Il Piccolo, 01 settembre 2010
 
CAUSA PILOTA. L’ASGI: «VIVE IN CITTÀ DA 11 ANNI E MERITA GLI STESSI DIRITTI» 
Gli negano il bonus per il terzo figlio Kosovaro denuncia Comune e Inps

di GIOVANNI TOMASIN

Vive in Italia da più di dieci anni, il suo terzo figlio è nato a Gorizia, eppure il Comune gli nega il bonus da mille euro per il terzo figlio. Protagonista della vicenda è un cittadino kosovaro residente a Monfalcone, che per ottenere il contributo ha avviato una causa contro Inps e Comune, rispettivamente ente pagante ed ente erogatore del bonus, secondo quanto stabilito dalla legge.
A occuparsene è l’avvocato milanese Alberto Guariso, membro dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. L’Asgi è infatti promotrice della causa assieme all’interessato. Guariso era ieri a Gorizia per la prima udienza del processo: «Si tratta a tutti gli effetti di una causa pilota – spiega l’avvocato -: ciò che il giudice deciderà in questo caso farà da guida ai tanti casi analoghi che si stanno verificando in Italia». La legge sul bonus per il terzo figlio, risalente al 1998, stabilisce che il beneficio sia riservato soltanto ai cittadini italiani, e per questo motivo il bonus è stato negato al cittadino kosovaro: «Ma quella norma è ormai sorpassata da una direttiva comunitaria – spiega l’avvocato -. Bruxelles ha stabilito che gli immigrati di lunga residenza debbano avere gli stessi diritti dei cittadini. Il mio cliente, nella fattispecie, è detentore di carta di soggiorno, e vive stabilmente in Italia dal 1999. Lavora qui addirittura dal 1996».
La famiglia kosovara, insomma, possiede tutti i requisiti per essere considerata ”di lunga residenza”, e quindi meritevole del bonus: «Se vogliamo è una piccola controversia – dice Guariso -, ma è esemplificativa della differenza di trattamento generalizzata che viene applicata a italiani e stranieri». Il divario è provocato dalla confusione delle norme italiane in materia di immigrazione, che spesso creano casi paradossali come quello del kosovaro: «I suoi primi due figli hanno lasciato il Kosovo giovanissimi – dice l’avvocato -, e la terza è addirittura nata in Italia. Si sentono italiani a tutto tondo, eppure per lo Stato sono cittadini stranieri e non meritano gli stessi diritti degli italiani».
Secondo Guariso è prematuro parlare degli esiti della causa: «Il giudice ha rinviato al 30 settembre – spiega l’avvocato -, ma ha preso seriamente in considerazione le nostre osservazioni. Se la causa dovesse andare come speriamo, costituirebbe un precedente prezioso».

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