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Il Piccolo, 14 gennaio 2011 
 
L’AMMINISTRAZIONE SI SCHIERA CONTRO IL PROGETTO DI RFI 
Doberdò diventa Comune ”no Tav” 
Il sindaco Vizintin: «Sablici rischia la scomparsa e la riserva dei laghi la devastazione»

DOBERDÒ Tav indigeribile per il Comune di Doberdò del Lago. Lo mette nero su bianco il sindaco Paolo Vizintin dopo aver attentamente esaminato la «copiosa documentazione» ricevuta recentemente da Rete Ferroviaria italiana spa (Rfi). Si tratta del progetto preliminare ferroviario della tratta Ronchi–Trieste nell’ambito della nuova linea Av/Ac (Alta velocità e alta capacità) Venezia–Trieste. Il giudizio del primo cittadino è senza appello: «Da un primo esame della progettazione delle linee, degli studi geologici, geotecnici, idrologici, del piano degli esproprii nonché di ogni altro elaborato e documento allegato è emerso innanzitutto che l’opera, se realizzata, avrebbe un conseguenze gravissime e irreparabili per l’ambiente, il territorio e l’abitato di Sablici nonché un impatto sociale devastante».
I motivi vengono spiegati in una lunga nota dai toni apocalittici. «La linea ferroviaria – scrive Vizintin – attraverserebbe infatti la riserva dei laghi di Doberdò e Pietrarossa con enormi viadotti e gallerie, una gigantesca colata di cemento e ferro che deturperebbe gravemente e irreversibilmente il territorio ed il già lesi dalla presenza di elettrodotto, metanodotto e autostrada. Gallerie e viadotti proseguirebbero per il centro di Sablici, dove è previsto l’esproprio ed il vincolo urbanistico di quasi tutta l’area nonché il probabile abbattimento di alcune abitazioni oltre alla realizzazione di vasche per l’accumulo di liquidi pericolosi». E come se non bastasse c’è un altro regalo impachettato nella Tav: «In tale contesto – aggiunge il sindaco di Doberdò del Lago – si inserisce la realizzazione di un nuovo raccordo stradale tra le Statali 55 e 14 che passerebbe sotto il viadotto soprastante Sablici e consentirebbe il ritorno massiccio dei Tir sul Vallone».
Il risultato finale? «È ragionevole ipotizzare – aggiunge Vizintin – che con questo scenario l’abitato di Sablici di svuoterebbe e sparirebbe dalla cartografia, o perché parte delle case verrebbero demolite o perché i rimanenti residenti si abbandonerebbero le proprie abitazioni per le condizioni di invivibilità venutesi a creare (traffico, inquinamento acustico, scosse etc.)».
Detto tutto questo è chiara la posizione assunta dal Comune di Doberdò del Lago. «Siamo perciò – puntualizza il primo cittadino – fermamente contrari, come in passato, a inutili opere faraoniche il cui costo esorbitante graverebbe, come sempre, sui contribuenti italiani ed il cui unico effetto sarebbe quello di deturpare l’ambiente ed il paesaggio, con rilevante pregiudizio per la salute ed il patrimonio dei cittadini. Ci opporremo perciò con ogni mezzo agendo nelle competenti sedi politiche e sociali affinché il suddetto progetto di RFI non trovi seguito».
Le critiche al progetto, tuttavia, non si fermano a questo. «È inaccettabile e preoccupante – continua Vizintin – che nella documentazione trasmessa da Rfi non compaia né l’analisi costi-benefici imposta dalla normativa vigente sulla Via (valutazione d’impatto ambientale) per tutte le opere pubbliche né il piano economico finanziario previsto dalla legge finanziari 350/2003». L’unico passaggio costruttivo è messo in coda: «Siamo favorevoli al trasporto su rotaia di merci e persone con sistema dell’Av/Ac – conclude Vizintin – purché vengano minimizzati l’impatto con l’ambiente ed i costi sociali. Ciò è possibile in base agli studi effettuati dalle Università di Milano e Torino, dove è dimostrato che sarebbe più che sufficiente una modernizzazione dell’attuale linea ferroviaria».
E, intanto, parte la mobilitazione dei cittadini. Mmercoledì prossimo, 19 gennaio 2010, alle 20, al centro civico “Kremenjak” di Jamiano, si terrà un incontro pubblico per illustrare i contenuti del progetto di Rfi e per raccogliere osservazioni e proposte dei cittadini di Doberdò del Lago.

Il Piccolo, 03 gennaio 2011

INVIATO DA RETE FERROVIARIA ITALIANA LO STUDIO PRELIMINARE
Alta velocità, depositato il progetto sul potenziamento della linea esistente
Il nodo cruciale da affrontare è rappresentato dal bivio di San Polo
«La riorganizzazione del tracciato sarà funzionale soprattutto allo sviluppo del porto»
I Comuni hanno tempo 60 giorni per segnalare gli ostacoli non rilevati

di LAURA BORSANI

Il progetto preliminare della tratta Ronchi-Trieste della linea Alta velocita-Alta capacita, Venezia-Trieste è servito. Presentato al Comune di Monfalcone, agli altri enti locali del mandamento, alle Province di Gorizia e Trieste, nonché a tutte le parti interessate, al fine di segnalare eventuali ”interferenze”, ostacoli e criticità sul territorio non rilevate dallo studio. Il progetto, commissionato da Rete ferroviaria italiana a Italferr, in accordo con la Regione, è stato anche inoltrato al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per essere sottoposto all’approvazione da parte del Cipe.
PRELIMINARE. Siamo alla prima fase progettuale, dopo che il precedente tracciato è stato bocciato nel corso delle procedure di impatto ambientale. Per la tratta Ronchi-Trieste, il nuovo piano ”alleggerisce” le ricadute riducendo i 33 chilometri di galleria attraverso il Carso a meno di una decina. Per Monfalcone l’attenzione sarà concentrata sullo snodo di San Polo e sulla riorganizzazione della linea ferroviaria storica. Sul tappeto anche la verifica in ordine agli eventuali vincoli ed espropri posti a residenze, terreni privati e a opere e beni pubblici.
INTERFERENZE. Il progetto preliminare è giunto al Comune di Monfalcone, protocollato il 21 dicembre, ma è stato inviato anche ai Comuni di Ronchi, Staranzano, San Canzian, Turriaco, Doberdò, Duino Aurisina, Trieste e Sgonico. Scatta il ”count down” per la segnalazione delle ”interferenze”. Non è previsto alcun parere da parte degli enti coinvolti, poiché il piano è inserito nella legge Obiettivo che comporta l’accelerazione dell’iter. Il progetto preliminare potrebbe subire modifiche anche sostanziali in sede di progettazione definitiva ed esecutiva, per le quali, però, gli enti locali non saranno più coinvolti. Intanto, c’è tempo 60 giorni, fino al 20 febbraio, per consegnare la relazione.
LINEA STORICA. Un lavoro imponente dovendo vagliare 284 tra relazioni e tavole. Il progetto della tratta Ronchi-Trieste prevede, assieme al Corridoio 5, la riorganizzazione della ferrovia storica, prospettando una consistente trasformazione. Il piano, infatti, intende intervenire propedeuticamente alla rivisitazione della linea Trieste-Venezia, ma soprattutto della Trieste-Udine. Si apre, pertanto, un doppio fronte di valutazione. «Il progetto preliminare presentato – spiega l’assessore comunale all’Urbanistica, Massimo Schiavo – è il primo elaborato ufficiale consegnato ai Comuni, per il quale i nostri uffici hanno costituito un gruppo di lavoro». Rispetto alle ipotesi precedenti, la quantità di infrastrutture previste è stata molto ridotta, eliminando in particolare la realizzazione di traumatici viadotti. «Questo – aggiunge Schiavo – è frutto di una serrata trattativa, tecnica e politica, condotta assieme agli altri enti locali, per evitare pesanti ripercussioni».
CRITICITÀ. Restano gli altri nodi. Che per Monfalcone interessano la linea storica ferroviaria, in particolare il bivio di San Polo, che oggi si presenta come un semplice sistema di scambi, con due binari che partono dalla stazione per poi suddividersi in 4, due in direzione Venezia e 2 in direzione Udine. Lo scenario prospetta lo sdoppiamento dei binari per Venezia, per ricongiungersi in prossimità della stazione di Monfalcone. La linea storica è destinata a venire potenziata, in attesa della realizzazione del Corridoio 5. «La riorganizzazione della linea storica – osserva Schiavo – potrà essere funzionale alle nostre aree industriali ed in particolare allo sviluppo del porto, alleviando contestualmente lo stato di sofferenza della viabilità. Si tratta, pertanto, di favorire lo sviluppo, ma a fronte di buoni criteri di sostenibilità».
CONSULTAZIONI. L’assessore preannuncia le opportune consultazioni: «Saremo attenti a coinvolgere tutte le forze politiche e le associazioni che si occupano di ambiente. L’obiettivo è quello di segnalare correttamente le ”interferenze”, al fine di ridurre al massimo l’impatto sul territorio. Ci incontreremo anche con gli altri enti locali, per esprimere una valutazione comune. Vogliamo che il nostro patrimonio storico-naturalistico venga salvaguardato, oltre alle residenze e ai servizi».

TRASPORTI. CRITICHE DAL WWF
«Il piano diviso in tre parti per indebolire le opposizioni»
«Si vuole che Comuni e cittadini si esprimano solo sul frammento di Tav che li tocca da vicino

“Salami slicing” (affettare il salame): così è noto a livello europeo lo stratagemma adottato da Rfi per cercare di sminuire l’impatto e depotenziare le opposizioni al progetto della Tav tra Venezia e Trieste. Lo afferma il Wwf del Friuli Venzia Giulia che ricorda come il progetto preliminare della nuova linea ferroviaria sia stato infatti suddiviso in tre tronconi, che hanno iniziato la procedura di Valutanzione d’impatto ambientale (Via) in modo indipendente l’uno dall’altro: la tratta Venezia–Portogruaro (progetto e studio di impatto ambientale consegnati il 22 dicembre, soltanto alla Regione Veneto), la tratta Ronchi del Legionari – Trieste (progetto e studio consegnati il 22 dicembre, solo alla Regione Friuli Venezia Giulia) e la tratta Portogruaro–Ronchi dei Legionari (progetto e studio saranno consegnati entro il 31 dicembre a entrambe le Regioni). «I progetti sono però, evidentemente, – affema il Wwf – parte di un tutto inscindibile, per la semplice ragione che l’uno non avrebbe alcun senso né funzione, in assenza degli altri. Lo scopo della suddivisione in tre tronconi è quindi soltanto quello di cercare di deviare l’attenzione delle comunità locali, Comuni in primis, sul pezzetto di linea che riguarda i rispettivi territori, facendo perdere di vista l’insieme».
Secondo l’associazione ambientalista «si vuole cioè che cittadini, Comuni, associazioni si esprimano soltanto sul frammento di Tav che tocca da vicino casa propria, chiedendo magari limitati spostamenti della linea o “compensazioni” locali, senza metter naso nella strategia complessiva che sta a monte del progetto e ragionare sugli impatti globali (ambientali ed economici) dell’opera. E’ questa la logica perversa della “Legge Obiettivo”, all’origine della progettazione delle linee Tav (e non solo di queste) e che fa a meno di qualsiasi pianificazione nel settore trasporti: la “politica del fare” qualunque cosa, comprando magari il consenso delle comunità locali e prescindendo dalla valutazione se si tratti di opere utili e sostenibili».
Secondo il Wwf, inoltre, la procedura di Via sulla Tav a Nordest denuncia altre gravi carenze: 1) manca, negli elaborati presentati da Rfi, la valutazione costi-benefici, pur imposta per legge a tutte le opere pubbliche; carenza tanto più grave in quanto si tratta di un’infrastruttura il cui costo era stimato già nel 2006 pari a quasi 5,2 miliardi di euro per la tratta Venezia-Trieste (oggi la stima sarebbe verosimilmente superiore); 2) nel sito Internet del ministero dell’Ambiente, a tutt’oggi (30 dicembre 2010), non c’è traccia degli elaborati consegnati da Rfi e anzi nella sezione dedicata alla Via si legge che non c’è “nessun progetto sottoposto a Via in fase di osservazione da parte del pubblico” (benché, come detto, Rfi abbia consegnato alle Regioni progetti e studi per due tratte già il 22 dicembre)! 3) per poter visionare il materiale, i cittadini devono quindi rivolgersi agli uffici regionali (ma in Veneto trovano soltanto quello della Venezia–Portogruaro e in Friuli Venezia Giulia solo quello della Ronchi-Trieste).
Il Wwf chiederà perciò ai ministeri Ambiente, Infrastrutture e Beni culturali e alle Regioni interessate di imporre a Rfi l’accorpamento dei tre progetti in un’unica serie di elaborati e un unico procedimento; di completare gli elaborati per la Via con l’indispensabile analisi costi-benefici; di avviare una nuova procedura Via sul progetto unitario della linea Venezia–Trieste; di mettere a disposizione del pubblico, su Internet, tutta la documentazione di Rfi, contestualmente alla pubblicazione degli annunci sui giornali prescritta per legge.

TRASPORTI. FINO A 200 LE PROPRIETÀ VINCOLATE
Legambiente: rischio-esproprio per una quarantina di case

Gli impatti della linea ad Alta velocità-Alta capacità ferroviaria rischiano di essere molto più concreti e molto più vicini per il Monfalconese di quanto il territorio possa pensare. Per questo il circolo locale di Legambiente ritiene “stupefacente” l’assoluta mancanza di reazioni da parte delle amministrazioni locali alla comparsa dell’annuncio della presentazione del progetto preliminare del tracciato Av-Ac relativo al tratto Ronchi dei Legionari-Trieste. Se sette anni fa la situazione era grave, ma non seria, come sottolinea Rudi Fumolo del circolo monfalconese di Legambiente, perché il primo progetto preliminare conteneva delle palesi incongruenze, ora il quadro è decisamente più pericoloso. «Intanto le amministrazioni comunali del mandamento allora erano contrarie in modo compatto – ricorda Fumolo -, mentre ora sono favorevoli, salvo qualche rara eccezione. Il dato di fondo però è un altro: se il progetto non sarà bocciato come in passato, l’approvazione del preliminare, che potrebbe avvenire entro quest’anno, comporterà automaticamente dei vincoli all’esproprio delle aree coinvolte dall’opera». Di fatto, stando a Fumolo, le case vincolate potrebbero oscillare tra le 100 e le 200, a seconda della fascia di salvaguardia del tracciato, e quelle da espropriare tout court circa 40. «In base alla normativa, il giorno dell’approvazione del progetto preliminare – ribadisce l’esponente di Legambiente – le case circostanti la nuova linea ferroviaria saranno vincolate senza bisogno di qualsiasi comunicazione diretta agli interessati». Insomma, ci sono gli impatti ambientali dell’opera da tenere in conto, ammonisce Legambiente, ma non solo quelli. «E’ sperabile che oltre ad analizzare gli aspetti ambientali – afferma Fumolo – gli amministratori locali abbiano ben chiaro l’effetto sul loro territorio della semplice approvazione del preliminare, che fra l’altro permetterà anche l’avvio delle fasi esplorative e l’apertura dei relativi cantieri». Legambiente si augura che questi nodi siano stati affrontati dagli amministratori nei contatti avuti negli ultimi mesi con le Ferrovie, «anche perché negli ultimi anni le amministrazioni regionali e locali, di diverso colore, non hanno brillato per la volontà di informare la popolazione sugli effetti ambientali e legali del passaggio dell’Av-Ac». I cittadini dovrebbero invece pretendere proprio questo, secondo Fumolo: notizie dettagliate per poi eventualmente agire attraverso le proprie amministrazioni locali, «tra gli unici soggetti che possono modificare i contenuti del progetto». (la. bl.)

Il Piccolo, 15 luglio 2010

IL PROGETTO
Mitigato l’impatto ambientale della Tav
Il sindaco Pizzolitto: «Ma il tracciato non è in discussione»
Utile confronto tra i tecnici Rfi e le amministrazioni comunali interessate dall’infrastruttura

Anche il nuovo progetto della Tav non risparmia impatti importanti al territorio monfalconese. Il confronto già avviato con la Regione e i tecnici di Rfi ha però consentito di mitigarli in modo consistente. E’ quanto ha affermato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo alla domanda di chiarimenti del consigliere comunale di Rifondazione comunista Emiliano Zotti nella seduta di martedì sera del Consiglio comunale. «Il tracciato, comunque, non si discute, perché rientra in una pianificazione europea e questo l’assessore regionale ai Trasporti Riccardi l’ha chiarito da subito», ha aggiunto il sindaco. «La fase è quella della predisposizione del progetto preliminare – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – e il confronto con le amministrazioni locali è servito per fornire le osservazioni dei territori attraversati dalla linea. Il coinvolgimento del Consiglio comunale ci sarà». In ogni caso si parla ormai, stando all’assessore all’Urbanistica di Ronchi dei Legionari, Sara Bragato, di Alta capacità e non più di Alta velocità. La proposta progettuale di Rfi è quindi quella di interrare la linea storica Udine-Trieste a partire pressapoco dal confine tra i comuni di Ronchi e Monfalcone, per permettere lo scavalco della stessa da parte della linea ”storica” Trieste-Venezia e della futura linea AC. «Se tale interramento fosse fatto partire già prima della stazione di Ronchi Nord – afferma Sara Bragato – potrebbe essere risolto d’un colpo il problema dell’isolamento del rione dello Zochet e delle frazioni di Vermegliano e Selz, sulle quali pesa anche il traffico proveniente da Doberdò e altri comuni carsici, attraverso la strada provinciale numero 15». La possibilità di progettare fin d’ora le opere legate alla soluzione del bivio San Polo e al passaggio dell’AC, prevedendo l’interramento della linea Udine-Trieste già in territorio di Ronchi, è però legato alla soppressione della ”lunetta”. Vale a dire del binario unico di collegamento tra le due linee Udine-Trieste e Trieste-Venezia, che interseca la statale 305 in prossimità del cimitero di Ronchi. (la. bl.)

Il Piccolo, 06 luglio 2010
 
CONVEGNO DI LEGAMBIENTE 
Corridoio 5, quale l’impatto sulle abitazioni

Nel Monfalconese si ritorna a parlare del tracciato della linea ferroviaria ad Alta velocità e degli impatti che avrà sui centri del mandamento attraversati. Lo fanno venerdì, alle 20.30 in piazza della Libertà a Turriaco, i Giovani comunisti della provincia di Gorizia assieme al circolo monfalconese di Legambiente e all’Arci.
Interverranno come relatori Rudy Fumolo, responsabile sui temi della mobilità di Legambiente, e Roberto Linari, specialista in vibrazioni indotte. L’incontro sarà moderato da Valerio Bobig della Federazione di Gorizia dei Giovani comunisti. L’appuntamento cercherà di fornire qualche risposta agli interrogativi su quali potrebbero essere gli impatti, sulla vita quotidiana e sulle abitazioni, dell’attraversamento nei territori comunali di Pieris, San Canzian, Staranzano, Ronchi e Turriaco da parte del tracciato del Corridoio 5.
Nell’incontro si cercherà però anche si fare chiarezza sui costi che saranno sostenuti per realizzare l’opera, in fase di progettazione preliminare. L’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi ha tenuto proprio in questi giorni nella sede della Regione a Udine una serie di riunioni con alcuni dei Comuni della Bassa friulana e dell’Isontino per una verifica sulla progettazione preliminare in corso del tracciato ferroviario ad Alta velocità/Alta capacità tra Venezia e Trieste. Riccardi ha incontrato a Udine, assieme ai tecnici di Rfi-Rete ferroviaria italiana e ai responsabili della direzione Infrastrutture di trasporto della Regione, i sindaci Alessandra Brumat di Turriaco, Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo, Roberto Fontanot di Ronchi dei Legionari e Gianfranco Pizzolitto di Monfalcone, oltre a quelli si San Giorgio di Nogaro Pietro Del Frate e di Torviscosa Roberto Fasan. Con i tecnici di Rfi i sindaci hanno valutato e approfondito anche alcuni dettagli del passaggio della linea AV/AC sul territorio, in particolare per quanto riguarda le cosiddette interferenze (sovrapassi e sottopassi), le attività di esproprio, la viabilità locale, la realizzazione di ciclovie e i piani di ”mitigazione” ambientale dell’opera.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
OGGI LA PRESENTAZIONE UFFICIALE 
Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5

Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale.
Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.
Luca Perrino

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
Un parco regionale per salvare il Carso 
Proposto dal neonato Coordinamento zonale che si batte contro l’Alta velocità

Nasce, a Monfalcone, il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo e per la costituzione del parco naturale regionale. L’iniziativa, scatenata dalle ultime notizie riguardanti il nuovo tracciato dell’Alta velocità ferroviaria che mette in serio pericolo il Carso monfalconese, è stata presentata ieri mattina dal consigliere comunale Fabio Del Bello, da Graziano Benedetti del Wwf e da Gianpaolo Zernetti del Cai che, però, si pongono come portavoce di questa realtà come semplici cittadini. Cittadini preoccupati, ma anche desiderosi di saperne di più su un progetto che risulta essere alquanto impattante per una zona che, sotto il profilo naturalistico e ambientale, ha sempre rappresentato molto per la popolazione. Ma che ora rischia di scomparire, mentre del parco del Carso non se ne parla quasi più da molto tempo. «Vogliamo affermare – hanno detto – quella che deve essere la sacralità e l’inviolabilità della zona che verrebbe irrimediabilmente distrutta se si decidesse di far partire proprio da qui il grande tunnel ferroviario verso Trieste. Il Carso ha già subito molto in passato: due guerre mondiali, la mancata salvaguardia, persino progetti che volevano urbanizzare il colle della Rocca. Non possiamo permettere che esso muoia per sempre». Lo strumento più efficace, hanno sottolineato, appare l’istituzione di una grande area protetta, un parco regionale che metta al riparo da ogni possibile pericolo. «Entro il prossimo 31 dicembre – hanno aggiunto – dovrà essere approvato il progetto preliminare, un progetto che, se dovesse poi passare, porrà enormi vincoli, creando delle servitù contro le quali non si potrà più combattere. E così sia il Carso, sia il Timavo rischierebbero grosso». I tre portavoce chiamano a raccolta la gente, le associazioni, tutti coloro i quali amano il Carso ed il fiume che sfocia a Duino Aurisina affinchè possano essere al loro fianco in questa lotta. «Ma principalmente – concludono – chiediamo alle istituzioni di essere messi a conoscenza di quanto potrebbe accadere in futuro, prima che sia davvero irrimediabilmente troppo tardi».
Luca Perrino

Il Piccolo, 01 aprile 2010

L’Alta velocità risparmierà Trieste e la Val Rosandra 
Corridoio 5: resa pubblica alla Regione l’intesa con la Slovenia sulla variante Aurisina-Divaccia

di SILVIO MARANZANA

TRIESTE La Tav non sventrerà Trieste, non si inabisserà in galleria a Santa Croce per correre sotto la città, sotto Gretta, San Giovanni e Cattinara in particolare, e avvitarsi attorno alla Val Rosandra in base a un percorso che aveva sollevato perplessità anche in ambienti tecnici oltre a innescare proteste di cittadini e ambientalisti. Viaggerà invece lungo la direttrice definita alta, lungo l’asse Ronchi-Aurisina-Opicina-Sesana-Divaccia. Per penetrare in città e soprattutto per agganciarsi al porto di Trieste utilizzerà poi la già esistente cintura di circonvallazione cittadina. Resta da definire in particolare il tragitto del troncone per l’aggancio in quest’ultima che si staccherà dal percorso carsico principale e che sarà tracciato «individuando la soluzione ambientalmente più sostenibile».
Su questa alternativa Italia e Slovenia sono già d’accordo. Le indiscrezioni sulla nuova bozza hanno incominciato a filtrare qualche settimana fa. «Siamo al lavoro per evitare i rischi di un’altra Val di Susa», aveva affermato l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Riccardo Riccardi. Ieri ne ha relazionato alla giunta regionale dopo aver incontrato, per illustrargli il nuovo percorso, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza che a propria volta ha espresso compiacimento per la modifica del progetto.
Il nuovo tracciato è stato delineato nel corso delle riunioni del gruppo bilaterale riunitosi a Roma e a Lubiana con la partecipazione del viceministro Roberto Castelli, del sottosegretario sloveno Igor Iakomin e dello stesso Riccardi. Regione Friuli Venezia Giulia, ministero italiano delle Infrastrutture e dei trasporti e Repubblica di Slovenia hanno ritenuto opportuno mettere allo studio la nuova ipotesi che sarà ufficialmente presentata, a livello di studio di fattibilità, nel corso della prossima riunione della Commissione intergovernativa Italia-Slovenia già fissata a giugno.
Rispetto alla soluzione precedente che presentava uno sviluppo della linea di circa 36 chilometri con una pendenza massima del 17 per mille, il nuovo progetto garantirebbe una pendenza non superiore al 13 per mille, ma soprattutto «eviterebbe completamente – come ha voluto sottolineare ieri Riccardi – l’attraversamento in sotterraneo di Trieste».
Da subito, secondo i dati forniti dallo stesso assessore regionale, l’Alta velocità permetterebbe il passaggio di un traffico annuale di 560 mila Teu dal porto di Trieste, rispetto ai 220 mila che è possibile far transitare oggi, con un intervento di una trentina di milioni sul nodo di San Polo, nei pressi di Monfalcone, i Teu potrebbero diventare 900 mila. Addirittura tre milioni e mezzo all’anno potrebbero essere i Teu nel momento in cui l’Alta velocità sarà completamente funzionante compreso il raccordo con la cintura di circonvallazione che la aggancerebbe direttamente al porto di Trieste.
Riccardi ha infatti sostenuto la necessità che gli studi di progettazione della nuova linea prendano avvio con i progetti di miglioramento del nodo ferroviario di Trieste e il suo allaccio all’asse principale della direttrice transfrontaliera risolvendo in modo prioritario il problema di capacità nelle sezioni Trieste-Bivio di Aurisina e Bivio di Aurisina-Bivio San Polo. Il successivo tratto, su cui vi sarebbe anche già il consenso della parte slovena, dovrà portare al collegamento diretto tra i due porti di Trieste e di Capodistria.
Sulla sua utilità il presidente di Luka Koper, Gregor Veselko, intervistato dal Piccolo, non ha però voluto pronunciarsi. «Noi riteniamo prioritario – ha affermato – il collegamento tra Capodistria e Divaccia». «È importante – ha invece fatto rilevare ieri Riccardi – che gli sloveni abbiano accettato di allacciarsi nel loro territorio all’altezza del tratto tra Opicina e Sesana».

Il Piccolo, 03 luglio 2010
 
RIUNIONI CON L’ASSESSORE RICCARDI 
Il tracciato della Tav illustrato ai sindaci dell’Isontino e della Bassa
Esaminati con gli amministratori locali anche alcuni dettagli su sovrappassi e sottopassi del passaggio della linea ad alta capacità ferroviaria

L’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi ha tenuto ieri nella sede della Regione a Udine una serie di riunioni – definite «funzionali» a ciascun territorio – con alcuni dei Comuni della Bassa friulana e dell’Isontino per una verifica sulla progettazione preliminare in corso del tracciato ferroviario ad Alta velocità/Alta capacità tra Venezia e Trieste.
«Stiamo ottimizzando le intese sul tracciato – ha dichiarato al termine degli incontri Riccardi – sulla base comunque di quel ‘protocollo d’intesa tra Regioni e Comuni interessati sottoscritto ancora nella passata legislatura», agli inizi del febbraio 2008».
«Un lavoro importante quello allora sviluppato – ha aggiunto – che in questa fase vogliamo ulteriormente affinare con i primi cittadini che avevano siglato quel documento di condivisione per il passaggio della traccia ferroviaria tra il Tagliamento e l’area triestina». «È ferma volontà della Regione – ha sottolineato Riccardi – portare a conclusione la progettazione preliminare dell’opera nei prossimi mesi».
Entro il termine del 31 dicembre 2010 l’Amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia deve infatti presentare al Governo nazionale questa prima fase di progettazione del tracciato, che deve essere poi trasmessa a Bruxelles per non rischiare di perdere le risorse Ue che potranno essere investite su questa tratta dalle autorità comunitarie.
«Siamo nella fase di ”limatura” del tracciato», ha ancora indicato Riccardi, che ieri ha incontrato ad Udine, assieme ai tecnici di Rfi-Rete ferroviaria italiana e ai responsabili della direzione Infrastrutture di trasporto della Regione, il presidente e il direttore del Consorzio per lo sviluppo industriale dell’Aussa Corno, rispettivamente Cesare Strisino e Marzio Serena, i sindaci Pietro Del Frate di San Giorgio di Nogaro, Roberto Fasan di Torviscosa, Alessandra Brumat di Turriaco), Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo), Roberto Fontanot di Ronchi dei Legionari) e Gianfranco Pizzolitto di Monfalcone.
Con i tecnici di Rfi – ha reso noto la Giunta regionale – i sindaci hanno valutato e approfondito anche alcuni dettagli del passaggio della linea AV/AC sul territorio, in particolare per quanto riguarda le cosiddette interferenze (sovrapassi e sottopassi), le attività di esproprio, la viabilità locale, la realizzazione di ciclovie e i piani di ”mitigazione” ambientale dell’opera.

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