Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
AVEVA 63 ANNI, DI CUI 22 PASSATI A BORDO DELLE NAVI 
Amianto, un altro ex cantierino ucciso da un tumore polmonare

L’amianto continua a mietere vittime. In modo spietato e crescente. «Dei suoi colleghi e amici se ne sono andati in tanti, ormai», dicono guardandoti dritto negli occhi Daniela e Monica, che hanno perso rispettivamente il marito e il padre, Luciano Pizzin, nato a cresciuto a Turriaco e morto alla vigilia di Pasqua a 63 anni appena. A portarselo via, come racconta Monica, che lavora al patronato della Cgil a Monfalcone, dove vede sfilare in continuazione malati d’amianto e vedove, non è stato un mesotelioma, ma un microcitoma. Vale a dire un carcinoma polmonare a piccole cellule, una neoplasia polmonare che origina dalle cellule neuroendocrine dei grossi bronchi, caratterizzato da estrema malignità, elevatissima mortalità e precoce capacità metastatica. Stando alla letteratura, il fumo di sigaretta costituisce il principale fattore di rischio per l’insorgenza di microcitoma, ma ulteriori fattori di rischio sono l’esposizione all’asbesto e al radon.
«E’ vero, mio padre fumava, ma aveva smesso da oltre vent’anni a causa di problemi di salute che, stando ai medici, non sono collegabili con quelli emersi nel 2008 – spiega Monica -. E’ anche vero che mio padre ha lavorato 22 anni a bordo delle navi in costruzione nel cantiere navale di Monfalcone, a strettissimo contatto con l’amianto». Tanto da vedersi riconosciuta dall’Inail l’indennità per l’esposizione a fronte anche della presenza di una fibrosi polmonare interstiziale e ispessimenti bilaterali dei polmoni con deficit spirometrico e della diffusione, causa di un’invalidità del 16% poi passata al 60% con l’insorgere del tumore. «Vogliamo sia accertata la causa della malattia che si è portato via mio padre e in ogni caso proseguiremo l’azione avviata con l’avvocato Moro, che sta operando con il patronato della Cgil, per il riconoscimento del danno differenziale da amianto», dice Monica. La storia di Luciano Pizzin, appassionato di moto d’epoca, una figura attiva nel suo paese, per un periodo delegato Fiom nel consiglio di fabbrica dello stabilimento di Panzano, è quella di tanti altri lavoratori ed ex lavoratori del cantiere navale, in cui erano entrati spesso giovanissimi. Luciano Pizzin, come racconta la moglie Daniela, aveva iniziato a lavorare a soli 14 anni, prima con un’impresa di idraulica a Monfalcone, poi in cantiere a bordo e poi, gli ultimi 8 anni, prima del pensionamento avvenuto nel 1998, in magazzino. «Di 12 famiglie che abitano nella nostra palazzina, noi siamo la terza a perdere una persona per amianto», sottolinea la moglie Daniela. Le fa eco Monica. «All’Inca Cgil siamo cinque impiegate e in tre – dice – abbiamo perso il padre a causa dell’amianto. Di questo si deve continuare a parlare». Alle spalle i funerali, celebrati ieri pomeriggio nella chiesa di Turriaco, la famiglia vuole ringraziare il servizio Adi dell’Azienda sanitaria, che ha consentito a Luciano Pizzin di rimanere nella sua abitazione, e in particolare la dottoressa Marta Calligaris. «Vorremmo che le eventuali donazioni andassero al fondo La borsa di Mario, creato dallo stesso Adi per fornire alle famiglie – spiega Monica – medicinali e presidi che non sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale». Le donazioni possono essere effettuate sul conto corrente postale numero 10077493 oppure al Cup dell’ospedale di Monfalcone.
Laura Blasich