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Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre

Editoriale: Cara cugina ti scrivo…

Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?
(Continua su MT6)

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 06

SOMMARIO DEL NUMERO 6, DICEMBRE 2010

Pag.02 Editoriale: Cara cugina ti scrivo
Pag.03 Come monfalconezzisarsi in 10 mosse
Pag.04 Era l’estate 2008
Pag.05 Con il colore dell’amianto
Pag.06 Dolorosa fu la partenza…
Pag.08 Monfalcone sito nucleare
Pag.09 L’Italia progetta centrali nucleari vicino alla Carinzia
Pag.10 Bassa soglia
Ogni volta che ti sorride

Pag.12 Monfalcone noi e la Gabanelli
Pag.13 La monanarzia
Pag.14 Bisiachi rossi e bastardi
Pag.15 Monfalcone, corridoio 5
Ma cosa ne pensano i comuni?

Pag.16 La parola ai progettisti
Pag.17 Una storia disonesta
Pag.20 Lentamente e consapevolmente
Pag.22 Ricerca pittorica e impegno sociale
Pag.24 Il viaggio di MT nel mondo delle donazioni alla vita
Pag.25 Quando ad uccidere non sono i cattivi
Pag.26 Difesa della razza
Pag.28 Carlo Michelstaedter spiegato a mio figlio
Pag.29 Il prossimo sindaco di Monfalcone
Pag.30 Sulla relatività Einstein aveva ragione
Pag.31 Acqua azzurra acqua cara

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Il Piccolo, 27 novembre 2010 
 
IL TITOLARE: NESSUN RILIEVO, ABBIAMO DECISO NOI DI INTERROMPERE L’ESIBIZIONE 
Arriva la polizia e il bar spegne la musica 
Concerto stoppato al Carducci dopo che un residente si era lamentato per il rumore

L’archetto del violino è rimasto d’un colpo sospeso a mezz’aria. Il contrabbassista ha smesso di pizzicare le corde del suo strumento. Il djembe non ha più sussultato. Stop alla musica e concerto interrotto a metà per… l’arrivo della polizia. È accaduto l’altra sera al centralissimo bar Carducci, da consuetudine gremito di avventori all’ora dell’aperitivo. Verso le 21, allertata da una telefonata compiuta da un residente, la pattuglia si è precipitata al civico 83 di via Duca d’Aosta. Il motivo? Presto detto: musica troppo alta. Peccato che all’interno del locale, riconosciuto come una delle insegne storiche della città, non si stesse svolgendo un rave party bensì un assai meno movimentato concertino con tre musicisti, uno dei quali peraltro piuttosto noto in città, dal momento che si trattava del 36enne Simone D’Eusanio, originario di Monfalcone, oggi affermato violinista, con una carriera brillante che l’ha visto affiancare sul palco artisti del calibro di Elisa, Battiato Antonella Ruggiero, Elio, Alice ed Arisa. Solo un paio di settimane fa, giusto per citare un nome, D’Eusanio aveva suonato con Giusy Ferreri al Teatro Nuovo di Gradisca. L’altra sera, il repertorio proposto non annoverava certo la techno music, bensì una carrellata di motivi tzigani e folk, ricchi di virtuosismo e pathos. Infatti, i due agenti del locale commissariato di Polizia non hanno constatato alcunché di irregolare, sia sul fronte dei decibel che degli orari (mancava un’ora alle 22, quando solitamente si applica la sordina al Carducci). Ma il 37enne titolare del bar, Paolo Maritani, ha ugualmente deciso di far calare il sipario sull’esibizione del trio Cargo. «L’ho fatto per quieto vivere – ha commentato il giorno seguente Maritani – anche se i poliziotti non hanno mosso alcun rilievo. Purtroppo, ma non lo dico con spunto polemico, non è la prima volta che mi trovo davanti a simili lamentele». Solo un paio di settimane fa una donna era entrata nel locale, sempre di sera, e aveva scagliato contro il bancone dei bicchieri, in segno di irritazione. A quanto pare, dunque, la lotta dura ai decibel continua, tra il mugugno generale degli avventori, più o meno giovani. Vale la pena sottolineare, infatti, che giovedì la clientela riusciva tranquillamente a conversare all’interno del locale: segno che il volume non doveva essere poi così elevato. Non solo, tra gli avventori, aldilà dei giovani, figuravano anche imprenditori e professionisti come il geometra ed ex sindaco di San Canzian Fulvio Calligaris, il presidente della Bcc Carlo Feruglio o rappresentanti dello scenario politico quale il consigliere regionale del Carroccio Federico Razzini.
Ciononostante qualcuno ha avuto da ridire sulla movida, ponendo termine alla festa. Non è la prima volta che accade a Monfalcone, al punto che alcuni locali hanno chiuso con al musica e il clima che si respirava in via Sant’Ambrogio quando pullulava di giovani, provenienti perfino da Trieste e Gorizia, è ora solo un ricordo. Gli esercenti borbottano e reclamano la possibilità di lavorare, togliendo il bavaglio al d-j.
Viene da chiedersi: l’insopportabile rumore del silenzio renderà davvero tutti più felici o spegnerà la città?
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 15 luglio 2010
 
Indagini poco ortodosse, tre carabinieri a giudizio 
Nel mirino varie operazioni anti-droga. A processo anche il maresciallo Monagheddu
 

di LAURA BORSANI

Sette rinvii a giudizio e tre condanne: è questo il pronunciamento del Giudice per le indagini preliminari Paola Santangelo del Tribunale di Gorizia in relazione all’inchiesta legata a metodi di indagine adottati in alcune operazioni anti-droga, e ritenuti ”poco ortodossi”, dai carabinieri del Nucleo operativo radiomobile. L’inchiesta nell’aprile dello scorso anno aveva quasi ”decapitato” il vertice della Compagnia di Monfalcone. Il rinvio a giudizio riguarda il comandante del Norm, maresciallo Domenico Monagheddu, attualmente sospeso dal servizio, e i suoi sottoposti Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi. Andranno a dibattimento anche quattro ”collaboratori” dei carabinieri, orbitanti nel mondo della droga, Mara Zambon, 37 anni nata a Monfalcone e residente a Turriaco, Ivano Tiburzi, 32, residente a Grado, e Roberto Paronitti, 29, di Monfalcone. A processo, inoltre, l’avvocato Alessandro Ceresi, in relazione ad un presunto episodio di favoreggiamento.
È stato invece condannato, con rito abbreviato, il 22enne operaio Bruno Esposito, il principale accusatore del maresciallo del Norm: la pena è di 2 anni e 9 mesi, oltre a 14mila euro di multa. Dieci mesi con la condizionale per la moglie Corrada Rossitto, 20 anni, incensurata. Il Gup ha altresì concesso a entrambi le attenuanti generiche escludendo, nei confronti di Esposito, l’aggravante della ”recidiva infraquinquennale”: il 22enne, infatti, è in carcere a Gorizia in relazione alla rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Ha infine patteggiato, martedì, Nadia Khribech, 43 anni, residente a Monfalcone: la pena è di due anni.
Sette imputati, dunque, all’avvio del processo che il giudice ha fissato per il 17 febbraio 2011. Rinvii a giudizio, ma anche capi di imputazione archiviati. Sei nei confronti del maresciallo Monagheddu, per i quali il Gup ha dichiarato il «non luogo a procedere». Dei 44 capi di accusa originari, si è scesi ai 28 attuali a carico del comandante del Norm, considerando il proscioglimento da una decina di ”accuse” già richieste dal Pubblico ministero. Restano le ipotesi di accusa per minacce e istigazione a commettere reato, calunnia, falso ideologico, e le accuse in ordine all’acquisto, vendita e cessione di stupefacenti, in relazione agli scambi di droga simulati da parte del maresciallo e dei suoi uomini del Norm, avvalendosi dell’intervento dei ”collaboratori”. Sostanzialmente, si tratta delle accuse espresse proprio da Bruno Esposito, oltre a quelle di Mara Zambon e di Claudio Boscarol. I carabinieri Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi sono stati invece prosciolti dal reato di minacce per non aver commesso il fatto.
Commenti chiaramente opposti, dai legali difensori dei due principali ”protagonisti” di questo procedimento, il capo del Norm e il suo principale accusatore.
«Dei 44 capi di imputazione originari, siamo scesi ai 28 attuali – ha dichiarato l’avvocato Gianni Morrone, che difende Monagheddu -. Sono di fatto rimaste in piedi accuse che è doveroso affrontare in sede dibattimentale, proprio al fine di dimostrarne l’infondatezza, ma anche di comprovare la stessa credibilità del mio assistito. Sono, comunque reati apparentemente numerosi poichè consequenzialmente collegati, ma sono relativi in realtà ad un unico episodio».
L’avvocato Ottavio Romano, che tutela Esposito e la moglie Rossitto, ha invece osservato: «Il giudice ha ritenuto credibili le dichiarazioni dei miei assistiti, l’impianto accusatorio è pertanto confermato in pieno. Accogliendo le attenuanti generiche e respingendo l’aggravante della ”recidiva” per Esposito, ha inoltre riconosciuto che la collaborazione dimostrata è stata importante e meritevole». Il legale che per i suoi assistiti aveva richiesto il proscioglimento preannuncia ricorso in Appello: «Intendo insistere sul fatto che i miei assistiti hanno agito indotti dallo stato di necessità legato alle minacce ricevute».

Il Piccolo, 17 luglio 2010
 
Il ministero della Difesa entra nel processo ai Cc 
Eventuali risarcimenti, accolta la richiesta di uno degli avvocati

Sarà citato in giudizio, a titolo di responsabile civile per eventuali risarcimenti dei danni, il Ministero della Difesa dal quale dipende il Corpo dell’Arma. È la richiesta presentata dall’avvocato Mirko Zambaldo, del Foro di Verona, durante l’udienza preliminare legata ai metodi di indagine adottati in alcune operazioni anti-droga dai Carabinieri del Nucleo operativo radiomobile di Monfalcone. Richiesta, dunque, accolta dal Gup Paola Santangelo. «Il ministero della Difesa – ha osservato il legale – potrà pertanto costituirsi responsabile civile al processo, attraverso l’Avvocatura dello Stato». La prima udienza è stata fissata per il 17 febbraio 2011.
Intanto, l’avvocato Zambaldo, che tutela gli interessi di Nadia Khribech, 43 anni, residente a Monfalcone, che martedì ha patteggiato la pena, precisa che la propria assistita è stata condannata ad un anno di reclusione e a 1500 euro di multa, con la sospensione della pena. «La mia assistita – ha spiegato il legale difensore – ha patteggiato in ordine alla sola accusa legata al possesso di 97 grammi di hashish. L’accusa più grave, invece, derivata dalle dichiarazioni di Mara Zambon, è stata archiviata».
Sette gli imputati chiamati a giudizio, tra i quali il maresciallo Domenico Monagheddu, comandante del Norm attualmente sospeso dal servizio, e i suoi sottoposti Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi. È stato invece condannato con rito abbreviato il 22enne operaio Bruno Esposito, il principale accusatore del maresciallo del Norm: la pena è di 2 anni e 9 mesi, oltre a 14mila euro di multa. Il giovane è attualmente in carcere a Gorizia, in relazione alla rapina ai danni del tassista Daniele Pilutti. Dieci mesi con la condizionale per la moglie Corrada Rossitto, 20 anni, incensurata.

Il Piccolo, 04 luglio 2010
 
INTANTO CGIL,CISL E UIL PROVINCIALI CHIEDONO UN INCONTRO UFFICIALE COL MINISTRO 
Maroni in città? Volantinaggio delle tute blu per sollecitare una reale politica d’integrazione

Mentre le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di poter incontrare domani il ministro degli Interni Roberto Maroni, che potrebbe decidere, come annunciato dalla Lega Nord, di fare tappa a Monfalcone dopo gli impegni istiuzionali previsti a Trieste e Udine, i sindacati dei metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm saranno in piazza della Repubblica alle 18 per distribuire volantini sul tema dell’immigrazione e del lavoro. «Non privilegi, ma parità ed equità di trattamenti per un’integrazione reale» è quanto i sindacati dei metalmeccanici credono serva a Monfalcone e non solo. «L’Italia ha mandato 27 milioni di italiani nel mondo, il numero maggiore tra i Paesi europei – affermano Fim, Fiom e Uilm -. È grave che oggi non riesca a darsi un diritto e delle politiche di legalità ed accoglienza. Qui oggi vivono e lavorano diverse migliaia di immigrati, comunitari e no. Essi sono per la nostra città, per la nostra economia, per la nostra società una risorsa importante nel presente e nel futuro». Nel volantino che sarà distribuito domani pomeriggio in centro i sindacati dei metalmeccanici sottolineano di non ritenere che gli immigrati abbiano solo diritti e nessun dovere. «Ad esempio solo il 2,3% delle case popolari regionali sono a loro affidate – affermano -, mentre in tutto il Paese i lavoratori immigrati producono il 10% del Pil. Le aziende stesse confermano che non potrebbero farne a meno. I lavoratori immigrati pagano 21 miliardi di contributi aiutando a sostenere anche le ”nostre” pensioni di oggi. Lavorano e regolarmente pagano le tasse: spesso accade che siano loro le vittime di paghe irregolari, sfruttati nel mondo del lavoro, ricattati nella loro condizione di lavoratori immigrati». E spesso agli stranieri, ricordano ancora Fim, Fiom e Uilm, viene affidata la cura delle persone come nel caso delle badanti o le occupazioni più dure e umili.
«Non è nemmeno vera l’equazione, come i dati forniti dalle Questure dimostrano, che immigrato è uguale a delinquente», aggiungono i sindacati dei metalmeccanici, che chiedono «pari diritti e pari doveri». «Chi arriva in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese e deve a sua volta essere trattato con dignità e rispetto», concludono Fim, Fiom e Uilm, unite senza incrinature su questo fronte.
A Monfalcone il problema dell’integrazione tra comunità  locale e quelle immigrate è legato saldamente a quello dell’occupazione e, quindi, in buona sostanza alle prospettive di lavoro dello stabilimento Fincantieri. E’ questo il nodo di fondo, anche se non l’unico, che i segretari provinciali di Cgil Paolo Liva, Cisl Umberto Brusciano e Uil Giacinto Menis sperano di poter affrontare domani in un incontro con il ministro Maroni. I segretari provinciali si sono quindi rivolti in questi giorni al prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu per chiederle di farsi promotrice del momento di confronto su temi che rischiano di diventare sempre più “caldi” per Monfalcone.

Il Piccolo, 30 giugno 2010
 
CONDANNATO A 2 ANNI CON LA CONDIZIONALE: DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI
«Lorito spendeva 800 euro al mese al Lotto» 
Secondo i giudici il vicequestore assumeva abitualmente cocaina ed era in crisi finanziaria

di CLAUDIO ERNÈ

In nome del popolo italiano i giudici del Tribunale di Trieste hanno dichiarato il vice questore Carlo Lorito «propenso al consumo di stupefacenti, in particolare cocaina». Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il dirigente della Polizia di Stato sospeso da quasi tre anni dal servizio, e il cui pensionamento è questione di pochi giorni, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale. Era accusato di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento. Ha fornito a spacciatori con cui era entrato in rapporti informazioni adatte a eludere l’inchiesta che li coinvolgeva e in cambio ha ottenuto cocaina.
Nelle 138 pagine redatte dai giudici Luigi Dainotti, Angela Gianelli e Francesco Antoni, vengono ripercorse tutte le tappe della clamorosa vicenda emersa pubblicamente il giorno dell’arresto del dirigente di polizia. Era il 16 novembre 2007.
Tutto il dibattimento – in cui erano coinvolti due altri imputati, Fabio Novacco e Andrea Sauro, anch’essi condannati rispettivamente a quattro anni e due anni di carcere – è ruotato attorno all’affare Lorito. Un capitolo della sentenza di condanna è dedicato proprio alla personalità di Carlo Lorito. Si evince «la figura di un uomo, di un funzionario di polizia, dotato sì di personalità e carisma, che però piega costantemente al soddisfacimento dei propri personali interessi. Indubbiamente nell’arco di tempo illuminato dalle indagini compiute, il Lorito ha attraversato un periodo per molti versi non facile, caratterizzato da una crisi di liquidità finanziaria, da una marcata propensione al gioco, nonché da un abituale consumo di sostanze stupefacenti». Questo scrivono i magistrati del Tribunale per soffermarsi poi sulle singole voci. Crisi di soldi, propensione al gioco, consumo di stupefacenti.
Lorito prima dell’arresto guadagnava 3.508 euro netti al mese, ma ne percepiva nella busta paga soli 2.807, più gli straordinari. La differenza veniva prelevata automaticamente alla fonte per coprire mese dopo mese due prestiti. La «forte propensione al gioco», come si legge nella sentenza, è direttamente collegata nella prospettazione del Tribunale a «puntatine sui cavalli e al gioco del Lotto a cui Lorito nell’ultimo periodo arrivava a destinare circa 800 euro al mese». Questa propensione nella sentenza viene ritenuta «evidentemente cagione di costanti e ingenti esborsi economici«, posto che Gerry Baglieri, il tabaccaio di Gorizia di cui il vicequestore era cliente, «non ha ricordato vincite significative da parte del Lorito».
La terza voce è rappresentata dal consumo di stupefacenti, sempre negato dall’imputato. «Che Lorito fosse un abituale assuntore di cocaina è stato dimostrato nel processo con una evidenza che non si stenta a definire solare e schiacciante».

Il video della sniffata nella pescheria di Deste al Villaggio del pescatore 

Il punto nodale dell’inchiesta e della condanna del vicequestore Carlo Lorito, è rappresentato dalla ripresa video effettuata il 15 novembre 2007 nel retrobottega della pescheria del Villaggio del pescatore in cui lavorava Diego Deste. Ecco come la sentenza ripercorre quell’episodio. «Il filmato mostra il Lorito che riceve una dose di cocaina e la ripone nel portafoglio; poi ”sniffa” un’altra dose di polvere bianca da lui stesa su un foglio di carta. Questa condotta – scrivono i tre magistrati – fa seguito a una conversazione nella quale il Lorito, come altre volte, aveva chiesto a Diego Deste il ’regalino’ di stupefacente con le consuete espressioni allusive».
Parecchie pagine sono dedicate ai rapporti tra il vicequestore e il suo principale accusatore. «I rapporti tra Diego Deste e Lorito si erano intensificati dopo l’incendio capitato a una pescheria di Sistiana. Per le indagini erano stati interrogati dagli inquirenti tutti i suoi familiari ma non lui e questo lo aveva indotto a ritenere che gli investigatori lo ritenessero l’autore dell’incendio. Aveva allora chiesto informazioni al Lorito se poteva vedere come mai c’erano questi interrogatori. Lorito lo aveva rassicurato dicendogli che avrebbe pensato lui a informarsi aggiungendo di stare attento a non parlare troppo al telefono perché verosimilmente era intercettato».

BLITZ DELL’ARMA A CORMONS
INCHIESTA 
FURTI 
Carabiniere arrestato, era a capo di una gang di ladri 
Rubavano gasolio nelle aziende. In manette anche quattro complici, di cui due minorenni
Prosegue l’indagine per individuare gli autori dei colpi nelle villette
Sorpresi in flagranza mentre versavano il carburante in una cisterna
 

di FRANCO FEMIA

CORMONS Smessa la divisa di carabiniere, si dedicava con quattro complici al furto di gasolio. Ma è stato pizzicato dagli stessi colleghi dell’Arma ed ora si trova rinchiuso in carcere, assieme ai complici, con l’accusa di furto aggravato. Si tratta di due giovani di nazionalità romena, due italiani tra cui una donna. Dei quattro arrestati due sono minorenni.
La gang si era specializzata in furti di gasolio che rubavano dalle cisterne di aziende, anche agricole, in varie parti dell’Isontino e poi rivendevano a prezzo stracciato. Si sa che il carabiniere arrestato, di cui non sono state fornite le generalità, è vicentino d’origine, presta servizio a Gorizia e risiede a Cormons.
L’arresto è avvenuto l’altra notte a Cormons. I ladri verso l’1.30 sono stati colti in flagranza mentre versavano il gasolio rubato in una cisterna che si trovava dislocata nel parcheggio interno della pizzeria ”Napoli Express”, in via Vino della Pace, i cui titolari sono completamente estranei alla vicenda.
I militari dell’Arma da giorni erano sulle tracce dei ladri e l’altra notte hanno teso la trappola con uno spiegamento di forze che comprendeva uomini del reparto operativo del Comando provinciale, della Compagnia di Gradisca e della stazione di Cormons.
Una volta fermato, il carabiniere-ladro è andato in escandescenze tanto che per calmarlo è stato richiesto l’intervento del 118 e un’ambulanza dal vicino Distretto sanitario di viale Venezia Giulia è accorsa sul posto. I sanitari hanno provveduto a calmarlo.
L’arresto dei ladri è stato confermato dalla Procura della Repubblica pur senza fornire ulteriori particolari. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica dottor Enrico Pavone che, probabilmente oggi, chiederà al giudice delle indagini preliminari la convalida della custodia cautelare e anche il mantenimento in carcere degli arrestati maggiorenni, mentre per quanto riguarda i minorenni sarà la Procura dei minori di Trieste a decidere. Il gip avrà, poi, 48 ore di tempo per fissare l’udienza di convalida e decidere sull’arresto del carabiniere e dei suoi complici.
Erano giorni che l’Arma stava effettuando particolari controlli su tutto il territorio cormonese non solo per prevenire i furti, ma anche per identificare gli autori dei numerosi furti che sono stati commessi nelle ultime settimane nel Cormonese e che hanno destato preoccupazione nella popolazione. Ladri temerari che sono entrati nelle villette mentre i proprietari dormivano, alcuni sono stati stati sorpresi e sono riusciti a fuggire. In molti dei casi sono riusciti a portare a termine il colpo rubando soldi e gioielli.
L’indagine della Procura dovrà accertare se la banda arrestata l’altra notte ha compiuto furti nelle abitazioni oppure se questi sono opera di altri malviventi.
Intanto martedì prossimo, con rito direttissimo, sarà giudicato Josè Gasparato, il quarantenne sorpreso a rubare all’interno di un’auto dopo averne rotto il finestrino. L’uomo si trova attualmente agli arresti domiciliari.

Il Piccolo, 01 luglio 2010 
 
CORMONS. IL GASOLIO RUBATO VENIVA RIVENDUTO A 50 CENTESIMI IL LITRO 
Furti, al carabiniere concessi i domiciliari 
È stato sospeso dall’Arma. Il giudice ha rimesso in libertà gli altri componenti della banda
 

di FRANCO FEMIA

CORMONS Gli arresti sono stati convalidati delle indagini preliminari ma nessuno della banda del gasolio è rimasto in carcere. Anche il carabiniere – E. M., di 49 anni, le sue iniziali – ha lasciato ieri pomeriggio la casa circondariale di via Barzellini: il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari che sconterà nella sua abitazione cormonese. Libera invece la donna romena, mentre il complice ha l’obbligo della firma. Liberi a questo punto anche i due minorenni, che erano con i tre maggiorenni quando sono stati sorpresi nella notte tra lunedì e martedì dai carabinieri con 300 litri di gasolio appena rubato da un’azienda vinicola e da una ditta di verniciatura. Tutti restano, comunque indagati, per furto aggravato.
Il carabiniere, che era in forza a Gorizia anche se da alcuni mesi si trovava a riposo, è stato sospeso dall’Arma. Un provvedimento praticamente automatico dinanzi a un fatto così grave.
Le indagini, coordinate dal pm Enrico Pavone, continuano per verificare se la banda è responsabile anche dei numerosi furti compiuti nel Cormonese in questi ultimi mesi. Quello che è certo che il gruppo si era dedicato in particolare al furto di gasolio, che veniva sottratto dalle cisterne che si trovavano in molte aziende della zona. L’altra notte stavano versando in un capiente contenitore 300 litri di gasolio. Ma questa è una piccola parte di carburante rubato. Solo un’azienda agricola di Angoris aveva denunciato nelle settimane scorso un furto di ben 1000 litri di gasolio dalle cisterne in loro dotazione.
Gasolio che i malviventi in gran parte rivendevano a 50 centesimi al litro sul mercato clandestino e ad automobilisti compiacenti ben contenti di pagare la metà il carburante. Ma rischiano: se venissero scoperti scatterebbe per loro la denuncia di ricettazione.
I carabinieri, coordinati dal Comando provinciale diretto dal ten. col. Roberto Zuliani, da tempo erano sulle tracce dei ladri e la rete dispiegata l’altra notte ha dato i suoi frutti. Quando il gruppo si è presentato nel parcheggio della pizzeria ”Bella Napoli” – estranea comunque ai fatti .- per versare il gasolio rubato in una cisterna, sono stati bloccati dai carabinieri.

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