Il Piccolo, 25 settembre 2010
 
LA DECISIONE COMUNICATA UFFICIALMENTE AI SINDACATI GIOVEDÌ SCORSO 
Chiude la Roto-cart, 28 operai in strada 
La fabbrica attiva al Lisert sospenderà la produzione entro la fine dell’anno

Se Eaton ed Eurogroup rimangono in bilico, la Roto-cart, che da dieci anni a Monfalcone produce fazzoletti, asciugatutto per cucina e carta igienica, ha annunciato di voler chiudere lo stabilimento del Lisert con la fine dell’anno. A ritrovarsi senza lavoro nel giro di tre mesi saranno i 28 dipendenti. La società, che ha sede a Padova e possiede poco lontano un altro sito, a Piombino Dese, ha presentato la sua decisione, stando ai sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil, «di punto in bianco» nell’incontro che ha avuto luogo giovedì nella sede dell’Assindustria di Gorizia. La fabbrica del Lisert, creata dieci anni fa per aggredire i mercati dell’Europa centro-orientale, avrebbe in sostanza perso la propria ragione d’essere, perché produzioni analoghe sarebbero nel frattempo state avviate in Polonia e Romania, con costi decisamente più competitivi. La società, come riferisce Tiziana Cozzi, che segue il settore cartario in provincia per la Fistel-Cisl, avrebbe quindi scelto di riposizionarsi sul mercato italiano, acquistando uno stabilimento in Toscana, nella zona di Pistoia. «Nell’ambito di una strategia del genere il mantenimento del sito di Monfalcone, decentrato rispetto al territorio nazionale, diventa quindi troppo oneroso, stando alla società – afferma Tiziana Cozzi -, soprattutto per quel che riguarda i costi dei trasporti». La Roto-cart, in base a quanto emerso nell’incontro all’Assindustria, si starebbe muovendo con molta velocità. Tra un mese e mezzo dovrebbe già prendere il via lo smantellamento delle linee di produzione e il trasferimento dei macchinari nel nuovo stabilimento toscano così da chiudere del tutto Monfalcone con il 31 dicembre. Poi la Roto-cart deciderà il futuro (vendita o locazione) della struttura del Lisert, che è di sua proprietà, ma rimarrà un guscio vuoto. Per le organizzazioni sindacali, che ieri hanno tenuto un’assemblea in stabilimento con i lavoratori (la Rsu è composta da un delegato della Cgil e uno della Cisl), l’obiettivo è quello di guadagnare più tempo possibile e, soprattutto, garantire la maggior copertura possibile quanto ad ammortizzatori sociali ai dipendenti. L’assemblea di ieri è stata convocata non solo per ufficializzare la decisione della società, ma anche per sentire le esigenze dei lavoratori in vista del nuovo incontro con Roto-cart che avrà luogo lunedì pomeriggio, sempre in Assindustria a Gorizia. I sindacati non nascondono comunque il proprio fastidio per il comportamento della società, che si è presentata al tavolo a cose fatte.
Laura Blasich

Il Piccolo, 26 settembre 2010

«Salviamo i dipendenti della Roto-cart» 
Appello di Prc a sindacati e istituzioni dopo l’annuncio della chiusura della fabbrica

«Nonostante sia una realtà relativamente piccola, la Roto-cart, che chiuderà entro la fine dell’anno lasciando per strada una trentina di lavoratori, merita le stesse attenzioni di altre situazioni di crisi che hanno colpito aziende di maggiori dimensioni». Ad affermarlo è il segretario del Partito della rifondazione comunista di Monfalcone-Staranzano Emiliano Zotti, il quale ricorda come «purtroppo in questo periodo si susseguono continue notizie negative dal fronte dell’occupazione e del mondo del lavoro. Tutti i settori produttivi presenti sul nostro territorio attraversando un periodo critico, preannunciato, ma non per questo meno drammatico».
Il segretario di Rifondazione afferma poi che «in questo periodo più di altri, ogni vertenza rappresenta un caposaldo contro la deindustrializzazione del nostro territorio» e si dice convinto che ”tutte le parti sociali coinvolte – amministrazioni locali, sindacati – ne siano consapevoli e si comporteranno di conseguenza, dando ai lavoratori di questo stabilimento lo stesso supporto e le stesse opportunità offerti in precedenza ad altri». Zotti aggiunge che è del tutto evidente che, in questo diffuso stato di crisi, una delle armi più efficaci per difendere i diritti dei lavoratori è l’unità. «Per questo – prosegue – ritengo che questi stati di crisi non vengano affrontati singolarmente, ma che sia necessario alimentare una rete di solidarietà e dialogo tra settori produttivi, anche appartenenti a categorie differenti». «Noi del Prc – conclude – siamo naturalmente vicini a questi lavoratori, pronti a dar loro il nostro supporto, e ci auguriamo che questa e le altre vertenze possano risolversi positivamente».

Il Piccolo, 11 ottobre 2010 
 
Due anni di ”cassa” ai 28 della Rotocart 
Una società pronta a riutilizzare l’impianto industriale

Rotocart emigra in Toscana, ma il fabbricato utilizzato per dieci anni per produrre fazzoletti di carta e asciugatutto da cucina troverà un riutilizzo nel corso del prossimo anno. Il Consorzio per lo sviluppo industriale, nella cui area di competenza del Lisert insiste il sito produttivo, ritiene che si siano create le condizioni perchè il capannone possa essere presto nuovamente occupato. Il Csim è stato coinvolto dalla stessa Rotocart in un’operazione utile a evitare che la struttura, realizzata appunto solo dieci anni fa, rimanga vuota a lungo, esponendosi quindi al degrado e anche a una perdita di valore.
Anche il Csim non si sbilancia sui possibili riutilizzatori del capannone, come già la società nell’ultimo incontro con i sindacati in cui è stato firmato l’accordo sul ricorso alla cassa integrazione straordinaria per i 28 lavoratori impiegati a Monfalcone. La speranza è che si possa trattare di operatori dello stesso settore cartario, anche se i macchinari finora impiegati per la lavorazione di carta tissue saranno trasferiti entro la fine dell’anno in Toscana. In attesa di una riconversione, che non seguirà immediatamente la chiusura della produzione, i 28 dipendenti di Rotocart potranno contare su 12 mesi di cassa integrazione straordinaria rinnovabili per altri 12. I lavoratori saranno inoltre coinvolti in percorsi di ricollocamento, che saranno attuati ricorrendo agli strumenti messi in campo da Regione e Provincia. Sono previsti comunque anche incentivi alla mobilità volontaria.