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Esce il numero 6 di MonfalconeTerritorio
In tutte le edicole della sinistra Isonzo da giovedì 24 dicembre

Editoriale: Cara cugina ti scrivo…

Lo so, è tanto che non ci sentiamo. Mi chiedi come vanno le cose a Monfi, città della tua infanzia e adolescenza, città in cui abbiamo condiviso forse i migliori anni della nostra vita, inconsapevoli e felici.
E’ cambiata, si è riempita di strana gente, strane lingue e strani accenti. Per molta gente questo è un problema: “no se senti più parlar bisiaco, xe pien de botteghe bengalesi, i nostri fioi a scola no impara più niente perché toca insegnarghe italian a quei altri, no se pol più caminar per la strada…, par de esser a Dacca, sta gente ne ruba el lavor… Monfalcon no xe più quela…, mi no son razzista ma tutti sti cabibi…” (scusa il bisiaco imperfetto). Ma a tutto questo rimedieremo: abbiamo un sacco di telecamere per controllare, perché la sicurezza è una priorità e poi abbiamo pensato di monfalconesizzare tutti questi stranieri. Come? Beh, insegneremo loro l’italiano e naturalmente anche il bisiaco, faremo corsi rapidi di cucina locale così scompariranno gli sgradevoli odori speziati e nei nostri condomini assaporeremo soltanto effluvi di brovada e cotechini, sardele in savor, renga e jota…
Poi ci riapproprieremo della piazza e del centro. Eh, il centro, è triste il centro. Negozi chiusi, bar semivuoti, aria di crisi. Per fortuna i centri commerciali reggono, è un buon posto per socializzare, pensa che quando chiedo ai miei alunni che cosa conoscono meglio della loro città in tanti mi rispondono l’”Emisfero”. Sorprendente no?
(Continua su MT6)

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Il blog di MonfalconeTerritorio

MonfalconeTerritorio 06

SOMMARIO DEL NUMERO 6, DICEMBRE 2010

Pag.02 Editoriale: Cara cugina ti scrivo
Pag.03 Come monfalconezzisarsi in 10 mosse
Pag.04 Era l’estate 2008
Pag.05 Con il colore dell’amianto
Pag.06 Dolorosa fu la partenza…
Pag.08 Monfalcone sito nucleare
Pag.09 L’Italia progetta centrali nucleari vicino alla Carinzia
Pag.10 Bassa soglia
Ogni volta che ti sorride

Pag.12 Monfalcone noi e la Gabanelli
Pag.13 La monanarzia
Pag.14 Bisiachi rossi e bastardi
Pag.15 Monfalcone, corridoio 5
Ma cosa ne pensano i comuni?

Pag.16 La parola ai progettisti
Pag.17 Una storia disonesta
Pag.20 Lentamente e consapevolmente
Pag.22 Ricerca pittorica e impegno sociale
Pag.24 Il viaggio di MT nel mondo delle donazioni alla vita
Pag.25 Quando ad uccidere non sono i cattivi
Pag.26 Difesa della razza
Pag.28 Carlo Michelstaedter spiegato a mio figlio
Pag.29 Il prossimo sindaco di Monfalcone
Pag.30 Sulla relatività Einstein aveva ragione
Pag.31 Acqua azzurra acqua cara

Monfalcone – Uniti contro la crisi
Verso la manifestazione del 16 ottobre.. e oltre

Incontro Pubblico a Monfalcone, sabato 9 Ottobre, ore 14.30.
Sala Convegni, Scuola di Musica Vivaldi
via G. Galilei 93/A, Monfalcone (Gorizia)

partecipano:

Giorgio Cremaschi, Segreteria Nazionale FIOM
Luca Tornatore, Ass. Ya Basta! Italia

Introduce:
Cristian Massimo

Siamo lavoratori precari nel mondo definibile genericamente “del sociale e della cultura”. Più nel dettaglio, lavoriamo con contratti di collaborazione e di lavoro a progetto, siamo lavoratori para-autonomi o i mitologici “soci-lavoratori” del lavoro cooperativo. Siamo anche piccoli padroni di noi stessi, lavoriamo con partita Iva o ritenuta d’acconto. A tutti gli effetti siamo padroni dei nostri mezzi di produzione, messi a lavoro nelle varie forme dell’appalto, del concorso, del bando di gara. Nella nostra giornata lavorativa prestiamo tutto il nostro tempo, la nostra passione, il nostro sapere, in definitiva la nostra vita, a quegli enti e a quelle istituzioni, che scaricano sul cosiddetto privato sociale quei lavori, immateriali e di relazione, tanto necessari quanto indispensabili, che l’Ente pubblico non è più in grado di svolgere, ma di cui deve garantire la presenza proprio per la sua stessa ragion d’essere.

Riteniamo quindi giusto definirci come lavoratori indispensabili alla società ed in particolare al territorio in cui viviamo e lavoriamo. Non solo per quanto riguarda l’ambito dei servizi essenziali alle persone: siamo contemporaneamente attori e strumenti di quello “Stato Sociale” in via di possibile ridefinizione e costantemente aggredito dal “mercato” che necessita sempre più di mettere a servizio del profitto anche l’ambito dei bisogni e dei “servizi”. Ci sentiamo indispensabili anche perché costituiamo materialmente quella rete di garanzie sociali minime che le trasformazioni del mercato del lavoro e degli ambiti di produzione utilizzano come parafulmine o valvola di sfogo all’interno della crisi per la miriade di “danni collaterali” che la precarietà, l’assenza di forme di garanzie sociali e l’esclusione dagli ambiti di produzione scaricano sul territorio e sulla società.
Riteniamo insomma di essere quelle figure lavorative che oggi, in questo tipo di economia, più di chiunque altro contribuiscono alla creazione di ricchezza e di profitto, alla crescita di ricchezza diffusa o di produttività calcolata in termini di PIL. Eppure viviamo l’estrema contraddizione di essere fondamentali e di venire descritti come nullafacenti, eterni giovani che non vogliono ancora trovare un vero lavoro come invece hanno fatto i nonni e i padri. Tale contraddizione diviene insopportabile ancor di più in una città e in un territorio che ancora oggi si definiscono “operai” e che, nelle parole delle forze politiche classiche, della sinistra e non solo, ritiene che l’unica risposta possibile alla crisi sia il rilancio di una generica “politica industriale”.
Una crisi che, quindi, è prima di tutto identitaria, nella difficoltà di esprimere un nuovo potenziale collettivo, una possibile fuoriuscita dalla crisi sociale, economica e culturale nell’ottica di un cambio radicale dei concetti di lavoro, cittadinanza, economia e collettività.

Non vi è possibilità alcuna, e per fortuna, verrebbe da dire, che dagli ambiti della politica istituzionale e dei partiti nasca un sogno, una suggestione o un desiderio di riforma radicale dell’esistente.

Aspettare una nuova svolta nella politica industriale significa proprio questo: assenza completa di immaginario se non nei termini ridicoli della nostalgia per un passato di cui nessuno sente la mancanza, arrivando addirittura a sperare che il “mercato” coincida totalmente e completamente con lo Stato, nell’illusione che esso possa risolvere questa crisi che egli stesso ha tenacemente voluto, pianificato e strutturato.

Sarebbe ridicolo, se non fosse che si parla di noi, del nostro territorio, della nostra città, della nostra vita.
Per questo decidiamo di organizzarci, sappiamo che aspettare oggi una risposta dai piani alti della politica, rappresenta il suicidio.
Le situazioni drammatiche in cui versano gli operai sono esemplificative del futuro che ci attende. Lavoratori radicalmente diversi da noi, classiche figure del mercato del lavoro di questi territori che intorno a loro hanno costruito quella identità collettiva che richiamavamo sopra, identità gloriosa per lunghi tratti, sempre più marginale, addomesticata, residuale e oggi considerata addirittura parassitaria.
Non ci è mai interessato essere metalmeccanici o operai classici. Ad essere sinceri, ci siamo rifiutati caparbiamente di esserlo. In ogni caso, comprendiamo bene come la crisi occupazionale delle grosse e medie aziende operaie non è un dramma solo per chi la vive in maniera diretta con la cassa integrazione o con la messa in mobilità quando non addirittura col licenziamento. Dal nostro ambito di lavoro vediamo costantemente come la crisi delle aziende significhi drastico ridimensionamento del reddito, aumento dell’esclusione sociale, aumento degli affitti o dei mutui e, quindi, di sfratti e pignoramenti, aumento della diffusione delle dipendenze sia legali che illegali, lavoro nero, sfruttamento, razzismo e frustrazione. La crisi produce emergenze sociali continue a cui né il mercato né la politica sono in grado di dare risposte. Al contrario, emergenze sociali così stratificate e persistenti tracimano dall’emergenza sociale e sconfinano nell’emergenza penale, come impariamo da chi di noi lavora nei servizi sociali di prossimità o nel volontariato carcerario. Emergenza sicurezza, emergenza carceri, emergenza immigrazione e centri di detenzione sono l’altra faccia della stessa medaglia. La crisi svuota le fabbriche e contemporaneamente riempie le carceri .
A questo scenario riteniamo doveroso opporci, prima di tutto come liberi cittadini ma anche come rete organizzata degli operatori sociali e culturali, perché vogliamo essere uniti contro la crisi ma anche perché vogliamo vivere e non sopravvivere dentro una crisi che sappiamo essere non solo strutturale, ma molto più radicale di quanto possa dimostrare la mera conta delle ore di cassa integrazione. Non vi è una fine o un ritorno al passato, non vi è mediazione possibile dentro questa crisi, non ci sono scappatoie o soluzioni individuali, di “categoria” né tanto meno aziendali: la crisi colpisce globalmente il territorio, i suoi abitanti, la loro identità e le loro relazioni sociali.
Vediamo nell’assemblea auto-convocata del 9 ottobre a Monfalcone la possibilità di iniziare un nuovo percorso di discussione e organizzazione. Un nuova fase costituente capace di costruire un ambito politico dove studenti, operai in cassa integrazione, migranti, operatori della cultura e del sociale, senza casa e tanti altri possano riconoscersi principalmente come vittime della stessa crisi ma anche come potenziali attori di un nuovo inizio.
Chiediamo a tutti di partecipare all’assemblea di Monfalcone assumendo l’appello “Uniti contro la crisi” lanciato a livello nazionale come stimolo alla riflessione.
Chiediamo di intervenire con suggestioni, idee e proposte sia in forma organizzata che individuale, non solo per rivendicare i propri bisogni e chiedere solidarietà alle varie vertenze già in essere, ma bensì nel tentativo di allargare lo sguardo e il ragionamento aldilà delle lotte e vertenze proprie per immaginare una possibile ricomposizione di un tessuto sociale e lavorativo sempre più frazionato e diviso sulle grandi problematiche che riguardano non solo una categoria, non solo un azienda ma tutta il nostro territorio e la vita di tutti.

Il Piccolo, 09 ottobre 2010 
 
OGGI AL ”VIVALDI” 
Giorgio Cremaschi parla di precariato

Ci sarà anche Giorgio Cremaschi, ex leader nazionale della Fiom a discutere della crisi che colpisce giovani e meno giovani, lavoratori precari e con il posto fisso. L’appuntamento è per questo pomeriggio dalle 14.30 alle 18 nella sala Vivaldi di via Galilei, promosso dalla Rete degli operatori sociali e culturali precari organizzati. L’evento, dal titolo ”Uniti contro la crisi, uniti dentro la crisi” vedrà la partecipazione, oltre che di Cremaschi, anche di Luca Tornatore, ricercato precario impegnato recentemente nelle lotte contro gli Ogm in Fvg. L’assemblea ha come obbiettivo di costruire una rete di relazioni e confronto tra tutte le componenti sociali e del mondo del lavoro che nel nostro territorio soffrono la crisi nei termini della cassa integrazione e dell’espulsione dal mercato del lavoro, ma anche la precarietà, il lavoro a progetto, la catena dei sub-sub appalti.
All’ assemblea sono stati invitati ad intervenire nel dibattito anche i collettivi studenteschi, i precari della ricerca e della formazione, i gruppi organizzati della precarietà dell’informazioni e del giornalismo, e le associazioni di culturali e del volontariato. (e.o.)

Il Piccolo, 15 agosto 2010
 
STANNO PER FINIRE LE FERIE COLLETTIVE 
Rientro in fabbrica pieno di incognite 
All’Eurogroup a rischio 86 posti. Prosegue la ”cassa” a Eaton, Ansaldo e Detroit
LA SITUAZIONE NELLE GRANDI AZIENDE DEL MONFALCONESE RESTA PREOCCUPANTE

di LAURA BLASICH

Ancora una settimana e tutte le più grandi aziende del Monfalconese riapriranno i cancelli, dopo la consueta pausa per le ferie collettive. Lo faranno ritrovando di fatto i problemi lasciati momentaneamente alle spalle all’inizio di agosto. La ripresa per qualche realtà del territorio c’è già stata, ma si tratta di imprese di medie dimensioni, mentre a preoccupare, nonostante al momento il lavoro ci sia, è sempre il futuro dello stabilimento Fincantieri, in cui al momento lavorano circa 5.300 persone, di cui 3.500 dell’indotto.
Assieme a Eaton, dove pure è rientrata dopo quasi due anni di cassa integrazione una quarantina di dipendenti, e all’Eurogroup la situazione che va monitorata e seguita con maggiore attenzione secondo il sindacato dei metalmeccanici. Anche perché l’impatto di Fincantieri sulla città, tessuto commerciale compreso, rimane a dir poco importante. In cima alla lista delle priorità c’è quindi la Fincantieri.
FINCANTIERI. Il futuro dello stabilimento è legato a quello complessivo della cantieristica italiana. Il 21 settembre non a caso i sindacati si ritroveranno a Roma con i sindaci delle città sede di cantiere navale per fare il punto della situazione. L’obiettivo è quello di organizzare una manifestazione congiunta a sostegno del settore e per ottenere risposte, finora mai fornite, dal Governo, come spiega il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan. Non viene però persa di vista l’esigenza di un monitoraggio costante dell’indotto, dove «la politica pare quella della compressione dei costi e non della qualità, con ciò che ne consegue anche per i lavoratori». Attualmente sono circa 3500 i lavoratori dell’indotto Fincantieri, picco massimo in vista della consegna della Queen Elizabeth a fine settembre, ma questo numero è destinato a scendere successivamente attorno alle 3000 unità per poi ridursi a circa 2300-2500 da gennaio 2011 in poi. .
EUROGROUP. Un altro nodo è rappresentato senz’altro dall’Eurogroup, di cui è stata avviata la procedura di liquidazione a causa dell’importante contrazione degli ordini, dopo che per lo stesso motivo gli 86 dipendenti sono finiti in cassa integrazione straordinaria a zero ore. «A settembre ci sarà un nuovo incontro con la proprietà – afferma Furlan -. Cercheremo di capire cosa succede. Il momento è delicato, ma il nostro obiettivo rimane quello della salvaguardia di quegli 86 posti di lavoro».
EATON. Nonostante il timido segnale arrivato a inizio agosto con il rientro di una quarantina di lavoratori, la situazione di Eaton non si può certo definire “fuori pericolo”. «In questo caso si tratta di chiarire che consistenza ha il rientro», sottolinea il segretario provinciale della Uilm.
LE ALTRE. Il quadro è diversificato, anche se ce ne vorrà ancora perché la paura della crisi sia del tutto alle spalle. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta all’Ansaldo, anche se in quest’ultimo periodo in modo nominale. Ad agosto la cassa integrazione ordinaria, aperta da marzo per fronteggiare il calo delle commesse (che negli scorsi mesi aveva raggiunto un picco del 30%), è stata sospesa per ferie per essere riattivata a settembre. A luglio la Cigo non è stata comunque del tutto utilizzata nelle officine, mentre negli uffici si è ridotta a una giornata al mese. Qualche ordine è arrivato e Asi è sempre attiva sul mercato, ma è difficile chiudere le offerte. Alla Roen Est di Ronchi dei Legionari, 180 dipendenti, e alla Omi di Fogliano Redipuglia, 90 dipendenti, la “cassa” è al momento un ricordo. Il buon carico di lavoro alla Omi si sta traducendo nella richiesta di straordinari e nell’inserimento di alcuni lavoratori interinali. Alla Detroit di Ronchi la “cassa” proseguirà invece anche dopo le ferie. Ci sono poi realtà dove la saturazione al momento è tale che le ferie saranno scaglionate. Vedi, grazie alla fortissima diversificazione dei propri prodotti (che vanno dalle telecomunicazioni alle scatole nere per automobili), la MW di Ronchi, che tra diretti e interinali sfiora i 350 addetti ormai. Alla Terex di Monfalcone, una settantina di dipendenti, uscita dalle secche delle difficoltà del gruppo Fantuzzi, le ferie saranno pure scaglionate per fare fronte alla consegna di una gru portuale.

Il Piccolo, 22 agosto 2010

Pagate le indennità ai lavoratori Eaton 
Parziale riapertura della fabbrica con 40 richiamati

I 280 lavoratori della Eaton hanno ricevuto le indennità della cassa integrazione in deroga, anticipate dall’Inps. Si tratta di una prima parte, relativa a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a giugno. Indennità che variano da duemila euro per un lavoratore a tempo indeterminato a 1300-1500 euro per le maestranze con contratto di part-time. Come promesso dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, in occasione dell’incontro avvenuto a fine luglio, è stata superata l’impasse che aveva bloccato l’erogazione della cassa in deroga, accordata ad aprile dal ministero del Lavoro per altri 12 mesi, fino all’aprile del 2011, ma per la quale i lavoratori non avevano percepito alcuna indennità. Famiglie dunque alle prese con la difficoltà a pagare anche le spese più elementari, fino a ricorrere a indebitamenti o a sospendere le rate di mutui o degli affitti.
Il problema, come avevano spiegato i sindacati, era legato al fatto che il ministero del Tesoro non aveva ancora autorizzato la copertura della cassa in deroga comunque concessa dal ministero del Lavoro. Da qui l’intervento del prefetto che, dopo aver avviato i contatti istituzionali, ha sbloccato la vicenda, con l’anticipazione delle indennità da parte dell’Inps. Attualmente, ha spiegato il coordinatore della Rsu della Eaton, Livio Menon, rimangono gli arretrati relativi al mese di luglio e di metà agosto, che l’Inps dovrebbe garantire, a copertura anticipata, come previsto, di 4 mesi di indennità.
Con ciò in attesa che venga pubblicato il decreto ministeriale relativo alla cassa integrazione in deroga per ”mettere a regime” le erogazioni delle indennità fino alla scadenza del provvedimento, il 14 aprile 2011. I sindacati e i lavoratori confidano che il decreto possa venir pubblicato, con la firma del ministero del Tesoro, la prossima settimana. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere le 40 unità. Assieme agli interventi di manutenzione, dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte ad un’eventuale ripresa. (la.bo.)

Il Piccolo, 24 agosto 2010
 
Quali gli effetti della crisi? Radiografia del Consorzio sulle industrie monfalconesi
L’operazione finalizzata anche a rinnovare la certificazione ambientale

Il Consorzio per lo sviluppo industriale torna a radiografare le imprese insediate a Monfalcone. Un’operazione indispensabile da un lato per rinnovare la certificazione ambientale Emas di cui il Csim si è dotato in questi ultimi anni e dall’altro per individuare, come spiega il direttore dell’ente, Gianpaolo Fontana, le esigenze delle realtà  produttive per crescere e sviluppare le proprie attività. Certo è che il “censimento” servirà anche a capire quale sia lo stato di salute del tessuto industriale monfalconese a due anni di distanza dall’ultima fotografia scattata dal Csim, a crisi non ancora del tutto esplosa sul territorio locale. L’immagine che ne era uscita due anni fa era quella di un’area sana, perché secondo l’analisi voluta dal Consorzio, il bilancio occupazione delle imprese insediate nella zona Schiavetti Brancolo e del Lisert era per l’81% dei casi positivo, con una forza lavoro superiore alle 1.700 unità. La ricerca era stata condotta su un numero di 121 aziende, 85 delle quali avevano risposto dichiarando un totale di 1729 occupati nel 2007 e 1738 nel 2008. Nella scheda di rilevazione che sarà distribuita alle imprese il Csim non chiede però solo il numero degli addetti e la qualità dell’occupazione, ma anche gli aspetti critici rilevati nell’attuale localizzazione dell’attività, l’importanza assegnata alle infrastrutture logistiche, alla disponibilità di impianti per il trattamento dei rifiuti e di impianti antincendio centralizzati, oltre che di reti tecnologiche adeguate. Il Csim domanda agli insediati anche quale peso attribuiscano alla possibilità di usufruire di reti di teleriscaldamento, servizi alla persona (dai ristoranti a una struttura per il relax nella pausa pranzo), aree verdi e consulenza e assistenza tecnica e finanziaria.
«Vogliamo capire quali sono le esigenze e le necessità degli insediati riguardo all’infrastrutturazione delle aree», spiega il direttore del Csim, che si sta fra l’altro già muovendo per urbanizzare e rendere utilizzabili nuove porzioni di terreno nella zona Schiavetti-Brancolo, dove sorgerà anche un centro servizi dotato di asilo nido aziendale. Un’espansione che, nonostante le condizioni economiche non ancora stabili, sta richiamando l’interesse di diverse imprese, in prelavenza della regione, anche se di piccole dimensioni. La rilevazione del Consorzio industriale servirà comunque anche a rinnovare la certificazione Emas. Da qui le domande rivolte agli insediati su consumi annui di energia elettrica, certificazioni ambientali possedute, consumi e gestione delle acque, tipologia e quantità di rifiuti prodotti, sistemi di trasporto utilizzati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 25 agosto 2010
 
Rientro dalla ”cassa” all’Officina tubisti 
Un’intesa azienda-sindacati ha scongiurato l’annunciata chiusura del reparto

 
Con la conclusione delle due settimane di ferie collettive sono rientrati lunedì al lavoro nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone anche i 25 dipendenti dell’Officina tubisti, finora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. Quanto è stato possibile, secondo alcune sigle sindacali, grazie all’intesa raggiunta con l’azienda nell’incontro tenuto nella sede dell’Assindustria di Gorizia prima dell’inizio delle ferie. L’Officina tubisti non sarà  infatti chiusa, ma riorganizzata, come spiega MoreNO Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, firmataria del verbale di riunione assieme a Fim-Cisl, Uilm e Failms-Cisal (presente in questo caso il segretario nazionale Gabriele Bazzaro). «Nell’incontro l’azienda ci ha fatto capire che era intenzionata a ridurre di molto l’attività  dell’officina per una questione di costi e di modus operandi – afferma Luxich -. Come abbiamo sempre affermato, l’officina per noi non poteva e non può essere chiusa». L’intesa è stata raggiunta su una riorganizzazione che prevede la ricollocazione degli operai in altre officine con mansioni analoghe a quelle finora svolta, per essere reimpiegati nell’Officina tubisti nel caso in cui questo fosse necessario.
«Il rischio era che gli operai dell’Officina tubisti rimanessero in cassa integrazione fino a quando fosse rimasta aperta per poi magari finire in mobilità – dice Luxich -. In questo modo, con il verbale di riunione sottoscritto con l’azienda, invece siamo riusciti a ottenere il rientro di tutti». Con il procedere della costruzione della nuova gemella di “Dream” e “Magic” sono comunque rientrati al lavoro tutti i dipendenti della Salderia B ed entro l’inizio della prossima settimana lo saranno anche i lavoratori della linea pannelli. A settembre dovrebbe tenersi un incontro per definire il ritorno in cantiere dei lavoratori dell’area di premontaggio e montaggio. La Cigo nel cantiere navale di Monfalcone ha preso il via l’8 febbraio, coinvolgendo una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. La “cassa” ha interessato da subito anche una trentina di maestranze della salderia B e una ventina di operai adibiti ai magazzini. (la. bl.)

Il Piccolo, 04 settembre 2010
 
Cassa in deroga, finalmente arriva l’ok del ministro

Adesso c’è finalmente anche il decreto del ministero del Lavoro per la concessione della cassa integrazione in deroga ai 280 lavoratori della Eaton Automotive. Il documento è stato pubblicato solo giovedì scorso sul sito Web del ministero, anche se la data della sua emanazione è quella dell’8 agosto. Guarda caso, nemmeno dieci giorni dopo la manifestazione dei lavoratori davanti alla Prefettura di Gorizia, dopo che i sindacati avevano già sensibilizzato le istituzioni locali sulla mancata firma e quindi sulla mancata erogazione delle indennità di cassa non solo alla Eaton, ma anche all’Eurogroup e all’Adriatica, impresa dell’indotto di Fincantieri.
«Dobbiamo ringraziare il prefetto Maria Augusta Marrosu per la sua disponibilità e sensibilità e il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto per il suo intervento – afferma Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. È comunque paradossale si debba arrivare a una manifestazione per ottenere ciò che è dovuto e niente di più».
Le prospettive per la fabbrica di valvole per auto di via Bagni continuano a essere nebulose e improntate al pessimismo. La firma del decreto ministeriale però consentirà almeno di mettere a regime le erogazioni delle indennità fino alla scadenza della cassa in deroga, prevista per il 13 aprile del prossimo anno. Due settimane fa, intanto, i 280 lavoratori della Eaton avevano ricevuto un anticipo da parte dell’Inps, relativo però a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a tutto giugno. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere un totale di 40 unità.
Dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte a un’eventuale ripresa della produzione. Nell’incontro tenutosi in questi giorni in stabilimento sulla gestione dei lavoratori rientrati in fabbrica, l’azienda non si è comunque sbilanciata su un prolungamento dell’apertura dello stabilimento dopo il 17 settembre.
«L’azienda ha ribadito la difficile situazione del mercato, aggiungendo solo che entro settembre si terrà un incontro con i vertici europei», afferma ancora Menon.
Nei mesi scorsi i lavoratori della Eaton e quelli di altri realtà produttive in crisi si erano rivolte anche al Comune per tentare di ottenere un trattamento di favore in merito a tasse e tariffe. In particolare avevano chiesto una riduzione della tariffa sui rifiuti, quella che maggiormente pesa sulle buste-paga dei lavoratori.

Il Piccolo, 18 novembre 2010 
 
Eaton, rientro dalla Cig per altri 20 operai 
Senza nuove commesse resta sempre incerto il futuro produttivo

Lo stabilimento Eaton di Monfalcone continuerà l’attività  fino alla fine di dicembre, garantendo il rientro a 115 lavoratori contro i 95 impiegati fino alla metà di questo mese per raggiungere le certificazioni di qualità della produzione. Sotto l’albero di Natale di 280 dipendenti di Eaton non sembra troveranno però il regalo più atteso, cioè la certezza che la fabbrica riapra a tutti gli effetti dopo due anni di stop quasi totale dovuto alla crisi del mercato dell’automobile per il quale lo stabilimento produce le valvole.
Nell’incontro di martedì con i rappresentanti sindacali nello stabilimento di via Bagni nuova l’azienda ha annunciato che porterà tutte e quattro le linee in produzione anche nel turno di notte e fino alle 14 del 31 dicembre. In totale rientreranno in fabbrica 115 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. «L’azienda ha però aggiunto che la situazione del mercato – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento – e il computo complessivo delle valvole non consentono però di fare ragionamenti di alcun tipo a più lunga scadenza. La situazione, quindi, rimane gravissima, benché il prolungamento della produzione e il rientro di un numero maggiore di lavoratori non possa essere giudicato che in modo positivo». Società e rappresentanti sindacali si confronteranno comunque il 29 novembre al tavolo di Assindustria a Gorizia. Le organizzazioni dei metalmeccanici dubitano, però, che dalla riunione possa emergere maggiore chiarezza sul futuro. Intanto la difficile situazione dei lavoratori rischia di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale dei posti per lavori socialmente utile in regione.
La questione non è affatto secondaria, quindi, per le Rsu, che hanno chiesto un incontro al sindaco Gianfranco Pizzolitto, anche nella sua veste di presidente regionale dell’Anci, per portarlo a conoscenza del problema. I Comuni e le Province hanno comunque tempo fino al 30 novembre per presentare i nuovi progetti di Lsu alla Regione. I dipendenti di Eaton rischiano inoltre di essere penalizzati dalla scadenza abbastanza ravvicinata, il 13 aprile del prossimo anno, della cassa integrazione integrazione in deroga.

Il Piccolo, 01 dicembre 2010 
 
INCONTRO SINDACATI-AZIENDA 
Torna il lavoro alla Eaton ma il futuro resta incerto 
Rientrati dalla cassa integrazione 120 operai su 280 per produrre 40mila valvole di automobili

Da lunedì alla Eaton di Monfalcone si è tornati a lavorare anche di notte, come non accadeva da due anni. In totale sono 120, su 280, i lavoratori rientrati in fabbrica, dove si produce però una media di 40-45mila valvole per motori d’auto, circa la metà del carico di lavoro esistente prima della crisi del settore. L’uscita dalla cassa integrazione in deroga, in scadenza a metà aprile, è comunque solo temporanea, perché la società nell’incontro di inizio settimana con le segreterie provinciali di Fim e Fiom e le Rsu non ha annunciato nessun ulteriore prolungamento dell’attività oltre la fine del mese.
Non c’è, quindi, ancora alcuna chiarezza sul futuro che, sempre stando a quanto emerso al tavolo di Assindustria a Gorizia, non pare riservare nulla di buono. «La direzione di stabilimento sta attendendo il profit-plan per il 2011 – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma ci ha fatto capire di non voler dare illusioni a nessuno, perché i carichi di lavoro sono attesi in riduzione in tutto il settore automotive». In sostanza, Eaton, che possiede grandi impianti a Nordhausen in Germania e in Polonia, non può permettersi di mantenere attivo uno stabilimento con ordini in grado di saturare le linee solo per due mesi all’anno. «Il profit plan è atteso per fine gennaio – aggiunge Casotto – e solo in quel momento capiremo se ci sarà o meno la ripresa dell’attività». Al tavolo le organizzazioni dei metalmeccanici hanno comunque ribadito per l’ennesima volta di essere contrarie a un’ipotesi di chiusura e di essere pronte a battersi per evitarla. In oltre due anni di crisi la realtà di via Bagni nuova ha comunque già visto calare la forza lavoro di un centinaio di unità, grazie anche all’impiego della mobilità incentivata. Intanto in produzione ci sono tutte e quattro le linee. Rimarranno attivo fino alle 14 del 31 dicembre. In totale, in fabbrica ci sono appunto 120 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. La difficile situazione dei lavoratori rischia inoltre di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale degli Lsu attivati in Friuli Venezia Giulia.
Laura Blasich

Il Piccolo, 10 dicembre 2010 
 
INDOTTO FINCANTIERI 
Crisi alla Coifer, 40 dipendenti rimasti senza paga 

Si fanno sempre più nere le prospettive di Coifer, impresa impegnata in Fincantieri con un subappalto per Demont. In questi giorni l’Ugl ha firmato con l’azienda un nuovo verbale relativo al pagamento dello stipendio di ottobre, che non era stato versato a fine novembre alla quarantina di lavoratori. Lo scorso mese i dipendenti si erano rivolti ai sindacati per ottenere il pagamento delle buste-paga di agosto e settembre. Quanto è stato alla fine ottenuto, anche se non in modo totale, come è avvenuto ora per la mensilità di ottobre.
«Demont si è fatta carico della situazione – spiega Mauro Marcatti, della segreteria provinciale Ugl -, ma non pare che Coifer possa proseguire l’attività oltre fine anno. Se così fosse, saranno necessari nuovi incontri per definire il pagamento di tutte le spettanze ed eventualmente il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per tutelare al meglio i lavoratori, alcuni dipendenti di Coifer da una decina d’anni».
Nell’ultimo incontro che la Fiom-Cgil ha avuto con l’impresa è stato intanto firmato il ricorso alla Cigo per tutti i lavoratori con l’impegno a utilizzarla a rotazione, a seconda delle necessità. Il rallentamento della produzione nello stabilimento Fincantieri sta creando difficoltà, comunque, non solo a imprese di medio-piccole dimensioni, ma anche a realtà storiche come Beraud, in attesa di un nuovo appalto da parte della società navalmeccanica, e, pare, anche Sprea, impresa di pulizie industriali.
In cassa integrazione ordinaria a novembre c’erano 309 lavoratori delle imprese dell’appalto, stando alle ultime stime della Fiom-Cgil, che dalla fine di settembre ha firmato 14 verbali con altrettante ditte per il ricorso alla Cigo. Una cifra cui vanno aggiunti altri 35 lavoratori per i quali il 15 ottobre è stata firmata l’apertura della Cigs per 12 mesi.
È un andamento che rischia di non rallentare, visto che dall’inizio del 2011 lo scarico di lavoro per l’indotto di Fincantieri dovrebbe coinvolgere 600 addetti. (la.bl.)

Il Piccolo, 03 agosto 2010
 
Scoperta un’evasione di 8 milioni 
Intercettati dalla Gdf cinque imprenditori praticamente sconosciuti al Fisco 
Rilasciavano regolari fatture ma poi omettevano le successive dichiarazioni

Un’evasione fiscale superiore agli 8 milioni di euro, tra Iva, imposte sui redditi e Irap, messa in atto da cinque imprenditori, è stata scoperta dalla Gdf di Gorizia. In particolare l’attività investigativa ha consentito di segnalare ai competenti uffici finanziari, nel complesso, circa 8 milioni di euro di base imponibile sottratta a tassazione, ai fini delle imposte dirette, e 5,2 milioni ai fini dell’Irap, nonché di formulare proposte di recupero dell’Iva evasa pari complessivamente a oltre 700mila euro. L’indagine ha riguardato, tra le altre, una ditta di meccanica che opererebbe nel Monfalconese nell’indotto di Fincantieri e una ditta cittadina di riparazioni di apparecchiature elettroniche e tv, per la quale sarebbe stata rilevata un’evasione di 200mila euro. Le altre tre ditte si troverebbero nell’Isontino. La maxi-evasione è emersa nel corso di cinque verifiche fiscali che hanno interessato i settori della meccanica generale, della manutenzione e riparazione di macchine speciali e delle prestazioni di design. Secondo quanto accertato, sarebbe stata omessa la dichiarazione al Fisco di operazioni imponibili effettivamente poste in essere, individuate attraverso la ricostruzione del volume d’affari conseguito dai cinque contribuenti sottoposti all’attività ispettiva, ricostruzione che è stata possibile mediante controlli incrociati presso i clienti e indagini bancarie. I contribuenti controllati, pur emettendo regolari fatture, non provvedevano poi a presentare le dichiarazioni fiscali, rimanendo di fatto sconosciuti al Fisco. Le attività ispettive, che sono state concluse nei giorni scorsi, sono scaturite dal monitoraggio effettuato dai finanzieri sulle attività economiche in provincia, sia mediante l’incrocio di dati ed elementi informativi contenuti nelle numerose banche-dati in possesso degli stessi investigatori, sia attraverso il controllo economico del territorio, garantito dalle pattuglie. Il risultato raggiunto consentirà ora la rideterminazione della base imponibile effettivamente realizzata e in gran parte non dichiarata.
I contribuenti controllati, in effetti emettevano regolarmente le fatture al termine dei lavori effettuati, ma successivamente non provvedevano a presentare le conseguenti e dovute dichiarazioni fiscali. Di fatto quindi per il Fisco erano degli sconosciuti e potevano confidare nella maggior difficoltà, in tal modo, di essere individuati da parte degli organi inquirenti.

Repubblica, 8 luglio 2010

Milano, tensione al corteo degli operai. “Feriti in cinque per le manganellate”
Scontri durante la protesta per la Mangiarotti. La questura: “Non si sono fermati nel punto prestabilito”

Momenti di tensione nel centro di Milano, quando il corteo degli operai della Mangiarotti nuclear a pochi passi dalla prefettura è stato caricato dagli agenti in tenuta antisommossa e cinque lavoratori sono rimasti feriti. A denunciare l’episodio è un delegato Fiom della Rsu dello stabilimento milanese che rischia la chiusura per il trasferimento della produzione a Udine. Ma fonti della questura smentiscono le cariche facendo invece cenno ad “azioni di contenimento”: i manifestanti non si sarebbero fermati nel punto prestabilito.
“Il percorso del corteo era stato autorizzato – ha affermato Rosario Schiettini, delegato della Fiom nell’azienda che produce componenti per l’industria nucleare – ma all’imbocco di corso Monforte uno schieramento di forze dell’ordine ci ha impedito di arrivare fino al portone della prefettura. Sono partite le cariche e cinque operai sono stati colpiti dalle manganellate: uno di loro è stato portato via in ambulanza”.
La giornata di mobilitazione degli operai della Mangiarotti era iniziata davanti al consolato francese per impedire che la committente Areva chiedesse il trasferimento delle commesse dallo stabilimento di Milano. Dopo un colloquio fra un gruppo di sindacalisti e il diplomatico francese, il corteo a cui hanno partecipato anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali, ha tentato di raggiungere la prefettura per chiedere al rappresentante provinciale del governo il rispetto di una sentenza che impone alla proprietà di mantenere la produzione nello stabilimento milanese. Dopo gli scontri una delegazione di rappresentati sindacali è riuscita a ottenere un’udienza in prefettura.

Articolo e galleria fotografica su Repubblica

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