Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
Aperto alla Eaton l’esodo volontario 
Riguarda 30 operai sui 310: ma solo dieci ne approfitteranno

Dopo l’accordo a Roma per la concessione della cassa integrazione in deroga ai 310 dipendenti di Eaton, arriva un’intesa locale sull’apertura della mobilità volontaria per un totale di 30 lavoratori dello stabilimento di via Bagni nuova. L’esodo, possibile appunto solo per scelta dei lavoratori, sarebbe comunque una strada possibile o appetibile al momento per nemmeno una decina di addetti. Pochissimi sono i lavoratori che riuscirebbero a utilizzarla a breve per raggiungere il pensionamento, mentre sono un po’ di più quelli che utilizzerebbero la mobilità come “ponte” verso un nuovo impiego. L’intesa sulla mobilità è stata raggiunta in un incontro tra società e sindacati dei metalmeccanici svoltosi nella sede dell’Assindustria di Gorizia, durante il quale si è fatto il punto sull’applicazione dell’accordo sulla cassa integrazione in deroga.
«Tutti i lavoratori sono già stati inviati agli enti di formazione per i corsi previsti con la cassa integrazione in deroga – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -. Le Rsu ancora una volta hanno fatto un grande lavoro nel contattare e informare tutti i lavoratori». L’anno di tempo guadagnato a Roma rimane in ogni caso fondamentale, visto che il futuro dello stabilimento di Monfalcone non è ancora definito.
«Va quindi sottolineata l’azione svolta dalla Regione e l’attenzione dimostrata dal Governo – afferma il coordinatore del Pdl monfalconese Giuseppe Nicoli – che hanno consentito di mantenere aperta comunque una prospettiva, seppure incerta, per i 310 lavoratori di Eaton. La cassa integrazione in deroga è la soluzione oggi possibile, che andrebbe comunque accompagnata da altri interventi per migliorare la situazione dei lavoratori e delle famiglie coinvolte». Il coordinatore del Pdl esprime invece un giudizio negativo sul ruolo giocato dagli enti locali nella vicenda, «soprattutto la Provincia, competente in materia di lavoro».
«I corsi di riqualificazione saranno frequentati ora, perché misura che affianca la concessione della cassa in deroga – afferma Nicoli -, ma sono stati richiesti da subito dai rappresentanti dei lavoratori, senza che nulla si muovesse, se non le generiche promesse del presidente della Provincia Enrico Gherghetta». (la. bl.)
 
Fiom, Fim e Uilm puntano sui contratti di solidarietà 
Sono ora in attesa della riconvocazione del tavolo in Confindustria

La realtà dell’appalto, le sue dinamiche e la necessità di mettere in campo gli ammortizzatori sociali garantendo una riqualificazione anche finalizzata ad eventuali ricollocazioni. I sindacati attendono di potersi confrontare nell’ambito del tavolo sull’indotto. Confrontare numeri, ricadute che lo scarico di lavoro nello stabilimento produrrà e ripercussioni sociali. I sindacati intendono affrontare il tema-appalti in termini complessivi e ”strutturati”, attraverso misure di sostegno ai lavoratori, ma anche meccanismi utili a «far emergere le posizioni delle imprese, in particolare sotto il profilo dei trattamenti economici e degli orari di lavoro dei dipendenti, affrontando altresì l’aspetto legato alle paghe globali». Ciò che sostengono i sindacati da tempo è la definizione di un percorso ”virtuoso” di controllo del sistema che, considerata la sua portata, va monitorato anche a garanzia delle professionalità e dello stato di salute delle imprese stesse.
Il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, osserva: «I problemi legati all’indotto di Fincantieri sono seri. Si tratta di arrivare a gestire correttamente e in modo solidale la posizione dei dipendenti che saranno interessati dagli scarichi di lavoro, garantendo il diritto a percepire le indennità e fronteggiando il problema delle imprese che potrebbero rischiare di chiudere». Il sindacalista propone la modalità dei contratti di solidarietà attraverso i quali, seguendo le procedure di legge che prevedono la necessaria certificazione delle buste-paga percepite dai lavoratori ai fini Inps, diventa possibile contestualmente un maggiore controllo delle aziende. Il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan, pone un altro aspetto: «Questo momento di crisi può rappresentare l’occasione per poter individuare le aziende sane e quelle che, invece, ”spariscono” ai primi contraccolpi. È l’occasione per affrontare il problema del trattamento dei lavoratori, delle paghe globali». Furlan aggiunge: «Ritengo importante prevedere, attraverso strumenti quali il Fondo impresa e buoni-spesa per i dipendenti, corsi di riqualificazione non solo per migliorare la professionalità specifica, ma finalizzati anche alla riconversione e alla ricollocazione in altre aziende». Furlan propone un censimento, in collaborazione con la Provincia, dell’offerta lavorativa del territorio, mettendo in campo un «meccanismo virtuoso da utilizzare in modo permanente». Infine, fa riferimento alla «sinergia tra enti e istituzioni» per affrontare gli eventuali effetti sociali. Il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus, osserva: «C’è condivisione di intenti tra i sindacati. Il rischio è che la crisi ricada pesantemente sull’indotto che rappresenta la parte più debole del processo produttivo. Si tratta pertanto di applicare gli strumenti di ammortizzazione esistenti e di formare i lavoratori anche per possibili ricollocamenti. Il tavolo ha lo scopo di capire come si scaricherà la crisi sull’indotto e come poterla gestire nel modo migliore, ora che i segnali, seppure ancora minimi, ci sono». (la.bo.) 

I PRIMI DATI IN BASE ALLE PROCEDURE APERTE PRESENTATE ALL’INPS 
Fincantieri, ”cassa” per 260 lavoratori dell’appalto 
Una decina le aziende interessate. I sindacati: il peggio deve avvenire, sarà un autunno caldo

di LAURA BORSANI

Almeno una dozzina di imprese coinvolte dallo scarico di lavoro. E circa 260 lavoratori interessati dalla cassa integrazione. È un parziale ”spaccato” della complessa realtà dell’appalto di Fincantieri, che rappresenta circa 2-3mila occupati, a fronte di una media variabile stimata tra le 350 e le 500 aziende medio-piccole, parte delle quali non esclusivamente legate alla cantieristica. Intanto gli effetti della crisi si stanno affacciando. Attualmente, fronte dei circa 160 dipendenti diretti in cassa sui 1700 totali, si calcola che a oggi i lavoratori indiretti interessati dalla ”cassa” siano circa 260. Sono i dati in possesso del sindacato, che tuttavia, come precisa il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, sono da ritenersi «parziali». I dati, viene inoltre specificato, sono quelli desunti dall’Inps, relativi alle richieste massime di cassa integrazione. Stando pertanto a quanto risulta al momento, le imprese che hanno aperto le procedure sono una decina, a cui si aggiungeranno prossimamente altre due per le quali sono in corso verifiche e confronti ai fini della definizione degli eventuali ammortizzatori sociali. Le imprese operano nell’ambito dell’allestimento e della carpenteria. L’azienda più importante è la Eurogroup: la cassa straordinaria a rotazione è stata aperta fino a 86 lavoratori, prevedendo altresì chiusure settimanali dello stabilimento. Il provvedimento è partito l’11 marzo scorso, per una durata di 12 mesi. Quindi la Adriatica che ha avviato recentemente la procedura di Cigs per cessata attività per i suoi 36 dipendenti, la maggior parte bengalesi. L’accordo siglato tra azienda e sindacati è stato definito un ”buon risultato” avendo garantito anche percorsi di riqualificazione finalizzati al ricollocamento dei lavoratori.
Tredici settimane di Cigo riguardano due dipendenti della Bmc, mentre all’Agrimar la richiesta, sempre per 13 settimane, riguarda fino a 23 lavoratori, oltre a 7 apprendisti interessati dalla cassa integrazione in deroga. È di una decina di dipendenti la Cigo avviata, per 13 settimane, dalla Lm Impianti. E ancora, la E-Man registra una cassa ordinaria per tredici settimane fino a 6 lavoratori. Cigo per 9 settimane fino ad un tetto di 10 lavoratori alla C&G, mentre la Monferr ha avviato due procedure, per 13 settimane ciascuna. La prima riguardava 15 operai, la seconda, in corso, 15 operai e 5 impiegati, a fronte di 51 lavoratori complessivi. Si annovera, ancora, la richiesta di Cigo per 13 settimane fino a 24 dipendenti alla Sgm, e fino a 25 lavoratori, sempre per 13 settimane, alla Edil Green. Infine, cassa ordinaria fino a 10 unità, per 13 settimane, alla Iso.C.
Lo scarico di lavoro si fa avanti. E consegna le prime criticità legate all’appalto finora sostanzialmente non coinvolto in modo massiccio, trattandosi di imprese operanti nell’ambito dell’allestimento delle navi passeggeri. Questa fase produttiva è ancora a regime, considerando in particolare l’allestimento in corso per l’unità ”Queen Elizabeth”, 90.400 tonnellate di stazza lorda, per 294 metri di lunghezza, commissionata dalla società britannica Cunard Line, e la successiva realizzazione di ”Magic”, per Carnival Cruise Lines, attualmente in fase di montaggio.
Le valutazioni delle organizzazioni sindacali indicano un andamento graduale, ma progressivo della flessione produttiva, che riguarderà le imprese dell’indotto in modo più visibile a partire da autunno. I sindacati calcolano che lo scarico potrà coinvolgere tra le 500 e le 1000 unità. La previsione di Fincantieri è di 400-600 lavoratori dell’indotto che potranno essere interessati in particolare a partire dal 2011. Le organizzazioni sindacali evidenziano che ora l’«emergenza» sia proprio quella legata all’appalto: una considerazione che deriva da un attento monitoraggio della situazione. I sindacati attendono la riconvocazione del tavolo di lavoro ad hoc presso la Confindustria, come richiesto all’azienda.

Il Piccolo, 04 maggio 2010
 
NON SOLO LE TUTE BLU COLPITE DAL CALO DELLA PRODUZIONE 
Fincantieri manda in ”cassa” 85 impiegati 
La crisi svuota gli uffici triestini. ”Colletti bianchi” e progettisti resteranno a casa per 13 settimane

di MADDALENA REBECCA

Dopo la cassa integrazione per gli operai dello stabilimento di Panzano, è arrivato ora il turno dei ”colletti bianchi”. Da ieri, infatti, per 85 dei circa 750 impiegati e progettisti di Fincantieri, molti dei quali monfalconesi, in servizio complessivamente nelle due sedi triestine – il palazzo della Marineria e quello di via Genova – è scattata la Cigo a rotazione. Un provvedimento della durata di 13 settimane, vale a dire fino al 13 luglio prossimo, richiesto dall’azienda per far fronte all’attuale situazione di ”scarico di lavoro”. Un termine tecnico che sta ad indicare il drastico calo di commesse dopo l’esplosione della crisi mondiale. Dunque, non solo le maestranze dello stabilimento cittadino sono alle prese con gli ammortizzatori sociali, con circa 160 lavoratori diretti in ”cassa” rispetto ai circa 1700 dipendenti complessivi. Non solo la flessione produttiva ha iniziato a interessare altresì i lavoratori dell’indotto, per i quali, stando alle informazioni pur parziali in possesso dei sindacati, le procedure di richiesta dei provvedimenti risultano aperte almeno per una decina di imprese, interessando circa 260 unità. Un dato destinato a lievitare, tanto da aver costituito un tavolo ad hoc sull’indotto in Confindustria. La realtà dell’appalto è molto complessa, con circa 2-3mila occupati a fronte di una media variabile di 350-500 aziende medio-piccole.
Siamo dunque ora ai ”colletti bianchi”: «Il mercato delle crociere ha subito una pesantissima contrazione, che si è tradotta automaticamente in una marcata riduzione degli ordinativi della navi – commenta Marco Toncelli, coordinatore delle Rsu per la Fim Cisl -. La prima conseguenza è stato l’avvio della cassa integrazione negli stabilimenti (a Monfalcone gli ammortizzatori sociali sono partiti tra febbraio e marzo), alcuni dei quali, a partire da Castellamare, si trovano in serissime difficoltà. Ora l’onda lunga raggiunge anche i colletti bianchi, colpendo realtà, come il palazzo della Marineria, a cui sono affidate la progettazione e le attività che seguono le fasi di sviluppo e costruzioni delle navi oltre agli uffici acquisti e ai servizi informatici. Una situazione difficile e senza dubbio particolare, specie se si considera che, nell’immaginario collettivo, il posto in Fincantieri è sempre stato considerato un lavoro sicuro e quasi ”blindato”. Il fatto che gli ammortizzatori siano scattati anche qui, dà veramente il polso della crisi».
Per trovare un precedente di questo tipo tra gli impiegati e gli amministrativi del colosso della cantieristica, bisogna andare indietro di circa trent’anni. «L’ultima volta era accaduto nel 1983, anno in cui abbiamo vissuto due turni da un mese di cassa integrazione – spiega Boris Cherin, componente delle rsu/rls della Uilm e componente del coordinamento nazionale Fincantieri -. Lo ricordo bene perché quella volta, in segno di protesta, per settimane abbiamo fatto suonare i tamburi nei corridoi 8 ore al giorno. Un’azione scattata a causa della mancata chiarezza da parte dell’azienda sul carattere a rotazione della misura. Oggi invece la procedura è stata attivata in termini più precisi e Fincantieri ha garantito che le 13 settimane saranno appunto a rotazione (secondo le proiezioni della Fim-Cisl alla fine saranno interessati dal provvedimenti circa 220 dipendenti ndr). Da un punto di vista sindacale, quindi, la situazione è migliorata, ma è lo scenario economico mondiale purtroppo ad essere sensibilmente peggiorato». A preoccupare personale e sindacati, infatti, è l’assenza all’orizzonte di prospettive di miglioramento. «Al momento circolano solo voci, non supportate da atti concreti – prosegue Toncelli -. Si parla di un possibile accordo che dovrebbe dare il via libera alla costruzione di un nuovo prototipo nei cantieri di Monfalcone e del potenziale arrivo di una nuova commessa per lo stabilimento di Marghera. Ma, allo stato attuale, non ci sono ancora le firme definitive che autorizzino a passare realmente all’azione». «La preoccupazione in questa fase è molto alta – conclude Cherin -. Specie perchè l’arrivo della cassa integrazione tra i ”colletti bianchi” rischia di innescare inevitabilmente un effetto domino negativo. Se entra in sofferenza la parte deputata all’organizzazione del lavoro, a ruota finiscono per risentirne tutta una serie di altre figure professionali: per ogni ”colletto bianco” messo in cassa, a caduta resteranno a casa tanti colleghi che da lui dipendono per lo svolgimento di tante altre attività».

Il Piccolo, 09 giugno 2010
 
Fiom: progettare subito il futuro di Portorosega per nuova occupazione
Casotto: solo così è possibile dare avvio a corsi mirati per i cassintegrati della Eaton

La riqualificazione dei lavoratori in cassa integrazione in deroga dei 310 lavoratori di Eaton Automotive rischia di essere del tutto inutile. A dirlo sono le Rsu della fabbrica di via Bagni nuova, a fronte dei corsi concordati con la Provincia e gli enti formatori. Il percorso formativo è stato costruito in due fasi successive: quella iniziale di natura generale alla quale avrebbe poi dovuto far seguito una seconda basata sulle esigenze delle aziende e ideata per dare sbocco o prospettiva alle maestranze. A mettere in difficoltà il percorso non sono mancanze da parte dei soggetti coinvolti, secondo la Rsu, ma la crisi, che di fatto ha ridotto la richiesta di manodopera specializzata, rendendo quindi quasi inutile i corsi con cui i dipendenti di Eaton avrebbero dovuto provare a crearsi una nuova professione. I rappresentanti sindacali ritengono, però, che la strada dei corsi di formazione, benché in salita, sia l’unica percorribile e quindi debba essere ampliata e migliorata. A istituzioni e politica le Rsu di Eaton chiedono quindi in sostanza di creare o consolidare le opportunità di nuovi posti di lavoro e quindi di riconversione in nuove professionalità. Il riferimento diretto è al progetto per lo sviluppo del porto di Monfalcone. «Muoviamoci quindi per delineare il futuro di Portorosega – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, così da poter anche stabilire quali siano le figure necessarie per renderlo concreto, quando sarà il momento e non più tardi. Dobbiamo fare in modo che le nuove realtà  industriali o della logistica trovino sul territorio già personale formato». Il potenziamento del porto di Monfalcone diventa però sempre più importante per sganciare il Monfalconesese e il resto della provincia dalle sorti di Fincantieri. «Dobbiamo creare un’alternativa seria e il porto può rappresentarla», pungola il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil. I rappresentanti sindacali delle maestranze di Eaton, il cui stabilimento è in sostanza fermo da un anno e mezzo, credono da parte loro che l’opportunità offerta dal progetto di Unicredit Logistics non deve andare assolutamente persa e che quindi i percorsi formativi dovrebbero già puntare nella direzione della creazione di figure utili all’interno di uno scalo che potrebbe movimentare con un nuovo terminal container 2 milioni di teu all’anno. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
Ai 400 dell’Ansaldo un premio di 1300 euro 
La crisi di mercato e la Cigo non influiscono sulla ricompensa per i risultati del 2009

All’Ansaldo sistemi industriali le difficili condizioni del mercato ancora non pesano sul premio di risultato, basato del resto sulle performance del 2009. In attesa dei dati ufficiali sui risultati finanziari conseguiti dalla società lo scorso anno, Monfalcone ha centrato l’obiettivo grazie alla consistente riduzione delle penali nei confronti dei clienti. L’aumento dell’efficienza e “l’impegno da parte di tutti”, come sottolinea il sindacato, in sostanza frutterà agli oltre 400 dipendenti dello stabilimento di Panzano una quattordicesima mensilità (il premio si aggira sui 1.300 euro). Come emerso dall’incontro che Asi e rappresentanti sindacali nazionali e dei singoli siti hanno avuto nella sede dell’Assindustria di Gorizia, il premio verrà erogato in tutti gli stabilimenti, tranne in quello di Vicenza, che non ha raggiunto il parametro prefissato dell’85% del budget stabilito per il 2009. A due anni dalla firma, il contratto integrativo andrà alla verifica prevista dallo stesso accordo a settembre per poi eventualmente subire un aggiustamento. Se il 2009, almeno per Monfalcone, si è concluso “meglio di quanto si potesse pensare”, come afferma Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, il 2010 rappresenta ancora un’incognita quanto a carico di lavoro, anche se qualche commessa è arrivata. Asi conferma come lo stabilimento di Monfalcone sia già impegnato nella produzione di alcuni motori a corrente alternata per una centrale nucleare in Slovacchia. In fabbrica si sta inoltre testando una sezione di una macchina destinata allo sviluppo di parchi eolici off-shore. Per ora si rimane però a livello di prototipi e la società prevede eventuali ricadute sulla produzione dello stabilimento non prima del 2011, anche se le prospettive di mercato vengono definite interessanti. A Monfalcone Asi lamenta ancora uno scarico medio attorno al 25% e la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta per altre 13 settimane dal primo giugno, anche se i lavoratori coinvolti continuano a non essere molti. Si parla di una trentina di addetti delle officine e del magazzino, mentre gli impiegati effettuano una o due giornate di Cigo al mese. «All’azienda come Rsu abbiamo comunque chiesto ancora uno sforzo sul fronte della rotazione dei lavoratori», sottolinea Vesnaver. A inizio autunno, comunque, sarà effettuata una verifica della situazione degli ordini e una valutazione sulla necessità di assumere dei provvedimenti per tamponare un eventuale prolungamento dello scarico di lavoro. L’esito dell’incontro avuto con Asi per la definizione del premio di risultato è stato illustrato ai lavoratori riuniti in assemblea dai coordinatori nazionali per Asi di Fim Luigi Dedei, Fiom Maria Sciancati e Uilm Carlo Biasin.

Il Piccolo, 05 agosto 2010
 
Manutenzione, Eaton annuncia una breve riapertura con 40 operai

Eaton intende procedere alla parziale riapertura del sito produttivo di Monfalcone. La decisione dell’azienda è stata resa nota in un incontro nella sede di Confindustria a Gorizia tra le segreterie provinciali di Fim e Fiom, la direzione di Eaton e le Rsu aziendali.
Tale decisione è motivata dal mantenimento delle certificazioni Iso-Ts previste per il comparto ”automotive” in cui opera l’azienda, «in coerenza – afferma una nota sindacale – con quanto richiesto e sottoscritto negli ultimi accordi con il sindacato, al fine di mantenere il sito in condizioni di ripartire se ci dovesse essere una ripresa del mercato». La riapertura riguarderà 40 dipendenti e la produzione sarà riavviata per alcune settimane. L’organizzazione inerente organici, impianti e condizioni tecniche saranno definiti in un incontro che sarà convocato entro la fine di agosto.
Pur trattandosi di una situazione transitoria e parziale, le organizzazioni sindacali provinciali e le Rsu della Eaton colgono questo «come un dato positivo in quanto va nella direzione, fin qui da noi auspicata e sostenuta, del mantenimento del sito produttivo di Monfalcone e della salvaguardia delle ricadute occupazionali».
I quasi trecento lavoratori della Eaton di via Bagni, esaurito il periodo di cassa integrazione straordinaria, si trovano attualmente in regime di cassa integrazione in deroga. Ma vivono in un clima di grande incertezza visto che le indennità spettanti non sono ancora loro pervenute a causa di un’impasse al ministero del Lavoro.
Da quattro mesi l’azienda ha versato loro una tranche limitata di indennità attingendo ai Tfr. Una situazione insostenibile per superare la quale c’è stato di recente un confronto in Prefettura. E proprio l’intervento del prefetto Maria Augusta Marrosu avrebbe contribuito a sbloccare la situazione. La fabbrica è di fatto inattiva da oltre un anno.