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Il Piccolo, 29 settembre 2010
 
MUFFA, UMIDITÀ, INFILTRAZIONI E CREPE AL PREZZO DI 500 EURO MENSILI 
A Panzano nel degrado le nuove case Ater scoppia la rabbia degli inquilini esasperati

Muffa, umidità, infiltrazioni d’acqua dai tetti oltre che da porte e finestre. Scale rotte e pericolose. E ancora: crepe e fessure sui muri maestri, fogne che non fanno defluire lo scarico d’acqua, travi marce, grondaie rotte, verande esterne al limite della sicurezza e materiale scadente di infissi e serramenti che non si chiudono. La lista è lunghissima. In più l’affitto è di 500 euro mensili, troppo alto per l’offerta. Esplode con forza la rabbia dei residenti delle case Ater di Panzano delle vie Predonzani, Firenze e Torino (tutte traverse di via Callisto Cosulich a quattro passi dal cantiere). Sono state consegnate da meno di quattro anni, ma presentano già evidenti segni di degrado e l’Ater non ha alcuna intenzione di intervenire. Le abitazioni, sostengono gli affittuari, non sono state costruite a regola d’arte perché realizzate con il massimo del risparmio e una mano d’opera non specializzata e, soprattutto, che costava poco.
La protesta è tale che i residenti convocheranno a breve il consiglio di quartiere. Vogliono andare per vie legali e fermare il disfacimento delle abitazioni: un patrimonio storico del rione e un simbolo della città che si è sviluppata attorno al cantiere. «A questo punto – afferma Alfio Pizzo – auspichiamo una commissione d’inchiesta che faccia luce su come è stato sperperato il denaro, per colpire i responsabili ed evitare che facciano altri danni. Ci stanno umiliando. Faremo sicuramente le nostre azioni, ma spero che venga aperta un’inchiesta da parte della magistratura». Marco Moratti, che abita a piano terra, dice che ogni volta che piove in abbondanza (come nei giorni scorsi) le fognature scoppiano. Si allaga tutto il giardino visto che le pendenze della pavimentazione sono al contrario (cioè non vanno verso la strada, ma vanno verso le case) e l’acqua piovana arriva fino a 30 centimetri sui muri esterni. Naturalmente attraverso le fessure sui muri l’acqua penetra nelle case provocando muffa e umidità che fanno staccare anche i parchetti. «La scorsa settimana – dice Moratti – con le piogge abbondanti dalle fogne sono fuoriusciti escrementi che hanno invaso tutto il giardino. Uno schifo». Eligio Garimberti, pur non essendo un architetto di professione, mostra le travi che sostengono la copertura della sua veranda che sono più corte di almeno dieci centimetri rispetto alla lunghezza. Quello che manca è sostituito da staffe fissate al muro maestro con viti da 8 millimetri. «Mi meraviglio – osserva incredulo – come ci sia l’abitabilità. Comunque, con una piccola scossa di terremoto è certo che crollerà tutto. Ho già chiesto di andar via».
Ciro Vitiello

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Il Piccolo, 25 settembre 2010
 
LA DECISIONE COMUNICATA UFFICIALMENTE AI SINDACATI GIOVEDÌ SCORSO 
Chiude la Roto-cart, 28 operai in strada 
La fabbrica attiva al Lisert sospenderà la produzione entro la fine dell’anno

Se Eaton ed Eurogroup rimangono in bilico, la Roto-cart, che da dieci anni a Monfalcone produce fazzoletti, asciugatutto per cucina e carta igienica, ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento del Lisert con la fine dell’anno. A ritrovarsi senza lavoro nel giro di tre mesi saranno i 28 dipendenti. La società, che ha sede a Padova e possiede poco lontano un altro sito, a Piombino Dese, ha presentato la sua decisione, stando ai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, «di punto in bianco» nell’incontro che ha avuto luogo giovedì nella sede dell’Assindustria di Gorizia. La fabbrica del Lisert, creata dieci anni fa per aggredire i mercati dell’Europa centro-orientale, avrebbe in sostanza perso la propria ragione d’essere, perché produzioni analoghe sarebbero nel frattempo state avviate in Polonia e Romania, con costi decisamente più competitivi. La società, come riferisce Tiziana Cozzi, che segue il settore cartario in provincia per la Fistel-Cisl, avrebbe quindi scelto di riposizionarsi sul mercato italiano, acquistando uno stabilimento in Toscana, nella zona di Pistoia. «Nell’ambito di una strategia del genere il mantenimento del sito di Monfalcone, decentrato rispetto al territorio nazionale, diventa quindi troppo oneroso, stando alla società – afferma Tiziana Cozzi -, soprattutto per quel che riguarda i costi dei trasporti». La Roto-cart, in base a quanto emerso nell’incontro all’Assindustria, si starebbe muovendo con molta velocità. Tra un mese e mezzo dovrebbe già prendere il via lo smantellamento delle linee di produzione e il trasferimento dei macchinari nel nuovo stabilimento toscano così da chiudere del tutto Monfalcone con il 31 dicembre. Poi la Roto-cart deciderà il futuro (vendita o locazione) della struttura del Lisert, che è di sua proprietà, ma rimarrà un guscio vuoto. Per le organizzazioni sindacali, che ieri hanno tenuto un’assemblea in stabilimento con i lavoratori (la Rsu è composta da un delegato della Cgil e uno della Cisl), l’obiettivo è quello di guadagnare più tempo possibile e, soprattutto, garantire la maggior copertura possibile quanto ad ammortizzatori sociali ai dipendenti. L’assemblea di ieri è stata convocata non solo per ufficializzare la decisione della società, ma anche per sentire le esigenze dei lavoratori in vista del nuovo incontro con Roto-cart che avrà luogo lunedì pomeriggio, sempre in Assindustria a Gorizia. I sindacati non nascondono comunque il proprio fastidio per il comportamento della società, che si è presentata al tavolo a cose fatte.
Laura Blasich

Il Piccolo, 26 settembre 2010

«Salviamo i dipendenti della Roto-cart» 
Appello di Prc a sindacati e istituzioni dopo l’annuncio della chiusura della fabbrica

«Nonostante sia una realtà relativamente piccola, la Roto-cart, che chiuderà entro la fine dell’anno lasciando per strada una trentina di lavoratori, merita le stesse attenzioni di altre situazioni di crisi che hanno colpito aziende di maggiori dimensioni». Ad affermarlo è il segretario del Partito della rifondazione comunista di Monfalcone-Staranzano Emiliano Zotti, il quale ricorda come «purtroppo in questo periodo si susseguono continue notizie negative dal fronte dell’occupazione e del mondo del lavoro. Tutti i settori produttivi presenti sul nostro territorio attraversando un periodo critico, preannunciato, ma non per questo meno drammatico».
Il segretario di Rifondazione afferma poi che «in questo periodo più di altri, ogni vertenza rappresenta un caposaldo contro la deindustrializzazione del nostro territorio» e si dice convinto che ”tutte le parti sociali coinvolte – amministrazioni locali, sindacati – ne siano consapevoli e si comporteranno di conseguenza, dando ai lavoratori di questo stabilimento lo stesso supporto e le stesse opportunità offerti in precedenza ad altri». Zotti aggiunge che è del tutto evidente che, in questo diffuso stato di crisi, una delle armi più efficaci per difendere i diritti dei lavoratori è l’unità. «Per questo – prosegue – ritengo che questi stati di crisi non vengano affrontati singolarmente, ma che sia necessario alimentare una rete di solidarietà e dialogo tra settori produttivi, anche appartenenti a categorie differenti». «Noi del Prc – conclude – siamo naturalmente vicini a questi lavoratori, pronti a dar loro il nostro supporto, e ci auguriamo che questa e le altre vertenze possano risolversi positivamente».

Il Piccolo, 11 ottobre 2010 
 
Due anni di ”cassa” ai 28 della Rotocart 
Una società pronta a riutilizzare l’impianto industriale

Rotocart emigra in Toscana, ma il fabbricato utilizzato per dieci anni per produrre fazzoletti di carta e asciugatutto da cucina troverà un riutilizzo nel corso del prossimo anno. Il Consorzio per lo sviluppo industriale, nella cui area di competenza del Lisert insiste il sito produttivo, ritiene che si siano create le condizioni perchè il capannone possa essere presto nuovamente occupato. Il Csim è stato coinvolto dalla stessa Rotocart in un’operazione utile a evitare che la struttura, realizzata appunto solo dieci anni fa, rimanga vuota a lungo, esponendosi quindi al degrado e anche a una perdita di valore.
Anche il Csim non si sbilancia sui possibili riutilizzatori del capannone, come già la società nell’ultimo incontro con i sindacati in cui è stato firmato l’accordo sul ricorso alla cassa integrazione straordinaria per i 28 lavoratori impiegati a Monfalcone. La speranza è che si possa trattare di operatori dello stesso settore cartario, anche se i macchinari finora impiegati per la lavorazione di carta tissue saranno trasferiti entro la fine dell’anno in Toscana. In attesa di una riconversione, che non seguirà immediatamente la chiusura della produzione, i 28 dipendenti di Rotocart potranno contare su 12 mesi di cassa integrazione straordinaria rinnovabili per altri 12. I lavoratori saranno inoltre coinvolti in percorsi di ricollocamento, che saranno attuati ricorrendo agli strumenti messi in campo da Regione e Provincia. Sono previsti comunque anche incentivi alla mobilità volontaria.

Il Piccolo, 24 settembre 2010

COLORITA MANIFESATAZIONE IN PIAZZA DELLA REPUBBLICA 
Protesta degli studenti contro il caro-libri 
Sotto accusa anche l’aumento del prezzo degli abbonamenti degli autobus dell’Apt

Una vera e propria ”flash mob”, quella che è avvenuta improvvisamente mercoledì pomeriggio in piazza della Repubblica a Monfalcone. Ad animare la protesta, che si è svolta in maniera pacifica e anche originale, è stata l’Unione degli studenti di Monfalcone, che ha manifestato il suo dissenso sul caro libri e sul caro trasporti.
I ragazzi, travestiti da controllori dell’autobus e coperti da libri di cartone, hanno fermato i passanti, per sensibilizzarli sui problemi concreti che i giovani studenti devono affrontare per studiare nella scuola secondaria.
Il diritto allo studio al centro della manifestazione, «un diritto – è stato sottolineato – che deve poter essere garantito a tutti in condizioni di uguaglianza e con una determinazione delle spese, per sostenerlo, accessibile a chiunque».
Un momento importante, quindi, per sottolineare i continui rincari agli abbonamenti del trasporto locale dell’ Apt e contro quella che, lUnione degli studenti definisce, ”mafia delle case editrici”. Critiche anche al governo, che pur avendo fissato dei tetti di spesa, «non li fa rispettare e spesso non li sorveglia neppure».
L’Uds auspica pertanto l’emanazione di una nuova e moderna legge regionale, che vada a riformare il diritto allo studio prolungando, in tutti gli anni di corso delle superiori, e ampliando di almeno il 75% dei testi, l’offerta del comodato dei libri.
Rabbia non solo dagli studenti, ma anche da parte dei cittadini che passavano per la zona del centro, che hanno sostenuto con molta solidarietà l’iniziativa.
Quello di mercoledì pomeriggio, è stato solo uno dei primi appuntamenti in vista di un nuovo “autunno caldo”, che si prospetta difficile per la scuola italiana.
Per l’8 ottobre infatti, l’Uds della provincia di Gorizia, organizzerà nel capoluogo Isontino, un corteo di protesta per la cosiddetta Altrariforma come in altre importanti città italiane.
Salvatore Ferrara

Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
SI TEME IL MANCATO RIASSORBIMENTO 
Gli ex Ineos: Mangiarotti rispetti i patti

Gli ex dipendenti di Ineosfilms Monfalcone (ex Adriaplast) chiedono il rispetto dei patti alla Mangiarotti Spa. Preoccupati dalle affermazioni provenienti dall’azienda in merito al reperimento di personale anche dalle realtà aziendali del territorio colpite dalla crisi, come la Eurogroup e la Eaton. La questione è stata al centro di un’assemblea, l’altra sera, a Staranzano, alla quale hanno partecipato i sindaci di Monfalcone e Staranzano, Gianfranco Pizzolito e Lorenzo Presot, il consigliere provinciale Alessandro Perrone e i rappresentanti di tutti i partiti, tra cui il segretario provinciale di Prc, Alessandro Saullo, e il segretario del Partito democratico di Monfalcone, Paolo Frisenna. La ex Rsu di via Timavo, «che pur non ufficialmente continua ad essere punto di riferimento per i lavoratori ex Ineos», ha convocato la riunione in considerazione dello «sconcerto» riconducibile a quanto sostenuto dalla Mangiarotti, che ha parlato di un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. «Questo accordo, apparentemente soddisfacente – è stato sottolineato -, in realtà annulla gli impegni preesistenti nei confronti dei lavoratori ex Ineos che hanno frequentato i lunghi percorsi di riqualificazione professionale, finanziati con fondi pubblici, richiesti, tra gli altri, dalla stessa Mangiarotti che ha pure fornito indicazioni precise sul tipo di figura professionale di cui avrebbero avuto bisogno a Monfalcone». L’accordo tra la Mangiarotti e le Organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, è stato ancora evidenziato, per quanto legittimo, esclude i lavoratori ex Ineos che si trovano in mobilità, quindi licenziati a tutti gli effetti, quando non scoperti dagli ammortizzatori sociali. Volendo evitare a tutti i costi scenari di conflitto tra lavoratori delle fabbriche in crisi, il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta sono stati incaricati dall’assemblea di convocare entro 2 settimane un incontro tra le parti, Mangiarotti compresa, per riprendere il percorso che «avrebbe già dovuto condurre i lavoratori ex Ineos che hanno frequentato con profitto i corsi di riqualificazione all’assunzione presso la Mangiarotti». Ribadendo gli impegni enunciati al subentro del gruppo friulano, sarà richiesto alla Mangiarotti di farsi carico anche delle figure di impiegati amministrativi qualora la fase d’espansione che l’ha portata a Monfalcone richiedesse figure professionali specifiche.

Il Piccolo, 01 ottobre 2010

LA PROPRIETÀ HA ILLUSTRATO I SUOI PROGRAMMI PER IL SITO DI MONFALCONE 
Mangiarotti, 70 assunzioni ma solo 7 ex Ineos 
L’azienda precisa: «Non c’è alcun accordo esclusivo, cerchiamo gente superspecializzata»

di LAURA BORSANI

Una settantina di lavoratori altamente specializzati. Tanto per cominciare, ai fini dell’apertura del sito in via Timavo della Mangiarotti Spa che si prepara a mettere in campo, nell’ambito di 40mila metri quadrati di superficie acquisita e già in stato avanzato di realizzazione, la produzione di componenti per le centrali nucleari. Ma per i lavoratori dell’ex Ineos la ricerca dell’azienda si è fermata sette dipendenti. Per gli altri, si ipotizza almeno una quarantina, resta l’incertezza (tre avevano già rinunciato).
EX INEOS. Il reperimento di maestranze adeguate alle esigenze della società che intende avviare l’attività nel secondo semestre del 2011, è tutt’altro che semplice e scontato. Tanto da aver sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali provinciali, Fim, Fiom e Uilm, che permetta entro tempi ragionevoli di acquisire e preparare la forza lavoro necessaria. Perchè la Mangiarotti Spa su questo punto è chiara: «Non abbiamo preclusioni di sorta ai fini delle assunzioni. Cerchiamo personale dotato di una specializzazione spinta. Non abbiamo pertanto sottoscritto alcuna intesa esclusiva». Lo sottolineano i proprietari della società, che annovera le sedi di Sedegliano e di Milano, Tarcisio Pio Testa e Paolo Di Salvio, assieme al direttore generale, Davide Vanin. Il riferimento è evidente: con i lavoratori dell’ex Ineos non c’è alcun impegno prestabilito, attenendosi invece ad una ricerca che tiene conto solo dell’istanza professionale. I dirigenti dicono di più: «A suo tempo – spiega Testa – la Provincia di Gorizia ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione professionale per i quali la nostra società ha garantito un supporto di consulenza gratuito. Ma il risultato, ad oggi, è stato ampiamente negativo. Abbiamo comunque già assunto alcuni lavoratori dell’ex Ineos, altri ancora hanno rinunciato. Le nostre esigenze sono quelle di reperire in tempi brevi personale adeguato».
AZIENDE IN CRISI. Da qui il recente accordo formalizzato tra la società e le organizzazioni sindacali, che «va nella direzione di un unico obiettivo – sottolineano i dirigenti -, perseguito fin dall’inizio, quando la società nel settembre 2008, comunicò il suo arrivo a Monfalcone: assumere personale in grado di garantire una produzione ad elevato contenuto tecnologico». Il rigore è tale, da sottoporre i dipendenti non solo ad un monitoraggio costante, ma anche ad una semestrale verifica di certificazione ai fini del mantenimento delle performance professionali. Un’operazione ad ampio raggio, il reperimento di lavoratori. A partire da quelli delle aziende in crisi, come Eurogroup e Eaton, per i quali è stata ravvisata una tipologia professionale compatibile. Ma le prospettive sono altre, volendo attingere personale laureato dagli atenei e diplomati preparati negli istituti del territorio. Testa osserva: «Abbiamo acquisito il terreno in via Timavo 59 poichè garantisce lo sbocco a mare e un pescaggio adeguato. Oltre ad un investimento importante, puntiamo su un’occupazione che riteniamo necessariamente qualificata, non potendo accettare richieste indistinte». La società s’è rivolta al Centro per l’impiego di Monfalcone per l’assunzione di 45 persone. La ricerca guarda anche ad una quindicina di figure di livello medio-alto. «Questi – concludono i dirigenti – sono i patti con il territorio, in collaborazione con i sindacati, gli Uffici del lavoro e la Provincia».
I SINDACATI. Dai sindacati giungono le conferme: «Fermo restando la solidarietà ai lavoratori dell’ex Ineos, con i quali rimaniamo disponibili ad un incontro – hanno osservato i segretari provinciali di Fiom e Fim, Thomas Casotto e Gianpiero Turus -, e che i lavoratori sono tutti uguali avendo diritto ad ogni sostegno possibile, l’accordo formalizzato è inequivocabile: verificare possibili assunzioni tra i lavoratori di Eurogroup e Eaton risultati più consoni alla tipologia produttiva richiesta, ma senza escludere altre aziende. Quanto all’aspetto formativo, riteniamo che le istituzioni regionali non abbiano fatto abbastanza per garantire adeguati percorsi di riqualificazione finalizzati al reintegro lavorativo. L’accordo vuole tutelare l’occupazione senza alcuna esclusione. Se qualcuno ha voluto cogliervi una mancata promessa, se ne assumerà le responsabilità».

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA EVITA POLEMICHE 
Gherghetta ora vuole mediare: «Un tavolo con azienda e sindacati»
«Se è vero che i corsi non hanno funzionato almeno ce lo dicano»

Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, non intende fare alcuna polemica volendo piuttosto ricercare le soluzioni migliori: «Certo – osserva -, non abbiamo siglato formalmente alcuna intesa per gli ex lavoratori dell’Ineos, ma la società aveva a suo tempo espresso la disponibilità a prendere in considerazione quanti avrebbero partecipato ai corsi di formazione sostenuti dalla Provincia e richiesti dalla stessa Mangiarotti».
Il presidente, evidenziando il momento critico per l’occupazione sul territorio e nel rispetto delle difficoltà dei lavoratori e delle loro famiglie, ritiene necessaria, come già proposto dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, la convocazione di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che intende organizzare a breve in Provincia a Gorizia.
Gherghetta pertanto argomenta: «Ritengo sia opportuno fare il punto della situazione e chiarire la questione. Mi chiedo perchè sono stati eseguiti i corsi di formazione, se la Mangiarotti ora sostiene che non hanno prodotto i risultati auspicati. Per questo intendo convocare il tavolo di confronto».
Il presidente aggiunge: «Quando si parla di occupazione e di crisi economica, lo spirito delle istituzioni pubbliche, e in questo caso della Provincia, deve essere necessariamente quello di tutelare e sostenere prima di tutto i lavoratori del proprio territorio. Lavoratori che vanno considerati sullo stesso piano, evitando distinzioni tra maestranze di serie A e maestranze di serie B. In questo senso – continua Gherghetta – la Provincia cerca di affrontare al meglio il problema dei posti di lavoro. L’impegno resta improntato in questa direzione, a salvaguardia del tessuto sociale».
Gherghetta quindi conclude: «Abbiamo seguito e seguiamo quotidianamente i lavoratori dell’ex Ineos, che rappresentano la situazione più pesante sotto il profilo dell’impatto sociale, ma ne stiamo seguendo e ne seguiremo anche altri che potranno essere colpiti dalla crisi».

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
TRATTATIVE IN CORSO CON IL LIQUIDATORE. TEMPO FINO A DICEMBRE 
Tads Metals vuole acquistare Eurogroup

C’è un acquirente per lo stabilimento di Eurogroup di Monfalcone, nato una decina d’anni fa per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri ed entrato in crisi lo scorso anno proprio a causa della riduzione degli ordini legati al colosso della cantieristica. Si tratta di Tad Metals, società della famiglia Agarini, sbarcata nel 2009 in regione per creare un hub logistico a Trieste e un centro per la lavorazione dell’acciaio inox in Friuli Venezia Giulia. Le trattative con il liquidatore di Eurogroup, che corrisponde alla proprietà, sono in corso. Un incontro decisivo è atteso entro la metà della prossima settimana. Dall’esito della trattativa dipende il futuro di 85 lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso marzo, e delle loro famiglie. Unicredit, istituto bancario di riferimento per Eurogroup, ha deciso di concedere ancora fiducia alla società. Unicredit ha posto però come termine la fine di dicembre: se nel giro di meno di due mesi non sarà definito il futuro dello stabilimento, la fiducia verrà meno ed Eurogroup dovrà avviare la procedura di fallimento. In ogni caso la cassa integrazione straordinaria si concluderà a marzo per i lavoratori, il cui rischio è quello di finire comunque in mobilità, perché i tempi sono molti stretti e il periodo di transizione tra Eurogroup e Tad Metals potrebbe non essere così immediato. Ecco perché ieri i rappresentanti delle segreterie provinciali di Fiom e Uilm, Rsu e lavoratori hanno voluto incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Il progetto di Tad Metals Friuli, compartecipata da Friulia, sarebbe quello di importare acciaio coreano – ha spiegato ieri Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – in parte per rivenderlo sul mercato italiano in parte per lavorarlo nello stabilimento del Lisert, sfruttando quindi la vicinanza al porto». Il piano industriale di Tad Metals garantirebbe però occupazione solo a una cinquantina dell’ottantina di lavoratori di Eurogroup. «Al momento si tratta comunque dell’opzione migliore – ha aggiunto Baldassi -, dopo che i contatti con una grande multinazionale indiana sono evaporati. L’altro soggetto interessato al sito era un operatore della logistica spagnolo che avrebbe reimpiegato solo una decina di persone». In vista dell’incontro, nodale, della prossima settimana i sindacati e i lavoratori hanno chiesto il supporto delle istituzioni. Il sindaco ieri si è immediatamente attivato per un primo incontro con la Provincia, dando la propria disponibilità a creare anche un contatto con la prefettura, se si rivelasse necessario. «Purtroppo la crisi di Eurogroup è frutto delle scelte produttive effettuate da Fincantieri – ha detto il sindaco – e sulle quali bisogna iniziare a riflettere, per gli impatti sociali che producono, ma non solo. Mi chiedo se l’attuale politica di esternalizzazione produca a lungo termine i risultati di qualità e competitività utili alla stessa società».

Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
OGGI LA FIRMA DELLA CONVENZIONE 
Pannelli fotovoltaici, accordo allargato Provincia-banche

Oggi alle 15.30, nella sala della Giunta provinciale, il presidente Enrico Gherghetta e il vicepresidente vicario della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Friuli Venezia Giulia, Roberto Tonca, firmeranno la convezione che sancirà la collaborazione per il progetto ”Go Elios Family”: convenzione della quale abbiamo parlato diffusamente anche nei giorni scorsi.
Sarà presente anche l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. Dopo la collaborazione con la Banca di Cividale, la Provincia intende dunque estendere la partnership anche alla federazione delle Bcc, incentivando ulteriormente l’installazione e la messa in opera di impianti fotovoltaici domestici sul territorio provinciale.
«Beneficiare di energia pulita senza spendere un euro», è lo slogan coniato da Gherghetta. È Go Elios Family, progetto della Provincia di Gorizia in collaborazione con la Banca di Cividale e, ora, anche con la federazione delle Bcc. Un’iniziativa unica in Italia, che consente a ogni famiglia dell’isontino di installare sul tetto di casa un pannello fotovoltaico da 3 kiloWatt, di avvalersi dell’energia prodotta e di un contributo di 300 euro a fondo perduto erogato dalla Provincia. Il tutto a costo zero per il cittadino.
La potenza nominale degli impianti sarà, per l’appunto, di 3 kilowatt e l’importo massimo finanziabile è rispettivamente di 15.320 euro per gli impianti integrati nella struttura abitativa e di 14.180 per quelli parzialmente integrati. La durata massima del finanziamento è di vent’anni. Da ricordare che le ditte che si occuperanno dei lavori saranno chiamate a rispettare una nota tecnica standardizzata. I montaggi eccessivamente difficoltosi (per via delle caratteristiche strutturali dell’immobile) o la necessità di adeguamenti strutturali per il supporto dei pannelli non sono ricompresi e saranno a carico del proprietario dell’abitazione. Sul sito internet della Provincia sono disponibili tutte le informazioni del caso, che possono essere richieste anche agli uffici dell’ente, in corso Italia, a Gorizia.

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