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Messaggero Veneto, 27 giugno 2009
 
Valanga di testi: il processo Anolf a passo di lumaca 
Truffa

Il controesame dei testi dell’accusa che, secondo un difensore, si sarebbe dovuto esaurire in tempi brevi, in realtà – lo si è visto nell’udienza di ieri – procede a rilento, allungando al di là di ogni previsione il dibattimento del processo a carico dell’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale Oltre le frontiere) Maria Grazia Salvatori.
Quest’ultima, assieme ad altre quattro persone, è imputata di truffa aggravata ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone. Se si pensa che devono essere ancora sentiti tutti i testimoni della difesa, oltre una sessantina (ieri è terminata l’audizione di quelli del pm), nonostante il prodigarsi dei giudici (già fissata una nuova udienza per il 10 luglio), non sembra del tutto campata in aria l’ipotesi avanzata un anno fa dall’avvocato Riccardo Cattarini, parte civile per conto dell’Azienda sanitaria. Secondo il legale, un simile affollamento di testi rischiava di far naufragare il processo nella prescrizione.
Cinque, come si è detto, le persone coinvolte nella vicenda che si sarebbe dipanata tra il 2002 e il 2004 (oltre alla Salvatori, tre ex presidenti della cooperativa sociale Aurora e un collaboratore). Secondo l’accusa, la Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito d’ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando parte di tali finanziamenti per scopi diversi da quelli stabiliti.
Gli altri quattro imputati avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese, in effetti mai sostenute, nell’ambito dei vari progetti. Ieri è stata sentita una collaboratrice culturale che nel 2002 aveva lavorato per conto dell’Anolf a Trieste, la quale, in sostanza, ha dichiarato di essere sempre stata pagata con assegni in modo regolare. Un’altra teste, impiegata nella sede dell’Anolf in via Cascino, ha precisato di aver effettuato per conto dell’associazione qualche pagamento in contanti. Sempre ieri è stato sentito anche l’ex proprietario dell’immobile di via Cascino che si è limitato a confermare la circostanza secondo cui, in effetti, la cooperativa Aurora (che condivideva i locali con l’Anolf) non aveva effettuato in quegli anni lavori di manutenzione.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
PROCESSO  
Anolf, i pagamenti all’esame del tribunale  
Nuove deposizioni per chiarire i ruoli dei vari collaboratori
 
 
di FRANCO FEMIA

Continua la sfilata di testi al processo all’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, imputata di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa nei confronti degli enti pubblici quali Regione, Azienda sanitaria e Comune di Monfalcone, tutti costituitisi parte civile. Gli altri imputati sono il collaboratore di Anolf Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku di origine albanese, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone, questi ultimi tre già presidente della cooperativa sociale Aurora di Gorizia.
A deporre ieri collaboratori dell’Anolf che hanno spiegato il ruolo avuto dall’associazione e le modalità dei pagamenti effettuati dall’Anolf nei confronti dei fornitori e di quanti operavano nei centri che ospitavano minori e negli sportelli per migranti gestiti dall’Anolf. Questi ultimi funzionavano agli ospedali San Giovanni di Dio di Gorizia e San Polo di Monfalcone grazie alla presenza di mediatori culturali dell’Anolf.
L’accusa che viene rivolta ai responsabili dell’Associazione è quella di aver ricevuto contributi da parte di Regione, Comune di Monfalcone e Azienda sanitaria e di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione dei progetti per i quali era stata erogata e, in alcuni casi – sempre secondo l’accusa – firmando assegni a favore di un collaboratore dell’associazione o della cooperativa Aurora per operazioni che non sono state considerate inesistenti. Il progetto più consistente riguarda la convenzione con il Comune di Monfalcone per la gestione del Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati per gli anni 2002, 2003 e 2004, per i quali l’ente locale aveva versato 484mila euro. Con l’Ass l’Anolf aveva firmato nel 2003 una convenzione per il progetto Osservatorio migranti ricevendo un finanziamento di 45mila euro concesso dalla Regione. Il terzo progetto era intitolato Casa insieme 2002 con un finanziamento regionale di 32mila euro. Infine, il quarto progetto per 113mila lire erogati dalla Regione, riguardava la costituzione di una fondo rotazione destinato alla costituzione di una fondo rotazione destinato alla concessione di prestiti a favore degli stranieri per il pagamento degli affitti La prossima udienza si terrà il prossimo 10 luglio.

Messaggero Veneto, 03 ottobre 2009 
 
Processo Anolf per truffa, sfilano come testi tre segretari della Cisl 
 
Ancora sfilata di testi ieri al processo che vede imputati di truffa ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone l’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), Maria Grazia Salvatori, e altre quattro persone. Fra i testimoni “esaminati e controesaminati” dai difensori, avvocati Marchiori, Agostini e Bassi, dal pubblico ministero Panzeri e dai rappresentanti di parte civile, avvocati Montanari e Sanzin, tre segretari della Cisl, quello provinciale in carica Umberto Brusciano, il suo predecessore Sergio Betti e il segretario regionale Giovanni Fania. Tutti e tre hanno, in sostanza, riferito sui rapporti fra il sindacato e l’Anolf e sui fondi destinati all’Associazione. La prossima udienza, fissata dal collegio giudicante (presidente Trotta, a latere Bigattin e Santangelo) per il 30 ottobre (un’altra è già stata programmata per il 15 gennaio del prossimo anno), saranno sentiti altri testi della difesa (ne rimangono in tutto una quindicina). Cinque gli imputati coinvolti nella vicenda, che si sarebbe dipanata fra il 2002 e il 2004: oltre alla Salvatori, tre ex presidenti della Cooperativa sociale Aurora e un collaboratore.
Secondo la tesi d’accusa, Maria Grazia Salvatori, nella sua veste di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito d’ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario, mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Gli altri quattro imputati avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore dell’Aurora avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per l’accusa inesistenti. (n.v.)

Il Piccolo, 31 ottobre 2009 
 
PROCESSO ANOLF  
Centro minori stranieri, spese ”sulla parola”
  
 
Riceveva 32 euro al giorno per ogni minorenne extracomunitario ospitato nel Centro di accoglienza di Monfalcone. Se poi un giovane scappava, l’Anolf che gestiva il Centro, informava il Comune che provvedeva ad erogare il contributo sulle presenze effettive: questi alcuni dei chiarimenti forniti da un’impiegata comunale sentita ieri dal pm Panzeri e dai difensori nel corso del processo che vede imputati di truffa ai danni dell’Ass, della Regione e dello stesso Comune di Monfalcone, l’ex presidente dell’Associazione nazionale oltre le frontiere, Maria Grazia Salvatori e altre quattro persone. Incalzata dalle domande del pm e dell’avvocato Cattarini, parte civile per conto dell’Ass, sui controlli sul numero esatto degli ospiti nel Centro, la teste ha sottolineato come, per erogare le rette, fosse ritenuta sufficiente la nota dell’Anolf. «Insomma – è sbottato Cattarini – nessuno del Comune ha mai pensato di ”contare” i minori». «In altre parole – ha incalzato il pm -, l’Anfolf, una volta inoltrata la richiesta di contributo, poteva passare all’incasso, senza ulteriore giustificazione».
In effetti, secondo la testimone, l’unico riscontro per erogare, appunto, le rette era il numero di ospiti presenti, come ”certificato” dalla stessa Anolf. I difensori, avvocati Agostini e Marchiori, hanno posto all’impiegata domande sulle funzioni di ”vigilanza” esercitate dal Comune di Monfalcone. Fra i testimoni ascoltati anche l’ex sindaco di Farra Maurizio Fabbro, responsabile della cooperativa La Sorgente che ha riferito dei rapporti intercorsi tra il 2004 e il 2005 con la cooperativa Aurora coinvolta nel procedimento. Secondo la tesi d’accusa, la Salvatori avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario, mai realizzate o realizzate soltanto in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Il processo proseguirà il 15 gennaio.

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Messaggero Veneto, 24 febbraio 2009 
 
Silvia Altran: il Comune non ha più rapporti diretti con Anolf 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Il Comune di Monfalcone non ha più rapporti diretti con Anolf, associazione nazionale oltre le frontiere.
Con una delibera di giunta del 10 luglio 2008 è stato prorogato fino al 30 aprile il protocollo tra il Comune di Monfalcone e la Provincia di Gorizia per la realizzazione del progetto “Sportelli in rete” nella sede del centro di via Tiziano Vecellio.
Per la realizzazione del progetto, l’amministrazione provinciale ha stipulato una convenzione tra alcune associazioni – tra le quali, in effetti, Anolf – di cui però non fanno più parte le persone coinvolte nel processo per malversazione e truffa ai danni di enti pubblici.
La precisazione e rassicurazione è stata fatta dal vicesindaco di Monfalcone, Silvia Altran, rispondendo a un’interrogazione presentata dal consigliere comunale del Gruppo misto – La destra, Lionella Zanolla.
L’esponente dell’opposizione consiliare chiedeva a che punto si trovi il processo, se il Comune ha ancora rapporti con Anolf e se il Comune stesso abbia rapporti con associazioni o enti che presentino nei loro organigrammi i cinque imputati, la già presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, e Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone.
Silvia Altran ha spiegato che il processo è ancora pendente e che in giudizio sono stati ammessi 60 testimoni, tra accusa e difesa, con riserva di addurre le liste nel prosieguo della causa.
L’audizione dei testimoni è iniziata nelle ultime udienze, ma è slittata quella fissata per il 19 dicembre scorso, mentre nuove udienze sono state fissate per il 20 marzo e per il 24 aprile.
«Le cinque persone non risultano presenti in qualità di legali rappresentanti o referenti di associazioni attualmente iscritte al nostro Albo dell’associazionismo», ha concluso il vicesindaco di Monfalcone, ricordando che, comunque, Anolf ha provveduto a espellere le persone coinvolte e si è costituita parte civile nel processo.

Com’è andata a finire con l’Hotel Esilio

Messaggero Veneto, 22 luglio 2005
 
Soluzioni per chi chiede asilo

MONFALCONE. La soluzione della vicenda dell’ex albergo impiegati (ed ex capitaneria) e il confronto/rapporto instaurato tra amministrazione comunale e l’associazione Razzismo Stop è stato accolto con favore da più parti, proprio per la positiva soluzione dell’occupazione senza scontri accesi o senza la necessità del sindaco di ricorrere ad un’ordinanza di sgombero.
«Esprimiamo viva soddisfazione per la felice conclusione dell’occupazione dell’ex albergo Impiegati di Monfalcone. Il profilo tenuto dall’Amministrazione comunale si è dimostrato vincente perché è riuscito a coniugare la ferma volontà di far rispettare le regole e la capacità di farsi carico di una situazione di disagio sociale che richiedeva, nel limite del possibile, una risposta politica e non repressiva», commenta così il segretario dei Ds di Monfalcone, Omar Greco la notizia che i richiedenti asilo politico hanno lasciato la struttura di via Cosulich e sono ora (temporaneamente) ospiti della cooperativa Aurora di Gorizia.
«Con il buon senso di tutti – afferma ancora Greco – si è riusciti a risolvere una situazione complessa con reciproca soddisfazione ed ora il progetto di recupero della struttura che appartiene ai monfalconesi potrà essere riavviato senza indugio».
Spetterà ora al sindaco Pizzolitto procedere sulla strada del percorso iniziato, condiviso con la giunta e che è stato ricordato anche nel corso dell’ultimo consiglio comunale, su sollecitazione del consigliere di Forza Italia Loris Mosetti che chiedeva notizie sull’occupazione (alla data del consiglio Razzismo Stop e gli occupanti si trovavano ancora nell’ex albergo).
Il sindaco aveva ribadito di essere disposto ad aprire un percorso sui problemi dei richiedenti asilo politico, anche assieme a Città Mandamento, con cui sarà iniziato l’iter che consentirà di accedere ai finanziamenti del Programma nazionale asilo avvalendosi della collaborazione del Consiglio italiano per i rifugiati.
In merito alla sistemazione dei richiedenti asilo la giunta monfalconese ha deliberato la possibilità di ricorrere alla convenzione con la Cooperativa Aurora per ospitare i richiedenti asilo nel centro di Gorizia per un periodo di tre mesi, eventualmente prorogabili, formalizzando la richiesta di sostegno finanziario alla Regione.
 

Messaggero Veneto, 10 agosto 2005 

I rifugiati ospiti dello Ial

MONFALCONE. Se i due inquilini illegali di via Boito avevano deciso di approfittare dell’assenza del proprietario per abitare temporaneamente nella sua casa, diversa è sicuramente la situazione dei rifugiati politici senza dimora che lo scorso 10 giugno, assieme a Razzismo Stop, avevano occupato per protesta e per sensibilizzare l’amministrazione comunale sulla loro condizioni l’ex Albergo Impiegati di via Cosulich. Al di là dell’occupazione non autorizzata di una struttura comunale, la vicenda ha portato all’attenzione dell’opinione pubblica e della stessa amministrazione la condizione di vita non facile delle persone richiedenti rifugio, tanto da indurre appunto i rappresentanti dell’amministrazione a trovare delle soluzioni, a fronte però della liberazione della struttura. Tra le soluzioni, oltre alla collaborazione con l’avvocato Giovanni Iacono per accertare la concretezza della necessità delle persone interessate di ottenere rifugio politico, l’amministrazione aveva trovato accoglienza temporanea per i sette richiedenti nelle strutture della cooperativa Aurora di Sant’Andrea a Gorizia. Cosa che invece non avverrà visto che la cooperativa nei giorni scorsi ha comunicato l’impossibilità di organizzare il servizio di accoglienza. Si è reso quindi necessario reperire una nuova sistemazione che l’amministrazione ha individuato nei locali dello Ial, ente che ha dato disponibilità di accoglienza immediata e per i due mesi (prorogabili) richiesti dal comune. La spesa del Comune sarà di 37 euro il giorno per persona, spesa che nella delibera di giunta del 28 luglio che ufficializza la decisione, è stata definita «congrua con la disponibilità di bilancio del corrispondente capitolo di spesa». L’obiettivo è poi, quando esisterà la disponibilità, il trasferimento dei richiedenti rifiugio politico negli alloggi gestiti dal Consiglio italiano per i rifugiati nell’ambito del Piano nazionale asilo. 

I rifugiati politici nella sede dello Ial

I richiedenti di asilo e i rifugiati che avevano occupato per protesta l’ex albergo impiegati sono stati ospitati dalle strutture dello Ial, l’ente formativo della Cisl, e lo saranno perlomeno per due mesi, cioé fino all’inizio di ottobre. A fine luglio il Comune si è visto costretta a trovare un’altra sistemazione per i sette casi urgenti rimasti insoluti, dopo che la cooperativa Aurora di Gorizia cui l’ente si era rivolto aveva comunicato l’impossibilità di organizzare il servizio di accoglienza nel mese di agosto. Il Comune ha contattato Caritas, Istituto salesiani, Consiglio italiano rifugiati e Ial, ma solo quest’ultimo ha dato la disponibilità per una soluzione immediata. Il Consiglio italiano rifugiati ha comunque confermato la disponibilità per il successivo inserimento negli alloggi gestiti nell’ambito del Piano nazionale di asilo. La sistemazione dei sette immigrati costa comunque all’ente locale 37 euro a persona al giorno. L’importo, visto il numero ridotto di casi rimasti a carico del Comune, viene comunque considerato congruo con la disponibilità a bilancio. Al di là del caso specifico, in cui la condizione di richiedenti asilo e rifugiati si è sommata alla difficoltà di trovare casa, Monfalcone continua a vivere un’alta tensione abitativa. A dimostrarlo il costo medio degli affitti, che non accenna a diminuire e mette in difficoltà soprattutto gli stranieri ma non solo, e le oltre 300 famiglie residenti che sono in lista di attesa per un alloggio popolare di cui molte colpite da sfratto esecutivo. Il quadro si è ulteriormente complicato dall’inizio dell’anno con gli aumenti degli affitti Ater che hanno creato difficoltà soprattutto a Panzano.
 

Messaggero Veneto, 29 ottobre 2005

POLEMICA DELL’HOTEL ESILIO

Era terminata, o almeno così sembrava, con un lieto fine. I richiedenti asilo ospitati all’hotel Esilio (l’ex-albergo impiegati) ospitati in una comunità in attesa della richiesta di fondi fatta dal Comune nell’ambito del Piano nazionale asili. Non tutto però è andato come previsto. Anzi. «Con l’occupazione dell’ex albergo chiedevamo fondamentalmente due cose all’amministrazione – spiega l’associazione Razzismo Stop – un luogo che potesse diventare ufficio rifugiati e centro d’accoglienza gestito dal Comune, e che l’amministrazione affiancasse i richiedenti asilo perchè avessero un regolare accesso e tutela nelle pratiche per il riconoscimento dello status». Sul primo punto, l’amministrazione aveva garantito che in tempi brevi ci sarebbe stata un’alternativa, mentre temporaneamente aveva proposto di ospitare i richiedenti asilo nella una cooperativa Aurora di Gorizia. «Dopo una settimana – riferisce l’associazione – il Comune ci dice che esce dalla vicenda in quanto non si fida della cooperativa. In seguito ci propone lo Ial di Pordenone che aveva rilevato il servizio dei minori stranieri. Solo che accettare lo Ial significava trasferire tutti i richiedenti a Pordenone, cambiando questura, avendo più difficoltà nel seguirli. Al momento si sta concludendo la trafila per lo status di rifugiato per 10 ragazzi. Gli altri hanno perso la fiducia e hanno deciso di restare clandestini», conclude l’associazione». 
Messaggero Veneto, 01 gennaio 2006

Ruchini: «La Minerva vuole solo lavorare»
GRADISCA La Fortezza e il suo Cpt finiscono nell’agone politico nazionale.

Pagina 23 dell’edizione di ieri del Corriere della Sera: «La coop rossa gestirà Gorizia, bufera a sinistra». Tradotto: la cooperativa Minerva gestirà il Cpt e la Lega delle Coop, con i tempi che tirano, prende le distanze e annuncia provvedimenti interni. E sul Piccolo, sempre ieri, la Legacoopsociali regionale, afferma con il suo presidente Bettoli di non aver partecipato alla gara per la gestione del Cpt. Nel bel mezzo l’annuncio di Romano Prodi: «Non chiuderemo i Cpt, li abbiamo voluti noi».
Adriano Ruchini, presidente di Minerva che ci tiene molto al marketing, mai e poi mai avrebbe voluto finire in questo polverone. E infatti dichiara: «Non dico nulla in più di quanto detto in passato. Non voglio alimentare ulteriori polemiche. Ricordo solo che la mia è un’impresa che eroga servizi e dà lavoro a decine e decine di persone. Tra i nostri compiti c’è anche quello di occuparci di assistenza e per questo abbiamo partecipato alla gara per gestire il Cpt».
Per gestire il Cpt la Minerva ha sconfitto la concorrenza della Croce Verde Gradiscana (che ha partecipato alla gara con la cooperativa Aurora di Gorizia aderente a Confcooperative) e l’Idealservice, una delle maggiori cooperative sociali che fa parte del Cns (consorzio nazionale servizi) a sua volta aderente proprio a Lega Coop. Dunque c’è qualcosa che non torna. La Lega Coop lancia strali contro la Minerva (che non è proprio una cooperativa rossa) e nello stesso tempo una sua controllata ha partecipato allo stesso appalto.
Ruchini stempera la tensione con il suo slogan preferito: «Il bene non fa rumore, e il rumore non fa bene». Per rumore intende l’interesse manifestato anche dai movimenti no-global nei confronti della sua azienda. Né gli ha fatto particolare piacere finire sulle pagine dei giornali nazionali.
I prossimi giorni saranno importanti per capire l’evolvere della situazione. Il Cpt è evidente che a questo punto non è solo più un problema locale. Anzi, su questo scottante argomento dovranno pure pronunciarsi i candidati alla presidenza della Provincia, che dell’argomento parlano poco e malvolentieri.
Molto preoccupato della vicenda è il sindaco di Gradisca Franco Tommasini che, intervistato dal Corriere della Sera, non aveva esitato a definire tutta la vicenda del Cpt «una rogna». Né Tommasini né il presidente della Provincia, Giorgio Brandolin, intendono fare commenti sulle recenti polemiche inerenti la gestione del centro. Perlomeno sino a quando non riceveranno comunicazioni ufficiali dalla Prefettura: sia per quanto concerne l’esito dell’appalto, tuttora mai notificato agli enti locali, sia relativamente alla data di apertura del Cpt, che le indiscrezioni continuano a dare per certa ai primi del mese prossimo. Ovvero prima del pronunciamento del Tar del Lazio in merito al triplice ricorso presentato dagli enti locali, la cui sentenza è stata fissata per il 23 febbraio. Prima, probabilmente già la prossima settimana, sia Brandolin che la giunta gradiscana incontreranno come da prammatica il nuovo prefetto di Gorizia, Roberto De Lorenzo. Sul tavolo non solo la richiesta di notizie certe sulle intenzioni del Viminale per l’apertura, ma altre due questioni ancora avvolte dalla nebbia: le possibilità di successo della richiesta di riconversione della caserma Polonio in carcere, affidata nei giorni scorsi ai parlamentari goriziani Maran e Budin, e l’ipotizzata realizzazione di un secondo centro di identificazione per richiedenti asilo da 150 posti, adiacente allo stesso Cpt. Un’eventualità che in questi mesi è apparentemente caduta nel dimenticatoio ma che potrebbe invece di diventare un nuovo caso politico.
 

Messaggero Veneto, 17 ottobre 2007 

Cinque a giudizio per truffa a Regione e Azienda sanitaria

L’ex presidente dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere), Maria Grazia Salvatori, 35 anni, di Gorizia, assieme agli ex presidenti della Cooperativa sociale “Aurora”, Klotilda Bynjaku, trent’anni, albanese, Davide Bradaschia, 37 anni, e Giuseppe Paone, 43 anni, entrambi di Gorizia, e al collaboratore dell’Aurora, Gianfranco Tarantino, 64 anni, pure lui goriziano, sono stati rinviati ieri a giudizio dal gup Massimo Vicinanza per truffa aggravata ai danni dell’Azienda sanitaria, della Regione e del Comune di Monfalcone. La Salvatori è imputata, altresì, di malversazione. Il processo è stato fissato per il 14 marzo 2008. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Carlotta Franceschetti, Maria Grazia Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate solo in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti.
Gli altri quattro inquisiti avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore della Coop Aurora avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per lo più inesistenti. In qualche caso la Salvatori avrebbe emesso assegni in favore di Tarantino “senz’alcun giustificato motivo”.
Ma vediamo come, secondo l’accusa, si sarebbero svolti i fatti. Un esempio per tutti: l’Anolf stipula nel gennaio 2003 una convenzione con l’Azienda sanitaria riguardante il progetto “Osservatorio migranti”, impegnandosi a fornire un servizio di mediazione culturale in ambito socio-sanitario in favore di extracomunitari. Ma, ottenuto il relativo finanziamento (circa 45 mila euro), Maria Grazia Salvatori – stando sempre alla tesi accusatoria – non avrebbe destinato la totalità dell’importo alla realizzazione del progetto, presentando all’Azienda un rendiconto nel quale erano indicate spese “fittizie” mai sostenute per il progetto in parola.
L’imputata aveva poi stipulato tra il 2002 e il 2004 analoghe convenzioni per altri progetti con l’amministrazione regionale e il Comune di Monfalcone. Da quest’ultimo, in particolare, aveva ricevuto tre finanziamenti: uno per 122 mila euro, l’altro per 198 mila e il terzo, nel 2004, per 162 mila euro. L’inchiesta ha preso il via da una serie di esposti presentati alla Guardia di finanza da alcuni mediatori culturali che lamentavano di non essere stati pagati per le prestazioni rese all’Anolf. Ieri si sono costituite parti civili l’Azienda sanitaria con l’avvocato Riccardo Cattarini, la Regione con l’avvocatura regionale e la stessa Anolf con l’avvocato Malattia di Pordenone. Non si è invece costituito in giudizio il Comune di Monfalcone.
I difensori degli ex presidenti e del collaboratore dell’Aurora, avvocati Enrico Agostinis e Riccardo Bassi, avevano sollecitato il prosciolgimento dei propri assistiti. In particolare Agostinis, aveva affermato di poter facilmente dimostrare al dibattimento come le somme pagate al Tarantino corrispondessero ai corrispettivi per prestazioni effettivamente effettuate. A maggior ragione, a detta di Agostinis e Bassi, sarebbero estranei da ogni addebito gli ex presidenti in quanto non avrebbero mai avuto alcun rapporto diretto con la Salvatori. Anche il difensore di quest’ultima, avvocato Paolo Marchiori, aveva chiesto l’archiviazione.
Il Piccolo, 17 ottobre 2007 

Truffa, a giudizio la ex presidente dell Anolf

Secondo l’accusa, i soldi ottenuti dagli Enti pubblici non venivano utilizzati solo per la realizzazione dei progetti per i quali, appunto, erano stati erogati. E così la ex presidente dell’Anolf, l’Associazione nazionale oltre le frontiere, è stata rinviata a giudizio per rispondere dei reati di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa. Il processo sarà celebrato il 13 marzo del prossimo anno: vi compariranno come imputati la ex presidente dell’Anolf Maria Grazia Salvatori, 35 anni; il collaboratore dell’Anolf Gianfranco Tarantino, 64 anni; l’albanese di origine, Klotilda Binjaku, 30 anni; Davide Bradaschia, 37 anni e Giuseppe Paone, 43 anni, questi ultimi tre già presidenti della cooperativa sociale Aurora di Gorizia.
Quattro sono i progetti finiti nel mirino delle indagini della Guardia di Finanza, scattate dopo che alcuni mediatori culturali avevano presentato degli esposti nei quali lamentavano di non essere stati pagati per il lavoro svolto. Il progetto più consistente riguarda le convenzioni con il Comune di Monfalcone per la gestione del «Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati» per gli anni 2002, 2003 e 2004, per le quali l’ente locale aveva erogato complessivamente oltre 484mila euro. Il 10 gennaio 2003 invece era stata firmata la convenzione con l’Azienda sanitaria Isontina per il progetto «Osservatorio migranti», con il quale l’Anolf si impegnava a fornire un servizio di mediazione culturale in ambito socio sanitario a favore degli extracomunitari, con finanziamenti per complessivi 45mila 402 euro (una somma che era stata messa a disposizione dalla Regione Friuli Venezia Giulia ed era stata erogata dall’Azienda sanitaria). Il terzo progetto, poi, era stato intitolato «Casa insieme anno 2002» e, sulla base della convenzione stilata con la Regione l’associazione si impegnava a realizzare in provincia di Gorizia attività per reperire alloggi per i lavoratori extracomunitari: in questo caso i finanziamenti ottenuti raggiungevano i 32mila 266 euro. Infine, il quarto progetto, per 113mila 620 concessi dalla Regione, era relativo alla costituzione di un Fondo di rotazione destinato alla concessione di prestiti a favore degli stranieri per il pagamento degli affitti.
Complessivamente quindi i finanziamenti su cui la Finanza ha indagato superano i 670mila euro.
In tutti i casi la ex presidente dell’Anolf è accusata di non aver informato l’ente erogatore in merito all’effettivo impiego del denaro ricevuto, e quindi di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione del progetto per il quale era stata erogata, in alcuni casi – sempre secondo l’ipotesi dell’accusa – firmando assegni a favore del collaboratore dell’associazione Tarantino o della cooperativa Aurora per operazioni che sono state considerate «inesistenti». Le difese sostengono invece che con quegli assegni erano state pagate prestazioni professionali nell’ambito dei progetti e di poterlo dimostrare nel corso del processo che sarà celebrato a marzo.
Intanto ieri, davanti al Gip Massimo Vicinanza (dove gli imputati sono stati difesi dagli avvocati Paolo Marchiori per Maria Grazia Salvatori, Riccardo Bassi per Davide Bradaschia ed Enrico Agostinis per Gianfranco Tarantino, Klotilda Binjaku e Giuseppe Paone), si sono costiuiti parte civile la Regione con il proprio servizio di avvocatura, l’Azienda sanitaria Isontina con l’avvocato Riccardo Cattarini e la stessa Anolf con l’avvocato Malattia. Non si è invece costituito parte civile il Comune di Monfalcone. Pubblico ministero in aula la dottoressa Carlotta Franceschetti. Davanti al giudice i rappresentanti della difesa hanno chiesto l’archiviazione del procedimento. Il gip, invece, ha deciso il rinvio a giudizio per tutti gli imputati. 
Il Piccolo, 20 ottobre 2007
 
Il Comune sta valutando l ipotesi di costituirsi parte civile nel processo contro gli ex-vertici Anolf

Il Comune di Monfalcone sta valutando di costituirsi parte civile nel processo contro l’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, 35 anni, rinviata a giudizio in questi giorni per rispondere dei reati di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa. Il progetto più consistente, finito nel mirino della Guardia di finanza, riguarda proprio le convenzioni con il Comune di Monfalcone per la gestione del Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati, di via Vecellio, per gli anni 2002, 2003 e 2004, per le quali l’ente locale aveva erogato in totale oltre 484mila euro. A sollecitare la risposta dell’amministrazione sulla posizione assunta nella vicenda è stata la capogruppo di An Lionella Zanolla in apertura della seduta del Consiglio comunale di giovedì sera. «Il nostro ufficio legale sta seguendo da tempo l’iter di questa azione giudiziaria – ha risposto l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – e finora ha affermato che non esistono gli estremi per costituirsi parte civile. La questione è però ancora in fase di valutazione e non è detto che non ci si arrivi». In tutti i quattro casi oggetto di indagine la ex presidente dell’Anolf è accusata di non aver informato l’ente erogatore in merito all’effettivo impiego del denaro ricevuto, e quindi di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione del progetto per il quale era stata erogata, in alcuni casi – sempre secondo l’ipotesi dell’accusa – firmando assegni a favore del collaboratore dell’associazione Gianfranco Tarantino o della cooperativa Aurora per operazioni che sono state considerate «inesistenti». Le difese sostengono invece che con quegli assegni erano state pagate prestazioni professionali nell’ambito dei progetti e di poterlo dimostrare nel corso del processo che sarà celebrato a marzo.
 

Il Piccolo, 09 febbraio 2008

Truffa, Comune parte civile contro l Anolf

Il Comune di Monfalcone ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento penale a carico di cinque ex componenti dell’Anolf, l’associazione che per alcuni anni ha gestito per conto dell’ente locale l’allora Centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati di via Vecellio. La giunta comunale ha preso la decisione in una delle sue ultime riunioni, dopo aver ascoltato il parere dell’avvocato Samo Sanzin. Il legale, dopo aver esaminato la documentazione, ha sottolineato la necessità di procedere alla costituzione di parte civile del Comune a fronte dei «reati, gravi e di rilevanza pubblica, di cui sono stati accusati gli ex componenti dell’Anolf».
Si tratta, almeno per quel che riguarda l’ex presidente dell’Anolf, Maria Grazia Salvatori, di malversazione e, in concorso con altre quattro persone, di truffa. Il progetto più consistente finito nel mirino della Guardia di finanza riguarda proprio le convenzioni con il Comune di Monfalcone per la gestione dell’ex centro di accoglienza di via Vecellio per gli anni 2002, 2003 e 2004, per la quali l’ente locale aveva erogato in totale 484mila euro. In tutti e quattro i casi oggetto di indagine la ex presidente dell’Anolf è comunque accusata di non aver informato l’ente erogatore in merito all’effettivo impiego del denaro ricevuto e, quindi, di non aver destinato la totalità della somma alla realizzazione del progetto per il quale era stata stanziata. In alcuni casi, secondo le ipotesi dell’accusa, ciò è avvenuto firmando assegni a favore del collaboratore dell’associazione Gianfranco Tarantino o della cooperativa Aurora per operazioni che sono state considerate «inesistenti».
Le difese sostengono invece che con quegli assegni erano state pagate prestazioni professionali nell’ambito dei progetti e di poterlo dimostrare nel corso del processo che sarà celebrato il 13 marzo. Vi compariranno come imputati, oltre all’ex presidente dell’Anolf, il collaboratore dell’associazione Gianfranco Tarantino, l’albanese Klotilda Binjaku, Davide Bradaschia e Giuseppe Paone, questi ultimi già presidenti della cooperativa sociale Aurora di Gorizia. La vicenda è finita nell’ottobre scorso anche all’attenzione del Consiglio comunale di Monfalcone.
La capogruppo di Alleanza nazionale in Consiglio comunale Lionella Zanolla aveva chiesto all’amministrazione comunale quale fosse la posizione assunta dall’ente. E l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin in quell’occasione aveva risposto che non era improbabile si arrivasse alla costituzione di parte civile nel procedimento in cui il Comune di Monfalcone è stato citato quale parte offesa dai giudici del Tribunale di Gorizia. 
Il Piccolo, 03 maggio 2008

La truffa dei progetti Anolf

Prenderà il via il prossimo 14 novembre il processo che vede l’ex presidente dell’Anolf Maria Grazia Salvatori imputata di truffa in concorso con altre quattro persone per non aver utilizzato i soldi ricevuti dagli enti pubblici per la realizzazione dei progetti per i quali erano stati erogati.All’udienza di ieri il tribunale ha acquisito la parte documentale presentata dal pm Panzeri e l’elenco dei testi presentato da pubblica accusa e difesa. E sul numero dei testi – complessivamente una quarantina – l’avvocato Cattarini, costituitosi parte civile per l’Ass Isontina, ha affermato che è una lista sovrabbondante chiedendo al tribunale uno sfoltimento per rendere il dibattimento sostenibile. A questa richiesta si sono opposti i difensori, avvocati Marchiori e Agostinis, affermando che i testi sono necessari per fare piena chiarezza sull’intricata vicenda.Il collegio dei giudici ha ammesso tutti i testi richiesti. 
Messaggero Veneto, 03 maggio 2008

Processo per truffa sfileranno quasi 100 testi

«Con un simile affollamento di testi (difesa e pubblica accusa ne hanno indicati rispettivamente 56 e 39, ndr) il processo Salvatori rischia la prescrizione»: l’ha rimarcato, ieri, in aula, l’avvocato Riccardo Cattarini, parte civile per conto dell’Azienda sanitaria isontina nel procedimento che vede l’ex presidente dell’Associazione nazionale “Oltre le frontiere” Maria Grazia Salvatori e altre 4 persone imputate di truffa aggravata ai danni dell’Ass, della Regione e del Comune di Monfalcone. Di diverso avviso i difensori, avvocati Paolo Marchiori ed Enrico Agostinis. Quest’ultimo, in particolare, ha insistito per l’ammissione di tutti i testimoni indicati dalla difesa «in modo da offrire – ha detto Agostinis – una chiave di lettura della vicenda completamente diversa da quella prospettata dall’accusa».L’avvocato Marchiori, dal canto suo, ha sottolineato come l’esame di gran parte dei testi dovrebbe esaurirsi in tempi brevi in quanto, a detta del legale, essi dovranno riferire su singoli e ben circoscritti episodi. Nessuna rinuncia nemmeno da parte del pubblico ministero Marco Panzeri che ha chiesto, appunto, l’ammissione in toto dei testi indicati dall’accusa. Il Collegio giudicante, presieduto da Matteo Trotta (a latere Caterina Brindisi ed Emanuela Bigattin), al termine di una breve Camera di consiglio ha ammesso entrambe le liste fissando la prima udienza per il 14 novembre. Ne seguiranno altre due, il 5 e 19 dicembre, tutte dedicate all’esame e controesame dei 95 testimoni.Cinque, come si è detto, le persone coinvolte nella vicenda che si sarebbe dipanata tra il 2002 e il 2004. Secondo l’accusa, Maria Grazia Salvatori, nella sua qualità di presidente dell’Anolf, avrebbe usufruito di ingenti finanziamenti (complessivamente oltre 500 mila euro) per prestazioni di carattere assistenziale e umanitario mai realizzate o realizzate solo in parte, utilizzando tali finanziamenti (anche se non la totalità) per scopi diversi da quelli stabiliti. Gli altri 4 inquisiti (3 ex presidenti della Cooperativa sociale “Aurora” e un collaboratore) avrebbero, dal canto loro, fornito alla Salvatori le “pezze d’appoggio” per giustificare le spese in effetti mai sostenute nell’ambito dei vari progetti umanitari. In altre parole, gli ex presidenti e il collaboratore dell’“Aurora” avrebbero emesso nei confronti dell’Anolf una serie di fatture relative a operazioni per lo più inesistenti. Un esempio per tutti: l’Anolf stipula, nel gennaio 2003, una convenzione con l’Azienda sanitaria riguardante il progetto “Osservatorio migranti”, impegnandosi a fornire un servizio di mediazione culturale in ambito socio-sanitario in favore di extra-comunitari. Ma, ottenuto il relativo finanziamento (circa 45 mila euro), Maria Grazia Salvatori – stando sempre alla tesi accusatoria, peraltro, tutta da dimostrare – non avrebbe destinato la totalità dell’importo alla realizzazione del progetto, presentando all’Ass un rendiconto nel quale erano indicate spese “fittizie”. L’inchiesta aveva preso il via da una serie di esposti presentati alla Guardia di finanza da alcuni mediatori culturali che lamentavano di non essere stati pagati per le prestazioni rese all’Anolf.

 
NEL FRATTEMPO MARIA GRAZIA SALVATORI E’ DIVENTATA DIRIGENTE DEL CENTRO DI PERMANENZA TEMPORANEA DI GRADISCA.

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