Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
Bassa soglia, scongiurata la chiusura 
Prorogata al 30 giugno la convenzione con ”Entrata libera”. Poi la gara per l’appalto
Sempre più numerose le persone in difficoltà che si rivolgono al servizio

 
Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Lo fa, però, ancora una volta grazie a una proroga in extremis della convenzione con l’associazione che gestisce il servizio decisa dall’amministrazione comunale di Monfalcone. Il passaggio del Centro a bassa soglia, che negli ultimi mesi ha visto aumentare gli utenti a causa delle ripercussioni della crisi sui livelli occupazionali, tra i servizi dell’Ambio socio-assistenziale Basso Isontino è stato del resto rinviato, facendo ulteriormente slittare il consolidamento dell’attività svolta in via Natisone. Nonostante l’avvicinarsi della scadenza della convenzione, fissata per domani, non sono serviti a raggiungere l’obiettivo nè i numerosi incontri sia a livello tecnico sia politico degli organismi e strutture dell’Ambito, nè l’approvazione da parte dell’Assemblea dei sindaci, tra le linee di indirizzo per il bilancio 2010, anche di un progetto per le dipendenze, di cui il Centro a bassa soglia è parte, progetto da avviarsi in stretta collaborazione con l’Azienda sanitaria. Così non è stata ancora espletata la procedura di gara necessaria a dotare di una gestione stabile il centro di via Natisone.
A incidere, come afferma la giunta comunale di Monfalcone nella delibera con cui si è deciso di prorogare l’incarico all’associazione Nuova entrata libera, di fatto è stato il “dissenso” del Comune di Fogliano Redipuglia, che ha comunicato di non voler aderire al progetto già  approvato dai Comuni soci dell’Ambito. “Ciò purtroppo ha creato problemi, oltre che di riconsiderazione dei rapporti tra Comuni e della relativa compartecipazione – afferma l’amministrazione monfalconese -, anche interpretativi sul piano giuridico».
Vista la situazione di stallo creatasi, per non rischiare di chiudere il servizio, l’amministrazione Pizzolitto ha deciso di prorogare la convenzione con Nuova entrata libera fino al 30 giugno, avviando comunque le procedure per riaffidare il servizio, con gara, nelle attuali modalità. «Nel momento in cui si saranno determinate le condizioni per l’assunzione del servizio da parte dell’Ambito – conclude la giunta Pizzolitto -, le modalità per l’estensione delle prestazioni, sia per tipologia sia per territorio, verrà valutata in quella sede». (la. bl.)

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
RIAFFIDATA LA GESTIONE 
Centro anti-emarginazione scongiurata la chiusura

Il Centro a bassa soglia di via Natisone non chiude e non lo farà nemmeno in futuro. E’ questo l’impegno dell’amministrazione comunale di Monfalcone, dopo che latrasformazione del Centro in servizio dell’Ambito socio-assistenziale Basso Isontino è stata stoppata dalla mancata adesione del Comune di Fogliano Redipuglia al progetto. In attesa di procedere alla gara che dall’autunno darà stabilità al Centro a bassa soglia, gestito da Monfalcone in collaborazione con l’Azienda sanitaria, l’amministrazione ha assegnato per quattro mesi la conduzione della struttura all’associazione Nuova entrata libera. «Non si tratta di una proroga – specifica l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, perché siamo arrivati all’individuazione del gestore attraverso la comparazione delle offerte di tre realtà associative attive sul territorio». Entro ottobre, l’amministrazione procederà però appunto alla gara per assegnare l’incarico per un periodo decisamente maggiore. «Nello stesso tempo stiamo già predisponendo la convenzione con i Comuni del mandamento che credono nell’utilità del servizio anche per la propria comunità, aggiunge l’assessore Morsolin, che ricorda, comunque, come gli utilizzatori del centro, non siano solo monfalconesi. Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, ma anche da Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. «Il progetto che era stato condiviso con tutte le amministrazione del mandamento – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali – non prevedeva fra l’altro solo l’attività del Centro, ma anche quella di una serie di operatori che sarebbero stati presenti sul territorio, nei singoli comuni». Il centro, comunque, non chiude, soprattutto in un momento di crisi che ha provocato un aumento dell’utenza giornaliera della struttura, passata da una ventina a una trentina di persone.