Il Piccolo, 01 luglio 2010 
 
DATI CONTRASTANTI SULLO STATO DI SALUTE DEL MARE 
Balneabilità, Legambiente smentisce l’Arpa 
L’agenzia regionale ribatte: teniamo conto dei parametri imposti dall’Ue

Legambiente di Monfalcone polemizza sulla balneabilità del litorale monfalconese (da Marina Nova al Lido di Staranzano) dopo le analisi dei prelievi dell’acqua di mare comunicati dall’Arpa regionale relativi a maggio, risultati ampiamente nei limiti massimi della legge, in contrasto con quelli forniti invece da Goletta Verde e illustrati martedì scorso nel corso di una conferenza stampa a San Giorgio di Nogaro. Per la sigla ambientalista, infatti, le minacce più gravi per il mare e per i 111 chilometri di coste friulane, arrivano proprio dalle foci dei fiumi, Aussa-Corno, Isonzo, Stella e Tagliamento che risulterebbero inquinate da allarme rosso e rappresentano quattro dei sei punti più critici rilevati. Per l’Arpa regionale, invece, anche le analisi di giugno (i cui valori verranno inviate nei prossimi giorni ai Comuni interessati) confermano la striscia positiva dell’acqua pulita (e quindi la balneabilita del mare) rilevati il mese precedente con risultati ben al di sotto della soglia di limite fissata dai parametri di inquinamento. E’ Michele Tonzar di Legambiente a evidenziare la contraddizione che esiste fra le diverse valutazioni dei due enti. «Non è possibile – dice – che alla Foce dell’Isonzo la Goletta Verde rilevi acqua inquinata al massimo e per l’Arpa, invece, sia tutto normale. C’è qualcosa che non funziona».
L’Arpa si limita, invece, a ribadire che tutti i prelievi dell’acqua di mare avvengono nel rispetto delle normative nazionali ed europee. Fino allo scorso anno, infatti, la balneabilità del mare veniva regolata dal Decreto del presidente della Regione del 982 e da successive modificazioni dove i parametri si riferivano soprattutto alle quantità presenti nell’acqua di coliformi fecali, coliformi totali o di streptococchi e salmonelle. Nell’aprile scorso, invece, La Regione ha recepito un decreto attuativo di una direttiva europea in materia di inquinanmento dell’acqua. La nuova certificazione dell’Arpa per stabilire la balneabilità o meno del mare, utilizza i nuovi parametri adeguati alle normative europee e si basa solo su due valori. Si misurano, cioè, le quantità di enterococchi intestinali, dove il limite di conformità è 200 Ufc/100 ml e di escherichia coli, con il limite massimo è di 500 Mpn/100 ml. Inoltre non vengono più effettuati, come un tempo, due prelievi al mese, ma solamente uno e in un’unica località. «Oggi – risponde l’Arpa – le nostre analisi che sono adeguate alle normative europee seguono una precisa metodologia e prendono in esame soprattutto il contenuto microbiologico dell’acqua piuttosto che quello chimico. Per quanto riguarda poi le modalità dei prelievi, sui risultati influiscono moltissimi fattori: il luogo, il giorno, l’ora, la temperatura, prima o dopo la pioggia, il caldo e il freddo, la bassa o l’alta marea (quest’ultima trattiene le acque dei canali eventualmente inquinati spingendole verso terra). I valori di Goletta Verde e i nostri potrebbero essere comparati solo se venissero effettuati nello stesso momento e con uguali caratteristiche e parametri. Senza voler togliere nulla all’attività di Legambiente, bisognerebbe verificare prima tutte queste cose».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
NEGLI ULTIMI VENT’ANNI SOLO TANTI INTERVENTI TAMPONE 
Marina Julia, la beffa dei progetti mancati 
Parte un nuovo piano di risanamento. Ma il Comune ne aveva uno, gratis, pronto da 14 anni

di FABIO MALACREA

A furia di interventi-tampone del tutto inutili, la spiaggia di Marina Julia è da vent’anni una divoratrice di denaro pubblico. Centinaia di migliaia di euro regolarmente spazzati via dalle mareggiate, come la sabbia. E ogni volta si ricomincia.
Con i ”grandi” progetti per creare un vero polo turistico monfalconese, poi, siamo al paradosso. Non c’è sindaco che non l’abbia inserito nel suo programma elettorale. Nel 1996, quando la Snam scelse Monfalcone come sito per un terminal per la rigassificazione del metano liquido, poi bocciato da un referendum, il recupero della spiaggia fu inserito ai primi posti nelle cosiddette opere ”di compensazione” richieste dal Comune.
Di progetti ce ne sono stati già tre. L’ultimo – quello affidato all’ingegner Luca Falcomer con un compenso di 38mila euro – prevede barriere sott’acqua per contrastare l’erosione e ridare una veste dignitosa definitiva alla spiaggia di Marina Julia. Spesa: circa 350mila euro. Si parla di un consistente ripascimento dell’arenile con l’arrivo di nuova sabbia su un tratto di 250 metri e dell’installazione di opere a mare proprio per garantire la ”stabilità” del litorale.
Sarà veramente la volta buona per Matina Julia? Lo si vedrà l’anno prossimo. Peccato che da 14 anni un progetto analogo e del tutto gratuito sia dimenticato in qualche cassetto del Municipio.
Lo aveva elaborato l’insegner Giampaolo Fontana, attuale direttore del Consorzio industriale, per conto della Snam. Prevedeva più o meno la stessa soluzione: barriere sottomarine. E un rialzo della linea di spiaggia di circa un metro e mezzo, con pennelli frangivento. L’obiettivo era di creare una nuova spiaggia di circa un chilometro e mezzo larga un centinaio di metri.
Tutto gratis per il Comune visto che a saldare il conto sarebbe stata la Snam. Di mezzo però c’è stato il referendum. La Snam se n’è andata e il progetto e finito nel dimenticatoio. Nel frattempo il Comune ha pensato di ritentare con un nuovo progetto di minima, per andare almeno al ripristino di un tratto di spiaggia molto più contenuto, tra i 200 e i 250 metri, attraverso il riporto di sabbia e la realizzazione di opere a mare.
Niente a che vedere con un altro progetto, quello per il quale otto anni fa la Regione destinò ben 8 miliardi delle vecchie lire, che prevedeva l’applicazione del modello americano sperimentato per la spiaggia di Saint Germain, in Normandia, riadatta l’intervento tarandolo su misura delle caratteristiche di Marina Julia. Doveva essere la soluzione definitiva di tutti i problemi. Poi arrivarono le mareggiate, la necessità di interventi-tampone immediati per non far naufragare definitivamente la spiaggia. Una parte dei fondi fu dirottata su altre spiagge regionali, un’altra servì, come sempre, a tappare i buchi di Marina Julia. La maggior parte fu stornata. E si tornò agli interventi-tampone che continuano tuttora.