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Messaggero Veneto, 03 giugno 2008 
 
«Più trasparenza da Fincantieri»  
La sollecitazione di Del Bello sul bilancio sociale d’impresa «Provincia e Comune coordinino i rapporti con l’azienda» 
MONFALCONE 
Bocciato l’ordine del giorno di Giorgio Pacor
 
 
MONFALCONE. È stato respinto dal consiglio provinciale l’ordine del giorno presentato da Giorgio Pacor (Pdl) con cui si chiedeva il sostegno della Provincia di Gorizia «alle strategie industriali di Fincantieri e alla quotazione in Borsa della società a patto di mantenere in mano pubblica il 51%». Alla base del no ci sarebbe stata l’assenza di una qualsiasi richiesta di contropartita all’azienda.
È il consigliere provinciale e comunale del Pd, Fabio Del Bello, a intervenire sul punto ricordando come gli enti locali debbano rispettare l’autonomia delle aziende nella determinazione delle loro strategie finanziarie, ma anche come «gli enti locali in cui insistono grandi realtà, magari pubbliche, come Fincantieri, non possano disinteressarsi di tali aspetti: sempre utili conoscenza e confronto, ma in linea di principio va stabilita una netta separazione tra la sfera manageriale-finanziaria delle aziende e la sfera politico-istituzionale – dice –. A quest’ultima spetta occuparsi a fondo degli aspetti e degli impatti sociali derivanti dalla presenza di aziende complesse come Fincantieri sul territorio».
Del Bello spiega che, in virtù della legge regionale 18 del 2005, la Provincia ha in capo la responsabilità dell’adozione del bilancio sociale, la certificazione etica e la diffusione dei principii della responsabilità sociale dell’impresa, quali strumenti utili a garantire la qualità, la sicurezza e la regolarità delle condizioni di lavoro. Di qui la necessità di articolare le politiche della Provincia e del Comune di Monfalcone, che su questo tema andrebbero coordinate e concertate più efficacemente su alcuni macro-obiettivi.
«Innanzi tutto – dice Del Bello – dovrebbero essere create le condizioni per la redazione da parte di Fincantieri del bilancio sociale d’impresa inteso come strumento di comunicazione e trasparenza, legittimazione sostanziale, governance (organizzativo e gestionale attorno ai valori fondanti concordati fra i soggetti interni ed esterni all’azienda), controllo strategico e accountability (coinvolgimento di pubblici diversi nella funzione di controllo)».
Ma è anche fondamentale che l’azienda assuma un atteggiamento collaborativo affinché vengano applicati gli auspicabili adeguamenti della normativa per quanto riguarda i trattamenti economici e previdenziali e il rispetto delle norme di sicurezza, data per acquisita la continua crescita esponenziale dell’esternalizzazione e appalti. L’azienda dovrebbe anche collaborare affinché vadano a regime il Protocollo d’intesa per lo sviluppo di azioni in materia di Sicurezza urbana integrata (Prefettura-Comune) che, secondo le indicazioni del Cnel, rappresenta la principale modalità per far circolare le informazioni sulla situazione della legalità nel territorio.
«Va inoltre mantenuto e valorizzato un tavolo di confronto con enti locali e parti sociali al fine di verificare l’attuazione del Piano industriale e arrivare – conclude – a scelte condivise, condizione necessaria per il buon esito di ogni operazione economica e finanziaria e per trovare un luogo condiviso per programmare i processi d’immigrazione in tutti i dettagli».

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Il rischio sta negli appalti

Il manifesto, 6 luglio 2002

Parla Giorgio Molin, segretario Fiom Cgil di Venezia

«C’è un’ illegalità diffusa, che rischia di diventare legalità, se in Parlamento passassero le modifiche proposte dal governo alle norme che regolano i lavori in appalto». Giorgio Molin, segretario della Fiom Cgil di Venezia, proprio nei giorni scorsi ha chiesto all’azienda Fincantieri di istituire un protocollo per la legalità, a prevenzione dei tanti illeciti commessi dalle ditte appaltatrici presenti nel cantiere. Una richiesta
appoggiata anche dall’amministrazione comunale, respinta però da Fincantieri . «Prendiamo la legge 1369, del 1960 – continua Molin – che il governo ha deciso di abrogare come indicato nella legge delega sul mercato del lavoro.
Grazie a quella norma, di tutte le irregolarità retributive e contributive commesse ai danni dei lavoratori è tenuto a rispondere, in solido con l’appaltatore, anche il committente. Fatto fondamentale in una realtà come
Fincantieri, dove la maggior parte delle imprese sono sottocapitalizzate. Se questa legge viene abrogata, chi potrà rispondere di queste violazioni? A Porto Marghera sono in atto furti sistematici di contributi. Ci sono
lavoratori di Mestre che dalle carte dell’Inps risultano in trasferta, perché magari la sede dell’azienda è fuori regione. Così l’impresa non paga gli oneri sociali. E quei lavoratori non avranno diritto alla pensione».

«Quanto agli infortuni – conclude Molin – l’azienda Fincantieri non ci ha  mai voluto comunicare quanti sono esattamente quelli registrati ai danni dei dipendenti delle seconde, terze, e quarte ditte. E dire che negli ultimi due anni, in Veneto, a fronte di una stabilizzazione dell’indice di crescita degli infortuni sul lavoro, gli incidenti nel settore metalmeccanico sono aumentati dell’ 8, 11 %. Basta un esempio per dare un’idea del problema. Nei cantieri navali di Monfalcone, su una nave in allestimento si è sviluppato un incendio. I dipendenti Fincantieri hanno immediatamente evacuato l’imbarcazione utilizzando le uscite di sicurezza. Gli altri non sapevano dove erano dislocate, e si sono buttati in mare».

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