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Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Verso il maxi-processo per le morti d’amianto  
La Procura di Gorizia punta all’unificazione dei procedimenti
 
 
di FRANCO FEMIA

La Procura della Repubblica di Gorizia intende arrivare a un maxi-processo per le morti da amianto. Infatti, alcuni procedimenti a ruolo ieri in Tribunale sono stati rinviati al prossimo 11 gennaio quando il giudice deciderà sull’unificazione di una serie di procedimenti in corso per dar vita a un unico processo.
La parte più corposa riguarda l’inchiesta condotta dalla Procura generale di Trieste, che nel giugno dello scorso anno aveva avocato a sè 42 fascicoli della procura goriziana per dare un’accelerazione alle decine e decine di procedimenti giacenti. Imputati di omicidio colposo sono in totale 21 tra ex dirigenti e ex amministratori dell’Italcantieri e di alcune ditte che avevano in subappalto lavori all’interno del cantiere di Panzano. Devono rispondere della morte di una trentina di operai per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto contratte tra il 1965 e il 1985.
A giudizio si sono costituite una quarantina di parti civili tra familiari dei lavoratori deceduti, da enti quali la Regione, il Comune di Monfalcone, la Provincia, il Codacons, l’Associazione esposti da amianto (Aea), la Fiom e l’Inail. Il giudice nell’udienza preliminare aveva accolto la richiesta di citazione a giudizio di Fincantieri avanzata da alcuni legali di parte civile.
Fino a ora in primo grado si sono conclusi quattro processi legati all’esposizione all’amianto: due hanno visto la condanna degli ex dirigenti dell’Italcantieri a un anno di reclusione (in un caso in appello è intervenuta la prescrizione). In altri due processi c’è stata un’assoluzione perché non è stato provato che le malattie professionali contratte erano riconducibili direttamente all’esposizione all’amianto.

Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009
 
Amianto, via al processo per omicidio a carico di 21 ex dirigenti dei cantieri 
 
MONFALCONE. Si è aperto ieri mattina dinanzi al Tribunale monocratico di Gorizia, con l’avvio della fase di verifica della costituzione delle parti e le ulteriori costituzioni di parte civile, il processo per omicidio colposo che vede imputati 21 ex dirigenti dei cantieri navalmeccanici di Monfalcone in relazione al decesso per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto di 18 operai dello stabilimento.
Come parti civili figurano già l’Associazione esposti all’amianto di Monfalcone, la Regione, la Provincia di Gorizia, Inail e Fiom oltre a una quindicina di familiari degli operai scomparsi. Il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha fissato la prossima udienza all’11 gennaio disponendo l’unificazione del procedimento con un altro analogo processo legato sempre al decesso di ex operai dei cantieri.
Tornando al processo apertosi ieri c’è da ricordare che rinviati a giudizio sono ex dirigenti ed ex amministratori dell’Italcantieri e responsabili di alcune ditte che avevano in subappalto lavori all’interno dello stabilimento. Devono rispondere tutti di omicidio colposo in relazione alla morte di 18 dipendenti, decessi che secondo l’accusa sono legati all’esposizione all’amianto avvenuta nel periodo di tempo compreso tra il 1965 e il 1985. Il processo scaturisce da due tronconi di inchiesta che erano stati a suo tempo avocati dalla Procura generale di Trieste.

Il Piccolo, 13 dicembre 2009
 
Strage da amianto, ancora troppi ostacoli 
Denuncia di Cattarini alla convention del Pd con la Serracchiani

Mentre a Torino i vertici di Eternit sono alla sbarra per le migliaia di morti da amianto nell’area di Casale Monferrato, a Monfalcone, Trieste e nella Bassa dove la strage non è di molto inferiore la strada per ottenere giustizia sarà ancora lunga. «E comunque non sarà risolutiva del problema», ha sottolineato l’avvocato Riccardo Cattarini, intervenuto ieri all’iniziativa dedicata al tema-amianto dal Pd nell’ambito della due-giorni ”Mille piazze per l’alternativa”. Delle azioni concrete, al di là di quelle legali, in campo penale e civile, secondo Cattarini si possono però mettere in campo con la prospettiva di ottenere dei risultati concreti. «Bisogna stanare le aziende – ha detto il legale -, perchè va bene che l’ex direttore dello stabilimento sia condannato per omicidio colposo, ma serve che Fincantieri partecipi finanziariamente alla cura degli ex lavoratori malati e alla bonifica dell’amianto ancora presente». Ieri al Kinemax non è stata comunque questa l’unica proposta avanzata per aggredire il dramma che l’esposizione all’amianto provoca e provocherà ancora a lungo.
Nel trarre le conclusioni, il segretario del Pd regionale ed europarlamentare Deborah Serracchiani ha indicato come obiettivo che il Friuli Venezia Giulia dovrebbe darsi quello di accogliere un centro per la ricerca delle metodologie per una rimozione sicura dell’amianto che sia un punto di riferimento a livello europeo. La richiesta di insediare invece a Monfalcone un centro per la cura delle malattie asbestocorrelate è stato rilanciato invece da Cgil, Cisl e Uil, per le quali ha parlato il segretario provinciale Uil Giacinto Menis. L’Aea ha presentato da parte una piattaforma rivendicativa più ampia. «Bisogna estendere la sorveglianza sanitaria – ha detto Enrico Bullian – anche a chi ha subito un esposizione non professionale, ma familiare, come le mogli, sorelle o figlie, o ambientale». Secondo l’Aea va posta sul tavolo anche la revisione del protocollo di sorveglianza sanitaria in modo da allargarlo all’individuazione di più patologie legate all’amianto. Il registro dei mesoteliomi dovrebbe invece comprendere anche i tumori al polmone, pure connessi all’esposizione all’amianto, mentre gli incentivi della Provincia per rimuovere le coperture in eternit andrebbe esteso a tutta la regione. Intanto a livello nazionale, ha ricordato Bullian, il Fondo nazionale per le vittime dell’amianto c’è, ma solo sulla carta, perchè i regolamenti attuativi ancora non ci sono.
Il consigliere regionale Franco Brussa ha indicato invece la necessità da parte della Regione di trovare dei percorsi sanitari privilegiati per quanti sono stati colpiti dalla malattia da completare inoltre con un’assistenza psicologica ai malati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 14 dicembre 2009
 
Paternoster (Aea): «Processo Eternit passo importante» 
 
«Il maxi-processo contro l’Eternit rappresenta un importante passo in avanti e darà di certo impluso ai procedimenti per amianto in corso, anche nella nostra provincia. A Torino si sta segnando una traccia importante». Così Chiara Paternoster, componente del direttivo dell’Associazione esposti amianto.
Alcuni giorni fa il Palazzo di Giustizia di Torino ha ospitato la prima udienza del processo Eternit. Due gli imputati: il miliardario svizzero Stephan Schmidaeiny e il barone belga Louis De Cartier, che devono rispondere di reati gravissimi, come disastro doloso e omissione volontaria di cautele contro le patologie professionali. I due sono accusati di essere responsabili della morte di migliaia di persone che hanno a vario titolo lavorato l’amianto nelle quattro sedi italiane della multinazionale svizzera. Considerati i numeri – 2889 persone offese elencate nel capo d’accusa e 2100 richieste di parte civile – si tratta della più grande causa mai celebrata in Europa su un argomento del genere.
Un argomento che, seppure con le debite differenze, Monfalcone conosce bene. Lo spiega Chiara Paternoster: «Il caso Eternit e quello che riguarda il nostro cantiere sono diversi, nel senso che sono le modalità di produzione a essere differenti. Questo non toglie che ciò che sta succedendo a Torino è un buon segno. L’approccio dei pm è quello giusto, a partire dai capi di accusa: disastro doloso. Anche da noi le cose sono migliorate negli ultimi anni; il procuratore Deidda ha lasciato un’eredità importante. Oggi finalmente i processi si stanno aprendo per molti casi. Rimangono, ovviamente, delle incognite, come la prescrizione. E rimane il rammarico per i dieci anni di immobilismo giudiziario e di sottovalutazione del problema». (el.col.)

Il Piccolo, 11 gennaio 2010
 
DIBATTIMENTO QUESTA MATTINA A GORIZIA 
Amianto, entra nel vivo il maxi-processo: 26 imputati per 39 morti

Entra nel vivo questa mattina, al Tribunale di Gorizia, il maxi-processo per omicidio colposo in relazione ai decessi riconducibili all’esposizione all’amianto. In particolare si tratta di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte d’appalto.
Per questo processo si sono costituite parti civili il Comune di Monfalcone, la Fiom Cgil e i familiari di alcune vittime, rappresentate, tra gli altri, dai legali Pierluigi Fabbro, Paolo Bevilacqua, Francesco Donolato, Roberto Maniacco, Luigi Genovese. Nella precedente udienza, in ottobre, davanti al giudice monocratico Paola Santangelo (la pubblica accusa era rappresentata dal pm Valentina Bossi), le parti civili avevano depositato l’ordinanza con la quale era stata notificata la citazione in giudizio di Fincantieri Spa, quale responsabile civile nel procedimento. Il giudice, verificata la regolarità della notifica e preso atto dalla mancata costituzione in giudizio del responsabile civile, aveva rinviato l’udienza, fissata per la giornata odierna. Il giudice Santangelo aveva altresì autorizzato la citazione in giudizio di alcuni testi, per lo più presentati dalla pubblica accusa. L’ammissione dei testi e delle prove era stata rinviata poichè il giudice monocratico, trasferito ad altro ufficio, sarà sostituito dal presidente Giovanni Matteo Trotta.
Oggi, dunque, è previsto l’avvio dell’istruttoria dibattimentale. Il processo è nato dall’unificazione di due procedimenti penali, uno istruito a carico di undici imputati, a fronte di undici decessi, l’altro riguardante 26 imputati che dovranno rispondere per la stessa ipotesi di accusa nei confronti dei familiari di 28 lavoratori deceduti.
Tra gli imputati per questo procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.
Pare, intanto, che siano state avviate trattative tra Fincantieri e le parti private per il risarcimento del danno.

Il Piccolo, 12 gennaio 2010
 
VENTISEI IMPUTATI PER 39 DECESSI 
Scioperano gli avvocati processo-amianto rinviato al 25 marzo

Scioperano gli avvocati e viene rinviato, ieri al Tribunale di Gorizia, al 25 marzo prossimo il processo per omicidio colposo in relazione ai decessi riconducibili all’esposizione all’amianto di 39 dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, e di altre ditte d’appalto. È bastata circa un’ora, in aula, davanti al presidente del Tribunale Giovanni Matteo Trotta, subentrato al giudice monocratico Paola Santangelo, trasferita ad altro ufficio, per prendere atto dell’astensione dall’attività giudiziaria penale da parte di tutti i legali, con una sola eccezione, e procedere al rinvio per ”chiamata singola” fissando la data della nuova udienza.
L’astensione è stata voluta dall’Unione delle Camere penali italiane per contestare le «scorciatoie del ”processo breve” e per l’avvio delle riforme». Ieri mattina sono approdati in aula tre procedimenti ancora distinti, uno dei quali già frutto dell’unificazione di due ”filoni”, per i quali, il 25 marzo prossimo, si procederà alla riunificazione complessiva. Sempre in quella sede sono previste le eccezioni preliminari e l’ammissione delle prove, oltre alla definizione del calendario relativo alle fasi successive.
Si va, dunque, tecnicamente verso il maxi-processo ora affidato al presidente Trotta, con il pubblico ministero Luigi Leghissa, per anni in servizio al Tribunale di Udine.
Non solo. A fine anno sono stati comunicati alla Procura della Repubblica di Gorizia, altri 14 decessi per mesotelioma alla pleura. La questione-amianto, dunque, esprime tutto il suo drammatico peso nel mandamento monfalconese. Una materia complessa e massiccia, per la quale la Procura ha destinato uno specifico ”staff” di 7-8 persone, tra cui anche un nuovo consulente informatico.
Per il processo si sono costituite parti civili il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Fiom Cgil e i familiari di alcune vittime, rappresentate, tra gli altri, dai legali Pierluigi Fabbro, Paolo Bevilacqua, Francesco Donolato, Roberto Maniacco, Luigi Genovese.
Il maxi-processo che si prospetta riguarda dunque 39 decessi per 26 imputati. Tra questi, nel procedimento figurano anche l’attuale presidente di Fincantieri ed ex direttore generale di Italcantieri, Corrado Antonini, gli ex presidenti del Consiglio di amministrazione Vittorio Fanfani e Giorgio Tupini, l’ex presidente Enrico Bocchini e gli ex direttori del cantiere di Panzano, Giancarlo Testa e Manlio Lippi.

Il Piccolo, 13 gennaio 2009 
 
INCONTRO A TRIESTE  
Amianto, fondo per le vittime
 
  
Anche una piccola regione come il Friuli Venezia Giulia può fornire un contributo enorme alla soluzione di una causa di respiro mondiale come quella dell’amianto. Ne sa qualcosa l’Associazione esposti amianto del Friuli Venezia Giulia (http://www.aea-fvg.org/) con sede a Trieste, che da anni si prodiga per la difesa dei più fondamentali diritti della persona lesi dalla letale fibra killer e spesso più tragicamente dall’assenza o dalla mancata o distorta applicazione di leggi dello Stato.
L’associazione sarà protagonista di un incontro tecnico che si svolgerà domani (orario 14.30 – 16.30) nella sala della Stazione marittima di Trieste. tema dell’incontro sarà «Fondo per le vittime dell’amianto e contributi previdenziali». All’iniziativa saranno presenti tra gli altri il presidente dell’Aea regionale Aurelio Pischianz e l’avvocato Ezio Bonanni di Latina, pioniere a livello nazionale per la tutela giuridico – legale di molti dei casi di esposti al male. L’associazione ricorda anche il recente libro intitolato «Il male che non scompare» (Il Ramo d’oro Editore – 2008) scritto dal giovane Enrico Bullian di San Canzian d’Isonzo, che rappresenta un pilastro fondamentale per lo studio e la memoria della vicenda amianto più che mai attiva nelle nostre cronache quotidiane. Con gli esempi clamorosi di Monfalcone e, in altre regioni, di Casale Monferrato.

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