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Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
Undici alloggi recuperati dai cittadini 
Piano-pilota in via Valentinis: tra 10 giorni il bando per partecipare

Sarà pubblicato entro una decina di giorni il bando per la partecipazione al progetto di autorecupero di 11 alloggi, ora di proprietà comunale, nella palazzina di via Valentinis 88. Il traguardo è stato raggiunto dall’assessorato alle Politiche sociali, dopo un percorso non facile, anche perchè pressochè inedito in Italia. A dire però se il progetto avrà colto nel segno in una città a forte tensione abitativa sarà ora proprio l’adesione al bando, che come requisito di fondo chiede soprattutto una forte motivazione.
I vincitori del bando dovranno costituirsi in cooperativa, acquistare l’immobile dal Comune (il cui valore non è comunque quello di “mercato”) e i materiali per la ristrutturazione, accordarsi sul progetto definitivo e poi lavorare tutti assieme, mettendo a disposizione un minimo monte ore settimanale per l’organizzazione del cantiere. «Il punto di forza sta appunto nel prezzo di vendita dell’immobile e quindi nella possibilità di accedere a un alloggio altrimenti irragiungibile – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, ma anche nell’affiancamento di un facilitatore e di personale tecnico qualificato. Il costo della manodopera poi non c’è». Per illustrare il progetto, curato dall’associazione Kallipolis e sostenuto dall’Ater, e chiarire i contenuti del bando arriva prima un convegno il 6 novembre, dalle 9.30, nella sala conferenza della Biblioteca comunale e poi uno sportello informativo, aperto dal 9 novembre in via Sant’Ambrogio 12 fino a dicembre inoltrato. Entrambe le iniziative, come l’attività di promozione, è stata resa possibile dal contributo concesso dalla Fondazione Carigo all’ente locale, come ricorda l’assessore Morsolin, che proprio con la Fondazione ha avviato anche un confronto sull’accesso al credito degli autorecuperatori.
Il progetto preliminare della ristrutturazione c’è già e prevede la creazione di tipologie di appartamenti in grado di soddisfare esigenze diversificate. «Sarà poi la cooperativa a decidere sul progetto definitivo, in base alle necessità dei partecipanti – spiega Dario Piatelli, dell’associazione Kallipolis, che ha al suo attivo esperienze di autocostruzione e autorecupero anche nell’ex Jugoslavia -. Il punto di forza sta comunque nel fatto che tutti lavorano per tutti, contribuendo a creare legami molto solidi». Proprio l’architetto Piatelli illustrerà nel convegno le esperienze di autocostruzione e autorecupero assistito finora realizzate in Italia, mentre la cooperativa Lybra farà un quadro della tensione abitativa nell’Isontino. L’associazione Kallipolis infine spiegherà come si accede al bando e dove trovare le informazioni. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
CASA. SPORTELLO AL PALAVENETO 
Autorecupero, parte martedì la campagna d’informazione

Si parlerà del progetto pilota di autorecupero assistito costruito dal Comune di Monfalcone, ma anche dei problemi più generali legati alla casa presenti nel territorio nel convegno di domani, dalle 9.30, nella sala conferenze della Biblioteca comunale di via Ceriani. All’appuntamento interverranno il sindaco e presidente dell’Anci regionale Gianfranco Pizzolitto, il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, il vicepresidente dell’Ater Sergio Pacor e un rappresentante della Fondazione Carigo, che ha deciso di sostenere la parte promozionale e informativa del progetto. La Cooperativa Lybra farà il punto sulle problematiche della tensione abitativa nella provincia, mentre l’associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, illustrerà il progetto nato a Monfalcone. Saranno fornite le spiegazioni su come si accede al bando, che sarà pubblicato lunedì, e dove trovare tutte le informazioni. Per agevolare la partecipazione dei cittadini il Comune, grazie al contributo della Fondazione Carigo, attiverà da martedì uno sportello al piano terra del palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio, già  sede dell’Urp. Lo sportello sarà attivo martedì e giovedì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10 alle 12 con orari quindi utili ad agevolare i lavoratori. Si potranno attingere informazioni inoltre anche dal sito internet dedicato www.autorecupero.altervista.org, mentre le richieste di chiarimenti potranno essere inoltrate anche via mail all’indirizzo autorecupero.monfalcone@hotmail.it.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
Parte il progetto dell’autorecupero 
L’intervento pilota in regione interesserà una palazzina Ater di via Valentinis

Attitudine al lavoro di gruppo, disponibilità di tempo libero da destinare al progetto, affidabilità, spiccata abilità manuali, una sana e robusta costituzione. Sono queste le doti che deve possedere chi ha intenzione di partecipare al progetto di autorecupero assistito di 10 alloggi nella palazzina di via Valentinis 88 promosso dal Comune di Monfalcone. Un progetto pilota in regione i cui requisiti possono essere comunque “trasferiti” a un parente o a un familiare. Non possono invece esserlo i criteri di base stabiliti dal bando che il Comune pubblicherà domani e rimarrà aperto fino al 30 gennaio 2011. Per aderire al progetto bisogna essere maggiorenni, cittadini dell’Unione europea o extracomunitari regolari e dotati di lavoro, dipendente o autonomo, ed essere residenti o lavorare a Monfalcone e nei comuni limitrofi. Non bisogna essere proprietari, anche parziali, di altri immobili nel territorio nazionale. Vietato pure essere stati sfrattati per morosità nell’arco degli ultimi cinque anni. L’Isee, invece, deve essere compreso tra 11.150 e 29mila euro, un range che potrebbe escludere singoli o famiglie in situazione di difficoltà. Saranno ammessi al bando quanti possiedono questi requisiti generali, mentre ad accertare quelli richiesti per la buona riuscita del progetto (dall’attitudine alla cooperazione alla capacità di non mancare all’impegno preso con gli altri autorecuperatori) sarà un colloquio. La priorità sarà data comunque ai nuclei familiari in lista d’attesa per l’assegnazione di alloggi o alle prese con uno sfratto esecutivo e poi a quelli residenti o un cui familiare lavori da almeno cinque anni in città o nei centri vicini. Inciderà anche la presenza di un familiare invalido. Gli autorecuperatori dovranno costituirsi in cooperativa per realizzare la ristrutturazione dei 10 alloggi, il cui costo è valutato dal Comune in mille euro a metro quadrato. Una cifra che comprende non solo l’acquisto dell’immobile, ma anche il recupero e le spese connesse all’intervento nella sua totalità. La cooperativa dovrà ottenere un finanziamento destinato sia all’acquisto sia al recupero, che l’ente locale stima sia completabile nell’arco di 12 mesi. Gli alloggi non potranno poi essere rimessi in vendita per 15 anni e nel momento in cui lo saranno il diritto di prelazione va all’Ater. In questo percorso la cooperativa non sarà sola, ma affiancata, dalla fase burocratica a quella di cantiere, da un soggetto individuato dal Comune. Come hanno dimostrato le foto e il filmato proiettato ieri dall’Associazione Kallipolis, che affianca l’assessorato alle Politiche sociali in questo percorso e ha un’esperienza ultradecennale alle spalle, nell’ex Jugoslavia e in Italia, l’obiettivo non è irragiungibile. Da martedì prossimo fino alla metà di gennaio sarà inoltre disponibile uno sportello informativo nel Palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio. (la. bl.)

Emergenza casa, ferme all’Ater 400 richieste di alloggi popolari 
L’ente interverrà in città recuperando il patrimonio edilizio degradato

di LAURA BLASICH

L’Ater si impegnerà per fornire una risposta al forte bisogno di alloggi ad affitti accessibili sempre presente a Monfalcone. Lo farà, però, non realizzando nuove costruzioni, ma attraverso il recupero del proprio patrimonio edilizio, che in città conta una settantina di appartamenti sfitti. In vista c’è quindi un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi Ater a Monfalcone. «Lo pubblicheremo il prossimo anno», ha annunciato ieri il vicepresidente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale Sergio Pacor, intervendo al convegno “La casa fatta in casa” per il lancio del progetto di autorecupero promosso dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune e sostenuto anche dall’Ater. L’emergenza casa a Monfalcone rimane una realtà di fatto, anche in base agli indicatori in possesso all’Ater. «Ho lasciato l’Ater cinque anni fa con 400 domande di alloggi inevase e il numero è rimasto invariato – ha detto Pacor -. La situazione è resa più difficile da una vera e propria emergenza sociale, resa evidente anche dalla crescente difficoltà che la stessa Ater ha a vedersi pagare regolarmente gli affitti». L’Ater avrà quindi “un occhio di riguardo per Monfalcone”, rimettendo in circolo il proprio patrimonio immobiliare. «Non abbiamo intenzione di effettuare interventi come quelli che negli anni ’60 stravolsero la realtà cittadina – ha spiegato -, ma di recuperare gli alloggi, attività già in corso, contribuendo così a limitare anche situazioni di degrado e di emarginazione». Nelle politiche per la casa, «diritto che deve essere certo e assicurato a tutti», andrebbe comunque coinvolta Fincantieri, «responsabile perlomeno in parte della situazione presente a Monfalcone», ha rilanciato ieri Pacor. Il progetto di autorecupero assistito, il primo del genere in regione, può comunque fornire una risposta complementare, e quindi importante, a quelle garantire dall’Ater e dai contributi taglia-affitti. Lo ha sottolineato ieri l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che, con il sostegno del sindaco Gianfranco Pizzolitto, da due anni sta lavorando con caparbietà al progetto. «Con il quale non solo si crea un altro canale per l’accesso alla casa – ha osservato -, ma si riesce a recuperare del patrimonio edilizio pubblico senza consumare altre aree, costruendo invece un piccolo nucleo solidale che lavora per un obiettivo comune». Come ha spiegato ieri l’architetto Dario Piattelli, dell’Associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, gli autorecuperatori conoscono quale sarà il loro alloggio solo quando è stato realizzato l’80% dell’intervento. A dare la misura della tensione abitativa esistente a Monfalcone e nei centri limitrofi sono i dati dello Sportello Casa, gestito dalla cooperativa Lybra. «Gli utenti sono attorno ai 110 all’anno, come a Trieste», ha spiegato ieri Maria Stropkovicova. Fino al 31 ottobre gli utenti sono stati 71 e 41 i microprestiti erogati per consentire di pagare le tre mensilità anticipate di affitto richieste alla stipula del contratto di locazione. «Gli affitti rimangono molto alti – ha proseguito l’operatrice della cooperativa Lybra -. I prezzi medi oscillanno tra i 550 e i 700 euro per un bicamere con soggiorno e viaggiano attorno ai 450 euro per un appartamento con una sola camera e soggiorno. I nostri utenti riescono però a sostenere una spesa media attorno ai 450 euro per i primi e attorno ai 300 per i secondi. Sul mercato ce ne sono pochissimi e la ricerca di una casa a prezzi equi può durare anche un anno». Il tasso di sofferenza nel pagamento dei microprestiti è però inferiore al 10%. «Il prestito è in sostanza d’onore e chi lo contrae lo sa», ha concluso Maria Stropkovicova. Al convegno ieri sono intervenuti anche la vicesindaco Silvia Altran, l’assessore provinciale all’Ambiente Mara Cernic e per la Fondazione Carigo Franco Bratina, che ha confermato il supporto al progetto.

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
EMERGENZA CASA 
Aiuti taglia-affitti, -26% di domande 
Calo determinato dall’esclusione ai contributi degli extra comunitari

Anche quest’anno i contributi che il Comune di Monfalcone girerà ai cittadini alle prese con affitti troppo pesanti rispetto al proprio reddito saranno ridimensionati rispetto al tetto massimo possibile. Anche se, va detto, i finanziamenti ricevuti da Regione e Stato per rispondere al fabbisogno delle famiglie per il 2009 sono in rapporto un po’ più alti rispetto allo scorso anno. Un riconoscimento dell’emergenza abitativa sempre presente in città? Di certo c’è che anche quest’anno Monfalcone detiene il numero di richieste d’aiuto presentate e ammesse a contributo (oltre 130 in più rispetto a Gorizia). Anche nel 2010 l’amministrazione locale ha inoltre deciso di integrare il budget destinato ai contributi taglia-affitti con propri fondi per un totale di 91.851 euro, conquistandosi una fetta in più di trasferimenti rispetto a chi non l’ha fatto, come il Comune di Pordenone, ad esempio. I vincoli posti dalla Regione, che hanno di fatto escluso dalla corsa ai contributi gli stranieri extra comunitari, hanno prodotto comunque una sostanziale riduzione del numero delle richieste ammesse a finanziamento, passate dalle 470 del 2009 alle 344 di quest’anno. Il fabbisogno non è però diminuito di pari passo, perché, come rileva l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è aumentata l’incidenza media degli affitti sui redditi, colpiti anche in modo pesante dalla crisi. Così a fronte di 26,8% di domande in meno il fabbisogno complessivo calcolato dal Comune per fare fronte alle richieste delle famiglie è pure diminuito, ma del 23,7%.In rapporto gli stanziamenti arrivati dalla Regione e dallo Stato sono stati comunque superiori rispetto allo scorso anno, quando a fronte di una richiesta del Comune di 1 milione 83.170 euro (cifra al netto del cofinanziamento dell’ente locale di 120.352 euro) ne arrivarono in totale 702.183, il 35,2% in meno. Quest’anno a fronte di una domanda di 826.663 euro Regione e Stato ne hanno erogato in totale 596.141, pari al 27,9% in meno rispetto a quanto necessario per soddisfare appieno le esigenze dei residenti a Monfalcone. In particolare la Regione quest’anno ha di fatto aumentato la propria quota: 406.876 euro contro i 463.112 del 2009, quando però le domande ammesse a contributo erano appunto decisamente di più. «Adesso attendiamo il trasferimento per poi procedere all’erogazione dei contributi, penso tra questo mese e il prossimo», afferma l’assessore Morsolin, che rimane decisamente critica rispetto alla decisione della Regione di penalizzare i cittadini extracomunitari.

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Il Piccolo, 12 ottobre 2010 
 
Il Comune vende 28 suoi alloggi 
A Panzano e ad Aris Si punta a incassare 1,6 milioni di euro

Il Comune di Monfalcone vende una trentina di alloggi popolari di proprietà per incassare risorse economiche da reimpiegare nella manutenzione del proprio patrimonio immobiliare. Giovedì, infatti, approderà in Consiglio comunale il piano di vendita relativo al 2010, oggetto di confronto oggi nella commissione competente.
Si tratta di 28 alloggi popolari che l’ente locale ha affidato in gestione all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), per i quali l’amministrazione comunale ha deciso l’alienazione in virtù del carente stato di manutenzione, ma anche delle manifestazioni di interesse da parte degli affittuari all’acquisto.
Sono 16 immobili situati a Panzano e 12 distribuiti in altre zone cittadine, in particolare in via Aris, nel rione Aris-San Polo. Per questo ”contingente” residenziale il Comune ha ipotizzato un incasso complessivo pari a 1 milione e 620mila euro, di cui 791mila euro per gli alloggi di Panzano e circa 829mila euro per gli altri immobili. Nell’ambito della messa in vendita degli alloggi, come ha spiegato l’assessore Massimo Schiavo, sarà tenuto conto del diritto di acquisto prioritario che potrà venire espresso dagli attuali inquilini interessati. Alienazioni a fronte di un’offerta vantaggiosa rispetto ai prezzi di mercato.
Non è il primo piano di vendita elaborato dall’ente locale che, attualmente, mantiene un consistente patrimonio immobiliare in città, stimato in circa 300 alloggi complessivi, di cui circa 200 concentrati a Panzano. Nello stesso rione sono stati alienati altri dieci appartamenti.
Si tratta di alloggi comunque ”datati”, soprattutto quelli di Panzano, dove le realizzazioni risalgono al periodo tra il 1908 e il 1927. È pertanto necessaria un’opera di costante manutenzione.
«La filosofia di fondo – ha osservato l’assessore Massimo Schiavo – è quella di mettere in vendita una quota del patrimonio comunale che risulta non essere più in condizioni di venire riaffittato. Le risorse economiche così recuperate, vengono riutilizzate per l’opera di manutenzione, valorizzando pertanto i nostri immobili».
Da qui, dunque, l’elaborazione di specifici piani, analizzando le condizioni degli alloggi e l’opportunità di procedere con la relativa alienazione.

Il Piccolo, 29 settembre 2010
 
MUFFA, UMIDITÀ, INFILTRAZIONI E CREPE AL PREZZO DI 500 EURO MENSILI 
A Panzano nel degrado le nuove case Ater scoppia la rabbia degli inquilini esasperati

Muffa, umidità, infiltrazioni d’acqua dai tetti oltre che da porte e finestre. Scale rotte e pericolose. E ancora: crepe e fessure sui muri maestri, fogne che non fanno defluire lo scarico d’acqua, travi marce, grondaie rotte, verande esterne al limite della sicurezza e materiale scadente di infissi e serramenti che non si chiudono. La lista è lunghissima. In più l’affitto è di 500 euro mensili, troppo alto per l’offerta. Esplode con forza la rabbia dei residenti delle case Ater di Panzano delle vie Predonzani, Firenze e Torino (tutte traverse di via Callisto Cosulich a quattro passi dal cantiere). Sono state consegnate da meno di quattro anni, ma presentano già evidenti segni di degrado e l’Ater non ha alcuna intenzione di intervenire. Le abitazioni, sostengono gli affittuari, non sono state costruite a regola d’arte perché realizzate con il massimo del risparmio e una mano d’opera non specializzata e, soprattutto, che costava poco.
La protesta è tale che i residenti convocheranno a breve il consiglio di quartiere. Vogliono andare per vie legali e fermare il disfacimento delle abitazioni: un patrimonio storico del rione e un simbolo della città che si è sviluppata attorno al cantiere. «A questo punto – afferma Alfio Pizzo – auspichiamo una commissione d’inchiesta che faccia luce su come è stato sperperato il denaro, per colpire i responsabili ed evitare che facciano altri danni. Ci stanno umiliando. Faremo sicuramente le nostre azioni, ma spero che venga aperta un’inchiesta da parte della magistratura». Marco Moratti, che abita a piano terra, dice che ogni volta che piove in abbondanza (come nei giorni scorsi) le fognature scoppiano. Si allaga tutto il giardino visto che le pendenze della pavimentazione sono al contrario (cioè non vanno verso la strada, ma vanno verso le case) e l’acqua piovana arriva fino a 30 centimetri sui muri esterni. Naturalmente attraverso le fessure sui muri l’acqua penetra nelle case provocando muffa e umidità che fanno staccare anche i parchetti. «La scorsa settimana – dice Moratti – con le piogge abbondanti dalle fogne sono fuoriusciti escrementi che hanno invaso tutto il giardino. Uno schifo». Eligio Garimberti, pur non essendo un architetto di professione, mostra le travi che sostengono la copertura della sua veranda che sono più corte di almeno dieci centimetri rispetto alla lunghezza. Quello che manca è sostituito da staffe fissate al muro maestro con viti da 8 millimetri. «Mi meraviglio – osserva incredulo – come ci sia l’abitabilità. Comunque, con una piccola scossa di terremoto è certo che crollerà tutto. Ho già chiesto di andar via».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 06 luglio 2010
 
CONVEGNO DI LEGAMBIENTE 
Corridoio 5, quale l’impatto sulle abitazioni

Nel Monfalconese si ritorna a parlare del tracciato della linea ferroviaria ad Alta velocità e degli impatti che avrà sui centri del mandamento attraversati. Lo fanno venerdì, alle 20.30 in piazza della Libertà a Turriaco, i Giovani comunisti della provincia di Gorizia assieme al circolo monfalconese di Legambiente e all’Arci.
Interverranno come relatori Rudy Fumolo, responsabile sui temi della mobilità di Legambiente, e Roberto Linari, specialista in vibrazioni indotte. L’incontro sarà moderato da Valerio Bobig della Federazione di Gorizia dei Giovani comunisti. L’appuntamento cercherà di fornire qualche risposta agli interrogativi su quali potrebbero essere gli impatti, sulla vita quotidiana e sulle abitazioni, dell’attraversamento nei territori comunali di Pieris, San Canzian, Staranzano, Ronchi e Turriaco da parte del tracciato del Corridoio 5.
Nell’incontro si cercherà però anche si fare chiarezza sui costi che saranno sostenuti per realizzare l’opera, in fase di progettazione preliminare. L’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi ha tenuto proprio in questi giorni nella sede della Regione a Udine una serie di riunioni con alcuni dei Comuni della Bassa friulana e dell’Isontino per una verifica sulla progettazione preliminare in corso del tracciato ferroviario ad Alta velocità/Alta capacità tra Venezia e Trieste. Riccardi ha incontrato a Udine, assieme ai tecnici di Rfi-Rete ferroviaria italiana e ai responsabili della direzione Infrastrutture di trasporto della Regione, i sindaci Alessandra Brumat di Turriaco, Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo, Roberto Fontanot di Ronchi dei Legionari e Gianfranco Pizzolitto di Monfalcone, oltre a quelli si San Giorgio di Nogaro Pietro Del Frate e di Torviscosa Roberto Fasan. Con i tecnici di Rfi i sindaci hanno valutato e approfondito anche alcuni dettagli del passaggio della linea AV/AC sul territorio, in particolare per quanto riguarda le cosiddette interferenze (sovrapassi e sottopassi), le attività di esproprio, la viabilità locale, la realizzazione di ciclovie e i piani di ”mitigazione” ambientale dell’opera.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
OGGI LA PRESENTAZIONE UFFICIALE 
Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5

Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale.
Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.
Luca Perrino

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
Un parco regionale per salvare il Carso 
Proposto dal neonato Coordinamento zonale che si batte contro l’Alta velocità

Nasce, a Monfalcone, il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo e per la costituzione del parco naturale regionale. L’iniziativa, scatenata dalle ultime notizie riguardanti il nuovo tracciato dell’Alta velocità ferroviaria che mette in serio pericolo il Carso monfalconese, è stata presentata ieri mattina dal consigliere comunale Fabio Del Bello, da Graziano Benedetti del Wwf e da Gianpaolo Zernetti del Cai che, però, si pongono come portavoce di questa realtà come semplici cittadini. Cittadini preoccupati, ma anche desiderosi di saperne di più su un progetto che risulta essere alquanto impattante per una zona che, sotto il profilo naturalistico e ambientale, ha sempre rappresentato molto per la popolazione. Ma che ora rischia di scomparire, mentre del parco del Carso non se ne parla quasi più da molto tempo. «Vogliamo affermare – hanno detto – quella che deve essere la sacralità e l’inviolabilità della zona che verrebbe irrimediabilmente distrutta se si decidesse di far partire proprio da qui il grande tunnel ferroviario verso Trieste. Il Carso ha già subito molto in passato: due guerre mondiali, la mancata salvaguardia, persino progetti che volevano urbanizzare il colle della Rocca. Non possiamo permettere che esso muoia per sempre». Lo strumento più efficace, hanno sottolineato, appare l’istituzione di una grande area protetta, un parco regionale che metta al riparo da ogni possibile pericolo. «Entro il prossimo 31 dicembre – hanno aggiunto – dovrà essere approvato il progetto preliminare, un progetto che, se dovesse poi passare, porrà enormi vincoli, creando delle servitù contro le quali non si potrà più combattere. E così sia il Carso, sia il Timavo rischierebbero grosso». I tre portavoce chiamano a raccolta la gente, le associazioni, tutti coloro i quali amano il Carso ed il fiume che sfocia a Duino Aurisina affinchè possano essere al loro fianco in questa lotta. «Ma principalmente – concludono – chiediamo alle istituzioni di essere messi a conoscenza di quanto potrebbe accadere in futuro, prima che sia davvero irrimediabilmente troppo tardi».
Luca Perrino

Il Piccolo, 14 giugno 2010
 
PIANO ATTUATIVO PROPOSTO DA UN POOL DI IMPRENDITORI E SOCIETÀ COSTRUTTRICI LOCALI 
Tennis e grattacieli, ecco Bistrigna-city 
Progettato un nuovo maxi-quartiere residenziale tra ”La Sirenetta” e la piscina comunale

di TIZIANA CARPINELLI

Nell’area dove un tempo c’erano solo campi coltivati a frumento e foraggio, rimasta in parte ancora viva nella memoria del lavoro e del sudore dei contadini, potrebbe sorgere un nuovo maxi-quartiere da 80mila metri quadrati, con palazzoni da dieci piani, campi sportivi e ampi spazi pedonali, attrezzati a verde pubblico. Un pool di privati imprenditori e società costruttrici locali sta da tempo lavorando a un progetto di sviluppo edilizio, che interessa la nuova porta d’ingresso di Monfalcone: via Grado, vicino a Bistrigna, di fatto uno dei pochissimi ambiti, attualmente configurato dal Piano regolatore come zona agricola, rimasto ancora del tutto privo di insediamenti abitativi. La bozza del piano attuativo, disegnato dallo studio di architettura di Claudio Francesco Bragagna, delinea sulla strada provinciale 19, tra l’albergo ”La Sirenetta” e la Piscina comunale una nuova cittadella, dove 400 nuovi alloggi potrebbero sorgere e dunque altrettante famiglie insediarsi. Un volano incredibile, in tempi di buriana recessiva, per l’economica locale. E una proposta che darebbe un impulso fortissimo anche al mercato immobiliare. Se dovesse decidere di dare il via libero alla progettualità il Comune otterrebbe, come contropartita agli oneri concessori, un auditorium da 400 posti. Mentre la città avrebbe finalmente il suo circolo del tennis: tra gli investitori privati, infatti, c’è anche chi ha intravisto questo tipo di business e dunque ha inserito nel piano la realizzazione di sei campi in terra rossa, con parcheggio privato sottostante la piastra attrezzata.
Il verde da realizzare a parco urbano vede invece un percorso salute di due chilometri e altri impianti minori (per calcetto, basket e pallamano). La parte residenziale occupa metà della superficie d’ambito complessiva, vale a dire 40mila metri quadrati: l’edificazione, da progetto, risulta concentrata in torri angolari di 10 piani (alla stessa stregua del grattacielo dell’Anconetta, il complesso più alto di Monfalcone) ed edifici seriali di 6 e 8 piani, per una volumetria di 110mila metri cubi. La scelta di raggrumare i quattrocento alloggi in palazzi molto alti, stando all’architetto Bragagna, preserva l’habitat circostante e tutela la permanenza del verde. Il disegno prevede la realizzazione di due blocchi da dieci piani (con due piani parcheggio e 8 piani residenza e direzionale), uno lineare da otto e due da sei. Non solo case, comunque. Sarà presente anche il commercio di quartiere con pub, edicole e alimentari di base.
Ampi spazi di aggregazione saranno garantiti da una piazza pedonale, mentre la viabilità dovrebbe scorrere lungo una sola asta di collegamento tra via Grado e via Capitello del Cristo per il traffico locale, con strade a raccordo dei singoli insediamenti. Pure un maxi parcheggio coperto da 5mila mq. «Il complesso edilizio, sulla carta, ha personalità indipendente e originale – chiarisce l’architetto Bragagna -: è infatti pensato come una nuova idea di quartiere, autosufficiente e vocato alle attività sportive, per un nuovo stile di vita e un trait d’union eccezionale con il polo già esistente, vale a dire la Piscina comunale». Dall’idea al progetto, dunque, che ha fatto nascere un’iniziativa senza precedenti nel campo dell’edilizia residenziale locale, per dimensioni, qualità architettonica e anche per le risorse economiche e imprenditoriali evidentemente richieste. La natura del piano attuativo si evidenzia infatti nella scelta di concentrare gli spazi alla residenza, per consegnare i rimanenti spazi ad attrezzature sportive e culturali e di verde attrezzato. Il verde urbano, nelle sue diverse collocazioni, costituisce infatti la trama portante di tutto il discorso insediativo, qualificandosi come barriera al traffico della strada provinciale.

Il Piccolo, 16 giugno 2010
 
LA COSIDDETTA BISTRIGNA CITY NON CONVINCE L’ATTUALE AMMINISTRAZIONE 
«Meglio restaurare che costruire nuove case» 
L’assessore Schiavo frena sulla cittadella di via Grado: «Ci pensi il prossimo sindaco»

La nuova cittadella sportiva di via Grado? Non se ne parla fino a dopo le elezioni. L’ambiziosa proposta di sviluppo edilizio nella zona agricola compresa tra ”La Sirenetta” e la Piscina comunale, vicino a Bistrigna, che viene portata avanti da un pool di imprenditori e società costruttrici locali è destinata a essere per il momento archiviata. L’amministrazione comunale ritiene la bozza del piano attuativo stilata dallo studio di architettura Bragagna meritevole di considerazione, ma afferma altresì di non voler aprire in questo momento una discussione in consiglio comunale.
«Personalmente – spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – sono favorevole alla ristrutturazione del centro, piuttosto che all’espansione degli insediamenti nelle periferie, anche se mi rendo conto che una riflessione, estesa al mandamento, va posta in quanto la riqualificazione del cuore storico può non risultare sufficiente a rispondere alla domanda abitativa. Fatta questa premessa, si deve considerare che il nostro Prgc lascia ben poco spazio a possibili sviluppi, poiché sono rimaste solo due grosse aree ancora edificabili: una in prossimità di Staranzano, verso via Crociera, e l’altra in via Grado, oggetto appunto di discussione. Ho fatto il possibile, negli anni, per non intaccare tali ambiti, in modo da evitare lo sviluppo disordinato delle attività così come avvenuto sul lato sinistro della strada per Grado. Ho preferito concentrare gli interventi sulla viabilità, per potenziare la rete di collegamento stradale e questa sarà anche l’ultima impresa dell’ente locale». «Alla luce tuttavia di quanto realizzato e ancora da realizzare sulla Monfalcone-Grado – conclude – credo che in futuro risulterà estremamente interessante aprire un ragionamento sul progetto dei privati, dal momento che lì si collocherà la nuova porta di accesso della città. Ma escludo che lo si possa fare prima della conclusione delle opere». Insomma la ”patata bollente” finirà nelle mani di chi amministrerà Monfalcone dopo Pizzolitto. E certamente sarà una carta da giocare durante la prossima campagna elettorale, dal momento che il progetto è a più zeri e promette di essere un volano per l’economia locale. Intanto, però, si registrano già i primi commenti critici: «Tutti possono notare – dice Emiliano Zotti, consigliere Prc – lo stato del mercato immobiliare, che presenta un esubero di offerta sia di nuove costruzioni che di usate e indica diversi ambiti di sviluppo già autorizzati e non ancora completati a causa della scarsa domanda di alloggi». «Il nostro obiettivo – termina – è quello del “consumo zero” del territorio: il progetto presentato ricade in una zona agricola e dunque non è  nostra intenzione effettuare alcuna variante al piano regolatore». (ti.ca.)

Il Piccolo, 18 giugno 2010
 
VICINO A BISTRIGNA 
Wwf: «No alla colata di cemento per la nuova city di via Grado» 
Gli ambientalisti si oppongono alla proposta avanzata da un gruppo di investitori privati

Il Wwf punta il dito contro la «colata di cemento di 110mila metri cubi da riversare su una delle poche aree agricole – tra Monfalcone, Ronchi e Staranzano – sopravvissuta alla marmellata urbanistica che negli anni ha trasformato tali Comuni in un’unica grande periferia, priva di servizi adeguati». Secondo gli ambientalisti i due mega-condomini da 10 piani e gli altri tre palazzoni di 6-8 piani, oggetto di recente proposta di realizzazione da parte di privati nella zona agricola di via Grado, «trasformerebbero un paesaggio rurale in qualcosa di simile a via 25 Aprile». «La filosofia d’intervento proposta vicino a Bistrigna – commenta il Wwf – sembra attinta dal complesso di Rozzol Melara, costruito negli anni ’70 alla periferia di Trieste».
Stando agli ambientalisti ci si deve porre due domande: «Dal sacrificio di questo prezioso spazio agricolo, la collettività riceverebbe in cambio un auditorium, un’area verde e alcuni campi da tennis: a fronte di quali guadagni per le imprese proponenti? È evidente l’enorme sproporzione tra il profitto per l’imprenditore e il beneficio del pubblico, non solo in termini economici, ma anche di qualità della vita per gli abitanti, che si troverebbero a vivere all’ombra dei grattacieli e che vedrebbero la loro zona, attualmente tranquilla e con un tessuto urbano semi estensivo, trasformata in un popoloso quartiere sub-urbano, con aumento della popolazione, del traffico e via discorrendo». La seconda domanda. «A quale clientela – chiede il Wwf – gli imprenditori intendono rivolgersi, considerato che nei Comuni del mandamento la richiesta di abitazioni proviene quasi esclusivamente da fasce a basso reddito e in particolare dai lavoratori stranieri del cantiere navale, che non hanno grandi disponibilità di denaro e attualmente sono alle prese con affitti eccessivamente alti in rapporto agli alloggi offerti? Passeggiando per Monfalcone, Ronchi o Staranzano, un portone su due ha cartelli di alloggi in vendita».
«Non abbiamo, per ora, informazioni sufficienti a dare un giudizio fondato sullo specifico progetto in questione – conclude il Wwf – e siamo soliti prendere posizione solo dopo aver accuratamente visionato la documentazione. Tuttavia, invitiamo gli amministratori locali a non lasciarsi tentare da facili scorciatoie per mettere a posto le casse comunali, senza pensare al futuro del proprio territorio, alla qualità della vita dei propri cittadini e nello specifico all’utilità per la collettività di simili interventi edilizi, totalmente avulsi dalla tradizione locale e del tutto fuori scala rispetto alle esigenze abitative del Comune. Chiediamo, pertanto, all’Amministrazione comunale di Monfalcone di tranquillizzare i propri cittadini e chiarire da subito che sul suo territorio, e nelle pregiate aree agricole in particolare, interventi del genere non sono nemmeno pensabili, senza perdere tempo in inutili discussioni e senza lasciare alcun spiraglio a ipotesi così pesanti per il tessuto urbano dei nostri paesi».

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