Il Piccolo, 23 dicembre 2010a 
 
CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO 
Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup 
La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria

di LAURA BLASICH

Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un’acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l’avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L’esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l’incontro, nonostante la pioggia battente. Nell’assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L’obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell’avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c’è, però, nulla di certo».
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell’arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L’azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c’era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.
 
CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257 
Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011

Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d’automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L’unica per ora consiste nel prolungamento dell’attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E’ quanto la società ha annunciato ieri nell’incontro all’Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell’autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest’anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all’utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell’inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell’auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall’azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti – hanno affermato dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell’instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall’inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)

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