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Il Piccolo, 04 novembre 2010

Centrale nucleare? Dibattito con il Comune, A2A e Legambiente

Il circolo Green Gang di Legambiente sarà in piazza della Repubblica a Monfalcone sabato, dalle 15 alle 18, nel 23° anniversario della vittoria referendaria contro il nucleare, per ribadire che il futuro è nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili. Anche a Monfalcone, come in altre 100 piazze in tutta Italia, i cittadini potranno firmare il progetto di legge d’iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima.
Le firme saranno poi consegnate in Parlamento prima delle festività natalizie. L’iniziativa di sabato pomeriggio permetterà inoltre a Legambiente di presentare il ciclo di incontri ”Il nostro futuro comune: lo stato dell’ambiente nel territorio monfalconese”. La serie di appuntamenti inizierà giovedì 11 novembre, alle 18, nel Centro Giovani di viale San Marco con un incontro dedicato alla ”Mobilità sostenibile: piste ciclabili, autobus, car pooling… soluzioni percorribili”. A parlare di questi temi saranno Andrea Wehrenfennig, responsabile del settore Mobilità di Legambiente Fvg, Nicola Conficoni, assessore all’Ambiente e Mobilità del Comune di Pordenone, e Silvia Altran, vicesindaco e assessore all’Istruzione del Comune di Monfalcone, per il quale ha promosso la realizzazione dei pedibus e dei bicibus a servizio delle scuole dell’obbligo cittadine. Il secondo degli incontri ospitati dal Centro Giovani, il 25 novembre, sempre alle 18, sarà però proprio dedicato alla questione energetica. Si discuterà infatti sul tema ”Gli insediamenti di produzione energetica a Monfalcone: dalla centrale termoelettrica alla centrale nucleare?”. Relatori dell’appuntamento saranno Cristiano Gillardi, responsabile del settore Energia di Legambiente Fvg, il sindaco Gianfranco Pizzolitto e Massimo Tiberga, responsabile del settore termoelettrico di A2A, proprietaria dell’impianto di Monfalcone.

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
INIZIATIVA DI LEGAMBIENTE 
Raccolte 100 firme in tre ore a favore dell’energia pulita

Legambiente, ormai radicata da tempo nel territorio monfalconese, cerca ora di farsi conoscere e avvicinare i più giovani. L’associazione sarà non a caso oggi dalle 17 alle 19 nel Centro giovani di viale San Marco. Nel corso dell’incontro, aperto alla partecipazione di chiunque sia interessato ai temi dell’ambiente, verranno illustrate le campagne nazionali, l’attività dell’associazione a livello regionale e del circolo di Monfalcone. Legambiente ha trasferito in questi anni a livello locale le campagne nazionali di Puliamo il Mondo, quest’anno dedicata al litorale, Goletta Verde, Mal’Aria, Operazione Fiumi. L’associazione è impegnata anche nella compilazione dei dossier Ecosistema urbano, Comuni ricicloni, Comuni rinnovabili. Tra le campagne regionali spicca Scarpe e Cervello, creata per far conoscere da vicino il territorio in cui si abita, ma anche “Le classi per l’ambiente”. Il Circolo Green Gang sabato pomeriggio è invece sceso in piazza, raccogliendo oltre cento firme in tre ore a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare per incentivare le fonti di energia rinnovabile. «Al tavolo informativo allestito in piazza della Repubblica molti sono venuti per firmare e per chiedere informazioni. Forse anche per respingere al mittente l’ipotesi avanzata dall’oncologo Umberto Tirelli – afferma l’associazione – che qualche giorno fa sosteneva che Monfalcone dovrebbe fare salti di gioia all’idea di poter accogliere sul proprio territorio una centrale nucleare».
La raccolta di firme, che proseguirà in tutta Italia fino agli inizi di dicembre, si pone l’obiettivo delle 50mila sottoscrizioni e punta a una legge che realizzi il Piano energetico ambientale nazionale, a interventi per privilegiare il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, a diminuire i vincoli burocratici per gli impianti termici e fotovoltaici di piccola taglia.
Si potrà firmare anche giovedì, dalle 18 alle 20, al Centro giovani in occasione dell’incontro “Per una mobilità sostenibile: piste ciclabili, autobus, car pooling… soluzioni percorribili!”, il primo di una serie d’appuntamenti pubblici organizzati da Legambiente su molte questioni d’interesse generale che hanno rilevanza nel territorio di Monfalcone.

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Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
Centrale a metano cancellata dal piano di A2A 
Tagliati 350 milioni. Ma l’azienda assicura: «È solo un ritardo legato alle autorizzazioni ambientali»

Nel piano quinquennale 2010-2014 degli investimenti della società A2A non c’è traccia: all’appello manca la ”voce” relativa alla riconversione dei gruppi a olio a carbone pulito e a gas della centrale termoelettrica di Monfalcone, a fronte di un importo pari a 350 milioni di euro. L’azienda, attraverso il suo presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, ha quantificato in circa 550 milioni complessivi i minori investimenti per l’intera società. Zuccoli, nel presentare recentemente i progetti e le linee strategiche di A2A, ha osservato che l’operazione su Monfalcone al momento è stata ”accantonata”.
Un vuoto programmatorio che ha destato perplessità e preoccupazione in città, considerato che il progetto per la centrale termoelettrica era atteso da tempo. Lo stesso sindaco Gianfranco Pizzolitto, ha più volte sollecitato risposte e garanzie, anche alla Regione, proprio per conoscere lo stato dell’intervento. Il rallentamento del processo di riconversione è stato peraltro letto, non solo dal primo cittadino, ma anche da Legambiente, come un possibile cambio di strategia produttiva, ipotizzando una trasformazione del sito monfalconese ai fini della possibilità di insediare una centrale nucleare. Ipotesi, tuttavia, smentite dai vertici della società. Che proprio ieri, attraverso il direttore generale dell’Area tecnico-operativa, Paolo Rossetti, ha invece ribadito la volontà di procedere con la riconversione del sito di Monfalcone.
Il mancato inserimento dell’investimento nel piano quinquennale 2010-2014, ha spiegato l’ingegner Rossetti, è legato a un ritardo procedurale, in relazione all’iter autorizzatorio. In particolare, si tratta della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), che richiede un opportuno riadeguamento.
«Non abbiamo abbandonato il progetto di riconversione a carbone pulito e a gas su Monfalcone – ha spiegato l’ingegner Rossetti -. Siamo in attesa di procedere con l’adeguamento della procedura di Via che, impostata nel 2004 tra Endesa e il ministero, richiede una necessaria modifica, confacente alle condizioni attuali. In questo senso, abbiamo già anticipato al ministero competente l’istanza di adeguamento della procedura. Non potendo pertanto conoscere i tempi per lo sblocco di questo iter autorizzativo, non siamo in grado di programmare l’intervento. Per questo nel piano quinquennale l’operazione non è stata prevista».
Il direttore generale dell’Area tecnico-operativa di A2a aggiunge: «Una volta chiarito l’aspetto autorizzatorio, potremo inserire nel calendario l’operazione per il sito di Monfalcone. Confidiamo di poter definire tutta la procedura entro quest’anno e di procedere quindi con l’aggiornamento del piano di investimenti che, peraltro, viene ridefinito annualmente, inserendo l’intervento riguardante Monfalcone». (la.bo.)

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
IL PRESIDENTE TONZAR: NONOSTANTE LE GARANZIE DA A2A 
Legambiente: restiamo vigili sulla riconversione della centrale

Legambiente mantiene alta l’attenzione sull’operazione di riconversione dei gruppi a olio a carbone pulito e a gas legati alla centrale termoelettrica di A2a. Lo conferma il presidente dell’associazione ambientalista di Monfalcone, Michele Tonzar, all’indomani dello ”slittamento” del progetto, non contemplato nell’ambito del piano quinquennale degli investimenti 2010-2014 della società. Si tratta di un importo quantificato in 350 milioni, a fronte di un contenimento degli investimenti complessivi, come ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, pari a 550 milioni.
Il mancato inserimento del processo di riconversione nel programma aziendale, ha spiegato il direttore generale dell’Area tecnico-operativa di A2a, Paolo Rossetti, è legato all’iter autorizzatorio, in ordine al riadeguamento della procedura di Valutazione di impatto ambientale, per la quale la società ha già presentato istanza al ministero competente. L’ingegner Rossetti ha pertanto confermato la volontà di procedere con la riconversione, osservando che l’impegno aziendale potrà essere calendarizzato una volta sbloccato il percorso relativo al Via.
E Legambiente mantiene dunque la ”sorveglianza”: «Continuiamo a monitorare la situazione – ha dichiarato Tonzar -, guardiamo ai fatti concreti. Crediamo al progetto di riconversione fino a prova contraria». Il presidente dell’associazione ambientalista continua: «Recentemente abbiamo avuto un incontro con il direttore della centrale, assieme ai responsabili per il settore termoelettrico e per la promozione delle iniziative territoriali. Abbiamo chiesto quali sono le prospettive sul processo di ambientalizzazione, anche in relazione alla modifica relativa al tracciato per il gasdotto. L’azienda ha dato ampie assicurazioni, sostenendo che le integrazioni al progetto di Endesa non avrebbero comportato allungamenti dei tempi. Abbiamo altresì stabilito un contatto costante con l’azienda, proprio per essere informati tempestivamente sugli sviluppi. Resta comunque il fatto che entro il 2014 i gruppi ad olio dovranno essere dismessi. Si tratta quindi di continuare a verificare la situazione».

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
«Rispettare gli impegni sulla riconversione» 
Greco (Pd) preoccupato dalle dichiarazioni fatte dai vertici di A2a

Preoccupazioni vengono epsresse dal consigliere comunale del Pd, Omar Greco, che è pure segretario cittadino del partito, in merito alle dichiarazioni fatte dalla dirigenza di A2a sul processo di riconversione dei gruppi a olio combustibile della centrale e la non inclusione della stessa nel Piano degli investimenti della società.
«Attendiamo con fiducia e attenzione il percorso di Valutazione d’impatto ambientale – afferma Greco – e ribadiamo quanto per noi sia imprescindibile attuare l’impegno assunto qualche tempo fa dai precedenti proprietari della centrale, grazie alla determinazione dell’allora Giunta Illy e dell’amministrazione comunale. Nell’impianto si continua a bruciare olio pesante e a inquinare il territorio; questa condizione va superata nel minor tempo possibile. E’ vero che entro il 2014 i gruppi a olio dovranno essere dismessi, noi però crediamo che l’impegno di tutti possa portare al contenimento dei tempi, ed è ciò che chiediamo ai soggetti interessati». Secondo Greco «il territorio ha pagato già un prezzo salato in termini di salute e la chiusura dei gruppi a olio combustibile è un risultato dal quale Monfalcone non può prescindere». A ciò si aggiunge il no al nucleare e su questo argomento Greco ribadisce il concetto vista la reticenza del Governo a svelare i siti prescelti per l’insediamento delle future centrali.
«È evidente – prosegue – come la concomitanza con le elezioni regionali condizioni il pronunciamento, ma anche le notizie più recenti confermano Monfalcone come potenziale sito. A noi, a differenza della destra cittadina, le dichiarazioni di Tondo non ci rassicurano affatto, perché non escludono nulla; al contrario il presidente della Regione sostiene solo che il nostro territorio non è adatto all’insediamento della tecnologia nucleare, cosa assolutamente non dimostrata e non suffragata da dati oggettivi. La verità è che ancora tutto è possibile e la scelta nuclearista del governo e della Regione non può che preoccuparci». «Per quanto ci attiene continueremo a vigilare, pronti anche a ricorrere alla mobilitazione dei cittadini e – conclude Greco – allo strumento del referendum».

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
A2a, preoccupazioni del Comitato rione Enel 
I residenti critici sull’annunciato rinvio della metanizzazione

Allarme, tra i residenti del rione Enel, per la mancata presenza nel piano quinquennale degli investimenti della società A2a del capitolo sulla riconversione dei gruppi a olio in gruppi a carbone pulito e a gas, per la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’accantonamento dell’operazione (importo totale 350 milioni di euro) agita gli animi dei residenti, che contavano sull’intervento per risolvere definitivamente l’annosa, difficile, convivenza con l’impianto industriale.
«Non vorremmo che la società, visti anche gli ultimi rumors sul nucleare a Monfalcone – spiega il presidente del rione Enel Adriano Bernardel -, intravedesse in quest’affare la molla per lasciare le cose come stanno, mentre invece le famiglie residenti da tempo sollecitano l’adeguamento degli impianti. Già con l’avvento del desolforatore, infatti, alcune problematiche si sono risolte e con quest’ulteriore potenziamento il quadro si completerebbe». Grazie alla riconversione si ipotizza, per il quartiere, un sostanziale miglioramento delle condizioni, sia sotto un profilo ambientale (aria più pulita) che di qualità della vita (ronzii).
«Siamo molto preoccupati – afferma Bernardel – perchè il recente annuncio dei vertici societari disattendono le promesse prese nei confronti del rione due anni or sono. Sulla conversione noi puntavamo moltissimo: il timore è che A2a, legata agli ambienti romani e dunque bene informata sugli sviluppi, intenda, nell’eventualità in cui il nucleare un domani possa trovare casa nella nostra Regione, spendere i propri quattrini su quel versante piuttosto che sulla riqualificazione della centrale termoelettrica. Al momento l’investimento risulta temporaneamente sospeso. Speriamo non sia, nella realtà, definitivamente sfumato».
Per questo Bernardel sollecita l’intervento dell’amministrazione e invoca un incontro pubblico, alla presenza di tutti i comitati rionali, sul tema, per avere chiarimenti sulla situazione. Sul punto era intervenuto anche il presidente di Legambiente Michele Tonzar, il quale invece era apparso più ottimista: «Continuiamo a monitorare la situazione – aveva dichiarato -, guardiamo ai fatti concreti. Crediamo al progetto di riconversione fino a prova contraria». Il comitato Enel, invece, mette le mani avanti. E chiede al sindaco Gianfranco Pizzolitto rassicurazioni. (ti.ca.)

Il Piccolo, 27 febbraio 2010
 
A2a chiude per sempre i due gruppi a olio della Centrale elettrica 
Slitta la riconversione a metano. In un incontro con il sindaco la società esclude l’opzione nucleare
Pizzolitto: «La scelta risolverà il problema dell’inquinamento»

di FABIO MALACREA

A2a esclude la possibilità di effettuare investimenti per il nucleare nel sito di Monfalcone, si accinge a dismettere definitivamente i due gruppi alimentati a olio pesante della centrale termoelettrica ma conferma che la loro riconversione a metano non sarà imminente per ragioni di mercato. È quanto emerso in un incontro che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha avuto ieri con il presidente del Consiglio di gestione della società proprietaria della centrale termoelettrica, Giuliano Zuccoli, per un esame dei diversi aspetti connessi all’insediamento e, in particolare, per affrontare il problema dell’attuazione dell’accordo siglato con la Regione sulla riqualificazione ambientale dell’impianto, anche alla luce del taglio di 320 milioni di investimenti previsto per Monfalcone per il quinquennio, secondo il piano industriale della società.
Formale è stato l’impegno di A2a con il sindaco Pizzolitto, di escludere investimenti per il nucleare a Monfalcone. Un’assicurazione che lo stesso Pizzolitto auspicava da tempo alla luce delle ”voci” che continuano a inserire la città tra le possibili sedi di impianti nucleari.
Ma la comunicazione più importante, accolta dal sindaco «con soddisfazione», riguarda la totale e definitiva dismissione dei gruppi alimentati a olio pesante anche senza che, per il momento, gli stessi gruppi vengano riconvertiti a gas. In sostanza, secondo quanto ha riferito il sindaco, A2a conferma di voler mantenere valida l’opzione per l’attivazione di due gruppi alimentati a metano, ma di non dar corso alla loro messa in funzione nell’immediato. Secondo quanto emerso, l’attuale situazione del mercato elettrico nazionale, condizionata da uno squilibrio fra la disponibilità effettiva e le potenzialità di utilizzo, obbliga A2a a una grande cautela verso questa soluzione, oggi poco conveniente.
Per il sindaco, comunque, «la chiusura delle due unità a olio combustibile viene a risolvere il problema più grave per la nostra città in tema di rischio ambientale e di inquinamento e per la loro rimozione l’amministrazione comunale si è fortemente impegnata».
Il presidente del Consiglio di gestione Giuliano Zuccoli ha pure rilanciato la prospettiva di sviluppare proprio a Monfalcone innovative forme di teleriscaldamento, cioè di riscaldamento degli edifici cittadini mediante il ricircolo di acqua calda e vapore prodotti dalla centrale. La società, ha riferito Zuccoli, essendo espressione di due importanti municipalizzate, vuole avere proficui rapporti con le istituzioni e il territorio in cui è presente e, per quanto riguarda Monfalcone, intende portare avanti un intervento coordinato finalizzato a una forte riduzione dell’impatto dal punto di vista ecologico.
Investimenti sono invece stati annunciati da A2a nei gruppi a carbone, con la tecnologia a combustibile pulito, per introdurre ulteriori migliorie, che si accompagnano a quelle già prodotte sui gruppi in esercizio con la introduzione dei desolforatori, i quali coniugano la maggior efficienza energetica con il minore impatto ambientale. Dalla società sono arrivate anche garanzie sul mantenimento degli attuali livelli di occupazione.
Assicurazioni sono arrivate anche in merito a una proposta, avanzata da Pizzolitto, di invitare imprese locali nelle gare per questi lavori, nel rispetto delle normative vigenti. Il gruppo ha confermato l’attenzione verso il territorio e la volontà di continuare a sostenere iniziative di carattere sociale. Ambiti interessanti di collaborazione si aprono infine fra il gruppo lombardo e l’amministrazione nel campo dell’innovazione e della ricerca. Oltre alla sperimentazione del teleriscaldamento, si intendono portare avanti congiuntamente iniziative e progetti, in particolare nel campo della ricerca, che possano usufruire di fondi comunitari.

Il Piccolo, 28 febbraio 2010
 
A2a incassa il plauso del comitato Enel 
La dismissione dei gruppi a olio arriva dopo anni di lotte dei residenti

 
Il definitivo ”pensionamento” dei gruppi alimentati a olio pesante della centrale termoelettrica A2a viene accolto con un sospiro di sollievo dal comitato di quartiere Enel, che intravede dunque un happy end nell’annosa convivenza (a tratti forzata) intessuta con l’impianto industriale. «Per noi – ha infatti commentato ieri pomeriggio il presidente rionale Adriano Bernardel – è una magnifica novità, sempre che le maestranze restino numericamente intatte, cosa di cui dubito, visti i tempi che corrono. Se esiste la possibilità concreta, da parte della proprietà, di una dismissione dei gruppi a olio noi non possiamo che esserne lieti, visto l’impatto ambientale determinato da tali impianti».
La notizia è emersa l’altro giorno a seguito dell’incontro tra il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il presidente del Consiglio di gestione della società proprietaria della centrale termoelettrica Giuliano Zuccoli. A2a ha confermato l’opzione per l’attivazione di due gruppi alimentati a metano, ma rispetto al cronoprogramma degli interventi la riconversione a metano, per motivi di opportunità economica, non sarà imminente. La situazione del mercato nazionale, infatti, impone oggi cautela.
«Tra l’altro – prosegue Bernardel – queste dichiarazioni ci rincuorano almeno sul versante del paventato ricorso al nucleare: per A2a, a questo punto, l’ipotesi dovrebbe essere definitivamente accantonata. Per carità, dovessero fare una tale centrale a Fossalon mi mobiliteri comunque, poichè non si tratterebbe di uno scenario poi così diverso rispetto a quello di un impianto vicino casa, tuttavia preferiamo accogliere ulteriori notizie prima di lanciare allarmi».
Non a caso, nei prossimi giorni, il comitato rionale incontrerà il Comune per ottenere ulteriori delucidazioni. «Tra le situazioni che cercheremo di chiarire – conclude Bernardel – anche la tempistica relativa al cambio di trasformatore del gruppo 1, ipotizzabile ad aprile-maggio. La nostra volontà sarebbe quella di fare in modo che l’azienda inserisca una tipologia di dispositivo col ”silenziatore”, in moda da abbattere i ronzii cui siamo costantemente sottoposti per la vicinanza alla fabbrica. Chiederemo inoltre al Comune di poter essere ”parte attiva” nel processo di dismissione dei gruppi a olio: vorremmo infatti capire dove verranno posizionati, in futuro, gli impianti a metano, per capire quanto prossimi saranno alle abitazioni dei residenti». (ti.ca.)

Il Piccolo, 05 marzo 2010
 
Sindacati preoccupati sul futuro occupazionale della centrale elettrica

Sindacati sul chi va là per il disimpegno da parte di A2a ad attuare nell’immediato la riconversione a metano della centrale termoelettrica. Le segreterie regionali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcem-Uil esprimono infatti «forti preoccupazioni» per il futuro del sito produttivo di proprietà della multiutility lombarda, che l’altro giorno ha altresì annunciato il definitivo ”pensionamento” dei gruppi alimentati a olio pesante. Una notizia, questa, che è stata accolta con un generale sospiro di sollievo dal comitato di quartiere Enel, da anni costretto a una convivenza forzata con l’impianto.
Invece, a far drizzare le antenne ai sindacati, è il profilo occupazionale: «Le notizie apprese dalla stampa locale sono divergenti – affermano le tre sigle in una nota -. Quello che ci preoccupa è che sinora, nonostante gli impegni, A2a si sia sottratta al confronto sul Piano industriale. La proprietà da una parte dichiara che intende perseguire la strada della conversione a gas degli attuali gruppi a olio, mentre in altre sedi afferma di non vedere futuro nei gruppi a gas, ciò a causa dell’alto costo del combustibile».
Insomma, segnali in antitesi, che danno da pensare ai rappresentanti dei lavoratori, i quali sottolineano il «rischio di una contrazione dell’occupazione diretta nella centrale, ma anche dell’incertezza degli investimenti che servirebbero per migliorare il sito produttivo, con conseguenti ricadute positive sull’ambiente». Sotto la lente anche la situazione delle commesse, per la quale evidentemente i sindacati intravedono elementi di criticità. Commesse che «darebbero respiro occupazionale al territorio in questi tempi di crisi» e che tuttavia potrebbero sfumare.
Intanto lunedì alle 18 la Quarta commissione consiliare (Salute, ambiente e qualità della vita), presieduta dalla consigliera del Pd Barbara Zilli, presenterà al comitato Enel i risultati del monitoraggio acustico commissionato dalla Provincia di Gorizia nell’area confinante con la centrale. Le rilevazioni erano state effettuate prima e dopo l’entrata in funzione del desolforatore ed erano proseguite per più di un anno. Al fine di approfondire ulteriormente il tema è stata invitata anche la società A2a, rappresentata dal direttore dello stabilimento, Luigi Manzo. (t.c.)

Il Piccolo, 13 maggio 2010
 
FLAEI INSODDISFATTA SULLE RELAZIONI INDUSTRIALI MINACCIA LA MOBILITAZIONE DELLE MAESTRANZE 
Il sindacato: alla Centrale posti di lavoro a rischio 
Per la Cisl il passaggio a tutto carbone previsto da A2A comporterà un forte ridimensionamento dell’impianto

L’esecutivo regionale del Friuli Venezia Giulia della Federazione lavoratori aziende elettriche italiane (Flaei) della Cisl si dice preoccupato per il ridimensionamento della centrale termoelettrica di Monfalcone.
«Un impianto – afferma il sindacato di categoria – che è stato fondamentale per lo sviluppo del territorio isontino e di tutta la regione, ma che ora viene ridimensionato dal piano industriale di A2A». «L’unico programma che l’azienda ha in mente – afferma la Flaei-Cisli la realizzazione di un unico gruppo a carbone in sostituzione dei quattro oggi presenti, dimezzandone la potenza e di conseguenza l’occupazione diretta e dell’indotto». Ciò, secondo il sindaco, «nel silenzio di una classe politica che preferisce investire in impianti all’estero e rinunciare all’industria elettrica regionale».
L’eesecutivo della Flaei della Cisl, inoltre, esprieme la propria insoddisfazione per quanto riaurda le relazioni industriali instaurate dal sindacato con la nuova proprietà, la quale, secondo i rappresentnati dei lavoratori «rimanda sempre ad altra data la soluzione di problemi esistenti da tempo». A seguito di ciò l’esecutivo regionale della Federazione non escludeno di dare vita a una mobilitazione dei lavoratori della centrale termoelettrica di Monfalcone «se le questioni oggi sul tavolo negoziale non trovino a breve una soluzione».

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
DISAGI NEL RIONE 
Ronzio dalla centrale, i residenti protestano 
Il nuovo inconveniente si è presentato alla ripartenza dei gruppi alimentati a carbone

«Un fischio continuo per più di 24 ore. Uno sfiato che non si è interrotto neanche durante la notte. Per un certo periodo la centrale termoelettrica si era di fatto fermata, per lavori di manutenzione. Da venerdì pomeriggio i gruppi alimentati a carbone sono ripartiti, provocando un rumore forse non altissimo ma alla lunga insopportabile». Tornano le proteste del rione Enel, costretto a convivere a stretto contatto di gomito con l’impianto di A2a. Un rapporto che sembrava essersi messo al meglio, tanto che la recente indagine sul rumore provocato dall’impianto non aveva rilevato dati preoccupanti. Da qualche giorno, tra l’altro, la centrale si è di fatto fermata. Ai residenti non è parso vero: un silenzio quasi ”normale”, nemmeno quel rinzio sordo di fondo al quale erano abituati da sempre. «È stato un operiodo di vera pace per noi – dice una residente nel quartiere -. Purtroppo è durato poco. E adesso ci tocca anche pagare la riconquistata tranquillità subendo questo sbuffo continuo che non cessa neanche durante la notte». Alla ripartenza della centrale, infatti, è iniziato questo rumore anomalo.
Il rapporto tra la centrale più potente della regione e il quartiere che la circonda sembrava aver trovato un certo equilibrio, dopo l’attivazione dei desolforatori, la chiusura dei due gruppi alimentati a olio combustibile e un’effettiva sostanziale riduzione dell’impatto acustico, confermata dall’indagine disposta dal Comune. È anche per questa ragione che il ronzio continuo di questi giorni sta creando del malumore. «È esasperante – conclude la residente che ha denunciato l’episodio -. È come vivere a contatto con un ”gigante” che soffia. È arrivato il primo caldo, le finestre sono aperte. Capisco che bisogna sopportare qualche disagio per il bene comune. Ma è difficile vivere con un ronzio continuo che non dà tregua».

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
DISAGI NEL RIONE ENEL 
La centrale torna a farsi sentire Protestano gli abitanti del rione: «Siamo vittime del rumore» 
Sfiati e ronzii persistenti hanno reso la vita impossibile Il direttore Manzo: colpa del riavvio di alcuni gruppi 
Il trasformatore ”silenziato” da 2 milioni di euro resta parcheggiato dentro la fabbrica perché Terna non ne consente l’allacciamento

di TIZIANA CARPINELLI

Un intero rione è ripiombato nell’incubo. Dopo mesi di tregua e di riconquistato silenzio, la centrale elettrica A2a ha ripreso a fare i ”capricci”, scatenando la protesta dei residenti che fino all’altra notte hanno denunciato rumori molesti e un persistente e più intenso ronzio di sottofondo, in alcuni giorni protrattosi anche per 12 ore di fila, perlopiù in fascia diurna, ma non solo. Sfiati, boati, fischi assordanti e improvvisi, tanto più insopportabili in quanto prodotti durante la bella stagione e dunque quando le finestre abitualmente si spalancano per far entrare in casa un po’ di frescura. Operazione banale, quest’ultima, ma di fatto preclusa a chi risiede nelle case che si affacciano sul canale Valentinis, nel quartiere Enel, letteralmente vessato dall’attività della fabbrica nelle ultime settimane.
«Altro che 70 decibel di tolleranza – tuona il presidente rionale, Adriano Bernardel – secondo me la soglia è stata abbondantemente superata nei giorni scorsi, poiché diversi cittadini mi hanno telefonato, molto infastiditi, per segnalare il problema: le frequenze dei sibili, dettate dai gruppi a olio, risultavano così elevate che io stesso ho notato un certo fastidio pure nei cani. Si sa, del resto, che l’orecchio degli animali è più sensibile rispetto al nostro, ma garantisco che andare avanti così è impossibile. Si avverte un ronzio persistente e micidiali fischi fendono l’aria d’un colpo: è come se la centrale fosse un’enorme pentola a pressione che, per non saltare, sfiata. Qualcuno mi ha riferito anche di fumate nere, visibili anche dagli altri quartieri della città».
Bernardel ha chiesto spiegazioni ai tecnici di A2a, i quali hanno ricondotto i disagi dell’ultimo mese alle operazioni di riavvio del gruppo 1 a carbone, fermo almeno dai primi di maggio per consentire le operazioni di manutenzione. Pare, addirittura, che la ripresa della produzione abbia provocato dei principi di incendio, subito sventati dal personale interno. Oltre a quell’impianto, su ordine da Roma, sono stati riavviati anche i gruppi a olio, con ulteriore aggravio delle problematiche relative all’inquinamento acustico. Come se tutto ciò non bastasse, stando a quanto riferito ieri dall’ingegner Luigi Manzo, direttore dello stabilimento, l’«allacciamento del nuovo trasformatore silenziato da 2 milioni di euro è stato al momento stoppato da Terna, ente gestore della rete, che ha addotto motivi di sicurezza». Risultato: il gioiellino tecnologico, che avrebbe ulteriormente abbattutto i rumori provenienti da A2a, è a tutt’oggi parcheggiato in un angolo della fabbrica. «Nonostante l’avvenuta autorizzazione dei lavori – spiega il direttore – tutto è stato bloccato ed è in corso un contenzioso tra le parti. Auspichiamo, comunque, che l’allacciamento possa essere svolto al più presto, viste anche le risorse impegnate. Per quanto riguarda invece i rumori, essi sono riconducibili al riavvio di diversi gruppi rimasti a lungo fermi per manutenzione. Nel tentativo di non incidere sulla quotidianità dei residenti abbiamo adottato degli accorgimenti, evitando di effettuare le prove per la ripresa della produzione nelle fasce serali. Garantisco che le operazioni si sono concluse nella notte a cavallo tra venerdì e sabato e che, dunque, i problemi cesseranno».

Il Piccolo, 06 marzo 2009 
 
INTERVENTI ANTI-INQUINAMENTO  
In funzione i desolforatori della centrale  
Ridotte le emissioni di zolfo. Avviato il trasformatore del gruppo 2 a carbone
 
 
In attesa della «stabilizzazione» della proprietà dell’impianto, dopo la scalata di Enel a Endesa, nella centrale termoelettrica di Monfalcone non si fermano gli interventi per migliorarne il rendimento ambientale e quello strettamente produttivo. A effettuarli la tedesca E.On che, in seguito all’acquisizione di Endesa da parte di Enel è entrata in possesso degli impianti di Endesa Italia, in parte poi da cedere ad A2A. Tra questi c’è la centrale di Monfalcone, opzionata dalla società nata dalla fusione della municipalizzata di Milano con quella di Brescia, che di Endesa Italia deteneva il 20%. Tra novembre e febbraio E.On ha sostituito i trasformatori relativi al gruppo 2, funzionante a carbone, mentre l’installazione per il gruppo 1, sempre a carbone, è prevista per aprile 2010 e a occuparsene sarà quindi la nuova proprietà. Le macchine, progettate per un livello di emissione acustica molto inferiore all’attuale, grazie alla loro moderna concezione porteranno a un significativo miglioramento delle immissioni sonore, fa sapere la società tedesca, che conferma inoltre l’entrata a regime dei desolforatori. In questo caso l’investimento, da 70 milioni di euro, era partito con Endesa Italia, frenando poi lo scorso anno nella fase finale a causa di un contenzioso con l’impresa, spagnola, realizzatrice dei due «desox». I due impianti di desolforazione per i gruppi 1 e 2 a carbone, fa sapere E.On, sono stati messi a punto negli ultimi mesi del 2008, mentre il loro collaudo definitivo è previsto nei prossimi mesi (insieme a tutti gli altri impianti ausiliari necessari al loro funzionamento). Gli impianti, in grado di ridurre le emissioni di zolfo, hanno un’efficienza di oltre il 90%. Le due sezioni, la cui ambientalizzazione era stata prevista dal protocollo d’intesa tra Endesa e Regione e Provincia nel 2004, ma in ogni caso era necessaria per rispondere ai criteri della normativa europea, continuano inoltre a utilizzare anche biomasse in co-combustione con il carbone, con un rilevante risparmio nelle emissioni di anidride carbonica. Ad attuare la seconda parte fondamentale del protocollo, relativa alla riconversione a gas dei due gruppi a olio combustibile da 360 megawatt ciascuno, sarà invece A2A, che nel suo piano industriale ha riconfermato la trasformazione in un ciclo combinato da 800 megawatt dei due gruppi a olio dell’impianto termoelettrico di Monfalcone.
In questa fase è cambiata comunque anche la direzione dell’impianto, passata dall’ingegner Carlo Enas all’ingegner Luigi Manzo, responsabile di impianto dal primo gennaio di quest’anno. Nato nel 1966, sposato, con un figlio, è residente dalla nascita a Gorizia, città in cui ha conseguito la maturità scientifica. Si è laureato a pieni voti in ingegneria elettronica all’Università di Trieste, ed ha lavorato negli anni ’90 nel campo dell’automazione industriale e della produzione dell’acciaio. Dal 1996 lavora nel settore della generazione termoelettrica, prima alle dipendenze dell’Enel nella centrale di Fusina, quindi nella centrale di Monfalcone, attualmente di proprietà di E.On Produzione.
Laura Blasich

Il Piccolo, 07 novembre 2009 
 
IL COMUNE NON DEROGA SUGLI OBIETTIVI DEL POLO ENERGETICO  
Pizzolitto: centrale, riconversione obbligata  
«So che A2A sta facendo le valutazioni ma no a qualsiasi ipotesi nucleare»
 
 
A Monfalcone la qualità  dell’aria si è mantenuta buona durante tutto l’ultimo mese e anche nel resto dell’anno. Un contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera la centrale termoelettrica, da luglio di proprietà  di A2A, lo ha dato con l’entrata in funzione a pieno regime dei due desolforatori dei gruppi a carbone, quelli più utilizzati per la produzione. Monfalcone, però, attende sempre la riconversione a gas dei due gruppi ora alimentati a olio pesante, diseconomici, ma anche più inquinanti.
A ribadirlo è il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che conferma comunque come la società  stia portando avanti il progetto avviato da Endesa Italia, ereditato da E.On e già corredato dall’Autorizzazione integrata ambientale del ministero dell’Ambiente.
«Ho parlato anche di recente con A2A, che ha confermato il percorso già  avviato per sostituire i gruppi 3 e 4 con una nuova sezione a ciclo combinato – afferma il sindaco -. So che la società  sta effettuando una valutazione complessiva del progetto esistente, visto anche l’investimento in gioco. Al momento al Comune non è¨ stato però presentato alcun tracciato alternativo per il gasdotto di alimentazione dell’impianto». L’amministrazione e la città  intera, secondo Pizzolitto, non derogano dall’obiettivo della riconversione, inseguito da anni, come altrettanto fermamente si oppongono a qualsiasi «ipotesi nucleare».
«Il rigassificatore Snam non è passato e dovrebbe riuscirci un progetto di centrale nucleare? Che ci provino – dice con chiarezza il sindaco Pizzolitto -, in una città che sta ancora gestendo pesanti impatti industriali precedenti, come quello dell’amianto». Per il rione Enel l’entrata in funzione dei due desolforatori e l’ammodernamento dei sistemi di trasporto del carbone sembrano intanto aver segnato già  un netto miglioramento della situazione ambientale della zona circostante la centrale. «Il fenomeno delle ricadute e delle polveri non si avverte da quando sono attivi i due Desox – afferma il presidente del comitato Adriano Bernadel -.Possiamo finalmente mettere ad asciugare il bucato senza inconvenienti».
Anche quanto a rumorosità  le due nuove strutture non starebbero creando problemi, se non alle abitazioni di via del Lisert, che si trovano a pochissima distanza dai Desox. «Da due giorni in compenso conviviamo con un sibilo fastidiosissimo legato, a quanto ho appreso chiamando in centrale, al riavvio dei gruppi a olio – aggiunge il presidente del Comitato rione Enel -. Per quel che riguarda gli odori rimane ogni tanto il problema creato dallo stoccaggio in porto della sansa, utilizzata in co-combustione con il carbone». Anche il comitato conferma di non mollare sul progetto di riconversione a gas e di mantenere quindi alta la sua attenzione, perchè «alle parole seguano i fatti». L’intenzione è quindi quella di chiedere un incontro al Comune per un’analisi e una verifica del progetto di trasformazione a ciclo combinato.
Laura Blasich

Il Piccolo, 05 novembre 2008 
 
IL SINDACO: «PIÙ CONTROLLI CONTRO L’INQUINAMENTO»  
Centrale, filtri anti-carbone in funzione  
A2A conferma di voler completare la riconversione a metano
  
 
I desolforatori commissionati da Endesa Italia per abbattere le emissioni dei due gruppi a carbone della centrale termolettrica di Monfalcone sono già entrati in funzione, mentre il percorso per la riconversione a gas dei due gruppi alimentati a olio combustibile non si è arenato. E A2A, che dal primo gennaio subentrerà a E.On nella proprietà del più grande impianto energetico della regione, intende rispettare il programma avviato a suo tempo da Endesa Italia per mettere al banbo i due gruppi alimentati a olio combustibile, peraltro già ora scarsamente utilizzati.
Lo afferma il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo di fatto a Legambiente che in questi giorni aveva espresso le sue preoccupazioni sul rispetto dell’accordo siglato da Endesa con Regione e Provincia nel 2004 per l’ambientalizzazione dell’impianto a fronte dei cambiamenti subiti dalla proprietà della centrale in questi ultimi mesi. Legambiente aveva inoltre chiesto rassicurazioni sulle emissioni di diossina dell’impianto. «Ho incontrato due volte in modo ufficiale i massimi vertici di A2A – ha affermato il sindaco -, ponendo soprattutto il problema della conversione a gas dei due gruppi funzionanti a olio combustibile. Ho chiarito inoltre che l’amministrazione comunale e la comunità monfalconese possono ragionare con i nuovi insediati solo a patto che l’accordo siglato da Endesa nel 2004 sia rispettato nella sua totalità. In caso contrario ho spiegato altrettanto nettamente che l’amministrazione comunale e la comunità sono pronte a scendere in guerra».
Risolto il contenzioso tra il committente e l’impresa realizzatrice, comunque, i due desolforatori a calcare-gesso progettati per ridurre le emissioni di anidride solforosa dei due gruppi alimentati a carbone sono entrati in funzione, riferisce il sindaco. Il percorso autorizzativo della nuova sezione a ciclo combinato alimentata a gas da 815 megawatt che andrà a sostituire i due gruppi a olio da 320 megawatt di potenza ciascuno non si è inoltre fermato. «Mancano l’Aia, cioé l’Autorizzazione integrata ambientale, e il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico – prosegue il sindaco -. La conferenza dei servizi relativa all’Aia era già stata convocata ed è stata poi rinviata. Credo però che sarà riunita a breve, dando la possibilità di completare l’iter e vedere partire i lavori».
L’Aia, fra l’altro, sottolinea Pizzolitto, comprenderà anche un piano di monitoraggio ambientale con un’azione combinata tra azienda, Arpa e ministero dell’Ambiente. «A quel punto esisterà uno strumento di natura oggettiva attraverso il quale la situazione sarà costantemente monitorata», spiega il sindaco. Per raggiungere l’obiettivo ci vorrà però almeno un anno e quindi il sindaco ha chiesto ad Arpa di fornire nel frattempo ogni quattro mesi i dati sulle emissioni della centrale termoelettrica in contraddittorio con quelli rilevati dalla rete di monitoraggio gestita sul territorio dalla proprietà dell’impianto.
«In questo modo sarà fugata la possibilità che esista qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e l’ambiente», afferma Pizzolitto, che ha contattato Arpa anche per avere dei dati puntuali sulle emissioni di diossina della centrale termoelettrica, finita alla ribalta nelle scorse settimane dopo la pubblicazione del dato che attribuisce all’impianto la produzione del 3,7% di tutta la diossina dispersa nell’aria in Italia. Una quota di emissioni niente affatto trascurabile, visto che rappresenta più del doppio della diossina prodotta in tutta l’Austria.
La Provincia ha fra l’altro già deciso di riunire la Commissione grandi impatti per approfondire il parametro riportato dall’Inventario nazionale delle emissioni (l’Ines), redatto direttamente dal Ministero dell’ambiente, nel quale viene riportato il coefficiente del 3,7%.
«Vogliamo chiarezza, anche perché questa tipologia di impianti – prosegue il sindaco – in linea di massima non produce emissioni di questo genere». Pizzolitto conta quindi di fornire una risposta puntuale a Legambiente anche su questo fronte nell’arco dei prossimi giorni.

Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
CENTRALE. LA SOCIETÀ RESPINGE LE ACCUSE DI INQUINAMENTO  
A2A pronta a entrare nella partita-nucleare  
Il presidente Zuccoli precisa: «Il ministero deve ancora decidere se e dove saranno realizzati gli impianti»
 
 
di NICOLA COMELLI

«La centrale di Monfalcone dispone della certificazione europea Emas, e questo significa che l’impatto ambientale rientra nei limiti previsti dalla normativa». A2A, dopo le preoccupazioni che in questi ultimi giorni sono piovute dall’una e dall’altra parte del confine (da parte dei primi cittadini di Monfalcone e Nova Gorica, Pizzolitto e Brulc), interviene per dire la sua sull’impianto che recentemente ha rilevato da E.On. Anche per ricordare che, sul nucleare, «intende essere della partita». Del resto, il presidente della multiservizi bresciano-milanese, Giuliano Zuccoli, si era esposto già da tempo sul questo tema, affermando in diverse occasioni, che la società che guida «è pronta a giocare un ruolo attivo in materia di politica energetica nazionale».
Anche se, ricordano da A2A, «se, e dove, le centrali nucleari verranno realizzate nel nostro Paese lo deciderà il Governo, e più precisamente il ministero per lo Sviluppo economico. Non certo noi». Al momento, la società intende concentrarsi sul piano di riconversione ”pulita” della centrale monfalconese. Un piano, ricordano dalla multiutility, «del quale sono a conoscenza tutti gli enti locali, a cominciare dal sindaco di Monfalcone, che sa perfettamente quali sono gli interventi messi in calendario e gli investimenti previsti». Al momento, comunque, la certificazione Emas garantisce «la massima copertura di natura ambientale».
Periodicamente, spiegano i tecnici della società, «gli esperti dell’ente certificatore si recano negli impianti che richiedono, o sono già in possesso, della certificazione, per verificare che strutture, procedure di gestione e modalità di funzionamento rispettino gli standard previsti. E se qualcosa non torna allora il ”diploma di qualità ambientale” viene immediatamente sospeso, fino a quando tutti i parametri non rientrano nei limiti previsti».
Emas è l’acronimo di Eco-management and audit scheme: si tratta di uno strumento volontario (ma non obbligatorio) del quale possono fare richiesta oltre che le aziende, comprese quelle medio piccole, anche le pubbliche amministrazioni. Nel Friuli Venezia Giulia, sulla base dei dati pubblicati sul sito internet dell’Ispra (www.isprambiente.it), l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, costola operativa del ministero dell’Ambiente, sono 18 i siti in possesso di questa certificazione. Fra queste, per l’appunto, la centrale termoelettrica monfalconese di A2A, il cui codice certificativo è IT-000068.
La data della prima registrazione risale al 31 luglio 2001, mentre il certificato oggi posseduto dall’impianto scadrà il prossimo 30 maggio. Entro quella data, in altre parole, riceverà la visita degli ispettori che dovranno esaminere se i requisiti Emas permangono, oppure no. Ad aver verificato la rispondenza ai protocolli Emas è stata la Certiquality srl, società specializzata in questo genere di verifiche, accreditato dal 1998 dal ministero dell’Ambiente (codice di accreditamento IT-V-001) per questo genere di indagini. Come detto, a possedere la certificazione, in regione, figurano anche alcune organizzazioni: tra queste, oltre a diverse amministrazioni comunali (nessuna della provincia di Gorizia però), anche il Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e la multiservizi triestino – padovana AcegasAps.
 
NEL 1965 L’ENTRATA IN FUNZIONE DEL PRIMO GRUPPO  
Convivenza difficile da 44 anni

 
È da oltre quarant’anni che un quartiere di Monfalcone è costretto a convivere con una centrale termoelettrica. Ma è da 26 – da quando cioè sono stati raddoppiati i gruppi alimentati a olio combustibile – che l’impatto sui circa 500 residenti nelle abitazioni circostanti si è fatto più pesante alimentando critiche, fino alla costituzione di un Comitato. La coabitazione comunque è sempre difficile: all’inizio per il problema dell’amianto, utilizzato ampiamente nell’impianto. Poi per le ricadute di macchie oleose, di varie sostanze inquinanti e di polveri di carbone sulle abitazioni. Quindi per il rumore prodotto dall’impianto.
Preoccupazioni sono emerse anche per la salute della gente residente attorno al quartiere. Al punto che l’Ass e il Comune hanno provveduto a effettuare una monitoraggio sanitario sulla popolazione. Centinaia i cittadini sottoposti a esami clinici, circa due anni fa, che hanno però fornito dati rassicuranti.
La centrale, realizzata da Enel e passata in anni recenti prima a Endesa, quindi a E.On. e ad A2A, si trova lungo la sponda orientale del canale Valentinis su un’area di venti ettari. È costituita da quattro gruppi che funzionano indipendentemente con potenza complessiva di 976 megawatt. Le sezioni 1 e 2, alimentate sia a carbone che a olio combustibile sono entrate in esercizio nel 1965 e nel 1970, mentre le sezioni 3 e 4, a olio combustibile nel 1983 e nel 1984. È stato in quegli anni che l’impianto è diventato il più potente della regione. Anche grazie alle battaglie di Comitato, associazioni ambientaliste e Comune, l’impianto è stato sottoposto negli anni a vari interventi per ridurne l’impatto sia isolando i cumuli di carbone, sia limitando l’impiego dei gruppi alimentati a olio combustibile. All’inizio del 2008, poi, sono entrati in servizio i desolforatori per l’abbattimento delle emissioni di biossido di zolfo delle sezioni a carbone.
Per la centrale sono già stati previsti investimenti, già autorizzati e corredati di valutazione di impatto ambientale. È destinato a slittare però proprio il progetto più importante sul tappeto, costituito dalla dismissione dei due gruppi alimentati a olio combustibile, i più inquinanti. La loro chiusura, con la contestuale installazione di un nuovo gruppo alimentato a metano di 815 megawatt, così da portare la potenza complessiva dell’impianto a circa 1140 megawatt, era prevista entro il 2011. Ma A2A ha deciso di rivedere il progetto, ritenendo di andare anche a una modifica del gasdotto di 17 chilometri tra Villesse e la centrale. Tutto ciò dovrebbe far slittare l’intervento al 2013, termine ultimo concesso dal ministero. (f.m.)

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