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Tempi strani, questi. Anche per Monfalcone
Sembra proprio che tutti i problemi e le contraddizioni che attraversano il pianeta si siano dati appuntamento qui.

Editoriale del numero 01, gennaio 2009.

Il problema dei migranti? noi ce l’abbiamo.
Quello della domanda e dell’offerta di lavoro che non si incontrano e quindi sempre più manodopera da fuori? Noi ce l’abbiamo.
Nuove forme di organizzazione produttiva che privilegia appalti e subappalti e quindi precarietà? Noi ce l’abbiamo.
Infortuni e morti sul lavoro? Noi ce li abbiamo.
Un implacabile serial killer come l’amianto? Noi ce l’abbiamo.
Inquinamento ambientale tra centrale elettrica, colibatteri dall’Isonzo, terreni inquinati? Noi ce l’abbiamo.
Intasamento ed inadeguatezza del sistema di mobilità e di trasporto? Noi ce l’abbiamo.
Diffi coltà di sbocchi professionali per lavori qualifi cati? Noi ce l’abbiamo.
Emergenza abitativa? Noi ce l’abbiamo.
Una classe politica – maggioranza ed opposizione – spesso inadeguata? Noi ce l’abbiamo.
Il disagio sociale, la crescita della povertà? Noi ce l’abbiamo.
Sacche malavitose? Ce le abbiamo.
Bene. E allora?
Allora è inutile mettersi a piangere in memoria di un passato che ci sembra invidiabile solo oggi che siamo nel suo futuro, ma che a ben pensarci non è mai stato troppo tranquillo.
L’industrializzazione improvvisa dell’inizio ‘900, la prima guerra mondiale, il fascismo e le persecuzioni che questo territorio ha subito, la prima ondata migratoria che ha fatto lievitare la città, la seconda guerra, gli anni duri della ricostruzione, la strage dell’amianto che ancora continua.
Eppure Monfalcone è riuscita sempre, con cocciutaggine, a guardare i problemi in faccia e ad affrontarli e a ripartire con un dinamismo magari confuso ma sconosciuto in altre aree della Regione.
Non saranno le posizioni conservatrici espresse con la testa rivolta all’indietro dagli esponenti politici dell’opposizione più retrograda di tutto il nord est, non sarà l’afasia dei partiti di maggioranza, non sarà un’ amministrazione comunale, quand’anche diligente, a disegnare la Monfalcone che verrà.
Dobbiamo assumerci noi tutti cittadini il compito di costruirla approfittando anche delle opportunità che le trasformazioni della città ci offrono.
Bisogna tornare ad essere protagonisti del destino di questa città, ad affrontare con intelligenza e fatica la comprensione e la soluzione dei problemi. Ragionando sui problemi veri e non su questioni pompate ad arte per interessi politici o di mercato dei giornali come la questione rifi uti e quell’altra sulla sicurezza.
Dove sta scritto che non saremo capaci di ripartire ancora una volta?
Una nuova Monfalcone è davanti a noi e non sarà mai più quella di prima.
Possiamo lavorare per renderla un posto dove ci piaccia ancora vivere o la vogliamo livida, timorosa, morta?

Questo giornale nasce per parlare, discutere e far discutere sui problemi reali della nostra città e di tutto il suo territorio mandamentale verso il quale abbiamo grandi responsabilità.
Questo giornale nasce per parlare della nuova Monfalcone e anche dei suoi nuovi abitanti, di cosa sa esprimere questa città, anche delle cose belle che vi succedono.
Vogliamo essere un giornale aperto per una città aperta, rinnovata, ottimista nonostante tutto.

Venerdì 23 gennaio 2009 ore 18:
PRESENTAZIONE DI MT MONFALCONE TERRITORIO
Alla libreria Rinascita di Monfalcone, viale San Marco.

Sabato 24 gennaio 2009 dalle ore 18’30:
BICCHIERATA INAUGURALE
Al bar Galleria a Monfalcone, via Duca d’Aosta.

Il blog di Monfalcone Territorio è raggiungibile al link http://monfalconeterritorio.org

MT - Monfalcone Territorio

Messaggero Veneto, 23 gennaio 2009 
 
Città e territorio, nuova rivista
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Uscirà oggi in edicola il primo numero della nuova rivista “Mt – Monfalcone territorio”, giornale promosso dall’associazione “Libertà di parola” e dedicato, come dice il nome, a Monfalcone, ma anche al suo territorio, all’area che storicamente è sempre stata associata, per destino ed evoluzione, alla città dei cantieri. “Mt vuole essere uno strumento per leggere Monfalcone non solo nell’ottica del lamento e richiamo dei bei tempi passati – spiega uno dei promotori, Arturo Bertoli, che fa parte del Comitato di redazione -, ma prendendo atto di una situazione di cambiamento, cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno. Questa trasformazione ha creato e crea problemi, ma anche tante opportunità. Cosìnoi vogliamo creare un pensiero su Monfalcone che sia utile per definire il percorso che la città farà nei prossimi anni”.
Secondo Bertoli e Tiziano Pizzamiglio, che pure rientra tra i promotori e nel Comitato di Redazione, il giornale non vuole essere schierato nè ideologicamente, nè politicamente, “anche se forse vira a sinistra”. Tanto che ne risulta essere direttore Gabriele Polo, già direttore di Manifesto. Sarà mensile o bimensile, si troverà in edicola a due euro di costo: il primo numero è stato autofinanziato dall’associazione, gli altri numeri vivranno sulle vendite dei numeri precedenti. Il numero 1 di Mt ha un’ampia parte dedicata all’amianto “perchè è la questione più rilevante, socialmente, con cui Monfalcone ha a che fare” e in ogni numero ci sarà uno spazio dedicato a questo tema.
“Non tratteremo solo cose di Monfalcone, ma anche del suo territorio, perchè nessun processo che accade in città è disgiunto dal suo territorio. Vogliamo – dice Pizzamiglio – creare una palestra in cui esercitare il senso civico e con cui tenere d’occhio chi governa”. Mt sarà presentato oggi alle 18 alla libreria Rinascita.

Il Piccolo, 23 gennaio 2009 
 
NUOVA RIVISTA  
Polo direttore di Mt
 
 
Una nuova rivista si affaccia sulla scena e lo fa con la direzione di Gabriele Polo, che guida «Il manifesto», e ritorna ora a occuparsi della sua città. Lo fa assieme a un gruppo di appartenenti a un’area di sinistra che sconfina però in quelle dei movimenti e dell’ambientalismo e pesca pure in una zona del Pd, quella in cui si riconosce almeno una parte degli ex Ds, che non ha ben digerito la posizione assunta dall’amministrazione in materia di sicurezza e il suo spostamento al centro. Nella redazione di «Monfalcone Territorio» si ritrovano quindi Arturo Bertoli, fondatore della civica Cittadini per Monfalcone, Mauro Bussani, candidato alle ultime comunali, ma anche l’ex assessore alla Cultura Stefano Piredda e Tiziano Pizzamiglio, già presidente del Consorzio culturale. Non mancheranno, nel primo numero, frecciate non tanto nei confronti del centrodestra, quanto dell’amministrazione di centrosinistra. Promossa dall’associazione Libertà di parola, MT potrebbe rivelarsi una spina nel fianco del centrodestra, oltre che della giunta Pizzolitto, da qui alle comunali del 2011, alle quali, poi, non può essere escluso che Libertà di parola si presenti trasformata in lista civica.

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Il Piccolo, 13 ottobre 2009
 
Solidarietà dei colleghi alla famiglia di Sorgo 
Una messa ricorderà giovedì l’operaio morto un anno fa sulla Ruby

A un anno di distanza il ricordo di Michele Sorgo, l’operaio di Fincantieri morto in un incidente sul lavoro a bordo della Ruby Princess, rimane vivo. Per la famiglia, ma anche per gli amici e colleghi che non hanno lasciato sole la moglie Antonella e la figlia Mary di 7 anni. C’è chi lo ha fatto e lo sta facendo con la sua presenza, chi dando, ancora, il suo contributo. «Un assegno, che come gli altri è stato depositato su un conto intestato a nostra figlia, è arrivato in questi giorni, inviato da colleghi di un altro cantiere del gruppo», dice Antonella, che ha deciso di ricordare Michele a un anno dalla scomparsa, avvenuta il 15 ottobre 2008, anche con una messa, giovedì alle 15.30, nella chiesa di San Lorenzo a Ronchi. Dodici mesi dopo, Antonella è ancora alla ricerca di chiarezza su quanto accaduto sulla Ruby Princess. «Non so a che punto sia l’indagine della Procura – spiega Antonella Parovel, che non crede in una disattenzione del marito -. Mi auguro si arrivi appunto a fare chiarezza, per noi e perchè non si ripeta mai più quanto ci è accaduto». Come dirà a chiusura della messa giovedì, Antonella ricorda che «non è facile dimenticare le sirene, la polizia che suona alla porta di casa e tutto quello che avviene dopo». Nonostante il dolore, la moglie di Michele Sorgo continua a chiedere attenzione e impegno per migliorare la sicurezza sul lavoro. «Michele amava il lavoro e il lavoro al cantiere – c’è scritto ancora nella lettera che Antonella leggerà nella chiesa di San Lorenzo -. Era parte della sua vita, era contento di alzarsi per varcare quel portone, di assumere le responsabilità che gli avevano affidato. Per noi quel luogo ora è diventato luogo della disgrazia e della sofferenza». (la.bl.)
 
Il Piccolo, 16 dicembre 2008 
 
INFORTUNIO  
«Grazie ai cantierini per il loro sostegno»  
Parla la vedova di Michele Sorgo, morto a bordo della «Ruby»
 
 
A due mesi dalla morte a bordo della Ruby Princess di Michele Sorgo, la moglie Antonella e la figlia Mary hanno voluto ringraziare tutti i lavoratori del cantiere navale di Panzano che le hanno aiutate e stanno continuando a farlo con la propria solidarietà. Colleghi di Michele, e quindi dipendenti Fincantieri, ma anche tanti, tantissimi lavoratori delle imprese in appalto. Antonella e Mary lo hanno fatto con una lettera distribuita ieri nello stabilimento Fincantieri di Panzano, dicendo appunto grazie, ma ribadendo anche l’invito a non dimenticare, perché non ci siano altre morti sul lavoro. «In un momento di dolore come quello che stiamo vivendo – scrivono Antonella e Mary, la figlia di 6 anni – la vosta solidarietà lascia un segno indelebile nel nostro cuore. Vogliamo ringraziare i colleghi che hanno lavorato con Michele e tutti coloro che lo hanno conosciuto. Vogliamo infine ringraziare i lavoratori delle ditte esterne per la vicinanza e la dignità che hanno dimostrato. Fate in modo che la tragedia di Michele non debba più accadere». Antonella Parovel non nasconde di essere rimasta colpita dal nuovo infortunio sul lavoro verificatosi alcuni giorni fa nell’area di costruzione blocchi a terra del cantiere navale.
«Non si può continuare a sperare – sottolinea con forza – che le cose vadano bene invece di fare in modo che quanto è accaduto a noi e ad altre famiglie non succeda più. Finché ce la faccio, continuerò a dirlo, perché glielo devo a Michele. Era il mio perno e ora non c’è più e questo fa male». La moglie di Michele Sorgo non nasconde di non aver sentito vicina proprio l’azienda. «Non per me o mia figlia – spiega -, ma per quanto Michele ha dato al cantiere, che veniva di pari passo con la famiglia. Mio marito non è mai stato uno che andava a lavorare per la fine del mese». Antonella non nasconde anche come accettare la solidarietà arrivata in questi mesi non sia facile. «Anche se so che è fatta con tutto il cuore – aggiunge -. È per questo che abbiamo voluto fare la lettera, per cercare di ringraziare anche quanti non riesco a raggiungere di persona. Come i lavoratori del cantiere navale di Palermo dai quali pure è arrivato un sostegno concreto proprio in questi giorni. A Staranzano si sono mossi la scuola e il sindaco, anche se abitiamo qui da solo un anno». A casa la moglie di Michele Sorgo ha ricevuto anche la visita di un’altra moglie che 17 anni fa ha perso suo marito in un incidente sul lavoro nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. «Non bisogna dimenticare, perché sennò non cambierà niente», dice ancora Antonella, convinta che una battaglia del genere non possa essere abbandonata. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 16 dicembre 2008 
 
La vedova e la figlia di Michele Sorgo ringraziano per la solidarietà ricevuta 
 
MONFALCONE. Il 15 ottobre moriva a causa di un tragico infortunio a bordo della Ruby Princess, in Fincantieri, Michele Mauro Sorgo. Una morte che ha provocato dolore, rabbia, voglia di un cambiamento reale e che ha lasciato sole la moglie Antonella e la figlioletta Mary. E proprio Antonella e Mary hanno scritto una lettera in ricordo del marito e del papà, ringraziando tutti i lavoratori che con la loro solidarietà le hanno aiutate.
«In un momento di dolore come quello che stiamo vivendo – scrivono –, la vostra solidarietà lascia un segno indelebile nel nostro cuore. Vogliamo ringraziare i colleghi che hanno lavorato con Michele e tutti coloro che l’hanno conosciuto. Vogliamo infine ringraziare i lavoratori delle ditte esterne per la vicinanza e la dignità che ci hanno dimostrato. Grazie di cuore a tutti. Fate in modo che la tragedia di Michele non debba più accadere».
Antonella è certa che la vicinanza e la grande solidarietà dei colleghi sia dovuta alla persona che era suo marito, anche se «non è facile accettare di essere aiutati così», dice, ricordando come nei giorni scorsi sia arrivato anche un assegno dalla Fincantieri di Palermo.
Osserva che Fincantieri invece non si è mossa così rapidamente e «forse avrebbe potuto fare qualcosa di più rispetto a quanto ha dato lui al cantiere. Michele non andava a lavorare per la paga di fine mese, ma perchè amava il suo lavoro». Ricorda pure il grande aiuto ottenuto dalla scuola di Staranzano frequentata da Mary e dal sindaco Presot, «nonostante siano pochi mesi che abitiamo qui».

Messaggero Veneto, 15 ottobre 2009 
 
Messa per Michele Sorgo 
A Ronchi
  
 
RONCHI. Michele “Micky” Sorgo, l’operaio di Fincantieri morto il 15 ottobre 2008 in un tragico incidente sul lavoro a bordo della Ruby Princess a soli 43 anni, sarà ricordato oggi alle 15.30 nel corso di un messa che sarà celebrata nella chiesa di San Lorenzo a Ronchi dei Legionari.
Sono trascorsi dodici mesi dalla morte di Michele, ma il suo ricordo è sempre vivo nel cuore e nell’anima della moglie, Antonella Parovel, e della figlia Mary di 7 anni, ma anche dei numerosi amici che in questo anno sono rimasti vicini alla famiglia.
Amici, che pur non essendo vicini fisicamente, non hanno mai lasciato sole Antonella e Mary, tanto che anche nei giorni scorsi è arrivato un assegno dai colleghi di uno dei cantieri del gruppo, con una somma che è stata depositata sul conto intestato alla bimba e che servirà per garantire il suo futuro.
Antonella al termine della cerimonia ricorderà il marito leggendo una lettera, in cui chiede l’impegno concreto di tutti per migliorare la sicurezza sul lavoro.
«Non è facile dimenticare le sirene, la polizia che suona alla porta di casa e tutto ciò che avviene dopo. Michele amava il lavoro e amava il suo lavoro al cantiere. Era parte della sua vita – dice –, era contento di alzarsi per varcare quel portone, di assumere le responsabilità che gli avevano affidato. Per noi quel luogo ora è diventato luogo della disgrazia e della sofferenza».

Il Piccolo, 15 novembre 2008 
  
UN MESE FA LA MORTE DI SORGO  
La moglie commossa dalla solidarietà ricevuta  
Anche aiuti economici da sconosciuti alla famiglia dell’operaio deceduto
 
 
Un mese fa la scomparsa di Mauro Michele Sorgo, il ronchese vittima di un incidente allo stabilimento della Fincantieri. Un triste anniversario che da l’occasione alla moglie Antonella, anche a nome della figlia Mary, di ricordare tutti coloro i quali hanno aiutato la famiglia, sia moralmente, sia anche in termini economici. «Tante persone semplici – sono le sue parole – che si sono adoperate per confortarmi in questo doloroso momento. Gente che non conosco, nomi che non ho mai sentito, ma che porterò sempre nel mio cuore. Sono attonita di fronte all’affetto dimostratomi dalla gente comune, che lavora e che si è privata di una parte dello stipendio per aiutarmi, mentre chi dovrebbe essere presente non si è fatto vivo». Antonella Parovel ricorda quello che è stato un anno funesto per il cantiere. Due morti, due famiglie distrutte, senza papà e mariti, costrette ad affrontare da sole la cruda realtà della vita. «Una mancanza che diventa pesante – continua – come un macigno che non riesci a sollevare. Momenti di panico, in cui le domande di nostra figlia, semplici e spiazzanti, non trovano risposta. Non si può più pensare a una logica di guadagno a scapito delle vite umane. Non voglio che ciò che è successo a me e ad altre famiglie succeda ancora. Senza che sia fatto nulla. Non si può vivere nell’attesa che arrivi un poliziotto che prima di proferire parola ti ha già fatto capire tutto».
Luca Perrino

Il Piccolo, 16 novembre 2008 
 
INFORTUNIO SUL LAVORO  
Solidarietà di Staranzano ai familiari di Mauro Sorgo  
Messa, concerto e raccolta di fondi in ricordo dell’operaio morto a bordo della «Ruby»
  
 
STARANZANO Un concerto alla memoria dello staranzanese Mauro Sorgo, morto sul lavoro lo scorso mese a bordo della Ruby Princess in Fincantieri pochi giorni prima della consegna all’armatore e una raccolta di fondi destinata alla sua famiglia con grande partecipazione di pubblico. Si è sviluppata così la serata di solidarietà che si è svolta a Dobbia organizzata dall’assessore alla Cultura Giorgio Carneglia e che si è aperta con la celebrazione nella chiesetta della frazione di una messa. Poi l’esibizione de coro femminile Audite Nova diretto dalla maestra Gianna Visintin Quargnal e del coro Edi Forza con la maestra Annalisa Miniussi. Entrambe le formazioni corali staranzanesi hanno presentato una serie di brani celebri del loro repertorio classico molto apprezzato dal pubblico. «C’è stata una sincera partecipazione – ha detto Carneglia – e una grande sensibilità da parte di tutta la gente per questa particolare occasione, nella quale era prevista anche la festa di San Carlo. Non avevamo dubbi sull’immensa generosità della gente che ha voluto essere vicino alla vedova Sorgo per partecipare al dolore avuto in questa grande tragedia. Un ringraziamento a tutti». Ogni anno, infatti, la festa di San Carlo organizzata dalle associazioni e dal Comune, effettua una raccolta di fondi a scopo umanitario che poi viene destinata ad associazioni Onlus, come Via di Natale, Burkina Faso o nella ricerca. (ci. vi.)

Il Piccolo, 26 ottobre 2008 
 
LETTERA A NAPOLITANO  
I sindacati: migliorare le norme di sicurezza
 
 
Si intitola «In memoria di Mauro Michele Sorgo» la lettera inviata da Fim, Fiom e Uilm nazionali al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, al presidente del Senato Renato Schifani e al presidente della Camera Gianfranco Fini per richiamare ancora una volta l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro. «Noi dipendenti di Fincantieri, colleghi di lavoro e amici di Mauro Michele vogliamo ricordarlo chiedendo che vi sia un maggiore impegno in tema di sicurezza e ambiente di lavoro – si afferma nella lettera -, rivendicando una cultura che mette al centro non le mere esigenze produttive, ma principalmente il valore e la tutela della persona, gestendo, applicando e migliorando quelle regole che consentano una sempre maggiore tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro». Nella lettera si chiede quindi la salvaguardia del Testo unico in materia di sicurezza sul lavoro da modifiche peggiorative, ma anche che «venga proseguita con ulteriori interventi, controlli, investimenti e procedure adeguate la battaglia a difesa della sicurezza e della salute, e quindi della vita, in tutti i luoghi di lavoro». Intanto la famiglia di Sorgo ringrazia quanti le si sono stretti attorno in questi giorni. «La piccola Mary Sorgo ringrazia coloro che hanno voluto partecipare alla perdita del papà», sono le parole della famiglia, che auspica che quanto accaduto a Mauro Michele non venga dimenticato.
 
 
Rc: «Contro le morti bianche mozioni nei Comuni»  
Dopo l’ultimo infortunio in Fincantieri appello alle altre forze politiche per la tutela della salute
 
 
Rifondazione comunista trasforma la richiesta di dimissioni del gruppo dirigente di Fincantieri, scattata subito dopo la morte in un incidente di Mauro Michele Sorgo, in una vera e propria campagna per chiedere che la società volti pagina, ma in modo concreto, sul fronte della sicurezza sul lavoro. Lo hanno annunciato ieri il segretario cittadino del partito, Emiliano Zotti, il segretario provinciale Alessandro Saullo, e il consigliere regionale Roberto Antonaz. Gli esponenti di Rc ieri hanno quindi lanciato un appello a tutti i partiti e a tutti gli amministratori locali a condividere questa battaglia che avrà come primo atto la presentazione di mozioni in tutti i Consigli comunali in cui Rifondazione è rappresentata. A iniziare da quello di Monfalcone. Zotti ieri ha innanzitutto richiamato i contenuti del Testo unico in materia di sicurezza, che prevede da un lato la valutazione del rischio e poi la messa in atto delle misure conseguenti da parte delle aziende. «Riteniamo non siano passaggi perfettamente applicati in Fincantieri – ha aggiunto Zotti – la cui dirigenza dovrebbe quindi effettuare una profonda riflessione. Rifondazione ritiene comunque che chi non ha saputo o non ha voluto attuare quanto previsto dal Testo unico debba dimettersi». La politica, in ogni caso, «non deve andare solo ai funerali e ricordarsi del lavoro solo a fronte di eventi tragici», ha sottolineato Saullo. «La politica deve farsi carico di un’azione diretta – ha affermato il segretario provinciale di Rc -, perché non è una grande fabbrica quella che non si occupa della salute dei suoi lavoratori. E non è efficace quella politica che non riesce a costringere le aziende ad avere una responsabilità sociale». Saullo ieri ha quindi sollecitato «tutte le istituzioni a muoversi per far cambiare rotta a Fincantieri in modo definitivo, dando tempi certi entro cui attuare le misure decise e controllando i risultati ottenuti». Rimettere al centro il ruolo della politica si traduce quindi in pratica nella richiesta «a tutti i sindaci e gli amministratori locali di agire nei confronti dell’azienda» e a tutti i partiti di «condividere un progetto comune per cambiare le cose». Antonaz ha ricordato ancora il secondo posto che la provincia di Gorizia detiene a livello nazionale per la frequenza degli incidenti sul lavoro. «Va detto con forza che non è il destino, soprattutto in un’area che non può considerarsi arretrata», ha detto Antonaz, che ha criticato anche l’annuncio di Fincantieri di volersi dotare di un grande piano per la sicurezza. «Significa che sono i primi ad ammettere che non c’era sicurezza finora – ha proseguito -. Non si può sempre attribuire la responsabilità alla disattenzione dei singoli, si pensi alla fretta, agli appalti, al precariato. Facciamo una battaglia comune e questo gruppo dirigente si trovi a fare i conti con un’opinione pubblica che non tollera più infortuni e morti sul lavoro». (la. bl.) 
 
Un monumento per ricordare i caduti sul lavoro  
Cerimonia davanti al cimitero, presenti il presidente nazionale dell’Anmil, il vicesindaco e il vescovo
 
 
E’ «basta» la parola che è risuonata più spesso ieri nel corso dell’inaugurazione del monumento ai caduti sul lavoro realizzato dall’Anmil nello spazio verde antistante l’ingresso del cimitero cittadino. Un evento programmato da tempo, ma che si è collocato dopo il nuovo infortunio mortale del 15 ottobre nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, lo stesso che, attraverso il sostegno della società e dei lavoratori, ha collaborato, assieme al Comune, alla realizzazione concreta del monumento ideato da Franco Buttignon, ex coordinatore Fiom nella Rsu del cantiere navale. Da parte del presidente provinciale dell’associazione degli invalidi e mutilati sul lavoro, Emilio Jelen, ma anche dall’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, è venuto un forte invito a fare di più sul fronte della prevenzione e dell’applicazione delle leggi in materia di sicurezza. «Non voglio più sentire che è morto un collega per un infortunio o una collega di malattia professionale perché è stata esposta all’amianto – ha detto Licia Morsolin -. Questa è la vera emergenza da affrontare. Facciamo in modo che il lavoro sia sicuro». Da parte dei sindacati ieri è giunta però una forte critica non solo nei confronti dell’azienda, ma anche delle istituzioni. «Dalle istituzioni, presenti anche qui oggi, mi sarei aspettato una convocazione per un incontro – ha detto ieri a nome della Rsu Fincantieri, il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich -, anche solo una telefonate per dire “Cosa sta succedendo?”. Invece non abbiamo sentito nessuno, ma nessuno potrà neanche dire a noi che non abbiamo segnalato. Ho apprezzato le parole del vescovo al funerale di Mauro Michele: la fabbrica è fatta per i lavoratori e non viceversa. E sempre il vescovo ha sollecitato la riflessione: le due morti in cantiere si potevano evitare? Si potevano fare maggior investimenti? Noi ora attendiamo le risposte, perchè siamo stanchi di sentire solo parole. Crediamo ancora nelle istituzioni e nel dialogo e che le cose possano migliorare, ma le coscienze devono essere svegliate prima che succeda il peggio. Il dialogo deve essere costante». Il presidente nazionale dell’Anmil, Petro Mercandelli, che ha sottolineato l’assenza dell’amministrazione regionale, ha posto il problema non solo della prevenzione, ma di cosa accade ai superstiti degli infortuni, alle vedove, ai figli. «E’ ora di dire basta ai morti sul lavoro», ha affermato il presidente nazionale dell’Anmil, lanciando un appello agli imprenditori per la prevenzione e alle istituzioni per la tutela dei lavoratori invalidi. Davanti al monumento, scoperto dalla vicesindaco di Monfalcone, Silvia Altran, e dal presidente nazionale dell’Anmil, l’arcivescovo Dino De Antoni è tornato a sollecitare una forte riflessione sul lavoro, sui suoi ritmi e orari, sul suo senso ultimo, come aveva già fatto mercoledì nell’omelia del funerale di Mauro Michele Sorgo. Giusto quindi erigere un monumento per non dimenticare, ha detto il vescovo, «ma anche le nostre domande». A iniziare da quella se «è legittimo un ritmo di lavoro che porta a infortuni, mutilazioni e morte». Alla cerimonia ieri erano presenti il direttore entrante dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone Paolo Capobianco e il dirigente della società Paolo Maschio, ma anche rappresentanti della prefettura, del Comune di Gorizia, dell’Inail e delle associazioni Carico sospeso e Aea.
Laura Blasich

SINDACATI  
Fincantieri, sciopero e assemblee  
Iniziativa di Fiom. Fim e Uilm dopo l’incontro sul rinnovo del contratto 
L’astensione si terrà mercoledì e giovedì
 
 
La ripresa del confronto venerdì a Roma tra Fincantieri e Fim, Fiom, Uilm per il rinnovo del contratto integrativo ha avuto un esito tutt’altro che positivo. La Fiom-Cgil ha già proclamato un’ora di sciopero che sarà utilizzata mercoledì e giovedì per tenere assemblee in tutti gli stabilimenti e informare il lavoratori sui contenuti del documento che la società ha presentato al tavolo. La Fim-Cisl esprime invece quanto meno preoccupazione per quanto emerso nell’incontro di venerdì scorso. «L’azienda ha posto la questione delle ripercussioni della crisi finanziaria ed economica – spiega il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus – da cui Fincantieri non sembra sia esclusa. La situazione in sostanza non è tranquilla come un paio d’anni fa, anche per Monfalcone, dove le lavorazioni che impegnano i dipendenti si fermano al febbraio del 2010». Nel caso del parco-lamiere lo scarico di lavoro potrebbe comunque essere avvertito già nella seconda metà del prossimo anno. «C’è una difficoltà di reperimento di commesse sul mercato – aggiunge Turus -. C’erano tre ordini nell’aria, ma sembrano sospesi. Rimane inoltre in piedi la questione della concorrenza dei coreani». Fincantieri ha annunciato anche un rallentamento degli investimenti previsti, stando a quanto riferiscono i sindacati. A destare preoccupazione non è però solo la situazione del mercato, ma anche l’atteggiamento dell’azienda. Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto a Fincantieri di rispondere sulle parti comuni alle tre piattaforme presentate separatamente dalle organizzazioni sindacali. «Fincantieri continua a sostenere che il sistema va efficientato – spiega Turus -. Per noi però si tratta di incidere sull’organizzazione dell’azienda e del lavoro, per la società invece l’obiettivo è raggiungibile solo attraverso un aumento della produttività, rincorrendo il modello attuale degli appalti. Speriamo che il 4 novembre, quando si terrà il nuovo incontro, Fincantieri chiarisca se ha intenzione di entrare nel merito delle nostre piattaforme». Fincantieri, sempre secondo la Fiom, avrebbe presentato «come via alternativa l’adesione dei sindacati a un patto che faccia propri gli obiettivi fondamentali del documento aziendale». La Fiom ha escluso entrambe queste ipotesi, ribadendo di volere risposte sul proprio documento. Di fatto, «se nel prossimo incontro le risposte dell’azienda confermeranno la linea del documento, allontanando così la possibilità di definire un accordo positivo per i lavoratori, sarà necessario passare immediatamente a forme di mobilitazione e di lotta molto incisive». (la. bl.)
 

Messaggero Veneto, 26 ottobre 2008 
  
Monfalcone. I sindacati: le denunce che presentiamo sono ignorate  
Inaugurato il monumento dell’Anmil per ricordare le vittime del lavoro
 
 
MONFALCONE. Ieri a Monfalcone si è tornati a parlare di vittime sul lavoro. E lo si è fatto in occasione dell’inaugurazione del monumento intitolato alle vittime del lavoro, innalzato nel giardino antistante al cimitero comunale di via XXIV maggio. Organizzata dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro), la cerimonia, ma soprattutto il monumento, hanno assunto un significato particolare, poiché fortemente voluti dagli invalidi di Monfalcone «proprio per ricordare – spiega il presidente provinciale Anmil, Emilio Jelen – nella città dei cantieri, una delle città più industrializzate della provincia ma che detiene, purtroppo, anche il triste primato degli infortuni, tutti coloro che per il lavoro e sul lavoro hanno perso la vita». 
Dure e sentite le parole di Moreno Luxich, coordinatore Fiom Cgil nella Rsu di Fincantieri. «Rappresento un’azienda che è “il territorio”, che produce il 50% del Pil provinciale, in cui però si continua a morire di lavoro e si continua a non ascoltare la denuncia dei rappresentanti dei lavoratori. Anzi l’azienda smentisce quello che dicono i sindacati. Questo stato di cose – ha detto – si deve interrompere. Dalle istituzioni, presenti anche qui oggi, mi sarei aspettato una convocazione per un incontro, anche solo una telefonata per chiedere cosa sta succedendo. Invece non abbiamo sentito nessuno, ma nessuno potrà neanche dire a noi che non abbiamo segnalato. Ho apprezzato le parole del vescovo al funerale: la fabbrica è fatta per i lavoratori e non viceversa. E sempre il vescovo ha sollecitato la riflessione: le due morti di due lavoratori in sei mesi si potevano evitare? Si potevano fare maggior investimenti? Noi ora attendiamo le risposte perché siamo stufi di sentire solo parole, di sentirci dare ragione quando accadano le disgrazie. Crediamo ancora nelle istituzioni e nel dialogo e che le cose possano migliorare, ma le coscienze – ha ribadito – devono essere svegliate prima che succeda il peggio. Il dialogo deve essere costante».
Se il vicesindaco Silvia Altran, a nome dell’amministrazione, ha sollecitato tutti a «riflettere su ciò che si può fare e ognuno deve fare la sua piccola parte», l’assessore provinciale Licia Morsolin ha evidenziato che «si sta perdendo di vista l’entità individuo. Se c’è un’emergenza sicurezza è questa, quella delle morti sul lavoro, dell’amianto, degli invalidi, delle violenze che si sviluppano in famiglia. Abbiamo il diritto/dovere di essere rispettati. Questa è l’emergenza sicurezza, non lasciamoci abbindolare da altre cose». Presente per l’occasione anche il presidente nazionale dell’Anmil, Pietro Mercandelli, che ha voluto invece portare l’attenzione sulle famiglie di chi viene coinvolto negli infortuni.
«Alle istituzioni presenti, tra cui, spiace, ma manca la Regione, chiediamo cosa si fa per la prevenzione nei posti di lavoro, ma anche cosa si fa dopo che la tragedia per chi ne è colpito» ha detto ricordando che Anmil ha dato avvio al progetto “Sosteniamoli subito”, che aiuta economicamente i familiari in attesa che venga costruita la rendita, ma garantisce anche la ricerca per le malattie professionali, motivi di morte dei lavoratori che spesso vengono dimenticati.
«Serve creare un cultura diversa del lavoro intervenendo nelle scuole, ma anche facendo cambiare idea alle azienda che ritengono una spesa aggiuntiva quella dedicata alla sicurezza». Dirette anche le parole del vescovo monsignor Dino De Antoni. Mi auguro che questo monumento sia un segno che non andrà dimenticato e che ci aiuti nella riflessione: dobbiamo mettere al mondo dei figli, lavorare e rovinarci la vita perché tutto sia sia finito così, ne varrebbe la pena?»
Il monumento, effettuato con il contributo e il patrocinio del Comune di Monfalcone e con il contributo di Fincantieri, è stato ideato da Franco Buttignon e realizzato dagli operai Fincantieri. Presenti alla cerimonia anche il neo direttore di stabilimento Fincantieri, Paolo Capobianco e il direttore del personale, Luca Fabbri. 
 
Rc: chi sbaglia in Fincantieri deve dimettersi 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Se accadano tragedie sul lavoro come quella di Michele Mauro Sorgo, ma anche di Juko Yerko, vuol dire che chi doveva applicare gli interventi per la sicurezza previsti dalla legge non ha saputo fare il suo dovere. Quindi, al di là degli avvicendamenti che sono già previsti ai vertici dello stabilimento, Rifondazione comunista a livello provinciale e cittadino, ma anche regionale, chiede che «chi non ha saputo applicare la legge si dimetta dal suo incarico. Ci aspettiamo che qualcuno di Fincantieri vada a casa».
A parte questo, Rc intende chiedere a tutti i partiti, agli amministratori, ai consigli comunali, di sostenere un progetto comune perché Fincantieri «lavi questa macchia che si porta addosso e faccia i conti con l’opinione pubblica, che chiede chiarezza e che non sopporta più la situazione». E al proposito è intenzionata a presentare mozioni simili in tutti i consigli comunali, ma anche a valutare eventuali altre azioni e iniziative. La posizione decisa di Rc è stata illustrata ieri dai segretari, provinciale, Alessandro Saullo e del circolo Monfalcone-Staranzano, Emiliano Zotti, ma anche dal consigliere regionale, Roberto Antonaz.
«Non si può assistere fatalmente a certe tragedie. La nostra provincia è al secondo posto in Italia per infortuni e in questo incide fortemente Monfalcone e, in particolare, alcune aziende. Occorre chiedersi perché, ma soprattutto arrabbiarsi quando Fincantieri, il giorno dopo la tragedia, dice che si deve fare un nuovo piano per la sicurezza: allora vuol dire che loro stessi ammettono che finora la sicurezza non era garantita – dice Antonaz –. Non puntiamo il dito contro qualcuno, ma su una situazione generale. Non vorremmo essere qui tra qualche mese a denunciare di nuovo una situazione analoga».
Sollecita quindi a non far scendere il silenzio sull’argomento e a ricordare come ritmi di produzione elevati, appalti al massimo ribasso, precariato e non formazione cancellino il vero senso del lavoro. «La politica non deve essere presente solo ai funerali, deve farsi carico di un’azione diretta. In Fincantieri deve esserci un’inversione di tendenza, una presa di responsabilità. Non è possibile – afferma Saullo – che si arrivi sempre dopo e si lanci la campagna sicurezza dopo una morte. Fincantieri non deve solo dire quanto è stata brava nella produzione, ma anche quanto sono diminuiti gli incidenti».
«Riteniamo assurdo che un diritto sancito dalla Costituzione, il diritto al lavoro, diventi un fardello», ricorda Zotti, evidenziando come il “fattore rischio” aumenti anche per mancanza di formazione, per mancanza di volontà e capacità di applicare le norme, come il testo unico sulla sicurezza in cui sono invece previste molte risorse da dedicare alla prevenzione e alla formazione». 
 
Lettera al capo dello Stato  
«Maggior impegno sul tema della sicurezza»
  
 
MONFALCONE. Hanno scritto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma anche al presidente del Senato, Schifani e al presidente della Camera, Gianfranco Fini e lo hanno fatto con il cuore in mano, per ricordare Michele Mauro Sorgo, ma soprattutto per dire basta alla morti sul lavoro e per chiedere, a rappresentanti dello Stato e del Governo, maggiore impegno in tema di sicurezza.
La lettera è stata scritta nei giorni scorsi, unitariamente, da Fim, Fiom e Uilm, i cui rappresentanti, a nome di tutti i lavoratori, chiedono «perché accadano questi fatti drammatici, nella convinzione che non siano fatalità, ma eventi sempre riconducibili al modo di lavorare e alle condizioni di sicurezza applicate. Ancora una volta – scrivono – abbiamo urlato: mai più».
Dipendenti di Fincantieri, colleghi di lavoro e amici di Michele Mauro affermano di volerlo ricordare chiedendo appunto maggior impegno in tema di sicurezza e ambiente di lavoro, «rivendicando una cultura che mette al centro non le mere esigenze produttive, ma principalmente il valore e la tutela della persona, gestendo, applicando e migliorando quelle regole che consentono una sempre maggiore tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro».
I lavoratori chiedono che venga innanzi tutto salvaguardato e difeso l’attuale Testo Unico dalle preannunciate modifiche che potrebbero depotenziarlo e che venga proseguita con ulteriori interventi, controlli, investimenti e procedure adeguate la battaglia a difesa della sicurezza e della salute e quindi della vita di tutti i luoghi di lavoro. «Solo così – concludono – il nostro paese potrà superare lo scandaloso, triste e non più accettabile primato delle morti bianche».

Il Piccolo, 25 ottobre 2008 
 
IL VARO DELLA CARNIVAL DREAM  
Un minuto di silenzio l’omaggio alle vittime  
Sirene mute alla cerimonia dopo la recente disgrazia avvenuta in cantiere 
LA PIÙ GRANDE NAVE PASSEGGERI COSTRUITA DALLA FINCANTIERI
 
 
Si è aperta con un minuto di silenzio per commemorare le vittime sul lavoro la cerimonia del varo della Carnival Dream, la più grande nave da crociera mai realizzata da Fincantieri e dal suo stabilimento di Monfalcone. L’appuntamento di ieri pomeriggio nel cantiere navale di Panzano, pur importante, perché ha di fatto segnato il raggiungimento di un ulteriore traguardo per la società e lo stabilimento, non poteva non avere al centro il tema della sicurezza sul lavoro, dopo l’incidente del 15 ottobre in cui ha perso la vita Mauro Sorgo, 43enne dipendente di Fincantieri. Il direttore uscente dello stabilimento, Carlo Demarco, all’inizio del suo intervento ha rivolto «il pensiero a tutte le nostre vittime sul lavoro», invitando «tutti a tenere alta l’attenzione» in modo da evitare il ripetersi di tragedie come quella accaduta la scorsa settimana. Anche il project manager di Carnival Cruise Lines a Monfalcone, Roberto Fazi, ha espresso innanzitutto il suo più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Mauro Sorgo. Molti lavoratori, operai e tecnici, hanno presenziato al varo, in silenzio. Non ci sono state contestazioni nei confronti dell’azienda con cui ieri a Roma Fim, Fiom e Uilm hanno ripreso il confronto per un contratto integrativo nel quale i sindacati tornano a chiedere anche più sicurezza sul lavoro. In silenzio è rimasta ieri anche la Carnival Dream, tenuta a battesimo dalla dipendente del cantiere navale Patrizia Bottaro e benedetta dal cappellano del cantiere, padre Ermenegildo Maragno. La grande nave bianca, nuova ammiraglia della flotta Carnival, non ha suonato le sirene dopo che tradizionale bottiglia di champagne si è infranta sulla sua fiancata.
Si tratta, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda, della più grande passeggeri varata nel Mediterraneo, ha sottolineato il project manager di Carnival, dimostrando la grande capacità tecnologica dello stabilimento di Monfalcone nei 100 anni della sua nascita. La realizzazione dell’unità, ha spiegato Fazi, comporta molteplici sfide sia per la complessità della costruzione sia perché si tratta di un prototipo. La Dream è contrassegnata da sostanziali modifiche rispetto le sorelle maggiori (come età e non come stazza) per quel che riguarda il profilo esterno e la distribuzione degli spazi interni. Fazi si è quindi complimentato con Fincantieri, con i suoi tecnici e le sue maestranze a Monfalcone e Trieste che «hanno contribuito a raggiungere questo primo importante traguardo». Il prossimo, la consegna dell’unità, è previsto per l’autunno 2009. Il momento del varo è stato comunque preceduto ieri dalla tradizionale e beneaugurante «coin ceremony», la posa di un dollaro d’argento sull’ultimo ponte della nave, secondo un’antica consuetudine marinara. La Dream, una lunnghezza di 306 metri e 2.559 cabine, potrà ospitare fino a 4.631 ospiti, assistiti da 1.369 componenti dell’equipaggio. Il progetto della Carnival Dream presenta molte discontinuità rispetto a quello della serie Conquest, da cui deriva per evoluzione, 6 navi costruite nei cantieri di Monfalcone, Marghera e Sestri Ponente a partire dal 1996. Notevoli infatti le modifiche che sono state apportate al layout delle sale pubbliche. In particolare il ponte 5 avrà una passeggiata che copre l’intero perimetro della nave e numerose sono le sale pubbliche e i ristoranti che si affacciano all’aperto.
Laura Blasich 
 
OGGI L’INAUGURAZIONE  
Monumento in ricordo dei caduti sul lavoro
 
 
Monfalcone ricorderà in modo tangibile i propri morti sul lavoro oggi, alle 10 inaugurando nel giardino antistante il cimitero un monumento intitolato alle vittime del lavoro alla presenza dell’arcivescovo di Gorizia Dino De Antoni e del presidente nazionale dell’Anmil Petro Mercandelli. Quest’opera assume un particolare significato, spiega l’Anmil, poiché è stato fortemente voluto dagli invalidi di Monfalcone, la città più industrializzata della provincia, ma che detiene, purtroppo, anche il triste primato degli infortuni, per ricordare tutti coloro che per il lavoro e sul lavoro hanno perso la vita. “Non a caso il presidente nazionale dell’Anmil, Pietro Mercandelli, ha voluto essere con noi in questa ricorrenza – spiega il presidente provinciale dell’associazione, Emilio Jelen -, dopo aver ribadito, durante la celebrazione della 58esima Giornata vittime incidenti sul lavoro, il 12 ottobre, l’importanza della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Il monumento, realizzato con il contributo e il patrocinio del Comune di Monfalcone e con il contributo di Fincantieri, è stato ideato da Franco Buttignon ed eseguito dagli operai del cantiere navale di Panzano. E’ un tributo quello dell’Anmil e degli operai per i loro compagni di lavoro che non ci sono più, «persone che hanno perso la vita in infortuni, ma anche per malattie professionali tra le quali la più temibile, l’asbestosi, che continua a mietere vittime.
 

Messaggero Veneto, 25 OTTOBRE 2008 
 
Ha una stazza lorda di 130 mila tonnellate È lunga 306 metri, ha 2.559 cabine ed è in grado di ospitare 4.631 persone 
Varata la “Carnival dream”  
È la più grande nave passeggeri costruita in Italia dalla Fincantieri 
Ieri la cerimonia caratterizzata dal pensiero rivolto alle vittime del lavoro e in particolare a Michele Sorgo
 
 
MONFALCONE. «Il primo pensiero va alla vittima e alle vittime del lavoro. Invito tutti, dirigenti, capi, capisettore, maestranze, sindacati affinché si tenga alta l’attenzione per evitare altre disgrazie». Il direttore uscente dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, Carlo De Marco, ha aperto così il suo breve intervento in occasione della cerimonia del varo di Carnival dream, la nuova nave da crociera in costruzione allo stabilimento monfalconese. 
Cerimonia che, anche in verità, ha risentito ancora del dolore e del cordoglio per la recente morte di Michele Mauro Sorgo, l’operaio 43enne deceduto a bordo della Ruby princess, nave che ha lasciato la banchina del cantiere di Monfalcone giovedì pomeriggio.
Se la partenza di Ruby è avvenuta in silenzio, altrettanto silenzioso è stato il varo, dove la rottura della bottiglia benaugurante contro la fiancata della nave è stata salutata solo da un breve applauso, non seguito dal tradizionale suono delle sirene. Non ci sono state peraltro manifestazioni di dissenso o protesta da parte delle maestranze presenti. Se De Marco (all’ultima cerimonia ufficiale visto che dal primo novembre lascerà la direzione che sarà assunta da Paolo Capobianco) ha poi ricordato la soddisfazione di riprendere il rapporto con Carnival, il rappresentante di Carnival, Roberto Fazi, che non ha mancato di esprimere cordoglio per la famiglia dell’operaio deceduto, ha auspicato che «tutti assieme scongiuriamo il ripetersi di tali fatti».
Ha quindi evidenziato come Dream sia «la più grande nave costruita in Italia e la più grande varata nel Mediterraneo, testimonianza della crescita tecnologica del cantiere, che festeggia 100 anni. E quest’anno è anche il 190º anniversario del varo a Trieste del primo piroscafo del Mediterraneo, il Carolina I, testimone della nostra tradizione marinara». Ha quindi evidenziato come Dream sia la più grande nave passeggeri costruita finora da Fincantieri e in Italia e come sarà l’ammiraglia della flotta di Carnival cruise lines, brand del Gruppo Carnival, primo operatore al mondo del settore crocieristico.
Complimentadosi con Fincantieri, dai tecnici agli operai, per il successo ottenuto, ha salutato De Marco e augurato buon lavoro a Capobianco, sottolineando come il momento di transizione e cambiamento sia dimostrato anche dall’importante ristrutturazione logistica e infrastrutturale che si sta attuando nello stabilimento «volontà del cantiere di far fronte alle esigenze di mercato.
Il momento del varo è stato preceduto dalla tradizionale e beneaugurante “coin ceremony”, la posa di un dollaro d’argento sull’ultimo ponte della nave, secondo un’antica consuetudine marinara. Madrina della cerimonia è stata Patrizia Bottaro, dipendente del cantiere. Il progetto di Carnival Dream, che ha 130.000 tonnellate di stazza lorda, una lunghezza di 306 metri e 2.559 cabine, potrà ospitare fino a 4.631 ospiti, assistiti da 1.369 componenti dell’equipaggio, presenta molte discontinuità rispetto a quello della serie “Conquest”, da cui deriva per evoluzione. Notevoli le modifiche che sono state apportate al layout delle sale pubbliche.
In particolare, il ponte 5 avrà una passeggiata che copre l’intero perimetro della nave e numerose sono le sale pubbliche e i ristoranti che si affacciano all’aperto. “Carnival Dream” verrà allestita nei prossimi mesi con un elevatissimo standard di comfort e proporrà una vasta gamma di intrattenimenti, tra cui teatri, negozi, centri benessere e alcune piscine Jacuzzi. Sarà dotata di due nuovi “water park” situati ai ponti esterni: uno per gli adulti e uno per i più piccoli, con un innovativo schema a quattro scivoli. La consegna è prevista per l’autunno 2009. Già lunedì pomeriggio inoltre sarà impostata la prossima nave, Azura princess, gemella della Ventura.

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