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Messaggero Veneto, 27 giugno 2009
 
Valanga di testi: il processo Anolf a passo di lumaca 
Truffa

Il controesame dei testi dell’accusa che, secondo un difensore, si sarebbe dovuto esaurire in tempi brevi, in realtà – lo si è visto nell’udienza di ieri – procede a rilento, allungando al di là di ogni previsione il dibattimento del processo a carico dell’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale Oltre le frontiere) Maria Grazia Salvatori.
Quest’ultima, assieme ad altre quattro persone, è imputata di truffa aggravata ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone. Se si pensa che devono essere ancora sentiti tutti i testimoni della difesa, oltre una sessantina (ieri è terminata l’audizione di quelli del pm), nonostante il prodigarsi dei giudici (già fissata una nuova udienza per il 10 luglio), non sembra del tutto campata in aria l’ipotesi avanzata un anno fa dall’avvocato Riccardo Cattarini, parte civile per conto dell’Azienda sanitaria. Secondo il legale, un simile affollamento di testi rischiava di far naufragare il processo nella prescrizione.
Cinque, come si è detto, le persone coinvolte nella vicenda che si sarebbe dipanata tra il 2002 e il 2004 (oltre alla Salvatori, tre ex presidenti della cooperativa sociale Aurora e un collaboratore). Secondo l’accusa, la Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito d’ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando parte di tali finanziamenti per scopi diversi da quelli stabiliti.
Gli altri quattro imputati avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese, in effetti mai sostenute, nell’ambito dei vari progetti. Ieri è stata sentita una collaboratrice culturale che nel 2002 aveva lavorato per conto dell’Anolf a Trieste, la quale, in sostanza, ha dichiarato di essere sempre stata pagata con assegni in modo regolare. Un’altra teste, impiegata nella sede dell’Anolf in via Cascino, ha precisato di aver effettuato per conto dell’associazione qualche pagamento in contanti. Sempre ieri è stato sentito anche l’ex proprietario dell’immobile di via Cascino che si è limitato a confermare la circostanza secondo cui, in effetti, la cooperativa Aurora (che condivideva i locali con l’Anolf) non aveva effettuato in quegli anni lavori di manutenzione.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
PROCESSO  
Anolf, i pagamenti all’esame del tribunale  
Nuove deposizioni per chiarire i ruoli dei vari collaboratori
 
 
di FRANCO FEMIA

Continua la sfilata di testi al processo all’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, imputata di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa nei confronti degli enti pubblici quali Regione, Azienda sanitaria e Comune di Monfalcone, tutti costituitisi parte civile. Gli altri imputati sono il collaboratore di Anolf Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku di origine albanese, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone, questi ultimi tre già presidente della cooperativa sociale Aurora di Gorizia.
A deporre ieri collaboratori dell’Anolf che hanno spiegato il ruolo avuto dall’associazione e le modalità dei pagamenti effettuati dall’Anolf nei confronti dei fornitori e di quanti operavano nei centri che ospitavano minori e negli sportelli per migranti gestiti dall’Anolf. Questi ultimi funzionavano agli ospedali San Giovanni di Dio di Gorizia e San Polo di Monfalcone grazie alla presenza di mediatori culturali dell’Anolf.
L’accusa che viene rivolta ai responsabili dell’Associazione è quella di aver ricevuto contributi da parte di Regione, Comune di Monfalcone e Azienda sanitaria e di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione dei progetti per i quali era stata erogata e, in alcuni casi – sempre secondo l’accusa – firmando assegni a favore di un collaboratore dell’associazione o della cooperativa Aurora per operazioni che non sono state considerate inesistenti. Il progetto più consistente riguarda la convenzione con il Comune di Monfalcone per la gestione del Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati per gli anni 2002, 2003 e 2004, per i quali l’ente locale aveva versato 484mila euro. Con l’Ass l’Anolf aveva firmato nel 2003 una convenzione per il progetto Osservatorio migranti ricevendo un finanziamento di 45mila euro concesso dalla Regione. Il terzo progetto era intitolato Casa insieme 2002 con un finanziamento regionale di 32mila euro. Infine, il quarto progetto per 113mila lire erogati dalla Regione, riguardava la costituzione di una fondo rotazione destinato alla costituzione di una fondo rotazione destinato alla concessione di prestiti a favore degli stranieri per il pagamento degli affitti La prossima udienza si terrà il prossimo 10 luglio.

Messaggero Veneto, 03 ottobre 2009 
 
Processo Anolf per truffa, sfilano come testi tre segretari della Cisl 
 
Ancora sfilata di testi ieri al processo che vede imputati di truffa ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone l’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), Maria Grazia Salvatori, e altre quattro persone. Fra i testimoni “esaminati e controesaminati” dai difensori, avvocati Marchiori, Agostini e Bassi, dal pubblico ministero Panzeri e dai rappresentanti di parte civile, avvocati Montanari e Sanzin, tre segretari della Cisl, quello provinciale in carica Umberto Brusciano, il suo predecessore Sergio Betti e il segretario regionale Giovanni Fania. Tutti e tre hanno, in sostanza, riferito sui rapporti fra il sindacato e l’Anolf e sui fondi destinati all’Associazione. La prossima udienza, fissata dal collegio giudicante (presidente Trotta, a latere Bigattin e Santangelo) per il 30 ottobre (un’altra è già stata programmata per il 15 gennaio del prossimo anno), saranno sentiti altri testi della difesa (ne rimangono in tutto una quindicina). Cinque gli imputati coinvolti nella vicenda, che si sarebbe dipanata fra il 2002 e il 2004: oltre alla Salvatori, tre ex presidenti della Cooperativa sociale Aurora e un collaboratore.
Secondo la tesi d’accusa, Maria Grazia Salvatori, nella sua veste di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito d’ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario, mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Gli altri quattro imputati avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore dell’Aurora avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per l’accusa inesistenti. (n.v.)

Il Piccolo, 31 ottobre 2009 
 
PROCESSO ANOLF  
Centro minori stranieri, spese ”sulla parola”
  
 
Riceveva 32 euro al giorno per ogni minorenne extracomunitario ospitato nel Centro di accoglienza di Monfalcone. Se poi un giovane scappava, l’Anolf che gestiva il Centro, informava il Comune che provvedeva ad erogare il contributo sulle presenze effettive: questi alcuni dei chiarimenti forniti da un’impiegata comunale sentita ieri dal pm Panzeri e dai difensori nel corso del processo che vede imputati di truffa ai danni dell’Ass, della Regione e dello stesso Comune di Monfalcone, l’ex presidente dell’Associazione nazionale oltre le frontiere, Maria Grazia Salvatori e altre quattro persone. Incalzata dalle domande del pm e dell’avvocato Cattarini, parte civile per conto dell’Ass, sui controlli sul numero esatto degli ospiti nel Centro, la teste ha sottolineato come, per erogare le rette, fosse ritenuta sufficiente la nota dell’Anolf. «Insomma – è sbottato Cattarini – nessuno del Comune ha mai pensato di ”contare” i minori». «In altre parole – ha incalzato il pm -, l’Anfolf, una volta inoltrata la richiesta di contributo, poteva passare all’incasso, senza ulteriore giustificazione».
In effetti, secondo la testimone, l’unico riscontro per erogare, appunto, le rette era il numero di ospiti presenti, come ”certificato” dalla stessa Anolf. I difensori, avvocati Agostini e Marchiori, hanno posto all’impiegata domande sulle funzioni di ”vigilanza” esercitate dal Comune di Monfalcone. Fra i testimoni ascoltati anche l’ex sindaco di Farra Maurizio Fabbro, responsabile della cooperativa La Sorgente che ha riferito dei rapporti intercorsi tra il 2004 e il 2005 con la cooperativa Aurora coinvolta nel procedimento. Secondo la tesi d’accusa, la Salvatori avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario, mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Il processo proseguirà il 15 gennaio.

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Messaggero Veneto, 24 febbraio 2009 
 
Silvia Altran: il Comune non ha più rapporti diretti con Anolf 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone non ha più rapporti diretti con Anolf, associazione nazionale oltre le frontiere.
Con una delibera di giunta del 10 luglio 2008 è stato prorogato fino al 30 aprile il protocollo tra il Comune di Monfalcone e la Provincia di Gorizia per la realizzazione del progetto “Sportelli in rete” nella sede del centro di via Tiziano Vecellio.
Per la realizzazione del progetto, l’amministrazione provinciale ha stipulato una convenzione tra alcune associazioni – tra le quali, in effetti, Anolf – di cui però non fanno più parte le persone coinvolte nel processo per malversazione e truffa ai danni di enti pubblici.
La precisazione e rassicurazione è stata fatta dal vicesindaco di Monfalcone, Silvia Altran, rispondendo a un’interrogazione presentata dal consigliere comunale del Gruppo misto – La destra, Lionella Zanolla.
L’esponente dell’opposizione consiliare chiedeva a che punto si trovi il processo, se il Comune ha ancora rapporti con Anolf e se il Comune stesso abbia rapporti con associazioni o enti che presentino nei loro organigrammi i cinque imputati, la già presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, e Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone.
Silvia Altran ha spiegato che il processo è ancora pendente e che in giudizio sono stati ammessi 60 testimoni, tra accusa e difesa, con riserva di addurre le liste nel prosieguo della causa.
L’audizione dei testimoni è iniziata nelle ultime udienze, ma è slittata quella fissata per il 19 dicembre scorso, mentre nuove udienze sono state fissate per il 20 marzo e per il 24 aprile.
«Le cinque persone non risultano presenti in qualità di legali rappresentanti o referenti di associazioni attualmente iscritte al nostro Albo dell’associazionismo», ha concluso il vicesindaco di Monfalcone, ricordando che, comunque, Anolf ha provveduto a espellere le persone coinvolte e si è costituita parte civile nel processo.

Il Piccolo, 15 novembre 2008 
  
TRA LE PRESUNTE VITTIME ANCHE IL COMUNE DI MONFALCONE  
Truffa, sotto accusa 4 progetti dell’Anolf  
Iniziato il processo che vede come principale imputata l’ex presidente dell’associazione
 
 
Con una lunga deposizione di un sottufficiale della Guardia di finanza è iniziato il processo all’ex presidente dell’Anolf, l’Associazione nazionale oltre le frontiere, Maria Grazia Salvatori, imputata di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa nei confronti di enti pubblici quali Regione, Ass e Comune di Monfalcone, tutti costituitisi parte civile. Gli altri imputati sono il collaboratore di Anolf Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku di origine albanese, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone, questi ultimi tre già presidenti della cooperativa sociale Aurora di Gorizia.
Il maresciallo delle Fiamme gialle, rispondendo alle domande del pm Marco Panzeri, ha ripercorso le varie tappe dell’indagine che hanno portato – secondo quanto riporta anche il capo di imputazione – alla scoperta che i contributi concessi dagli enti pubblici all’Anolf non venivano del tutto utilizzati per i progetti presentati dall’associazione.
Dalla deposizione è emerso che l’Anolf, negli anni tra il 2002 e il 2004, aveva emesso fatture, alcune delle quali per prestazioni inesistenti, che figuravano nei rendiconti di più progetti. E quattro sono i progetti finiti nel mirino della Guardia di finanza, scattate dopo che alcuni mediatori culturali avevano presentato degli esposti nei quali lamentavano di non essere stati pagati per il lavoro svolto. Il progetto più consistente riguarda la convenzione con il Comune di Monfalcone per la gestione del Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati per gli anni 2002, 2003 e 2004, per i quali l’ente locale aveva versato 484mila euro. Con l’Ass l’Anolf aveva firmato nel 2003 una convenzione per il progetto Osservatorio migranti ricevendo un finanziamento di 45mila euro concesso dalla Regione.
Il terzo progetto era intitolato Casa insieme 2002 con un finanziamento regionale di 32mila euro. Infine, il quarto progetto per 113mila lire erogati dalla Regione, riguardava la costituzione di una fondo rotazione destinato alla concessione di prestiti a favore degli stranieri per il pagamento degli affitti.
Il tribunale ha già fissato altre due udienze, il 5 e 19 dicembre. (fra.fem.)

Com’è andata a finire con l’Hotel Esilio

Messaggero Veneto, 22 luglio 2005
 
Soluzioni per chi chiede asilo

MONFALCONE. La soluzione della vicenda dell’ex albergo impiegati (ed ex capitaneria) e il confronto/rapporto instaurato tra amministrazione comunale e l’associazione Razzismo Stop è stato accolto con favore da più parti, proprio per la positiva soluzione dell’occupazione senza scontri accesi o senza la necessità del sindaco di ricorrere ad un’ordinanza di sgombero.
«Esprimiamo viva soddisfazione per la felice conclusione dell’occupazione dell’ex albergo Impiegati di Monfalcone. Il profilo tenuto dall’Amministrazione comunale si è dimostrato vincente perché è riuscito a coniugare la ferma volontà di far rispettare le regole e la capacità di farsi carico di una situazione di disagio sociale che richiedeva, nel limite del possibile, una risposta politica e non repressiva», commenta così il segretario dei Ds di Monfalcone, Omar Greco la notizia che i richiedenti asilo politico hanno lasciato la struttura di via Cosulich e sono ora (temporaneamente) ospiti della cooperativa Aurora di Gorizia.
«Con il buon senso di tutti – afferma ancora Greco – si è riusciti a risolvere una situazione complessa con reciproca soddisfazione ed ora il progetto di recupero della struttura che appartiene ai monfalconesi potrà essere riavviato senza indugio».
Spetterà ora al sindaco Pizzolitto procedere sulla strada del percorso iniziato, condiviso con la giunta e che è stato ricordato anche nel corso dell’ultimo consiglio comunale, su sollecitazione del consigliere di Forza Italia Loris Mosetti che chiedeva notizie sull’occupazione (alla data del consiglio Razzismo Stop e gli occupanti si trovavano ancora nell’ex albergo).
Il sindaco aveva ribadito di essere disposto ad aprire un percorso sui problemi dei richiedenti asilo politico, anche assieme a Città Mandamento, con cui sarà iniziato l’iter che consentirà di accedere ai finanziamenti del Programma nazionale asilo avvalendosi della collaborazione del Consiglio italiano per i rifugiati.
In merito alla sistemazione dei richiedenti asilo la giunta monfalconese ha deliberato la possibilità di ricorrere alla convenzione con la Cooperativa Aurora per ospitare i richiedenti asilo nel centro di Gorizia per un periodo di tre mesi, eventualmente prorogabili, formalizzando la richiesta di sostegno finanziario alla Regione.
 

Messaggero Veneto, 10 agosto 2005 

I rifugiati ospiti dello Ial

MONFALCONE. Se i due inquilini illegali di via Boito avevano deciso di approfittare dell’assenza del proprietario per abitare temporaneamente nella sua casa, diversa è sicuramente la situazione dei rifugiati politici senza dimora che lo scorso 10 giugno, assieme a Razzismo Stop, avevano occupato per protesta e per sensibilizzare l’amministrazione comunale sulla loro condizioni l’ex Albergo Impiegati di via Cosulich. Al di là dell’occupazione non autorizzata di una struttura comunale, la vicenda ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica e della stessa amministrazione la condizione di vita non facile delle persone richiedenti rifugio, tanto da indurre appunto i rappresentanti dell’amministrazione a trovare delle soluzioni, a fronte però della liberazione della struttura. Tra le soluzioni, oltre alla collaborazione con l’avvocato Giovanni Iacono per accertare la concretezza della necessità delle persone interessate di ottenere rifugio politico, l’amministrazione aveva trovato accoglienza temporanea per i sette richiedenti nelle strutture della cooperativa Aurora di Sant’Andrea a Gorizia. Cosa che invece non avverrà visto che la cooperativa nei giorni scorsi ha comunicato l’impossibilità di organizzare il servizio di accoglienza. Si è reso quindi necessario reperire una nuova sistemazione che l’amministrazione ha individuato nei locali dello Ial, ente che ha dato disponibilità di accoglienza immediata e per i due mesi (prorogabili) richiesti dal comune. La spesa del Comune sarà di 37 euro il giorno per persona, spesa che nella delibera di giunta del 28 luglio che ufficializza la decisione, è stata definita «congrua con la disponibilità di bilancio del corrispondente capitolo di spesa». L’obiettivo è poi, quando esisterà la disponibilità, il trasferimento dei richiedenti rifiugio politico negli alloggi gestiti dal Consiglio italiano per i rifugiati nell’ambito del Piano nazionale asilo. 

I rifugiati politici nella sede dello Ial

I richiedenti di asilo e i rifugiati che avevano occupato per protesta l’ex albergo impiegati sono stati ospitati dalle strutture dello Ial, l’ente formativo della Cisl, e lo saranno perlomeno per due mesi, cioé fino all’inizio di ottobre. A fine luglio il Comune si è visto costretta a trovare un’altra sistemazione per i sette casi urgenti rimasti insoluti, dopo che la cooperativa Aurora di Gorizia cui l’ente si era rivolto aveva comunicato l’impossibilità di organizzare il servizio di accoglienza nel mese di agosto. Il Comune ha contattato Caritas, Istituto salesiani, Consiglio italiano rifugiati e Ial, ma solo quest’ultimo ha dato la disponibilità per una soluzione immediata. Il Consiglio italiano rifugiati ha comunque confermato la disponibilità per il successivo inserimento negli alloggi gestiti nell’ambito del Piano nazionale di asilo. La sistemazione dei sette immigrati costa comunque all’ente locale 37 euro a persona al giorno. L’importo, visto il numero ridotto di casi rimasti a carico del Comune, viene comunque considerato congruo con la disponibilità a bilancio. Al di là del caso specifico, in cui la condizione di richiedenti asilo e rifugiati si è sommata alla difficoltà di trovare casa, Monfalcone continua a vivere un’alta tensione abitativa. A dimostrarlo il costo medio degli affitti, che non accenna a diminuire e mette in difficoltà soprattutto gli stranieri ma non solo, e le oltre 300 famiglie residenti che sono in lista di attesa per un alloggio popolare di cui molte colpite da sfratto esecutivo. Il quadro si è ulteriormente complicato dall’inizio dell’anno con gli aumenti degli affitti Ater che hanno creato difficoltà soprattutto a Panzano.
 

Messaggero Veneto, 29 ottobre 2005

POLEMICA DELL’HOTEL ESILIO

Era terminata, o almeno così sembrava, con un lieto fine. I richiedenti asilo ospitati all’hotel Esilio (l’ex-albergo impiegati) ospitati in una comunità in attesa della richiesta di fondi fatta dal Comune nell’ambito del Piano nazionale asili. Non tutto però è andato come previsto. Anzi. «Con l’occupazione dell’ex albergo chiedevamo fondamentalmente due cose all’amministrazione – spiega l’associazione Razzismo Stop – un luogo che potesse diventare ufficio rifugiati e centro d’accoglienza gestito dal Comune, e che l’amministrazione affiancasse i richiedenti asilo perchè avessero un regolare accesso e tutela nelle pratiche per il riconoscimento dello status». Sul primo punto, l’amministrazione aveva garantito che in tempi brevi ci sarebbe stata un’alternativa, mentre temporaneamente aveva proposto di ospitare i richiedenti asilo nella una cooperativa Aurora di Gorizia. «Dopo una settimana – riferisce l’associazione – il Comune ci dice che esce dalla vicenda in quanto non si fida della cooperativa. In seguito ci propone lo Ial di Pordenone che aveva rilevato il servizio dei minori stranieri. Solo che accettare lo Ial significava trasferire tutti i richiedenti a Pordenone, cambiando questura, avendo più difficoltà nel seguirli. Al momento si sta concludendo la trafila per lo status di rifugiato per 10 ragazzi. Gli altri hanno perso la fiducia e hanno deciso di restare clandestini», conclude l’associazione». 
Messaggero Veneto, 01 gennaio 2006

Ruchini: «La Minerva vuole solo lavorare»
GRADISCA La Fortezza e il suo Cpt finiscono nell’agone politico nazionale.

Pagina 23 dell’edizione di ieri del Corriere della Sera: «La coop rossa gestirà Gorizia, bufera a sinistra». Tradotto: la cooperativa Minerva gestirà il Cpt e la Lega delle Coop, con i tempi che tirano, prende le distanze e annuncia provvedimenti interni. E sul Piccolo, sempre ieri, la Legacoopsociali regionale, afferma con il suo presidente Bettoli di non aver partecipato alla gara per la gestione del Cpt. Nel bel mezzo l’annuncio di Romano Prodi: «Non chiuderemo i Cpt, li abbiamo voluti noi».
Adriano Ruchini, presidente di Minerva che ci tiene molto al marketing, mai e poi mai avrebbe voluto finire in questo polverone. E infatti dichiara: «Non dico nulla in più di quanto detto in passato. Non voglio alimentare ulteriori polemiche. Ricordo solo che la mia è un’impresa che eroga servizi e dà lavoro a decine e decine di persone. Tra i nostri compiti c’è anche quello di occuparci di assistenza e per questo abbiamo partecipato alla gara per gestire il Cpt».
Per gestire il Cpt la Minerva ha sconfitto la concorrenza della Croce Verde Gradiscana (che ha partecipato alla gara con la cooperativa Aurora di Gorizia aderente a Confcooperative) e l’Idealservice, una delle maggiori cooperative sociali che fa parte del Cns (consorzio nazionale servizi) a sua volta aderente proprio a Lega Coop. Dunque c’è qualcosa che non torna. La Lega Coop lancia strali contro la Minerva (che non è proprio una cooperativa rossa) e nello stesso tempo una sua controllata ha partecipato allo stesso appalto.
Ruchini stempera la tensione con il suo slogan preferito: «Il bene non fa rumore, e il rumore non fa bene». Per rumore intende l’interesse manifestato anche dai movimenti no-global nei confronti della sua azienda. Né gli ha fatto particolare piacere finire sulle pagine dei giornali nazionali.
I prossimi giorni saranno importanti per capire l’evolvere della situazione. Il Cpt è evidente che a questo punto non è solo più un problema locale. Anzi, su questo scottante argomento dovranno pure pronunciarsi i candidati alla presidenza della Provincia, che dell’argomento parlano poco e malvolentieri.
Molto preoccupato della vicenda è il sindaco di Gradisca Franco Tommasini che, intervistato dal Corriere della Sera, non aveva esitato a definire tutta la vicenda del Cpt «una rogna». Né Tommasini né il presidente della Provincia, Giorgio Brandolin, intendono fare commenti sulle recenti polemiche inerenti la gestione del centro. Perlomeno sino a quando non riceveranno comunicazioni ufficiali dalla Prefettura: sia per quanto concerne l’esito dell’appalto, tuttora mai notificato agli enti locali, sia relativamente alla data di apertura del Cpt, che le indiscrezioni continuano a dare per certa ai primi del mese prossimo. Ovvero prima del pronunciamento del Tar del Lazio in merito al triplice ricorso presentato dagli enti locali, la cui sentenza è stata fissata per il 23 febbraio. Prima, probabilmente già la prossima settimana, sia Brandolin che la giunta gradiscana incontreranno come da prammatica il nuovo prefetto di Gorizia, Roberto De Lorenzo. Sul tavolo non solo la richiesta di notizie certe sulle intenzioni del Viminale per l’apertura, ma altre due questioni ancora avvolte dalla nebbia: le possibilità di successo della richiesta di riconversione della caserma Polonio in carcere, affidata nei giorni scorsi ai parlamentari goriziani Maran e Budin, e l’ipotizzata realizzazione di un secondo centro di identificazione per richiedenti asilo da 150 posti, adiacente allo stesso Cpt. Un’eventualità che in questi mesi è apparentemente caduta nel dimenticatoio ma che potrebbe invece di diventare un nuovo caso politico.
 

Messaggero Veneto, 17 ottobre 2007 

Cinque a giudizio per truffa a Regione e Azienda sanitaria

L’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), Maria Grazia Salvatori, 35 anni, di Gorizia, assieme agli ex presidenti della Cooperativa sociale “Aurora”, Klotilda Bynjaku, trent’anni, albanese, Davide Bradaschia, 37 anni, e Giuseppe Paone, 43 anni, entrambi di Gorizia, e al collaboratore dell’Aurora, Gianfranco Tarantino, 64 anni, pure lui goriziano, sono stati rinviati ieri a giudizio dal gup Massimo Vicinanza per truffa aggravata ai danni dell’Azienda sanitaria, della Regione e del Comune di Monfalcone. La Salvatori è imputata, altresì, di malversazione. Il processo è stato fissato per il 14 marzo 2008. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Carlotta Franceschetti, Maria Grazia Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate solo in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti.
Gli altri quattro inquisiti avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore della Coop Aurora avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per lo più inesistenti. In qualche caso la Salvatori avrebbe emesso assegni in favore di Tarantino “senz’alcun giustificato motivo”.
Ma vediamo come, secondo l’accusa, si sarebbero svolti i fatti. Un esempio per tutti: l’Anolf stipula nel gennaio 2003 una convenzione con l’Azienda sanitaria riguardante il progetto “Osservatorio migranti”, impegnandosi a fornire un servizio di mediazione culturale in ambito socio-sanitario in favore di extracomunitari. Ma, ottenuto il relativo finanziamento (circa 45 mila euro), Maria Grazia Salvatori – stando sempre alla tesi accusatoria – non avrebbe destinato la totalità dell’importo alla realizzazione del progetto, presentando all’Azienda un rendiconto nel quale erano indicate spese “fittizie” mai sostenute per il progetto in parola.
L’imputata aveva poi stipulato tra il 2002 e il 2004 analoghe convenzioni per altri progetti con l’amministrazione regionale e il Comune di Monfalcone. Da quest’ultimo, in particolare, aveva ricevuto tre finanziamenti: uno per 122 mila euro, l’altro per 198 mila e il terzo, nel 2004, per 162 mila euro. L’inchiesta ha preso il via da una serie di esposti presentati alla Guardia di finanza da alcuni mediatori culturali che lamentavano di non essere stati pagati per le prestazioni rese all’Anolf. Ieri si sono costituite parti civili l’Azienda sanitaria con l’avvocato Riccardo Cattarini, la Regione con l’avvocatura regionale e la stessa Anolf con l’avvocato Malattia di Pordenone. Non si è invece costituito in giudizio il Comune di Monfalcone.
I difensori degli ex presidenti e del collaboratore dell’Aurora, avvocati Enrico Agostinis e Riccardo Bassi, avevano sollecitato il prosciolgimento dei propri assistiti. In particolare Agostinis, aveva affermato di poter facilmente dimostrare al dibattimento come le somme pagate al Tarantino corrispondessero ai corrispettivi per prestazioni effettivamente effettuate. A maggior ragione, a detta di Agostinis e Bassi, sarebbero estranei da ogni addebito gli ex presidenti in quanto non avrebbero mai avuto alcun rapporto diretto con la Salvatori. Anche il difensore di quest’ultima, avvocato Paolo Marchiori, aveva chiesto l’archiviazione.
Il Piccolo, 17 ottobre 2007 

Truffa, a giudizio la ex presidente dell Anolf

Secondo l’accusa, i soldi ottenuti dagli Enti pubblici non venivano utilizzati solo per la realizzazione dei progetti per i quali, appunto, erano stati erogati. E così la ex presidente dell’Anolf, l’Associazione nazionale oltre le frontiere, è stata rinviata a giudizio per rispondere dei reati di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa. Il processo sarà celebrato il 13 marzo del prossimo anno: vi compariranno come imputati la ex presidente dell’Anolf Maria Grazia Salvatori, 35 anni; il collaboratore dell’Anolf Gianfranco Tarantino, 64 anni; l’albanese di origine, Klotilda Binjaku, 30 anni; Davide Bradaschia, 37 anni e Giuseppe Paone, 43 anni, questi ultimi tre già presidenti della cooperativa sociale Aurora di Gorizia.
Quattro sono i progetti finiti nel mirino delle indagini della Guardia di Finanza, scattate dopo che alcuni mediatori culturali avevano presentato degli esposti nei quali lamentavano di non essere stati pagati per il lavoro svolto. Il progetto più consistente riguarda le convenzioni con il Comune di Monfalcone per la gestione del «Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati» per gli anni 2002, 2003 e 2004, per le quali l’ente locale aveva erogato complessivamente oltre 484mila euro. Il 10 gennaio 2003 invece era stata firmata la convenzione con l’Azienda sanitaria Isontina per il progetto «Osservatorio migranti», con il quale l’Anolf si impegnava a fornire un servizio di mediazione culturale in ambito socio sanitario a favore degli extracomunitari, con finanziamenti per complessivi 45mila 402 euro (una somma che era stata messa a disposizione dalla Regione Friuli Venezia Giulia ed era stata erogata dall’Azienda sanitaria). Il terzo progetto, poi, era stato intitolato «Casa insieme anno 2002» e, sulla base della convenzione stilata con la Regione l’associazione si impegnava a realizzare in provincia di Gorizia attività per reperire alloggi per i lavoratori extracomunitari: in questo caso i finanziamenti ottenuti raggiungevano i 32mila 266 euro. Infine, il quarto progetto, per 113mila 620 concessi dalla Regione, era relativo alla costituzione di un Fondo di rotazione destinato alla concessione di prestiti a favore degli stranieri per il pagamento degli affitti.
Complessivamente quindi i finanziamenti su cui la Finanza ha indagato superano i 670mila euro.
In tutti i casi la ex presidente dell’Anolf è accusata di non aver informato l’ente erogatore in merito all’effettivo impiego del denaro ricevuto, e quindi di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione del progetto per il quale era stata erogata, in alcuni casi – sempre secondo l’ipotesi dell’accusa – firmando assegni a favore del collaboratore dell’associazione Tarantino o della cooperativa Aurora per operazioni che sono state considerate «inesistenti». Le difese sostengono invece che con quegli assegni erano state pagate prestazioni professionali nell’ambito dei progetti e di poterlo dimostrare nel corso del processo che sarà celebrato a marzo.
Intanto ieri, davanti al Gip Massimo Vicinanza (dove gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Paolo Marchiori per Maria Grazia Salvatori, Riccardo Bassi per Davide Bradaschia ed Enrico Agostinis per Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku e Giuseppe Paone), si sono costiuiti parte civile la Regione con il proprio servizio di avvocatura, l’Azienda sanitaria Isontina con l’avvocato Riccardo Cattarini e la stessa Anolf con l’avvocato Malattia. Non si è invece costituito parte civile il Comune di Monfalcone. Pubblico ministero in aula la dottoressa Carlotta Franceschetti. Davanti al giudice i rappresentanti della difesa hanno chiesto l’archiviazione del procedimento. Il gip, invece, ha deciso il rinvio a giudizio per tutti gli imputati. 
Il Piccolo, 20 ottobre 2007
 
Il Comune sta valutando l ipotesi di costituirsi parte civile nel processo contro gli ex-vertici Anolf

Il Comune di Monfalcone sta valutando di costituirsi parte civile nel processo contro l’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, 35 anni, rinviata a giudizio in questi giorni per rispondere dei reati di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa. Il progetto più consistente, finito nel mirino della Guardia di finanza, riguarda proprio le convenzioni con il Comune di Monfalcone per la gestione del Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, di via Vecellio, per gli anni 2002, 2003 e 2004, per le quali l’ente locale aveva erogato in totale oltre 484mila euro. A sollecitare la risposta dell’amministrazione sulla posizione assunta nella vicenda è stata la capogruppo di An Lionella Zanolla in apertura della seduta del Consiglio comunale di giovedì sera. «Il nostro ufficio legale sta seguendo da tempo l’iter di questa azione giudiziaria – ha risposto l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – e finora ha affermato che non esistono gli estremi per costituirsi parte civile. La questione è però ancora in fase di valutazione e non è detto che non ci si arrivi». In tutti i quattro casi oggetto di indagine la ex presidente dell’Anolf è accusata di non aver informato l’ente erogatore in merito all’effettivo impiego del denaro ricevuto, e quindi di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione del progetto per il quale era stata erogata, in alcuni casi – sempre secondo l’ipotesi dell’accusa – firmando assegni a favore del collaboratore dell’associazione Gianfranco Tarantino o della cooperativa Aurora per operazioni che sono state considerate «inesistenti». Le difese sostengono invece che con quegli assegni erano state pagate prestazioni professionali nell’ambito dei progetti e di poterlo dimostrare nel corso del processo che sarà celebrato a marzo.
 

Il Piccolo, 09 febbraio 2008

Truffa, Comune parte civile contro l Anolf

Il Comune di Monfalcone ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di cinque ex componenti dell’Anolf, l’associazione che per alcuni anni ha gestito per conto dell’ente locale l’allora Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di via Vecellio. La giunta comunale ha preso la decisione in una delle sue ultime riunioni, dopo aver ascoltato il parere dell’avvocato Samo Sanzin. Il legale, dopo aver esaminato la documentazione, ha sottolineato la necessità di procedere alla costituzione di parte civile del Comune a fronte dei «reati, gravi e di rilevanza pubblica, di cui sono stati accusati gli ex componenti dell’Anolf».
Si tratta, almeno per quel che riguarda l’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa. Il progetto più consistente finito nel mirino della Guardia di finanza riguarda proprio le convenzioni con il Comune di Monfalcone per la gestione dell’ex centro di accoglienza di via Vecellio per gli anni 2002, 2003 e 2004, per la quali l’ente locale aveva erogato in totale 484mila euro. In tutti e quattro i casi oggetto di indagine la ex presidente dell’Anolf è comunque accusata di non aver informato l’ente erogatore in merito all’effettivo impiego del denaro ricevuto e, quindi, di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione del progetto per il quale era stata stanziata. In alcuni casi, secondo le ipotesi dell’accusa, ciò è avvenuto firmando assegni a favore del collaboratore dell’associazione Gianfranco Tarantino o della cooperativa Aurora per operazioni che sono state considerate «inesistenti».
Le difese sostengono invece che con quegli assegni erano state pagate prestazioni professionali nell’ambito dei progetti e di poterlo dimostrare nel corso del processo che sarà celebrato il 13 marzo. Vi compariranno come imputati, oltre all’ex presidente dell’Anolf, il collaboratore dell’associazione Gianfranco Tarantino, l’albanese Klotilda Binjaku, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone, questi ultimi già presidenti della cooperativa sociale Aurora di Gorizia. La vicenda è finita nell’ottobre scorso anche all’attenzione del Consiglio comunale di Monfalcone.
La capogruppo di Alleanza nazionale in Consiglio comunale Lionella Zanolla aveva chiesto all’amministrazione comunale quale fosse la posizione assunta dall’ente. E l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin in quell’occasione aveva risposto che non era improbabile si arrivasse alla costituzione di parte civile nel procedimento in cui il Comune di Monfalcone è stato citato quale parte offesa dai giudici del Tribunale di Gorizia. 
Il Piccolo, 03 maggio 2008

La truffa dei progetti Anolf

Prenderà il via il prossimo 14 novembre il processo che vede l’ex presidente dell’Anolf Maria Grazia Salvatori imputata di truffa in concorso con altre quattro persone per non aver utilizzato i soldi ricevuti dagli enti pubblici per la realizzazione dei progetti per i quali erano stati erogati.All’udienza di ieri il tribunale ha acquisito la parte documentale presentata dal pm Panzeri e l’elenco dei testi presentato da pubblica accusa e difesa. E sul numero dei testi – complessivamente una quarantina – l’avvocato Cattarini, costituitosi parte civile per l’Ass Isontina, ha affermato che è una lista sovrabbondante chiedendo al tribunale uno sfoltimento per rendere il dibattimento sostenibile. A questa richiesta si sono opposti i difensori, avvocati Marchiori e Agostinis, affermando che i testi sono necessari per fare piena chiarezza sull’intricata vicenda.Il collegio dei giudici ha ammesso tutti i testi richiesti. 
Messaggero Veneto, 03 maggio 2008

Processo per truffa sfileranno quasi 100 testi

«Con un simile affollamento di testi (difesa e pubblica accusa ne hanno indicati rispettivamente 56 e 39, ndr) il processo Salvatori rischia la prescrizione»: l’ha rimarcato, ieri, in aula, l’avvocato Riccardo Cattarini, parte civile per conto dell’Azienda sanitaria isontina nel procedimento che vede l’ex presidente dell’Associazione nazionale “Oltre le frontiere” Maria Grazia Salvatori e altre 4 persone imputate di truffa aggravata ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone. Di diverso avviso i difensori, avvocati Paolo Marchiori ed Enrico Agostinis. Quest’ultimo, in particolare, ha insistito per l’ammissione di tutti i testimoni indicati dalla difesa «in modo da offrire – ha detto Agostinis – una chiave di lettura della vicenda completamente diversa da quella prospettata dall’accusa».L’avvocato Marchiori, dal canto suo, ha sottolineato come l’esame di gran parte dei testi dovrebbe esaurirsi in tempi brevi in quanto, a detta del legale, essi dovranno riferire su singoli e ben circoscritti episodi. Nessuna rinuncia nemmeno da parte del pubblico ministero Marco Panzeri che ha chiesto, appunto, l’ammissione in toto dei testi indicati dall’accusa. Il Collegio giudicante, presieduto da Matteo Trotta (a latere Caterina Brindisi ed Emanuela Bigattin), al termine di una breve Camera di consiglio ha ammesso entrambe le liste fissando la prima udienza per il 14 novembre. Ne seguiranno altre due, il 5 e 19 dicembre, tutte dedicate all’esame e controesame dei 95 testimoni.Cinque, come si è detto, le persone coinvolte nella vicenda che si sarebbe dipanata tra il 2002 e il 2004. Secondo l’accusa, Maria Grazia Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate solo in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Gli altri 4 inquisiti (3 ex presidenti della Cooperativa sociale “Aurora” e un collaboratore) avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore dell’“Aurora” avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per lo più inesistenti. Un esempio per tutti: l’Anolf stipula, nel gennaio 2003, una convenzione con l’Azienda sanitaria riguardante il progetto “Osservatorio migranti”, impegnandosi a fornire un servizio di mediazione culturale in ambito socio-sanitario in favore di extra-comunitari. Ma, ottenuto il relativo finanziamento (circa 45 mila euro), Maria Grazia Salvatori – stando sempre alla tesi accusatoria, peraltro, tutta da dimostrare – non avrebbe destinato la totalità dell’importo alla realizzazione del progetto, presentando all’Ass un rendiconto nel quale erano indicate spese “fittizie”. L’inchiesta aveva preso il via da una serie di esposti presentati alla Guardia di finanza da alcuni mediatori culturali che lamentavano di non essere stati pagati per le prestazioni rese all’Anolf.

 
NEL FRATTEMPO MARIA GRAZIA SALVATORI E’ DIVENTATA DIRIGENTE DEL CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA DI GRADISCA.

Do you remember Hotel Esilio?

Comunicato stampa
Nasce Hotel Esilio
Sabato 11 giugno 2005

Oggi alcune decine di persone sono entrate all’interno dell’ex-Capitaneria di Porto di Monfalcone (Go), ci sono entrate per liberare uno spazio grandissimo dall’incuria e dall’abbandono, ma soprattutto ci sono entrate perché si rifiutano di dormire in strada, nelle auto, da amici su un divano, e si oppongono alla precaria logica dell’”oggi qua domani vedremo”.
Tutte queste persone, infatti condividono il bisogno di un tetto sopra la testa, donne e uomini tutti giovani, ragazzi e ragazze che quotidianamente si piegano a fare i mille lavori che il nostro bel mercato del lavoro offre loro, compreso chiedere l’elemosina fuori dall’ospedale di S. Polo, o vendere porta a porta le cianfrusaglie più inutili che ci siano in circolazione. Oppure sono saldatori, elettricisti, in una sola parola sono il precariato; la forma più spietata e esposta del precariato, quello migrante, sfruttabile e criminalizzabile alla bisogna, basta essere senza il famosissimo “Permesso di Soggiorno”, et voilà si passa direttamente dall’inferno del ponte e/o della sala macchine di una qualsiasi “Princess” o “Carnival” alle suite familiari del “Lager-Inn” di Gradisca d’Isonzo.
Questi ragazzi sono in maggioranza Africani, provengono dal continente più povero e tormentato dell’intero globo, sono scappati da paesi ricchi, ricchissimi come la Nigeria, ma dove la violenza la fa da padrone, fuggono da paesi riconosciuti come democratici, come il Camerun, dove però il diritto di parola e di critica è un optional.
Sono in Italia per poter vivere in pace, per questo chiederanno alla Questura di Gorizia un permesso di soggiorno per “richiedente asilo politico”.
Non sarà facile ottenerlo, ma non è stato facile neanche raggiungere l’Italia dalla Libia a bordo delle “carrette del mare”, non è stato facile neanche sopravvivere fino ad ora da clandestini nel paese della tolleranza zero, (con i poveri e con i migranti), ma oggi abbiamo detto basta! Abbiamo cominciato a lottare insieme a questi fratelli e sorelle per i diritti di tutti e per questo chiediamo l’aiuto e la solidarietà delle associazioni, dei partiti, sindacati, parrocchie, famiglie e singoli cittadini, che si sentono vicini a noi e sanno che esprimiamo un bisogno reale e concreto con le uniche armi che abbiamo.
Gli occupanti dell’ex- Capitaneria di Porto chiedono al Comune di Monfalcone, prima di tutto di non sgomberare questa esperienza attraverso l’uso della forza pubblica e di considerarla non come un problema di ordine pubblico ma come una situazione sociale che necessita di essere risolta attraverso proposte concrete, in secondo luogo vogliamo aprire una discussione seria sulla gestione, o meglio sull’autogestione di questo spazio, vogliamo farlo diventare un simbolo di libertà, di autodeterminazione, di mutua-solidarietà tra i soggetti diversi che compongono il precariato sociale di questi territori.
Per fare questo abbiamo bisogno di parlarci e di capirci. Noi riteniamo che la Municipalità abbia fatto un grande sforzo (economico) per comprare da Fincantieri questo spazio, e già questa è una grandissima contraddizione, visto il tributo che questa città ha già pagato per far lievitare i profitti di Fincantieri. Ma detto questo non vorremmo che l’amministrazione oggi si facesse beffa dei cittadini spendendo miliardi di soldi pubblici per tenere vuoto uno spazio abbandonato al degrado, o nella migliore delle ipotesi (cioè sempre quella) di farci Uffici Comunali.
E se invece ci facessimo qualcosa di estremamente necessario, magari valorizzando e continuando a praticare l’autorecupero dello stabile da parte degli ospiti? E se creassimo l’unico centro d’accoglienza gratuito e senza convenzioni della Provincia? E se il Comune di Monfalcone si facesse anche garante per i richiedenti asilo?
Fantasia? Utopia? Forse, intanto il nostro sogno oggi è una bellissima realtà che si chiama:
HOTEL ESILIO.

Monfalcone, 10 giugno 2005
Periferia dell’Europa, Pianeta Terra
Associazione Razzismo Stop Venezia Giulia – Movimento Sos Casa

Il Piccolo, 11 giugno 2005

Occupato l’ex Albergo impiegati
Razzismo Stop intende recuperare un’ala dell’edificio, da poco proprietà comunale
L’azione portata a termine da una quarantina di persone. Interessamento dell’assessore Marco Ghinelli.

Sono apparsi ieri pomeriggio, senza preavviso, gli striscioni che inneggiano al Reddito di cittadinanza e al diritto di libera circolazione. E che significano una sola cosa: l’ex Capitaneria di porto, ex Albergo impiegati, era stato occupato.
Sono una quarantina le persone che si sono impegnate in un recupero parziale dell’ala sinistra dell’edificio, da anni lasciato al degrado, con una sola motivazione: dare una casa a chi non ce l’ha.
«Sono ormai quotidiane le richieste d’aiuto che riceviamo in merito alla mancanza di case – spiega Massimo Christian, di Razzismo Stop, l’associazione che ha organizzato l’occupazione – persone che sono in difficoltà perché senza alloggio non possono rinnovare il permesso di soggiorno, persone che vediamo ogni giorno, a vendere porta a porta o davanti agli edifici pubblici».
Nessuno si ferma a conoscere i loro problemi. Facendolo, si scopre che il punto focale è uno: la mancanza di un tetto.
«Trovare una soluzione non è compito nostro – continua il rappresentante dell’associazione – ma abbiamo comunque deciso di fare qualcosa di concreto, perché queste sono persone che hanno richiesto il diritto d’asilo, che si trovano con lavori precari e non sono assolutamente in grado di far fronte al mercato degli affitti che c’è in città».
E come unica alternativa al ritorno in Libia, Nigeria e Camerun vedono solo la permanenza in un Cpt. In tutto, infatti, nell’ex albergo saranno ospitate una ventina di persone in attesa dell’asilo politico, e altri dieci migranti con il permesso di soggiorno, provenienti da varie nazioni.
L’associazione Razzismo Stop ha già iniziato a lavorare per dare dignità a un edificio «che è pubblico, in quanto appartenente al Comune – spiegano – ma che non viene utilizzato. E vista la grave situazione della città, è un assurdo».
L’assessore Marco Ghinelli, intervenuto sul posto nel pomeriggio, ha detto che «si tratta di un atto forte, che farà parlare, e che ci obbliga a trovare presto una soluzione». Anche perché gli «occupanti» sono ben decisi. L’unico modo per farli uscire dall’edificio, spiegano, sono le «chiavi in mano», ovvero alloggi immediatamente disponibili. Altrimenti, rimarranno dove sono.
Ed è scattata la catena di solidarietà che ha visto molte persone, anche parroci, portare coperte e mobili, o semplicemente venire ad aiutare nei lavori.
Fino a lunedì, infatti, continuerà l’opera di «rimessa a nuovo» dell’edificio, che è stato abbandonato a se stesso per molti anni. Poi cominceranno le trattative.
Lunedì una delegazione si recherà in Questura per le pratiche atte ad ottenere l’asilo, mentre un’altra avrà un incontro in Comune, con il quale c’è l’intenzione di aprire un tavolo di trattativa per arrivare a un accordo che soddisfi le parti.

Messaggero Veneto, 11 giugno 2005

Occupato l’ex albergo impiegati
Incursione dei disobbedienti. “Ospitati” 25 fra africani e trasfertisti.

L’edificio ora comunale, abbandonato da anni, dovrebbe diventare centro di formazione e museo.
MONFALCONE. In attesa di diventare centro formazione e museo, l’ex albergo Impiegati è diventato da ieri “Hotel Esilio”. Ospiti del nuovo hotel 25 persone, camerunensi e nigeriani, ma anche trasfertisti dell’Italia del Sud che non hanno casa e sono costretti a vivere in strada, in auto o nelle case di amici generosi.
Erano le 16.30 di ieri quando un gruppo di una cinquantina di ragazzi appartenenti ai disobbedienti e ai no-global, armati di spazzoloni e detersivi, sono entrati nell’ex Albergo Impiegati ed ex Capitaneria di via Cosulich decisi a occupare la struttura (oggi di proprietà comunale), ormai abbandonata a se stessa da tantissimi anni.
«Ci sono tantissime persone che chiedono asilo e che si riferiscono a noi ogni giorno, che hanno bisogno di una casa e che devono vivere in strada. Abbiamo quindi scelto una struttura pubblica, abbandonata a se stessa e al degrado e che potrebbe essere usata come supporto a chi non ha casa e l’abbiamo occupata», spiegano con semplicità, appendendo alle terrazze striscioni con le scritte “Diritti e libera circolazione. Invisibles of global Europe”.
Ribadiscono la volontà di restare nell’ex Capitaneria e di avviare le trattative con il Comune, «finché non ci saranno risultati e cambi nella politica generale della casa, sia da parte del nuovo cda Ater sia da parte del nuovo assessore alla politiche sociali del Comune.
Vogliamo vedere cosa si farà con tavolo di lavoro sulla casa». L’occupazione non vuole essere aggressiva, ma non intendono nemmeno cedere alle eventuali richieste di sgombero. «Cerchiamo di restare nella legalità e quindi riattaccheremo la luce per oggi senza avviare i contratti, ma manderemo i bollettini di pagamento a Iris ed Enel» spiegano, ribadendo che «occorre ripensare alla politica dell’accoglienza e a un diverso accesso al mercato immobiliare sia pubblico sia privato. La situazione è sempre più difficile e bisogna fornire garanzie (reddito e alloggio) ai soggetti che si trovano in mezzo alla strada alla mercè di mafie che in questa città esistono e che giocano con i bisogni delle persone, per esempio su permessi di soggiorno e lavoro».
E mentre puliscono e spazzano 10 anni di polvere ed escrementi di uccelli, invitano i cittadini «a venire a vedere. Li accoglieremo e dimostreremo che noi vogliamo solo dare stanze e alloggio a chi non ce li ha».

Il Piccolo, 12 giugno 2005

Ex albergo, occupazione a oltranza
I ragazzi dei centri sociali: «Non molliamo. Usciremo solo con le chiavi in mano»
La decisione presa per garantire un tetto a diversi immigrati. Proseguita l’opera di pulizia dell’edificio abbandonato da anni

«Usciremo da qui solo con le chiavi in mano». Lo ribadiscono, senza incertezze, gli occupanti dell’ex Albergo impiegati, che venerdì hanno occupato l’edificio, inutilizzata da anni, nel quale stanno ricavando piccoli alloggi per la trentina di immigrati bisognosi di una tetto. «Chiavi in mano», cioè case, e subito, per quanti hanno bisogno di un alloggio per la richiesta di asilo politico o il rinnovo del permesso di soggiorno. Di andarsene, almeno per il momento, senza le garanzie di una sistemazione alternativa, non se ne parla proprio. Tanto è vero che i ragazzi di Razzismo Stop hanno iniziato una sistemazione di massima dell’ala sinistra dell’edificio, quella appunto interessata dall’occupazione. Al lavoro, gli immigrati ospiti dell’edificio, e la trentina di ragazzi di Razzismo Stop, ai quali si sono aggregati altri membri di associazioni quali il Centro Sociale di Gorizia, la Casa delle culture di Trieste, le Case autoassegnate di Monfalcone. La prima notte di occupazione è passata via tranquilla. E in mattinata sono partire le «ristrutturazioni».
«Abbiamo provveduto ad arredare di un minimo le camere – spiegano -. Chi aveva mobili o altro, lo ha portato qui. Abbiamo sistemato dei letti. C’è dell’acqua e della corrente. Adesso stiamo sistemando le lampadine per avere ovunque la luce». Anche il giardino è stato sistemato: l’erba, che cresceva incolta, è stata tagliata. Acqua e luce sono il necessario per rendere abitabile l’edificio; se poi si calcola che i ragazzi stanno anche provvedendo ad allestire una cucina, si capisce che farli desistere dalla loro impresa non sarà cosa da poco. Tanto che, a lato dell’occupazione, spunta l’idea di trasformare l’ex Albergo in una ”trattoria sociale”, dove chiunque possa trovare cibo a prezzi accessibili. Questo, per non rendere la struttura solo un dormitorio, ma un centro di incontri. E infatti al piano terra si sta allestendo una piccola sala di aggregazione. Insomma, le intenzioni dei ragazzi sono ben chiare. D’altra parte, l’intenzione era stata espressa da subito: l’occupazione, realizzata con un blitz, era un modo per dare risposta concreta ai problemi abitativi che la città vive da anni. «Ogni giorno – avevano raccontato i ragazzi di Razzismo Stop, associazione che tra l’altro gestisce lo sportello Invisibili che si occupa delle problematiche degli immigrati – abbiamo persone che ci vengono a chiedere aiuto, perché gli affitti sono troppo alti, e senza una residenza non è possibile rinnovare il permesso di soggiorno». Ergo, senza permesso non è possibile trovare un lavoro se non irregolare, e incombe lo spettro del rimpatrio verso terre dalle quali si è fuggiti. Una ventina dei migranti attualmente ospiti dell’ex Albergo è titolare o ha chiesto l’asilo politico. Altri hanno il permesso di soggiorno. Non ci sono famiglie, solo singoli lavoratori nella maggior parte dei casi occupati nelle ditte interessate dall’indotto di Fincantieri. Persone che erano costrette a dormire anche in auto.

Il sindaco Pizzolitto ribatte: «Con gli abusivi non si tratta le regole vanno rispettate»
Lo storico edificio è di proprietà comunale

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non tratterà fino a quando gli occupanti dell’ex albergo impiegati non avranno liberato l’edificio. La posizione è netta: si discute solo in un ambito di legalità. «Quelli della tensione abitativa e dell’accoglienza – spiega Pizzolitto – sono problemi molto seri in città. Se qualcuno ha dei dubbi dia un’occhiata al prezzo degli affitti paragonabili a quelli di Trieste, dove l’offerta è però più diversificata. Proprio per questo come sindaco ho richiesto per Monfalcone il Protocollo di legalità, cioé un tavolo dove discutere e affrontare in modo organico e sistematico le questioni, anche per prevenire situazioni più complesse».
In ogni caso, però, «i problemi, di qualsiasi tipo, devono essere risolti in un contesto di legalità ed è inaccettabile che il Comune sia spinto su una strada diversa». Il sindaco sottolinea come l’amministrazione comunale da sempre si oppone a quei soggetti che «fanno pressioni sull’ente per avviare dei percorsi clientelari». Le regole ci sono, ribadisce Pizzolitto, e vanno rispettate. Insomma, «non vince chi urla di più». In modo particolare in questo caso. «E’ stato occupato – afferma il sindaco – un edificio simbolo della città, offendendo, sì, il sentire diffuso dei monfalconesi e gli sforzi che l’ente locale sta compiendo per restituirlo alla comunità. In sostanza, la memoria e la prospettiva che faticosamente questa città si sta dando». Il percorso, molto complesso, per arrivare al recupero dell’enorme immobile, costruito nel 1922 dai Cosulich per accogliere gli impiegati celibi del cantiere navale di Panzano e che il Comune ha acquistato da Fincantieri con una spesa vicina ai tre milioni di euro, sta giungendo a una sua concretizzazione. Una società presenterà venerdì prossimo il project financing per la ristrutturazione dell’edificio e la sua trasformazione in albergo-foresteria e centro di alta formazione. Su questo progetto l’amministrazione andrà poi in gara (l’azienda proponente mantiene però un diritto di prelazione) con la prospettiva di avviare un intervento da 12 milioni di euro, solo in parte coperti dal pubblico.
«Chi ha occupato l’ex albergo impiegati – sottolinea il sindaco – non ha capito quali sono le aspettative della città e ha compiuto un gesto grave, perché l’amministrazione ha messo in campo strumenti adeguati anche per affrontare il problema degli immigrati. La Consulta degli immigrati c’è ed è la sede dove porre anche questo tipo di problemi».

Il Piccolo, 12 giugno 2005

I Comunisti italiani condannano il gesto
«Non è così che si risolvono i problemi della casa»

In riferimento all’occupazione il Partito dei comunisti italiani di Monfalcone esprime «preoccupazione e un netto dissenso sull’azione». «E’ innegabile – afferma l’assessore Comunale e cooridnatore dellesecutivo provinciale del Pdci Alessandro Perrone – che le problematiche poste dalle associazioni che sostengono l’occupazione siano di rillevanza primaria e senza dubbio è necessario una azione straordinaria delle forze democratiche attorno al problema della casa, tuttavia per i comunisti italiani, in ogni caso è pregiudiziale non uscire dalla legalità. La tensione abitativa in città impone a tutti il più alto senso di responsabilità, aprire la porta a forzature che sconfinano nell’irregolarità è controproducente per tutti e soprattutto per chi ha bisogno che il problema casa sia affrontato con spirito fattivo». «Il centrosinistra – aggiunge – ha dato nuovo impulso alla questione casa, esiste un tavolo permanente che afforonta tale problematica, certamente si devono intensificare le azioni e la sensibilità delle istituzioni locali riguardo la casa, occorre recuperare un decennio di scarsa attenzione della sinistra verso un diritto primario, ma ciò deve avvenire senza scorciatoie, né soluzioni che in considerazione della situazione locale, tendono estremizzare una necessità che non è propria solo di chi è organizzato, ma anche di quanti oggi confidano nelle istituzioni per vedere risolto il loro problema».

Costruito nel 1922 dai Cantieri per dare alloggio agli impiegati
Dal 1977 al 1990 è stato anche sede della Capitaneria di porto

L’ex albergo impiegati, costruito nel 1922 dai Cosulich per gli impiegati senza famiglia del cantiere navale di Panzano, è uno degli edifici di maggior pregio architettonico sopravvissuti a Monfalcone. La costruzione di via Callisto Cosulich si sviluppa in forma quadrilatera, con due ali verso il retro e due saloni centrali a cavallo dell’ampio ingresso colonnato. La facciata è tripartita con parte centrale sporgente e ali laterali con fori architettonici che variano a ogni piano, con balconcini al primo piano e loggia al secondo. Tutto il complesso si sviluppa su un’area di circa 5.300 metri quadrati, mentre l’edificio principale occupa circa duemila metri quadrati per tre piani fuori terra, pari a un volume complessivo di circa 30 mila metri cubi. Dopo aver abdicato alla sua funzione originaria, l’ospitalità appunto degli impiegati celibi in 120 stanze, la struttura è diventata sede della Capitaneria di porto nel 1977 e tale è rimasta per una ventina d’anni. L’ex albergo impiegati si è invece vuotato del tutto verso la fine degli anni ’90, quando anche gli uffici del Navalgenarmi si trasferirono (a Trieste).
L’amministrazione comunale, che ha acquistato da Fincantieri l’immobile l’anno scorso con una spesa superiore ai 2,5 milioni di euro, ha quindi dovuto costruire un’operazione estremamente complessa, che coinvolge non solo altri soggetti pubblici, ma anche i privati, per arrivare al recupero e al riutilizzo della struttura. Il Comune è partito potendo contare su un finanziamento di appena tre miliardi di vecchie lire cui si sono aggiunti altri contributi, per un totale di 2,6 milioni di euro, grazie all’interessamento dell’allora consigliere regionale Gianpiero Fasola. C’è stato poi uno stanziamento di 300 mila euro e l’ultimo, di 3,6 milioni di euro per la ristrutturazione, sempre dalla Regionera.

Messaggero Veneto, 12 giugno 2005

«Prima escano, poi parliamo»
Il Comune ai no-global: trattative solo dopo il ritorno alla legalità
Monito di Pizzolitto e Perrone per l’occupazione da parte dei Disobbedienti dell’ex albergo impiegati
«Non vince chi urla di più»

Non si tratta fino a quando l’edifico non sarà liberato. È questa la posizione del sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, in merito all’occupazione dell’ex Albergo Impiegati ed ex Capitaneria da parte di un gruppo di appartenenti a Razzismo non-stop e no-global, che venerdì hanno appunto occupato l’edificio di via Cosulich con l’intento di offrire un tetto a chi non ce l’ha ed è costretto a dormire in strada.
«È peccato che una struttura come questa ancora agibile e tutto sommato in buono stato non venga usata, quando c’è gente che ha bisogno di una casa e di un tetto», hanno detto gli occupanti, armati di scope e detersivi e decisi a restare nell’ex albergo finché non ci saranno risposte precise dall’amministrazione comunale e dall’Ater, in particolare sulla politica abitativa. Ma altrettanto ferma è la posizione del sindaco: quando usciranno si discuterà e quindi solo in un ambito di legalità. «Quelli della tensione abitativa e dell’accoglienza sono problemi seri – dice Pizzolitto –. Se qualcuno ha dubbi dia un’occhiata al prezzo degli affitti paragonabili a quelli di Trieste, dove l’offerta è però più diversificata. Proprio per questo come sindaco ho richiesto per Monfalcone il Protocollo di legalità, cioè un tavolo dove discutere e affrontare in modo organico e sistematico le questioni, anche per prevenire situazioni più complesse». Ciò che però sottolinea Pizzolitto con forza è che i problemi devono trovare soluzioni in un contesto di legalità ed è inaccettabile che il Comune possa essere chiamato a camminare su una strada diversa. Evidenzia ancora come il Comune da sempre si opponga ai soggetti che «fanno pressioni sull’ente per avviare dei percorsi clientelari». Anche perché «non vince chi urla di più. In questo caso è stato occupato un edificio simbolo della città, offendendo il sentire diffuso dei monfalconesi e gli sforzi che l’ente locale sta compiendo per restituirlo alla comunità».
E infatti finalmente sta arrivando a concretizzazione il progetto di recupero della struttura realizzata nel 1922 dai Cosulich per accogliere gli impiegati celibi del cantiere navale di Panzano e acquistata poco tempo fa dal comune, comprandola da Fincantieri per una cifra di circa tre milioni di euro. Una società presenterà venerdì prossimo il project financing per la ristrutturazione dell’edificio e la sua trasformazione in albergo-foresteria e centro di alta formazione. Su questo progetto l’amministrazione andrà poi in gara (l’azienda proponente mantiene però un diritto di prelazione) con la prospettiva di avviare un intervento da 12 milioni, solo in parte coperti dal pubblico.
E sull’occupazione dell’ex Albergo Impiegati interviene anche l’assessore Alessandro Perrone, coordinatore dell’esecutivo provinciale del Pdci, che esprime preoccupazione e dissenso per un gesto che, se alla base propone giuste problematiche, nel metodo sconfina nell’illegalità. «È pregiudiziale non uscire dalla legalità – afferma Perrone –. La tensione abitativa in città impone a tutti il più alto senso di responsabilità, aprire la porta a forzature che sconfinano nell’irregolarità è controproducente per tutti e soprattutto per chi ha bisogno che il problema casa sia affrontato con spirito fattivo».

Hotel Esilio contro i CPT
Comunicato stampa Ass. Razzismo Stop Venezia Giulia
Global Project Venezia Giulia – Domenica 12 giugno 2005

L’associazione Razzismo Stop e gli occupanti dell’Hotel\caffè esilio ci tengono a rimarcare alcune questioni in merito all’occupazione dell’EX-capitaneria di porto, che nonostante siano state spiegate, tardano ad essere recepite dagli amministratori e dai politici locali.
Per la quindicina di Richiedenti Asilo che sono tra gli occupanti, avere il domicilio di via Cosulich 20 significa avere la possibilità di non finire nei Lager di Stato chiamati CPT, come quello che stanno costruendo a Gradisca e contro cui anche questo Comune e anche l’assessore Perrone si era espresso e ha manifestato nei mesi scorsi. Tacere su questa problematica significa in parole povere o non avere capito bene la questione, o fare “spallucce”, come a dire non ‘è un problema nostro. In altre parole, noi chiediamo al Comune di Monfalcone, ai politici alle forze sociali di questo territorio da che parte state, con Bossi o con l’Europa.
Continua……..

Ass. Razzismo Stop Venezia Giulia

Il Piccolo, 13 giugno 2005

Ex albergo, le richieste no global
L’azione vuole dare un tetto agli stranieri senza alloggio
Quarto giorno di occupazione abusiva.
Una delegazione in questura per ottenere il diritto d’asilo

Per niente intimoriti dall’aut-aut dell’amministrazione comunale («Con gli abusivi non si tratta»), gli occupanti dell’ex Albergo impiegati stanno continuando con la loro opera di risanamento della struttura per trasformalrla in alloggio e dare così ospitalità a una trentina di immigrati extracomunitari senzatetto a sostegno dei quali venerdì è stata avviata l’occupazione. «Non siamo molto contenti della reazione dell’amministrazione comunale – conferma Christian Massimo, dell’associazione Razzismo Stop che ha coordinato l’occupazione – anche perché il fatto di dichiarare il ”no alla trattativa” finchè noi non usciremo di qui indica che non si è capito bene il problema. Perché all’occupazione non c’è alternativa: dove dovrebbero andare queste persone in attesa dei tempi politici? Sulla strada?». I ragazzi non hanno dunque alcuna intenzione di cambiare la strada che si erano prefissati. Oggi, come previsto, una delegazione si recherà in Questura per le pratiche di diritto d’asilo. «Poi – affermano gli occupanti – resteremo in attesa di una proposta seria».
«Quello che ci viene proposto sono soluzioni temporanee, come alloggi di emergenza – spiegano i ragazzi – noi invece vogliamo che venga dato il via a un lavoro serio, che porti alla creazione di una risposta al problema casa che sia seria e definitiva. E l’unica arma che abbiamo per ottenere ciò è proprio l’occupazione dell’edificio. Perché in passato le nostre proposte non sono nemmeno mai state prese in considerazione. E anche chi ci accusa di agire solo con la forza, sbaglia. Perché in realtà noi conosciamo bene i problemi della città, ai quali i politici dovrebbero essere in grado di dare risposte».

Il consigliere comunale Luise col sindaco: «I problemi si affrontano nella legalità»

Sull’occupazione dell’ex albergo impiegati il gruppo consiliare Insieme per Monfalcone si schiera al fianco del sindaco Gianfranco Pizzolitto, in modo deciso. «C’è la piena condivisione della posizione espressa dal sindaco – afferma il consigliere comunale Michele Luise a nome dell’intero gruppo – e un completo appoggio quindi all’azione dell’amministrazione comunale». Anche secondo Insieme, di cui è capogruppo Luigi Blasig e che ha aderito al progetto di Cittadini per il presidente, non si può trattare con gli occupanti dello storico edificio di via Cosulich fino a quando l’immobile non sarà liberato. «Che il sindaco sappia -aggiunge quindi Luise – che, come già per il Protocollo di legalità, ci avrà al suo fianco qualsiasi atto decida di intraprendere per risolvere questa vicenda. La posizione assunta dal primo cittadino ci conforta, perché oggi verifichiamo che anche da un punto di vista politico, e non solo per quanto riguarda la gestione concreta della città, abbiamo un’identità di vedute».
Insieme per Monfalcone riflette comunque anche sui ragazzi che hanno sostenuto l’occupazione dell’ex albergo impiegati. «Comprendiamo che i giovani – dice Luise – mettano in campo azioni forti per proporsi. Sul problema casa la città ha sempre dimostrato sensibilità e volontà di risolvere i problemi. Non credo quindi che l’occupazione sia la strada da scegliere per sottolineare la portata che la questione ha ormai assunto a Monfalcone. Se poi si voleva dimostrare solidarietà a cittadini che provengono da zone svantaggiate, allora si vada a dare una mano in quei Paesi, come fanno diversi monfalconesi impegnati in progetti di aiuto». Luise si augura infine che i ragazzi coinvolti nell’occupazione non si siano prestati a «eventuali speculazioni politiche da parte di soggetti che vogliono alimentare situazioni di tensione in città».

Messaggero Veneto, 13 giugno 2005

Ex Capitaneria, è braccio di ferro
Monfalcone, anche Ds e Insieme con il sindaco: gli occupanti escano, poi discuteremo. La replica: resteremo fino alla soluzione

Se gli occupanti dell’ex albergo impiegati sono decisi a portare avanti la loro iniziativa e al proposito si stanno organizzando con cucine, letti e addirittura con una stanza sistemata per fare iniziative, la città pare non approvare il loro gesto.
Dopo l’affermazione del sindaco che ha da subito detto di non voler trattare coi ragazzi finché proseguirà l’occupazione e dopo l’intervento del Pdci, che ha condiviso la preoccupazione espressa da Razzismo stop (a cui si sono aggregati ragazzi del Centro sociale di Gorizia, Case autoassegnate di Monfalcone, Casa delle culture di Trieste), ma non il modo in cui questa preoccupazione è stata espressa, ora interviene anche il gruppo consiliare Insieme per Monfalcone, che afferma piena condivisione con la posizione del sindaco e lo appoggia. «Il sindaco sappia che ci troverà al suo fianco qualsiasi atto decida di fare per risolvere la questione – afferma Michele Luise –. Dal punto di vista politico abbiamo identità di vedute e non solo sulle posizioni per la gestione concreta della città». In merito ai giovani che stanno occupando la struttura, Luise e il suo gruppo riconoscono il valore di azioni forti per portare avanti le proprie idee, ma ribadiscono anche come circa alcuni problemi e in particolare quello della casa la città sia sempre stata sensibile e attenta. «Ma non è questa la strada da scegliere. E se si vuole essere solidali con Paesi in difficoltà, si possono andare ad aiutare là le persone. Ci sono modi diversi da questi, che si possono prestare a speculazioni anche politiche che alimentano l’illegalità».
Pieno sostegno alla posizione assunta dal sindaco di Monfalcone viene espressa anche dai Ds, convinti che il problema della casa sia una delle maggiori emergenze del territorio, ma che non richiede soluzioni che escano dai binari della legalità. «Crediamo nella ragionevolezza dei ragazzi che hanno compiuto questa forzatura e quindi chiediamo loro di porre subito fine all’occupazione e accettare la proposta del Comune di porre i problemi nelle sedi opportune, cioè i tavoli istituzionali aperti sui vari problemi sociali», afferma il segretario cittadino Omar Greco ricordando che non bisogna dimenticare che il recente rinnovo dei vertici dell’Ater potrà contribuire alla ricerca di soluzioni più avanzate su casa e affitti. Intanto, dall’associazione Razzismo Stop e dagli occupanti dell’Hotel-caffè Esilio sono rimarcate alcune questioni in merito all’occupazione. Innanzi tutto che per la quindicina di richiedenti asilo che sono tra gli occupanti, avere il domicilio di via Cosulich 20 significa avere la possibilità di non finire nei “Lager” di Stato chiamati Centri di permanenza temporanea, come quello che stanno costruendo a Gradisca e contro cui anche questo Comune e anche l’assessore Perrone s’era espresso manifestando nei mesi scorsi”, affermano, ricordando che la nostra provincia è sede di una delle 7 commissioni asilo (al Nord solo Gorizia e Milano) chiamate a decidere sullo status di rifugiato.
«I nostri amministratori di centro-sinistra già non hanno fatto una bella figura sulle nomine di questa commissione; ma ora con questa richiesta di “uscire per poi trattare” significa condannare questi richiedenti asilo alla deportazione, alla detenzione amministrativa e forse al ritorno nel loro Paese, in tal caso la Nigeria». L’unica possibilità a cui credono è dunque quella di restare, resistere e trovare delle soluzioni che garantiscano “diritti e dignità”. «La legalità di cui sentiamo parlare è quella costruita in questi anni da Bossi, Fini, Tremonti, di tutti gli affiliati di questo governo, proprio nel momento in cui l’Europa rappresenta, pur con le sue contraddizioni, l’unico punto di riferimento contro le politiche razziste e xenofobe del Paese».

Alessandro Metz, Consigliere Regionale dei Verdi, sull’occupazione dell’Hotel Esilio
Comunicato stampa, lunedì 13 giugno
Global Project Venezia Giulia

“L’occupazione dell’ex Albergo impiegati della Fincantieri è un’opportunità per la città di Monfalcone” afferma il Consigliere dei Verdi “spero proprio non venga vanificata da chiusure “strumentali” e fuorvianti richieste di legalità.”
“Il problema che è stato posto, con l’occupazione di questo stabile, è di carattere umanitario, e non solamente di emergenza abitativa” continua Metz “i venti richiedenti asilo, in assenza di una residenza verrebbero spediti all’interno di quei “centri lager” che il centrosinistra di questa regione, della provincia e anche di questa città hanno più volte, a parole condannato.”
“Adesso, si dimostri di saper essere conseguenti con i fatti” sempre l’esponente dei Verdi “il miglior antidoto contro i CPT, anche e soprattutto per quanto ci riguarda, il CPT di Gradisca, è quello di attuare politiche di accoglienza e integrazione, di cui i CPA (Centri di Prima Accoglienza) sono un primo passo fondamentale.”
“Il problema non è se questo immobile è adatto o meno o se ci sono altri progetti che interessano questa struttura” ancora Alessandro Metz “ma riconoscere che il problema sollevato è un problema reale, che investe la vita di venti persone costrette alla fuga dai loro Paesi per sopravvivere, e deve essere affrontato e risolto ricercando assieme una soluzione.”
“Monfalcone ha nei propri geni e nel proprio vissuto un dna di accoglienza verso le diverse etnie e culture, capace di risposte positive alle diverse contraddizioni che la società attuale ci pone ogni giorno” conclude il Consigliere Regionale dei Verdi “spero proprio che l’Amministrazione di centrosinistra sappia dimostrarsi all’altezza di questa cultura e di questa città, non trincerandosi dietro paraventi legalitari, forse un po’ troppo di moda ultimamente nel nostro Paese, ma rispondendo in maniera intelligente a questa necessaria e giustificata “forzatura”.”

Alessandro Metz
Consigliere Regionale dei Verdi

Messaggero Veneto, 14 giugno 2005

Metz sull’occupazione: problema umanitario

«Qui si parla di un problema umanitario e non soltanto di emergenza abitativa. Le persone che hanno scelto di occupare l’ex albergo impiegati sono persone che altrimenti finirebbero in un Cpt, un Centro di permanenza temporanea. Cioè un lager».
È il consigliere regionale dei Verdi, Alessandro Metz, a intervenire in merito alla vicenda dell’occupazione dell’ex albergo impiegati (ed ex Capitaneria di porto) di Monfalcone, in via Cosulich, divenuto da venerdì pomeriggio “Hotel Esilio” e interviene dando una visione più ampia dell’azione compiuta da “Razzismo stop”, invitando la giunta di centro-sinistra che governa la città dei cantieri a cogliere l’occasione per dare risposte nel settore dell’accoglienza e del sociale.
Metz ha visitato ieri pomeriggio la struttura e la ventina di persone che hanno scelto di alloggiarvi. «Quello dell’occupazione è un atto conseguente di chi è contro il Cpt e a favore, invece, dei Cpa, Centri di prima accoglienza, dove le persone richiedenti asilo politico possano essere accolte e attendere l’esito dell’iter in una struttura che non abbia lo stile di un lager – afferma Metz –. L’occupazione è quindi una forzatura positiva, dà la possibilità all’amministrazione di centro-sinistra che spesso si è espressa contro i Cpt di cogliere un’occasione, perché non basta esprimere contrarietà a parole, ma bisogna essere coerenti».
Il problema posto da “Razzismo stop”, movimento al quale si sono aggregati altri gruppi di persone, non va archiviato con una semplice battuta, quindi, «perché non si tratta di legalità, ma di diritto, diritto che può nascere anche da una forzatura. La storia di Monfalcone è fatta di accoglienza che può avanzare in termini sociali». «Mi aspetto – conclude Metz – azioni conseguenti da parte dell’amministrazione comunale. Ognuno deve assumersi, poi, le responsabilità delle azioni che verranno fatte». Intanto, ieri i responsabili di “Razzismo stop”, che ha coordinato l’occupazione dello stabile, da anni in stato di abbandono, si sono recati in Questura a Gorizia per avviare le pratiche di diritto d’asilo di alcuni degli occupanti, una ventina di persone fra cui alcuni provenienti dal Camerun e dalla Nigeria.

Il Piccolo del 14 giugno 2005

Ex albergo, il verde Metz si schiera con gli occupanti
Il consigliere regionale: «La giunta comunale smetta di trincerarsi dietro paraventi legalitari»

I no glabal non mollano. Una delegazione in questura a Gorizia chiede l’asilo politico per una ventina di immigrati clandestini
«L’occupazione dell’ex -Albergo impiegati è un’opportunità per la città di Monfalcone». Lo afferma Alessandro Metz, consigliere regionale dei Verdi. «Il problema che è stato posto, con questa occupazione è di carattere umanitario, e non solamente di emergenza abitativa – spiega Metz – perché i venti richiedenti asilo, in assenza di una residenza, verrebbero spediti all’interno di quei ”centri lager” che il centrosinistra ha più volte condannato». Elena Orsi

La Lega Nord: «Tolleranza zero»
Razzini contro l’ipocrisia della maggioranza: condanna solo a parole

Contro l’occupazione all’ex Albergo impiegati tuona anche la Lega Nord. Non tanto contro il gesto in sé, ma soprattutto contro chi lo permette, ovvero l’amministrazione comunale. «L’edificio in questione è un patrimonio della città – afferma il rappresentante regionale Federico Razzini -. Posso capire che alcuni giovani cerchino in questo modo di dare visibilità alle loro farneticazioni su presunti diritti. Quello che non è accettabile è l’atteggiamento di ipocrisia delle forze politiche cittadine, che da un lato inneggiano al rispetto della legalità, e dall’altro tollerano quello che non è altro che un atto di violenza, solo perché arriva dal mondo no-global». Discutere di diritto alla casa si può, continua la Lega, ma bisogna ricordare che ci sono delle regole. «Vorrei ricordare che il diritto alla casa è per chi è cittadino italiano e lavora in Italia – spiega ancora Razzini – e che azioni di questo tipo, che accampano dei diritti all’abitazione per dei cittadini stranieri che non si sa nemmeno se siano regolari o meno, sono un insulto ai tanti giovani e anziani monfalconesi che sono in attesa di un alloggio». E poi, c’è la questione che l’ex Albergo è tutt’altro che un edificio senza futuro.

«Liberate subito l’edificio»
I Ds ai ragazzi di Razzismo Stop

In merito all’occupazione dell’ex albergo impiegati il segretario cittadino dei Democratici di sinistra. Omar Greco, esprime «il pieno sostegno alla posizione assunta dal sindaco di Monfalcone». «Siamo convinti – aggiunge – che il problema della casa sia una delle maggiori emergenze presenti sul nostro territorio, ma è evidente che soluzioni che escano dai binari della legalità non possono essere accettate dalle istituzioni».
« Crediamo – prosegue – nella ragionevolezza dei ragazzi che hanno compiuto questa forzatura, e quindi chiediamo loro di porre fine immediatamenta all’occupazione e di accettare la soluzione prospettata dall’Amministrazione comunale di porre i problemi nelle sedi opportune, che sono i tavoli istituzionali aperti sui vari problemi sociali di cui la città soffre».
«Non bisogna poi dimenticare – prosegue il segretario cittaidno dei Ds – che il recente rinnovo dei vertici dell’Ater potrà contribuire alla ricerca di soluzioni più avanzate sul problema della casa e degli affitti, ma per fare questo c’è bisogno di un grande sforzo comune e di un grande rispetto anche verso chi attende l’assegnazione di un alloggio da molto tempo e non ha mai pensato di sconfinare nell’illegalità per far sentire le proprie ragioni».

Messaggero Veneto, 15 giugno 2005

Albergo impiegati, Rc sta con gli occupanti

E’ condivisa anche dal circolo di Monfalcone di Rifondazione comunista l’opinione espressa dal consigliere regionale dei Verdi, Metz: l’occupazione dell’ex albergo impiegati di Monfalcone non vuole avere un significato solo nella questione della tensione abitativa, ma è una questione umanitaria e di diritto d’asilo politico. È una battaglia per la vera accoglienza dei migranti, che va contrapposta invece alla reclusione dei cpt.
«Monfalcone soffre di assenza di luoghi deputati all’accoglienza delle persone che hanno necessità di trovare un alloggio per poco tempo, in attesa del permesso di soggiorno», spiegano i responsabili del circolo al termine di un incontro voluto per analizzare la situazione. La posizione è dunque chiara: c’è molto da fare per dare continuità alla contrarietà espressa dall’amministrazione nei confronti del cpt e comunque si suggerisce di evitare il muro contro muro con gli occupanti dell’ex albergo e i rappresentanti di Razzismo stop. Il problema deve essere affrontato in modo determinato, ma senza scontri, tanto che Rc cercherà di fare da mediatore tra gli occupanti e l’amministrazione per evitare che il clamore dei metodi utilizzati oscuri i problemi evidenziati e che necessitano di risposte. L’auspicio è che l’amministrazione segua «l’esempio del sindaco di Roma e non si soffermi solo sul Protocollo di legalità, che non appare centrale per risolvere il problema».
E nel suo ruolo di assessore alle politiche sociali nonché di rappresentante di Rc interviene Licia Morsolin, che ribadisce come l’assessorato abbia portato avanti con convinzione e forza una politica dell’accoglienza, tanto che sabato dovrebbe essere inaugurata la nuova sede del Coordinamento immigrati.
Della vicenda dell’ex albergo Impiegati si occuperà domani anche la giunta, mentre ieri sera in occasione del consiglio comunale nella zona del pubblico era attesa una delegazione di ragazzi e di extracomunitari impegnati nell’occupazione per una spiegazione delle loro ragioni. Decisa però anche la posizione di Lionella Zanolla, consigliere comunale di An che crede «sia doveroso chiamare la polizia per sgomberare l’edificio e metterlo in sicurezza. Non credo che l’associazione abbia titolo per commettere un atto illegale e pretendere di ricattare le autorità ponendo condizioni».

Il Piccolo, 15 giugno 2005

Rc: «No allo scontro» An vuole lo sgombero
Le reazioni politiche all’iniziativa

Evitare i muro contro muro. Rifondazione comunista, nella coalizione di Centrosinistra al governo della città, ritiene che il problema dell’occupazione dell’ex albergo impiegati vada affrontato in modo determinato, «ma senza arrivare a uno scontro». La posizione di Rc, il cui direttivo si è riunito lunedì sera per fare il punto sulla questione, è quindi «morbida». «Rifondazione ritiene necessario e si adopererà – afferma il partito – per mediare tra le esigenze degli occupanti e quelle dell’amministrazione comunale in modo da evitare che il clamore dei metodi utilizzati oscuri l’importanza dei problemi sollevati».
Secondo Rc, in ballo non c’è tanto il diritto alla casa, quanto quello di asilo e la battaglia per garantire accoglienza agli immigrati. «Anche Monfalcone soffre dell’assenza – sottolinea Rc – di luoghi deputati all’accoglienza dei migranti per il periodo sufficiente a ottenere il permesso di soggiorno. Riteniamo che molto sia da fare a Monfalcone anche per dare continuità alla posizione di contrarietà al Cpt di Gradisca espressa dall’amministrazione comunale». In questo caso, quindi, a Rifondazione «non pare centrale per risolvere il problema il ricorso al Protocollo di legalità».
L’assessore ai Servizi sociali Licia Morsolin (Rc) aggiunge dal canto suo come l’assessorato e l’amministrazione tutta stiano lavorando con impegno alle politiche di integrazione. «Proprio nei prossimi giorni sarà inaugurata la sede del Coordinamento degli immigrati – afferma Licia Morsolin – che vorrebbe essere il contesto privilegiato in cui affrontare il tema delle politiche di integrazione. Da parte nostra continueremo a spenderci per creare un buon rapporto tra chi vive da tempo in città e chi vi è giunto da poco».
Di tutt’altro tenore la posizione della consigliere comunale di An Lionella Zanolla. «Ritengo che ogni cittadino di Monfalcone, proprietario di quell’edificio – sottolinea la rappresentante di Alleanza nazionale -, si debba ribellare a questa azione e debba richiedere con fermezza lo sgombero immediato dell’edificio “senza se e senza ma”, per dirla con una frase che piace molto alla sinistra».
In caso contrario, a detta di Lionella Zanolla, lasciando fossilizzare la situazione, «lo storico e prestigioso edificio non sarà la sede di una joint-venture con i privati per il suo recupero, ma solo di un joint-party». «Signor sindaco, nessuna tolleranza per l’illegalità – conclude la consigliere di An -, altrimenti questa città non potrà mai uscire dallo stallo in cui si trova».

Nonostante il diniego alla trattativa fino a quando lo stabile non sarà liberato, Razzismo Stop continua a cercare il confronto con il Comune
Non solo dormitorio, l’ex albergo come centro sociale
Questa l’idea dei no global che da sei giorni occupano lo storico edificio di via Cosulich

Un confronto diretto con l’amministrazione comunale. Questo è ciò a cui puntano i no global insediatisi nell’ex albergo impiegati, ribattezzato hotel Esilio, giunti al sesto giorno di occupazione. Avevano annunciato che si sarbbero recati ieri sera in municipio in occaisone della seduta del consiglio comunale, ma poi non si sono fatti vedere.
Razzismo Spot, che ha promosso l’occuopazione, intende avviare un confronto con il Comune, nonostante la dichiarazine del sindaco che ha fatto sapere che con non tratteràfino a quando l’occupazione non sarà terminata. E l’occupazione dell’ex albergo, tema sul quale si sta aprendo un confronto politico, è una vicenda che sembra lontana non soltanto dalla sua soluzione, ma anche dall’entrata in stallo. Gli occupanti non hanno infatti intenzione di restare chiusi nel loro recinto, ma di coinvolgere la popolazione. «Stiamo predisponendo un fitto calendario di iniziative per i prossimi giorni – conferma Christian Massimo, di Razzismo Stop – e si tratterà di incontri per avvicinare la cittadinanza ai problemi dei richiedenti asilo. Sappiamo infatti che questa vicenda sta provocando molte reazioni, e anche un forte dibattito interno alla stessa giunta». Da qui nasce l’intenzione di incontrare direttamente gli amministratori locali, per capire se ci siano margini di manovra. «Stiamo stampando un volantino nel quale verranno riepilogate le nostre richieste – continua il rappresentante di Razzismo Stop – perché una discussione è possibile solo se cambia l’aria. Se tutto rimane così com’è, infatti, la situazione rischia di trasformarsi in un muro contro muro». Ma, almeno da parte degli occupanti, la vicenda sembra essere in continua evoluzione, tanto è vero che le telefonate di informazioni, commenti e reazioni si susseguono. Dopo cinque giorni di occupazione, e l’attenzione continua da parte della città e delle forze politiche, ormai è chiaro che non si è trattato di una semplice azione dimostrativa. E prende corpo l’idea di trasformare l’hotel Esilio da semplice dormitorio a centro di aggregazione, Tanto è vero che proprio nell’ex albergo impiegati si terrà il primo degli incontri previsti per informare la cittadinanza sull’azione di occupazione: un convegno in programma per domenica mattina. Solo la prima delle tante azioni che gli occupanti hanno in calendario per le prossime settimane.

Solidarietà con gli immigrati extracomunitari impossessatisi dell’ex Capitaneria di porto
«Come biasimarli se non hanno un posto dove andare»
C’è anche chi condanna l’azione: «Sono in molti ad avere bisogno di una casa, ma le regole vanno rispettate»

Monfalcone non sembra sostenere l’azione di occupazione dell’ex albergo impiegati. Gli occupanti dell’ex albero, ex Capitaneria di porto sono una ventina di immigrati africani, ma il razzismo non c’entra niente. Quello che la «voce del popolo» recita, più o meno, è «Ci sono tanti monfalconesi senza casa, pensiamo prima a loro». Pochi infatti quelli che ritengono che questa azione sia corretta. «Non posso dire che abbiano fatto bene – spiega Alessandro Bertani – ma capisco anche che, per esprimere il proprio disagio, si arrivi anche a occupare edifici abbandonati. Se succedono queste cose, significa che i problemi ci sono». Lo stesso pensa Sergio Di Bert. «Quando la necessità è estrema, purtroppo si arriva anche a questo – afferma – è giusto quindi che qualcuno si muova per correre ai ripari. L’esasperazione conduce le persone a degli atti estremi. E questo porta ad eccedere, in questo campo come in altri». La paura è infatti che la situazione degeneri. E lo percepisce anche chi non è della città. «Se non hanno un posto dove andare, come biasimarli? – si chiede Bisera Mehic -. Basta però che non succedano problemi. Perché se qualcuno si comporta male, finisce che tutti ci vanno di mezzo». E c’è anche chi pensa che la colpa sia un po’ dell’aver lasciato l’edificio abbandonato tanto tempo. «Il Comune doveva provvedere prima ad aggiustare l’edificio – spiega Pina Madrusan – per poi magari adibirlo a casa. Perché, anche se in fondo grazie a questa azione l’aspetto della zona è anche migliorato, si tratta pur sempre di un’azione illegale». E fin qua le voci «’positive». Ma chi si esprime con una condanna, lo fa senza mezzi termini. «Io ho lavorato molti anni all’estero – spiega Umberto Fusco – e lì devi essere rigorosamente in regola, altrimenti te ne vai. E perché allora noi che andiamo all’estero dobbiamo seguire le regole, e chi viene qui no? C’è molta gente di Monfalcone che ha bisogno di case, e a cui bisognerebbe provvedere, prima di pensare agli illegali».
Dello stesso avviso è Luana Miani. «Non voglio togliere niente a nessuno e non sono razzista – afferma – ma so che ci sono molte situazioni gravi in città, alle quali sarebbe giusto dare la precedenza». E c’è anche chi contesta le modalità dell’occupazione. «Sono contrario, perché non è giusto che si prendano simili iniziative – afferma Luigi Covaz – perché ci sono delle regole da seguire. E anche noi, negli anni della crisi avevamo delle difficoltà. Ma ci siamo sempre comportati secondo la legge».

Il Piccolo, 16 giugno 2005

Il sindaco invoca: «Fateli ragionare»
Ai partiti che dialogano con i ragazzi

Al settimo giorno di occupazione la vicenda dell’ex albergo impiegati sembra essere tutt’altro che vicina a una soluzione.
Le posizioni dei no global, che vogliono il confronto diretto con l’amministrazione a prescindere dall’uscita dall’edificio, non paiono conciliabili con quelle del governo locale. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non cede infatti alle pressioni e alle provocazioni delle forze di minoranza sull’occupazione dell’ex albergo impiegati. Per ora non è in vista alcun atto formale nei confronti degli occupanti. Il sindaco Pizzolitto ribadisce però la posizione già espressa all’indomani dell’azione degli aderenti a Razzismo stop: non si tratta fino a quando non sarà ripristinata una situazione di piena legalità.
Cioé fino a quando lo storico edificio di via Cosulich non sarà liberato. «Pur consapevole che il problema dell’asilo politico è serio e della sensibilità che questi ragazzi dimostrano nel percepire i problemi, rimango fermamente convinto che non si può discutere se non in una situazione di ripristinata legalità», afferma il sindaco Pizzolitto, rispondendo implicitamente alla linea in qualche modo più «possibilista» assunta da Rifondazione comunista, partner della giunta di Centrosinistra al governo della città.
«Il sindaco Pizzolitto si aspetta che le forze politiche – aggiunge Pizzolitto – che hanno storicamente interloquito con questi giovani sappiano ora renderli consapevoli che Monfalcone non ha bisogno di fatti eclatanti pere discutere e affrontare i propri problemi».
Il sindaco afferma inoltre di ritenere che ci siano già gli strumenti sufficienti per affrontare anche questo tipo di difficoltà e di emergenze. «Tutto però deve rientrare – conclude Pizzolitto – in un ambito ordinario».
Al momento non pare siano previste quindi discussione specifiche né all’interno della giunta, che comunque sta seguendo con attenzione l’evolversi della situazione, né all’interno della maggioranza che pare non essersi sfaldata finora nella gestione dell’occupazione dell’ex albergo impiegati da parte dei no global e dove da giorni dimora una ventina di immigrati extracomunitari senza alloggio.

Nuove reazioni politiche all’occupazione dell’ex albergo impiegati da parte dei no global.
Fi e Margherita: «Fuori gli abusivi»
Gli azzurri chiedono al primo cittadino di sporgere denuncia alla magistratura

«Non basta dire ”no” all’occupazione abusiva dell’ex albergo impiegati, bisogna opporsi concretamente a questo atto di illegalità». È quanto Forza Italia vorrebbe che il sindaco Pizzolitto e l’Amministrazione comunale facessero, sporgendo denuncia per l’occupazione abusiva dell’immobile e l’indebita sottrazione di energia elettrica e acqua. Se è grave dal punto di vista legale, la vicenda lo è ancor di più, secondo Forza Italia, dal punto di vista politico.
«Il sindaco Pizzolitto abbia il coraggio, se esistono, di eliminare dalla giunta e dal Consiglio – afferma il coordinatore comunale del partito Giuseppe Nicoli – eventuali fiancheggiatori dei “no global”, in modo che non si ripetano casi, come a Gorizia, in cui sono emerse le responsabilità di forze politiche di estrema sinistra che pur sedendo nei banchi della giunta hanno sostenuto azioni da noi ritenute illegali».
L’occupazione dell’ex albergo impiegati, che segue quelle delle case Ater di via Aquileia e largo Fontana, dell’edificio di proprietà comunale di via 9 Giugno e dell’ex ospedale di via Rossini, è comunque il frutto, a detta di Nicoli, della politica «lassista» adottata dall’amministrazione locale.
«Questo impunito atto di occupazione abusiva – afferma Nicoli – dimostra la poca sensibilità da parte del sindaco sul principio del rispetto delle regole. Prima di cercare lo scontro istituzionale con il prefetto, il sindaco farebbe meglio a farsi un accurato esame di coscienza su quanto stia facendo per risolvere i problemi. Perché non attua il progetto del vigile di quartiere?» «Dove sono finiti – aggiunge – i fondi regionali per il progetto di accorpamento delle polizie municipali del mandamento?». «Perché – conclude il cooridinatore comunale di forza Italia – il sindaco Pizzolitto non attua le misure preventive che impediscano certi fenomeni delinquenziali?». Anche secondo la Margherita, l’ex albergo impiegati deve essere lasciato subito libero, perché appunto non si possono consentire pericolose derive in una città dove la tensione abitativa è sempre alta.
«D’altra parte è giusto – afferma il presidente del circolo di Monfalcone della Margherita, Giuseppe Sabato – che anche di questo tipo di emergenza si parli per dare risposte concrete».
Il problema comunque resta e quindi, a detta della Margherita, dopo lo sgombero dell’ex albergo impiegati si deve trovare una soluzione-ponte. «Il muro contro muro – conclude Sabato – non serve a nessuno. Attaverso il dialogo e la concertazione una situazione temporanea si troverà certamente nelle sedi istituzionali».

Il Piccolo, 17 giugno 2005

Gli occupanti dell’Esilio chiamano la gente
Il consigliere dei Verdi Metz invoca una soluzione. In vista iniziative rivolte ai cittadini

«Questa alzata di scudi è preoccupante. Perché, nella migliore delle ipotesi, non si è capito di cosa si sta parlando». A dirlo è il consigliere dei Verdi Alessandro Metz, che già si era schierato con gli occupanti dell’hotel Esilio nel «muro contro muro» con l’amministrazione comunale di Monfalcone. «Monfalcone può dimostrare di essere la punta di diamante della sperimentazione, in una visione della legalità secondo cui un cittadino è chi vive in un territorio e vi contribuisce, anche essendo di passaggio – ha spiegato Metz – e non è una persona di emarginare, né da ignorare. Speriamo che ci sia una soluzione, perché altrimenti non si può parlare che di barbarie».
Perché il fulcro su cui ruota la vicenda è che si sta parlando di richiedenti asilo. «Chi richiede asilo si trova a dover attendere anche 19 mesi, senza possibilità di lavorare, né un posto dove andare – ha spiegato Loris De Filippi, di ”Medici senza frontiere” -. Per questo chiediamo che, prima di appellarsi alla legalità, si guardino altre cose, come alla possibilità di ampliare il Piano nazionale asilo, oppure a destinare ai Comuni le azioni che questo non riesce a concretizzare». Questa infatti non è un’occupazione a tempo indeterminato, ma un’azione che si risolverà se viene trovata una soluzione. «Vogliamo che, in un territorio che si definisce multietnico e aperto, ci sia una discussione vera – conferma Christian Massimo di ”Razzismo Stop” -, ma allo stesso tempo ribadiamo che, senza una soluzione, noi da qui non usciremo». Anzi: si stanno organizzando tutta una serie di iniziative per aprire l’hotel Esilio alla cittadinanza. Domani, alle 18, ci sarà lo Spritz time, «per conoscere, supportare, condividere, solidarizzare… ». Domenica, alle 18, si terrà la conferenza-incontro «Gli intrighi internazionali tra i Nord e il Sud del mondo», con la partecipazione di Genni Fabrizio della «Tenda della Pace», Luca Bertolino di «Razzismo Stop» e dei rifugiati dell’hotel Esilio. «Dall’esperienza dell’hotel Esilio – spiegano gli organizzatori – è necessario che nascano riflessioni e dibattiti sul tema dei diritti dei rifugiati politici, specialmente in un momento in cui la legge li vuole incarcerare alla pari del clandestini nei Cpt».

Messaggero Veneto, 17 giugno 2005

«Legalità è tutelare chi chiede asilo»
Monfalcone. Anche Metz (Verdi) all’ex albergo impiegati occupato da venerdì. Domenica un incontro sui rifugiati politici
Loris De Filippi (Medici senza frontiere): il sindaco pensi a questo prima di parlare

«Prima di parlare di ripristino della legalità come ha fatto il sindaco, è importante ricordare che proprio la legalità nei casi di richiedenti di asilo politco non è tenuta in considerazione: in Italia esiste una legge che prevede standard minimi di accoglienza da rispettare per chi richiede asilo politico. Standard che sono disattesi».
Loris De Filippi di Medici senza frontiere, operatore che vive in prima linea il dramma degli immigrati non ha dubbi: in Friuli Venezia Giulia bisogna ampliare il piano nazionale accoglienza e se le risposte non sono date dal governo attraverso la Prefettura, le devono dare gli enti locali proprio perché il problema è di legalità. Seduto su uno dei gradini dell’Hotel Esilio (ex albergo impiegati, occupato da venerdì scorso) assieme al consigliere regionale Metz, De Filippi ricorda che in Italia nel 2004 su 7400 richiedenti asilo solo il 7% ha ottenuto una risposta di accoglienza. «Chi si trova in questa situazione si trova dover vivere 15-19 mesi sospeso, senza sapere cosa succederà, senza poter lavorare, senza avere alloggio e preda, allora sì, di situazioni di illegalità quali il caporalato» spiega, evidenziando che non va fatta confusione, «le persone sono qui temporaneamente, finché non avranno risposte. E finché sarà così è giusto continuare l’occupazione e il presidio. Bisogna lasciar perdere il dogmatismo delle legalità a tutti i costi e capire che questo gesto, indipendentemente da chi lo porta avanti, è un estremo atto di civiltà». Civiltà che in passato Monfalcone ha dimostrato di avere visto che sono state fatte scelte precise e decise, intercettando i bisogni e dando risposte.
«L’alzata di scudi della sinistra è preoccupante perché nel caso migliore non si è capito ciò di cui si parla. Ma allora si sarebbe potuto chiedere. Credo che Monfalcone – dice Metz – potrebbe essere in regione la punta di diamante, luogo di innovazione che mette in atto meccanismi virtuosi in tema di accoglienza. Bisogna dare risposte di dignità e di civiltà, ragionare sul tema della cittadinanza e capire che cittadino è chi vive qui e ora. E l’immigrato, anche se di passaggio, non è invisibile: porta con sè un vissuto di tragedia, ma anche un bagaglio di cultura, speranza e futuro». Domenica alle 18 all’Hotel Esilio è prevista una conferenza sui rifugiati politici.

Venerdì 17 giugno 2005 13:48 Monfalcone
Continua l’occupazione di Hotel Esilio
speciale con interviste a Loris de Filippi e Gabriele Polo

Riappropriazione dei diritti negati
Comunicato stampa Ass. Razzismo Stop – SOS Casa Monfalcone
Global Project Venezia Giulia – Sabato 18 giugno 2005

Questa mattina a Gorizia, davanti al palazzo della Prefettura si è svolto un presidio indetto dall’Associazione Razzismo Stop assieme ai richiedenti asilo politico dell’Hotel Esilio di Monfalcone ed al movimento SOSCasa degli autoassegnatari di case sfitte dell’ATER.
Siamo Consapevoli che in questi ultimi anni problemi sociali come quello della casa, del reddito, del permesso di soggiorno, stanno aumentando in modo esponenziale e sempre più persone viene negato l’accesso a diritti come un tetto sotto cui vivere o la possibilità di permanenza in un territorio per ricostruirsi una vita o solo per evitare uno degli innumerevoli conflitti che insanguinano il continente africano. Proprio come gli occupanti dell’Hotel Esilio che fuggono da paesi come la Nigeria dove i conflitti etnici, fomentati anche dalle nostre compagnie petrolifere come l’Eni, stanno distruggendo il paese ed uccidendo molti civili; oppure come gli autoassegnatari che autorecuperano case pubbliche sfitte per rispondere ad una necessità sempre più sentita di alloggi, ormai bene di lusso per tutti quei soggetti che non possono più permettersi una casa ai prezzi del mercato privato che spreme fino all’osso le famiglie.
Con questa iniziativa volevamo dare visibilità a queste realtà che nella provincia di Gorizia promuovono iniziative e vertenze per dare risposte concrete a questi bisogni, risposte completamente differenti da quelle proposte dal Governo perché con la legge Bossi-Fini ed il decreto per i rifugiati politici che prevedono solo carceri e CPT, lager in cui rinchiudere anche i richiedenti asilo. Invece che accoglienza il Governo promuove carceri in nome di una presunta legalità, ma noi rispondiamo che la vera legalità sta nel rispettare i trattati europei sull’accoglienza, sulla garanzia di diritti per tutti i migranti. L’Hotel Esilio è l’esempio della riappropriazione dei diritti negati come lo sono le case sfitte pubbliche autoassegnate. Il Prefetto, come più alto rappresentante del Governo nella Provincia di Gorizia deve prendere atto dell’esistenza di queste realtà e del messaggio che lanciano, è impensabile che si continui sulla strada dell’apertura del Lager-CPT di Gradisca d’Isonzo, è improponibile che si continuino a lasciare sfitte case pubbliche. Anche in questi territori il precariato, migrante e non, comincia a essere consapevole del proprio ruolo nella società ed è giusto che gli venga prestata attenzione ma, specialmente che vengano garantiti diritti e dignità per tutte le persone, di qualsiasi colore esse siano e da qualsiasi parte esse provengano.

Ass. Razzismo Stop
Movimento SOSCASA-Monfalcone

Monfalcone, Hotel Esilio: Conferenza – incontro
Rifugiati politici – le guerre da cui fuggono
gli intrighi internazionali tra il Nord ed il Sud del mondo

Global Project Venezia Giulia – Domenica 19 giugno 2005

Dall’esperienza dell’Hotel Esilio è importante che nascano riflessioni e dibattiti sul tema dei diritti dei rifugiati politici nel nostro paese, specialmente nel momento in cui la legge li vuole incarcerare alla pari dei clandestini nei Lager chiamati C.P.T.
Parteciperanno:
Genni Fabrizio (Tenda della Pace)
Luca Bertolino (Ass. Razzismo Stop)
i rifugiati dell’Hotel Esilio

ore 18.00
Presso l’Hotel Esilio
via Padova 2 (angolo via Cosulich)
Monfalcone (GO)

Messaggero Veneto, 19 giugno 2005

Casa e asilo, protesta davanti alla Prefettura
Monfalcone. Manifestazione pacifica per i diritti di alloggio e soggiorno

Decine di partecipanti e nessun disagio, ieri mattina a Gorizia, davanti al palazzo della Prefettura, in occasione del presidio, indetto dall’associazione Razzismo stop assieme ai richiedenti asilo politico dell’hotel Esilio di Monfalcone e al movimento “Sos casa” degli autoassegnatari di case sfitte dell’Ater. La protesta è stata indetta per affermare i diritti di alloggio e di soggiorno dei rifugiati.
«In questi ultimi anni – ha dichiarato il portavoce dei manifestanti – problemi sociali come quello della casa, del reddito, del permesso di soggiorno stanno aumentando e a sempre più persone viene negato l’accesso a diritti come un tetto sotto cui vivere o la possibilità di permanenza in un territorio, per sfuggire ai conflitti che insanguinano il continente africano».
Gli individui in parola – come hanno spiegato i ragazzi – sono alcuni dei tanti occupanti dell’hotel Esilio che fuggono da paesi come la Nigeria, dove i conflitti etnici stanno distruggendo il paese, ma anche molti degli autoassegnatari che recuperano case pubbliche sfitte per rispondere alla necessità di alloggio.
«Con la nostra iniziativa – ha continuato il portavoce – abbiamo voluto dare voce alle associazioni che, nella provincia di Gorizia, promuovono iniziative per dare risposte concrete ai bisogni di alloggio: differenti da quelle proposte dal governo. La legge Bossi-Fini e il decreto per i rifugiati politici prevedono solo carceri e cpt, Lager in cui rinchiudere i richiedenti asilo. Il prefetto, come più alto rappresentante del governo nella Provincia di Gorizia, deve prendere atto dell’esistenza del nostro messaggio: è impensabile che si continui sulla strada dell’apertura del Lager-cpt di Gradisca d’Isonzo; è improponibile che si continuino a lasciare sfitte case pubbliche . Anche nei nostri territori il precariato, migrante e no, comincia a essere consapevole del proprio ruolo nella società ed è giusto che gli venga prestata attenzione ma, specialmente, che vengano garantiti diritti e dignità per tutte le persone, di qualsiasi colore esse siano e da qualsiasi parte esse provengano».

Il Piccolo, 19 giugno 2005

Ex albergo, verso lo sgombero coatto
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto sta ora predisponendo l’ordinanza
L’amministrazione preoccupata dai risvolti legali e assicurativi nel caso di infortuni in cui dovessero essere coinvolti gli occupanti

L’amministrazione comunale sta valutando di risolvere l’occupazione dell’ex albergo impiegati con un’ordinanza di sgombero. Un passo però «non semplice». Così lo ha definito il sindaco Gianfranco Pizzolitto nella seduta di giovedì sera del Consiglio comunale dopo essere stato sollecitato sull’argomento dalle interrogazioni orali di Loris Mosetti di Forza Italia (che gli ha chiesto quando intendesse presentare denuncia per occupazione di bene pubblico e sottrazione indebita di acqua e gas) e del capogruppo del Gruppo misto Bruno Bonetti (che ha domandato invece quali azioni l’amministrazione pensi di attuare per arrivare allo sgombero). «L’ordinanza semplice – ha spiegato Pizzolitto – viene firmata dal dirigente, ma mi sembrerebbe un atto di vigliaccheria. Nel caso in cui a firmarla sia il sindaco vanno però coinvolti altri soggetti, come l’Azienda sanitaria». L’amministrazione è ovviamente preoccupata, ha aggiunto il sindaco, per l’incolumità degli occupanti, vista l’età e le condizioni dell’edificio, e quindi dei possibili risvolti assicurativi e legali in caso di incidente.
In aula Pizzolitto ha comunque ribadito la posizione più volte espressa dal giorno dell’occupazione, il 10 giugno, in poi. La situazione, secondo il sindaco, può essere affrontata solo un ambito di ripristinata legalità, nonostante i problemi messi in campo dall’occupazione abbiano sfaccettature diverse. «Bisogna scindere la condizione di chi richiede l’asilo politico – ha detto Pizzolitto – da altre che dovessero sovrapporsi e che vanno distinte e rifiutate. Non mi rifiuto di affrontare il problema. Aspetto di poterlo fare quando sarò messo in condizione di agire in modo corretto».
In aula si è parlato quindi di tensione abitativa, della situazione dell’Ater e della mancanza di un quadro certo degli alloggi sfitti e di quelli disponibili all’interno del patrimonio dell’azienda. «La Regione aveva varato una norma di finanziamento di 150 mila euro – ha ricordato il sindaco – che per l’aiuto che avrebbe dato alla nostra città era stata chiamata “norma Monfalcone”. Forza Italia però ha fatto accogliere un emendamento in base al quale i Comuni non possono accedere a più del 20% del totale richiesto”. Insieme per Monfalcone ha confermato il suo appoggio al sindaco giovedì sera, invitando però il sindaco a una “serena cautela».
«Questa è una situazione – ha detto il capogruppo di Insieme, Luigi Blasig – che non nasce a caso. Basti pensare a ciò che accade a Bologna e la pressione che sperimentano le alleanze dove ci sono giunte di Centrosinistra».

I Giovani Comunisti: «Ma la politica dell’accoglienza si dimostra coi fatti»

Sull’occupazione dell’ex albergo impiegati intervengono anche i Giovani Comunisti monfalconesi appartenenti alla Federazione di Gorizia. «La città di Monfalcone – esordiscono – si è espressa, attraverso le forze che la amministrano, specie quelle di sinistra, contro la costruzione del futuro Cpt di Gradisca d’Isonzo sostenendo di voler privilegiare una politica dell’accoglienza. Non possiamo che sorprenderci davanti a posizioni assunte da esponenti e direttivi di importanti partiti di tradizione progressista in merito alla recente occupazione dell’ex albergo impiegati da parte di ragazzi e immigrati, che ha sottolineato le carenze della città proprio in merito all’accoglienza ai richiedenti asilo». Per i Giovani Comunisti, «proporre una politica di accoglienza e integrazione significa anche creare le strutture preposte a questo scopo: Monfalcone è priva di luoghi di accoglienza e di strutture per i richiedenti asilo, una mancanza alla quale bisogna porre rimedio con i fatti, non con i richiami ad un presunto rispetto delle regole che rimanderebbe per strada la gente senza risolvere i problemi». «Ci aspettiamo dai progressisti monfalconesi – concludono i Giovani Comunisti – una decisa sterzata, in direzione di una vera politica dell’accoglienza cominciando proprio dal problema della sistemazione dignitosa dei richiedenti asilo, posto in questi giorni attraverso l’azione di occupazione».

Messaggero Veneto, 25 giugno 2005

Occupazione ex albergo, soluzioni in vista
I richiedenti asilo potrebbero essere ospitati tre mesi nel centro di accoglienza di Sant’Andrea

L’occupazione dell’ex albergo Impiegati oggi Hotel Esilio potrebbe essere risolta con due percorsi distinti. Il primo, provvisorio, che prevede la possibilità di una convenzione tra il comune e la Cooperativa sociale Aurora per l’inserimento nel centro di accoglienza di Sant’Andrea a Gorizia dei casi delle persone richiedenti asilo politico e l’altro, definitivo, che prevede il coinvolgimento di Città Mandamento per esperire l’iter per accedere ai finanziamento del Programma nazionale asilo e risolvere così il problema a livello mandamentale.
«Credo sia un gesto di buona volontà e risolutivo, che deve avvenire però dopo che l’ex albergo sarà lasciato libero, cosa che spero avvenga in modo spontaneo e autonomo» afferma il sindaco illustrando la delibera di giunta con cui vengono affrontate le problematiche poste dall’occupazione della struttura di via Cosulich. «Certo il problema è complesso, ma siamo convinti che deve essere risolto nella legalità: non vince chi urla di più o chi spacca un equilibrio raggiunto, ma tutti devono restare o rientrare in ambito di legalità e la posizione contro l’abusivismo deve essere di netta contrarietà. È vero che si tratta di un fatto umano, ma non si può tollerare l’illegalità, soprattutto in una città in cui si parla di protocollo di legalità» dice Pizzolitto, confermando che il problema dei richiedenti asilo politico è serio e non può essere evaso in modo superficiale a fronte, inoltre, di una legislazione carente. La giunta quindi ha deliberato la possibilità di ricorrere alla convenzione con la Cooperativa Aurora per ospitare i richiedenti asilo nel centro di Gorizia per un periodo di tre mesi, eventualmente prorogabili, formalizzando la richiesta di sostegno finanziario alla Regione. Inoltre sarà coinvolta Città Mandamento per iniziare l’iter che consentirà di accedere ai finanziamenti del Programma nazionale asilo avvalendosi della collaborazione del Consiglio italiano per i rifugiati. È prevista inoltre la collaborazione con l’avvocato Gianni Iacono, in considerazione della sua esperienza nei casi di richiesta di asilo politico, onde poter discriminare le effettive situazioni di emergenza che richiedono interventi di accoglienza e che hanno titolo per presentare richiesta in questura. «Il Comune di Monfalcone procederà in tal senso nei confronti dei richiedenti asilo e rifugiati individuati con questa procedura – si legge nella delibera – che spontaneamente lasceranno la struttura abusivamente occupata».
«Il gesto è importante e dimostra una volta di più che l’amministrazione non si nega davanti alla responsabilità – ribatte l’assessore Licia Morsolin –. La città dimostra di essere capace di dare una risposta, anche perché non dimentichiamo che il grado di civiltà di un popolo si vede dalla capacità di accoglienza».
Da parte di Razzismo Stop e degli occupanti dell’Hotel Esilio finora non ci sono state risposte. «Rifletteremo sull’intervento – hanno detto – e valuteremo sul da farsi».

Il Piccolo, 25 giugno 2005

Occupanti in un centro d’accoglienza
La proposta del Comune: dopo tre mesi ricorso al Piano nazionale per i rifugiati
L’ospitalità dovrebbe essere garantita dalla cooperativa Aurora di Gorizia con fondi regionali

Tre mesi di ospitalità temporanea al Centro di accoglienza della Cooperativa sociale Aurora di Sant’Andrea a Gorizia, e a settembre la richiesta di finanziamento nell’ambito del Piano nazionale per l’asilo politico voluto dal ministero dell’Interno, dall’Anci e dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati che prevede contributi agli enti locali su specifici programmi. In pratica: se i richiedenti asilo accettassero la soluzione, fino a fine settembre sarebbero ospitati al Centro Aurora. Scaduti i tre mesi, si ricorrerebbe agli strumenti offerti dal Piano asili. Questa la proposta ufficiale dell’amministrazione locale per far cessare l’occupazione dell’ex albergo impiegati che va avanti da oltre due settimane. La proposta, ratificata nell’ultima seduta di giunta, è stata illustrata ieri dal sindaco, Gianfranco Pizzolitto, e dall’assessore ai Servizi sociali, Licia Morsolin. Il che non significa che il Comune riconosce come legittima l’occupazione. L’ex albergo è occupato da una ventina di imnmigrati di origine africana che intendono chiedere asilo politico. «La giunta, pur consapevole che il problema dell’asilo politico è serio e pur considerando la sensibilità sociale degli organismi coinvolti nel percepire le problematicità – recita la delibera – esprime il fermo dissenso e la condanna per l’occupazione dell’albergo impiegati e sottolinea come elemento essenziale e pregiudiziale sia quello del ripristino di una condizione di legalità».
Premesso ciò, del resto si può discutere. «Sappiamo che il problema dei richiedenti asilo è molto complesso – ha spiegato Pizzolitto – ma siamo anche convinti che i problemi non possono essere risolti in un ambito di illegalità. Per questo, in un clima di ”ristabilita legalità”, ci dichiariamo disponibili ad affrontare il problema in due momenti: il primo provvisorio, il secondo che si spera sia definitivo». Per l’accoglienza al Centro Aurora si coinvolgerà finanziariamente la Regione, per la richiesta di fondi al Pna, che prevede uno stanziamento di 18 milioni di euro a livello nazionale, si prevede invece di mobilitare Città Mandamento. Importante è anche il fatto che il Comune disponga una persona, con le dovute competenze, in grado di stabilire quali siano le situazioni di priorità, individuata nell’avvocato Giovanni Iacono, «in considerazione della sua profonda esperienza nel campo dei richiedenti asilo e rifugiati», come recita la delibera. Un secondo criterio di accettazione sarà il fatto che il richiedente asilo abbia già presentato richiesta in Questura. «La trattativa ci sarà solo dopo che la struttura sarà lasciata vuota – ha ribadito Pizzolitto – per questo attendiamo una spontanea decisione degli occupanti». Lo sgombero forzato non ci sarà. Almeno per il momento. Si sceglie così la strada della mediazione. «Si tratta di un gesto importante – ha sottolineato l’assessore Morsolin – con il quale l’amministrazione comunale ha dimostrato di non volersi negare alle responsabilità, dimostrando la sua buona volontà per una risoluzione della vicenda, anche grazie all’intervento in due tempi. Stiamo lavorando da tempo sul tema dell’accoglienza, e continueremo in tal senso».

Razzismo Stop: «Valuteremo l’offerta»
EX ALBERGO IMPIEGATI La soluzione prospettata accolta senza troppo entusiasmo dai no global

Non suscita l’entusiasmo sperato negli occupati dell’ex albergo impiegati, la proposta formulata dell’amministrazione comunale di Monfalcone per una possibile soluzione «pacifica» della vicenda dell’occupazione dello storico stabile di via Cosulich, già sede anche della Capitaneria di porto. Le reazioni alla delibera di giunta sono infatti positive, ma per il momento di evacuazione dell’«Hotel Esilio», cone i no global hanno ribatezzato l’ex albergo, non se ne parla. Anzi, la tendenza è a essere molto prudenti nel giudicare la via d’uscita proposta. «Valuteremo – risponde Chistian Massimo, di Razzismo Stop, l’associazione che ha promosso e attuato, 16 giorni fa, l’occupazione, alla domanda su cosa si farà adesso».
«Discuteremo -aggiunge Massimo – sulla possibilità che ci è stata offerta. Comunque di una cosa siamo contenti: che l’amministrazione abbia dimostrato un interesse concreto nella vicenda e non l’atteggiamento intransigente dei primi giorni, scegliendo la strada della trasparenza e della coerenza».
Da parte degli occupanti era stato osservato come non fosse positivo il fatto che le precedenti posizioni concilianti verso le questioni relative all’immigrazione fossero di fatto smentite dalla posizione intransigente dellamministrazione.
Il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, infatti, aveva detto chiaramente che «in presenza di una situazione di illegalità non vi può essere alcuna trattativa». Ora sembpra che quella posizione si sia in qualche modo ammorbidata e all’iniziale out-out posto agli occupanti sia subentrata una qualche possibilità di mediazione. Per tutta risposta, alla orignaria affermazione, dagli occupanti era giunto il no: si esce solo con una proposta concreta. Ora questa è arrivata.
La reazione degli occupanti però si farà attendere ancora per un po’.
«Adesso ci prenderemo il tempo per valutare la proposta, formularne una nostra oppure vedere come migliorare questa – spiegano – e nei prossimi giorni vedremo come muoverci». «Non bisogna infatti dimenticare – aggiungono – che il nostro obiettivo è anche quello di non far perdere di vista una discussione politica seria, che affronti i temi concreti della città, come la questione degli affitti, il mondo dell’illegalità».
La proposta formulata ieri dall’amministrazione comunale di Monfalcone nel corso di una specifica conferenza stampa, sembra di capire, rappresenta una buona base, dalla quale potrà partire un percorso. Quando e come questa strada prenderà il via, però, resta ancora da vedere.

«E’ triste dover constatare che per parlare di solidarietà ci sia voluto un gesto eclatante»
EX ALBERGO Associazione Benkadì

In relazione all’occupazione dell’ex albergo impiegati, l’associzione Benkadì (parola che nella lingua africana djoula significa «assieme è meglio») di Staranzano che raccoglie cittadini residenti in tutto il mandamento, ha scritto nei giorni scorsi una lettera al sindaco di Monfalcone Pizzolitto. Premesso di non condividere l’occupazione, «in quanto risponde a un’ingiustizia con un atto di illegalità» l’associazione si domanda perché si è dovuti arrivare a questo punto.
«Sappiamo che il problema dell’accoglienza dei migranti – afferma Benkadì – è sul piatto da parecchio tempo, ma ci sembra che l’amministrazione monfalconese non abbia adottato una linea di condotta chiara: da un lato si schiera contro l’apertura del Centro di permanenza temporanea a Gradisca, ma dall’altro non riesce a individuare soluzioni di accoglienza sul proprio territorio; gli occupanti, a loro dire, hanno messo in atto un gesto “eclatante” (l’occupazione) per smuovere questa situazione. E’ triste constatare come un problema di tale portata si debba discutere solo quando qualcuno fa un gesto fuori dall’ordinario».
«Il reale problema è che da anni il nostro territorio, vuoi per la presenza della cantieristica, vuoi perché zona di confine – prosegue – è diventato meta di diversi flussi migratori. Nonostante ciò non siamo a conoscenza di politiche e strategie messe in atto dalle nostre amministrazioni per cercare di accogliere e integrare tutte queste persone, forse perché si coltiva l’illusione che questo sia un fenomeno passeggero, di emergenza, che prima o poi finirà».
«E’ vero – conclude – che sono state fatte delle iniziative al riguardo (vedi la consulta dei migranti o varie iniziative interculturali), ma queste restano episodiche e non rientrano in un progetto di risposte concrete ai bisogni (quale il bisogno di una casa, il permesso di soggiorno e altro). Molti poi tentano di ridurre tutto ciò ad un problema di ordine pubblico e sicurezza, mentre il problema è l’accoglienza delle persone e la loro integrazione quali normali cittadini».

Lunedì 18 luglio 2005 15:20 Monfalcone
Gli occupanti lasciano Hotel Esilio
Conferenza stampa di Razzismo Stop e dei richiedenti asilo

Global Project Venezia Giulia

In una conferenza stampa, tenuta questa mattina nel giardino dell’ex-capitaneria di porto, i richiedenti asilo e i rappresentanti dell’associazione Razzismo Stop che da più di un mese avevano occupato alcuni locali dell’edificio utilizzandolo come un centro di accoglienza, hanno annunciato ufficialmente di lasciare il palazzo a seguito di un accordo raggiunto con l’amministrazione comunale. In particolare tale accordo prevede che i richiedenti asilo vengano temporaneamente alloggiati a spese del Comune presso un centro di accoglienza di Gorizia. Contemporaneamente si lavorerà in collaborazione con altre associazioni che si occupano di migranti nel territorio per la gestione di un altro spazio di accoglienza individuato insieme ai rappresentanti del Comune nella città di Monfalcone e che nei prossimi mesi potrà ospitare eventuali nuovi migranti che arriveranno su queste terre per richiedere asilo.

Comunicato stampa di Razzismo Stop sull’uscita dall’Hotel Esilio di Monfalcone
Oggi annunciamo pubblicamente la nostra uscita da questo stabile, usciamo felici perché è stata vinta una prima battaglia contro il razzismo, contro i CPT e l’ipocrisia.
Questo luogo per alcune settimane ha rappresentato molto per tutta la città, una città Monfalcone attraversata da drammatici problemi e tensioni, problemi talmente radicati al punto che c’è anche chi oramai li considera irrisolvibili o peggio ancora come normali e accettabili.

Hotel Esilio ha rappresentato una spina nel fianco dei poteri forti di questa città, perché ha portato alla ribalta l’inarrestabile carica di creatività e ribellione di cui il movimento dei migranti è portatore, quando si muove in totale autonomia dalle grosse organizzazioni sindacali e partitiche che vorrebbero ingabbiarli, ma dall’altro ha anche sottolineato la naturale propensione delle genti di questo territorio alla accoglienza e alla solidarietà.
Senza distinzione di potere e di partito in queste settimane abbiamo assistito alla squallida rincorsa alla criminalizzazione dei migranti, dal Governo che si allineano perfettamente alle allucinanti dichiarazioni di Pisanu in qualche intervento pubblico qualcuno ha anche rivendicato un fantomatico stile “Cofferatiano” della risoluzione dei conflitti sociali cittadini, questo significa che oltre all’inadeguatezza esiste nel potere locale anche una buona dose di cinismo e megalomania.

Solo chi in questa Giunta ha la giusta dose di coraggio, di intelligenza e di cultura è riuscito a capire che l’occupazione dell’ex-Capitaneria di Porto rappresenta la possibilità di costruire una città migliore, più aperta, più solidale e più includente per tutti, semplicemente affrontando il problema della tutela dei richiedenti asilo invece di far finta che non esistano.
Alla fine la Municipalità si è presa l’onere, ma anche l’onore, di proteggere questo gruppo di richiedenti asilo, proteggerli soprattutto dalla guerra civile dei loro paesi, dalla morte, o da un futuro di assassini, ma anche proteggerli dalle espulsioni, dai CPT e dalla ignoranza razzista del nostro Governo, o almeno è un tentativo abbastanza riuscito.
Sicuramente questo non salverà le migliaia di persone che già sono presenti sul territorio nazionale o quelli che arriveranno per chiedere asilo in un paese, l’Italia, dove resta oramai ben poca traccia della tanto reclamizzata Democrazia.
Forse qualcuno dirà che è una goccia in mezzo all’oceano, ma questa goccia non e sparita nella sabbia come voleva qualcuno, questa goccia ha fatto nascere un fiore, il fiore della giustizia e della dignità.

E con questo simbolo di resistenza chiamato Hotel Esilio abbiamo aderito e partecipato alla carovana antiCPT partita dal Porto Vecchio a Trieste e che ci ha portato a Bari lo scorso 11 luglio, al Forum nazionale contro i CPT a cui hanno partecipano tredici Governatori di rispettive Regioni, ha rappresentato un passaggio molto importante nel percorso che da molti anni ha impegnato migliaia di attivisti per la chiusura dei centri di detenzione in tutta Italia.
Abbiamo riferito, alcuni giorni fa, all’assessore Morsolin la nostra risposta, cioè che accettiamo la soluzione trovata dal comune, l’Hotel Esilio si trasferirà temporaneamente a Gorizia in un centro di prima accoglienza, tutti i richiedenti asilo avranno la protezione umanitaria del comune di Monfalcone, e riusciranno ad avere una procedura equa e giusta. Contemporaneamente lavoreremo perché si inizi un dibattito serio, costruttivo e pragmatico intorno ai temi del diritto alla casa e dell’accoglienza con tutte le realtà politiche, sociali e associative della città.
Con il bilancio di diversi mesi di lavoro e lotta a fianco dei richiedenti asilo e 3 settimane di occupazione, ci porta a constatare che con la fine di questa esperienza inizia un lungo periodo in cui saremo ancora più impegnati a cambiare questa città a lavorare per trasformarla in una città migliore non più governata dai forti poteri economici leciti e non, ma dalla gente che ci vive, ci soffre e ci spera.

Razzismo Stop – Hotel Esilio Occupato

 

Messaggero Veneto, 19 luglio 2005  
 
I disobbedienti liberano dopo oltre un mese l’ex Capitaneria di porto

MONFALCONE. Da ieri Hotel Esilio chiude i battenti e torna a essere ex albergo impiegati ed ex capitaneria di porto. Razzismo stop, tramite Christian Massimo, ha comunicato ufficialmente la decisione di lasciare libera la struttura, occupata dal pomeriggio del 10 giugno, e di dare, in fondo, fiducia all’apertura e alla parole dell’amministrazione comunale, che però ora deve darsi da fare per concretizzare entro settembre quella che è una situazione di accoglienza temporanea dei richiedenti asilo. Sette persone verranno infatti ospitate nei locali della Cooperativa Aurora di Gorizia, ma in attesa di tornare a Monfalcone. Parte del gruppo di circa 20 persone si è infatti sfaldato, soprattutto per paura dopo che una delle due ragazze di Hotel Esilio è stata trasferita al Cpt di Modena. «Una decisione della Questura di Gorizia che ha pensato che una ragazza giovane fosse meglio ospitata al Cpt – dice ironico Massimo Christian –. Stiamo seguendo la procedura e ci stiamo occupando di lei, ma intanto qualcuno si è intimorito e si è allontanato».
Razzismo stop ha deciso quindi di accogliere la scommessa proposta dall’amministrazione comunale sulla possibilità di aprire una discussione seria per trovare soluzioni stabili, tali da garantire diritti e accoglienza non solo ai richiedenti asilo, ma anche ai soggetti emarginati e poveri che a Monfalcone, ma anche in Italia, sono sempre più numerosi. «Per noi è una vittoria su tutti i fronti. Rispetto alle prime uscite politiche del sindaco c’è stata davvero un’apertura totale, in particolare venerdì scorso, nell’incontro con il sindaco Pizzolitto e l’assessore Morsolin, con la municipalità che si è presa l’onere e l’onore di proteggere questo gruppo di richiedenti asilo, proteggerli dalla guerra civile dei loro paesi, dalla morte e da un futuro di assassini, ma anche di proteggerli dalle espulsioni, dai Cpt e dall’ignoranza razzista del governo – dice Razzismo stop –. Solo chi in questa giunta ha la giusta dose di coraggio, d’intelligenza e cultura è riuscito a capire che l’occupazione dell’ex Albergo impiegati rappresenta la possibilità di trasformare in ricchezza i problemi, di costruire una città migliore, più aperta, più solidale, più includente, semplicemente affrontando il problema della tutela dei richiedenti asilo, invece di far finta che non esistono».
Molto resta da fare e in settembre Razzismo stop promette nuove iniziative e nuove battaglie per cambiare politiche sociali e culturali, anche in vista delle prossime elezioni politiche. «La città può diventare laboratorio di convivenza e civiltà. Lavoreremo perché s’inizi un dibattito serio, costruttivo e pragmatico intorno ai temi del diritto della casa e dell’accoglienza con tutte le realtà politiche cittadine – concludono –. Lasciamo libera questa bellissima struttura che speriamo venga ridata alla fruizione cittadina e non diventi di nuovo casa di piccioni e di topi».

Hotel Esilio

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