Il Piccolo, 05 giugno 2010
 
Nucleare, in Italia due pericolosi ”precedenti”

Il problema nucleare coinvolge tutti i cittadini di destra, sinistra, centro e nono è una questione di colore politico, come si vuole far credere con la propaganda delle lobbies nuclearistiche. Non è un’energia pulita, risolutiva ed economica, bensì foriera di molti problemi. Che sia un problema di tutti lo si evince esaminando, oggi, alcuni fatti di ciò che succede sul nucleare italiano:
-S aluggia ( Piemonte ), è il più importante deposito di scorie radioattive in una zona riconosciuta assolutamente non idonea, sugli argini della Dora Baltea. Con l’esondazione del 2000 , l’ex presidente dell’ Enea, Carlo Rubbia, dichiarò che si sfiorò una catastrofe planetaria. Ciò nonostante adesso si vogliono fare nuovi impianti fra cui il deposito D2 e D3 dove sistemare altre scorie;
– Trino Vercellese ( Piemonte ), è sede della vecchia centrale in fase di smantellamento. Nell’esondazione del Po del 05/11/1994 e del 16/11/2000, viene sfiorata la tragedia quando l’acqua del Po lambisce la centrale nucleare con il rischio di contaminazione radioattiva dell’acqua che la scienza non è in grado di neutralizzare. Tutti questi rischi e altri ancora per una centrale che dopo 40 anni è ancora obsoleta
Le regioni della consulta si sono rivolte alla corte costituzionale contro la legge dello stato dichiarando che: “le scelte che ci vengono imposte per decreto, parlano di almeno quattro nuove centrali, di militarizzazione delle aree prescelte e di imposizione qualora le amministrazioni facessero resistenza”. Riteniamo la legge incostituzionale e inopportuno che il governo parli di nuovi insediamenti, finchè non saranno chiuse le questioni della precedente stagione nucleare. Prendiamo ora in esame le compensazioni al “disagio per la presenza nucleare a Saluggia e Trino Vercellese: ci sono 58 milioni di euro bloccati nelle casse dello stato; il primo anno dell’elargizione sarebbe stato il 2004, bloccato dalla finanziaria 2005 la quale tagliava del 70% le elargizioni; i pagamenti ridotti hanno toccato solo gli anni 2004 e 2007, Saluggia 6.300.000 euro, mentre Trino 4.500.000, provincia 11i milioni. Notare che tutti gli italiani da molti anni pagano nella bolletta dell’energia una piccola quota dedicata che consente allo stato di accumulare un fondo da ripartire fra i comuni che ospitano attività nucleare. La durata di questa quota, a nostro carico, sarà di migliaia di migliaia di anni dovuta alle scorie radioattive. Per ora paghiamo i disagi, ma non i morti: un indagine epidemiologica tedesca rivela il +30% di tumori e leucemie nei dintorni di centrali e dispositivi nucleari.
Intanto a Saluggia è in corso, dopo ben 2 anni dal referendum, per verificare se la presenza delle scorie nucleari abbia provocato un incremento delle patologie tumorali. Mentre il ministro della Sanità sta “valutando” di realizzare indagini simili in tuti i comuni interessati dal nucleare. L’Arpa del Piemonte è fortemente preoccupata perché a Saluggia si trovano già diversi pozzi contaminati in prima falda da radioattività e non sanno da dove arriva oltre che come fermarla. Meno male che la costituzione italiana sancisce ” la Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività “; davanti a questi fatti è evidente che per i promotori del nucleare e per il governo, la salute dei cittadini non è tra le loro priorità. Per favore pensateci.

Gianfranco Nolli, Monfalcone

Il Piccolo, 17 giugno 2010
 
INCONTRO RC, CGIL E AMBIENTALISTI 
Nucleare, città a rischio

«Non è vero che il rischio di vedere insediata una centrale nucleare a Monfalcone o in un’area poco distante non è reale». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha risposto così indirettamente alle accuse del centrodestra cittadino di sollevare preoccupazioni infondate per non occuparsi dei problemi più concreti di Monfalcone. Lo ha fatto nell’affollato incontro promosso da Rc, ”Sinistra ecologia libertà”, Cgil e Wwf in collaborazione con Legambiente. «Siamo di fronte a una Regione nuclearista e in assenza di un progetto complessivo sullo sviluppo economico del Friuli Venezia Giulia – ha detto il sindaco -. Non esiste un Piano energetico e la vicenda della centrale di Monfalcone è emblematica». Il sindaco ha ribadito come il nucleare sia del tutto incompatibile con l’attuale assetto del territorio. Il nucleare, è emerso nell’incontro, è però anche anti-economico come fonte di produzione di energia, sia per i costi di estrazione dell’uranio, sia di costruzione e successiva dismissione degli impianti. «Il nucleare non risolve neppure il problema della dipendenza di approvvigionamento da Paesi considerati instabili – ha detto Dario Predonzan, responsabile energia del Wwf regionale -, perchè l’uranio arriva tutto da aree interessate da tensioni o conflitti». All’incontro è intervenuto anche l’ex astronauta Umberto Guidoni, della segreteria nazionale di ”Sinistra ecologia e libertà”.