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Repubblica, 8 luglio 2010

Milano, tensione al corteo degli operai. “Feriti in cinque per le manganellate”
Scontri durante la protesta per la Mangiarotti. La questura: “Non si sono fermati nel punto prestabilito”

Momenti di tensione nel centro di Milano, quando il corteo degli operai della Mangiarotti nuclear a pochi passi dalla prefettura è stato caricato dagli agenti in tenuta antisommossa e cinque lavoratori sono rimasti feriti. A denunciare l’episodio è un delegato Fiom della Rsu dello stabilimento milanese che rischia la chiusura per il trasferimento della produzione a Udine. Ma fonti della questura smentiscono le cariche facendo invece cenno ad “azioni di contenimento”: i manifestanti non si sarebbero fermati nel punto prestabilito.
“Il percorso del corteo era stato autorizzato – ha affermato Rosario Schiettini, delegato della Fiom nell’azienda che produce componenti per l’industria nucleare – ma all’imbocco di corso Monforte uno schieramento di forze dell’ordine ci ha impedito di arrivare fino al portone della prefettura. Sono partite le cariche e cinque operai sono stati colpiti dalle manganellate: uno di loro è stato portato via in ambulanza”.
La giornata di mobilitazione degli operai della Mangiarotti era iniziata davanti al consolato francese per impedire che la committente Areva chiedesse il trasferimento delle commesse dallo stabilimento di Milano. Dopo un colloquio fra un gruppo di sindacalisti e il diplomatico francese, il corteo a cui hanno partecipato anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali, ha tentato di raggiungere la prefettura per chiedere al rappresentante provinciale del governo il rispetto di una sentenza che impone alla proprietà di mantenere la produzione nello stabilimento milanese. Dopo gli scontri una delegazione di rappresentati sindacali è riuscita a ottenere un’udienza in prefettura.

Articolo e galleria fotografica su Repubblica

Tratto da http://illeciticig.blogspot.com,  16 giugno 2010

LETTERA APERTA
Quando non si può combattere chi comanda, servono strumenti per difendersi
 
Una persona lavora da diversi anni nell’isontino. Grazie all’esperienza maturata è tra le persone necessarie per lo svolgimento del lavoro ma, complice la crisi, l’azienda ha comunicato che a breve inizierà un periodo di cassa integrazione.
Nonostante questo provvedimento concretamente per questa persona non cambierà nulla, visto che verrà resa complice di una truffa ai danni dello stato e sarà “costretta” a lavorare comunque presso il proprio posto di lavoro percependo, in parte i soldi della cassa-integrazione e in parte un contributo in nero dal datore di lavoro raggiungendo così una somma pari alla retribuzione percepita di consueto.

Attualmente, dunque, i lavoratori vengono resi conniventi loro malgrado di un illecito che può portare a conseguenze legali.
Evidentemente se i datori di lavoro continuano a proporre questi escamotage, si sentono al sicuro: al di sopra della legge e delle regole.
I sindacati interpellati da questa persona non sono stati in grado di dare alcuna soluzione al problema. Hanno però fornito un’informazione degna di nota: se i datori di lavoro si sentono così sicuri è anche perchè la legge prevede i controlli siano preannunciati all’azienda con diversi giorni d’anticipo. Viene dato quindi il tempo all’azienda di modificare l’assetto del personale per il giorno in cui avviene il controllo.
Non si può pensare che questa sicurezza e pace d’animo valga anche per il dipendente che, onde evitare la reale perdita del lavoro, si trova costretto ad assecondare le richieste di chi decide del suo futuro.

Ritengo che questa situazione sia diffusa e quindi per questo vi chiedo di rispondere alle seguenti domande

1) Cosa rischia un dipendente se si reca a lavorare nonostante sia in cassa integrazione? (se potete gentilemente dare riferimenti a casi analoghi)
2) Quali sono i modi in cui il dipendente si può tutelare per andare a lavorare, assecondare le richieste del datore di lavoro MA non essere perseguibile dalla legge?
3) Quali sono gli strumenti immediati ed effettivi che verranno adottati per arginare questo fenomeno che sono stati promessi da Enrico Gherghetta, Alfredo Pascolin e Nicolina Cavallaro? (vedi articoli di Malacrea pubblicati sul Piccolo e riportati in questo link)
Tutte queste informazioni sono essenziali perchè se un operaio non può combattere chi lo comanda, deve almeno avere gli strumenti per potersi difendere.
Questi strumenti devono essere messi a disposizione dai politici.

Il Piccolo, 06 luglio 2010
 
CONVEGNO DI LEGAMBIENTE 
Corridoio 5, quale l’impatto sulle abitazioni

Nel Monfalconese si ritorna a parlare del tracciato della linea ferroviaria ad Alta velocità e degli impatti che avrà sui centri del mandamento attraversati. Lo fanno venerdì, alle 20.30 in piazza della Libertà a Turriaco, i Giovani comunisti della provincia di Gorizia assieme al circolo monfalconese di Legambiente e all’Arci.
Interverranno come relatori Rudy Fumolo, responsabile sui temi della mobilità di Legambiente, e Roberto Linari, specialista in vibrazioni indotte. L’incontro sarà moderato da Valerio Bobig della Federazione di Gorizia dei Giovani comunisti. L’appuntamento cercherà di fornire qualche risposta agli interrogativi su quali potrebbero essere gli impatti, sulla vita quotidiana e sulle abitazioni, dell’attraversamento nei territori comunali di Pieris, San Canzian, Staranzano, Ronchi e Turriaco da parte del tracciato del Corridoio 5.
Nell’incontro si cercherà però anche si fare chiarezza sui costi che saranno sostenuti per realizzare l’opera, in fase di progettazione preliminare. L’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi ha tenuto proprio in questi giorni nella sede della Regione a Udine una serie di riunioni con alcuni dei Comuni della Bassa friulana e dell’Isontino per una verifica sulla progettazione preliminare in corso del tracciato ferroviario ad Alta velocità/Alta capacità tra Venezia e Trieste. Riccardi ha incontrato a Udine, assieme ai tecnici di Rfi-Rete ferroviaria italiana e ai responsabili della direzione Infrastrutture di trasporto della Regione, i sindaci Alessandra Brumat di Turriaco, Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo, Roberto Fontanot di Ronchi dei Legionari e Gianfranco Pizzolitto di Monfalcone, oltre a quelli si San Giorgio di Nogaro Pietro Del Frate e di Torviscosa Roberto Fasan. Con i tecnici di Rfi i sindaci hanno valutato e approfondito anche alcuni dettagli del passaggio della linea AV/AC sul territorio, in particolare per quanto riguarda le cosiddette interferenze (sovrapassi e sottopassi), le attività di esproprio, la viabilità locale, la realizzazione di ciclovie e i piani di ”mitigazione” ambientale dell’opera.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
OGGI LA PRESENTAZIONE UFFICIALE 
Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5

Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale.
Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.
Luca Perrino

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
Un parco regionale per salvare il Carso 
Proposto dal neonato Coordinamento zonale che si batte contro l’Alta velocità

Nasce, a Monfalcone, il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo e per la costituzione del parco naturale regionale. L’iniziativa, scatenata dalle ultime notizie riguardanti il nuovo tracciato dell’Alta velocità ferroviaria che mette in serio pericolo il Carso monfalconese, è stata presentata ieri mattina dal consigliere comunale Fabio Del Bello, da Graziano Benedetti del Wwf e da Gianpaolo Zernetti del Cai che, però, si pongono come portavoce di questa realtà come semplici cittadini. Cittadini preoccupati, ma anche desiderosi di saperne di più su un progetto che risulta essere alquanto impattante per una zona che, sotto il profilo naturalistico e ambientale, ha sempre rappresentato molto per la popolazione. Ma che ora rischia di scomparire, mentre del parco del Carso non se ne parla quasi più da molto tempo. «Vogliamo affermare – hanno detto – quella che deve essere la sacralità e l’inviolabilità della zona che verrebbe irrimediabilmente distrutta se si decidesse di far partire proprio da qui il grande tunnel ferroviario verso Trieste. Il Carso ha già subito molto in passato: due guerre mondiali, la mancata salvaguardia, persino progetti che volevano urbanizzare il colle della Rocca. Non possiamo permettere che esso muoia per sempre». Lo strumento più efficace, hanno sottolineato, appare l’istituzione di una grande area protetta, un parco regionale che metta al riparo da ogni possibile pericolo. «Entro il prossimo 31 dicembre – hanno aggiunto – dovrà essere approvato il progetto preliminare, un progetto che, se dovesse poi passare, porrà enormi vincoli, creando delle servitù contro le quali non si potrà più combattere. E così sia il Carso, sia il Timavo rischierebbero grosso». I tre portavoce chiamano a raccolta la gente, le associazioni, tutti coloro i quali amano il Carso ed il fiume che sfocia a Duino Aurisina affinchè possano essere al loro fianco in questa lotta. «Ma principalmente – concludono – chiediamo alle istituzioni di essere messi a conoscenza di quanto potrebbe accadere in futuro, prima che sia davvero irrimediabilmente troppo tardi».
Luca Perrino

Il Piccolo, 04 luglio 2010
 
INTANTO CGIL,CISL E UIL PROVINCIALI CHIEDONO UN INCONTRO UFFICIALE COL MINISTRO 
Maroni in città? Volantinaggio delle tute blu per sollecitare una reale politica d’integrazione

Mentre le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di poter incontrare domani il ministro degli Interni Roberto Maroni, che potrebbe decidere, come annunciato dalla Lega Nord, di fare tappa a Monfalcone dopo gli impegni istiuzionali previsti a Trieste e Udine, i sindacati dei metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm saranno in piazza della Repubblica alle 18 per distribuire volantini sul tema dell’immigrazione e del lavoro. «Non privilegi, ma parità ed equità di trattamenti per un’integrazione reale» è quanto i sindacati dei metalmeccanici credono serva a Monfalcone e non solo. «L’Italia ha mandato 27 milioni di italiani nel mondo, il numero maggiore tra i Paesi europei – affermano Fim, Fiom e Uilm -. È grave che oggi non riesca a darsi un diritto e delle politiche di legalità ed accoglienza. Qui oggi vivono e lavorano diverse migliaia di immigrati, comunitari e no. Essi sono per la nostra città, per la nostra economia, per la nostra società una risorsa importante nel presente e nel futuro». Nel volantino che sarà distribuito domani pomeriggio in centro i sindacati dei metalmeccanici sottolineano di non ritenere che gli immigrati abbiano solo diritti e nessun dovere. «Ad esempio solo il 2,3% delle case popolari regionali sono a loro affidate – affermano -, mentre in tutto il Paese i lavoratori immigrati producono il 10% del Pil. Le aziende stesse confermano che non potrebbero farne a meno. I lavoratori immigrati pagano 21 miliardi di contributi aiutando a sostenere anche le ”nostre” pensioni di oggi. Lavorano e regolarmente pagano le tasse: spesso accade che siano loro le vittime di paghe irregolari, sfruttati nel mondo del lavoro, ricattati nella loro condizione di lavoratori immigrati». E spesso agli stranieri, ricordano ancora Fim, Fiom e Uilm, viene affidata la cura delle persone come nel caso delle badanti o le occupazioni più dure e umili.
«Non è nemmeno vera l’equazione, come i dati forniti dalle Questure dimostrano, che immigrato è uguale a delinquente», aggiungono i sindacati dei metalmeccanici, che chiedono «pari diritti e pari doveri». «Chi arriva in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese e deve a sua volta essere trattato con dignità e rispetto», concludono Fim, Fiom e Uilm, unite senza incrinature su questo fronte.
A Monfalcone il problema dell’integrazione tra comunità  locale e quelle immigrate è legato saldamente a quello dell’occupazione e, quindi, in buona sostanza alle prospettive di lavoro dello stabilimento Fincantieri. E’ questo il nodo di fondo, anche se non l’unico, che i segretari provinciali di Cgil Paolo Liva, Cisl Umberto Brusciano e Uil Giacinto Menis sperano di poter affrontare domani in un incontro con il ministro Maroni. I segretari provinciali si sono quindi rivolti in questi giorni al prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu per chiederle di farsi promotrice del momento di confronto su temi che rischiano di diventare sempre più “caldi” per Monfalcone.

Il Piccolo, 03 luglio 2010
 
ARRIVATO COL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE HA STUDIATO PRIMA ALLA RANDACCIO E POI ALL’IPSIA 
È Rayhan il primo bengalese diplomato in città 
Vorrebbe diventare ingegnere meccanico, ma l’università è un lusso: suo padre è in ”cassa”

di CIRO VITIELLO

Parla il dialetto bisiaco ed è perfettamente integrato nel tessuto cittadino. Ahasan Rayhan Mehadi, nato 19 anni fa a Comilla a 80 chilometri da Dacca, è il primo bengalese di Monfalcone che ieri ha affrontato gli orali della maturità, ultima fatica per conseguire il diploma di “Meccanico impiantistico” all’Ipsia, l’Istituto professionale di via Boito. In città era arrivato dieci anni fa assieme alla mamma a seguito del cosiddetto “ricongiungimento familiare”, essendo il papà già da tre anni occupato come operaio in una ditta del subappalto Fincantieri. Allora, per finire gli studi, Rayhan si era iscritto alla media Randaccio di via Canaletto.
La sua famiglia si completa con l’ultimo arrivato, il fratello Rapin, nato a Monfalcone nove anni fa. Rayhan, che punta ad avere un ottimo voto, al momento non ha la possibilità di programmare il futuro perché il papà è in cassa integrazione e per giunta molto malato. Il suo desiderio sarebbe di diventare ingegnere meccanico, ma la famiglia non ha le possibilità finanziarie, dovrebbe cercarsi un lavoro. Inoltre, poiché ha intenzione di restare a Monfalcone, intende chiedere la cittadinanza italiana. L’esame di ieri è terminato dopo un’ora di interrogazione attorno alle 12. Poi strette di mano, auguri e i complimenti dei presenti, dei bidelli e di qualche professore che lo hanno visto crescere in questi cinque anni. Alla domanda su com’era andato l’esame, Rayhan risponde in dialetto: «Ben, ben, me go incugnà solo un po’ in elettrotecnica».
«Questa scuola mi ha dato molto – afferma con soddisfazione Rayhan – perché mi ha fatto maturare. Fin dal primo momento ho cercato alle medie di imparare subito la lingua italiana, primo mezzo di comunicazione con la città che mi ospita dove ho tanti amici. Il dialetto? E come si fa a non impararlo. Lo senti dalla mattina alla sera e prima o poi le parole e gli accenti vengono da soli». Le riflessioni di Rayhan cadono poi sul problema dell’integrazione di tanti altri bengalesi la cui comunità rappresenta oltre il 5% della popolazione residente a Monfalconese.
«È vero che Monfalcone ha accolto tutti – spiega – però la nostra comunità non è integrata socialmente. Sentiamo critiche che ci sono gruppi di bengalesi che si riuniscono in piazza. Ma a questo rispondo che è l’unico posto del centro che tutti riconoscono. Credo le istituzioni debbano far crescere le iniziative finalizzate all’integrazione e che dallaltra la nostra comunità si adoperi perper conservare e tramandare le tradizioni del nostro Paese». Ieri è stato un giorno speciale anche per la scuola. «Questo risultato – spiega la vicepreside Lucia Indelicato – è un motivo di soddisfazione anche per noi. Oramai il nostro istituto è diventato internazionale, gli stranieri sono il 22%. Sono presenti una ventina di etnie diverse e per ognuna bisogna avere una preparazione particolare.

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
SI È DIPLOMATO CON 86 IL PRIMO STUDENTE DEL BANGLADESH 
Rayhan promosso, all’Università grazie al Comune 
L’obiettivo è una borsa di studio per far superare al ragazzo le difficoltà economiche e familiari

di LAURA BORSANI

Esami di maturità sfiorando il record. Il liceo scientifico ”Michelangelo Buonarroti”, l’istituto professionale e l’Iti Einaudi-Marconi di Staranzano, consegnano un’altissima percentuale di promossi. I neo diplomati rappresentano infatti il 98%. Con l’Isis ”Buonarroti” a recitare la parte del leone, avendo inanellato il 100% delle promozioni. Un quadro di tutto rispetto per gli istituti superiori, caratterizzati anche da una buona presenza di studenti stranieri.
Segno, dunque, della qualità didattica offerta, che passa anche attraverso l’efficacia dell’opera di integrazione. Gli esempi non mancano. Il Polo professionale, dove gli stranieri costituiscono il 22%, ha sfornato quest’anno il primo diplomato bengalese, Ahasan Rayhan Mehadi, 19 anni, nato a Comilla, a 80 chilometri da Dacca. Il ragazzo si è specializzato in meccanica impiantistica conseguendo il punteggio di 86/100. Un risultato significativo, a testimonianza della capacità di apprendimento e di impegno da parte dei giovani stranieri.
Ma per Ahasan Rayhan non è facile ora poter ambire al proseguimento degli studi. Vorrebbe diventare ingegnere meccanico. Il padre, operaio in una ditta in subappalto in Fincantieri, è in cassa integrazione, e non sta bene. Ha anche un fratello, Rapin, nato a Monfalcone 9 anni fa. Una situazione familiare che, considerate le evidenti difficoltà, potrebbe indurlo a rinunciare al desiderio di accedere all’Università (vorrebbe diventare ingegnere) dovendo optare invece per la ricerca di un’occupazione.
L’amministrazione comunale intende scendere in campo in aiuto al bengalese, volendo favorire i ragazzi meritevoli come Ahasan Rayhan, a proseguire nella carriera scolastica. Si parla della promozione di una approfondita campagna informativa relativa agli strumenti a disposizione per agevolare sotto il profilo economico gli studenti. Borse di studio, ma anche agevolazioni ai fini dell’abbattimento delle tasse universitarie e del servizio mensa.
Una scommessa che, prendendo ad esempio il giovane bengalese, si estende a tutti gli studenti monfalconesi per i quali l’ottimo rendimento scolastico rischia di poter venire inficiato ai fini del proseguimento degli studi proprio per le difficoltà economiche delle famiglie, molte peraltro alle prese in città con la cassa integrazione.
Con questo spirito l’assessore all’Istruzione, Silvia Altran, mette sul piatto un’azione più incisiva a sostegno delle famiglie. «Sono tanti i ragazzi che frequentano con particolare profitto le nostre scuole – osserva -. Ritengo inoltre che i giovani stranieri abbiano una maggiore consapevolezza del fatto che impegnarsi negli studi aiuta nella vita. Il loro esempio può essere un utile messaggio. L’intenzione è pertanto quella di promuovere un’adeguata opera di informazione, potenziando così l’orientamento dei ragazzi e delle loro famiglie e mettendo a disposizione lo sportello Informagiovani. È importante far conoscere in modo appropriato l’esistenza di una serie di strumenti di supporto. Si va dalle borse di studio sostenute con specifici fondi dalla Regione, alle agevolazioni delle tasse universitarie commisurate al reddito delle famiglie. Sono previsti anche sconti per la mensa. Insomma, le possibilità non mancano per poter ottenere delle riduzioni economiche».
Il Comune, da parte sua, aggiunge la Altran, mette a disposizione ogni anno tre borse di studio, una per ogni istituto superiore cittadino, attraverso il lascito Godovini, di cui è depositario, finalizzato proprio per volontà della famiglia donatrice a premiare gli studenti meritevoli.

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