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Il Piccolo, 26 ottobre 2009

Paga globale, ditta nella rete della Gdf 
Accertata un’evasione di 270mila euro. Trasferte fittizie per ridurre i contributi
INDAGINE NELL’APPALTO DEI CANTIERI NAVALI

di FABIO MALACREA

Nella rete della Guardia di finanza una ditta dell’appalto Fincantieri che applicava la ”paga globale” ai suoi dipendenti, una prassi quindi tutt’altro che scomparsa nello stabilimento di Panzano. Alla ditta in questione è stata accertata un’evasione vicina ai 270mila euro. Dalla verifica fiscale è emerso che il titolare della ditta, che opera nel settore metalmeccanico, avrebbe corrisposto compensi irregolari a 203 dipendenti (un centinaio, in realtà, ma alcuni ”monitorati” più volte nel corso di tre anni), evitando in tal modo di versare all’erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto operare sull’intero ammontare del trattamento economico corrisposto ai dipendenti stessi, corrispondenti, appunto, a un importo vicino ai 270mila euro di imposte evase.
”Paga globale”, insomma. Una prassi che, purtroppo, è ancora vigente all’interno delle ditte dell’appalto. Secondo quanto accertato dalla Guardia di finanza, con l’obiettivo di ridurre le imposte da corrispondere in qualità di sostituto d’imposta sugli stipendi erogati ai dipendenti, il titolare della ditta, che occuperebbe dai 120 ai 130 dipendenti e opererebbe anche in Friuli e in altre zone del Nordest, corrispondeva indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate, al posto di vere e proprie integrazioni del trattamento economico.
La scoperta è avvenuta grazie al monitoraggio assicurato dai finanzieri sulle attiività economiche attive nella provincia di Gorizia, attuato incrociando quanto emerso dalle banche-dati e attraverso il controllo economico del territorio. L’intervento repressivo, spiega la Guardia di finanza, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti titolari di reddito di lavoro dipendente, sotto il profilo previdenziale e contributivo. Gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, infatti, non sono rilevanti nemmeno ai fini dell’imponibile contributivo, determinando un minor versamento per il futuro trattamento pensionistico del dipendente.
Il fenomeno dela ”paga globale”, in effetti, è proliferato dopo il massiccio ricorso agli appalti alla Fincantieri e ha raggiunto in passato una grande diffusione. Gli stessi sindacati ne fanno due fondamentali differenze: paga globale di ”serie A”, richiesta a volte dai lavoratori stessi che riescono così a garantirsi salari anche di 2000-2500 euro al mese, e di ”serie B”, imposta invece soprattutto ai lavoratori bengalesi, con salari molto più bassi e contributi minimi versati.
Il meccanismo illecito, spiega la Gdf, è ampiamente noto: da una parte il datore di lavoro eroga al dipendente il trattamento economico maturato, dall’altro comprime il carico fiscale collegato al reddito, trasformando parte dello stesso in indennità di trasferta. L’importo, quindi, diviene non più imponibile ai fini delle imposte sui redditi. Il risparmio fiscale illecito consente quindi al datore di lavoro di eludere gli obblighi fiscali.
In pratica le ritenute d’acconto vengono effettuate su una parte ridotta del compenso corrisposto. Si tratta di meccanismi fraudolenti, spiega ancora la Gdf, che consentono un sostanziale abbattimento dei costi per l’azienda e che alterano anche i principi della corretta concorrenza sul mercato, a danno degli operatori che invece adempiono puntualmente agli obblighi fiscali.

Messaggero Veneto, 26 ottobre 2009

Salari irregolari a 203 lavoratori 
Una ditta è stata scoperta dalla Finanza: ha evaso il fisco per 270 mila euro
Al posto dello stipendio ai dipendenti erano corrisposti indennità e rimborsi spese per trasferte mai effettuate
 

Un’evasione per un importo vicino ai 270 mila euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Gorizia, nel corso di una verifica fiscale. Il titolare di una società attiva nel settore della meccanica – secondo quanto emerso dai controlli effettuati dalle Fiamme gialle e dall’incrocio di banche dati – aveva, infatti, corrisposto per tre anni compensi irregolari a ben 203 lavoratori dipendenti. 
In questo modo avrebbe evitato di versare all’Erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto effettuare sull’intero ammontare del trattamento economico. In pratica, per evadere le tasse, il titolare corrispondeva ai propri dipendenti indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate.
Ancora un efficace intervento repressivo, dunque, effettuato dalle Fiamme gialle del Comando provinciale goriziano nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale. Il monitoraggio costantemente assicurato dai finanzieri sulle attività economiche di Gorizia e provincia, attuato sia mediante l’incrocio dei dati e degli elementi informativi contenuti nelle banche dati sia attraverso il costante controllo economico del territorio, ha consentito di individuare questa volta un imprenditore operante nel settore dei lavori di meccanica generale.
Il titolare della società corrispondeva ai dipendenti indennità e rimborsi spese per trasferte che in realtà, secondo quanto riferiscono le Fiamme gialle, non erano state mai effettuate e ciò al posto delle vere e proprie integrazioni del trattamento economico spettante. Un meccanismo illecito ampiamente noto e frequentemente oggetto di contestazione nell’ambito delle verifiche fiscali sviluppate dai finanzieri: in tal modo, infatti, da una parte il datore di lavoro provvede effettivamente a erogare al lavoratore dipendente, in termini quantitativi, lo stipendio dovuto, dall’altro comprime il carico fiscale trasformandolo fittiziamente in indennità di trasferta.
Così facendo l’importo diviene non più imponibile ai fini delle imposte sui redditi, se contenuto entro i limiti previsti dalla normativa fiscale. L’effettivo risparmio fiscale conseguito, sia pure con modalità illecite, consente – quindi – di eludere gli obblighi fiscali che il datore di lavoro dovrebbe, in realtà, assolvere.
Nel caso scoperto dai finanzieri goriziani, in particolare, il contribuente sottoposto a verifica fiscale aveva corrisposto compensi irregolari nei confronti di ben 203 lavoratori dipendenti, nel corso di tre anni. In tal modo aveva evitato di versare all’Erario le ritenute d’acconto e così facendo, secondo le Fiamme gialle, ha evaso le imposte per quasi 270 mila euro.
Da sottolineare che l’intervento dei finanzieri, in questi casi, oltre che essere mirato al contrasto dell’evasione fiscale, è finalizzato a garantire la tutela dei diritti maturati dai lavoratori dipendenti, sotto il profilo previdenziale e contributivo: gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, anziché quale vera e propria retribuzione, non sono infatti rilevanti ai fini dell’imponibile contributivo, determinando quindi un versamento minore per il futuro trattamento pensionistico.
Piero Tallandini

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Il Piccolo, 30 marzo 2009

FINANZA 
Scoperti 76 lavoratori irregolari 
Imprenditore isontino ha evaso l’erario per oltre 250mila euro
Nel mirino un’azienda del manifatturiero

di FRANCESCO FAIN

GORIZIA Corrispondeva compensi irregolari consistenti in indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate ai suoi 76 dipendenti. In questa maniera – se da una parte erogava «sottobanco» al lavoratore l’entità che gli spettava, dall’altra comprimeva il proprio carico fiscale in quanto si trattava di somme in parte non imponibili ai fini delle imposte sui redditi. Protagonista un imprenditore isontino.
A scoprire il reato è stata la Guardia di Finanza di Gorizia nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale. Il titolare dell’azienda, che opera nell’ambito manifatturiero, aveva messo in atto un meccanismo che – secondo le Fiamme Gialle – è in realtà molto usato e oggetto anche di contestazione nell’ambito delle verifiche fiscali. In questo caso, l’industriale ha evaso l’erario per circa 250 mila euro. «L’intervento delle Fiamme Gialle – si legge in una nota – oltre che contrastare l’evasione fiscale, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti sotto il profilo previdenziale e contributivo. Inoltre questi meccanismi fraudolenti se da un lato consentono un abbattimento dei costi per l’azienda, dall’altro alterano i principi della corretta concorrenza sul mercato.
«Nel caso scoperto dai finanzieri, in particolare, il contribuente sottoposto a verifica fiscale aveva corrisposto compensi irregolari nei confronti di 76 lavoratori dipendenti, secondo il meccanismo illecito sinteticamente descritto, nel corso di tre anni, “evitando” in tal modo di versare all’erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto operare sull’intero ammontare del trattamento economico corrisposto agli stessi, corrispondenti ad un importo prossimo ai 250mila euro di imposte evase – si legge in una nota delle Fiamme gialle -. Tra l’altro, l’intervento repressivo operato dai finanzieri, come molti altri della stessa natura, oltre che essere preordinato all’attività di contrasto dell’evasione fiscale, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti titolari di reddito di lavoro dipendente, sotto il profilo previdenziale e contributivo, atteso che gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, anziché quale vera e propria retribuzione, non sono rilevanti nemmeno ai fini dell’imponibile contributivo, determinando – pertanto – un minor versamento periodico per il futuro trattamento pensionistico».

Il Piccolo, 03 dicembre 2008 
 
ATTIVATO IL PROTOCOLLO DI TRASPARENZA SUGLI APPALTI  
Fincantieri, sotto controllo 600 ditte  
Soddisfazione moderata dei sindacati: «È stato sprecato un anno»
 
 
Il tavolo convocato dal prefetto Maria Augusta Marrosu lunedì a Gorizia ha di fatto attivato il Protocollo di trasparenza sugli appalti in Fincantieri, siglato all’inizio di novembre del 2007. C’è soddisfazione, quindi, da parte dei sindacati confederali e delle organizzazioni dei metalmeccanici, che a lungo avevano sollecitato la stipula del protocollo, ma anche rammarico, come sottolinea il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva. «La verità è che, alla fine, abbiamo perso un anno – afferma Liva -. I sindacati sono venuti a conoscenza che il protocollo non era stato in concreto attivato solo una decina di giorni fa, in occasione di un tavolo convocato sempre in prefettura, ma per discutere di sicurezza sul lavoro». I sindacati non negano che tutti gli enti ispettivi e tutti gli altri soggetti preposti, compresa Fincantieri, abbiano svolto con scrupolo i propri compiti. «Il protocollo è però uno strumento straordinario – aggiunge Liva -, creato per rispondere a una situazione straordinaria, e per un anno non abbiamo potuto utilizzarlo. Nel novembre del 2007 ci aspettavamo quindi fosse messo immediatamente in essere e di poter contare sul meccanismo in grado di consentirci di effettuare le segnalazioni di eventuali situazioni di irregolarità». Il tavolo di lunedì ha comunque messo in moto il protocollo e i sindacati possono contare su un referente in Prefettura. Inoltre il prefetto Marrosu ha avviato la costituzione del gruppo di monitoraggio misto previsto dall’accordo e di cui faranno parte rappresentanti degli enti ispettivi, Inps, Inail. «Potremo quindi effettuare le segnalazioni che abbiamo già pronte – afferma Liva – e riguardano a esempio alcuni casi di corresponsione della paga globale a lavoratori stranieri».
Il nodo della mancata attuazione del Protocollo di trasparenza era appunto emerso al tavolo convocato dal prefetto per fare il punto sulla situazione della sicurezza sul lavoro. Nell’incontro era inoltre emerso che Fincantieri non aveva trasmesso, come previsto, i dati relativi alle imprese dell’appalto all’Ufficio provinciale del lavoro. «Fincantieri ha posto rimedio, perché tutti i soggetti interessati hanno ricevuto prima della riunione di lunedì – afferma il segretario provinciale della Cgil – l’elenco delle 600 imprese che nel corso dell’anno hanno operato, anche per periodi di tempo limitati, all’interno dello stabilimento». In base a quanto previsto dal protocollo, Fincantieri deve provvedere appunto a «fornire tempestiva informativa sulle imprese a qualsiasi titolo fornitrici di lavori, beni e servizi nello stabilimento di Monfalcone».
Era prevista poi la costituzione del gruppo di monitoraggio, coordinato dalla prefettura e composto da Direzione provinciale del lavoro, Inps, Inail, Servizio di prevenzione dell’Ass. Il gruppo doveva funzionare e agirà da osservatorio sullo svolgimento delle verifiche di competenza e sugli accertamenti nell’ambito delle attività appaltate a terzi all’interno della Fincantieri. Gli enti coinvolti dovranno mettere in rete le proprie informazioni in modo da rendere efficace e veloce l’attività di accertamento. L’obiettivo doveva essere quello di permettere di «verificare la sussistenza di eventuali cointeressenze nella conduzione delle forniture di soggetti direttamente o indirettamente legati a fenomeni devianti». (la.bl.)

Il ricatto si chiama paga globale
Parla un lavoratore con salario in nero. E senza garanzie

L’Espresso, 14 febbraio 2008.

Lavorare senza ferie. Senza tredicesima. Senza malattia. Senza liquidazione. Senza scarponi antinfortunio, senza indumenti appropriati, senza pause. Il contratto di Antonio C., 33 anni, saldatore napoletano, e di migliaia di operai italiani e stranieri che negli ultimi anni hanno costruito le navi di Fincantieri si chiama ‘paga globale’. Ufficialmente è un contratto che non esiste: è fuorilegge. Un accordo ‘a voce’: un terzo, il minimo possibile, in busta paga, due terzi in nero. Antonio C. prende 9 euro l’ora netti. I suoi colleghi bengalesi e romeni scendono a 6 o 7.

Perché si accetta la paga globale?
“Perché se sei napoletano non hai alternative. Devi competere al ribasso con gli stranieri. E anche perché solo così puoi guadagnare duemila euro al mese. Se no, come vivi? Con la paga sindacale avrei più garanzie. Ma non prenderei più di mille duecento euro”.

Quanto ha in busta paga?
“Ottocento, novecento euro al mese. Fanno figurare 40 ore di lavoro, al massimo 150. Contributi, ferie, permessi sono tutti fittizi. Il resto, fino a duecento ore, è in nero”.

Da quanti anni lavora in Fincantieri?
“Una decina. Ma sono dipendente di una ditta terza che ha preso in appalto il lavoro di allestimento delle navi”.

Da dieci anni lavora per la stessa ditta?
“No, queste ditte non durano più di uno o due anni. Cambiano nome. Cambiano soci. E se un operaio si fa male, vengono sciolte. Spariscono. Per sfuggire al fisco, ai controlli, ai risarcimenti”.

I dirigenti di Fincantieri conoscono la situazione?
“Se una ditta non ci paga il dovuto, per prima cosa andiamo a segnalarlo all’ufficio personale di Fincantieri. E loro intervengono perché in cantiere non ci sia casino. Sicuramente i dirigenti sanno”.

L’ultima volta che è andato in ferie?
‘Tre estati fa, a Napoli, dai miei. Se vai in ferie sei a paga zero”.

1 – PAGA GLOBALE TRA IL LEGALE E L’ILLEGALE

Detrazioni/deduzioni d’imposta.

Quando fu introdotta la paga globale, tra le ditte in subappalto presso Fincantieri, aveva un significato abbastanza preciso: la liquidazione fedele di alcune voci rientranti nei rispettivi Contratti Collettivi Nazionali del Lavoro per cui un calcolo preciso era ancora possibile farlo.
Negli anni ha assunto significati diversi fino ad arrivare ad una piuttosto avulsa equivalenza del tipo “ti do tot euro per ogni ora di lavoro”.
Bisogna riconoscere una certa flessibilità di adattamento del lavoratore a questo sistema che lo induce a violare la normativa per ottenere qualcosa di più nella forma della contrattazione individuale. Non per tutti però, solo per i più furbi e più disposti ad operare in una zona grigia potenzialmente punibile dal punto di vista fiscale.
Vediamo quale è l’arcano.
Ogni anno il datore di lavoro chiede ai suoi dipendenti un’autocertificazione relativa alle detrazioni d’imposta tramite un modello sui generis di quello che potete scaricare al seguente link: http://www.moduli.it/item.php/1826
Questo vale per tutti i lavoratori dipendenti, indifferentemente dal modo in cui viene calcolato e liquidato lo stipendio.
Tramite questo modello il lavoratore dichiara soprattutto di avere familiari a carico con la conseguenza di un abbattimento della base imponibile sulla quale vengono calcolate le tasse che finiscono nelle casse dello stato per ogni ora lavorata.
Per essere più chiari, si pagano meno tasse e si ha una parte monetaria in più in busta paga.
O Meglio, così dovrebbe essere nel caso della paga perfettamente sindacale.
Nella formazione attuale della paga globale, la parte relativa alla detrazione non viene considerata e chi ha consegnato il modello di autocertificazione delle detrazioni ne perde il vantaggio derivante.
Per il datore di lavoro si delinea la seguente situazione. Comunica lo stesso all’erario la detrazione dichiarata dai suoi dipendenti ed ottiene uno sconto corrispondente sulle tasse che l’impresa deve versare allo stato.
Questa dinamica può assumere diverse chiavi di lettura.
A seconda di come vogliamo affrontarla può configurarsi come un furto ai danni del lavoratore, come una truffa ai danni dello stato o come la possibilità ci creare veri e propri fondi neri nati dal nulla e da impiegare all’occorrenza in tutt’altre questioni. Dalla più classica come il pagamento di straordinari non dichiarati fuori busta fino ad arrivare alle trame più oscure del malaffare (riciclaggio?).
Il grosso impiego di lavoratori stranieri in questi ultimi anni, per i quali esiste una certa elasticità di applicazione delle regole nel frattempo che avanza un’idea di integrazione (tra la produzione dei codici fiscali dei familiari, la comprensione dei doveri fiscali relativi alla dichiarazione dei redditi, ecc.), ha dato origine ad un’ulteriore tendenza sul piano individuale.
Alcuni lavoratori del subbapalto chiedono al datore di lavoro di non compilare il modello di autocertificazione delle detrazioni, peraltro sempre in italiano e mai tradotto nelle diverse lingue, con lo scopo di farsele applicare tutte in una volta sola in sede di dichiarazione dei redditi tramite i modelli 730 o Unico.
Questo permette al lavoratore di ottenere la liquidazione diretta o in busta paga di quello che gli spetta ma lo mette anche nella condizione di infrangere la normativa fiscale che prevede l’obbligatorietà dell’autocertificazione delle detrazioni.
La tendenza attuale è quindi quella di rendersi complici delle malefatte d’impresa per far fronte alla morsa della precarietà o, in alternativa, di essere truffati.
Una dinamica esattamente speculare a quella che succede sul territorio dove da qualche anno alcuni proprietari di case hanno cominciato ad inserire nella cifra della mensilità d’affitto una parte in più corrispondente al contributo concesso dalla Regione, tramite il Comune, del Fondo di sostegno alle
abitazioni in locazione.
In questo caso il documento centrale è costituito dal modello F23 con il quale viene pagata l’imposta di registro e di rinnovo dei contratti d’affitto presso l’Agenzia delle Entrate.
Documento che dovrebbe essere per legge prodotto in fotocopia al conduttore dell’appartamento ma che, come nel caso dell’autocertificazione della detrazione d’imposta, viene rilasciato in base alle convenienze e alle flessibilità del mercato o meglio di quella zona grigia delle dinamiche neoliberiste che si allargano sempre di più determinando il  campo costituente della precarietà.

Mauro Bussani, 20 marzo 2008.

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

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Il caso Fincantieri:
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Monfalcone:
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Di Giulio Tarlao


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