Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
SI TEME IL MANCATO RIASSORBIMENTO 
Gli ex Ineos: Mangiarotti rispetti i patti

Gli ex dipendenti di Ineosfilms Monfalcone (ex Adriaplast) chiedono il rispetto dei patti alla Mangiarotti Spa. Preoccupati dalle affermazioni provenienti dall’azienda in merito al reperimento di personale anche dalle realtà aziendali del territorio colpite dalla crisi, come la Eurogroup e la Eaton. La questione è stata al centro di un’assemblea, l’altra sera, a Staranzano, alla quale hanno partecipato i sindaci di Monfalcone e Staranzano, Gianfranco Pizzolito e Lorenzo Presot, il consigliere provinciale Alessandro Perrone e i rappresentanti di tutti i partiti, tra cui il segretario provinciale di Prc, Alessandro Saullo, e il segretario del Partito democratico di Monfalcone, Paolo Frisenna. La ex Rsu di via Timavo, «che pur non ufficialmente continua ad essere punto di riferimento per i lavoratori ex Ineos», ha convocato la riunione in considerazione dello «sconcerto» riconducibile a quanto sostenuto dalla Mangiarotti, che ha parlato di un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. «Questo accordo, apparentemente soddisfacente – è stato sottolineato -, in realtà annulla gli impegni preesistenti nei confronti dei lavoratori ex Ineos che hanno frequentato i lunghi percorsi di riqualificazione professionale, finanziati con fondi pubblici, richiesti, tra gli altri, dalla stessa Mangiarotti che ha pure fornito indicazioni precise sul tipo di figura professionale di cui avrebbero avuto bisogno a Monfalcone». L’accordo tra la Mangiarotti e le Organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, è stato ancora evidenziato, per quanto legittimo, esclude i lavoratori ex Ineos che si trovano in mobilità, quindi licenziati a tutti gli effetti, quando non scoperti dagli ammortizzatori sociali. Volendo evitare a tutti i costi scenari di conflitto tra lavoratori delle fabbriche in crisi, il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta sono stati incaricati dall’assemblea di convocare entro 2 settimane un incontro tra le parti, Mangiarotti compresa, per riprendere il percorso che «avrebbe già dovuto condurre i lavoratori ex Ineos che hanno frequentato con profitto i corsi di riqualificazione all’assunzione presso la Mangiarotti». Ribadendo gli impegni enunciati al subentro del gruppo friulano, sarà richiesto alla Mangiarotti di farsi carico anche delle figure di impiegati amministrativi qualora la fase d’espansione che l’ha portata a Monfalcone richiedesse figure professionali specifiche.

Il Piccolo, 01 ottobre 2010

LA PROPRIETÀ HA ILLUSTRATO I SUOI PROGRAMMI PER IL SITO DI MONFALCONE 
Mangiarotti, 70 assunzioni ma solo 7 ex Ineos 
L’azienda precisa: «Non c’è alcun accordo esclusivo, cerchiamo gente superspecializzata»

di LAURA BORSANI

Una settantina di lavoratori altamente specializzati. Tanto per cominciare, ai fini dell’apertura del sito in via Timavo della Mangiarotti Spa che si prepara a mettere in campo, nell’ambito di 40mila metri quadrati di superficie acquisita e già in stato avanzato di realizzazione, la produzione di componenti per le centrali nucleari. Ma per i lavoratori dell’ex Ineos la ricerca dell’azienda si è fermata sette dipendenti. Per gli altri, si ipotizza almeno una quarantina, resta l’incertezza (tre avevano già rinunciato).
EX INEOS. Il reperimento di maestranze adeguate alle esigenze della società che intende avviare l’attività nel secondo semestre del 2011, è tutt’altro che semplice e scontato. Tanto da aver sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali provinciali, Fim, Fiom e Uilm, che permetta entro tempi ragionevoli di acquisire e preparare la forza lavoro necessaria. Perchè la Mangiarotti Spa su questo punto è chiara: «Non abbiamo preclusioni di sorta ai fini delle assunzioni. Cerchiamo personale dotato di una specializzazione spinta. Non abbiamo pertanto sottoscritto alcuna intesa esclusiva». Lo sottolineano i proprietari della società, che annovera le sedi di Sedegliano e di Milano, Tarcisio Pio Testa e Paolo Di Salvio, assieme al direttore generale, Davide Vanin. Il riferimento è evidente: con i lavoratori dell’ex Ineos non c’è alcun impegno prestabilito, attenendosi invece ad una ricerca che tiene conto solo dell’istanza professionale. I dirigenti dicono di più: «A suo tempo – spiega Testa – la Provincia di Gorizia ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione professionale per i quali la nostra società ha garantito un supporto di consulenza gratuito. Ma il risultato, ad oggi, è stato ampiamente negativo. Abbiamo comunque già assunto alcuni lavoratori dell’ex Ineos, altri ancora hanno rinunciato. Le nostre esigenze sono quelle di reperire in tempi brevi personale adeguato».
AZIENDE IN CRISI. Da qui il recente accordo formalizzato tra la società e le organizzazioni sindacali, che «va nella direzione di un unico obiettivo – sottolineano i dirigenti -, perseguito fin dall’inizio, quando la società nel settembre 2008, comunicò il suo arrivo a Monfalcone: assumere personale in grado di garantire una produzione ad elevato contenuto tecnologico». Il rigore è tale, da sottoporre i dipendenti non solo ad un monitoraggio costante, ma anche ad una semestrale verifica di certificazione ai fini del mantenimento delle performance professionali. Un’operazione ad ampio raggio, il reperimento di lavoratori. A partire da quelli delle aziende in crisi, come Eurogroup e Eaton, per i quali è stata ravvisata una tipologia professionale compatibile. Ma le prospettive sono altre, volendo attingere personale laureato dagli atenei e diplomati preparati negli istituti del territorio. Testa osserva: «Abbiamo acquisito il terreno in via Timavo 59 poichè garantisce lo sbocco a mare e un pescaggio adeguato. Oltre ad un investimento importante, puntiamo su un’occupazione che riteniamo necessariamente qualificata, non potendo accettare richieste indistinte». La società s’è rivolta al Centro per l’impiego di Monfalcone per l’assunzione di 45 persone. La ricerca guarda anche ad una quindicina di figure di livello medio-alto. «Questi – concludono i dirigenti – sono i patti con il territorio, in collaborazione con i sindacati, gli Uffici del lavoro e la Provincia».
I SINDACATI. Dai sindacati giungono le conferme: «Fermo restando la solidarietà ai lavoratori dell’ex Ineos, con i quali rimaniamo disponibili ad un incontro – hanno osservato i segretari provinciali di Fiom e Fim, Thomas Casotto e Gianpiero Turus -, e che i lavoratori sono tutti uguali avendo diritto ad ogni sostegno possibile, l’accordo formalizzato è inequivocabile: verificare possibili assunzioni tra i lavoratori di Eurogroup e Eaton risultati più consoni alla tipologia produttiva richiesta, ma senza escludere altre aziende. Quanto all’aspetto formativo, riteniamo che le istituzioni regionali non abbiano fatto abbastanza per garantire adeguati percorsi di riqualificazione finalizzati al reintegro lavorativo. L’accordo vuole tutelare l’occupazione senza alcuna esclusione. Se qualcuno ha voluto cogliervi una mancata promessa, se ne assumerà le responsabilità».

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA EVITA POLEMICHE 
Gherghetta ora vuole mediare: «Un tavolo con azienda e sindacati»
«Se è vero che i corsi non hanno funzionato almeno ce lo dicano»

Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, non intende fare alcuna polemica volendo piuttosto ricercare le soluzioni migliori: «Certo – osserva -, non abbiamo siglato formalmente alcuna intesa per gli ex lavoratori dell’Ineos, ma la società aveva a suo tempo espresso la disponibilità a prendere in considerazione quanti avrebbero partecipato ai corsi di formazione sostenuti dalla Provincia e richiesti dalla stessa Mangiarotti».
Il presidente, evidenziando il momento critico per l’occupazione sul territorio e nel rispetto delle difficoltà dei lavoratori e delle loro famiglie, ritiene necessaria, come già proposto dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, la convocazione di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che intende organizzare a breve in Provincia a Gorizia.
Gherghetta pertanto argomenta: «Ritengo sia opportuno fare il punto della situazione e chiarire la questione. Mi chiedo perchè sono stati eseguiti i corsi di formazione, se la Mangiarotti ora sostiene che non hanno prodotto i risultati auspicati. Per questo intendo convocare il tavolo di confronto».
Il presidente aggiunge: «Quando si parla di occupazione e di crisi economica, lo spirito delle istituzioni pubbliche, e in questo caso della Provincia, deve essere necessariamente quello di tutelare e sostenere prima di tutto i lavoratori del proprio territorio. Lavoratori che vanno considerati sullo stesso piano, evitando distinzioni tra maestranze di serie A e maestranze di serie B. In questo senso – continua Gherghetta – la Provincia cerca di affrontare al meglio il problema dei posti di lavoro. L’impegno resta improntato in questa direzione, a salvaguardia del tessuto sociale».
Gherghetta quindi conclude: «Abbiamo seguito e seguiamo quotidianamente i lavoratori dell’ex Ineos, che rappresentano la situazione più pesante sotto il profilo dell’impatto sociale, ma ne stiamo seguendo e ne seguiremo anche altri che potranno essere colpiti dalla crisi».

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
TRATTATIVE IN CORSO CON IL LIQUIDATORE. TEMPO FINO A DICEMBRE 
Tads Metals vuole acquistare Eurogroup

C’è un acquirente per lo stabilimento di Eurogroup di Monfalcone, nato una decina d’anni fa per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri ed entrato in crisi lo scorso anno proprio a causa della riduzione degli ordini legati al colosso della cantieristica. Si tratta di Tad Metals, società della famiglia Agarini, sbarcata nel 2009 in regione per creare un hub logistico a Trieste e un centro per la lavorazione dell’acciaio inox in Friuli Venezia Giulia. Le trattative con il liquidatore di Eurogroup, che corrisponde alla proprietà, sono in corso. Un incontro decisivo è atteso entro la metà della prossima settimana. Dall’esito della trattativa dipende il futuro di 85 lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso marzo, e delle loro famiglie. Unicredit, istituto bancario di riferimento per Eurogroup, ha deciso di concedere ancora fiducia alla società. Unicredit ha posto però come termine la fine di dicembre: se nel giro di meno di due mesi non sarà definito il futuro dello stabilimento, la fiducia verrà meno ed Eurogroup dovrà avviare la procedura di fallimento. In ogni caso la cassa integrazione straordinaria si concluderà a marzo per i lavoratori, il cui rischio è quello di finire comunque in mobilità, perché i tempi sono molti stretti e il periodo di transizione tra Eurogroup e Tad Metals potrebbe non essere così immediato. Ecco perché ieri i rappresentanti delle segreterie provinciali di Fiom e Uilm, Rsu e lavoratori hanno voluto incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Il progetto di Tad Metals Friuli, compartecipata da Friulia, sarebbe quello di importare acciaio coreano – ha spiegato ieri Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – in parte per rivenderlo sul mercato italiano in parte per lavorarlo nello stabilimento del Lisert, sfruttando quindi la vicinanza al porto». Il piano industriale di Tad Metals garantirebbe però occupazione solo a una cinquantina dell’ottantina di lavoratori di Eurogroup. «Al momento si tratta comunque dell’opzione migliore – ha aggiunto Baldassi -, dopo che i contatti con una grande multinazionale indiana sono evaporati. L’altro soggetto interessato al sito era un operatore della logistica spagnolo che avrebbe reimpiegato solo una decina di persone». In vista dell’incontro, nodale, della prossima settimana i sindacati e i lavoratori hanno chiesto il supporto delle istituzioni. Il sindaco ieri si è immediatamente attivato per un primo incontro con la Provincia, dando la propria disponibilità a creare anche un contatto con la prefettura, se si rivelasse necessario. «Purtroppo la crisi di Eurogroup è frutto delle scelte produttive effettuate da Fincantieri – ha detto il sindaco – e sulle quali bisogna iniziare a riflettere, per gli impatti sociali che producono, ma non solo. Mi chiedo se l’attuale politica di esternalizzazione produca a lungo termine i risultati di qualità e competitività utili alla stessa società».

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