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Il Piccolo, 18 giugno 2009
  
Smog, la centrale osservata speciale  
La provincia isontina tra le più inquinate da anidride carbonica
 
 
Nel 2008 l’Isontino ha sforato la quota assegnatagli di emissioni di anidride carbonica per oltre 6mila e 500 tonnellate. Il dato, ripreso dal ”Sole 24 ore Nordest”, è stato rilevato dallo studio di consulenza Bartucci. La provincia isontina avrebbe dovuto mantenersi entro un limite di due milioni 418mila tonnellate. Invece, di Co2, ne ha dispersa per più di due milioni 425mila. E nel Triveneto, quella di Gorizia è stata l’unica provincia, assieme a quelle di Udine e di Trieste, a superare la quota prevista, sia pure di poco.
«Si tratta comunque di uno sforamento sostanzialmente contenuto che, credo, già dal prossimo anno non si ripeterà (la provincia giuliana ha sforato di oltre mezzo milione di tonnellate il monte-emissioni previsto, ndr) – sottolinea l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic -. La maggior parte dei siti industriali provinciali, a partire dalla centrale termoelettrica E.On (ex Endesa e in futuro A2A, ndr), stanno adottando misure e accorgimenti per l’abbattimento delle emissioni».
Una conferma su questo punto arriva anche dagli uffici della Confindustria isontina, dai quali si sottolineano «gli importanti investimenti condotti sotto il profilo ambientale dagli associati». L’impianto più interessato da questi adeguamenti è proprio quello della centrale termoelettrica di Monfalcone da cui, è lecito supporre, provengano una parte non trascurabile di emissioni di anidride carbonica. In provincia di Gorizia, infatti, non ci sono raffinerie di petrolio o industrie per la lavorazione delle ceramiche, ovvero le due tipologie di siti industriali ritenuti, al pari delle centrali termoelettriche, tra i principali “produttori” di Co2.
Nell’area del Goriziano esistono, invece, realtà produttive impegnate sul fronte cartario, anch’esse osservate speciali sotto il profilo ambientale. «Certamente, al di là dei singoli investimenti promossi dal mondo imprenditoriale – fa notare l’assessore all’Ambiente del Comune di Gorizia, Francesco Del Sordi – è fondamentale che si facciano ulteriori sforzi. Per questa ragione ritengo che potrebbe essere valutata l’opportunità di sfruttare parte delle risorse messe disposizione dal Fondo Gorizia in questa direzione».
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009 
 
Allarme diossina, sollecitato il controllo dei vertici dell’azienda termoelettrica 
 
MONFALCONE. Monfalcone e il suo territorio stanno pagando un prezzo pesantissimo in conseguenza al massiccio uso dell’amianto effettuato nel cantiere navale e in altre industrie, ma ora rischia di trovarsi anche a dover pagare la presenza di diossina in atmosfera.
Infatti sembra che dopo l’Ilva di Taranto, al primo posto in Italia per emissione di varie diossine, al secondo posto ci sarebbe la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’attenzione sull’argomento viene portata dal consigliere comunale di CittàComune, Maurizio Volpato che ha presentato al sindaco un’interrogazione chiedendo se gli amministratori della CittàComune, stiano seguendo gli sviluppi sulle necessarie assunzioni di impegno da parte dei nuovi vertici aziendali della centrale termoelettrica (che passata da Endesa a E.On, presto diverrà proprietà ufficiale di A2A) e quali siano le emissioni effettive in atmosfera di diossina e quali i rischi per la salute della popolazione. «Il consigliere Giorgio Pacor (Forza Italia ora Udc) ha già elencato in una recente interrogazione i nodi della tutela ambientale ancora irrisolti a Monfalcone: l’inquinamento del mare che bagna Marina Julia, l’inquinamento da scarichi fognari della sorgente termale del Lisert, il mancato completamento della rete fognaria cittadina, e appunto – scrive Volpato nella sua interrogazione – la mancata riconversione a metano dei gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica, ipotetica causa dell’emissione di diossina in atmosfera, mettendo soprattutto in rilievo che il Comune non rende periodicamente noti i dati sullo stato dell’ambiente, il che fa supporre che siano disastrosi». Ricorda anche che Legambiente, in una lettera dell’ottobre scorso, metteva in guardia il sindaco sull’emissione di diossina a Monfalcone «ritenendo urgente un immediato chiarimento sui problemi aperti e l’assunzione di un preciso impegno da parte dei vertici aziendali della nuova società che gestisce la centrale, in merito alla verifica della corrispondenza attuale dei dati relativi alle emissioni di diossine con quelli dichiarati dall’istituto Ines, intervenendo anche con provvedimenti di sospensione dell’attività della centrale, se dovessero essere confermati possibili rischi sanitari per la popolazione, ricordando anche che il sindaco è la massima autorità sanitaria del Comune».
Legambiente aveva chiesto anche l’immediata entrata in funzione dei desolforatori realizzati nella centrale per abbattere le emissioni dei gruppi a carbone e la conferma del processo di riconversione a gas naturale delle sezioni a olio combustibile.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
  
Centrale da luglio nel gruppo A2A  
Mercoledì prossimo la presentazione del Piano industriale
 
 
Da mercoledì prossimo, primo luglio, la centrale termoelettrica di Monfalcone cambia di proprietà, entrando a far parte del gruppo A2A. Nella circostanza, all’interno dell’impianto, attualmente ancora di proprietà di E.On, alle 10.30, ci sarà un incontro di presentazione delle principali linee-guida del Piano industriale di A2A e del suo programma di investimenti sull’impianto di Monfalcone. Sarà presente Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A. L’attenzione è ora incentrata sull’effettiva partenza della conversione a metano dei gruppi attualmente alimentati a olio combustibile, secondo il piano elaborato a suo tempo da Endesa Italia. Per l’impianto monfalconese, realizzato negli anni Sessanta e sottoposto a innumerevoli adeguamenti, il più grande della regione, si tratta del terzo ”passaggio di mano”, da Enel a Endesa Italia, ad E.On e ora ad A2A.
A2a ed E.On Produzione hanno stipulato l’atto di scissione parziale di E.On Produzione a favore di A2a Produzione, che può entrare così in possesso della centrale, oltre che del nucleo idroelettrico della Calabria, a fronte della cancellazione della partecipazione del 20% detenuta da A2a in E.On Produzione. Come informa una nota, gli effetti patrimoniali, economici e finanziari della scissione saranno riflessi nei conti consolidati di A2a a partire dalla seconda metà del 2009. La capacità attuale della centrale di Monfalcone è di circa 1000 megawatt (quella dell’impianto della Calabria di 550 megawatt). Per effetto dell’operazione, la capacità di generazione che sarà gestita da A2a sarà di circa 5700 megawatt, di cui circa 1400 da fonte idroelettrica.

Il Piccolo, 25 giugno 2009  

ENNESIMO STOP  
Guasta la centralina antismog  
Non vengono registrati proprio i dati relativi alle polveri sottili
  
  
Centralina Arpa di nuovo fuori uso. Il disservizio è iniziato venerdì scorso con la mancanza dei dati relativi ai livelli di biossido di azoto ed è continuato sabato con lo stop totale. Ancora una volta Monfalcone si trova scoperta dal punto di vista della lotta all’inquinamento. La centralina Arpa, situata nel cortile della scuola elementare Duca d’Aosta, è l’unico strumento di misurazione dell’inquinamento in città. Il malfunzionamento tecnico che ne ha causato il momentaneo blocco, affermano all’Arpa, dovrebbe essere risolto entro breve tempo. È questa l’ennesima ”puntata” di una storia che si ripete. Due mesi fa, ad aprile, l’impianto era rimasto spento per oltre due giorni. Poi il guasto era stato riparato. Ora si ripete. Insomma Monfalcone continua a essere priva, sia pure saltuariamente, di uno strumento di misurazione dei livelli d’inquinamento, fatto grave se si considera la presenza in città di numerose realtà industriali e soprattutto di una centrale termoelettrica che è ritenuta una delle cause principali di inquinamento in provincia. Più di una volta, poi, Monfalcone è rimasta priva proprio dei dati relativi ai livelli delle polveri sottili (Pm10), cioè dell’inquinamento da traffico e riscaldamenti. Da cui dipende l’eventuale ricorso alla riduzione del traffico.

Il Piccolo, 02 luglio 2009 
 
LA CENTRALE ELETTRICA RILEVATA DALLA MULTIUTILITY LOMBARDA CHE INVESTIRÀ 500 MILIONI IN 4 ANNI  
A2A: ridurremo l’inquinamento del 30%  
La proprietà: nessun licenziamento. Il vicesindaco: «Mantenere il rapporto con il territorio»
 
 
di ELISA COLONI
Inquinamento ridotto del 25-30% entro il 2013: è questo l’obiettivo di A2A, la multiutility italiana dell’energia da ieri proprietaria della centrale termoelettrica di Monfalcone.
La società, nata nel 2008 dalla fusione delle municipalizzate di Milano e di Brescia, investirà tra i 400 e i 500 milioni di euro nei prossimi quattro anni per rendere più efficiente l’impianto con una serie di interventi. Il più importante consisterà nella sostituzione dei vecchi gruppi a olio combustibile denso con una nuova produzione in ciclo combinato alimentato a gas. In poche parole, nel nuovo corso della Centrale – che dopo nove anni torna in mani italiane – l’olio che oggi viene bruciato per produrre energia elettrica verrà messo nel cassetto e sostituito da gas naturale, meno inquinante, da utilizzare assieme al carbone.
I dettagli di questo passaggio di mano sono stati illustrati ieri nella sede della Centrale. Un’occasione durante la quale i vertici di A2A (che, tra l’altro, ha costruito anche il termovalorizzatore di Acerra) hanno sottolineato come, dopo l’era del colosso spagnolo dell’energia Endesa e della tedesca E.on, «l’impianto termoelettrico torna sotto il controllo di un gruppo italiano, attento alle esigenze del territorio».
LA PROPRIETÀ In realtà i lombardi erano già di casa a Monfalcone sin dal 2001, anno del passaggio da Enel a Endesa Italia. In quella data l’Asm di Brescia era entrata in Endesa con una quota del 20%. Poi la fusione dell’azienda bresciana con la Aem di Milano aveva dato vita all’odierna A2A, diventata proprietario unico dell’impianto di via Timavo (dotato di una potenza installata pari a 976 megawatt). Ieri però non c’è stato solamente il ”battesimo” di Monfalcone all’interno della A2A; anche il Nucleo idroelettrico della Calabria, infatti, è entrato nel gruppo lombardo. O meglio, nella nuova «famiglia dell’energia italiana», come affermato dal presidente del Consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, collegato in videoconferenza con Monfalcone e Catanzaro. Grazie a questi due ”colpi” A2A diventa il secondo operatore elettrico italiano per capacità installata e volumi di vendita.
INVESTIMENTI Le risorse che la nuova proprietà intende investire nei prossimi quattro anni su Monfalcone ammontano, come confermato da Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A, a 400-500 milioni di euro. «L’intervento più significativo porterà alla sostituzione dell’olio combustibile con il gas – ha precisato Rossetti – attraverso la costruzione, entro il 2013, di un gasdotto che arriverà alla centrale partendo da Villesse, senza interessare le aree carsiche e le zone storiche. Si tratta del nostro principale obiettivo, che ci viene richiesto dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello scorso 29 maggio. Così riusciremo a ridurre le emissioni di polveri, biossido di zolfo, ossidi di azoto e anidride carbonica del 25-30%». Ma gli interventi non finiscono qui. Come spiegato dal direttore della Centrale, Luigi Manzo, infatti, all’orizzonte ci sono anche la costruzione di una nuova gru portuale per lo scarico del carbone; la sostituzione di tre trasformatori per ridurre l’inquinamento acustico e vari interventi minori all’impiantistica.
OCCUPAZIONE I dipendenti della Centrale sono 143, cui si aggiungono circa 60 collaboratori esterni. Ma quali saranno le conseguenze dell’arrivo di A2A per impiegati e operai? Su questo fronte Rossetti ha assicurato: «Non sono previsti né tagli del personale né nuove assunzioni. Punteremo piuttosto a una graduale ottimizzazione delle risorse umane, che verranno preparate rigorosamente al passaggio dall’olio combustibile al gas».
IL TERRITORIO Alla presentazione di ieri non hanno voluto mancare il vicesindaco Silvia Altran e l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. «Abbiamo sempre mantenuto ottimi rapporti di collaborazione con la proprietà della Centrale – ha spiegato il vicesindaco – che auspico rimangano invariati in futuro». «Vigileremo affinché si operi nel rispetto delle normative in materia ambientale e in armonia con il territorio», ha concluso l’assessore Cernic.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
A2A: vecchi i dati di Legambiente  
«Oggi le emissioni di diossina sono entro i limiti di legge»
 
 
La centrale termoelettrica A2A di Monfalcone indicata da Legambiente tra le aziende italiane che producono maggiori emissioni inquinanti. Il riferimento è alla ”voce” diossina, nella quale la centrale monfalconese viene collocata al secondo posto, in termini di grammi di emissione all’anno, dopo l’Ilva di Taranto. Ma se per l’Ilva il rapporto indicato è di 92 grammi/anno, per la centrale cittadina viene riportato il valore di 4 grammi/anno. Un dato per il quale il direttore dello stabilimento, ingegner Luigi Manzo, offre una circostanziata spiegazione: «Il dato si riferisce al 2005, indicato nel registro Ines 2006, registro nazionale gestito dall’Ispra (settore operativo del ministero dell’Ambiente), al quale le grandi aziende dichiarano annualmente i dati delle emissioni prodotte. Il dato è stato ampiamente ridotto nei due anni successivi, relativi al 2007 e 2008, molto al di sotto della soglia indicata nello 0,1 grammi/anno. Parliamo di un dato migliaia di volte inferiore al limite di legge».
Il parametro è il prodotto della concentrazione dell’inquinante per ogni metro cubo di gas emesso nell’aria. «Il dato denunciato nel 2006 – aggiunge Manzo – era frutto di tecniche di rilevamento molto sofisticate e cautelative assunte dall’azienda. Nei due anni successivi, l’azienda si è omologata alle modalità di rilevamento indicate dal ministero ai fini dell’omogeneità della registrazione dei dati. Le diverse rilevazioni adottate hanno consegnato valori di emissione decisamente inferiori». Le dichiarazioni relative al 2007 e 2008 non sono state inserite nel registro nazionale, proprio perchè risultate al di sotto dello 0,1 grammi/anno. Manzo fornisce anche il dato, pubblicato dal ministero nell’ambito dei rilevamenti legati al protocollo di Kyoto, sulle emissioni di anidride carbonica registrate nel 2008, pari a circa 2 milioni e 300mila tonnellate. Nel rapporto di Legambiente l’azienda più inquinante è la centrale Enel di Brindisi Sud, con 14 milioni e 198mila tonnellate/anno di emissioni. La società investirà 400-500 milioni nei prossimi 4 anni per rendere più efficiente l’impianto riducendo l’inquinamento del 25-30% entro il 2013, grazie alla riconversione dei vecchi gruppi a olio combustibile.

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