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Il Piccolo, 30 giugno 2010
 
CONDANNATO A 2 ANNI CON LA CONDIZIONALE: DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI
«Lorito spendeva 800 euro al mese al Lotto» 
Secondo i giudici il vicequestore assumeva abitualmente cocaina ed era in crisi finanziaria

di CLAUDIO ERNÈ

In nome del popolo italiano i giudici del Tribunale di Trieste hanno dichiarato il vice questore Carlo Lorito «propenso al consumo di stupefacenti, in particolare cocaina». Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il dirigente della Polizia di Stato sospeso da quasi tre anni dal servizio, e il cui pensionamento è questione di pochi giorni, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale. Era accusato di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento. Ha fornito a spacciatori con cui era entrato in rapporti informazioni adatte a eludere l’inchiesta che li coinvolgeva e in cambio ha ottenuto cocaina.
Nelle 138 pagine redatte dai giudici Luigi Dainotti, Angela Gianelli e Francesco Antoni, vengono ripercorse tutte le tappe della clamorosa vicenda emersa pubblicamente il giorno dell’arresto del dirigente di polizia. Era il 16 novembre 2007.
Tutto il dibattimento – in cui erano coinvolti due altri imputati, Fabio Novacco e Andrea Sauro, anch’essi condannati rispettivamente a quattro anni e due anni di carcere – è ruotato attorno all’affare Lorito. Un capitolo della sentenza di condanna è dedicato proprio alla personalità di Carlo Lorito. Si evince «la figura di un uomo, di un funzionario di polizia, dotato sì di personalità e carisma, che però piega costantemente al soddisfacimento dei propri personali interessi. Indubbiamente nell’arco di tempo illuminato dalle indagini compiute, il Lorito ha attraversato un periodo per molti versi non facile, caratterizzato da una crisi di liquidità finanziaria, da una marcata propensione al gioco, nonché da un abituale consumo di sostanze stupefacenti». Questo scrivono i magistrati del Tribunale per soffermarsi poi sulle singole voci. Crisi di soldi, propensione al gioco, consumo di stupefacenti.
Lorito prima dell’arresto guadagnava 3.508 euro netti al mese, ma ne percepiva nella busta paga soli 2.807, più gli straordinari. La differenza veniva prelevata automaticamente alla fonte per coprire mese dopo mese due prestiti. La «forte propensione al gioco», come si legge nella sentenza, è direttamente collegata nella prospettazione del Tribunale a «puntatine sui cavalli e al gioco del Lotto a cui Lorito nell’ultimo periodo arrivava a destinare circa 800 euro al mese». Questa propensione nella sentenza viene ritenuta «evidentemente cagione di costanti e ingenti esborsi economici«, posto che Gerry Baglieri, il tabaccaio di Gorizia di cui il vicequestore era cliente, «non ha ricordato vincite significative da parte del Lorito».
La terza voce è rappresentata dal consumo di stupefacenti, sempre negato dall’imputato. «Che Lorito fosse un abituale assuntore di cocaina è stato dimostrato nel processo con una evidenza che non si stenta a definire solare e schiacciante».

Il video della sniffata nella pescheria di Deste al Villaggio del pescatore 

Il punto nodale dell’inchiesta e della condanna del vicequestore Carlo Lorito, è rappresentato dalla ripresa video effettuata il 15 novembre 2007 nel retrobottega della pescheria del Villaggio del pescatore in cui lavorava Diego Deste. Ecco come la sentenza ripercorre quell’episodio. «Il filmato mostra il Lorito che riceve una dose di cocaina e la ripone nel portafoglio; poi ”sniffa” un’altra dose di polvere bianca da lui stesa su un foglio di carta. Questa condotta – scrivono i tre magistrati – fa seguito a una conversazione nella quale il Lorito, come altre volte, aveva chiesto a Diego Deste il ’regalino’ di stupefacente con le consuete espressioni allusive».
Parecchie pagine sono dedicate ai rapporti tra il vicequestore e il suo principale accusatore. «I rapporti tra Diego Deste e Lorito si erano intensificati dopo l’incendio capitato a una pescheria di Sistiana. Per le indagini erano stati interrogati dagli inquirenti tutti i suoi familiari ma non lui e questo lo aveva indotto a ritenere che gli investigatori lo ritenessero l’autore dell’incendio. Aveva allora chiesto informazioni al Lorito se poteva vedere come mai c’erano questi interrogatori. Lorito lo aveva rassicurato dicendogli che avrebbe pensato lui a informarsi aggiungendo di stare attento a non parlare troppo al telefono perché verosimilmente era intercettato».

BLITZ DELL’ARMA A CORMONS
INCHIESTA 
FURTI 
Carabiniere arrestato, era a capo di una gang di ladri 
Rubavano gasolio nelle aziende. In manette anche quattro complici, di cui due minorenni
Prosegue l’indagine per individuare gli autori dei colpi nelle villette
Sorpresi in flagranza mentre versavano il carburante in una cisterna
 

di FRANCO FEMIA

CORMONS Smessa la divisa di carabiniere, si dedicava con quattro complici al furto di gasolio. Ma è stato pizzicato dagli stessi colleghi dell’Arma ed ora si trova rinchiuso in carcere, assieme ai complici, con l’accusa di furto aggravato. Si tratta di due giovani di nazionalità romena, due italiani tra cui una donna. Dei quattro arrestati due sono minorenni.
La gang si era specializzata in furti di gasolio che rubavano dalle cisterne di aziende, anche agricole, in varie parti dell’Isontino e poi rivendevano a prezzo stracciato. Si sa che il carabiniere arrestato, di cui non sono state fornite le generalità, è vicentino d’origine, presta servizio a Gorizia e risiede a Cormons.
L’arresto è avvenuto l’altra notte a Cormons. I ladri verso l’1.30 sono stati colti in flagranza mentre versavano il gasolio rubato in una cisterna che si trovava dislocata nel parcheggio interno della pizzeria ”Napoli Express”, in via Vino della Pace, i cui titolari sono completamente estranei alla vicenda.
I militari dell’Arma da giorni erano sulle tracce dei ladri e l’altra notte hanno teso la trappola con uno spiegamento di forze che comprendeva uomini del reparto operativo del Comando provinciale, della Compagnia di Gradisca e della stazione di Cormons.
Una volta fermato, il carabiniere-ladro è andato in escandescenze tanto che per calmarlo è stato richiesto l’intervento del 118 e un’ambulanza dal vicino Distretto sanitario di viale Venezia Giulia è accorsa sul posto. I sanitari hanno provveduto a calmarlo.
L’arresto dei ladri è stato confermato dalla Procura della Repubblica pur senza fornire ulteriori particolari. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica dottor Enrico Pavone che, probabilmente oggi, chiederà al giudice delle indagini preliminari la convalida della custodia cautelare e anche il mantenimento in carcere degli arrestati maggiorenni, mentre per quanto riguarda i minorenni sarà la Procura dei minori di Trieste a decidere. Il gip avrà, poi, 48 ore di tempo per fissare l’udienza di convalida e decidere sull’arresto del carabiniere e dei suoi complici.
Erano giorni che l’Arma stava effettuando particolari controlli su tutto il territorio cormonese non solo per prevenire i furti, ma anche per identificare gli autori dei numerosi furti che sono stati commessi nelle ultime settimane nel Cormonese e che hanno destato preoccupazione nella popolazione. Ladri temerari che sono entrati nelle villette mentre i proprietari dormivano, alcuni sono stati stati sorpresi e sono riusciti a fuggire. In molti dei casi sono riusciti a portare a termine il colpo rubando soldi e gioielli.
L’indagine della Procura dovrà accertare se la banda arrestata l’altra notte ha compiuto furti nelle abitazioni oppure se questi sono opera di altri malviventi.
Intanto martedì prossimo, con rito direttissimo, sarà giudicato Josè Gasparato, il quarantenne sorpreso a rubare all’interno di un’auto dopo averne rotto il finestrino. L’uomo si trova attualmente agli arresti domiciliari.

Il Piccolo, 01 luglio 2010 
 
CORMONS. IL GASOLIO RUBATO VENIVA RIVENDUTO A 50 CENTESIMI IL LITRO 
Furti, al carabiniere concessi i domiciliari 
È stato sospeso dall’Arma. Il giudice ha rimesso in libertà gli altri componenti della banda
 

di FRANCO FEMIA

CORMONS Gli arresti sono stati convalidati delle indagini preliminari ma nessuno della banda del gasolio è rimasto in carcere. Anche il carabiniere – E. M., di 49 anni, le sue iniziali – ha lasciato ieri pomeriggio la casa circondariale di via Barzellini: il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari che sconterà nella sua abitazione cormonese. Libera invece la donna romena, mentre il complice ha l’obbligo della firma. Liberi a questo punto anche i due minorenni, che erano con i tre maggiorenni quando sono stati sorpresi nella notte tra lunedì e martedì dai carabinieri con 300 litri di gasolio appena rubato da un’azienda vinicola e da una ditta di verniciatura. Tutti restano, comunque indagati, per furto aggravato.
Il carabiniere, che era in forza a Gorizia anche se da alcuni mesi si trovava a riposo, è stato sospeso dall’Arma. Un provvedimento praticamente automatico dinanzi a un fatto così grave.
Le indagini, coordinate dal pm Enrico Pavone, continuano per verificare se la banda è responsabile anche dei numerosi furti compiuti nel Cormonese in questi ultimi mesi. Quello che è certo che il gruppo si era dedicato in particolare al furto di gasolio, che veniva sottratto dalle cisterne che si trovavano in molte aziende della zona. L’altra notte stavano versando in un capiente contenitore 300 litri di gasolio. Ma questa è una piccola parte di carburante rubato. Solo un’azienda agricola di Angoris aveva denunciato nelle settimane scorso un furto di ben 1000 litri di gasolio dalle cisterne in loro dotazione.
Gasolio che i malviventi in gran parte rivendevano a 50 centesimi al litro sul mercato clandestino e ad automobilisti compiacenti ben contenti di pagare la metà il carburante. Ma rischiano: se venissero scoperti scatterebbe per loro la denuncia di ricettazione.
I carabinieri, coordinati dal Comando provinciale diretto dal ten. col. Roberto Zuliani, da tempo erano sulle tracce dei ladri e la rete dispiegata l’altra notte ha dato i suoi frutti. Quando il gruppo si è presentato nel parcheggio della pizzeria ”Bella Napoli” – estranea comunque ai fatti .- per versare il gasolio rubato in una cisterna, sono stati bloccati dai carabinieri.

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
AVEVA LAVORATO ALLA CARTIERA PRIMA DI TROVARE UN POSTO AL SINCROTRONE DI TRIESTE 
Muore di cancro, sospetto amianto 
Vittima il monfalconese Fabrizio Antoniazzi, di 53 anni. Disposta l’autopsia

di TIZIANA CARPINELLI

Un’altra vittima potrebbe aggiungersi alla tragica sequela di decessi legati all’amianto. Giovedì scorso è spirato, in un letto dell’ospedale civile di Gorizia, il monfalconese Fabrizio Antoniazzi. Aveva da poco compiuto 53 anni e a stroncarlo è stato un tumore maligno al polmone. Dirigeva il reparto elettrico del Sincrotrone di Trieste, ma per vent’anni aveva lavorato, come il padre Nerio e la zia Valnea, alla cartiera di San Giovanni di Duino. A seguito del decorso clinico e del percorso professionale dell’uomo, il personale sanitario che lo ha assistito nelle ultime settimane ha presentato nei giorni scorsi denuncia all’Inail. E la magistratura ha disposto per domani alle 8.30 l’autopsia sul cadavere, che verrà eseguita a Gorizia da un anatomopatologo del presidio monfalconese.
I risultati dell’esame autoptico, che dovranno essere depositati alla Procura di Gorizia entro sessanta giorni, saranno utili a chiarire e l’origine della neoplasia e le cause del decesso. Il sospetto è infatti che la morte possa essere riconducibile all’esposizione all’amianto. Lo ha riferito la sorella Michela, fino all’ultimo rimasta amorevolmente accanto a Fabrizio. «Vicini al nostro dolore – così Michela Antoniazzi – la compagna Bruna, pure lei al capezzale, il nipote Federico e l’inseparabile amico Ivan». Dopo il nulla osta della magistratura, i funerali si terranno, giovedì alle 10, alla cappella del cimitero di via 24 Maggio, a Monfalcone. Fabrizio Antoniazzi era molto noto in città e la notizia della sua scomparsa ha destato vasto cordoglio. Profondamente addolorati gli amici di una vita, i compagni di pallone (in gioventù militava nel San Michele), i vicini (viveva nel rione di largo Isonzo, in una casa di via Ippolito Nievo) e i tanti colleghi del Sincrotrone, dove fin dall’inizio dell’attività del polo scientifico Antoniazzi, perito elettrotecnico, aveva trovato lavoro. «Putroppo – ha riferito Michela Antoniazzi – non potrò mantenere le ultime volontà di mio fratello, che desiderava essere cremato. L’atto dell’autopsia, infatti, nega la possibilità di incenerire il corpo. Apprendere che mio fratello potrebbe essere una vittima dell’amianto è stata una cosa assolutamente terribile: non avevo mai pensato, prima, a una tale eventualità. Sapevo, sì, che aveva lavorato per vent’anni in cartiera, iniziando d’estate, durante le vacanze, ma non credevo che avrebbe potuto fare questa fine. All’avvio del Sincrotrone, la sua domanda era stata accolta e la parentesi della cartiera si era conclusa».
Non è stato possibile accertare l’ipotesi di una conclamata asbestosi o di un mesotelioma mentre Fabrizio era in vita, per le complicanze patite dall’uomo. Durante una recente broncoscopia si era sentito male e i medici non avevano potuto effettuare l’esame. «Tutto – ha proseguito la sorella – è iniziato a novembre, all’insorgere di una trombosi. Mio fratello, che era sempre stato sano come un pesce, praticava ancora lo sport e andava pure a correre, si era presto ristabilito, ma il cardiologo a cui si era rivolto privatamente aveva notato, da una radiografia al polmone, una macchia scura. Verso la fine di dicembre, infatti, una brutta tosse aveva preso a perseguitarlo e il medico, forse con lungimiranza, aveva difatti intravisto qualcosa di anomalo». Di qui la trafila delle corsie d’ospedale, a causa di una serie di problemi sempre più gravi. «Da ultimo – ha concluso – era insorto un focolaio di broncopolmonite dal quale si stava comunque riprendendo. Ma il tumore, inoperabile, non gli ha dato scampo. Mi piace ricordarlo per ciò che è sempre stato: un amante della vita, uno cui piaceva la Monfalcone di un tempo, giocare a pallone, frequentare gli amici al bar. Era una persona dolce e disponibile. Mi mancherà moltissimo».

Il Piccolo, 18 giugno 2010
 
PARTITI DA MONFALCONE I CONTROLLI DISPOSTI DALLA PREFETTURA 
Imprese edili al setaccio dell’Antimafia 
Assieme alla Dia ci sono Carabinieri, Polizia, Finanza, Ispettorato del lavoro e Genio civile
VERIFICHE SOLO SULLE OPERE PUBBLICHE RELATIVE ANCHE A LAVORO NERO, IMMIGRAZIONE E SICUREZZA
 

di LAURA BORSANI

Poliziotti, Carabinieri, Guardia di Finanza. C’erano perfino gli esperti della Dia, la Direzione investigativa anti-mafia. Compresi i funzionari dell’Ispettorato del lavoro e del Genio civile. Una ventina di uomini in campo, a scandagliare i cantieri edili. Scattano i controlli a sorpresa in città, mirati nel settore degli appalti pubblici. Sotto la lente d’ingrandimento il sistema delle imprese edili al fine di prevenire infiltrazioni criminali, ma anche irregolarità amministrative, occupazionali e legate alla sicurezza e alle condizioni di lavoro.
Il primo blitz ieri ha interessato il cantiere aperto alla Marcelliana, nell’area del parco della Rimembranza. L’appalto pubblico è stato assegnato dal Comune alla Ici Coop di Ronchi dei Legionari. Un cantiere di ampia portata, al quale è stata affidata la realizzazione delle due rotatorie e la contestuale riqualificazione di via Grado, lungo la provinciale 19. L’”operazione-sicurezza” nell’Isontino è quindi partita proprio da Monfalcone. Verifiche a tappeto, svolte a 360 gradi, finalizzate a monitorare lo stato degli appalti.
Si tratta di interventi disposti dalla Prefettura di Gorizia ai fini dell’accertamento delle regolarità e della sicurezza.
Un intervento che fa riferimento alla legge sulle grandi opere che nel 2009 ha stabilito ampi poteri alle Prefetture per il controllo di appalti, anche minori. I controlli predisposti con decreto prefettizio sono eseguiti dallo specifico ”Gruppo interforze” costituito dalla Direzione investigativa anti-mafia, Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza, Ispettorato del Lavoro. Mobilitato anche il Genio civile, per il supporto tecnico. La ”task-force”, tra uomini in divisa e in borghese, ieri mattina si è concentrata nell’area della Marcelliana, setacciando documentazioni e dati. Una verifica per così dire ”interdisciplinare” avvalendosi proprio delle diverse e specifiche professionalità che caratterizzano il ”Gruppo interforze”.
La mobilitazione è stata evidente nel parco della Rimembranza, dove operano una quindicina di lavoratori. Ieri mattina, infatti, negli uffici prefabbricati del cantiere si sono concentrate le forze dell’ordine che hanno avviato i controlli rimanendovi per circa un paio d’ore. Una presenza che nella zona non è passata inosservata.
Il responsabile del cantiere, in completa serenità, si è messo a disposizione fornendo la documentazione richiesta: «È tutto a posto, siamo perfettamente in regola», ha osservato.
Controlli dovuti, pertanto, ai fini della sicurezza e che procederanno in altri cantieri cittadini e dell’Isontino, in base alle specifiche disposizioni della Prefettura. È stata definita un’attività di carattere preventivo, che interesserà l’intera regione e che è già partita anche a Trieste.
Questa operazione, è stato spiegato, vuole rappresentare un segnale preciso nei confronti della comunità, garantendo la costante presenza delle forze dell’ordine sul territorio. Nell’intervento specifico intende focalizzare l’attenzione sui singoli appalti pubblici ritenuti di una certa importanza, per i quali viene eseguita un’analisi dettagliata.
Con ciò, pertanto, confermando da un lato l’azione di prevenzione e dall’altro il contatto e il dialogo con la popolazione.

Il Piccolo, 17 giugno 2010
 
Consulta stranieri, cinque liste in lizza 
Gli ammessi al voto del 4 luglio saranno 1500. Solo quattro le donne candidate

Saranno cinque le liste in corsa per l’elezione della Consulta degli stranieri, voluta dall’amministrazione comunale di Monfalcone per favorire il dialogo con le comunità immigrate, ma anche la gestione dei nodi posti dalla presenza in città di circa 4100 cittadini comunitari ed extracomunitari, pari a quasi il 15% della popolazione. Per quanto la consulta sia poco più di una qualsiasi associazione e non abbia alcun poter decisionale, gli stranieri sembrano ritenerla un’occasione da non perdere per far arrivare la propria voce direttamente all’amministrazione locale. Gli stranieri monfalconesi si sono inoltre mossi al di là degli steccati delle comunità di appartenenza. Tre liste sono composte in modo del tutto trasversale da cittadini del Bangladesh, nordafricani, kosovari, romeni, serbi, mentre la lista ”Stella” è formata solo da albanesi e la lista ”Ananas” solo da persone originarie del paese asiatico.
L’elezione della consulta vede comunque in pista gli stranieri già attivi all’interno della propria comunità e di Monfalcone con associazioni e prima con il Coordinamento degli stranieri, che di fatto ha rappresentato il prologo alla nascita della consulta. È il caso di Muhammad Hossain Muktar, più noto come Mark, già presidente del coordinamento e della Bimas, una delle tre associazioni bangladeshe attive a Monfalcone, coinvolto in un’inchiesta sul favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Mark ha presentato la lista ”Stelle”, mentre Islam Mohammed Jairul, presidente della Bag, la lista ”Ombrello aperto”. La quinta lista si chiama ”Sedia” ed è prevalentemente composta da africani e nordafricani. «Tutte le liste sono risultate valide, perchè corredate dal numero richiesto di firme, dal simbolo del diametro di due centimetri e dal programma scritto in italiano – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -, nonostante i tempi concessi fossero molto stretti». Nei programmi gli stranieri parlano delle azioni che intendono compiere all’interno della comunità immigrata per favorire l’integrazione con quella locale, ma anche dell’esigenza di insegnare ai figli la propria lingua e le proprie tradizioni. E le donne? Ce ne sono, ma davvero pochine: tre in una lista, una in un’altra. Il meccanismo individuato dal Comune per garantire una rappresentanza femminile non passa del resto dalle quote rose nelle liste, pur esistendo la raccomandazione di riservare il 30% delle candidature al genere meno rappresentato. La soluzione è invece quella di aggiungere fino a un massimo di due seggi da assegnare sempre al genere meno rappresentato ai 15 previsti per comporre l’organismo, nel caso in cui tutti e i 15 componenti siano dello stesso genere.
L’appuntamento con le urne è il 4 luglio, dalle 8 alle 20, nell’ex dispensario di via Vecellio. Il Comune sta già procedendo all’invio delle convocazioni al voto a circa 1500 stranieri aventi diritto, cioè maggiorenni, residenti a Monfalcone da almeno un anno e da almeno due in Italia. La Consulta resterà in carica tre anni.
Laura Blasich

Il Piccolo, 04 luglio 2010
 
Stranieri oggi al voto per eleggere i componenti della Consulta immigrati

Sono cinque le liste tra le quali i cittadini comunitari ed extracomunitari ammessi al voto potranno scegliere oggi per eleggere i 15 componenti della Consulta comunale per gli stranieri.
Le elezioni si terranno dalle 8 alle 20 nel seggio elettorale di via Vecellio 1, cioé nell’ex centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati.
Potranno votare, esibendo un documento valido di identificazione (passaporto o altro documento valido per l’espatrio o, se non in possesso, carta d’identità italiana e documenti di soggiorno) tutti i cittadini stranieri maggiorenni alla data delle elezioni e che sono residenti a Monfalcone da almeno un anno.
In corsa per entrare nella Consulta ci sono la lista “Ombrello”, tutta composta da cittadini del Bangladesh (una è donna su 8 candidati) e di cui è capolista Islam Md Faridul, e la lista “Stella”, i cui candidati sono tutti albanesi (una donna su cinque).
La lista “Sedia” è capeggiata invece dal cittadino originario del Bangladesh Nurul Amin Khandoker, ma è formata anche da algerini, serbi, bosniaci, marocchini, etiopi, senegalesi e una donna rumena. La lista “Ananas”, di cui è capofila Jasin Sarkar, è tutta di cittadini del Bangladesh, mentre quella “Stelle”, capeggiata da Muhammad Hossain Muktar, più noto come Mark, comprende tre donne (una bangladesha, una albanese e una macedone) su 15 candidati, originari anche della Tunisia, Bosnia, Ucraina, Kosovo e Senegal.
La Consulta, come dice già il nome, è un organo consultivo dell’amministrazione comunale e sarà  di norma consultata in tutti quei casi in cui cioè si renda necessario in vista dell’approvazione di atti che avranno effetti diretti e indiretti sulle condizioni dei nuovi cittadini presenti nel Comune di Monfalcone.
La Consulta vuole però anche essere uno degli strumenti attraverso i quali l’amministrazione comunale s’informa sulle condizioni e le problematiche delle comunità straniere presenti sul suo territorio, ma riesce a comunicare anche le esigenze del resto della comunità cittadina.

Il Piccolo, 05 luglio 2010
 
OLTRE 700 STRANIERI HANNO PRESO PARTE ALLE VOTAZIONI 
L’ITER 
Alle 12 si insedierà la commissione per lo spoglio, nel pomeriggio le nomine 
In coda per eleggere la Consulta

Oltre settecento immigrati si sono recati ieri al voto per nominare il proprio rappresentante, tra le cinque liste candidate, in seno alla Consulta comunale per gli stranieri: la prima di natura elettiva in Regione.
Quindici i componenti che andranno a formare il nuovo direttivo dell’organo di consultazione. Nonostante l’afa, fin dalle prime ore del mattino, i cittadini comunitari ed extracomunitari si sono messi pazientemente in fila, all’ex dispensario di via Vecellio, per esprimere la relativa preferenza. Molte le donne, che fino a sera si sono attivate promuovendo la campagna elettorale della lista di riferimento.
Soddisfatta per l’affluenza (erano 1.800 gli aventi diritto) Cristiana Morsolin, l’assessore alle Politiche sociali del Comune di Monfalcone. «È andata molto bene», ha commentato dopo una giornata trascorsa tra i seggi, al pari di altri colleghi della maggioranza. «Un’esperienza bellissima constatare l’entusiasmo e la voglia di partecipazione espressa da questa gente – ha proseguito l’assessore -: l’affluenza, rimasta sempre alta fino a sera (le votazioni si sono concluse alle 20, ndr), è segnale di interesse e desiderio di influire nella società. Per quanto riguarda invece le procedure, è bene sottolineare che siamo stati molto fiscali: sono stati valutati con attenzione tutti i requisiti dei candidati e sono stati effettuati controlli incrociati all’Anagrafe per verificare il possesso di tutte le caratteristiche richieste».
Oggi a mezzogiorno si insedierà la commissione elettorale, mentre nel tardo pomeriggio, con tutta probabilità, verranno resi noti gli eletti. L’organo della Consulta stranieri sarà attivata in tutti quei casi in cui ciò si renda necessario in vista dell’approvazione di atti che avranno effetti diretti e indiretti sulle condizioni dei nuovi cittadini presenti sul territorio. La Consulta servirà però anche all’amministrazione comunale per apprendere le problematiche inerenti le diverse comunità.
Sono complessivamente 4.096 gli stranieri presenti a Monfalcone (1.642 femmine e 2.454 maschi), pari al 14,61% dei residenti totali, che all’Anagrafe risultano 28.043. La parte del leone la fa la comunità bengalese, con 1.437 abitanti, il 5,12% della popolazione totale. Seguita a ruota da quella croata (401 cittadini) e macedone (370). (ti.ca.)

Il Piccolo, 06 luglio 2010
 
Consulta stranieri 4 le donne elette nel nuovo direttivo 
Marocchina la più votata. Un 25enne bengalese fa incetta di preferenze. Mark Mukther secondo

di TIZIANA CARPINELLI

Si tinge di verde e rosso la Consulta comunale per gli stranieri: con un incredibile gioco di squadra, la comunità bengalese è riuscita a piazzare ben sette rappresentanti su 15 in seno all’organo consultivo, il primo di natura elettiva in regione. La giornata di passione ai seggi, risultati particolarmente torridi date le temperature, è giovata: bangladesho, infatti, è anche il candidato che, in assoluto, ha raccolto più preferenze. Si chiama Hossain Suleman, ha 25 anni e ha raccolto 122 voti. A incalzarlo, subito dietro, un nome ben più conosciuto in città: Mohammad Hossain Mukter, alias Mark, 32 anni, interprete, traduttore e coordinatore della Bimas, a febbraio rinviato a giudizio per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Un segno, l’incetta di 93 voti, che pone un sigillo sull’affezione della comunità asiatica a colui che è stato uno degli esponenti di maggiore spicco.
Bisogna arrivare al decimo tra i più eletti, per scorgere una nazionalità diversa da quella bangladesha: si tratta di una donna, macedone, Ate Jlds, impostasi con 26 voti. E a proposito di quote rosa, va detto che su un totale di 856 votanti (il 37% degli aventi diritto, cioè 2.809 stranieri) sono state 216 le elettrici (25%). Ciononostante sono state nominate delle donne in misura inferiore al 30% previsto e pertanto la Consulta è stata integrata con un’ulteriore esponente del gentil sesso, scelta tra le candidate più votate indipendentemente dalla nazionalità: Shamima Khanam, 28 preferenze, anche in questo caso, bengalese. Quattro, comunque, le donne che l’hanno infine spuntata: Ate Jlds e Shamima Khanam, come detto, ma anche Elena Lucia Marcu (rumena, 8 voti) e Shehu Xhoana (albanese, 23).
Oltre a Hossain Suleman e Mark gli altri nove colleghi maschi, entrati nella Consulta per gli stranieri, sono: Mustapha Mouaoia (marocchino, 20 preferenze), Uddin Afaz (bengalese, 77), Islam Md Faridul (bengalese, 75), Mohammed Mehdi (bengalese, 67), Khondaker Nurul Amin (bengalese, 65), Alieski Same (macedone, 5), Dolic Radoje (bosniaco, 10), Dia Bassirou (senegalese, 12) e Saljihu Azem (serbo, 11). A breve il direttivo della Consulta, di durata triennale, nominerà il suo presidente, che resterà in carica per dodici mesi, dopodiché l’organo si riunirà investire un altro rappresentante, così come previsto dal regolamento. «Sono soddisfatta per la partecipazione – commenta l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – ora finalmente abbiamo una consulta molto rappresentativa e mista: l’obiettivo di dare voce a ogni nazionalità è stato centrato». «Nessun problema si è verificato – osserva il presidente del consiglio Marco Ghinelli, ai seggi assieme ai consiglieri Frisenna, Zilli, Sabato, Panariello, Saullo e Zotti – e ringrazio i consiglieri per l’attività resa durante il seggio». «È stato un momento di festa e di grande democrazia», ha chiosato il consigliere Alessandro Saullo.

Il Piccolo, 11 settembre 2010

PER IL SINDACO LA PRESENZA DELL’ESPONENTE DELLA COMUNITÀ BENGALESE È INOPPORTUNA 
« Mark è sotto processo, lasci la Consulta stranieri»

La partecipazione di “Mark”, cioè di Mohammad Hossain Mukter, 32 anni, traduttore, principale imputato del processo per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina aperto al Tribunale di Gorizia, alla Consulta degli stranieri di Monfalcone è “inopportuna”. A chiarirlo è il sindaco Gianfranco Pizzolitto, sollecitato sulla questione dal consigliere del Gruppo misto-Unione di centro Giuliano Antonaci giovedì sera nella seduta del Consiglio comunale.
«D’intesa con l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ho affrontato il problema su suoi due piani, quello legale e quello politico – ha detto Pizzolitto -. Dal punto di vista legale l’elezione di Mark e la sua partecipazione alla Consulta è ineccepibile. Non è così da un punto di vista politico, perché se fossimo stati in lui avremmo atteso l’esito del giudizio del tribunale sulle accuse che gli sono state mosse».
Il sindaco ha spiegato di aver convocato Mark, a lungo uno dei principali rappresentanti della comunità del Bangladesh residente in città, esprimendo, assieme all’assessore Morsolin, la propria perplessità e preannunciando che avrebbe reso pubblica la propria posizione, se sollecitato. Com’è avvenuto in aula giovedì. Antonaci ha affermato di ritenere la risposta del sindaco soddisfacente. Intanto la nuova udienza del processo che vede Mark come principale imputato avrà luogo il 12 novembre, quando saranno ascoltati i primi dieci testimoni presentati dal pubblico ministero. Nel procedimento è coinvolta anche una decina tra imprenditori e lavoratori bengalesi. Nella precedente udienza dell’11 giugno del processo, apertosi il 30 marzo a Gorizia, il pm aveva depositato i decreti relativi alle intercettazioni effettuate nel corso delle indagini compiute dalla squadra mobile di Gorizia assieme al commissariato di Monfalcone e al nucleo della Guardia di finanza. Mukter venne arrestato il 2 settembre 2009 e dopo qualche tempo gli vennero concessi gli arresti domilciliari, in seguito revocati. Oggi ”Mark” attende gli esiti del processo in stato di libertà. (la.bl.)

Il Piccolo, 01 ottobre 2010
 
STRANIERI A MONFALCONE 
Consulta immigrati Mukter presidente 
Insieme a lui eletti Muoauia Mustafa e Faridul Anis

È Mohammad Hossain Mukter, più noto come Mark, il primo presidente della consulta degli stranieri di Monfalcone. A indicare il suo nome è stata la ”giunta” eletta a luglio dalla comunità non italiana. Dei 15 membri eletti, i candidati sono stati addirittura otto e questo ha portato a una frammentazione delle preferenze. A Mark sono stati sufficienti cinque voti per essere eletto come primo presidente. La sua carica durerà un anno, poi lascerà il posto a Faridul Anis, il quale, dodici mesi più tardi la lascerà a Muoauia Mustafa. Lo statuto prevede l’alternanza di tre presidenti nel corso dei tre anni di mandato della giunta.
L’elezione di Mark ha già sollevato polemiche. A Islam Jahirul e Miah Fazul, presidenti rispettivamente delle associzioni Bag e Bairab, la scelta non piace. «Non può essere presidente», dicono ricordando che su di lui pende un processo in corso. Da parte sua, il diretto interessato risponde: «La mia legittimità è di fronte agli occhi di tutti. Ho la fiducia della comunità che mi ha votato e chiedo di aspettare la fine del processo prima di giudicarmi»
Sono sei le priorità individuate dal neo-presidente per andare incontro alle esigenze della comunità straniera: l’assitenza legale per l’ottenimento dei documenti, l’assistenza amministrativa per la compilazione dei tanti moduli previsti dalla burocrazia italiana, l’assitenza per l’accesso alla casa, l’assitenza per orientarsi nel mondo del lavoro, l’assitenza sanitaria e l’assitenza culturale.
«Sono tutte attività svolte da diversi enti e associazioni – osserva Mark – noi cercheremo di cucire tutto assieme. per questo organizzeremo un incontro per farci conoscere da tutti».
La Consulta, come dice già il nome, è un organo consultivo dell’amministrazione comunale e sarà di norma interpellata in tutti quei casi in cui ciò si renda necessario in vista dell’approvazione di atti che avranno effetti diretti o indiretti sulle condizioni dei nuovi cittadini presenti nel comune di Monfalcone. La Consulta vuole però anche essere uno degli strumenti attraverso i quali l’amministrazione comunale informa sulle condizioni e le problematiche delle comunità straniere presenti sul suo territorio e delle proposte avanzate dalle stesse. La Consulta sarà però pure il canale attraverso il quale comunicare le esigenze del resto della comunità cittadina.
Dei 15 componenti eletti sette sono originari del Bangladesh, due sono macedoni, uno è marocchino, uno è senegalese, uno è serbo, uno è bosniaco, uno è rumeno, e uno è albanese. (s.b.)

Il Piccolo, 13 giugno 2010
 
Sconcezze in piazza, scoppia il caso Rocca Rock 
L’assessore Benes:«Inammissibile il turpiloquio in un concerto con soldi pubblici»
 

di TIZIANA CARPINELLI

Concerto ad alta gradazione rock ma infarcito di parolacce e volgarità in piazza: esplode il ”caso Marongiu” a Monfalcone, scandalo bisiaco in salsa musicale. Sotto i riflettori del recente Rocca Rock, la due-giorni di esibizioni sul salotto buono a cura dell’associazione Territorio e Libertà (in quota leghista), si è consumata domenica scorsa una performance applaudita dai giovanissimi ma apertamente contestata dalle generazioni più mature, rappresentate da anziani e famiglie, le quali non hanno esitato a sollevare la cornetta per protestare contro testi conditi di scurrilità e la presenza di una band che nel suo repertorio ha titoli blasfemi. I brani in questione sono quelli cantati da ”Marongiu & i Sporcaccioni”, artisti del rock demenziale che non disdegnano il ricorso a una fraseologia boccaccesca (sul genere Skiantos) per descrivere, con approccio critico, le magagne del territorio. Nel mirino non solo di alcuni cittadini, ma anche di esponenti del centrosinistra, sono finiti termini quali ”mona”, ”usél” e altri analoghi.
Bacchettoni, si dirà. I ”Marongiu”, dopotutto, contano circa 300 fan nel mandamento e dunque sono molto amati dal pueblo giovane. Il punto è che l’aver proposto, attingendo a contributi pubblici, questo tipo di concerto ha fatto sollevare molti sopraccigli e ha aperto una riflessione sulla tipologia di offerta culturale promossa da Territorio e libertà e accolta dal Comune. Prefigurando così uno scontro tra lo stesso ente locale e la Lega. L’assessore alla Cultura Paola Benes, del resto, lo dice a chiare lettere: «Io sono rimasta in piazza, per l’occasione piena di gente e colori, fino alle 21.30 e dunque non ho visto gli Sporcaccioni. Non posso, tuttavia, condividere i loro testi, poiché sono contraria al turpiloquio e alla presa per i fondelli del credo religioso. Le canzonacce si cantavano anche ai miei tempi, ma tra le quattro mura di casa, non certo in una pubblica piazza e a spese della collettività». Altro aspetto negativo, rimarcato dall’assessore, la sporcizia lasciata: «Io non sono affato contraria all’impiego del salotto buono, ma pretendo che gli organizzatori si comportino come gli alpini: fatta la festa si tira su tutto e si lascia il posto meglio di come lo si è trovato. Invece, nei pressi dei gazebo, ho notato diverse macchie di grasso (tutte pulite venerdì da una ditta specializzata chiamata dagli organizzatori, ndr)». Ma Benes non si ferma e lancia l’affondo: «Ho portato Razzini sul posto e ho mostrato cosa il sodalizio, sotto la sua egida, ha lasciato. Certo, siamo ormai in campagna elettorale e dunque il Carroccio si sta dando da fare organizzando feste e sportelli padani, tuttavia è il caso di garantire prima i servizi essenziali, come l’attività della Biblioteca, portata avanti con fatica dall’amministrazione. Per carità, più iniziative ci sono meglio è, ma certi testi diseducativi vanno stigmatizzati».

Marongiu: «E dire che ci siamo moderati» 
«Nessuna volgarità in piazza. Abbiamo voluto evitare i testi più scabrosi»

E dopo le ”Mitiche Pirie” e il memorabile ”Sardon day 2007” a Barcola, tocca a ”Marongiu & i Sporcaccioni” finire sulla graticola. Ma il leader della band, Claudio Marongiu, 28 anni, turriachese la prende con filosofia, perché anche «i Rolling Stones e Bob Dylan hanno detto le parolacce e la cosa peggiore sarebbe invece non poterle dire, perchè si tratterebbe di censura». Proprio domani i ”Marongiu” andranno in studio per registrare il loro primo lavoro discografico (autoprodotto) dal titolo ”Suicidi, preghiere e Sagre de Paese”, che uscirà tra un mese. «Nella nostra esibizione in piazza – spiega – non rintraccio alcuna volgarità gratuita: le undici canzoni selezionate volutamente non hanno attinto al repertorio più controverso del complesso, proprio per non dare adito a problemi di sorta. Può essere che sia stato travisato l’impeto dell’esibizione ma non abbiamo onestamente offerto un brutto spettacolo: il re dello show è stato il rock&roll». «Certo – prosegue – i nostri testi non hanno la complessità intellettuale di quelli di De Gregori, ma non abbiamo mai usato un meccanismo di umorismo semplicistico: non si è mai inteso usare la parola ”merda” per buttarla lì così, solo per far ridere il pubblico. La parola colorita viene sempre usata come provocazione,per descrivere criticamente la realtà». «Garantisco – conclude Marongiu – che ci siamo ”autocensurati”, per quest’esibizione, evitando i testi più scabrosi. Tra le 11 canzoni, forse la più scurrile è stata ”Babate de paese”, che volutamente irride certi atteggiamenti e certe mentalità». (ti.ca.)

Saullo contesta alla Regione il contributo di 25mila euro 
«Il taglio generalizzato dei fondi non ha toccato Territorio e Libertà»

«Non mi risulta che l’associazione ”Territorio e Libertà” abbia mai realizzato prima iniziative di interesse pubblico per l’intrattenimento. Personalmente rilevo che il contributo annuale di 25mila euro, erogato dalla Regione al sodalizio, è cospicuo e che, per contro, nell’ultimo biennio eventi e attività centrali della programmazione comunale come Onde mediterranee, il teatrale o la biblioteca sono state pesantemente tagliate». A parlare è il consigliere di Prc Alessandro Saullo, presidente della commissione consiliare Cultura: «Le riduzioni di fondi sono state così pesanti da mettere in pericolo eventi radicati come la Notte bianca, sempre allestita in sinergia con il Comune. Eppure nelle mani di una sola associazione si è affidata la gestione di un intero festival musicale. Anche a Staranzano la tre giorni di Summerlab è a rischio per via dei finanziamenti. Ed è chiaro che alla base ci sono precise scelte politiche: non ho nulla contro i concerti della scorsa settimana perchè è sempre bello vedere gente in piazza, ma varrebbe la pena salvaguardare il patrimonio culturale consolidato in tanto tempo, piuttosto che disperderlo riproponendo eventi degli anni ’90».
«Sono patetici – replica il consigliere regionale leghista Federico Razzini – per anni le sinistre hanno occupato militarmente tutte le associazioni d’Italia. Una volta tanto che un sodalizio culturale non mangia soldi e con poco più di 10mila euro riesce a realizzare una due-giorni di musica a loro dà fastidio! Si tratta di una associazione apartitica volta a promuovere il territorio: io vi risulto iscritto come semplice cittadino. Il Comune dovrebbe solo ringraziare il sodalizio perché è riuscito a portare tanta gente in piazza e a far esibire gruppi locali, di solito sempre bistrattati. Non solo: ha dato lavoro agli esercenti e addirittura, a differenza degli ”amici” no-global, ha scopato la piazza per non lasciarla sporca. Tra parentesi, con tutti i soldi versati per le tasse poteva anche farlo Iris». E ”Marongiu”? «A parte qualche espressione colorita non è stato offeso nessuno – replica Razzini – e mi fa ridere che la sinistra, campione delle trasgressioni, in questa circostanza si dimostri così bacchettona! Il sindaco si è detto contento e anche i cittadini». (t.c.)

Il Piccolo, 14 giugno 2010
 
POLEMICA DOPO L’ESIBIZIONE IN PIAZZA DI ”MARONGIU & i sporcaccioni”
Concerto-turpiloquio bocciato dai parroci 
Don Lorenzini: «Spettacolo sconcertante». Don Ostroman: «Volgarità sempre fuori luogo»

di LAURA BORSANI

Condanne, richiami al rispetto del senso di civiltà e dell’educazione dalla Chiesa. Reazioni risentite e sconcertate anche dai rappresentanti politici di area cattolica, come i componenti dell’Unione di Centro, che preannunciano un’interrogazione in Consiglio comunale per denunciare l’«inopportunità di spendere soldi pubblici per una iniziativa, ospitata in piazza della Repubblica, comunque diseducativa e volgare». E attacchi incrociati. Con Federico Razzini a difendere a spada tratta ”Rocca Rock” che ha portato sul palco i ”Marongiu & i Sporcaccioni”, e l’associazione organizzatrice di cui fa parte, ”Territorio e Libertà”, mettendo sul piatto «la trasparenza dei fondi» e la bontà dell’iniziativa, nel segno della promozione sociale e della volontà di «dare spazio e valorizzare i giovani». Mentre l’esponente di Rifondazione comunista, Roberto Antonaz, chiama in causa, a proposito di contributi regionali, i bonus dei consiglieri.
Scoppia la polemica e si alza un polverone attorno allo spettacolo rock, che nella sua due-giorni, ha ospitato i bisiachi della musica demenziale, molto seguiti dai giovani del mandamento, con il loro repertorio ”purgato”, limitato a parolacce e volgarità, rispetto a brani ben più forti e dissacranti. Termini coloriti, ha spiegato lo stesso leader della band, Claudio Marongiu, utilizzati come provocazione per descrivere criticamente la realtà. Scurrilità che hanno registrato contestazioni non solo tra chi si è ritrovato in piazza ad ascoltare. Sotto accusa è l’opportunità o meno di proporre una musica alternativa e provocatoria a un pubblico richiamato in piazza, dove non si sono concentrati solo i fans del rock, ma anche famiglie con i propri bambini. C’è poi la questione di fondo: che stile di vita può passare tra i giovani, quando i messaggi rasentano il limite del blasfemo? Condanne dunque giungono dalla Chiesa, ma anche richiami al dovere educativo degli adulti. Il parroco del Duomo di Sant’Ambrogio, don Fulvio Ostroman, è lapidario: «Ogni forma di volgarità è sempre fuori luogo. Se si crede così di fare cultura e spettacolo, siamo fuori strada. È una questione di rispetto, umano, delle regole civili e delle diverse sensibilità». Don Ostroman aggiunge: «È semplicemente musica demenziale. Gente che fa passare per cultura ciò che non è, perchè la cultura è un’espressione nobile». Prende a prestito poi le parole pontificie sottolineando: «Il peccato più grande dell’umanità è l’ignoranza».
E il parroco del Santissimo Redentore di via Romana, don Rino Lorenzini: «È sconcertante che una manifestazione del genere si sia svolta davanti ad un pubblico eterogeneo. Si fosse trattato di un concerto riservato ai giovani, si poteva anche capire, ma non lo ritengo assolutamente opportuno pensato in questi termini». Don Lorenzini aggiunge: «I giovani hanno bisogno di essere educati al maggior rispetto, sia dal punto di vista religioso, che sotto il profilo civile. Le loro manifestazioni dovrebbero rientrare in questo contesto». Il parroco di San Nicolò, don Gilberto Dudine, invece sostiene: «Non entro nel merito del concerto poichè non ero presente, nè possiedo gli elementi e gli strumenti tecnici per valutare queste forme di espressione musicale. I contenuti spinti fotografano tuttavia una parte della realtà giovanile. È un dato di fatto. Un modo di vivere che non ritengo giusto giudicare, ma al quale ci dobbiamo accostare. Siamo noi che dobbiamo aiutare i giovani a capire proponendo un modello diverso, dicendo loro altro. Bisogna far arrivare piano piano i giovani a vedere anche gli aspetti e i messaggi positivi». Il vicesindaco, Silvia Altran, getta acqua sul fuoco: «Quanto è accaduto era nelle cose, nella tipologia della manifestazione. Non ci trovo nulla di straordinario o di particolarmente scandaloso. Non sono contraria a priori a dire qualche parolaccia. La protesta dei giovani passa anche attraverso espressioni colorite, è sempre stato così. L’ironia e la provocazione sono insite nella natura dei giovani che si trovano ad affrontare le difficoltà e le contraddizioni della vita. Condannabile è la bestemmia. Piuttosto – continua – è l’inopportunità del contesto nel quale il concerto si è svolto, uno spettacolo in piazza dov’erano presenti anche famiglie e bambini. È il principio del rispetto delle diverse posizioni e delle diverse sensibilità che si possono essere accostate a quella manifestazione che l’organizzazione avrebbe dovuto considerare. Non stigmatizzo pertanto il fatto in sè, ma il non aver tenuto conto che la piazza è di tutti».
 
CRITICHE DAL CENTROSINISTRA SUL CONTRIBUTO A ”TERRITORIO E LIBERTÀ” 
Razzini: «Sodalizi in quota Rc super-sovvenzionati»

Fondi pubblici per finanziare l’associazione ”Territorio e Libertà”. È l’altro fronte della polemica aperta attorno a ”Rocca Rock”. L’Unione di Centro solleva la questione che intende far approdare in Consiglio comunale. E Rifondazione, con Roberto Antonaz, rinnova la condanna al meccanismo dei bonus ai consiglieri regionali ai quali si lascia libera facoltà di destinazione. Perchè Antonaz è convinto: «Ritengo che i soldi con i quali è stata finanziata ”Territorio e Libertà” siano riconducibili ai bonus previsti per i consiglieri regionali, nell’ambito del bilancio. È una pratica che definisco immorale, contro la quale ho consumato innumerevoli e furibonde battaglie. Era iniziata 12 anni fa, con l’allora assessore Arduini, della Lega Nord, per rabbonire i consiglieri di opposizione ai fini dell’approvazione del bilancio senza ostruzionismi. Questo meccanismo, oltre a scaricare sull’assessorato competente scelte di destinazione che possono comportare contestazioni, altera di fatto la procedura di assegnazione dei contributi che invece sottostanno a precisi criteri».
Antonaz aggiunge: «Il problema non è ”Rocca Rock”, non c’è nulla di male a proporre manifestazioni di questo genere. Ritengo inoltre che i gruppi musicali locali vadano valorizzati. Né peraltro amo la censura. Ho sempre pensato che la provocazione sia un elemento progressivo, può essere anche una forma di scuotimento. Piuttosto, mi chiedo come siano stati gestiti i soldi e se e quanti ne abbiano ricevuti i gruppi musicali chiamati ad esibirsi».
Ma Federico Razzini non ci sta agli attacchi ricevuti. Interviene a nome di ”Territorio e Libertà” di cui fa parte: «Voglio chiarire che l’intera manifestazione, tra allestimento, permessi, tasse, pubblicità e il pagamento dei gruppi musicali, è costata 12mila euro. Voglio inoltre ricordare che l’associazione quest’anno ha subito un taglio del 40% dei contributi: nel 2009, infatti, ne aveva ricevuti 25mila, nel 2010, invece, 15mila». Quindi rilancia: «Ci si scandalizza per questo contributo, del tutto trasparente e legittimo, quando associazioni come ”Onde Mediterranee”, in quota Rifondazione, hanno ricevuto per anni dallo stesso Antonaz dieci volte tanto, per proporre gruppi africani e asiatici semi-sconosciuti. Mi chiedo in che tasche siano finiti quei soldi». Razzini spiega: «La nostra è un’associazione aperta a tutti, non chiede tessere e fa promozione sociale volendo dare spazio ai giovani del territorio. Rifiutiamo le etichette. Il prossimo anno riproporremo ”Rocca Rock” chiamando anche alcuni big di questo genere musicale». Razzini conclude: «Il Comune non ci ha dato una lira, solo la piazza, spesso concessa per manifestazioni che definire tali è un eufemismo. Voglio inoltre far notare all’assessore Benes che abbiamo ripulito la piazza a regola d’arte, utilizzando perfino le scope per raccogliere i mozziconi di sigaretta. Successivamente, abbiamo incaricato una ditta specializzata, pagata 500 euro, per rimuovere le macchie di grasso». (la.bo.)

Il Piccolo, 18 giugno 2010
 
Concerto-turpiloquio. Udc: la piazza è di tutti 
Il cantante della band incriminata difende le proprie scelte artistiche

 
«Non ci deve essere posto per questo genere di spettacoli, ovvero per il turpiloquio, nel salotto buono della città». Così il consigliere dell’Udc Antonello Murgia interviene sul ”caso Marongiu”, vale a dire sull’esibizione degli Sporcaccioni, musicisti del rock demenziale, in piazza della Repubblica, due domeniche fa: «Non c’erano – prosegue – solo ragazzini, che magari apprezzano quel gruppo demenziale, ma anche famiglie, persone adulte e bambini». Il Rocca Rock dunque approderà sui banchi del Consiglio comunale, probabilmente già durante la prossima seduta. A portare avanti la discussione saranno i consiglieri dell’Unione di centro, lo stesso Murgia, e il suo collega Giuliano Antonaci, con un’interrogazione al vetriolo. «Non è possibile – aggiunge il consigliere – assistere a spettacoli pagati dalla gente, visto che il contributo destinato all’associazione ”Territorio e Libertà” era regionale, quando a farla da padroni sono la volgarità e le parolacce». Rilancia Antonaci: «Come capogruppo del gruppo misto e cattolico dico che c’è da vergognarsi per quanto accaduto in piazza. A Monfalcone c’è chi cerca di dare il meglio di sè per favorire l’integrazione e l’educazione. Come risposta si deve assistere a uno spettacolo, aperto a tutti, imbevuto di turpiloquio da parte di un gruppo musicale per certi versi anche blasfemo. Quello spettacolo ha offeso una consistente parte della popolazione monfalconese, quella che si riconosce nell’educazione, nei principi morali cattolici e nella serietà».
Dopo la forte presa di posizione del mondo cattolico non può essere che articolata la replica di Claudio Marongiu, leader dell’omonima band tacciata di ”volgarità”: «L’ignoranza è una condizione naturale che entro certi limiti può essere corretta da educazione e cultura. L’uomo è la più corrotta delle bestie e l’unica a essere bugiarda rispetto ai suoi reali bisogni. È la creatività il peccato più grande e spesso non si tarda a reprimerla. Ci si dovrebbe informare sulle origini del rock demenziale, più nobili di quanto si creda, almeno nei suoi principi. Il demenziale nasce dal surreale, per citare Freak Antoni degli Skiantos, e dunque reputo il ’900 un secolo interessante. Io, che sono un ignorante, non smetto mai di prender ispirazione da esso, sia in musica che in letteratura». «Non si demolisce un concerto senza avervi assistito – conclude Marongiu, in scena con gli Sporcaccioni domani all’”All in” di Villa Vicentina. – Qualora mi capitasse di vedere i nostri detrattori in prima fila allora presterei più attenzione a ciò che dicono. Riguardo alla presunta barbarie dei testi, ma di cosa credono che parlino i brani dei gruppi tribali, i bluesman o i jazzman se non di sesso, amore e morte, gli unici argomenti possibili per raccontare la vita?». (ti.ca.)

Il Piccolo, 28 giugno 2010
 
LO SPETTACOLO IN PIAZZA 
Dopo Marongiu, ecco i Thc Benes: «Ma niente parolacce»

«E speriamo che non dicano parolacce». Chiosa così, l’assessore alla Cultura Paola Benes, l’annuncio del gradito ritorno dei ”Thc” in piazza, l’irriverente gruppo che, cantando le cover di celeberrimi brani in bisiaco, prende allegramente per i fondelli vizi e virtù dei monfalconesi. Nel mirino della band, giusto per dirne una, sono finite perfino le ”vigilesse de Monfalcon”. Canzoni in stile goliardico, insomma, con messaggi che denunciano il disagio giovanile. Di qui la raccomandazione dell’assessore alla Cultura, che ha già avuto il suo bel da fare con la recente performance sul salotto buono di ”Marongiu & i Sporcaccioni”, in scena durante Rocca Rock. Come noto, gli esponenti locali del rock demenziale erano stati tacciati di volgarità e criticati da alcuni rappresentanti del mondo cattolico per i contenuti della loro discografia. La cosa aveva sollevato un polverone a livello politico, con una forte presa di posizione da parte di alcuni consiglieri dell’Unione di centro. L’auspicio, almeno da parte del Comune, è che il concerto dei ”Thc” possa essere seguito anche da un pubblico composto da famiglie. Tra i brani più conosciuti ”Mama me drogo”, ”Inquietudine”, ”Ramadam” e ”La baba de goma”. Il gruppo è formato da tre monfalconesi ”doc”: Papa Sec (al secolo Stefano Marini) e Pinter Ray (Stefano Cosmini) le voci, Kakame (Donatello Di Taranto) alle tastiere. (t.c.)

Il Piccolo, 02 luglio 2010
 
LA PRESIDENZA DEL VIVALDI 
La nomina di Razzini scatena una bufera 
Brandolin e Brussa: carica incompatibile. L’assessore Benes: poca correttezza
L’istituto musicale riconosciuto quale ente d’interesse regionale che gode di finanziamento

La nomina del consigliere regionale della Lega Nord Federico Razzini alla presidenza dello storico istituto di musica «Vivaldi» di Monfalcone ha suscitato una vera e propria bufera. L’assessore comunale alla Cultura, Paola Benes, auspica un rapporto trasparente che abbia come obiettivo Monfalcone «e non un tornaconto elettorale personale». Certo è che il Vivaldi si tinge di un bel verde padano (nel nuovo direttivo infatti, figura anche Stefano Mattiussi, militante del Carroccio, collaboratore de ”la Padania, ma anche laureato in Conservazione dei beni culturali e al Dams di Udine). Critiche sulla nomina giungono anche dai consiglieri regionali del Pd Franco Brussa e Giorgio Brandolin. «Troviamo davvero singolare – affermano – che Razzini, nel suo tentativo di accreditarsi come referente della cultura locale, abbia assunto la carica di presidente del Vivaldi. Un’istituzione benemerita, che in questi anni ha saputo ritagliarsi un ruolo sicuramente importante nel panorama musicale regionale».
«La singolarità di questo atto deriva dal fatto che, come noto, il Vivaldi è stato riconosciuto quale ente di interesse regionale, appunto nel campo musicale e, come tale, è inserito nella tabella regionale che, anno dopo anno, con l’approvazione del Bilancio regionale, la Regione finanzia». Per Brandolin e Brussa risulta evidente l’incompatibilità di una presidenza in capo a un consigliere regionale per un’associazione finanziata dalla Regione. I due consilgieri del Pd non risparmiano critiche: «Dobbiamo dire, peraltro, che Razzini è recidivo, dato che egli fa già parte del cda di un’associazione di promozione sociale e culturale, Territorio e Libertà, di recente costituzione, che si è già distinta per due davvero interessanti iniziative di carattere culturale. La prima è la pubblicazione de “Il serpente”, noto opuscolo di satira pesante e di gossip, che da quest’anno accompagna con edizioni separate la più nota “Cantada”, edita dalla Pro loco in occasione del Carnevale; la seconda è il sostegno al “RoccaRock”, una due giorni di concerti dove si è distinto il gruppo “Marongiu e i sporcaccioni”, artisti del rock demenziale che non disdegnano il ricorso a una fraseologia boccaccesca e che più di qualche disagio e protesta ha creato nei cittadini e nelle istituzioni monfalconesi. Il tutto potrebbe anche apparire non condivisibile, ma lecito, il problema è che l’associazione Territorio e Libertà ha ricevuto 25mila euro dalla Regione, su precisa indicazione di Razzini».
L’assessore Benes dal canto suo punta il dito anche su Gigliola Maturo, l’unico consigliere del cda non dimissionario. «Le ho parlato il giorno prima dell’assemblea dei soci. C’è stato uno scambio di informazioni su tutto, tranne che sulla questione più importante, e cioé che erano già stati presi contatti con il consigliere Razzini. Non c’è stata trasparenza e non c’è stata correttezza nei confronti del Comune che con il Vivaldi ha in essere una convenzione che anche per quest’anno porterà all’istituto 5mila euro». L’assessore è quindi intenzionata a non sostituire il componente del cda nominato dal Comune, Duilio Russi, dimessosi a fine maggio assieme all’ex presidente Massimo Gabellone e agli altri consiglieri, Andrea Montagnani e Sergio Pelaschiar, per divergenze sulla riorganizzazione del Vivaldi da attuare per fronteggiare il taglio dei contributi pubblici. «Chiederò a Russi, che ha un quadro della situazione pregressa, di ritirare le dimissioni e rimane nel direttivo», conclude Paola Benes.

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