori regione e ormai allo stremo per mancanza di soldi, si sono alla fine rivolti alla Fiom-Cgil per tentare di recuperare il dovuto. «A quel punto abbiamo scoperto che non solo non esistevano le retribuzioni, ma nemmeno le buste-paga, cioè uno straccio di documentazione sul monte-ore lavorato», spiega il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto. Il sindacato a quel punto ha chiesto e ottenuto l’intervento di Fincantieri. «Grazie a Fincantieri siamo riusciti a convocare all’Assindustria di Gorizia l’impresa che aveva affidato il subappalto alla ditta di montaggi e che per legge deve rispondere in solido in questi casi», sottolinea Casotto. L’impresa appaltatrice ha comunque risposto per quanto documentabile, cioè poco, visto che inoltre non esiste un registro delle timbrature. L’accordo individuale che i lavoratori sono riusciti a strappare ieri nella sede dell’Assindustria, presente Fincantieri, non può definirsi soddisfacente, secondo la Fiom, ma era l’unico possibile». Nel prendere in carico la vicenda è emerso il ricorso alle paghe globali e non solo. «Sono entrato in cantiere per fare un lavoro con una ditta, ma per un periodo ne ho svolto un altro con un’altra impresa», ha spiegato ieri un lavoratore. Sorpresa anche da parte di Fincantieri. La Fiom chiederà a Fincantieri la convocazione immediata di un ”tavolo” sugli appalti, il controllo sulle ore lavorate dai dipendenti dell’appalto e una gestione il più solidale possibile della crisi anche nel mondo dell’indotto. «Si tratta di mantenere la legalità nello stabilimento – afferma Casotto – e la dignità del lavoro per tutti, anche nell’interesse della sicurezza di quanti operano in cantiere. Auspichiamo che la collaborazione con Fincantieri rimanga inalterata in modo da risolvere alcune situazioni presenti nell’indotto».
Laura Blasich

Il Piccolo, 07 aprile 2010
 
FINCANTIERI. ATTUALMENTE SONO 150 I LAVORATORI SOSPESI 
Da maggio altri 80 in cassa integrazione

Per lo stabilimento di Panzano, secondo le previsioni dell’azienda, si profila un ulteriore aumento dei lavoratori in cassa integrazione. Alle attuali 150 unità si aggiungerà infatti un nuovo contingente per i primi di maggio, coinvolgendo altri 70-80 lavoratori diretti, sempre in forza nella zona scafo e prefabbricazione. Intanto le Rsu di stabilimento fanno il punto della situazione. Partendo proprio dalle recenti dichiarazioni dell’ad Giuseppe Bono che, in occasione della consegna di Azura, ha garantito di non vole chiudere alcuno stabilimento e di far rientrare al più presto dalla cassa tutti i lavoratori. C’è attesa anche per l’incontro previsto per il 12 aprile a Roma, in relazione alle commesse pubbliche. «Attendiamo che il Governo – ha osservato Moreno Luxich, della Fiom – esprima le sue intenzioni per il sostegno della cantieristica navale. Si tratta di commesse pubbliche che devono rappresentare un intervento finalizzato a tamponare gli scarichi di lavoro, in particolare in relazione agli altri stabilimenti di Fincantieri in sofferenza». Oggi, invece, sarà richiesto un incontro con l’azienda.
L’attenzione è rivolta a due aspetti: la verifica relativa alla rotazione dei lavoratori posti in cassa e al ricorso della mobilità interna allo stabilimento, a parità di mansione. Dall’altro, la pianificazione legata allo spostamento dello scarico di lavoro, che tra fine giugno e inizi di luglio, dovrebbe interessare l’area-bacino. Nella fase di montaggio sono impiegati sia i lavoratori diretti che quelli in appalto. «Si tratta di affrontare una gestione oculata assieme all’azienda – ha detto Luxich -. Come previsto dall’accordo sul contratto integrativo, pretenderemo che i dipendenti dello stabilimento siano i meno coinvolti dalla cassa, oltre ad aver già richiesto il blocco per il ricorso all’appalto. Contestualmente ci siamo impegnati a richiedere la regolarizzazione, ai fini degli ammortizzatori sociali, per i lavoratori dell’indotto, aspetto per il quale abbiamo attivato tavoli di confronto. Si discuterà anche dell’attività dell’appalto in cantiere, per la quale abbiamo richiesto un monitoraggio ai fini della trasparenza, della dignità del lavoro e della sicurezza». (la.bo.)

Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
ALLA FINCANTIERI L’INDOTTO SARÀ COINVOLTO DALLO SCARICO DI LAVORO NEL 2011 
DETROIT 
EX INEOS 
Industria, la crisi non spegne le speranze 
Terex-Reggiane riorganizza la fabbrica. Ansaldo investe e punta sull’energia alternativa
Già ricollocati 40 dipendenti, per gli altri 60 avviati i corsi di riqualificazione
Cigo a rotazione per 20 lavoratori sui 150 occupati. I sindacati: non grave la situazione
 

di LAURA BORSANI

Crisi economica tra luci e ombre nel Monfalconese. Agli scarichi di lavoro fronteggiati attraverso ammortizzatori sociali e corsi di riqualificazione, si intravedono anche segnali rassicuranti. Contingenti per alcune realtà produttive, di prospettiva per altre. Segnali che, pur richiedendo la necessaria prudenza, inducono comunque alla speranza.
EATON. Concessa, l’altro ieri, dal ministero del Lavoro la cassa integrazione in deroga per altri 12 mesi per i 310 lavoratori della Eaton. Il provvedimento, ha spiegato l’assessore regionale Alessia Rosolen, si traduce in 6,5 milioni di euro, dei quali 1 milione sarà garantito dalla Regione per le politiche di formazione professionale. Confermata ai dipendenti la possibilità di continuare a svolgere i lavori socialmente utili.
FINCANTIERI. Allo stabilimento Fincantieri, la Cigo coinvolge 150 dei circa 1700 lavoratori diretti. Ai primi di maggio si prospetta un ulteriore contingente di 70-80 dipendenti. Secondo l’intesa azienda-sindacati, la ”cassa” dovrebbe raggiungere progressivamente fino a un massimo di 450 lavoratori. L’ad Giuseppe Bono ha recentemente garantito il rientro al più presto di tutti i lavoratori.
INDOTTO. C’è un altro fronte sul quale viene posta l’attenzione. Si tratta dei lavoratori dell’indotto di Fincantieri, tra le 2-3mila unità, per 500 aziende medio-piccole. L’azienda ha precisato che si tratta di imprese specializzate, la cui economia non è legata esclusivamente alla cantieristica. I sindacati ipotizzano che lo scarico di lavoro potrà coinvolgere tra le 500 e le 1000 unità. La previsione dell’azienda è di 400-600 lavoratori che potranno essere interessati a partire dal 2011, tenendo conto delle realizzazioni in corso per le quali saranno impegnate proprio le ditte dell’appalto. Sulla complessa questione-appalti i sindacati hanno già richiesto un tavolo di lavoro specifico all’azienda.
DETROIT. Cigo a rotazione per una ventina di lavoratori alla Detroit di Ronchi (150 occupati). L’azienda ha siglato recentemente l’accordo con i sindacati per l’apertura della ”cassa” per 7 settimane. Una situazione definita dalle organizzazioni sindacali «non preoccupante».
SBE. La Società bulloneria europea che conta 350 dipendenti mantiene il regime di ”cassa” straordinaria, in scadenza a febbraio 2011. L’utilizzo del provvedimento è attualmente ridotto ad una mezz’ora al giorno.
TEREX-REGGIANE. Per lo stabilimento di Monfalcone delle Reggiane acquisito dalla Terex, c’è molta attesa. Le prospettive per i 50 lavoratori potrebbero riservare significativi risvolti. Secondo il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, la nuova proprietà punterebbe proprio sullo stabilimento cittadino definendolo ”strategico”. «La fabbrica – ha osservato – per come è strutturata oggi, produce solo il 20% delle sue potenzialità. Il problema riguarda i siti di Reggio Emilia e di Lentigione, dove è in atto un percorso finalizzato, attraverso il ricorso agli ammortizzatori sociali, a ”traghettare” circa 130 lavoratori verso la pensione, con buoni incentivi, o verso ricollocamenti alternativi». Nello stabilimento di Monfalcone, invece, si parla di riorganizzazione e di efficentamento. I sindacati hanno chiesto un incontro all’azienda per chiarire situazione e prospettive.
ANSALDO. Aperta dal primo marzo la ”cassa” ordinaria per i 400 dipendenti dell’Ansaldo, 13 settimane. Attualmente, spiega il coordinatore delle Rsu, Maurizio Vesnaver, sono coinvolti 150 lavoratori. Sono state messe in campo anche le mobilità interne e a breve partiranno i corsi di formazione per i cassaintegrati. A fine mese è fissato un incontro a Vicenza con l’azienda per fare il punto della situazione. «Le Rsu – dice Vesnaver – possono definire buone le prospettive, considerando i segnali di dinamicità dell’azienda che sta peraltro investendo nella realizzazione del nuovo capannone. A inizio anno, inoltre, sono stati assunti a tempo indeterminato 17 lavoratori, di cui 6 interinali. C’è poi da considerare la strategia intrapresa dall’azienda nel segno della diversificazione, legata al settore delle energie alternative».
EX INEOS. Procede l’operazione riqualificazione e ricollocamento dei lavoratori dell’ex Ineos, stabilimento acquisito da Mangiarotti. Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, ha spiegato che 40 lavoratori sono stati ricollocati e i restanti 60 stanno seguendo i corsi di formazione.

Il Piccolo, 13 aprile 2010

FINCANTIERI. LUXICH, ZOFF E HOLJAR ALL’INCONTRO AL MINISTERO 
La Rsu da Roma: «Frenata sulle commesse pubbliche»

È destinata a partire a maggio la cassa integrazione ordinaria per un’altra ottantina di lavoratori diretti della Fincantieri di Panzano (attualmente la Cigo ne interessa circa 150), mentre si profila per giugno l’avvio della ”cassa” straordinaria, l’anticamera della mobilità, nei cantieri di Castellammare. «Ma dal Governo – rileva il coordinatore Fiom nella Rsu di stabilimento Moreno Luxich – non è arrivata alcuna garanzia per quanto concerne le commesse pubbliche necessarie a rilanciare il settore. Anzi sono stati fatti passi indietro. I tre coordinatori della Rsu – Luxich, Zoff e Holjar – presenti al confronto al ministero per lo Sviluppo economico, esprimono preoccupazione per la deriva che sta imboccando il settore della cantieristica navale alla luce del «risultato oltremodo deludente» dell’incontro romano.
«Tutte le promesse – aggiunge Andrea Holjar della Uilm – sono rimaste tali. Sulla prospettiva dell’acquisizione di due pattugliatori per la Marina – aggiunge – si sono fatti addirittura dei passi indietro». «Questo immobilismo – precisa Luxich – non pesa tanto sui cantieri di Monfalcone dove, magari per il rotto della cuffia, sono arrivate due commesse Carnival, ma sugli altri dove la situazione si sta facendo pesante. È chiaro però che le conseguenze andranno a gravare su tutti. Per i due pattugliatori manca ancora la variazione di bilancio del ministero del Tesoro, per le piattaforme multiruolo di soccorso per la Protezione civile c’è uno stanziamento di 50 milioni di euro a fronte di un impegno di 250. Tutto ciò – aggiunge Luxich – in un momento in cui ci si aspettava un forte intervento pubblico di sostegno a fronte di un mercato privato che resta in frenata. Le stesse due commesse Carnival per Monfalcone, per le quali c’è una lettera d’intenti, prevedono una riduzione di costi per l’armatore che avrà delle conseguenze inevitabili sulle condizioni di lavoro all’interno del cantiere».
Doccia fredda dunque, secondo i sindacati. Tanto che i segretari nazionali di Fim, Fiom e Uilm intendono ora chiedere un incontro Palazzo Chigi per ottenere maggiori garanzie.

Il Piccolo, 20 aprile 2010
 
Rientrati dalla ”cassa” i primi 5 cantierini 
Intanto proseguono gli scarichi produttivi: a casa circa 170 lavoratori

Sono rientrati ieri i primi cinque lavoratori diretti dello stabilimento di Fincantieri, posti in cassa integrazione. Un rientro anticipato di quindici giorni rispetto alla programmazione legata agli scarichi di lavoro. I cinque lavoratori sono in forza al settore del parco lamiere, prima dunque del settore dell’officina navale. Intanto anche l’officina tubisti da ieri ha registrato le prime flessioni produttive.
Altre maestranze pertanto sono entrate in ”cassa”, ma una parte è stata reimpiegata in altre officine, potendo garantire parità di mansioni. Procede insomma la ”tabella di marcia” stabilita nell’ambito dell’accordo siglato in Confindustria tra i sindacati e l’azienda.
Allo stato attuale, i cassaintegrati sono circa 170 unità. Ma, per contro, incominciano dunque a rientrare, già a partire da questa settimana, i lavoratori appartenenti ai primi settori produttivi che erano stati interessati dallo scarico. Le previsioni prospettano un ulteriore rientro in stabilimento di maestranze entro la fine del mese. È questo lo stato della situazione, all’indomani dell’incontro tra le Rappresentanze sindacali di base (Rsu) Fiom, Fim e Uilm e l’azienda, durante il quale sono stati affrontati una serie di aspetti, a partire dalla tempistica degli scarichi e le relative previsioni di rientro.
In quella sede l’azienda ha quindi comunicato il ritorno al lavoro anticipato dei primi cinque lavoratori in cassa integrazione. Il programma legato ai prossimi rientri sarà costantemente verificato, definendo modalità e numeri tra azienda e sindacati.
Secondo le ”scansioni” prospettate, l’officina navale dovrebbe tornare a regime a fine maggio, mentre il settore pre-fabbricazione tra maggio e giugno. La fase di pre-montaggio entrerà in ”scarico” a luglio con rientro a novembre, mentre il montaggio, per l’area bacino, sarà interessato dallo scarico tra settembre e dicembre. Non è ancora stato programmato invece il settore dell’allestimento che riguarda in particolare il sistema dell’appalto. Una questione quest’ultima, per la quale si procederà a istituire un tavolo ad hoc, in ordine agli scarichi di lavoro che si affacceranno. È un ambito gestito ”parallelamente” dalle organizzazioni sindacali che da tempo hanno avviato un monitoraggio capillare, richiedendo all’azienda informazioni circa i dati inerenti l’andamento produttivo attuale e futuro.
La volontà è quella di riuscire a garantire gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori delle ditte in appalto, qualora sarà necessario intervenire in tal senso.
Alla luce del confronto avvenuto tra le Rsu di stabilimento e l’azienda, si attende a giorni la comunicazione circa l’incontro in Confindustria. (la. bo.)