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Il Piccolo, 14 giugno 2010
 
PIANO ATTUATIVO PROPOSTO DA UN POOL DI IMPRENDITORI E SOCIETÀ COSTRUTTRICI LOCALI 
Tennis e grattacieli, ecco Bistrigna-city 
Progettato un nuovo maxi-quartiere residenziale tra ”La Sirenetta” e la piscina comunale

di TIZIANA CARPINELLI

Nell’area dove un tempo c’erano solo campi coltivati a frumento e foraggio, rimasta in parte ancora viva nella memoria del lavoro e del sudore dei contadini, potrebbe sorgere un nuovo maxi-quartiere da 80mila metri quadrati, con palazzoni da dieci piani, campi sportivi e ampi spazi pedonali, attrezzati a verde pubblico. Un pool di privati imprenditori e società costruttrici locali sta da tempo lavorando a un progetto di sviluppo edilizio, che interessa la nuova porta d’ingresso di Monfalcone: via Grado, vicino a Bistrigna, di fatto uno dei pochissimi ambiti, attualmente configurato dal Piano regolatore come zona agricola, rimasto ancora del tutto privo di insediamenti abitativi. La bozza del piano attuativo, disegnato dallo studio di architettura di Claudio Francesco Bragagna, delinea sulla strada provinciale 19, tra l’albergo ”La Sirenetta” e la Piscina comunale una nuova cittadella, dove 400 nuovi alloggi potrebbero sorgere e dunque altrettante famiglie insediarsi. Un volano incredibile, in tempi di buriana recessiva, per l’economica locale. E una proposta che darebbe un impulso fortissimo anche al mercato immobiliare. Se dovesse decidere di dare il via libero alla progettualità il Comune otterrebbe, come contropartita agli oneri concessori, un auditorium da 400 posti. Mentre la città avrebbe finalmente il suo circolo del tennis: tra gli investitori privati, infatti, c’è anche chi ha intravisto questo tipo di business e dunque ha inserito nel piano la realizzazione di sei campi in terra rossa, con parcheggio privato sottostante la piastra attrezzata.
Il verde da realizzare a parco urbano vede invece un percorso salute di due chilometri e altri impianti minori (per calcetto, basket e pallamano). La parte residenziale occupa metà della superficie d’ambito complessiva, vale a dire 40mila metri quadrati: l’edificazione, da progetto, risulta concentrata in torri angolari di 10 piani (alla stessa stregua del grattacielo dell’Anconetta, il complesso più alto di Monfalcone) ed edifici seriali di 6 e 8 piani, per una volumetria di 110mila metri cubi. La scelta di raggrumare i quattrocento alloggi in palazzi molto alti, stando all’architetto Bragagna, preserva l’habitat circostante e tutela la permanenza del verde. Il disegno prevede la realizzazione di due blocchi da dieci piani (con due piani parcheggio e 8 piani residenza e direzionale), uno lineare da otto e due da sei. Non solo case, comunque. Sarà presente anche il commercio di quartiere con pub, edicole e alimentari di base.
Ampi spazi di aggregazione saranno garantiti da una piazza pedonale, mentre la viabilità dovrebbe scorrere lungo una sola asta di collegamento tra via Grado e via Capitello del Cristo per il traffico locale, con strade a raccordo dei singoli insediamenti. Pure un maxi parcheggio coperto da 5mila mq. «Il complesso edilizio, sulla carta, ha personalità indipendente e originale – chiarisce l’architetto Bragagna -: è infatti pensato come una nuova idea di quartiere, autosufficiente e vocato alle attività sportive, per un nuovo stile di vita e un trait d’union eccezionale con il polo già esistente, vale a dire la Piscina comunale». Dall’idea al progetto, dunque, che ha fatto nascere un’iniziativa senza precedenti nel campo dell’edilizia residenziale locale, per dimensioni, qualità architettonica e anche per le risorse economiche e imprenditoriali evidentemente richieste. La natura del piano attuativo si evidenzia infatti nella scelta di concentrare gli spazi alla residenza, per consegnare i rimanenti spazi ad attrezzature sportive e culturali e di verde attrezzato. Il verde urbano, nelle sue diverse collocazioni, costituisce infatti la trama portante di tutto il discorso insediativo, qualificandosi come barriera al traffico della strada provinciale.

Il Piccolo, 16 giugno 2010
 
LA COSIDDETTA BISTRIGNA CITY NON CONVINCE L’ATTUALE AMMINISTRAZIONE 
«Meglio restaurare che costruire nuove case» 
L’assessore Schiavo frena sulla cittadella di via Grado: «Ci pensi il prossimo sindaco»

La nuova cittadella sportiva di via Grado? Non se ne parla fino a dopo le elezioni. L’ambiziosa proposta di sviluppo edilizio nella zona agricola compresa tra ”La Sirenetta” e la Piscina comunale, vicino a Bistrigna, che viene portata avanti da un pool di imprenditori e società costruttrici locali è destinata a essere per il momento archiviata. L’amministrazione comunale ritiene la bozza del piano attuativo stilata dallo studio di architettura Bragagna meritevole di considerazione, ma afferma altresì di non voler aprire in questo momento una discussione in consiglio comunale.
«Personalmente – spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – sono favorevole alla ristrutturazione del centro, piuttosto che all’espansione degli insediamenti nelle periferie, anche se mi rendo conto che una riflessione, estesa al mandamento, va posta in quanto la riqualificazione del cuore storico può non risultare sufficiente a rispondere alla domanda abitativa. Fatta questa premessa, si deve considerare che il nostro Prgc lascia ben poco spazio a possibili sviluppi, poiché sono rimaste solo due grosse aree ancora edificabili: una in prossimità di Staranzano, verso via Crociera, e l’altra in via Grado, oggetto appunto di discussione. Ho fatto il possibile, negli anni, per non intaccare tali ambiti, in modo da evitare lo sviluppo disordinato delle attività così come avvenuto sul lato sinistro della strada per Grado. Ho preferito concentrare gli interventi sulla viabilità, per potenziare la rete di collegamento stradale e questa sarà anche l’ultima impresa dell’ente locale». «Alla luce tuttavia di quanto realizzato e ancora da realizzare sulla Monfalcone-Grado – conclude – credo che in futuro risulterà estremamente interessante aprire un ragionamento sul progetto dei privati, dal momento che lì si collocherà la nuova porta di accesso della città. Ma escludo che lo si possa fare prima della conclusione delle opere». Insomma la ”patata bollente” finirà nelle mani di chi amministrerà Monfalcone dopo Pizzolitto. E certamente sarà una carta da giocare durante la prossima campagna elettorale, dal momento che il progetto è a più zeri e promette di essere un volano per l’economia locale. Intanto, però, si registrano già i primi commenti critici: «Tutti possono notare – dice Emiliano Zotti, consigliere Prc – lo stato del mercato immobiliare, che presenta un esubero di offerta sia di nuove costruzioni che di usate e indica diversi ambiti di sviluppo già autorizzati e non ancora completati a causa della scarsa domanda di alloggi». «Il nostro obiettivo – termina – è quello del “consumo zero” del territorio: il progetto presentato ricade in una zona agricola e dunque non è  nostra intenzione effettuare alcuna variante al piano regolatore». (ti.ca.)

Il Piccolo, 18 giugno 2010
 
VICINO A BISTRIGNA 
Wwf: «No alla colata di cemento per la nuova city di via Grado» 
Gli ambientalisti si oppongono alla proposta avanzata da un gruppo di investitori privati

Il Wwf punta il dito contro la «colata di cemento di 110mila metri cubi da riversare su una delle poche aree agricole – tra Monfalcone, Ronchi e Staranzano – sopravvissuta alla marmellata urbanistica che negli anni ha trasformato tali Comuni in un’unica grande periferia, priva di servizi adeguati». Secondo gli ambientalisti i due mega-condomini da 10 piani e gli altri tre palazzoni di 6-8 piani, oggetto di recente proposta di realizzazione da parte di privati nella zona agricola di via Grado, «trasformerebbero un paesaggio rurale in qualcosa di simile a via 25 Aprile». «La filosofia d’intervento proposta vicino a Bistrigna – commenta il Wwf – sembra attinta dal complesso di Rozzol Melara, costruito negli anni ’70 alla periferia di Trieste».
Stando agli ambientalisti ci si deve porre due domande: «Dal sacrificio di questo prezioso spazio agricolo, la collettività riceverebbe in cambio un auditorium, un’area verde e alcuni campi da tennis: a fronte di quali guadagni per le imprese proponenti? È evidente l’enorme sproporzione tra il profitto per l’imprenditore e il beneficio del pubblico, non solo in termini economici, ma anche di qualità della vita per gli abitanti, che si troverebbero a vivere all’ombra dei grattacieli e che vedrebbero la loro zona, attualmente tranquilla e con un tessuto urbano semi estensivo, trasformata in un popoloso quartiere sub-urbano, con aumento della popolazione, del traffico e via discorrendo». La seconda domanda. «A quale clientela – chiede il Wwf – gli imprenditori intendono rivolgersi, considerato che nei Comuni del mandamento la richiesta di abitazioni proviene quasi esclusivamente da fasce a basso reddito e in particolare dai lavoratori stranieri del cantiere navale, che non hanno grandi disponibilità di denaro e attualmente sono alle prese con affitti eccessivamente alti in rapporto agli alloggi offerti? Passeggiando per Monfalcone, Ronchi o Staranzano, un portone su due ha cartelli di alloggi in vendita».
«Non abbiamo, per ora, informazioni sufficienti a dare un giudizio fondato sullo specifico progetto in questione – conclude il Wwf – e siamo soliti prendere posizione solo dopo aver accuratamente visionato la documentazione. Tuttavia, invitiamo gli amministratori locali a non lasciarsi tentare da facili scorciatoie per mettere a posto le casse comunali, senza pensare al futuro del proprio territorio, alla qualità della vita dei propri cittadini e nello specifico all’utilità per la collettività di simili interventi edilizi, totalmente avulsi dalla tradizione locale e del tutto fuori scala rispetto alle esigenze abitative del Comune. Chiediamo, pertanto, all’Amministrazione comunale di Monfalcone di tranquillizzare i propri cittadini e chiarire da subito che sul suo territorio, e nelle pregiate aree agricole in particolare, interventi del genere non sono nemmeno pensabili, senza perdere tempo in inutili discussioni e senza lasciare alcun spiraglio a ipotesi così pesanti per il tessuto urbano dei nostri paesi».

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Il Piccolo, 07 giugno 2010

APPELLO DELL’EX PRESIDENTE DEL WWF ALESSANDRO BROLLO 
«Salvate alberi e siepi a San Polo» 
Comparso un cartello per l’avvio dei lavori della rotatoria di… San Paolo

Partono i lavori della nuova rotatoria di… San Paolo. La ”gaffe” è di chi ha stampato il cartello che indica l’avvio dei lavori e che, poco pratico dei toponimi cittadini, evidentemente ha scambiato San Polo per San Paolo. Ma al di là della battuta, c’è già chi mette le mani avanti sul progetto. È Alessandro Brollo, ex presidente del Wwf cittadino, che teme per la sorte di alcuni alberi, «fra i quali – scrive – il grandissimo pioppo immediatamente adiacente all’incrocio, con un diametro, alla base, di oltre un metro, oltre alla siepe che aveva piantato anni fa il Wwf cittadino, e anche alla piccola siepe che era stata piantata dai ragazzi del Cim dell’ospedale, sempre in collaborazione con l’associazione».
«Quel pioppo – scrive Brollo – che io ho visto nascere, mi ha accompagnato per gran parte della mia attività professionale, e lo guardavo ogni giorno, proprio come ogni giorno, molti anni fa, salutavo il tiglio secolare adiacente all’ingresso del vecchio ospedale, abbattuto solo per non deviare di un metro la pista ciclabile che percorre la sponda del canale Dottori». Brollo ritiene che tale ”sacrificio” non porterà alcun beneficio sul piano della viabilità, vista la situazione esistente sulla direttrice Monfalcone-Ronchi. «Mi auguro – conclude che l’accuratezza dei lavori sarà superiore a quella con cui sono state preparate le segnalazioni». Del problema, in effetti, si sta rendendo conto anche il Comune che sta studiando un ingresso alternativo al centro commerciale Emisfero da via Primo Maggio per ridurre il carico di traffico sulla rotatoria tra via San Polo e via Pocar.
L’ipotesi è riemersa in Consiglio, sollevata da Duilio Russi del Pd che ha chiesto se sia stata valutata la possibilità di realizzare una bretellina verso l’Emisfero che si diparta dalla statale 14 dalla zona dove è insediata un’attività di marmista, poco prima del cavalcavia che porta a Ronchi. «Ci siamo incontrati, presente il comandante della polizia municipale Walter Milocchi, con il rione di Aris-San Polo e abbiamo affrontato anche questa questione – ha risposto a Russi l’assessore ai Servizi tecnici e progetti di quartiere, Giordano Magrin -. Valuteremo questa possibilità, anche se i terreni sono di proprietà privata e va verificato se ci sia lo spazio per creare una nuova viabilità di accesso al centro commerciale». E per ora dovrà attendere anche un seppur più accessibile miglioramento della sicurezza dei passaggi pedonali di via Duca d’Aosta e via Fratelli Rosselli, sollecitato da tempo ormai dalla consigliere del Pdl Suzana Kulier Pusateri. Il rifacimento delle ”zebre” in asfalto stampato, utile ad aumentarne la visibilità e percezione da parte degli automobilisti, è stato accantonato per i costi, eccessivi per le finanze del Comune.

Il Piccolo, 07 giugno 2010
 
DOMANI L’INAUGURAZIONE TRA VIA STOPPANI E VIA ZAPPATA 
Nasce la prima ”zona franca” per cani

Sarà inaugurata domani alle 17, presenti il vicesindaco Silvia Altrane e l’Assessore Giordano Magrin, la prima area libera di proprietà comunale da adibire a giardino per cani, tra via Stoppani e via Zappata.
L’area è stata realizzata su espressa richiesta di alcuni abitanti del Rione Aris – San Polo. Sarà una sorta di ”zona franca” in cui i cani – oltre duemila in città – potranno scorazzare a loro piacimento, senza i vincoli vigenti quando invece sono a spasso con i loro padroni per la città. In molte città i giardini per i cani sono una realtà da decenni. In provincia si tratta del primo caso, grazie alla sensibilità di una trentina di abitanti del quartiere di Aris, stanchi di incontrare sempre maggiori difficoltà per consentire ai loro ”quattro zampe” di starsene un po’ liberi, anche se controllati.
L’area è stata attrezzata a dovere dagli operai dei Servizi tecnici del Comune: una zona di prato circa 200 metri quadrati, collocata tra via Stoppani e via Zappata, è stata recintata e attrezzata per ospitare gli animali e i loro padroni. Vi sono state sistemate due panchine e dei cestini portarifiuti che serviranno anche a rimuovere le deiezioni che, inevitabilmente, ci saranno. Solo in un secondo momento sarà pure realizzata una fontanella a misura di cane. Costava troppo (circa 4000 euro) e quindi il Comune ha deciso di affrontare la spesa successivamente, anche con il contributo di Irisacqua.
A breve il giardino per cani di via Zappata sarà duplicato in via Fermi, dove l’ultimazione dell’area verde è in via di ultimazione, dopo lo smantellamento dei due campi di calcetto, utilizzati fino a qualche anno fa.
Il Comune ha voluto quindi sfruttare questi spazi per creare un’area protetta e attrezzata per i cani in una zona della città densamente popolata e dove la residenza è concentrata in condomini privi, spesso, di spazi verdi.
Anche l’area di via Fermi è in avanzato stato di esecutzione, visto che di recente, è stata demolita la platea di cemento dei campi di calcetto e l’area è già stata seminata per crearvi un manto erboso.
Monfalcone era già assurta, anni fa, alle cronache per la creazione di un primo spazio aperto ai cani nella spiaggia di Marina Julia, dove sorgeva la concessione ”La Playa”.
L’esperienza, però, non durò che una stagione. E da anni, ormai, l’accesso alla spiaggia di Marina Julia e del Lido di Staranzano è vietata ai ”quattro zampe”, pena sanzioni anche salate ai proprietari che non osservano il divieto. L’iniziativa del quartiere di Aris, quindi, non può che essere vista con favore.

Il Piccolo, 09 giugno 2010
 
UN MINI-PARCO PER I CANI 
Inaugurata la prima area riservata ai quattrozampe
L’auspicio è di riservare agli amici dell’uomo anche un pezzo di spiaggia

È nata a Monfalcone la prima ”zona franca” per i cani, un giardinetto di duecento metri quadri dove i quattrozampe possono circolare liberi, naturalmente sotto il controllo dei loro padroni per evitare ”risse”, e in futuro anche abbeverarsi a una fontanella, senza vincoli di guinzagli, museruole o vigili pronti a sanzionare i proprietari nel caso di deiezioni non rimosse su aiuole o marciapiedi. Monfalcone, dove i cani censiti sono circa duemila – uno ogni tredici persone – si pone quindi all’avanguardia quanto meno in provincia. Presto infatti il giardino inaugurato ieri ad Aris, all’angolo tra le vie Zappata e Stoppani, dal vicesindaco Silvia Altran e dall’assessore Giordano Magrin, avrà un clone in via Fermi, andando a occupare la zona dei vecchi campi di calcetto, già smantellati. L’area è stata realizzata su espressa richiesta di alcuni abitanti del rione di Aris–San Polo sull’esempio di innumerevoli città estere molto attente alle esigenze dei quattrozampe. Ieri il giardino è diventato operativo a tutti gli effetti. Il vicesindaco Altran e l’assessore Magrin hanno espresso soddisfazione per questa realizzazione, davanti ai primi utenti dello spiazzo, una decina di animali che, nell’occasione, si sono comportati molto bene dando il meglio di sè.
L’area, attrezzata dagli operai dei Servizi tecnici del Comune, è di circa 200 metri quadrati, recintata e attrezzata per ospitare gli animali e con alcune panchine per i loro padroni. Fra breve arriverà anche una fontanella a misura di cane con il contributo di Irisacqua. A breve il giardino per cani di via Zappata sarà duplicato in via Fermi, una zona densamente popolata dove la residenza è concentrata in condomini privi di spazi verdi e quindi abbastanza inospitali per gli animali domestici. Sarebbe ora interessante ampliare questa possibilità anche alle spiagge di Monfalcone, magari quelle più periferiche dove ancora la possibilità di condurre i cani è preclusa e le sanzioni previste per coloro che non osservano il divieto sono salate.
Una decina di anni fa Monfalcone era stata al centro delle cronache proprio per aver riservato uno spazio aperto ai cani e ai loro padroni a Marina Julia, nella concessione ”La Playa”, attualmente chiusa e inutilizzata. L’esperienza, però, non durò che una stagione.

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
MOBILITAZIONE SPONTANEA NEL PARCHEGGIO PUBBLICO DI VIA AQUILEIA 
La gente circonda i tecnici, stop all’antenna 
Sospese le operazioni preliminari. «Non vogliamo l’impianto davanti alle nostre case»

Del tentativo di effettuare le verifiche preliminari all’installazione della nuova antenna rimane solo un foro nello spartitraffico al centro del parcheggio di via Aquileia. Appena si sono accorti dell’arrivo di un tecnico dotato di macchinario i residenti delle palazzine e case circostanti sono scesi in strada, compatti. Il tecnico se n’è andato, ma ai residenti è rimasta la preoccupazione per la comparsa dell’impianto di telefonia mobile, previsto dal nuovo Piano delle antenne, approvato dal Consiglio a febbraio. L’antenna va di fatto a soppiantare quella collocata in precario in via Isonzo, ritenuta dal rione troppo vicina a scuole e oratorio. «La nuova antenna starà però a meno di 20 metri dalle abitazioni, dove i bambini ci dormono e ci abitano per più di quattro ore al giorno», hanno osservato i residenti, che hanno avviato una raccolta di firme, contestando la scarsa informazione fornita dal Comune.
«I residenti dovevano essere informati, prima di decidere dove l’impianto andava. Per le tasse pure ci trovano», hanno detto diverse donne che abitano nelle palazzine affacciate sul parcheggio. Già, perchè l’area su cui sorgerà l’antenna è di proprietà comunale. «I soldi del canone li prende il Comune, le onde elettromagnetiche noi», hanno aggiunto. Al loro fianco il consigliere regionale dei Pensionati Luigi Ferone, che abita nelle palazzine di via Aquileia. Il neocostituito Comitato di via Aquileia, comunque, non si arrende, anche perchè i residenti, tra i quali ci sono molti anziani, già alle prese con problemi di salute, sono contrari in modo compatto. «Dopo aver chiesto di spostare l’antenna o nel parco dell’ex ospedale o all’incrocio tra via Aquileia, via Isonzo e via Aulo Manlio, abbiamo inviato una nuova richiesta di informazioni dettagliate al Comune sulle caratteristiche dell’impianto – spiega Luciano Malabotti -. Aspettiamo ancora la risposta».
I rappresentanti del Comitato hanno comunque già incontrato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo e i tecnici. «È vero, non ci sono ancora certezze scientifiche, ma il principio di precauzione ci spinge a essere qui», osserva un altro abitante con due figli piccoli. A muovere gli abitanti di via Aquileia è il timore di danni alla salute, ma tutti sottolineano anche come la presenza di un impianto di telefonia mobile piazzato davanti casa farà crollare il valore delle case. La struttura fra l’altro accoglierà l’impianto di trasmissione di via Isonzo in co-site con quello di via Primo Maggio. Nel 2006 le antenne installate in città erano 23, ora sono 27, ma il numero potrà salire fino a 41. La previsione è contenuta nell’aggiornamento del Piano comunale di settore approvato dal Consiglio 4 mesi fa. L’indicazione è comunque in linea con quella del luglio 2006, quando il numero massimo di antenne collocabili nel territorio era stato fissato a 40. I gestori hanno avanzato richieste per l’installazione di nuovi impianti nell’area di via Timavo, via Giarrette a Marina Julia e nella zona di Marina Nova, le ultime due esposte alle aggressive intrusioni del sistema di trasmissione sloveno.

Il Piccolo, 10 giugno 2010
 
Diventa visibile la protesta anti-antenna 
Un grande striscione e apparso in via Aquileia per dire no all’elettrosmog

 
Diventa visibile a tutti la protesta dei residenti della zona di via Aquileia, dove è prevista l’insttazione di una nuova antenna per la telefonia mobile.
Lungo la strada, appeso al muro che delimitava l’ex ospedale, è comparso infatti un grande striscione su cui c’è scritto a lettere colorate: “Basta antenne. Stop elettrosmog”.
Anche se contrari e già impegnati in un confronto con l’amministrazione comunale, non sono stati comunque gli abitanti delle palazzine affacciate sul parcheggio pubblico di via Aquileia a realizzare lo striscione di protesta.
Lo assicura un residente. «Forse qualcuno ci vuole aiutare», commenta per nulla infastidito dalla comparsa dello striscione. Gli abitanti dell’area rimangono intanto in attesa delle risposte ai quesiti tecnici posti all’ente locale in merito alla tipologia e caratteristiche dell’impianto radiobase e alla richiesta di poter visionare i documenti autorizzativi dell’antenna.
L’amministrazione comunale dal canto suo ricorda per ora che «quella localizzazione era già inclusa nel Piano delle antenne precedente». Nella costruzione della prima variante al documento urbanistico (perché tale è il Piano delle antenne) l’ente locale ha inoltre realizzato, tramite l’Agezia regionale per l’ambiente (Arpa), un’analisi sulla situazione attuale esistente nelle aree in cui già esistono degli impianti e in quelle deputate ad accoglierli.
Al piano è stata inoltre allegata una simulazione del “bagno elettromagnetico” prodotto dal posizionamento dei nuovi impianti. «All’installazione si arriva poi solo a fronte del parere positivo dell’Azienda sanitaria e dell’Arpa», aggiunge l’amministrazione locale, che sottolinea inoltre di essersi sempre mossa in base a principi di precauzione, mantenendo quindi le emissioni elettromagnetiche ben al di sotto dei 6 volt per metro stabiliti dalla normativa nazionale.
«I gestori sono autorizzati a installare una rete a livello ministeriale e a quel punto hanno il diritto e il dovere di erogare un servizio che è considerato pubblico – prosegue il Comune -. A quel punto anche l’ente non può negare il diritto all’installazione».
Con i Piani della telefonia mobile imposti dalla normativa regionale i Comuni riescono però perlomeno a governare il sistema. «La stessa legge regionale privilegia per il posizionamento i siti di proprietà pubblica – aggiunge il Comune -, perché i canoni introitati consentono di effettuare i controlli sulle emissioni. Il Comune di Monfalcone ha potuto acquistare le centraline che, gestite da Arpa, qualsiasi cittadino può richiedere per verificare il livello di inquinamento elettromagnetico cui è esposto».

Il Piccolo, 05 giugno 2010
 
Nucleare, in Italia due pericolosi ”precedenti”

Il problema nucleare coinvolge tutti i cittadini di destra, sinistra, centro e nono è una questione di colore politico, come si vuole far credere con la propaganda delle lobbies nuclearistiche. Non è un’energia pulita, risolutiva ed economica, bensì foriera di molti problemi. Che sia un problema di tutti lo si evince esaminando, oggi, alcuni fatti di ciò che succede sul nucleare italiano:
-S aluggia ( Piemonte ), è il più importante deposito di scorie radioattive in una zona riconosciuta assolutamente non idonea, sugli argini della Dora Baltea. Con l’esondazione del 2000 , l’ex presidente dell’ Enea, Carlo Rubbia, dichiarò che si sfiorò una catastrofe planetaria. Ciò nonostante adesso si vogliono fare nuovi impianti fra cui il deposito D2 e D3 dove sistemare altre scorie;
– Trino Vercellese ( Piemonte ), è sede della vecchia centrale in fase di smantellamento. Nell’esondazione del Po del 05/11/1994 e del 16/11/2000, viene sfiorata la tragedia quando l’acqua del Po lambisce la centrale nucleare con il rischio di contaminazione radioattiva dell’acqua che la scienza non è in grado di neutralizzare. Tutti questi rischi e altri ancora per una centrale che dopo 40 anni è ancora obsoleta
Le regioni della consulta si sono rivolte alla corte costituzionale contro la legge dello stato dichiarando che: “le scelte che ci vengono imposte per decreto, parlano di almeno quattro nuove centrali, di militarizzazione delle aree prescelte e di imposizione qualora le amministrazioni facessero resistenza”. Riteniamo la legge incostituzionale e inopportuno che il governo parli di nuovi insediamenti, finchè non saranno chiuse le questioni della precedente stagione nucleare. Prendiamo ora in esame le compensazioni al “disagio per la presenza nucleare a Saluggia e Trino Vercellese: ci sono 58 milioni di euro bloccati nelle casse dello stato; il primo anno dell’elargizione sarebbe stato il 2004, bloccato dalla finanziaria 2005 la quale tagliava del 70% le elargizioni; i pagamenti ridotti hanno toccato solo gli anni 2004 e 2007, Saluggia 6.300.000 euro, mentre Trino 4.500.000, provincia 11i milioni. Notare che tutti gli italiani da molti anni pagano nella bolletta dell’energia una piccola quota dedicata che consente allo stato di accumulare un fondo da ripartire fra i comuni che ospitano attività nucleare. La durata di questa quota, a nostro carico, sarà di migliaia di migliaia di anni dovuta alle scorie radioattive. Per ora paghiamo i disagi, ma non i morti: un indagine epidemiologica tedesca rivela il +30% di tumori e leucemie nei dintorni di centrali e dispositivi nucleari.
Intanto a Saluggia è in corso, dopo ben 2 anni dal referendum, per verificare se la presenza delle scorie nucleari abbia provocato un incremento delle patologie tumorali. Mentre il ministro della Sanità sta “valutando” di realizzare indagini simili in tuti i comuni interessati dal nucleare. L’Arpa del Piemonte è fortemente preoccupata perché a Saluggia si trovano già diversi pozzi contaminati in prima falda da radioattività e non sanno da dove arriva oltre che come fermarla. Meno male che la costituzione italiana sancisce ” la Repubblica italiana tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività “; davanti a questi fatti è evidente che per i promotori del nucleare e per il governo, la salute dei cittadini non è tra le loro priorità. Per favore pensateci.

Gianfranco Nolli, Monfalcone

Il Piccolo, 17 giugno 2010
 
INCONTRO RC, CGIL E AMBIENTALISTI 
Nucleare, città a rischio

«Non è vero che il rischio di vedere insediata una centrale nucleare a Monfalcone o in un’area poco distante non è reale». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha risposto così indirettamente alle accuse del centrodestra cittadino di sollevare preoccupazioni infondate per non occuparsi dei problemi più concreti di Monfalcone. Lo ha fatto nell’affollato incontro promosso da Rc, ”Sinistra ecologia libertà”, Cgil e Wwf in collaborazione con Legambiente. «Siamo di fronte a una Regione nuclearista e in assenza di un progetto complessivo sullo sviluppo economico del Friuli Venezia Giulia – ha detto il sindaco -. Non esiste un Piano energetico e la vicenda della centrale di Monfalcone è emblematica». Il sindaco ha ribadito come il nucleare sia del tutto incompatibile con l’attuale assetto del territorio. Il nucleare, è emerso nell’incontro, è però anche anti-economico come fonte di produzione di energia, sia per i costi di estrazione dell’uranio, sia di costruzione e successiva dismissione degli impianti. «Il nucleare non risolve neppure il problema della dipendenza di approvvigionamento da Paesi considerati instabili – ha detto Dario Predonzan, responsabile energia del Wwf regionale -, perchè l’uranio arriva tutto da aree interessate da tensioni o conflitti». All’incontro è intervenuto anche l’ex astronauta Umberto Guidoni, della segreteria nazionale di ”Sinistra ecologia e libertà”.

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