Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
La Fiom denuncia la ”liberatoria” 
Fincantieri smentisce. Incontro a fine mese anche su questo problema

Si riunirà forse già a fine luglio il tavolo sugli appalti previsto dal contratto di Fincantieri. La società ha dato la disponibilità all’incontro, sollecitato da Fiom-Cgil che ha denunciato la ricomparsa nel cantiere della ”liberatoria”.
In sostanza, stando alla Fiom, i lavoratori dell’indotto che volessero spostarsi dalla propria impresa a un’altra che fornisce condizioni migliori non possono farlo, a meno che la ditta di partenza non dia il proprio assenso. La regola non ha alcun fondamento normativo, ma i dipendenti alla fine vi si attengono, sostiene la Fiom-Cgil, perchè minacciati di non trovare più alcun impiego non solo nello stabilimento di Monfalcone, ma in tutti i cantieri del gruppo. La pratica della liberatoria pareva ormai scomparsa, da una decina d’anni circa. Il sindacato ha iniziato a ricredersi alcuni mesi fa, quando nella sede di via Pacinotti è arrivato un lavoratore originario dell’ex Jugoslavia. «Ci chiedeva con insistenza ”la carta per poter andare in altra ditta” e noi a dirgli che un documento del genere non esiste proprio, è illegale», racconta il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto.
Poteva essere un caso isolato. In questi giorni, però, nella bacheca di un’impresa dell’indotto è apparsa una nota in cui si afferma che «chi si licenzia da qualsiasi ditta di Fincantieri non potrà lavorare in tutti i cantieri d’Italia». «L’impresa, in aggiunta, sostiene nella nota affissa in bacheca che la posizione sarebbe condivisa da Fincantieri – afferma il segretario provinciale della Fiom Casotto -. Se fossi Fincantieri, denuncerei l’impresa per quanto dichiarato e cercherei di mettere ordine nel mondo degli appalti, come stiamo chiedendo da tempo». La società da parte sua dichiara che la pratica della liberatoria è scomparsa da dieci anni nello stabilimento invitando la Fiom ad assumersi la responsabilità di quanto affermato. (la.bl.)

Il Piccolo, 06 agosto 2010
 
INCONTRO AZIENDA-SINDACATI 
Rischio di 500 esuberi nell’indotto Fincantieri 
Fim, Fiom e Uilm temono un duro impatto sociale e chiedono garanzie

Il sindacato teme per la deriva che rischia di prendere l’indotto Fincantieri. E lo ha manifestato in un vertice con l’azienda svoltosi in Confindustria a Gorizia. Secondo le stime di Fincantieri, l’indotto produrrà almeno 500 esuberi strutturali. Per cui Fim, Fiom e Uilm chiedono un particolare impegno da parte dell’azienda e delle istituzioni «nell’affrontare quello che per i prossimi anni sarà un passaggio delicatissimo della situazione industriale e sociale del territorio».
Attualmente sono circa 3500 i lavoratori dell’indotto Fincantieri, picco massimo in vista della consegna della ”Queen Elizabeth” a settembre, ma questo numero è destinato a scendere successivamente attorno alle 3000 unità per poi ridursi a circa 2300/2500 da gennaio 2011 in poi.
Nel corso della riunione, le parti sono scese nel dettaglio dei carichi di lavoro previsti per le ditte in appalto, delle modalità di gestione degli ammortizzatori sociali, della ottimizzazione dei servizi interni quali mensa, spogliatoi e trasporti, della situazione di alcune aziende storiche dell’appalto Fincantieri.
Secondo i sindacati, vanno stabilite modalità di fruizione e di anticipo dei trattamenti di cassa integrazione per i lavoratori dell’indotto. «In assenza di tali misure – è stato detto – c’è il rischio di ritrovarsi centinaia di casi simili a quello che ha coinvolto Eaton in questi mesi». Fim, Fiom e Uilm hanno quindi ribadito «la prioritaria importanza che va data all’azione di legalità e trasparenza dell’indotto: i casi di palesi irregolarità a cadenza ormai quotidiana – è stato detto – confermano che la rete preventiva ha maglie troppo larghe e che altri devono essere gli strumenti messi in campo». È stato anche chiesto che i trasporti interni vengano resi fruibili anche per i lavoratori dell’indotto e che siano migliorate le condizioni degli spogliatoi. Apprezzamento da parte del sindacato è venuto per la disponibilità manifestata da Fincantieri a fare il possibile per il rispetto della legalità degli appalti interni. Ma il sindacato chiede un salto di qualità in questo delicato settore.