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Il Piccolo, 07 giugno 2010
 
Consulta stranieri, in 1500 alle elezioni 
Urne aperte il 4 luglio Il 30% dei seggi andrà alla ”minoranza”

Alle spalle le polemiche, tutte italiane e interne al centrosinistra, sulla Consulta degli stranieri, i cittadini immigrati di Monfalcone si preparano già ad eleggere il loro organismo di rappresentanza.
I seggi saranno aperti il 4 luglio prossimo, a partire dalle 8 del mattino e fino alle 20 di sera. La sede elettorale è quella dell’ex dispensario di via Vecellio, sede dei corsi di italiano per stranieri e già centro di accoglienza per i minorenni stranieri non accompagnati.
Le scadenze imposte alla comunità straniera abitante in città sono davvero strette, dopo l’approvazione del regolamento della Consulta, avvenuta in Consiglio comunale una decina di giorni fa. Gli immigrati dovranno pertanto presentare le liste dei propri candidati entro il 14 giugno prossimo, mentre il Comune di Monfalcone sta già procedendo all’invio delle convocazioni al voto a circa 1.500 stranieri aventi diritto a recarsi alle urne, cioè maggiorenni, residenti in città da almeno un anno e da almeno due anni in Italia.
Con tutta probabilità, l’amministrazione comunale andrà a un incontro con i rappresentanti delle varie comunità e associazioni attive in città per un’ultima tornata informativa. In base al regolamento recentemente approvato dal Consiglio comunale, le donne avranno una rappresentanza garantita all’interno della Consulta degli stranieri residenti a Monfalcone.
Il meccanismo individuato dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, assieme ai suoi uffici, non passa dalle quote rosa nelle liste che le varie comunità dovranno presentare per essere elette nella Consulta, pur rimanendo la raccomandazione di riservare il 30 per cento delle candidature al «genere meno rappresentato». La soluzione è, invece, quella di aggiungere fino ad un massimo di due seggi da assegnare sempre al genere meno rappresentato ai quindici previsti per comporre l’organismo, nel caso in cui tutti i quindici componenti siano dello stesso genere. La Consulta degli stranieri resterà in carica per una durata di tre anni e la sua rielezione dovrà essere effettuata entro sei mesi dallo scioglimento.
La ripartizione dei seggi, inoltre, sarà effettuata in modo da tenere conto delle preferenze, ma anche garantendo una rappresentanza per nazionalità. Nell’ambito dei quindici componenti sarà quindi individuata la presidenza della Consulta, composta da tre persone, che a rotazione fungeranno da presidente.

 Il Piccolo, 17 maggio 2010
 
CONSULTAZIONI DEI COMITATI APERTE AGLI ASIATICI
Bengalesi alla conquista dei rioni 
Si parte da Romana-Solvay. Eletto e ”perdonato” l’ex assessore Montagnani
 
di TIZIANA CARPINELLI

Bengalesi alla conquista dei rioni. Parte dal comitato di Romana-Solvay, la scalata asiatica ai cinque parlamentini di Monfalcone: nel corso della recente tornata elettorale, chiamata a ridistribuire le cariche entro l’associazione di quartiere, il presidente uscente (in seguito riconfermato) Giorgio Busatto ha per la prima volta esteso l’invito al voto alla comunità bangladesha. Che, seppur timidamente, ha raccolto la sfida. Un primo, tangibile segno di integrazione dal basso, dunque, non avvenuta sotto il ”cappello” delle istituzioni e della politica.
Certo, già in passato i bengalesi avevano partecipato a consultazioni elettive locali, ma si era trattato perlopiù di votazioni politiche. Emblematico il caso delle recenti primarie del Partito democratico, quando centinaia di immigrati si erano riversati ai seggi del centrosinistra. L’operazione voto, tuttavia, si era esaurita lì. Esulano, perché avvenuti sotto l’egida del Comune, anche i meccanismi di nomina degli organi rappresentativi, come la Consulta immigrati. Per questo, con la partecipazione delle famiglie bengalesi al recente rinnovo delle cariche del comitato di Romana-Solvay potenzialmente s’innesta una nuova presenza nelle realtà rionali, capace di influire sulla vita quotidiana dei cittadini: un domani la comunità asiatica legittimamente potrebbe avere dei rappresentanti nei rioni suscettibili di favorire, grazie a un’efficacie mediazione su eventuali attriti, la coesione sociale e l’inserimento degli stranieri in città. Il presidente Busatto, 69 anni, pensionato, si farà infatti promotore dell’iniziativa anche presso altri quartieri.
In realtà non vi è mai stato un ostacolo alla partecipazione dei bengalesi alle consultazioni rionali. Semplicemente le notizie non raggiungevano la comunità asiatica per problemi linguistici o d’informazione e dunque di fatto ne restava esclusa. Stavolta, il tempestivo invito del presidente rionale Busatto ha raccolto una ventina di voti dalla compagine bengalese. Che in quel rione, va detto, non risulta presente in maniera capillare come invece accade in centro o a Largo Isonzo. «Ho pensato – ha spiegato il presidente rionale – che fosse meglio coinvolgerli sul piano umano e sociale, per favorire una reale integrazione, piuttosto che mantenerli isolati dalla nostra collettività. Ciò anche per entrare nel merito delle problematiche legate alla reciproca convivenza».
Insomma, potrebbe non essere così futuristica l’immagine di un rione guidato da un presidente originario del Bangladesh. E, a questo punto, a un assessore o un consigliere comunale bengalese. Non dimentichiamo che già in passato il rione Romana-Solvay è stato il trampolino di lancio per la carriera politica di esponenti monfalconesi. Si pensi ad Andrea Montagnani, l’ex assessore alla Progettazione di quartiere dimessosi a seguito di vicende giudiziarie legate al possesso di marijuana. E guardacaso proprio dall’associazione di quartiere Montagnani pare intenzionato a ripartire: candidato a entrare nel direttivo è stato nuovamente eletto, grazie a una sessantina di voti. «Dopo le sue vicissitudini – conclude Busatto – è una piccola soddisfazione. La sua nomina, infatti, vuol dire questo: ”Montagnani va perdonato”». Martedì alle 20.30, nella sede del comitato, le diverse cariche verranno distribuite tra i membri del direttivo.

Il Piccolo, 19 maggio 2010
 
IL PROCESSO PASSA ANCHE ATTRAVERSO L’ELEZIONE NEI COMITATI 
Integrazione, i bengalesi partono dai rioni 
«Vogliamo contare di più». Tiepida la reazione in città alla richiesta di una rappresentanza

di TIZIANA CARPINELLI

Desiderano diventare cittadini a tutti gli effetti. Non vogliono essere solo operai, commercianti o mediatori sociali che al termine del lavoro si ritrovano in piazza per chiacchierare tra di loro, senza degnare d’attenzione gli altri: i bengalesi desiderano avere un ruolo attivo a Monfalcone, partendo dal basso, vale a dire dai rioni. È dunque con autentico entusiasmo che la comunità asiatica ha accettato la sfida lanciata dal quartiere Romana-Solvay, dove per la prima volta il voto del direttivo ha visto il coinvolgimento della comunità asiatica.
Per loro, i bengalesi, è una chance imperdibile: l’opportunità di smettere d’essere spettatori passivi di ciò che accade attorno e diventare interpreti delle esigenze di integrazione. Lo ha spiegato bene Mohammad Hossain Mukter, 32 anni, noto come Mark, rappresentante di spicco della comunità straniera più numerosa in città: «È un momento storico per gli immigrati residenti a Monfalcone, perchè hanno potuto esprimere per la prima volta una preferenza in seno ai comitati: con le primarie del Pd avevamo scaldato i muscoli, ora abbiamo fatto un passo avanti verso l’obiettivo finale, cioè il voto alle amministrative». Secondo Mark i parlamentini monfalconesi rappresentano «la possibilità di avvicinare le famiglie e approfondire le esigenze di accoglienza». «Inoltre – conclude – l’inserimento dei bengalesi nei comitati può servire a entrare in contatto con la nostra cultura e il nostro modo di essere, per favorire la sicurezza dei monfalconesi. Finchè una cosa non si conosce è normale che vi siano paura e diffidenza, dal dialogo, invece, parte l’integrazione. Questa piattaforma farà da ponte tra le due culture, ne sono sicuro, e fin d’ora ringrazio il presidente Giorgio Busatto e il rione Romana-Solvay per la sua apertura».
Ma dagli altri parlamentini la posizione non è univoca: c’è chi gela e chi invece raccoglie l’invito. Come il rione Aris-San Polo: «Non vedo grosse difficoltà ad avere elettori e candidati bengalesi – esordisce il presidente Onelio Pauletti – dopo tutto queste persone lavorano qui, risiedono qui e qui pagano le tasse. Mi sembra un’operazione giusta, anche perchè loro sono meglio di altri trasfertisti… L’importante è che si comportino bene, nei limiti della loro cultura, peraltro profondamente diversa dalla nostra. Del resto già da tempo, ovvero dall’adesione alla donazione del sangue, mi pare sia emersa una volontà a entrare a pieno titolo nella vita cittadina. Qui ad Aris, dunque, non verranno penalizzati: siamo disponibili a valutare ogni eventuale candidatura».
Di tutt’altro tono l’intervento di Roberto Della Sala, presidente dell’Associazione per Panzano: «Questo è l’ultimo problema del quartiere – sottolinea -: nulla osta, un domani, che la partecipazione dei bengalesi alla vita rionale possa essere piena e leggittima a tutti gli effetti, però vorrei vederli alle prese col Piano di recupero per Panzano o con una richiesta di incontro col sindaco… Auguri! Devo dire, comunque, che la comunità asiatica è qui presente in misura irrisoria rispetto ad altri nuclei familiari». Se il presidente del comitato di Largo Isonzo, Alberto Benes, si trincera dientro un telegrafico «Non posso esprimermi, devo prima discuterne in direttivo», Sergio Cocchietto del rione Centro si confronta con questa nuova prospettiva: «Qui i bengalesi sono presenti in percentuale maggiore e vi sono delle oggettive difficoltà a relazionarsi con loro, poiché spesso ci creano enormi problemi linguistici e l’impossibilità a capire se le problematiche sono state comprese fino in fondo o meno. Non solo: spesso per parlare col singolo bisogna rivolgersi a un referente della comunità, altrimenti non c’è nulla da fare. A titolo personale, sono favorevole sia al voto sia alla candidatura, purché le persone elette si rimbocchino le maniche e si diano da fare per il bene del quartiere. Auspico, quindi, si tratti di persone che conoscono perlomeno la lingua e la storia della città».

Il Piccolo, 09 ottobre 2008 
 
Montagnani, indagini alla stretta finale  
Possibili provvedimenti nei confronti di altre persone coinvolte
 
 
Sarebbero alla stretta finale e potrebbero portare a breve a provvedimenti nei confronti di altre persone, le indagini rispetto al traffico di stupefacenti in cui è stato stato coinvolto l’ex assessore monfalconese Andrea Montagnani, arrestato e quindi rilasciato con obbligo di firma. A breve potrebbero essere adottati alcuni provvedimenti nei confronti di soggetti coinvolti come fornitori della sostanza stupefacente.
Si tratterebbe di stranieri che operano nella zona dell’Udinese. Andrea Montagnani, assessore nella giunta Pizzolitto, era stato arrestato dai carabinieri ai primi di settembre dopo essere stato fermato nelle vicinanze dell’aeroporto. Stando a quanto è emerso dalle indagini fino a qui svolte, non si sarebbe trattato di un fatto isolato. Andrea Montagnani sarebbe stato controllato già da parecchi mesi dalle forze dell’ordine. E sarebbe quindi incappato in un’altra indagine avviata invece più recentemente da carabinieri e commissariato di polizia, Il fermo dell’assessore sarebbe avvenuto subito dopo una cessione di droga a un giovane di 30 anni residente nella provincia di Gorizia. Nell’abitazione di Montagnani, in via Randaccio, i militari avrebbero poi trovato, oltre ai 20 grammi di marijuana che l’assessore stesso ha spontaneamente consegnato, anche due grammi di hashish e un bilancino di precisione. Stando a quanto emerso finora, Montagnani avrebbe dichiarato che la droga era per esclusivo uso personale.
 

Messaggero Veneto, 09 ottobre 2008 
 
Caso Montagnani: inquirenti sulle tracce di chi è coinvolto nello spaccio di droga 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Dopo alcune settimane di silenzio, dovuto probabilmente al riserbo con cui sono state condotte le indagini, emergono alcune notizie rispetto al traffico di stupefacenti in cui sarebbe stato coinvolto l’ex assessore monfalconese, Andrea Montagnani.
Le indagini, infatti, sarebbero alla stretta finale e starebbero per essere emessi alcuni provvedimenti nei confronti di alcune persone coinvolte nello spaccio e che sarebbero stati i fornitori del Monfalconese. Come era già stato riferito, gli inquirenti avrebbero rivolto la loro attenzione al mercato friulano dello stupefacente, in particolare gli ambienti marocchini dell’Udinese. Nei prossimi giorni potrebbero, quindi, essere ufficializzati gli esiti dell’indagine che nei primi giorni di settembre aveva portato all’arresto per spaccio di stupefacente dell’ex assessore del Comune di Monfalcone, Andrea Montagnani, arrestato dai carabinieri dopo essere stato fermato nelle vicinanze della rotatoria dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari.
I particolari che potrebbero essere resi noti confermerebbero, ma il condizionale è d’obbligo visto che saranno le fasi giudiziarie successive ad accertare la verità, a testimoniare come in effetti la cessione di stupefacente, che ha condotto all’arresto del 30enne monfalconese, non sarebbe stato un fatto estemporaneo. Al di là dell’indagine in sé, iniziata qualche mese fa e seguita dai carabinieri e dal commissariato di polizia di Monfalcone, Montagnani sarebbe stato controllato già da qualche anno e sarebbe stato fermato dopo aver verificato la cessione di stupefacente ad un 30enne residente nella provincia. Un episodio che non sarebbe dunque estemporaneo, ma probabilmente ripetuto. Nell’abitazione di Montagnani, in via Randaccio, i militari, oltre ai 20 grammi di marijuana che Montagnani stesso ha spontaneamente consegnato, sarebbero stati trovati anche due grammi di hascisc e un bilancino di precisione.

Il caso Montagnani e la sagra delle ipocrisie

 

Il gettonatissimo caso Montagnani impone ancora una volta alcune riflessioni sul metodo che la classe politica cittadina e isontina, di ogni colore, utilizza per nascondere la volontà di non affrontare i gravi problemi sociali presenti sul territorio nascondendoli dietro bordate moraliste che hanno a che fare più con il mondo dei sogni che con la realtà.

Si permette la parata nazifascista in biblioteca comunale e la si fa pagare all’assessore Piredda. Si forza al massimo la distinzione tra il bisiaco buono – anche se pratica affitti da strozzinaggio – e lo straniero cattivo che sputa per strada e vuole un luogo di preghiera tentando di far fuori l’assessore Konate, reo evidentemente di avere un colore di pelle differente; nel frattempo crede di risolvere il grave disagio abitativo solamente sgomberando con la forza quattro occupazioni abusive.

Non si vuole minimamente mettere in discussione i poteri forti del territorio, Fincantieri e speculazione edilizia in primis, andando a colpire l’anello debole della catena indotto da questa situazione. Non ovviamente il fiorente mercato delle sostanze da prestazione, cocaina in primis, sempre più abbondantemente usate per far fronte ai carichi di lavoro ormai improponibili in rilevanti segmenti dell’indotto. Non ovviamente nel tutto sommato nostrano ritorno dell’uso giovanile di eroina indotta dal deserto sociale e culturale caratterizzante la Monfalcone oggi.

Si colpisce dove è più facile perché ciò garantisce lo status quo e le facili carriere di magistrati e forze dell’ordine poco inclini a rischiose avventure.

Ecco che solerti servitori dello stato dichiarano guerra ai giovani colpevoli dell’uso ricreazionale dei cannabinoidi (Erba e Fumo). Lancia biechi avvertimenti alle realtà che promuovono una coscienza diversa e non proibizionista dei problemi in questione (do you remember Bassa Soglia e perquisizioni?).

Trova nell’ennesimo assessore il perfetto capro espiatorio per nascondere una realtà desolante dietro il paravento benpensante di casa nostra.

La destra punta al massimo repressivo per garantire i poteri forti, il centrosinistra ondivaga tra la tentazione di farsi destra e quella di favorire fino quando possibile gli interessi degli amici degli amici. Mentre la città è socialmente allo sbando.

Nel  mondo della giustizia alcuni personaggi noti e utili in maniera trasversale cercano di inserirsi in un gioco al massacro al limite della deriva autoritaria.

La ipocrisie più grandi, allora, diventano le dimissioni “volontarie” di Montagnani che contribuisce così al mantenimento delle cose – faceva meglio a difendersi per qualche spinello per lui e i suoi amici –, ma anche il suo arresto per due giorni e la misura cautelare inflitta; l’attacco difensivo di tanti politici e dirigenti del Ser.t. contro l’uso semplicemente ricreazionale della Marijuana, gli stessi personaggi protagonisti in più occasioni in abuso del più deleterio, in termine di effetti, alcol; ma soprattutto l’attuale legge bossifini in materia di sostanze stupefacenti che, non facendo colpevolmente differenza tra le varie sostanze, garantisce proprio la possibilità di un intervento politico-repressivo come quello che stiamo assistendo nell’isontino.

L’auspicio è che il ragionamento razionale e politico riprenda il sopravvento sulle metodiche repressive, a differenza di quanto affermato dalla segretaria cittadina del PD e non si capisce perché ricopra quel posto dal momento che definisce inutile la politica stessa.

Come Verdi avevamo già dichiarato pubblicamente la necessità di ridimensionare drasticamente la pressione repressiva sui giovani proprio sul tema dell’uso di cannabinoidi. Si ripropone ancora una volta la scelta fondamentale cui è chiamata oggi Monfalcone: o gli interessi milionari del momento per pochi, o un possibile futuro diverso e includente che garantisca le fasce più deboli, affrontando i problemi reali, investendo su sociale e culturale a partire dai più giovani e precari piuttosto che massacrarli.

Questa giunta ha già perso la sfida da tempo e non si capisce perché debba ancora rappresentare la città dei sogni e delle navi da crociera.

 

Mauro Bussani, 14 settembre 2008.

Il Piccolo, 10 settembre 2008
 
OPERAZIONE DEI CARABINIERI. GIA SCARCERATO 
Montagnani arrestato per droga 
L’assessore aveva 20 grammi di marijuana. L’accusa: detenzione a fini di spaccio

di DOMENICO DIACO

L’assessore comunale Andrea Montagnani è stato arrestato dai carabinieri per detenzione di droga a fini di spaccio nell’ambito di una operazione, svolta assieme alla polizia.
Il politico, iscritto al Pd, al quale era stato assegnato l’assessorato ai Servizi tecnici, con i suoi 30 anni tra i più giovani membri della giunta Pizzolitto, è stato trovato in possesso di 20 grammi di marijuana. Una vicenda che lo ha indotto a rassegnare le dimissioni dalla giunta.
L’arresto è avvenuto nel tardo pomeriggio di martedì nei pressi della rotatoria dell’aeroporto, nel territorio comunale di Ronchi dei Legionari. Montagnani si trovava al volante della sua auto quando è stato fermato dai carabinieri della compagnia di Monfalcone. I militi, che lo stavano pedinando, lo hanno perquisito e hanno controllato la vettura. Montagnani, come riferito dal suo legale di fiducia, l’avvocato Samo Sanzin del foro di Gorizia, ha accompagnato spontaneamente i carabinieri nella sua abitazione di via Randaccio, dove vive da solo, e ha consegnato ai militi 20 grammi di marijuana contenuti in un’unica confezione dichiarando che lo stupefacente era per uso strettamente personale.
Un uso non certo di un giorno e neppure di due. Con quella quantità è possibile infatti preparare dai 40 ai 50 spinelli. Troppi per la legge.
La droga è stata posta sotto sequestro e verrà sottoposta ad analisi chimiche per stabilirne il principio attivo.
Montagnani è stato quindi arrestato e accompagnato nel carcere goriziano. Erano le 19.30 quando ha varcato la soglia dell’istituto di pena di via Barzellini. L’assenza per vacanza di due giudici non ha consentito di fissare per la mattina successiva, cioè mercoledì, l’udienza di convalida dell’arresto. Montagnani, pertanto, è comparso davanti al Gip, il dottor Laenza, soltanto alle 11.30 di giovedì.
Al magistrato di turno ha ammesso le proprie responsabilità. Alle 13 Andrea Montagnani è stato rimesso in libertà dopo due notti in carcere.
Una scarcerazione, però, condizionata. Infatti a Montagnani è stato imposto l’obbligo di recarsi una volta al giorno nella caserma dei carabinieri di via Sant’Anna per firmare il registro della presenze e dare quindi, come si dice in termini giuridici, «contezza di sè». Una misura presa per evitare per l’indagato possa allontanarsi dalla città.
Uscito dal carcere, Andrea Montagnani si è messo in contatto con il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, raccontandagli l’accaduto e preannunciando le sue dimissiaoni. Dimissioni che sono state formalizzate venerdì allo stesso primo cittadino.
Sulla vicenda che ha portato in carcere l’assessore comuanale di Monfalcone sta indagando il sostituto procuratore della Repubblica di Gorizia Massimo De Bortoli. Le indagini proseguono da parte sia dei carabinieri, sia da parte della poliza per risalire ai fornitori della droga trovava in casa dell’assessore.
 
«HO LAVORATO PER LA COMUNITÀ» 
LETTERA APERTA 
«Chiedo scusa a tutti i cittadini a sindaco e consiglieri comunali»
«Sono pronto a pagare»

 
Pentito, diaspiaciuto, ma anche pienamente consapevole delle proprie responsabilità. Andrea Montagnani, fino a venerdì scorso assessore ai Servizi tecnici della giunta guidata per il secondo mandato consecutivo dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, non nasconde di aver fatto uso personale di marijuana e di essere stato arrestato la scorsa settimana per questo motivo. «Mi rivolgo a tutti i cittadini che mi hanno conosciuto, sostenuto con entusiasmo, sorretto con affetto – dice Montagnani in una lettera aperta rivolta a tutta la comunità -, cresciuto come un figlio umanamente e politicamente, quanti hanno assegnato la preferenza. Voglio dire loro che ho sempre dato il massimo per tutti i cittadini di Monfalcone, con tutta l’onestà intellettuale, impegno e volontà a mia disposizione, al servizio della comunità e del bene comune, sicuro di servire la mia città». Ai compagni dei partiti in cui ha militato, i consiglieri comunali, i colleghi della giunta, il sindaco, che l’hanno «sempre stimato e apprezzato», Montagnani chiede scusa per «aver danneggiato l’immagine e l’onore dell’istituzione di cui ha avuto il privilegio e l’onore di appartenere», ringraziando per le parole di stima ricevute pubblicamente e privatamente. Il pensiero va poi a tutto il personale del Comune di Monfalcone. «Al personale, che con tanta simpatia mi ha sempre aiutato – afferma Montagnani -, non posso che esprimere il mio più profondo ringraziamento, perché ha sempre dimostrato professionalità, dedizione e attaccamento al lavoro: è il valore aggiunto dell’amministrazione della nostra città». Montagnani si assume poi la piena responsabilità del suo comportamento. «A quanti vorranno strumentalizzare questo mio momento di debolezza e di grave errore – sottolinea l’ex assessore – per aver gettato discretito sul Comune non posso che dire che è una responsabilità esclusivamente mia, che non ha nulla a che vedere con l’ambiente di lavoro in cui mi trovavo inserito. I mieri errori, che pagherò fino in fondo, sono infatti nati nell’ambito della sfera prettamente personale, esulando dalla mia attività di amministratore. Chiedo quindi pubblicamente scusa a tutti, pronto a pagare e subire le conseguenze per quanto contestatomi dalla pubblica accusa. Spero vogliate perdonarmi. Se mi avete incontrato e conosciuto di persona, spero abbiate apprezzato le mie poche qualità, ma che ho sempre voluto mettere a disposizione di tutti, della mia comunità e della città intera». Quanto del resto ha affermato subito il sindaco Pizzolitto sabato scorso nel rendere pubbliche le dimissioni e quanto il primo cittadino ha ribadito anche ieri. Proprio dal sindaco Montagnani si è recato non appena uscito dal carcere di Gorizia, secondo il legale dell’ex assessore, l’avvocato Samo Sanzin. Al sindaco Montagnani ha spiegato l’accaduto, preannunciando le sue dimissioni, poi formalizzate venerdì. (la. bl.)
 
In aumento il consumo di stupefacenti 
Secondo i dati forniti dal Sert 140 persone sono stabilmente sotto trattamento

 
Aumenta l’incidenza dell’eroina e delle cosiddette droghe leggere a Monfalcone. Oltre 140 persone sono stabilmente sotto trattamento per dipendenza da eroina, altre 20 per dipendenza da alcol. Questi sono dati ufficiali che il Sert ha esposto un mese fa alla Commissione salute di Monfalcone. Nel Monfalconese (esclusi i pazienti di Grado), i tossicodipendenti da eroina sono la maggioranza: si parla di 140 persone di cui il 20% donne. L’aspetto più allarmante riguarda la tipologia delle persone che si presentano al Sert: l’età media è di 31 anni, il 65% ha un’ occupazione. La stragrande maggioranza è italiana, il 95%. In più, il 30% di chi fa uso di droghe ha figli minori.
Nonostante il gran lavoro delle forze dell’ordine per contrastare questa vera e propria piaga sociale il fenomeno è in aumento. Lo dicono le cifre stesse e i continui controlli operati da carabinieri, polizia e Guardia di finanza.
Nei giorni scorsi ci sono stati diversi arresti e fermi legati allo spaccio della droga. L’elenco è lungo e alcune operazioni sono ancora in corso. Un giovane di 23 anni è finito in carcere dopo essere stato fermato dai militari della compagnia di Monfalcone nella zona di Doberdò durante un’operazione anti-droga. Il giovane è stato trovato in possesso di 8 grammi di cocaina e di due bilancini di precisione elettronici. Un altro arresto per droga è avvenuto nel Monfalconese, zona degli Archi, dove un 35enne è stato fermato dalla polizia mentre stava percorrendo l’autostrada con la sua auto diretto verso il capoluogo regionale. Nella sua macchina gli agenti hanno trovato 10 chili di hashish.
Un operaio senegalese di 25 anni, residente a Monfalcone è stato arrestato per spaccio di sostanze stupefacenti: aveva con sè 50 grammi di hashish. Un giovane operaio monfalconese è stato segnalato alla Prefettura per assunzione di sostanze stupefacenti. All’inizio di luglio una trentunenne è stata arrestata per spaccio di sostanze stupefacenti e un minorenne segnalato alla Prefettura per possesso di droga a San Canzian. I carabinieri hanno sorpreso la donna con 35 grammi di hashish e di un bilancino digitale.
E anche l’elenco delle vittime è lungo. L’ultima il 6 febbraio scorso: un uomo di 41 anni residente a Monfalcone è morto in Slovenia, a Salcano, dove si era recato per procurassi la droga. Prima di lui, il 4 aprile dell’2007 un operaio di 28 anni era stato trovato senza vita in casa. L’8 febbraio, sempre del 2007, un trentenne era morto a Vermegliano sulla porta di casa: aveva appena assunto droga. Nell’ottobre del 2006, due casi, uno mortale per overdose a Grado, vittima un goriziano, l’altro a Monfalcone dove un 33enne è stato salvato in extremis: si era bucato in un apprtamento di via Fanin.

Trent’anni, impegnato anche nel volontariato
 
Andrea Montagnani, 30 anni, monfalconese, residente in città in via Randaccio, dove vive da solo, è approdato alla politica dal volontariato. Eletto nel 2001 consigliere comunale nella lista civica dei Cittadini per Monfalcone, nel 2006 si era ripresentato nella lista dello Sdi-Rosa nel pugno, venendo premiato con 170 preferenze, secondo solo alla candidata della Margherita e ora vicesindaco Silvia Altran.
Un risultato strepitoso, quello conseguito da Montagnani e dal Partito socialista che lo sosteneva, premiato con l’assegnazione di un assessorato.
Montagnani aveva quindi rappresentato una delle novità della giunta, espresso dalla Rosa nel pugno. A Montagnani, poi passato nel Partito democratico, il più giovane della squadra del sindaco Gianfranco Pizzolitto nel 2006 con i suoi 28 anni d’età, era andato l’assessorato che segue i progetti di quartiere, il progetto «Città pulita», squadra lavori e servizi cimiteriali.
Monfalconese, già nel direttivo dell’associazione Amici del Carso, Montagnani si è laureato in Scienze dell’amministrazione all’Università di Trieste e ha fatto parte del direttivo del Comitato del rione Romana-Solvay.
 
PARLA IL SINDACO 
Pizzolitto: «Tra i più validi in giunta» 
Il primo cittadino: «Non giustifico l’errore, nessun imbarazzo, ma tanto dispiacere»

 
Non giustifica l’«errore» in cui è incappato Andrea Montagnani il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che rimane però convinto che uno dei più giovani componenti della sua squadra sia stato «un bravissimo assessore, di valore ed emergente». Uno, insomma, che «stava dando una svolta al rapporto con i rioni, ma non solo».
Il sindaco Pizzolitto non mostra imbarazzo per la vicenda che sta coinvolgendo Andrea Montagnani, arrestato la scorsa settimana dai carabinieri di Gorizia per detenzione di sostanze stupefacenti, ma solo dispiacere e vicinanza umana. «Sono molto dispiaciuto – afferma il sindaco – e non ho alcun giudizio da emettere. In ogni caso qualsiasi cosa abbia fatto Montagnani non è in alcun modo riprovevole sotto il profilo amministrativo e politico. Mi auguro davvero che possa risolvere i suoi problemi quanto prima. Dall’alto dei miei 60 anni mi sento vicino ad Andrea, che potrebbe essere mio figlio e capita che i figli sbaglino, mentre è compito dei genitori rimproverare e poi sostenere».
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto tiene per questo motivo a fare chiarezza e smentisce quindi nel modo più categorico di aver preteso le dimissioni di Montagnani una volta appresa la natura delle difficoltà in cui era invischiato. «Ho ricevuto una chiamata da parte di Andrea – spiega Pizzolitto – che voleva parlare con me in modo urgente e riservato. In quel momento ero in bicicletta e quindi gli ho detto che potevo raggiungerlo io nella sua abitazione, dove mi ha spiegato cos’era accaduto, rassegnando immediatamente le dimissioni. Il suo comportamento è stato ineccepibile e corretto nei miei confronti e nei confronti dell’amministrazione comunale».
Pizzolitto in questi giorni ha mantenuto il contatto con il suo ex assessore, sentito più volte telefonicamente, trovandolo «consapevole delle difficoltà in cui si trova, ma anche estremamente lucido».
Di certo il motivo che ha indotto Montagnani a lasciare l’incarico per non creare imbarazzo alla sua amministrazione di centrosinistra ha creato sconcerto nella maggioranza, riproponendo inoltre il nodo del rimpasto di giunta che si profilava all’orizzonte alla fine dello scorso maggio ed era poi stato accantonato. Anche a fronte delle pretese della Rosa bianca che avrebbe accettato l’assegnazione dell’assessorato ai Lavori pubblici solo mantenendo per Antonello Murgia la carica di consigliere comunale. Quanto i possibili colleghi di giunta, Montagnani compreso, avevano abbandonato nel 2006. Mantenere il ruolo di consigliere significherebbe, però, per la Rosa bianca mantenere inalterato il proprio peso in aula e quindi nei confronti del resto della coalizione e del sindaco Gianfranco Pizzolitto. E le rispettive posizioni, anche stando a quanto emerso alcune settimane fa, non sarebbero cambiate di molto.
Se da un lato si trova a fronteggiare le aspirazioni dei centristi, il primo cittadino deve fare i conti su un altro fronte con quelle dei socialisti che, dopo l’adesione proprio di Montagnani al Pd alla fine dell’inverno, si erano scoperti senza un rappresentante in giunta. Non è un mistero, comunque, che a far quadrare i conti potrebbe contribuire il rinnovo dei vertici e del consiglio di amministrazione del Consorzio per lo sviluppo industriale, in scadenza alla fine dell’anno.
In ogni caso a dimettersi alla fine della primavera avrebbe dovuto essere Bou Konate, che detiene la delega «pesante» ai Lavori pubblici e ai rapporti con le società partecipate. L’abbandono in quel caso avrebbe però avuto alla base motivi personali e di impegni lavorativi.
Di fatto il sindaco Pizzolitto, rieletto nell’aprile del 2006 al primo turno e con un grande risultato personale, sta gestendo in questi giorni le seconde dimissioni di un assessore nell’arco di meno di un anno, dopo quelle rassegnate nell’autunno del 2007 dall’allora titolare della Cultura Stefano Piredda. Nell’annunciare sabato scorso l’abbandono di Andrea Montagnani il primo cittadino ha comunque fatto capire di volersi prendere tutto il tempo necessario a operare un rimpasto della giunta. Difficile, del resto, visto appunto le spinte esistenti all’interno della maggioranza, che si vada invece al taglio secco di un assessorato, portando i componente della giunta da 8 a 6, anche se le dimissioni di Montagnani sembrano offrire anche questa opportunità.
Rispetto la sostituzione dell’assessore ai Servizi tecnici, il sindaco sabato scorso ha sottolineato di non credere che gli vada fatta fretta nel modo più assoluto. «Prenderò tutto il tempo di cui c’è bisogno per compiere una riflessione generale», aveva annunciato il sindaco Gianfranco Pizzolitto.
Laura Blasich
 
LE REAZIONI 
Sconcerto nel Pd e in maggioranza 
La segretaria cittadina Paola Benes: «Piena fiducia nella magistratura»
Solidarietà umana è stata espressa da Marco Ghinelli

 
Di certo il motivo che ha indotto Montagnani a lasciare l’incarico per non creare imbarazzo alla sua amministrazione di centrosinistra ha creato sconcerto nella maggioranza. L’incidente di percorso potrebbe però essere almeno per qualcuno l’occasione per una riflessione più profonda e per tentare di ricompattare e ridare slancio alla compagine di centrosinistra. Il segretario cittadino del Pd Paola Benes sottolinea intanto di avere piena fiducia nella magistratura e nel fatto che venga fatta piena chiarezza. «Dal punto di vista personale posso esprimere solidarietà umana – aggiunge -, ma credo che sia corretto che la giustizia faccia il suo corso, nello stesso modo per dimostrare innocenza o colpevolezza, perché se l’esempio non lo sa dare la politica, lo diano le forze di polizia. Non spetta comunque a noi fare le indagini. In merito ad Andrea Montagnani posso dire che sono dispiaciuta perché lo conosco come una persona affidabile e integra, che ha lavorato bene. Se l’accusa fosse confermato sarei delusa, molto delusa, anche se ripeto occorre capire anche il contesto il cui avvengono le cose». Il presidente del Consiglio comunale, Marco Ghinelli, dei Cittadini per Monfalcone, nelle cui file era stato eletto consigliere nel 2001 Montagnani, si dice invece innanzitutto umanamente dispiaciuto, «conoscendo Andrea da tanti anni». «Se è stato commesso un errore – aggiunge -, gli errori si recuperano. Nella decisione immediata di dimettersi va comunque riconosciuta la sua correttezza». Dal punto di vista politico, però, secondo Ghinelli, il sindaco e il centrosinistra dovrebbero ripartire dal nuovo vuoto che si è creato in giunta per ridare slancio al programma e all’azione amministrativa della squadra di governo e della coalizione da qui alla fine del mandato. Anche perché, ricorda, le sfide che si parano davanti all’amministrazione non sono poche in una città cambiata molto velocemente negli ultimi anni. «Mi dispiace perché credo sia un bravo ragazzo, serio – afferma da parte sua il consigliere dello Sdi Giordano Magrin -, che si è laureato a pieni voti e ha dato molto. Ha sempre partecipato nelle politica di area socialista e anche nelle scorse elezioni, quando è stato eletto con la lista dello Sdi, ci aveva dato una grossa mano, anche nella redazione del nostro programma politico. Quando ha deciso di aderire al Pd, nel febbraio scorso, ha inviato allo Sdi una bella lettera, spiegando la sua scelta. Noi non abbiamo capito, ma abbiamo rispettato la sua decisione. Allora, anche per decisione del sindaco che non voleva rinunciare a un bravo assessore, ha continuato il suo mandato: ora la situazione anche politica è cambiata e vedremo cosa succederà. A livello personale non posso che essere dispiaciuto, anche per i suoi genitori persone che conosco e stimo. Aspettiamo prima di giudicare». Da parte dei rioni con cui Montagnani ha mantenuto un filo costante, al di là delle delega ai Progetti di quartiere, arriva un attestato di solidarietà piena. L’Associazione per Panzano, per bocca del suo presidente, Francesco Visintn, esprime il suo profondo dispiacere per le dimissioni di Montagnani. Venutane a conoscenza, l’associazione, che dall’inizio degli anni ’90 si batte per migliorare le condizioni ambientali e sociali del rione operaio, ha deciso di ringraziarlo «per la sua estrema disponibilità e gentilezza, con la speranza che i problemi che l’hanno costretto a lasciare l’incarico di assessore siano presto risolti».

«Un’altra tegola sul centrosinistra» 
Razzini (Ln) e Nicol (Fi): «Momento sempre più critico per l’esecutivo»

 
Il centrodestra non si accanisce sui motivi che hanno indotto Andrea Montagnani a uscire di scena, ma sottolineano invece sì come dal punto di vista politico per il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il centrosinistra le dimissioni dell’assessore confermino un momeno di estrema di difficoltà. «Se devo dirla tutta, di fronte alla notizia – afferma il consigliere regionale e comunale della Lega Nord Federico Razzini -, siamo rimasti di stucco, anche per come conosciamo Andrea Montagnani. Va detto, però, che la storia italiana è zeppa di esagerazioni e malintesi e nessuno va condannato prima del tempo. Mi auguro veramente si sia trattato solo di poco più di una marachella». Detto questo, Razzini registra «un’altra pesante battuta d’arresto per il sindaco già alle prese con il crescente degrado della città e i costanti ricatti della componente centrista della coalizione». «Mi chiedo se non sarebbe ora – prosegue Razzini – di voltare pagina per la città che ha sempre più bisogno di avere un’altra guida, anche perché pare che il sindaco viva in un’altra città, mentre i monfalconesi iniziano a essere esasperati da tutta una serie di questioni, in testa l’immigrazione incontrollata». Anche il segretario cittadino di Forza Italia, Giuseppe Nicoli, non entra nel merito della situazione personale di Montagnani, ma sottolinea invece l’evidente difficoltà dell’amministrazione di centrosinistra al governo della città dall’aprile del 2006. «In un momento poi che è particolare – afferma Nicoli -, viste le criticità che si sono aperte a Monfalcone, profondamente e rapidamente cambiata nell’arco di pochissimi anni». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto inoltre non si sta trovando a che fare solo con le dimissioni di Montagnani, comunque il secondo assessore a rassegnarle nell’arco di meno di un anno, ma anche, rileva pure Nicoli, con le frizioni con una parte della maggioranza. «Mi pare che Pizzolitto – aggiunge il segretario cittadino di Forza Italia – stia dimostrando una certa stanchezza, mentre ci sarebbe bisogno in questo momento di una maggiore capacità di azione e di ascolto dei cittadini. Vedremo quali saranno gli sviluppi, ma l’esigenza di effettuare un secondo rimpasto in giunta dovrebbe portare la maggioranza a riflettere sul proprio operato dal 2006 a oggi e sulle promesse non mantenute. Vedi la cittadella dei servizi nell’ex ospedale, la cui riqualificazione per ora si è tradotta solo in un’operazione di edilizia residenziale». «Ho fiducia nella magistratura e spero che emerga la verità – afferma invece il presidente di Alleanza nazionale di Monfalcone, Alessandro Marega -. Dal punto di vista politico Montagnani non era una figura di spicco nel mondo dei partiti, che d’altronde lui ha cambiato passando da una lista civica allo Sdi al Pd, ma come assessore credo abbia lavorato bene. Mi pareva un ragazzo a posto».
 
POLITICA 
Rosa Bianca e Sdi vogliono entrare nell’esecutivo

 

Le dimissioni presentate dall’assessore comunale Montagnani impongono al sindaco Pizzolitto la necessità di riempire il vuoto lasciato in giunta. A premere per entrare nell’esecutivo sono gli la Rosa Bianca da una parte e i socialisti dello Sdi dall’altra che dopo l’adesione di Montagnani, alla fine dell’inverno al Pd, si erano trovati senza un rappresentante nell’esecutivo

INDAGINI 
Anche la polizia impegnata sul fronte anti-droga

 
Nell’operazione che ha portato in carcere l’assessore Andrea Montagnani, materialmente arrestato dai carabinieri, è impegnata anche la squadra antidroga del commissarito di Monfalcone. L’impegno degli inquirenti, sotto la direzione della procura, è ora quello di scoprire i canali di rifornimento in città dello stupefacenti e di identificare trafficanti e spacciatori.

Messaggero Veneto, 10 settebre 2008
 
Monfalcone. L’ex responsabile dei Servizi tecnici era stato fermato martedì 2 dai carabinieri, ai quali aveva consegnato spontaneamente 20 grammi di marijuana 
Montagnani, le dimissioni dopo l’arresto 
Il 30enne assessore era finito in carcere per detenzione di droga a fini di spaccio Ora ha l’obbligo quotidiano di firma dai Cc. «Colpa solo mia, chiedo scusa a tutti»

MONFALCONE. È stato arrestato per detenzione di droga a fini di spaccio l’assessore monfalconese Andrea Montagnani. In casa sua i Cc hanno sequestrato 20 grammi di marijuana, sostanza che peraltro lui stesso, spontaneamente, ha consegnato ai militari. È stato questo il motivo che ha indotto il 30enne amministratore a presentare subito le dimissioni dalla giunta, giustificandole come «scelta difficile, ma necessaria per poter ovviare a una mia difficile situazione personale e privata».
Ora è obbligato alla firma quotidiana al comando dei Cc. È l’avvocato Samo Sanzin (affiancato da Aldo German) a confermare il fermo dell’assistito, avvenuto martedì scorso, e la consegna spontanea del pacchetto con i 20 grammi di droga. Montagnani è stato fermato dai Cc alla rotonda vicino all’aeroporto di Ronchi; era alla guida della sua auto. Sarebbero stati gli stessi militari a comunicargli che erano informati di come facesse uso di sostanze stupefacenti. Montagnani, a quel punto, avrebbe condotto i Cc in casa, in via Randaccio (vive da solo) e consegnato la marijuana. Alle 19.30 l’ormai ex assessore è entrato in carcere. La convalida dell’arresto è stata effettuata giovedì dal Gip Andrea Leanza, che lo ha rilasciato stabilendo una misura precauzionale minima: l’obbligo di firma una volta al giorno, con orario da stabilire con i Cc. Uscito dal carcere, ha chiamato il sindaco per spiegargli l’accaduto e rassegnare le dimissioni. L’arresto di Montagnani rientra in un’indagine più vasta, partita un mese fa e che, condotta da polizia e Cc di Monfalcone, potrebbe portare altri risultati.
Montagnani con un comunicato s’è rivolto «a tutti i cittadini che mi hanno conosciuto, sostenuto con entusiasmo, sorretto con affetto, cresciuto umanamente e politicamente, per dire che ho sempre dato il massimo per tutti, con tutta l’onestà intellettuale, l’impegno e la volontà a mia disposizione, al servizio della comunità e del bene comune, sicuro di servire la mia città. Ai compagni dei partiti in cui ho militato, consiglieri comunali, colleghi di giunta, sindaco, che mi hanno sempre stimato e apprezzato, chiedo scusa per aver danneggiato immagine e onore dell’istituzione cui ho avuto il privilegio di appartenere». Ringrazia chi gli ha rivolto parole di stima e anche il personale del Comune.
«A quanti vorranno strumentalizzare questo mio momento di debolezza e grave errore – prosegue – dico che è una responsabilità esclusivamente mia, che non ha nulla a che vedere con l’ambiente di lavoro in cui mi trovavo inserito. I miei errori, che pagherò sino in fondo, sono nati nell’ambito della sfera prettamente personale, esulando dall’attività di amministratore. Chiedo pubblicamente scusa a tutti, pronto a pagare e subire le conseguenze per quanto contestatomi dalla pubblica accusa. Spero vogliate perdonarmi».
Cristina Visintini

«Ha sbagliato, ma con me bravo e corretto»
PIZZOLITTO

MONFALCONE. Se da una parte non giustifica l’“errore” in cui è incappato l’ex assessore Andrea Montagnani, il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, rimane però convinto che uno dei più giovani componenti della sua squadra sia stato «un bravissimo assessore, di valore ed emergente».
Una persona che ha lavorato assieme ai cittadini, curando in modo particolare il rapporto con i rioni e la cui vicenda non mette in imbarazzo il sindaco, anche per la correttezza con cui Montagnani ha subito agito.
«Sono molto dispiaciuto – afferma il sindaco – e non ho alcun giudizio da emettere. In ogni caso, qualsiasi cosa abbia fatto Montagnani, non è in alcun modo riprovevole sotto il profilo amministrativo né politico. Mi auguro davvero che possa risolvere i suoi problemi quanto prima. Dall’alto dei miei 60 anni mi sento vicino ad Andrea, che potrebbe essere mio figlio, e càpita che i figli sbaglino, mentre è compito dei genitori rimproverare e poi sostenere».
Rispetto alla voce che vorrebbe che lo stesso primo cittadino avesse preteso le dimissioni una volta conosciuta la vicenda, Pizzolitto smentisce con forza, spiegando che invece è stato lo stesso assessore a chiamarlo, chiedendogli di volergli parlare in modo urgente e riservato.
«In quel momento ero in bicicletta e quindi gli ho detto che potevo raggiungerlo io nella sua abitazione, dove mi ha spiegato cos’era accaduto, rassegnando immediatamente le dimissioni. Il suo comportamento è stato ineccepibile e corretto».
Pizzolitto in questi giorni ha mantenuto il contatto con il suo ex assessore, trovandolo «consapevole delle difficoltà in cui si trova, ma anche estremamente lucido».
E soprattutto deciso a dare le dimissioni per non creare motivi d’imbarazzo nell’amministrazione cittadina.
Il presidente del consiglio comunale, Marco Ghinelli, dei Cittadini per Monfalcone, nelle cui file Montagnani era stato eletto consigliere comunale nel 2001, si dice innanzi tutto «umanamente dispiaciuto, conoscendo Andrea da tanti anni».
«Se è stato commesso un errore – aggiunge –, gli errori si recuperano. Nella decisione immediata di dimettersi va comunque riconosciuta la sua correttezza».
Dal punto di vista politico, però, secondo Ghinelli, il sindaco e il centro-sinistra dovrebbero partire proprio dalle dimissioni di Montagnani per fare un’analisi della situazione e pensare a come agire per ridare slancio al programma e all’azione amministrativa del governo cittadino. (cr.vi.)

Cautela tra i partiti, l’opposizione attacca il sindaco

MONFALCONE. È allibito il mondo politico monfalconese per la notizia che le dimissioni di Montagnani siano state determinate da un episodio giudiziario legato al mondo degli stupefacenti. Tutti, senza distinzioni, chiedono calma nei giudizi, attendendo che l’accusa rivolta al giovane ex assessore trovi conferma. D’altra parte, tutti parlano di una persona capace, seria, impegnata nelle deleghe assegnategli dal sindaco, tanto da aver ottenuto il rispetto degli esponenti di maggioranza e opposizione.
«Sono basito, non so che cosa dire. Mi spiace perché credo sia un bravo ragazzo, serio, laureatosi a pieni voti e che ha dato molto», dice Giordano Magrin, consigliere comunale dello Sdi, partito con cui nel 2006 Montagnani era stato eletto in consiglio e da cui aveva dato le dimissioni dopo essere stato nominato assessore. «Ha sempre partecipato nella politica di area socialista e anche nelle scorse elezioni – prosegue – ci aveva dato una grossa mano, anche nella redazione del programma politico. Aveva continuato a sostenere lo Sdi anche se aveva manifestato vicinanza all’Ulivo, tanto che, a nome del partito, aveva partecipato alla convention nazionale di Roma, in un momento in cui sembrava potesse concretizzarsi il progetto politico della Fed, che poi non ha decollato. Quando, poi, ha deciso di aderire al Pd, in febbraio, ha inviato allo Sdi una bella lettera, spiegando la scelta. Noi non abbiamo capito, ma abbiamo rispettato la decisione. Allora, anche per decisione del sindaco che non voleva rinunciare a un bravo assessore, ha continuato il mandato: ora la situazione anche politica è cambiata e vedremo che cosa succederà. Non posso che essere dispiaciuto, anche per i suoi genitori, persone che conosco e stimo. Aspettiamo prima di giudicare».
Paola Benes, consigliere comunale e segretario cittadino del Pd, non vorrebbe commentare: «Non vorrei dire neanche una parola. Ho piena fiducia nella magistratura e nel fatto che sia fatta piena chiarezza. Da un punto di vista personale posso esprimere solidarietà umana, ma credo che sia corretto che la giustizia faccia il suo corso, nello stesso modo per dimostrare innocenza o colpevolezza, perché, se l’esempio non lo sa dare la politica, lo diano le forze di polizia. Non spetta comunque a noi fare le indagini. In merito a Montagnani posso dire che sono dispiaciuta perché lo conosco come una persona affidabile e integra, che ha lavorato bene. Se l’accusa fosse confermata sarei molto delusa, anche se occorre capire il contesto il cui avvengono le cose».
Nemmeno il centro-destra vuole sbilanciarsi, anche se i partiti d’opposizione sottolineano come la vicenda dimostri che il centro-sinistra si trova in un momento di evidente difficoltà: «Se devo dirla tutta di fronte a una notizia che circolava da qualche giorno in città – afferma il consigliere regionale e comunale della Lega, Federico Razzini –, siamo rimasti di stucco, anche per come conosciamo Montagnani. Va detto, però, che la storia italiana è zeppa di esagerazioni e malintesi e nessuno va condannato prima del tempo. Mi auguro sia stata solo poco più di una marachella». Razzini parla, però, di ulteriore pesante battuta d’arresto per il sindaco, già alle prese con il crescente degrado della città e costanti ricatti della parte centrista della coalizione e auspica un cambiamento di guida per una città oppressa da tante questioni.
Anche il segretario cittadino di Forza Italia, Giuseppe Nicoli, non entra nel merito della situazione personale di Montagnani, ma sottolinea l’evidente difficoltà dell’amministrazione. La città sta cambiando e il sindaco si trova alla prese con le seconde dimissioni di un assessore (Stefano Piredda, Cultura, s’era dimesso nell’ottobre 2007) e con divisioni nell’ambito della maggioranza. «Mi pare che Pizzolitto – aggiunge Nicoli – stia dimostrando stanchezza, mentre ora ci sarebbe bisogno di una maggior capacità di azione e ascolto dei cittadini. Vedremo gli sviluppi, ma l’esigenza di un rimpasto in giunta dovrebbe portare la maggioranza a riflettere su proprio operato e promesse non mantenute».
Alessandro Marega (An) dice d’avere «fiducia nella magistratura, spero emerga la verità. Dal punto di vista politico non era una figura di spicco fra i partiti, che ha cambiato passando da Cittadini per Monfalcone a Sdi e Pd, ma come assessore credo abbia lavorato bene. Mi pareva un ragazzo a posto». (c.v.)

Il Piccolo, 11 settembre 2008
 
NUOVI DETTAGLI SULL’ARRESTO DELL’ASSESSORE 
Montagnani preso per una soffiata 
I carabinieri hanno agito a colpo sicuro: «Sappiamo che lei fa uso di stupefacenti»

di DOMENICO DIACO

I carabinieri hanno agito a colpo sicuro. Sapevano che Andrea Montagnani, il trentenne assessore comunale del Pd finito in carcere con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di 20 grammi di marijuana, faceva uso di droga. Quando, nel tardo pomeriggio di martedì scorso, lo hanno fermato mentre al volante della sua auto stava percorrendo la strada nei pressi della rotatoria dell’aeroporto di Ronchi dei Legionari, gli hanno subito comunicato il motivo del controllo.
«Sappiamo che lei fa uso di sostanze stupefacenti», gli avrebbero detto i militi. Andrea Montagnani, riferisce il suo legale di fiducia, l’avvocato Samo Sanzin del foro di Gorizia, ha ammesso senza tentennamenti il fatto e, del tutto spontaneamente, ha accompagnato nella sua abitazione di via Randaccio, dove vive da solo, i carabinieri, ai quali ha consegnato spontaneamente una busta di plastica contente venti grammi di marijuna, decisamente oltre la cosiddetta modica quantità per uso personale potendosi confezionare dai 40 ai 50 spinelli.
Non c’è stata quindi la necessita di procedere ad alcuna perquisizione, né dell’alloggio, né della vettura e né tantomeno personale. Andrea Montangnani ha sostenuto, riferisce sempre l’avvocato goriziano Samo Sanzin, che la droga detenuta rappresentava un scorta per uso strettamente personale. La marijuana, a suo dire, non era quindi destinata allo spaccio e il fatto che l’«erba» fosse contenuta in una unica busta, e non fosse già confezionata in dosi, di fatto avvalorerebbe questa tesi.
Era da circa un mese che i carabinieri stavano indagando su in giro di droga nel Monfalconese. Sembra che l’operazione, prima ancora dell’arresto di Andrea Montagnani, abbia già portato all’identificazione di altre persone. E pare che proprio una di queste avesse indicato l’assessore del Partito democratico ai Servizi tecnici della giunta guidata dal sindaco Gianfranco Pizzolitto quale assuntore di sostanze stupefacenti. È così che il nome di Andrea Montagnani è finito nelle indagini fino al suo coinvolgimento diretto.
Consegnata la sostanza stupefacente, immediato è scattato il provvedimento dell’arresto per il giovane politico monfalconese. Andrea Montagnani ha preparato la borsa inserendovi qualche indumento, ha fatto un paio di telefonate e ha seguito i carabinieri nella caserma di via Sant’Anna per le formalità di rito.
Alle 19.30 di martedì ha varcato il cancello del carcere di via Barzellini a Gorizia, dove è rimasto rinchiuso per tre giorni, fino a giovedì. È stato infatti rimesso in libertà attorno alle 13.30 al termine dell’udienza di convalida dell’arresto svoltasi davanti al giudice per le indagini preliminari Leanza e al pubblico ministero Panzeri. Quest’ultimo ha chiesto la convalida del provvedimento dei carabinieri, richiesta accolta dal giudice, che ha però pure deciso la scarcerazione dell’arrestato non sussistendo più un suo pericolo di fuga, un eventuale inquinamento delle prove e neppure la reiterazione del reato. A carico di Andrea Montagnani il magistrato ha però disposto una misura cautelare minima, cioè l’obbligo di firma una volta a giorno, in orari da stabilire con i carabinieri, nella caserma del comando della Compagnia monfalconese in via Sant’Anna. Le indagini degli inquirenti proseguono intanto per identificare altre persone coinvolte nel giro di droga e in particolare i fornitori della sostanza stupefacente. La difesa di Montagnani, dimessosi immediatamente dalla carica di assessore comunale, attende dunque la fine dell’inchiesta giudiziaria per decidere quale linea seguire: processo con rito ordinario oppure patteggiamento della pena.
 
SERVIZI TECNICI, PULIZIA E QUARTIERI 
INTERROGATIVI 
Le deleghe dell’ex assessore assunte per ora da Pizzolitto
«La notizia arrivata in giunta martedì sera»

Dell’arresto di Andrea Montagnani e del motivo che l’ha portato in carcere a Gorizia per due notti la giunta e la maggioranza sono state messe pienamente al corrente dal sindaco Gianfranco Pizzolitto martedì sera. Sono stati così spazzati via gli interrogativi e le inquietudini che si erano diffusi mercoledì scorso, quando, di fatto, nella squadra del sindaco si era sparsa la voce che il collega «era scomparso». Qualcosa di più, insomma, rispetto a una semplice non reperibilità per motivi personali o familiari, anche perché una situazione del genere non si era mai presentata prima, vista la precisione e la presenza sempre garantite da Montagnani nel suo lavoro da assessore ai Servizi tecnici e Progetti di quartiere. Poi nella serata di mercoledì, la seconda che Montagnani si apprestava a trascorrere in carcere, il quadro si era un po’ rasserenato: l’assessore stava bene e pareva che i problemi fossero proprio di natura personale. Nella mattinata di giovedì, giornata in cui di solito si riunisce la giunta, il sindaco aveva però già fatto capire che la natura delle difficoltà era più grave di quanto si sarebbe potuto supporre. Senza dire molto, perché, aveva però aggiunto, «vige il segreto istruttorio».
Le voci in città poi si sono rincorse durante il fine settimana, anticipate in ogni caso dalle dimissioni formalizzate venerdì da Montagnani. L’ufficializzazione delle ragioni dell’abbandono è arrivata poi martedì sera, nel corso della riunione tra giunta e maggioranza che era già stata convocata in preparazione della seduta di questa sera del Consiglio comunale. All’incontro erano presenti tutti i rappresentanti dei partiti che sostengono il sindaco, tranne quelli della Rosa bianca. Non pare ci sia stato comunque lo spazio per delle riflessioni politiche legate alle dimissioni di Andrea Montagnani, che di fatto hanno riproposto la necessità di un rimpasto della giunta.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto da parte sua nella riunione di maggioranza ha ribadito ancora di non voler essere sottoposto ad alcuna fretta. Nel frattempo il sindaco assumerà temporaneamente le deleghe erano assegnate a Montagnani, vale a dire i servizi tecnici, pulizia della città, i progetti di quartiere e i progetti per l’accessibilità ai diversamente abili di Monfalcone. Tra la possibilità di arrivare a un ripristino degli assessori a 8 e quella di tagliare la squadra e scendere a 6, potrebbe esserci anche quella di rimanere nello status quo che si è creato, magari procedendo a una ridistribuzione delle deleghe che erano di Andrea Montagnani agli attuali 7 componenti della giunta comunale. (la.bl.)

«La marijuana sul mercato oggi è molto più pericolosa»

Sono almeno un centinaio i cittadini, per la maggior parte giovani ma anche minorenni, segnalati dalle forze dell’ordine per consumo di marijuana e hashish nel Basso Isontino. Ma il numero si riferisce solo alle persone segnalate in un anno dalle forze dell’ordine, quindi incappate nella rete dei controlli di polizia, carabinieri o Guardia di finanza. Il dato non rende dunque conto della dimensione molto più consistente del fenomeno, che resta quella del sommerso. Lo riferisce il dottor Andrea Fiore, psichiatra responsabile del Sert, il quale da anni assiste e prende in cura persone multiproblematiche, con patologie legate alle dipendenze da stupefacenti o alcol. Dipendenze che, sul territorio, hanno la sua incidenza, soprattutto tra i giovanissimi.
In parte a causa delle sostanze – sempre più concentrate e potenti – presenti nelle nostre piazze “nere”. «Per quanto riguarda la marijuana – afferma il dottor Fiore – c’è un grosso errore di fondo: la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti. Che, anche sotto un punto di vista legale, non sussiste. Eppure le persone tendono a ritenere che il cosiddetto “fumo” sia più “leggero”, quindi semi-legale o semi-permesso. E questa filosofia rappresenta un male, poiché porta all’accettazione del fenomeno, se non alla sua normalizzazione. Ovvero porta a considerare la marijuana o l’hashish come una non-droga, alla stessa stregua dell’alcol, che però è legale, pur provocando fenomeni di dipendenza.
«Sotto il profilo sanitario, d’altro canto – continua Fiore -, c’è da rilevare che nessuno è mai morto per overdose da marijuana o per patologie correlate all’uso di queste sostanze. Il problema, tuttavia, è un altro: quello dello sviluppo della dipendenza. Perché è chiaro che, provocando un effetto piacevole, il consumatore tende a usarla ancora a ancora. Se così non fosse, allora, come mai i ragazzi continuerebbero a spendere soldi per gli spinelli? Queste droghe non hanno effetti mortali ma sono ugualmente pericolose, poiché il loro consumo produce immediatamente un effetto psico-attivo acuto e intenso, superiore a quello creato dall’alcol. La marijuana che si trova oggi sulle strade è molto più potente, per motivi commerciali, rispetto a quella di anni addietro.
«Ciò perché – conclude – per un trafficante è molto più agevole portare quantitativi in giro più piccoli ma dagli effetti uguali:in questo modo rischia di meno se incappa nelle maglie della giustizia. E allora si concentrano di più le sostanze psico-attive, con tutti gli effetti che ne conseguono». (ti.ca.)

LE REAZIONI DEGLI ABITANTI E DEL PRESIDENTE DI ROMANA SOLVAY 
Il rione lo difende: «Merita rispetto» 
Lo scorso anno era stato presente come chierichetto alla messa di Natale

«Il nostro assessore noi lo ricordiamo come una persona per bene, infaticabile, intellettualmente pulita e onesta». All’indomani della notizia dell’arresto di Andrea Montagnani, 30 anni, militante nelle fila del Partito democratico, che fino alla corsa settimana reggeva il referto alla Progettazione di quartiere e ai Servizi cimiteriali, il quartiere di Romana-Solvay fa quadrato attorno all’ex amministratore. E si lancia, per bocca del presidente rionale Giorgio Busatto, in un’appassionata arringa di difesa: «Come assessore si è speso tantissimo: molte delle migliorie ottenute si devono ai suoi interventi». Busatto non è, per Andrea Montagnani, solo il presidente del comitato rionale: «Io, questo ragazzo, sento di averlo cresciuto con me. Dieci anni fa, quando l’associazione di quartiere è sorta grazie anche all’impulso di quanti gravitavano all’epoca attorno al mondo dell’Azione cattolica, io l’ho subito individuato come uno tra i giovani più in gamba e promettenti del gruppo. E ciò per alcune sue qualità che, nel tempo, sono rimaste immutate: penso all’altruismo e alla generosità che lo hanno sempre contraddistinto, ma anche al forte impegno spirituale. Infatti, nonostante le numerose incombenze politiche, Montagnani ha continuato a frequentare la parrocchia, guidando il gruppo dei giovani chierichetti almeno durante le occasioni solenni, come a Natale e a Pasqua. Alla messa di mezzanotte alla vigilia di Natale, per esempio, lui ha prestato servizio: ha indossato la veste, aiutando il sacerdote nella funzione per rimanere assieme ai fedeli del suo quartiere».
Certo non un’abitudine diffusa tra i trentenni monfalconesi, né tra i politici. «Io ritengo che lui abbia onorato fino in fondo gli impegni presi con gli elettori – prosegue Busatto –, molti dei quali sono rappresentati dalle persone di questo rione, che hanno creduto in lui e che sono state orgogliose di avere un simile amministratore. È stato una risorsa importante per tutto il territorio di Romana-Solvay: si è prodigato per risolvere i tanti problemi esistenti e per ottenere i fondi con cui ripristinare tutta una serie di strade che da tempo necessitavano di restyling. Sotto il profilo umano, poi, non ci sono dubbi: è un ragazzo d’oro – sottolinea – e chi lo conosce lo sa. La sua è una famiglia rispettabile, di gente per bene, stimata da tutti. In questi giorni li ho ricevuti in casa e ho avuto modo di parlar con loro: stanno passando dei momenti difficilissimi, ma il comitato e i tanti cittadini residenti stanno loro vicino.
«Che altro dire – conclude il presidente Busatto -? Sarà la magistratura a emettere il responso finale su questa vicenda. Forse Andrea Montagnani è stato politicamente ingenuo, ma sta pagando sul piano personale questo errore, in termini di immagine. Spesso c’è l’abitudine a enfatizzare talune cose, perchè l’assessore nei guai fa scalpore. Ma che sia una persona valida, che abbia fatto del bene, si sia assunta le proprie responsabilità no, non importa a nessuno. A me piace ricordare come ha saputo aiutare gli Amici del Carso, fino a prima ignorati da tutti. E, in seguito, come ha saputo investire molte risorse personali ed energie per far decollare la cooperativa Ecosol, che ha dato e dà da lavorare a parecchi cittadini. Sono diversi i ragazzi “difficili” che così hanno trovato un impiego. Lui, a queste persone, si è affezionato. Ha dato loro una mano. E forse, questo, è stato il “premio”. Forse sta pagando il troppo aiuto. Ora è un uomo distrutto, dovrà ricominciare tutto da capo. Ma lo scotto – conclude – è esagerato. Il mio augurio personale è che continui a camminare a testa alta come ha sempre fatto. Sono altre le cose che devono fare indignare. Lo ringrazio per la sua onestà e per il suo lavoro».
La notizia, comprensibilmente, ha destato vasta eco in città, ma anche gli altri comitati di quartiere hanno espresso apprezzamenti a vario titolo per l’attività dell’assessore Montagnani. Non solo: hanno subito manifestato preoccupazione per il fatto di non sapere chi sarà la prossima figura con cui si dovranno confrontare. Smarrimento anche tra i cittadini del rione Romana-Solvay: «Si tratta di una persona valida – dice Antonio Lopardo, nuovo gestore della trattoria Medaglione – che si è spesa molto per il quartiere. Tutti possono commettere un errore».
«Ho appreso la notizia dal giornale – afferma Domenico Bassanisi – e sinceramente non mi sono stupito più di tanto. Lo conosco di vista, politicamente siamo agli antipodi, per cui non posso dire più di tanto. Certo è che tra i giovani e gli adulti, questi atteggiamenti sono diffusi. Oggi è toccato a lui, domani potrà toccare a un altro. Il minimo che ha potuto fare è stato scusarsi. E dimettersi».
Tiziana Carpinelli

SOLIDARIETÀ DALLE FORZE POLITICHE 
«L’arresto, provvedimento eccessivo» 
Zotti (Rc): «Pagate le conseguenze di una legge molto discutibile»
«Troppa severità quando si considera l’uso delle droghe leggere»
 

Rifondazione comunista la sua solidarietà ad Andrea Montagnani l’ha data due giorni dopo le dimissioni e, anche ora che la ragione dell’abbandono è emersa in tutto il suo clamore, non modifica la propria posizione. Anzi, secondo Rifondazione quanto accaduto dovrebbe fornire l’occasione non solo di un ragionamento sugli assetti politici della maggioranza, ma anche una riflessione sull’uso delle droghe leggere in Italia. «La quantità di marijuana che è stata trovata ad Andrea non è certo minima – afferma il segretario cittadino di Rifondazione, Emiliano Zotti -, ma era per uso strettamente personale. Come lo è l’alcol che però, soprattutto nella nostra zona, è culturalmente sdoganato, mentre le droghe leggere non lo sono, anche se è ormai dimostrato che non sono l’anticamera dell’uso di sostanze più pesanti. Le forze dell’ordine e la magistratura hanno fatto il loro dovere e applicato la legge, ma forse una delle strade possibili rimane sempre quella della liberalizzazione dell’uso di sostanze che devono ricadere, alla stregua dell’alcol, nella buona coscienza e gestione delle persone».
Dispiace quindi, prosegue il segretario del partito Zotti, che «Andrea Montagnani sia rimasto vittima di questo quadro. Era certamente corretto dimettersi – dice ancora il segretario cittadino di Rifondazione comunista -, proprio perché non c’è un’accettazione dell’uso delle droghe leggere e quindi l’accaduto avrebbe avuto ripercussioni sulla vita dell’amministrazione comunale».
Qualche effetto politico, comunque, conferma anche Zotti, le dimissioni di Andrea Montagnani lo produrrà inevitabilmente, se non altro perché si torna a ragionare sugli assetti della giunta comunale e della maggioranza cittadina, ormai alla luce della scadenza delle prossime elezioni comunali, fissate fra tre anni, ndel 2011.
«Credo che il sindaco Pizzolitto per il momento terrà per sé le deleghe che erano di Montagnani – afferma ancora il segretario cittadino di Rifondazione – e con calma deciderà il da farsi assieme al resto della maggioranza».
Anche secondo Zotti, ci sono due strade possibili da imboccare: assegnare le deleghe a un nuovo assessore o prendere la decisione di anticipare quanto sarà in futuro legge e cioé portare il numero degli assessori a 6.
«In questo caso, però, si dovrebbero attendere le scelte di altri componenti della giunta comunale – prosegue Zotti – nei cui confronti non credo sia il caso di effettuare delle forzature».
Non va inoltre dimenticato che Andrea Montagnani era stato espresso dallo Sdi che poi, con l’adesione dell’ex assessore al Partito democratico, si è trovato senza un rappresentante in giunta. «Si tratta di una forza politica – osserva il segretario di Rifondazione – che ha sostenuto la coalizioni nel momento delle elezioni e durante questi anni di attività dell’amministrazione».
Un riconoscimento formale di questa fedeltà potrebbe quindi starci tutto, anche se lo Sdi non rimane l’unica variabile in campo, visto che la Rosa bianca è a sua volta rappresentata da due consiglieri comunali in Consiglio comunale (Antonaci e Murgia).
Da parte sua anche Arturo Bertoli, fondatore dei Cittadini per Monfalcone, nelle cui file Montagnani è stato eletto consigliere comunale, allora giovanissimo, nel 2001, esprime tutta la sua solidarietà e vicinanza umana all’ex assessore. (l.bl.)

ROSA BIANCA 
Antonaci: «La poltrona a noi non interessa»

La componente centrista della maggioranza non sta effettuando alcun ricatto nei confronti del sindaco Gianfranco Pizzolitto. Lo chiarisce a nome della Rosa bianca il consigliere comunale Giuliano Antonaci, che ribatte in modo molto netto alle affermazioni del centrodestra. «Io e Antonello Murgia abbiamo optato per il mandato ricevuto dagli elettori – spiega Antonaci – e quindi per la carica di consigliere. A un certo punto il sindaco ci ha chiesto di fornire un assessore nella persona di Antonello Murgia. Abbiamo detto che eravamo d’accordo, ma a patto di non lasciare il Consiglio. Questa era ed è la nostra posizione, sottolineando ancora una volta che noi non abbiamo mai chiesto niente, perché l’assessorato ce l’hanno offerto». A questo punto, aggiunge Antonaci, l’assessorato alla Rosa bianca non interessa. Rispetto alla vicenda Montagnani, Antonaci si dice «dispiaciuto sul piano umano e per la sua famiglia».

LA PANETTIERA 
«Nel quartiere la sua famiglia è rispettata»

«Tutti i cittadini del rione Romana-Solvay non potranno fare altro che parlar bene della famiglia Montagnani». Così Maura Toninatto, titolare della piccola panetteria di via Romana, uno dei negozi più frequentati del rione: «Lui è un ragazzo così bravo ed educato – aggiunge – il capo dei chierichetti della nostra parrocchia, sempre prodigo di attenzione per gli altri».

IL GIORNALAIO 
«La sua lettera di scuse è un gesto da apprezzare»

«Stamattina non ho sentito giudizi negativi sul conto di Montagnani». Il giornalaio di via Romana Michele Parrillo scuote la testa: «La lettera aperta alla comunità è stata un bel gesto, che va certamente apprezzato».

Messaggero Veneto, 11 settembre 2008
 
Montagnani, lo sconcerto della città Zotti: il sindaco assuma le sue deleghe
MONFALCONE
La giunta potrebbe anche scendere a quota sei assessori

MONFALCONE. La vicenda dell’arresto dell’ex assessore Andrea Montagnani ha scosso profondamente Monfalcone, che sembra però unita nel giudizio di “comunque un bravo ragazzo” da attribuire al 30enne monfalconese. Che resta però accusato di detenzione ai fini di spaccio e che possedeva, pur se per consumo personale secondo quanto affermato dallo stesso, 20 grammi di marijuana, tanti da poter fabbricare tra i 40 e i 50 spinelli a seconda della forza del principio attivo contenuto. Un arresto maturato nell’ambito di una ben più ampia indagine, seguita da oltre un mese dalla polizia del commissariato e dai carabinieri di Monfalcone, che potrebbe avere nei prossimi giorni ulteriori sviluppi.
L’ipotesi che si potrebbe formulare è che Andrea Montagnani sia stato coinvolto nella vicenda proprio in seguito a esiti ottenuti nei giorni precedenti il suo arresto. Anche se l’accusa di spaccio, ma questa è una circostanza che dovrà essere confermata dalle indagini, potrebbe non essere estemporanea. Per ora Montagnani, dopo aver trascorso due notti in carcere prima dell’udienza preliminare, conclusasi con la sua scarcerazione, deve rispondere a una misura cautelare minima (la firma obbligatoria giornaliera al comando dei carabinieri) come spiega l’avvocato Samo Sanzin, che ne ha assunto la difesa assieme all’avvocato Aldo German. Tecnicamente proprio la “leggerezza” della misura cautelare starebbe a indicare sotto il profilo giuridico la posizione non grave del suo assistito, a cui non è stato imposto né l’obbligo di residenza, né tanto meno gli arresti domiciliari.
Tra chi commenta, senza intenti scandalistici, la vicenda c’è anche Rifondazione comunista tramite il segretario cittadino Emiliano Zotti che già sabato alla notizia delle dimissioni aveva espresso solidarietà a Montagnani e che ora, conosciuti i motivi della decisione, non cambia posizione. Anzi, quanto accaduto dovrebbe fornire l’occasione non solo di un ragionamento sugli assetti politici della maggioranza, ma anche una riflessione sull’uso delle droghe leggere in Italia. «La quantità di marijuana che è stata sequestrata non è certo minima – afferma Zotti – , ma era per uso strettamente personale. Come lo è l’alcol, che però, soprattutto nella nostra zona, è culturalmente sdoganato, mentre le droghe leggere non lo sono, anche se è ormai dimostrato che non sono l’anticamera dell’uso di sostanze più pesanti».
Le dimissioni di Montagnani produrranno sicuramente qualche effetto politico visto che sarà necessario per il sindaco, e non solo, ragionare sugli assetti della giunta e della maggioranza, anche alla luce della scadenza delle elezioni comunali del 2011. L’idea di Zotti è che Pizzolitto per ora tenga per sé le deleghe Montagnani, decidendo il da farsi con calma assieme alla maggioranza.
Due le strade che potrebbero essere seguite: assegnare le deleghe a un nuovo assessore o prendere la decisione di anticipare quanto prevede la legge per il futuro, portare il numero degli assessori a sei. (c.v.)

Antonaci: la Rosa bianca non vuole un assessorato

MONFALCONE. Se le dimissioni dell’assessore Montagnani e i motivi che le hanno provocate non sono state oggetto di troppo facile strumentalizzazione, i rappresentanti delle forze di opposizione, tra cui Federico Razzini della Lega nord e Giuseppe Nicoli di Fi, non hanno potuto fare a meno di parlare di una pesante battuta d’arresto per l’amministrazione cittadina, con un sindaco già alle prese con il crescente degrado della città e con i costanti ricatti della componente centrista della coalizione. Componente centrista che ieri, tramite il suo rappresentante, il consigliere comunale Giuliano Antonaci ha voluto chiarire la situazione. «Sia il sottoscritto, sia il consigliere Antonello Murgia, sono stufi di leggere le dichiarazioni di certi esponenti politici sulla nostra posizione ‘scalpitante’ in seno al consiglio. Noi abbiamo preso una posizione precisa non aderendo al Pd, posizione dettata da precisi motivi politici – spiega – visto che il credo e i principi che ispirano il Pd non sono quelli della coalizione di centro e della Rosa Bianca cui abbiamo aderito». Il consigliere sottolinea quindi che la sua scelta e quella di Murgia sono state ragionate e non istintive. «Leggiamo che noi ricattiamo l’amministrazione comunale sul problema dell’assessorato. Noi optiamo invece per mantenere il mandato ricevuto dai cittadini, ovvero quello di consiglieri comunali. E io come coordinatore cittadino della Rosa Bianca affermo che mai abbiamo chiesto un assessorato».
Antonaci ricorda che a giugno il sindaco aveva chiesto a Murgia di assumere le deleghe assessorili che sono di Bou Konate, ma a determinate condizioni. «È stata un’offerta a cui noi – ripete – abbiamo detto no. Avremmo accettato solo alle nostre condizioni, ovvero restando anche consiglieri. Se adesso, dopo la vicenda Montagnani, dovesse nuovamente succedere qualcosa, esamineremo i termini nel direttivo della Rosa Bianca. D’altra parte abbiamo sempre chiarito che rispettiamo il programma elettorale de sindaco, ma che potremmo anche uscire dalla maggioranza politica». E ciò soprattutto se la maggioranza non risponderà alla richiesta dei due consiglieri di arrivare ad un confronto sereno e deciso entro settembre. In merito alla vicenda di Montagnani, Antonaci afferma di essere dispiaciuto sul piano umano, soprattutto per la sua famiglia, ma non intende esprimere alcun giudizio sulla vicenda. «Posso solo dire che è stato poco intelligente – conclude – a cascare in questa situazione: a 30 anni una persona deve sapere come fare della propria vita».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 12 settembre 2008
 
REAZIONI 
Don Lorenzini: «Per me Andrea è innocente» 
Il parroco convinto che tutto sia nato dal desiderio di aiutare alcuni giovani in crisi

Lo aspetta a braccia aperte. Come si fa con un innocente. Perché per il parroco della chiesa del Santissimo Redentore, don Rino Lorenzini, Andrea Montagnani è un ragazzo pulito, senza macchia. «Ho appreso la notizia dal giornale e l’ho ricollegata subito alla profonda stima che nutro per questa persona. So che Andrea ha richiesto un incontro per parlare con me: ci sarò con gioia appena sarà possibile, la mia disponibilità è massima per lui».
L’ex assessore alla Progettazione di quartiere è stimato e ben voluto nel rione di Romana-Solvay, dove è noto non solo per la carriera politica intrapresa negli ultimi anni ma anche e soprattutto per l’attività di volontariato portata avanti coi ragazzini della parrocchia, alla guida del gruppo di chierichetti. «Io sono convinto – ha spiegato don Rino – che se ha veramente fatto ciò di cui viene accusato, allora tutto è accaduto per aiutare qualcun altro a uscire dal tunnel della droga. Il mio affetto e l’opinione positiva che ho di lui restano immutati. Andrea segue un gruppetto di ragazzi della Parrocchia e tra questi credo ci sia anche qualcuno che può avere tali problemi. E lui, conoscendo la sua natura generosa e altruista, potrebbe aver voluto aiutare queste persone. Andrea Montagnani si è sempre dimostrato un ragazzo serio, con una maturità superiore alla media dei suoi coetanei». Trent’anni, monfalconese, l’ex assessore ai Servizi tecnici si è laureato con buoni voti alla facoltà di Scienze dell’amministrazione dell’Università di Trieste ed è approdato al mondo della politica proprio attraverso l’attività del volontariato.
«A tutt’oggi – aggiunge il suo parroco – io resto convinto che Andrea non abbia mai fatto uso di sostanze stupefacenti. Sono totalmente sicuro della sua innocenza. Per me non è affatto colpevole: qualcuno avrà fatto il suo nome. Ma resta un ragazzo con la testa sulle spalle e io confido vivamente nella prosecuzione del suo impegno in parrocchia. Proprio così: io lo aspetto e spero che riprenda presto a seguire i ragazzi più giovani, come è accaduto fino a oggi». Prova ne sia, secondo quando ricordato ieri dal presidente del comitato rionale di Romana-Solvay Giorgio Busatto, che Andrea Montagnani ha svolto servizio come chierichetto all’ultima messa di mezzanotte celebrata alla chiesa del Redentore, lo scorso Natale. «Io credo – ha concluso il parroco – che possa dimostrare la sua innocenza». E ieri, anche il presidente del rione Enel, ha voluto esprimere il suo apprezzamento per Montagnani: «È l’unico che ha seguito i nostri problemi in questi mesi – ha detto il presidente Adriano Bernardel –: il mio auspicio è che la situazione si possa risolvere al più presto, visto che siamo pieni di questioni da affrontare».
Nelle ultime elezioni amministrative, Andrea Montagnani era stato premiato da 170 preferenze, secondo solo al vicesindaco Silvia Altran. (t.c.)

IN CONSIGLIO IL CASO DELL’ASSESSORE DEL PD ARRESTATO PER DROGA 
Solidarietà a Montagnani anche dal centrodestra 
Nessuna polemica dalle opposizioni. Razzini (Lega): «Spero che le accuse risultino meno gravi»

Andrea Montagnani, l’ex assessore ai Servizi tecnici dimessosi dopo essere stato arrestato per detenzione a fini di spaccio di marijuana, ha incassato ieri la stima di tutto il Consiglio comunale, pur nella generale consapevolezza che le sue dimissioni siano state un atto doveroso. L’arresto di Montagnani ha monopolizzato ieri sera la prima parte di un Consiglio nel quale nessuno avrebbe pensato di doversi occupare di questo caso, un fulmine a ciel sereno che non ha scatenato però alcuna polemica in aula ma è sfociato, piuttosto, in una dolorosa presa d’atto verso una persona che aveva saputo guadagnarsi l’apprezzamento di colleghi di maggioranza e di opposizione. È stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, in apertura, a leggere la lettera di dimissioni di Montagnani. Esplicita subito dopo soprattutto la Lega Nord. Sergio Pacor ha rinngraziato l’assessore dimissionario e ha rivolto al collega del Pd «tutta la stima e la solidarietà» del suo gruppo. «Di lui ci si ricorderà non per questo episodio ma perchè è stato un bravo assessore». Federico Razzini, dal canto suo, spera «che le accuse rivolte a Montagnani si ridimensionino».
Sul fronte strettamente politico non c’è stata nessuna altra novità, perché Pizzolitto è rimasto fermo nella sua intenzione di non darsi fretta per operare un eventuale rimpasto della giunta. Al momento quindi le deleghe di Montagnani resteranno nelle sue mani.
Non sempre la squadra degli assessori partecipa al completo alle riunioni del Consiglio comunale, ma l’assenza, seppur messa in preventivo, ieri sera di Montagnani, fino a una settimana fa responsabile dei Servizi tecnici e dei Progetti di quartiere, è stata una di quelle ingombranti. Anche perché solo nella seduta precedente, il 28 agosto, Montagnani aveva risposta con la consueta puntualità alle interrogazioni presentate da alcuni consiglieri di minoranza e di maggioranza, spiegando poi, sempre con precisione, gli interventi che l’ente locale si sta apprestando a mettere in campo per rendere più sicura la viabilità di via Terza Armata e via Timavo. Le dimissioni di Montagnani ieri sera non potevano passare sotto silenzio, anche se il sindaco non ha ritenuto di dover intervenire con una comunicazione ufficiale – tranne la lettura della lettera di dimissioni – dopo aver reso pubblico l’abbandono del suo assessore sabato scorso e averne spiegato le ragioni alla giunta e alla maggioranza nella riunione di pre-Consiglio di martedì sera.
Sulle dimissioni ha effettuato invece un intervento la capogruppo dei Ds-Pd Barbara Zilli che ieri, come molti altri in questi giorni, ne sottolineava la capacità e l’impegno dimostrato nel suo lavoro di assessore. Un giudizio che esprime con chiarezza anche la consigliere comunale de La Destra Lionella Zanolla, pur premettendo le sue convinzioni antiproibizioniste.
«Sono rimasta stupefatta e dispiaciuta, come può esserlo una mamma, dei motivi che l’hanno condotto alle dimissioni – afferma Lionella Zanolla -, perché Andrea l’ho conosciuto come un bravissimo ragazzo, una bravissima persona. Nella vita, poi, è chiaro che ognuno compie le proprie scelte, ha le sue curiosità. Se si vuole io fumo e lui fa uso di marijuana e anch’io ho una dipendenza. Andrea però ha violato una legge, lo sa, lo ha ammesso, senza cercare giustificazioni o avvocati difensori. Proprio per questo, nonostante tutto, lo difendo: per la dignità dimostrata, per l’onestà intellettuale».
Sbaglia invece, secondo l’esponente de La Destra, il segretario cittadino di Rifondazione comunista Emiliano Zotti, che accusa la legge in vigore sull’uso di sostanze stupefacenti.
«Credo invece fermamente che Andrea non sia colpevole di spaccio – ha aggiunto Lionella Zanolla -, perché non si trova nelle condizioni economiche di doversi trasformare in uno spacciatore per dover rimediare uno spinello». Anche da Lionella Zanolla, che pure ribadisce di non condividere l’uso di stupefacenti, l’ex assessore raccoglie quindi una convinta solidarietà. «Personalmente gli auguro tutto il bene possibile – ha concluso l’esponente de La Destra -. Rimane una persona che può fare bene, perché è bravo e determinato. Chiudiamo qui la vicenda. Ora ci vuole solo un po’ di silenzio». (la.bl.)

INCERTEZZA 
I quartieri: «Ora non lasciateci di nuovo isolati» 
Da tutti i presidenti dei Comitati apprezzamento per l’impegno dimostrato da Montagnani
Attesa la nomina di un nuovo assessore

«Guai se adesso il Comune ci lascia nuovamente ripiombare nell’isolamento dei nostri marciapiedi rotti, giardini trascurati, piazze degradate e illuminazione carente. Vogliamo un amministratore che si prenda carico a tempo pieno delle istanze dei residenti, esattamente come ha fatto Montagnani». Senza più un assessore di riferimento, i 5 Comitati rionali si sentono perduti. La notizia dell’arresto per droga dell’ex assessore alla Progettazione di quartiere Andrea Montagnani, 30 anni, militante nelle fila del Partito democratico e in carica fino alla scorsa settimana, ha destato in loro un certo smarrimento. Al punto che l’altra sera, all’incontro di tutti i presidenti dei Comitati precedentemente convocato per discutere i temi della sicurezza e del traffico, c’è stato anche chi ha ventilato – tra le varie ipotesi – una raccolta di firme in suo sostegno. Indipendentemente dall’esito di una tale proposta, che potrebbe non trovare tutti concordi e quindi non sfociare in alcuna petizione, in questi giorni le associazioni rionali hanno unanimemente espresso parere favorevole per il dialogo instaurato con l’amministrazione Pizzolitto «proprio grazie all’attività di Montagnani». Per il momento, il referato alla Progettazione di quartiere resterà nelle mani del sindaco. Ma, visti i numerosi impegni istituzionali del primo cittadino (presidente regionale dell’Anci), questo provvedimento potrebbe non essere sufficiente a garantire la tranquillità dei presidenti rionali. «Con l’assessore Montagnani ho avuto un ottimo rapporto – dice Oscar Piccini, presidente del Comitato di Aris-San Polo e Anconetta –. La mia preoccupazione è proprio quella di sapere chi prenderà, in seguito, il suo posto. Quale persona sceglierà il sindaco. Certo dovrà riuscire a garantire la stessa frequenza di contatto che avevamo col precedente amministratore: io, Montagnani, lo sentivo anche due volte alla settimana e quando c’era qualche problema lui veniva sul posto a verificarne l’entità. Al di là di ciò che gli è accaduto e su cui non intendo soffermarmi, posso dire che in questi mesi ho lavorato bene con lui. Si è sempre dato da fare per questo quartiere: spiace che sia incappato in questa situazione, che ha dell’incredibile. Montagnani è stato in grado di risolvere tanti problemi: ha rimesso a posto l’area verde di via Zappata, quella di via Pacinotti e, sul fronte della raccolta dei rifiuti, ha fatto una lotta ciclopica con Iris per farci ottenere un numero maggiore di cassonetti. Per noi è stato un punto d’appoggio fondamentale». Perplessità anche da parte di Alberto Benes, presidente rionale di Largo Isonzo: «È una persona che ha sempre avuto la mia completa stima e sono rimasto molto colpito dai fatti che lo hanno riguardato – commenta –. L’auspicio è che le accuse cadano o che siano riconducibili a fattori esterni, al di là della persona. Ogni giudizio in merito va contenuto, poiché comunque si tratta di una situazione strettamente personale. Sotto il profilo amministrativo, non posso che parlar bene di Montagnani, poiché ha riversato parecchie attenzioni nel nostro rione, in precedenza considerato periferico. Ha svolto sopralluoghi in loco per accertare, con l’ausilio della Polizia municipale, lo stato delle strade e dell’illuminazione: è sempre venuto di persona. Ora brancoliamo nel buio».
«Dopo Montagnani sarà dura – ha aggiunto Adriana Fabris del comitato Centro – perché ha lavorato bene: è sempre stato molto serio e disponibile. È l’unico assessore con cui ci siamo potuti confrontare. Esprimo piena solidarietà nei suoi confronti». «In questi mesi – conclude Francesco Visintin – al di là della collaborazione tecnica, ho molto apprezzato Andrea per la sua disponibilità umana e la sua capacità di ascolto, che ne hanno fatto una persona come poche in Comune».
Tiziana Carpinelli

L’INCHIESTA 
Forse coinvolte altre persone

Proseguono le indagini degli inquirenti per fare piena luce su un giro di droga in città e nell’ambito del quale e rimasto coinvolto il trentenne assessore comunale ai Servizi tecnici della giunta Pizzolitto Andrea Montagnani. E altre persone potrebbero risultare alla fine coinvolte nell’inchiesta. Montagnani era stato arrestato martedì sera con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di 20 grammi di marijuana. A fermarlo erano stati, nei pressi della rotatoria dell’aeroporto di Ronchi, i carabinieri della compagnia di Monfalcone. Ai militi aveva subito ammesso le proprie responsabilità, stando a quanto riferito dal suo legale di fiducia, avvocato Samo Sanzin del foro di Gorizia, e aveva accompagnato i carabinieri nella sua abitazione di via Randaccio e consegnato loro la marijuana contenuta in un unico involucro. Aveva inoltre affermato che la droga era per uso personale. Montagnani, tra i più giovani assessori della giunta Pizzolitto, approdato al Pd dopo essere stato eletto nello Sdi-Rosa nel pugno, dopo due notti trascorse in carcere era stato rimesso in libertà seppure con l’obbligo di firma, una volta al giorno, sul registro nella caserma dei carabinieri. Uscito di cella giovedì, Montagnani ha avuto un colloquio riservato con il sindaco informandolo di quanto accaduto e comunciandogli le dimissioni dalla giunta.

DROGHE LEGGERE: IL CASO MONTAGNANI 
Uso personale, no al carcere

La vicenda personale dell’ex assessore Andrea Montagnani lascia un certo amaro in bocca, non per l’increscioso fatto in sé bensì, per l’arresto immediato come fosse un criminale incallito, frutto purtroppo della legislazione antibroibizionista vigente in Italia. Assimilare possedere droghe leggere tra cui la marijuana, nel nostro Paese è paragonabile a un grave reato e non serve ammettere che la stessa, seppur in una consistente quantità, è per uso personale. Sarà la magistratura a giudicare se Montagnani ha detto il falso. Io, avendo avuto modo di conoscerlo, mi sento di escludere che egli deteness marijuana per spacciarla. Fa specie l’interpretazione che gli inquirenti danno della quantità: se c’è una quantità atta a preparare 40/50 spinelli, allora scatta lo spaccio, la ricerca del fornitore che ha procurato la merce, e via dicendo. Non riesco a immaginare il motivo per cui una persona assuma quella droga. Forse l’assunzione ti permette di estraniarti per un po’ dal mondo circostante, oppure ti fa superare un certo stress, magari ti da certi stimoli. Il fatto è che un individuo deve avere la facoltà di gestirsi la sua vita come crede. Naturalmente è auspicabile che non si faccia del male con relativo onere per la società. Perché non va dimenticato che tanta gente assume alcool, per svariati motivi, che non è reato, fuma ma, si dice, non altera l’equilibrio psico-fisico del soggetto, però ti fa morire di cancro con relativo onere per la società. Ecco dunque che l’accanimento previsto dalla legge fa venire i brividi. Penso che Montagnani, che gli va riconosciuto l’estrema correttezza verso la città, anche per il suo pentimento ufficiale verso i propri elettori e i cittadini tutti,in quei due giorni di carcere abbia sofferto più del lecito.
Bruno Cargnelutti

Il Piccolo, 13 settembre 2008
 
LE INDAGINI SULL’ARRESTO PER DROGA 
Montagnani sorpreso a cedere spinelli 
Almeno quattro le persone che sarebbero state rifornite dall’ex assessore
GLI INVESTIGATORI AVREBBERO ASSISTITO ALLA CONSEGNA DELLA MARIJUANA

di FABIO MALACREA

L’ex assessore comunale alla Progettazione di quartiere e Servizi tecnici Andrea Montagnani sarebbe stato arrestato dai carabinieri perchè sorpreso mentre cedeva uno o più spinelli a un giovane residente nell’Isontino. Il fermo di Montagnani sarebbe avvenuto subito dopo questo episodio al quale avrebbero assistito i carabinieri che stavano seguendo lo stesso Montagnani sulla scorta, probabilmente, di alcune «soffiate» ricevute. Successivamente lo stesso Montagnani avrebbe accompagnato gli investigatori nella propria abitazione di via Randaccio dove, oltre ai venti grammi di marijuana, sarebbero stati trovati anche due grammi di hashish e un bilancino di precisione per la confezione delle dosi.
Per gli investigatori della Polizia e dei carabinieri, quindi, l’attività di spaccio dell’ex assessore comunale, non sarebbe stata un fatto estemporaneo. Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbero state individuate almeno 4 persone alle quali lo stesso ex assessore avrebbe fornito dosi di marijuana e hashish sotto forma di spinelli, attività che si protraeva, secondo quanto risulterebbe, da almeno 3 anni. Ed è probabile che ciò sia emerso proprio dalle rivelazioni di altre persone fermate nel corso dell’operazione che avrebbe avuto inizio a partire dallo scorso mese di maggio. Montagnani quindi era tenuto d’occhio dagli investigatori che ne seguivano le tracce. Non è chiaro se, poi, anche le sue telefonate fossero intercettate. È chiaro invece che l’arresto dell’ex assessore è scattato nel momento in cui l’attività di spaccio è risultata chiara ed evidente in seguito a un rilievo diretto. Cioè la cessione di spinelli a un’altra persona.
Questi elementi rendono certo meno leggera la posizione di Andrea Montagnani, che solo l’altra sera ha ricevuto un’ampia solidarietà da tutte le forze politiche presenti in Consiglio, e la stima per l’attività svolta negli ultimi anni in qualità di assessore. Nonchè quella del parroco del Redentore, don Rino Lorenzini, che si era detto convinto della sua totale estraneità ai fatti, attribuendo il possesso della droga all’attività di Montagnani a sostegno di alcuni giovani in difficoltà del quartiere. Da parte del legale di Montagnani, l’avvocato Samo Sanzin, non ci sono commenti. Il legale, nell’auspicare un po’ di silenzio su questa vicenda, ribadisce che la posizione dell’ex assessore «non è grave», come dimostrato dalle limitate misure di garanzia adottate dal magistrato inquirente, dalla quasi immediata scarcerazione di Montagnani e dalla sua ampia disponibilità a collaborare con le forze dell’ordine. Montagnani era stato tratto in arresto martedì della scorsa settimana, di sera, con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di marijuana. Il fermo era avvenuto nei pressi della rotatoria dell’aeroporto da parte dei carabinieri della compagnia di Monfalcone. Montagnani aveva subito ammesso le proprie responsabilità con i militari, e aveva accompagnato i carabinieri nella sua abitazione di via Randaccio e consegnato loro la droga che deteneva, affermando che era per uso personale. L’ex assessore era stato quindi trasferito nella casa circondariale di via Barzellini a Gorizia, da dove era stato scarcerato due giorni dopo con l’obbligo di firma, una volta al giorno nella caserma dei carabinieri. Subito dopo Montagnani aveva incontrato, nella sua abitazione, il sindaco Pizzolitto al quale aveva consegnato la sua lettera di dimissioni.

REAZIONI IN CONSIGLIO 
«Comportamenti vietati a un amministratore»

In aula giovedì sera il sindaco Gianfranco Pizzolitto non ha fatto marcia indietro rispetto i giudizi espressi in questi giorni sul suo ex assessore, di cui ha difeso la capacità e l’impegno. Il primo cittadino è stato però altrettanto chiaro, rispondendo alla domanda posta dal capogruppo della Lega Nord Federico Razzini, sull’esigenza di accettare le dimissioni presentate da Montagnani.Chiara anche la posizione del Pd per voce del suo segretario cittadino Paola Benes e del capogruppo Barbara Zilli. In sostanza, per il Pd, non si dovrebbe scordare che è stata violata una legge da parte di un amministratore pubblico che rappresenta la legalità, la legge e ne è tutore. «Anche se nel caso in questione – aggiungono Benes e Zilli – la legge violata è discussa e per alcuni versi discutibile, si tratta pur sempre di una legge». A un amministratore, che rappresenta persone di diverse sensibilità, sottolineano, «è inoltre richiesto un maggiore rigore morale, rispetto a chi non lo è, e chi intraprende questa strada lo sa bene. La rappresentanza amministrativa dovrebbe essere incompatibile – dicono ancora – con l’utilizzo di stupefacenti così come l’abuso di alcol, a maggior ragione in quelle amministrazioni che si fanno promotrici della prevenzione. Il Pd è però vicino «alla persona che ha sbagliato, ma si è pentita», mentre «all’assessore è doveroso riconoscere la grande capacità professionale e la disponibilità e gentilezza sempre dimostrate».
 
Piantagione di marijuana in casa di un architetto 
Quarantenne denunciato: clonava piantine e ne accelerava la crescita con l’illuminazione artificiale

Un architetto quarantenne che abita nella zona centrale di Monfalcone – M. F. le sue iniziali – aveva trasformato il suo alloggio in un attrezzatissima piantagione di marijuana, con tanto di sistemi d’irrigazione automatica e d’illuminazione artificiale per far crescere più rapidamente decine di piantine. Il professionista, intercettato dai militari della Guardia di finanza di Gorizia, è stato denunciato a piede libero all’autorità giudiziaria per i reati di produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti. Al momento l’accusa di spaccio non sussiste, anche se la quantità di piantine rinvenuta fa ritenere improbabile l’uso esclusivo personale. L’operazione è stata condotta dalla Gdf nel quadro del rafforzamento dell’attività di vigilanza e controllo del Monfalconese. A mettere sulle tracce del professionista, al termine di appostamenti e pedinamenti, sono stati anche numerosi atteggiamenti sospetti dell’uomo, cliente assiduo di vivavisti della zona dove acquistava con regolarità e frequenza vasetti di coccio e terriccio. Ulteriori accertamenti hanno convinto i finanzieri del Comando provinciale di Gorizia di entrare in azione con una perquisizione nell’abitazione. E il blitz nell’appartamento, in centro, ha portato alla luce un vero e proprio vivaio di piante di marijuana, organizzato adottando una serie di soluzioni ingegnose. Decine le piante rinvenute durante la perquisizione dei finanzieri – alte circa 80 centimetri – e assistite con continuità allo scopo di assicurarne il rapido ed efficace sviluppo da un sistema artificiale di illuminazione, oltre che da un impianto di irrigazione multiplo. Il tutto finalizzato a consentire la crescita delle piante in tempi molto contenuti, anche in assenza di luce solare.
Nell’alloggio era stato in pratica riprodotto un sistema di propagazione per talea che sfrutta le enormi proprietà rigenerative dei vegetali, anche utilizzando un solo frammento di una pianta-madre, opportunamente tagliato e sistemato nel terreno o in acqua per rigenerare le parti mancanti della stessa in tempi rapidi, ottenendo un vero e proprio clone. Il sistema di riproduzione organizzato, pertanto, consentendo la coltivazione intensiva della pianta di marijuana, era in grado di garantire anche sei raccolti ogni anno. Utilizzando un apposito essiccatoio, situato sempre all’interno dell’appartamento perquisito, il professionista indagato aveva in tal modo ideato una vera e propria filiera della marijuana, capace di produrre quantità significative di sostanza stupefacente, pronta per essere commercializzata. Oltre alle numerose piante, i finanzieri hanno sequestrato 250 grammi e 280 semi di marijuana, l’impianto di irrigazione multiplo, il sistema artificiale di illuminazione, l’essiccatoio, nonché un centinaio di vasi vuoti.
Il valore delle piante già pronte per l’utilizzo è stato valutato attorno ai 1200 euro, quello delle piante ancora in crescita di circa 7000 euro. (f.m.)

Una serra in casa: è marijuana 
Denunciato dalla Guardia di finanza un architetto di 40 anni Coltivava le piante servendosi di un avanzato impianto d’irrigazione

MONFALCONE. Aveva allestito una vera e propria serra con sistemi di innaffiamento e illuminazione artificiale per consentire la crescita rapida e rigogliosa delle piante. Peccato però che non si trattasse di piante ornamentali o fiorite, ma di una vera piantagione di marijuana che l’uomo, un architetto 40enne monfalconese, di cui sono state rese note solo le iniziali, F.M., e che è stato denunciato, stava coltivando in un appartamento del centro città, riuscendo ad ottenere ben sei raccolti annui.
L’attività di “coltivazione diretta” è stata stroncata dalla Guardia di Finanza di Monfalcone e del comando provinciale di Gorizia, nell’ambito del rafforzamento dell’attività di vigilanza e controllo del territorio, in funzione di contrasto dei traffici illeciti. La rete dei controlli e l’attività investigativa hanno consentito ai militari di arrivare presto al professionista monfalconese, sospettato di essere coinvolto in illecite attività di spaccio di sostanze stupefacenti.
Il blitz effettuato all’interno dell’appartamento del 40enne, situato nel centro città, ha portato alla luce un vero e proprio vivaio di piante di marijuana, organizzato adottando soluzioni davvero ingegnose. Le decine di piante rinvenute durante la perquisizione domiciliare, alte circa 80 centimetri, erano assistite con continuità, così da assicurare un rapido ed efficace sviluppo, da un sistema artificiale di illuminazione, oltre che da un impianto di irrigazione multiplo. Il tutto per consentire la crescita delle piante in tempi rapidi, all’interno dell’appartamento, anche in assenza di luce solare.
Nello specifico, veniva utilizzato il sistema di riproduzione e propagazione per “talea”, che sfrutta le proprietà rigenerative dei vegetali. Anche utilizzando un solo frammento di una pianta madre, opportunamente tagliato e sistemato nel terreno o in acqua si rigenerano le parti mancanti della stessa in tempi rapidi, ottenendo un vero e proprio clone. Il sistema di riproduzione ingegnosamente organizzato, consentendo la coltivazione intensiva della pianta di marijuana, era in grado di garantire anche sei raccolti annui. Avvalendosi, oltretutto, di un apposito essiccatoio, trovato sempre all’interno dell’appartamento perquisito, l’architetto aveva ideato una vera e propria filiera della marijuana, in grado di produrre quantità significative di sostanza stupefacente, pronta per essere immessa sulmercato.
Oltre alle numerose piante, i finanzieri del Comando provinciale di Gorizia hanno sequestrato 250 grammi di marijuana e 280 semi della stessa pianta, un impianto di irrigazione multiplo, un sistema artificiale di illuminazione, un essiccatoio, nonché un centinaio di vasi vuoti, pronti per essere utilizzati. Il professionista è stato denunciato alla competente Autorità giudiziaria, per il reato di produzione e coltivazione di sostanze stupefacenti.
Cristina Visintini

Messaggero Veneto, 13 settembre 2008
 
Montagnani, tre anni di appostamenti 
L’assessore arrestato per spaccio era nel mirino degli inquirenti da tempo
SVILUPPI A MONFALCONE 
L’avvocato Sanzin ha ribadito la disponibilità del giovane amministratore a collaborare nelle indagini E intanto i colleghi di partito e quelli della Lega Nord hanno apprezzato le sue scuse e rinnovato la stima

MONFALCONE. Non sarebbero stati precedenti risultati dell’indagine avviata a maggio dal Commissariato e dal Comando Carabinieri di Monfalcone a mettere nei guai l’ex assessore del Comune di Monfalcone, Andrea Montagnani, arrestato la scorsa settimana per detenzione di stupefacente ai fini di spaccio. O meglio, gli inquirenti non sarebbero risaliti a lui da una soffiata.
Il fermo del 30enne assessore sarebbe maturato proprio nell’ambito di lunghe osservazioni e controlli che avrebbero consentito alle forze dell’ordine di rilevare a suo carico, nell’arco di tre anni, lo spaccio nei confronti di quattro persone. Secondo fonti strettamente riservate, anche martedì scorso, quando Montagnani è stato fermato dai carabinieri di Monfalcone alla rotonda di Ronchi dei Legionari, vicino all’aeroporto, sarebbe stato visto cedere dello stupefacente nella mani di un 30enne residente nella provincia. Un episodio che non sarebbe dunque estemporaneo, ma probabilmente ripetuto. Nella sua abitazione di via Randaccio, inoltre, i militari, oltre ai 20 grammi di marijuana che Montagnani stesso ha spontaneamente consegnato, sarebbero stati trovati anche due grammi di hashis e un bilancino di precisione.
Interpellato, l’avvocato difensore Samo Sanzin (affiancato dall’avvocato Aldo German) conferma quello che è stato detto nei giorni scorsi, confermando la pronta collaborazione dell’ex assessore, la sua disponibilità a collaborare, l’ammissione di aver fumato della sostanza stupefacente, ma anche l’affermazione che quella marijuana era a casa sua solo per uso strettamente personale.
«Non intendo aggiungere altro a quanto già detto e credo sarebbe il caso di fare scendere, ora, un dignitoso silenzio sulla vicenda – dice l’avvocato, che non avrebbe ancora potuto visionare le carte della Procura relative al proprio cliente –. Che la giustizia adesso faccia il suo corso. Vedremo poi fra qualche mese cosa succederà». Resta comunque il fatto che la vicenda di Montagnani attiene la stretta sfera personale e che i colleghi eletti nell’amministrazione comunale e nel consiglio comunale mantengono il positivo giudizio sul suo operato di assessore.
«L’assessore si è scusato con umiltà ma con coscienza dell’errore commesso e con correttezza ha rassegnato le dimissioni. Un errore – dicono per il Pd (partito a cui Montagnani ha aderito) la segretaria cittadina Paola Benes e il capogruppo consiliare Barbara Zilli – che assume aspetti più roboanti quando è un personaggio pubblico che rappresenta la legalità, la legge e ne è tutore. Anche se nel caso in questione la legge violata è molto discussa e per alcuni versi discutibile, ma pur sempre una legge. A un amministratore pubblico è richiesto un maggior rigore morale, rispetto a chi non lo è e chi intraprende questa strada lo sa bene».
Secondo le due esponenti politiche, la rappresentanza amministrativa dovrebbe essere incompatibile con l’utilizzo di sostanze stupefacenti, così come l’abuso di alcol, a maggior ragione in quelle amministrazioni che si fanno promotrici della prevenzione. Esprimono comunque la vicinanza del gruppo alla persona umana, che ha sbagliato «ma si è profondamente pentita e ha espresso così accorate parole di scusa tramite a stampa. Andrea ha sbagliato, ma è doveroso riconoscergli grande capacità tecnica e professionale nel risolvere i problemi, sempre con disponibilità e gentilezza. Ci auguriamo che risolva quanto prima eventuali problemi e difficoltà personali che possono averlo indotto all’utilizzo di sostanze, che faccia tesoro dell’esperienza e che l’errore commesso sia una scuola che gli consenta di riprendere quanto prima i cammino intrapreso con rinnovato vigore».
Nel corso del consiglio comunale di giovedì anche i consiglieri delle Lega Nord, Federico Razzini e Sergio Pacor, hanno rinnovato la stima nei confronti di Montagnani, riconoscendo la serietà e professionalità con cui ha operato. «Speriamo – hanno detto – che siano queste qualità ciò che si ricorderà del suo assessorato».

Il Piccolo, 14 settembre 2008
 
Montagnani si riforniva a Udine di due etti di marijuana ogni mese 
L’EX ASSESSORE ARRESTATO
Un fascicolo sul suo conto era stato aperto da quasi tre anni alla Procura
STUPEFACENTI 
Lo spaccio sarebbe avvenuto anche all’interno della cooperativa Ecosol

di FABIO MALACREA

Uno o due etti di marijuana al mese, a volte anche di più, che l’ex assessore comunale alla Progettazione di quartiere e ai Servizi tecnici Andrea Montagnani, arrestato martedì 2 settembre dai carabinieri per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, si procurava attraverso un canale friulano, a Udine, gestito – pare – da personaggi marocchini. Montagnani avrebbe continuato questa sua attività, iniziata almeno tre anni fa, quando era presidente della cooperativa di servizi Ecosol che fornisce in convenzione prestazioni al Comune di Monfalcone legate alla manutenzione e allo sfalcio dell’erba, anche dopo essere stato nominato alla fine di aprile del 2006, a soli 28 anni, assessore nella giunta guidata dal sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto. Ruolo ricoperto anche in virtù del gran numero di preferenze (170) conquistate alle ultime elezioni amministrative.
Emergono dunque nuovi particolari sull’operazione dei carabinieri e della Polizia che ha portato al fermo e al successivo arresto dell’ex assessore comunale. A conferma che il provvedimento di arresto non è stato casuale o eccessivo, come sostenuto da alcuni esponenti politici. Montagnani, arrestato subito dopo essere stato notato da una pattuglia dei carabinieri mentre consegnava alcuni spinelli a un giovane dell’Isontino nella zona dell’aeroporto di Ronchi, secondo quanto emerso, continuava a procurarsi stupefacenti e a smerciarli a una ristretta cerchia di «clienti» sfruttando i contatti che aveva proprio attraverso la cooperativa Ecosol, la cui sede si trova proprio nei pressi dello scalo aereo ronchese.
Una sorta di «copertura» che non coinvolgerebbe comunque direttamente, a quanto è dato sapere, la cooperativa stessa, nè i suoi attuali soci e dirigenti. Da quanto emerso, Andrea Montagnani faceva da collettore per una mezza dozzina di persone che riforniva di marijuana: amici, semplici conoscenti, persone comunque legate al suo entourage. Un’attività che, a quanto emerge, non sarebbe stata particolarmente lucrosa, ma piuttosto raffigurabile come una sorta di «mutuo soccorso» finalizzato alle sostanze stupefacenti.
Un’attività che però era attentamente monitorata dalle forze dell’ordine tanto che, su questa, da tempo era stato aperto un fascicolo in Procura, ed erano state avviate specifiche indagini, con appostamenti e pedinamenti. Proprio questi avrebbero consentito di accertare che Montagnani aveva contatti con la «piazza» udinese e con personaggi nordafricani che gestivano la fornitura di marijuana.
Gli spostamenti di Montagnani erano dunque controllati dagli investigatori da almeno tre anni, poco prima quindi che fosse nominato assessore comunale della giunta guidata dal sindaco Pizzolitto. E il suo fermo, con conseguente arresto, è avvenuto subito dopo lo spaccio di alcuni spinelli da parte dell’ex assessore a un giovane isontino della sua «cerchia», al quale hanno assistito i carabinieri.
Una volta bloccato, Montagnani ha iniziato subito a collaborare, accompagnando gli investigatori nella propria abitazione di via Randaccio dove, oltre ai venti grammi di marijuana, sarebbero stati trovati anche due grammi di hashish e un bilancino di precisione per la confezione delle dosi.
Fin dal suo fermo, l’ex assessore comunale ha comunque sostenuto che la droga che deteneva a casa era esclusivamente per proprio uso personale. Montagnani è rimasto per due giorni nel carcere di Gorizia, da cui è uscito alle 13.30 di giovedì 4 settembre, dopo essere comparso davanti al Gip nell’udienza di convalida, con l’obbligo comunque di firma, una volta al giorno nella caserma dei carabinieri di via Sant’Anna. Subito dopo essere tornato in libertà, Montagnani aveva consegnato la lettera di dimissioni dal suo incarico di assessore al sindaco Pizzolitto e aveva inviato, tramite il suo legale Samo Sanzin del Foro di Gorizia, una lettera di scuse alla comunità.
La vicenda è stata accolta con stupore e meraviglia negli ambienti politici e del volontariato cittadino, soprattutto nel quartiere Romana-Solvay. Ampia la solidarietà ricevuta dall’ex assessore al quale è stato espresso un generale apprezzamento per l’attività svolta in Comune. Nel quartiere potrebbe anche partire una petizione per chiedere il ritorno di Montagnani in giunta.Lo stesso parroco del Santissimo Redentore, don Rino Lorenzini, si era detto convinto della sua totale estraneità ai fatti.

IL CASO MONTAGNANI 
L’ipocrisia dei nostri politici

Il caso Montagnani impone ed ispira una riflessione politica di non poco conto. Parto da due elementi: le scuse pubbliche dell’assessore per essersi fatto le canne e le dimissioni dalla carica. Perché Adrea Montagnani si scusa? Sappiamo bene che l’alcolismo è la piaga dell’Isontino e che, per amor di economia, si esalta il vino come un elisir.. sappiamo bene che la Sinistra sarebbe teoricamente favorevole alla legalizzazione della canapa.. sappiamo bene come sia diffuso l’uso di cocaina nelle sfere più o meno agiate e moraliste della città.. e più o meno di Destra… Eppure ci si scusa per la marijuana e si accettano le dimissioni di un validissimo giovane e promettente politico. È fuori discussione che Andrea Montagnani sia uno spacciatore di marijuana e, anche per il sindaco, è fuori discussione che egli sia stato un ottimo assessore, eppure ora prevalgono i discorsi su «rimpasto», «poltrona vacante» e di lui si compatisce l’«errore» col tono paternalistico da un lato e col tono compassionevole dall’altro. E allora mi chiedo: che cosa significa essere un buon amministratore veramente? Ha senso appartenere ad un carrozzone denominato «partito» o conta l’individuo, la sua passione per il bene comune, la sua capacità di ascolto ed intervento? L’assessore Montagnani ci dimostra questo. Il suo essere amato dai cittadini non corrisponde alla morale cieca (e spesso ipocrita) della classe politica catto-comunista o neo-fascista che finge di sostenerlo e che non vede l’ora di sostituirlo. C’è chi parla di petizione popolare per rimettere Montagnani al suo posto… da parte mia spero si sia reso conto che nella partitocrazia di regime non lo meritano… o non lo vogliono (?)
Paola Gandin

Messaggero Veneto, 14 settembre 2008

Monfalcone. Romana Solvay: raccolta di firme per il reintegro in giunta del trentenne 
Caso Montagnani, Cc e polizia a caccia dei fornitori della droga A Ronchi la “base” dello spaccio
 

Al di là dell’indagine in sé, iniziata qualche mese fa e seguita dai Cc e dal commissariato di polizia di Monfalcone, Montagnani sarebbe stato controllato già da qualche anno e nel fascicolo che ora si trova in Procura a Gorizia ci sarebbero tutte le prove e le conferme (sembra anche trascrizioni di intercettazioni telefoniche) che lo spaccio era un’attività usuale.
Uno o due etti il mese di “fumo” venivano acquistati dal monfalconese e poi ceduti e rivenduti, probabilmente senza trarne profitto, ma certamente in modo da ripianare le spese. Sede dello spaccio sarebbe stata la Ecosol – Ecologica solidale, la cooperativa sociale con sede a Ronchi, in via Bugatto, di cui un tempo Montagnani era presidente e che è, guarda caso, vicina alla rotonda dell’aeroporto dove i carabinieri hanno fermato Andrea.
La cooperativa, comunque, non è stata coinvolta nelle indagini, né sono stati assunti provvedimenti nei confronti degli attuali responsabili.
Diversi gli acquirenti dello stupefacente, ma tra questi la maggior parte residente nella provincia di Gorizia. Proseguono quindi le indagini, che potrebbero avere ulteriori sviluppi nei prossimi giorni visto che gli inquirenti stanno cercando di risalire ai fornitori della droga, attualmente cercati nell’ambiente marocchino gravitante nella zona di Udine.
Intanto, sembra che nel quartiere di Romana Solvay, dove risiede l’ex amministratore comunale, si voglia avviare una raccolta di firme da consegnare a sindaco affinché riaffidi a Montagnani l’assessorato.
«Il suo essere amato dai cittadini non corrisponde alla morale cieca (e spesso ipocrita) della classe politica catto-comunista o neo-fascista che finge di sostenerlo e che non vede l’ora di sostituirlo», afferma Paola Gandin di Legalize.it, che sostiene come il caso Montagnani imponga una riflessione politica di non poco conto.
«Parto da due elementi: le scuse pubbliche dell’assessore per essersi fatto le canne e le dimissioni dalla carica. Perché si scusa Montagnani? Sappiamo bene che l’alcolismo è la piaga dell’Isontino, che la sinistra sarebbe teoricamente favorevole alla legalizzazione della canapa e come sia diffuso l’uso di cocaina nelle sfere più o meno agiate e moraliste della città. Eppure ci si scusa per la marijuana e si accettano le dimissioni di un validissimo giovane e promettente politico», dice Gandin, che non manca di stigmatizzare il fatto che ora si parli di rimpasto e di lui si compatisca l’errore in toni paternalistici e compassionevoli.
«Cosa significa essere un buon amministratore veramente? Ha senso appartenere a un carrozzone denominato partito o conta l’individuo, la sua passione per il bene comune, la sua capacità di ascolto e intervento? L’assessore Montagnani – conclude – ci dimostra questo. C’è chi parla di petizione popolare per rimettere Montagnani al suo posto: da parte mia spero si sia reso conto che nella partitocrazia di regime non lo meritano. O non lo vogliono».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 15 settembre 2008 
  
VERDI  
«Sul caso Montagnani solo ipocriti moralismi»  
Secondo Mauro Bussani i veri problemi della città continuano a restare inevasi»
 
 
«Troppi ipocriti moralismi» sul caso Montagnani per Mauro Bussani, presidente provinciale dei Verdi. «Il caso – ha esordito – impone ancora una volta alcune riflessioni sul metodo che la classe politica cittadina e Isontina, di ogni colore, utilizza per nascondere la volontà di non affrontare i gravi problemi sociali presenti sul territorio, nascondendoli dietro bordate moraliste che hanno a che fare più con il mondo dei sogni che con la realtà. Si permette la parata nazifascista in biblioteca comunale e la si fa pagare all’assessore Piredda. Si forza al massimo la distinzione tra il bisiaco buono – anche se pratica affitti da strozzinaggio – e lo straniero cattivo che sputa per strada e vuole un luogo di preghiera, nel frattempo si pensa di risolvere il grave disagio abitativo solamente sgomberando con la forza quattro occupazioni abusive. Non si vuole minimamente mettere in discussione i poteri forti del territorio, andando a colpire l’anello debole della catena indotto da questa situazione. Non ovviamente il fiorente mercato delle sostanze da prestazione, cocaina in primis, sempre più abbondantemente usate per far fronte ai carichi di lavoro ormai improponibili in rilevanti segmenti dell’indotto. Non ovviamente nel tutto sommato nostrano ritorno dell’uso giovanile di eroina indotta dal deserto sociale e culturale caratterizzante la Monfalcone oggi. Si colpisce solo dove è più facile». Bussani afferma che «si dichiara guerra ai giovani colpevoli dell’uso ricreazionale dei cannabinoidi (erba e fumo)», mentre «la città è socialmente allo sbando». (t.c.)

Gorizia Lettere

POLITICA  
La sagra delle ipocrisie
 
 
Il gettonatissimo caso Montagnani impone ancora una volta alcune riflessioni sul metodo che la classe politica cittadina e isontina, di ogni colore, utilizza per nascondere la volontà di non affrontare i gravi problemi sociali presenti sul territorio nascondendoli dietro bordate moraliste che hanno a che fare più con il mondo dei sogni che con la realtà.
Si permette la parata nazifascista in biblioteca comunale a Monfalcone e la si fa pagare all’assessore Piredda. Si forza al massimo la distinzione tra il bisiaco buono – anche se pratica affitti da strozzinaggio – e lo straniero cattivo che sputa per strada e vuole un luogo di preghiera tentando di far fuori l’assessore Konate. Non si vuole minimamente mettere in discussione i poteri forti del territorio, Fincantieri e speculazione edilizia in primis, andando a colpire l’anello debole della catena indotto da questa situazione. Non ovviamente il fiorente mercato delle sostanze da prestazione, cocaina in primis, sempre più abbondantemente usate per far fronte ai carichi di lavoro ormai improponibili in rilevanti segmenti dell’indotto. Non ovviamente nel tutto sommato nostrano ritorno dell’uso giovanile di eroina indotta dal deserto sociale e culturale caratterizzante la Monfalcone oggi.
Si colpisce dove è più facile perché ciò garantisce lo status quo e le facili carriere di magistrati e forze dell’ordine poco inclini a rischiose avventure.
Ecco che solerti servitori dello stato dichiarano guerra ai giovani colpevoli dell’uso ricreazionale dei cannabinoidi (Erba e Fumo). Lancia biechi avvertimenti alle realtà che promuovono una coscienza diversa e non proibizionista dei problemi in questione (do you remember Bassa Soglia e perquisizioni?). Trova nell’ennesimo assessore il perfetto capro espiatorio per nascondere una realtà desolante dietro il paravento benpensante di casa nostra. Come Verdi avevamo già dichiarato pubblicamente la necessità di ridimensionare drasticamente la pressione repressiva sui giovani proprio sul tema dell’uso di cannabinoidi. Si ripropone ancora una volta la scelta fondamentale cui è chiamata oggi Monfalcone: o gli interessi milionari del momento per pochi, o un possibile futuro diverso e includente che garantisca le fasce più deboli, affrontando i problemi reali, investendo su sociale e culturale a partire dai più giovani e precari piuttosto che massacrarli.
Mauro Bussani, Presidente dei Verdi della provincia di Gorizia

Il Piccolo, 16 settembre 2008 
 
Deleghe di Montagnani nelle mani del sindaco  
Pizzolitto ribadisce la stima nei confronti dell’ex assessore
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto conferma stima e apprezzamento sul piano personale per l’ex assessore ai Servizi tecnici e alla Progettazione di quartiere Andrea Montagnani, arrestato lo scorso 2 settembre con l’accusa di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti e poi rilasciato. Ma si astiene da ogni commento sulla vicenda giudiziaria «almeno fino a quando l’inchiesta non fornirà elementi certi e inoppugnabili». Nel frattempo il sindaco intende mantenere nelle sue mani le deleghe già detenute da Montagnani, riservandosi di rendere note le sue decisioni «solo quando la situazione sarà decantata. Certe scelte non vanno mai fatte sull’onda emotiva di un fatto traumatico come quello che ha investito in queste settimane gli ambienti politici e cittadini. Montagnani – continua Pizzolitto – per me resta un bravo assessore, sempre impegnato e corretto, che ha saputo interpretare al meglio il suo ruolo. Per quanto riguarda la sua sfera strettamente privata non ho elementi per dare giudizi e mi auguro che certe notizie emerse non siano corrispondenti alla realtà. Resta il fatto – aggiunge Pizzolitto – che, non appena avvenuto l’arresto, lo stesso Montagnani ha rassegnato le dimissioni per evitare di coinvolgere la sfera politica nella sua vicenda. Un comportamento che io non posso che apprezzare. Provo un enorme dispiacere per quanto accaduto. Ma intendo astenermi da giudizi affrettati prima di conoscere l’esito delle indagini. D’altra parte lo stesso Montagnani ha riconosciuto la leggerezza commessa e ha rivolto le sue scuse alla città. Per questa ragione merita almeno rispetto».
Il sindaco, dunque, non intende accelerare i tempi di una «successione» di Montagnani che, nei giorni scorsi, ha ricevuto ampia solidarietà soprattutto dai quartieri cittadini per il ruolo avuto nella soluzione di numerosi problemi riguardanti proprio le periferie. «La delega alla Progettazione di quartiere – afferma Pizzolitto – non mi trova certo impreparato. Con Montagnani, nei mesi scorsi, c’era stato un continuo scambio sulla soluzione da dare ai problemi avanzati dai Comitati di quartiere. Non vedo quindi l’urgenza di annunciare soluzioni quando ritengo di poter dare personalmente risposte alle esigenze della cittadinanza. Certo non è una situazione che potrà protrarsi in eterno. La soluzione sarà presa al momento opportuno, e non sarà certamente una decisione presa sull’onda emotiva».

Meessaggero Veneto, 16 settembre 2008 
 
MONFALCONE  
Bussani (Verdi): Montagnani ennesimo capro espiatorio
 
 
MONFALCONE. Resteranno ancora per qualche settimana nelle mani del sindaco le deleghe dell’assessore Andrea Montagnani. «Occorre riflettere con serenità e calma sulla situazione, senza farsi guidare dall’emozione del momento», ribadisce Pizzolitto, che rimarca la stima verso il suo ex assessore, «persona che ha lavorato con attenzione e professionalità, con disponibilità e capacità di ascolto».
Per ora quindi non ci saranno rimpasti o nuove nomine di assessori, anche perché la maggioranza dovrà fare una verifica profonda dei suoi equilibri e confrontarsi, come richiesto, anche con i due consiglieri già Margherita, ora aderenti alla Rosa bianca, che hanno chiesto di poter avviare un raffronto con gli altri colleghi. Il caso Montagnani imporrebbe comunque, secondo il presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, anche una riflessione «sul metodo che la classe politica cittadina e isontina, di ogni colore, usa per nascondere la volontà di non affrontare i gravi problemi sociali presenti sul territorio, nascondendoli dietro bordate moraliste».
«Si permette la parata nazifascista in biblioteca comunale e la si fa pagare all’assessore Piredda. Si forza al massimo la distinzione tra il bisiaco buono (anche se pratica affitti da strozzinaggio) e lo straniero cattivo che sputa per strada e vuole un luogo di preghiera tentando di far fuori l’assessore Konate, reo di avere un colore di pelle differente, e nel frattempo si crede di risolvere il grave disagio abitativo solo sgomberando con la forza quattro occupazioni abusive», attacca Bussani, che sottolinea come invece non si voglia mettere in discussione i poteri forti del territorio, Fincantieri e speculazione edilizia in primis.
«Si colpisce dove è più facile perché ciò – prosegue Bussani – garantisce lo statu quo e le facili carriere di magistrati e forze dell’ordine poco inclini a rischiose avventure». Afferma che si trova nell’ennesimo assessore il perfetto capro espiatorio per nascondere una realtà desolante dietro il paravento benpensante, con la destra che punta al massimo repressivo per garantire i poteri forti, il centro-sinistra ondivago tra la tentazione di farsi destra, «mentre la città è socialmente allo sbando». Secondo Bussani è una grande ipocrisia quindi quella delle dimissioni “volontarie” di Montagnani che contribuiscono al mantenimento delle cose, ma anche il suo arresto per due giorni e la misura cautelare inflitta. Ciò che sarebbe da cambiare è la legge Bossi-Fini in materia di sostanze stupefacenti che, non facendo colpevolmente differenza tra le varie sostanze, «garantisce proprio la possibilità di un intervento politico repressivo come quello al quale stiamo assistendo nell’Isontino. L’auspicio è che il ragionamento razionale e politico riprenda il sopravvento sulle metodiche repressive, a differenza di quanto affermato dalla segretaria cittadina del Pd. Come Verdi avevamo già dichiarato pubblicamente la necessità di ridimensionare drasticamente la pressione repressiva sui giovani proprio sul tema dell’uso di cannabinoidi. Si ripropone ancora una volta la scelta fondamentale cui è chiamata oggi Monfalcone: o gli interessi milionari del momento per pochi o un possibile futuro diverso e includente che garantisca le fasce più deboli, affrontando i problemi reali, investendo su sociale e cultura a partire dai più giovani e precari piuttosto che massacrarli. Questa giunta ha già perso la sfida da tempo».

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