Il Piccolo, 15 luglio 2010
 
Una squadra di cricket targata Monfalcone 
Composta da atleti bengalesi ha chiesto di disputare il campionato nazionale
Una raccolta di firme a sostegno della creazione di un campo di gioco

Il campo dove giocare a cricket in modo regolamentare non c’è, ma gli atleti, tutti per ora originari del Bangladesh, stanno già pensando di portare una rappresentativa di Monfalcone nel campionato nazionale che in Italia si svolge con regolarità ormai da diversi anni. Il nome della squadra è già stato scelto: Monfalcone cricket club. «Noi siamo di Monfalcone, il nome è quello della città dove abitiamo e così se facciamo il campionato la gente capisce subito da dove arriviamo e speriamo anche che vengano a giocare degli italiani», ha spiegato un giovanissimo giocatore nella riunione convocata martedì sera nel Centro blu di via Natisone per dare un’organizzazione stabile al movimento sportivo. All’incontro ha partecipato una sessantina dell’ottantina di giocatori delle sei squadre che a Monfalcone esistono e stanno disputando un campionato cittadino, usando in sostanza il giardino di via Cellottini. Non senza incappare nel fastidio del vicinato e nei controlli della polizia municipale. Ecco perché, anche a fronte delle dimensioni del movimento sportivo, è scattata la richiesta al Comune di poter trovare uno spazio in cui creare un vero e proprio campo da cricket. Quanto potrebbe essere non facilissimo, considerato che in Italia i campi regolamentari hanno un diametro di 130 metri e devono essere corredati di reti molto alte, per contenere le palle, e di spogliatoi. Affiancati da alcuni “locali”, come l’ex presidente del Consorzio culturale Tiziano Pizzamiglio, che ha aperto un gruppo di discussione su facebook, e da Mauro Bussani, gli atleti hanno comunque deciso di provarci. Nella riunione di martedì è passata la proposta di avviare una raccolta di firme a sostegno della creazione di un impianto sportivo apposito e di cercare poi incontri con il sindaco Gianfranco Pizzolitto, il presidente del Coni Giorgio Brandolin e il presidente della Consulta comunale dello sport Roberto Abram. Intanto, pare su autorizzazione del Comune, il giardino di via Cellottini ospiterà sabato, dalle 16, la finale del torneo cittadino: a sfidarsi saranno l’Mcc capitanato da Hussain Anuuar e l’Undici amici capitanato da Islam Arman. C’è anche uno sponsor che ha messo in palio dei premi e si tratta di un’impresa dell’appalto di Fincantieri. All’appuntamento è stata invitata la vicesindaco e assessore allo Sport, Silvia Altran. (la. bl.)  

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
IL VICESINDACO ALTRAN: «STIAMO CERCANDO UN’AREA ADATTA» 
Bengalesi, arriva il campo di cricket 
Fa centro la ”battaglia” ingaggiata da un gruppo su Facebook

I praticanti e gli appassionati sono ormai centinaia, le squadre, anche se informali, sono sei. Al cricket monfalconese, importato dagli immigrati del Bangladesh, ma che inizia a incuriosire anche i locali, manca ora solo un campo per essere giocato in modo regolamentare. Parte da qui il gruppo ”Noi abbiamo un sogno: un campo da Cricket anche a Monfalcone!” nato su facebook per iniziativa, tra gli altri, di Tiziano Pizzamiglio, già presidente del Consorzio culturale del Monfalconese e rappresentante sindacale dei lavoratori di Adriaplast prima e Ineos Films poi. Il gruppo conta una novantina di iscritti, italiani e monfalconesi spinti da una certa curiosità o interesse per il gioco e cittadini originari del Bangladesh (ragazzi, ma anche ragazze). Intanto i praticanti continuano a ritrovarsi nel giardino di via Cellottini, uno dei pochi spazi erbosi fruibili in modo abbastanza libero in città, ma l’assenza di un vero impianto si sta facendo sentire, anche perchè il cricket monfalconese vuole crescere e magari partecipare al campionato Triveneto. La Federazione italiana cricket esiste da anni, come una rappresentativa nazionale, ed ha un suo delegato anche in Friuli Venezia Giulia. Ecco perchè il gruppo nato su Facebook chiede «un campo regolare e attrezzato per i giocatori di cricket di Monfalcone, che sono tanti, che sono bravi, che sono monfalconesi». Il gruppo si è appena costituito, ma promette di pubblicare date e calendari dei tornei, perchè ce n’è, nonostante tutto, già uno cittadino che si gioca appunto in via Cellottini e uno triveneto.
Il Comune non si è fatto pregare. Il vicesindaco Silvia Altran assicura che Monfalcone un campo di cricket ce l’avrà: non in via Cellottini («non è sicuro») ma in qualche altro impianto cittadino sì. «E sarà in perfetta regola per disputare incontri anche ufficiali», assicura.
«A Monfalcone ci sono giocatori straordinari, campionissimi che, se potessero iscriversi al campionato nazionale, potrebbero regalare a Monfalcone il primo scudetto della sua storia», sottolinea dal canto suo Pizzamiglio. Troppo entusiasmo per uno sport che solo gli inglesi e le loro ex colonie sembrano riuscire a comprendere? Eppure c’è il precedente del baseball che, importato dagli alleati americani nel secondo dopoguerra e poco più comprensibile ai profani, ha attecchito talmente bene da fare della Bisiacaria uno dei poli della specialità a livello nazionale.
Che la situazione attuale, precaria, sia insostenibile, del resto, lo dice anche Pizzamiglio: «Non basta l’area di via Cellottini. Qua si parla di un campo vero e proprio, regolamentare, con le reti di sicurezza, spogliatoi, magazzini, servizi igienici per gli atleti e il pubblico, un minimo di tribune coperte – sottolinea -, ma anche di iscrizione al Coni e dunque di costituzione in società sportiva, accesso ai contributi pubblici, iscrizione ai campionati e tutto quanto, divise e attrezzature complete. Sarà dura e lunga, ma questo deve essere». Ma come è nata questa idea? «Sul lavoro – spiega Pizzamiglio -. Nell’impresa dell’appalto di Fincantieri per la quale lavoro i dipendenti originari del Bangladesh sono una settantina e a più riprese la questione del luogo in cui poter giocare a cricket è emersa durante i rapporti quotidiani in cantiere. Il posto lo dovrà proporre l’amministrazione comunale, che ha già dimostrato sensibilità – spiega Pizzamiglio -. Bastano un minimo di strutture e soprattutto una rete molto alta per impedire che le palle facciano danni attorno. Sta comunque ai ragazzi muoversi, costituirsi in società e iniziare dal campionato di serie C». (la.bl.)

Il Piccolo, 30 agosto 2010
 
I giocatori di cricket del Bangladesh ora aspettano gli italiani

«Aaa giocatori di cricket cercansi». Potrebbe essere questo il testo nella pagina delle inserzioni per invitare gli italiani ad unirsi agli atleti originari del Bangladesh che, in attesa di poter disporre di un campo di gioco vero e proprio, per il momento si accontentano di giocare nel giardino di via Cellottini.
Lo sport come veicolo di integrazione, dunque. Non mancano i precedenti: da quelli illustri, a quelli meno illustri. L’ultimo ad essere stato scoperto dal grande pubblico è quello raccontato nel film di Clint Eastwood Invictus, quello che racconta di come Nelson Mandela a metà degli anni Novanta è riuscito ad usare il rugby per superare l’apartheid e unire il Sud Africa. Esempi più vicini a noi sono quelli di Gorizia dove da decenni varie manifestazioni transfrontaliere avvicinano italiani e sloveni. Dagli appuntamenti podistici, alla pallavolo, dal tennis allo sci, passando anche dal calcio e dal pattinaggio artistico i momenti di scambio non si contano più.
Ora potrebbe toccare a Monfalcone scrivere una nuova pagina di storia. Nella città dei cantieri sono sei le squadre di cricket. Contano in tutto un’ottantina di praticanti e disputano un campionato cittadino ma puntano a uscire dall’ambito locale con una rappresentativa: il Monfalcone cricket club alla quale potrebbero unirsi giocatori italiani.
Sport nato in Inghilterra e diffuso nell’area del Commonwelth, in alcuni paesi asiatici come India, Pakistan, Bangladesh e Sri Lanka è lo sport più popolare. La partita viene disputata tra due squadre composte da undici elementi ciascuna. Si gioca in un campo in erba dalla forma ovale o rettangolare con dimensioni non precisate. Al centro del prato viene collocata una corsia lunga venti metri e larga tre dove l’erba è rasata molto corta. Questa rappresenta l’area di lancio, ai cui due estremi sono posti tre paletti che formano il wickets. Le due squadre non schierano entrambe tutti e undici i giocatori, tra un inning e l’altro invertono i propri ruoli come nel baseball. (s.b.)

Il Piccolo, 31 agosto 2010
 
Altran: «Entro il 2011 realizzeremo un campo sportivo polifunzionale»

«In effetti c’è un utilizzo piuttosto intensivo del campetto di via Cellottini». Il vice-sindaco Silvia Altran conosce bene la situazione. La conosce nei minimi dettagli e sta lavorando per risolverla nel tempo più rapido possibile.
I genitori si lamentano per la mancanza di spazi perché a occupare l’area sono molto spesso i bengalesi che la usano per giocare a cricket, da parte loro i bengalesi sono disponibili a traslocare. Hanno infatti chiesto all’amministrazione di trovare uno spazio alternativo dove realizzare un vero e proprio campo da cricket per avviare un’attività ufficiale. In mezzo, tra i due fuochi, con il cerino acceso in mano, si trova proprio il Comune.
«Per il campo da cricket sto cercando un posto idoneo – assicura l’assessore allo Sport Altran -. Il punto è che non ci sono delle misure standard e anche se in genere viene utilizzata solo la parte centrale della superficie, serve un’area di circa 140 metri per 100. Praticamente si tratta di un’area un po’ più grande di quella necessaria per un campo da calcio. Non è facile anche perché abbiamo problemi anche con le squadre da calcio giovanili. Gli juniores giocano a Pieris e a Fogliano. In più si sta affermando il rugby e anche gli amanti della pallaovale hanno le loro esigenze. È per questo che l’idea è quella di trovare una superficie adeguata per creare un campo polifunzionale. Purtroppo, all’interno di Monfalcone non abbiamo spazi così ampi. Stiamo vedendo con i Comuni limitrofi se ci sono terreni idonei e disponibili. Con un po’ di fortuna una via d’uscita la troveremo e forse ce la faremo in tempi ragionevoli. Forse già per il 2011. In attesa di ricevere una risposta da un privato, nel frattempo mi piacerebbe che il parco tornasse nelle mani dei bambini».
L’invito rivolto dall’assessore Altran ai giocatori di cricket è dunque a spostarsi nel campo di via Portorosega o nell’Area Verde di via Valentinis. «Questi ragazi hanno voglia di fare le cose e le vogliono fare per bene – sottolinea -. Noi vogliamo aiutarli, ma per farlo dobbiamo muoverci su un doppio binario. L’augurio è che la cosa possa andare in porto». (s.b.)

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