Il Piccolo, 30 novembre 2010a 
 
OLTRE ALLE AREE RICCHE IL FENOMENO COLPISCE ANCHE LE ZONE DI CONFINE 
Danaro sporco, terzi in Italia per riciclaggio 
La provincia di Gorizia viene dopo Genova e Foggia secondo un’indagine dell’Associazione funzionari di polizia

di NICOLA COMELLI

Isontino terra d’investimento per la criminalità organizzata. I dati raccolti ed elaborati dall’Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp), e rilanciati ieri da ”Il Sole 24 Ore”, non lasciano spazio ad interpretazioni. Perché la provincia di Gorizia, con riferimento agli ultimi cinque anni, è al terzo posto in Italia per numero di reati di riciclaggio di denaro sporco. Lo ripetiamo: al terzo posto in Italia. Con 29,4 delitti ogni 100mila abitanti. Una cifra enorme, specie se si va a guardare la media nazionale, che non supera quota 10 (ogni anno, mediamente, si contano 2mila denunce di questo tipo – il reato è quello previsto dall’articolo 648 bis del Codice penale, in base al quale s’incrimina chiunque “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo”). Genova, che guida la classifica, con 42,2 reati per riciclaggio ogni 100mila abitanti, è distantissima. Ma si tratta di una magra consolazione. Il capoluogo isontino, così come quello ligure, non è l’unico del Nord interessato da questo fenomeno. Nelle prime 15 posizioni della classifica, ad esempio, ci sono anche Udine e Trieste (rispettivamente al 5° e al 14° posto, fa eccezione Pordenone, per sua fortuna: 98esima); ma anche Cremona e Imperia. Oltre a diverse città del Centro, come Pescara e Arezzo. Certo, non mancano aree dove la presenza della criminalità organizzata è forte, come Caserta, Napoli, Reggio Calabria e Catania.
Ma, per l’appunto, resta il fatto che sono significativi i proventi di natura illecita che finiscono nell’Isontino. La materia è di stretta competenza della Direzione distrttuale antimafia di Trieste. Ma ciò non toglie che ieri mattina, così si dice, i dati riportati da ”Il Sole 24 Ore” siano stati attentamente esaminati al terzo piano del palazzo di Giustizia goriziano, dove si trovano gli uffici della Procura della Repubblica, guidata dalla dottoressa Caterina Ajello. Ciò che colpisce, in particolare, è il fatto che ai primi posti della classifica ci siano territori dove i reati di natura associativa e\o di stampo mafioso – specie quelli del Nord Italia – siano pochissimi, se non addirittura nulli. Segno inequivocabile che la criminalità organizzata ormai si muove con grande agilità e disinvoltura su tutto il territorio nazionale: al Sud macina ricavi; al Centro-Nord li reimpeiga e li reinveste, sfruttando a proprio vantaggio il maggiore dinamismo del tessuto economico della parte settentrionale e centrale della Penisola, con particolare riguardo ai territori di confine come la Venezia Giulia e il Ponente Ligure. Nei giorni scorsi hanno destato grande scalpore le parole di Roberto Saviano che, dagli schermi di Rai Tre, ha parlato delle pesanti infiltrazioni in Lombardia delle ‘ndrine calabresi, parole che hanno fatto andare su tutte le furie il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. I dati raccolti dall’Anfp confermano che il fenomeno non solo esiste, ma è anche molto più ampio, e interessa da vicino la regione.
Gorizia in testa. La presenza di persone legate, direttamente o indirettamente, alle mafie nell’Isontino non è comunque una novità. E’ emersa periodicamente. Basterà ricordare la famosa operazione Torre Annunziata, coordinata proprio dalla Dda di Trieste, che ormai più di sei anni fa portò sul banco degli imputati undici persone (26 quelle che all’epoca finirono in manette). In quell’occasione gli inquirenti si mossero lungo l’asse Castellamare-Monfalcone, riuscendo ad individuare e contrastare quello che venne definito “un chiaro tentativo di insediamento camorristico nell’Isontino”. Non l’unico, evidentemente.

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