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Il Piccolo, 10 ottobre 2010

INCONTRO A VICENDA TRA AZIENDA E SINDACATI DI TUTTI GLI STABILIMENTI
Ansaldo: finita la cassa, 6 nuovi assunti
Buone prospettive anche dopo la perdita della commessa per i motori delle nuove unità Fincantieri

Persa la commessa per la costruzione dei motori elettrici per le nuove unità Fincantieri, Ansaldo Sistemi Industriali guarda comunque avanti, cercando spazi su nuovi mercati. È quanto emerso ieri a Vicenza nell’incontro tra la società e i rappresentanti sindacali di tutti gli stabilimenti italiani. Per Monfalcone il carico di lavoro è assicurato fino alla metà del 2011, anche se ancora con qualche interrogativo. La cassa integrazione ordinaria, alla quale Asi è ricorsa dall’inizio dello scorso marzo fino a fine settembre, è comunque alle spalle e Asi ha annunciato di voler effettuare 5-6 nuovi inserimenti in stabilimento a copertura delle esigenze dei reparti e del turn-over. «Monfalcone ha una buona saturazione della produzione fino alla fine dell’anno – spiega Maurizio Vesnaver, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -, mentre per i primi sei mesi dell’anno ci sono ancora in ballo delle offerte significative. C’è qualche problema sull’acquisizione dei motori di grande taglia con problemi sul fronte della produzione, ma anche dei margini di guadagno».
Al tavolo Asi ieri ha affermato di aver perso la commessa per Fincantieri, andata a una realtà tedesca della statunitense L-3 Communications, la cui proposta è stata giudicata migliore sotto il profilo dei costi, pare, rispetto a quella presentata da Ansaldo assieme a Siemens. Asi continua però a lavorare assieme a Fincantieri sullo sviluppo di piattaforme eoliche off-shore. Lo stabilimento Ansaldo di Monfalcone ha già ultimato comunque il prototipo di generatore eolico che la società intende mettere sul mercato, confermando di puntare sul mercato delle energie rinnovabili. «Come Rsu rimane una certa preoccupazione – dichiara Vesnaver -, perchè servirebbe un carico di lavoro significativo per avere una certa tranquillità nel 2011. Conforta la continuità degli investimenti da parte della società non solo sulle infrastrutture, ma anche su processo e prodotto, oltre che sulla sicurezza e l’ambiente». I sindacati sono d’accordo con Asi sulla necessità di puntare sul miglioramento dell’efficienza e della qualità dei prodotti per fronteggiare la concorrenza asiatica. L’Ugl Metalmeccanici ieri ha incontrato a un tavolo separato la società, dopo che la Fim, su indicazione della propria segreteria nazionale, aveva minacciato di abbandonare l’incontro se così non fosse stato.
Laura Blasich

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Il Piccolo, 13 marzo 2010
 
SCIOPERO PROVINCIALE DELLA CGIL E COMIZI DAVANTI ALLO STABILIMENTO
In 300 a fianco dei lavoratori della Eaton 
Fronte comune con le istituzioni. Chiesta la proroga della Cigs avviata un anno fa

LA CGIL
Chiesta la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo la cassa integrazione.
Cassa integrazione in deroga e lavori socialmente utili: chiesta la possibilità di coniugare i due aspetti.
Auspicato un fronte comune per la difesa del diritto al lavoro assieme a tutte le istituzioni e all’intera classe politica.
EATON
L’azienda chiede almeno altri 4 mesi di fermo-produzione, dal 14 aprile, data di scadenza della cassa integrazione.
Eaton spera nella ripresa del mercato per consentire la riapertura dello stabilimento.
In questo anno di pausa produttiva la società ha comunque tenuto la fabbrica in manutenzione per consentire un’eventuale immediata riapertura.
LA CASSA
Nell’Isontino il settore delle attività meccaniche ha totalizzato a febbraio oltre 113mila ore di Cigo e oltre 106mila di Cigs.
Il settore installazioni e impianti per l’edilizia ha registrato oltre 17mila ore di Cigo e 646 di Cigs, l’alimentare rispettivamente 304 ore e oltre 18mila.
Per i trasporti e comunicazioni sono state utilizzate 511 ore di Cigo e oltre 4mila ore di Cigs.
di LAURA BORSANI

La crisi tutt’altro che finita, la delocalizzazione che rischia di far perdere il patrimonio professionale al territorio. E gli ammortizzatori sociali, che vanno raddoppiati ed estesi, la cassa in deroga vincolata ai corsi di formazione e non accessibile a quanti svolgono lavori socialmente utili. Ancora, equità nella redistribuzione dei redditi, tassazioni alle rendite finanziarie, riduzione della prima aliquota Irpef, lotta all’evasione fiscale. Precarietà e lavoro insostenibile che attraversa tutte le categorie. Perchè il Governo «sta attaccando i diritti dei lavoratori previsti dalla Costituzione». La manifestazione della Cgil ieri mattina davanti alla Eaton tra i lavoratori in ”cassa”, in occasione dello sciopero provinciale, è stata una battaglia ”a tutto campo”, ma anche l’ennesima testimonianza di solidarietà a un’azienda simbolo della crisi nell’Isontino. «Continuiamo a lottare per salvare il posto di lavoro – ha detto Livio Menon, della Rsu di Eaton -. Siamo vittime di leggi ingiuste, creano solo una guerra tra poveri». Il messaggio è chiaro: serrare le fila per fare ”massa critica” coinvolgendo tutta la classe politica. I lavoratori stringono alleanza, assieme alle altre categorie sociali, come i pensionati, rappresentati ieri da Vittorio Franco (Spi-Cgil). Lo sciopero provinciale della Cgil, di tutte le categorie, a Monfalcone ha rinnovato il sostegno ai 310 dipendenti della Eaton, per i quali il 14 aprile scadrà, dopo un anno, la cassa integrazione straordinaria . Erano presenti circa 300 persone. Secondo la Cgil, il dato medio di adesione regionale si è assestato tra il 40 e il 50% con punte del 70% in alcune aziende come Fincantieri. A fianco dei lavoratori c’erano il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto. Gherghetta ha ribadito: «La Provincia è vicina a tutti i lavoratori. Siamo di fronte a una crisi creata dall’economia di carta che ha ”mangiato” l’economia reale. Invece di fare decreti interpretativi sulle liste elettorali – ha aggiunto -, è il caso di farli sulla possibilità di coniugare ammortizzatori in deroga e progetti socialmente utili». Ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto: «Le istituzioni sono coese. Siamo di fronte a gruppi finanziari e l’aspetto speculativo è preminente. A livello di Anci, collegandoci al sindacato, abbiamo messo in piedi tutte le misure possibili. Ma gli strumenti vanno coordinati e pubblicizzati». Ha citato il patto territoriale per comprendere tutte le potenzialità esistenti: «Si tratta non solo di posti di lavoro, ma di un patrimonio professionale che rischia di venire disperso». Ha ricordato le opportunità di Portorosega, che potrebbe diventare il porto della Baviera: «In questo dinamismo le singole criticità possono essere affrontate con altri approcci e strumenti».
Il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva, ha spiegato: «Lo sciopero odierno è contro l’incapacità del Governo di gestire la crisi. Abbiamo scelto di manifestare davanti alla Eaton simbolo di una realtà, l’Isontino, tra le aree della regione più investite dalla crisi. Non lasceremo soli i lavoratori». La Cgil ha sottolineato la necessità di rivedere il meccanismo degli ammortizzatori sociali: «Da subito – ha osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – abbiamo dato priorità a un elemento fondamentale: fermare i licenziamenti, condizione non risolutiva, ma necessaria per uscire dalla crisi. Chiediamo al Governo misure serie, non palliativi. L’eliminazione dei massimali previsti dalla Cigo e dalla Cigs e percorsi omogenei per i lavoratori». Ha evidenziato le incongruenze: «Per avere la cassa in deroga bisogna fare i corsi di formazione, dovendo attingere a fondi europei. Non è possibile accedervi se si è impiegati nei lavori socialmente utili. Dobbiamo restare uniti. Vogliamo lottare per difendere il diritto al lavoro previsto dalla Costituzione». Moreno Luxich, della Rsu Fiom di Fincantieri, ha aggiunto: «Anche noi stiamo soffrendo gli scarichi di lavoro, ma rispetto ai lavoratori della Eaton, siamo fortunati, poichè si tratta di scarichi definiti nel tempo. In Italia non c’è una politica industriale che possa dare prospettiva e dignità al lavoro. Sono problemi drammatici, che si ripercuotono nei rapporti tra gli stessi lavoratori». S’è rivolto poi alle altre sigle sindacali: «Con un Governo di centrodestra, non è possibile che sia solo una parte del sindacato a dire ”no”». Maurizio Vesnaver, della Rsu dell’Ansaldo, ha ricordato come all’Ansaldo dal primo marzo è partita la ”cassa”, a fronte di prospettive tutte da verificare.
 
LA PROPRIETÀ SPERA DI ACQUISÌRE NUOVE COMMESSE 
L’azienda: fondamentali altri 4 mesi di ”cassa”

Il lavoro allo stabilimento Eaton potrebbe ripartire. Ma per raggiungere questo obiettivo, confidando nella ripresa del mercato e quindi nel ritorno degli ordini, è necessario che il blocco della produzione venga prorogato almeno di ulteriori quattro mesi. L’azienda risponde ai lavoratori, ai quali ieri durante la manifestazione provinciale della Cgil, è stata rinnovata la solidarietà. Dunque la cassa integrazione in deroga per un periodo almeno di quattro mesi rappresenta un provvedimento fondamentale per riuscire ad ”agganciare” la ripresa. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha infatti affermato l’azienda in una nota -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi».
L’azienda ha inoltre richiesto alla Pubblica amministrazione di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove.
Nell’aprile del 2009, ricorda l’azienda, in seguito a una riduzione senza precedenti degli ordini effettuati presso la fabbrica di Monfalcone, Eaton ha annunciato che avrebbe messo in cassa integrazione i propri dipendenti e avrebbe interrotto la produzione per un periodo di un anno. «Durante tutta la pausa di produzione – ha aggiunto -, la compagnia ha lavorato per assicurare degli ammortizzatori sociali a impiegati e operai, in modo da ridurre l’impatto della crisi dell’industria sui lavoratori e le loro famiglie. La compagnia ha sempre tenuto lo stabilimento di Monfalcone in manutenzione, in modo da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto. Il duro lavoro e la dedizione di tutti gli operai, insieme al costante supporto dimostrato dalla comunità, sono molto apprezzati da Eaton». (la.bo.)

DOPO LA RIAPERTURA DEI BANDI 
Altre 8 assunzioni in Comune di personale che sarà impiegato in lavori socialmente utili

Altri otto lavoratori saranno impiegati dal Comune di Monfalcone in progetti di Lavori socialmente utili. Andranno ad affiancare quelli che, in cassa integrazione o mobilità, già da mesi stanno operano per la manutenzione del verde e degli arredi urbani e per la manutenzione della casa albergo e dell’asilo nido di via Tagliamento. I posti disponibili in base ai progetti approvati dalla Regione sono stati occupati solo ora, perché il Comune ha dovuto riaprire i termini dei bandi, allargandoli a tutto il mandamento, dopo che il primo tentativo era andato deserto. Le qualifiche richieste erano di tipo impiegatizio e l’ente locale non era riuscito a trovare dei candidati su base comunale. Tre degli otto lavoratori sono donne, che saranno impiegate nelle unità operative Contabilità fiscale ed economica, Contabilità e Finanza e Gestione economica del personale. «Da quanto so, almeno una delle lavoratrici che hanno superato la selezione è dipendente di Eaton – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – e quindi rischia di rimanere al lavoro nemmeno un mese, visto che i Lavori socialmente utili sono incompatibili con la cassa integrazione in deroga. Il sindaco sta quindi continuando a lavorare a livello regionale per tentare di trovare una soluzione e garantire ai lavoratori di Eaton di integrare l’indennità di cassa integrazione, se possibile».
Con la riapertura del bando su base mandamentale il Comune è riuscito a trovare anche l’addetto caposquadra-coordinatore dei operai cinque addetti al verde impiegati grazie agli Lsu già dallo scorso autunno. Sono stati coperti anche i cinque posti (di cui tre andati a delle donne) del progetto di attività con funzioni amministrativo contabili per migliorare le prestazioni offerte dall’ente a favore dell’utenza. (la. bl.)

Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
PROROGA DELLA ”CASSA” 
Eaton e sindacati giovedì al tavolo del ministero

Eaton e sindacati saranno giovedì al tavolo del ministero del Lavoro per tentare di ottenere la concessione della cassa integrazione in deroga per un periodo di almeno quattro mesi. L’appuntamento, decisivo per evitare tagli, avrà luogo a sei giorni dalla chiusura della cassa integrazione straordinaria, dopo la quale rimane solo la mobilità per i 320 dipendenti del sito. «Nell’immediato non ci sono spiragli di una ripartenza e quindi la cassa in deroga è fondamentale», ribadisce Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che assieme alle altre organizzazioni dei metalmeccanici aveva richiesto l’incontro al ministero nelle scorse settimane. A sottolineare l’esigenza di utilizzare ancora gli ammortizzatori sociali è stata la stessa multinazionale statunitense a metà marzo. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha affermato l’azienda -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi». L’azienda ha inoltre richiesto alle amministrazioni di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove. La società dall’avvio della Cigs, poco meno di un anno fa, ha sempre tenuto in manutenzione lo stabilimento in modo, ha spiegato la stessa Eaton, «da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto». Nonostante le rassicurazioni, i lavoratori continuano però a essere ”vicini” allo stabilimento per evitare qualsiasi tentativo di depauperamento. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 aprile 2010
 
ATTESA PER IL VERTICE AL MINISTERO. MERCOLEDÌ SCADE LA CIGS 
Eaton al bivio, 310 famiglie col fiato sospeso 
Oggi a Roma la decisione sulla ”cassa”: azienda e sindacati chiedono 12 mesi di proroga

di LAURA BORSANI

Ore di ansia e attesa per i 310 lavoratori di Eaton Automotive. Il loro destino è di fatto appeso alla decisione che assumerà oggi il ministero sulla richiesta della ”cassa” in deroga. Ormai siamo agli sgoccioli: mercoledì prossimo scade la cassa integrazione straordinaria, durata un anno. E le condizioni per la ripresa della produzione di valvole per motori nello stabilimento di via Bagni nuova, sono ancora lontane. Non si intravedono infatti al momento segnali utili a sostenere la riapertura dell’attività.
C’è pertanto grande attesa attorno all’esito di questo vertice, ritenuto per nulla scontato. L’incontro al ministero del Lavoro è previsto in tarda mattinata, alla presenza dei vertici dell’azienda, nonchè dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali e provinciali, oltre ad un esponente della Rsu di stabilimento.
Siamo al bivio, considerando che, qualora non venga accolta la richiesta per la cassa in deroga, si aprirebbe uno scenario davvero buio, con lo spettro delle procedure di licenziamento. Un’ipotesi alla quale nessuno, azienda e sindacati, vogliono pensare. Con ciò pur nella consapevolezza che non sarà una trattativa facile: «Siamo decisamente preoccupati – ha infatti osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – L’esito positivo del confronto non è affatto scontato».
Con questo clima, dunque, ci si prepara ad affrontare la ”giornata del destino”. L’azienda, da parte sua, confidando in una ripresa del mercato che consenta la riapertura dello stabilimento, comunque tenuto in costante manutenzione per consentire un’eventuale riavvio immediato dell’impianto, punta a un obiettivo minimo di una proroga di 4 mesi, ritenuta però insufficiente volendo ”portare a casa” il più possibile. Otto mesi rappresenterebbero un ”respiro maggiore” e dodici mesi un traguardo definito ”ottimale”.
Una proroga di dodici mesi è quella che intendono richiedere i sindacati. «Puntiamo a ottenere il prolungamento più esteso possibile – ha spiegato Casotto -. Dodici mesi sarebbero la risposta migliore, mentre 4 mesi sono insufficienti. Significherebbe ritrovarsi questa estate con la stessa situazione attuale. Piuttosto sarebbe, a quel punto, auspicabile un lasso di 8 mesi, in modo da ripartire con le valutazioni il prossimo anno». A fare eco alle preoccupazioni è il rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon: «Confidiamo che la cassa integrazione in deroga venga accettata, non è un passaggio automatico. In questa sede, ci attendiamo anche di conoscere le idee e la posizione dell’azienda. Il fatto comunque che si vada a discutere ancora di ammortizzatori sociali ci fa mantenere qualche speranza. La nostra richiesta è di una deroga per 12 mesi. Dalle ultime indicazioni fornite in occasione dell’incontro a Gorizia nel febbraio scorso, sappiamo che l’azienda al momento non è in grado di riaprire lo stabilimento in mancanza di condizioni di mercato sufficienti ai fini della ripresa. Siamo chiaramente preoccupati».
Una situazione molto delicata. Per la quale la ”cassa” in deroga rappresenta l’unica via per ”rimanere agganciati” alla salvezza dello stabilimento e alla salvaguardia occupazionale. Il provvedimento comporterebbe, inoltre, la frequentazione obbligatoria dei corsi di formazione, a fronte di una copertura del 30% delle ore di ”cassa”, da parte dei dipendenti, ai quali è necessaria l’iscrizione entro tre giorni, pena la perdita dell’indennità.
I sindacati hanno programmato due assemblee con i lavoratori, lunedì e venerdì prossimi. Incontri durante i quali i rappresentanti sindacali valuteranno la situazione e il da farsi, alla luce dell’esito dell’incontro al ministero. Ci sono altri aspetti presi in considerazione: il segretario provinciale Thomas Casotto ribadisce l’inadeguata funzionalità del sistema degli ammortizzatori sociali, denunciata da tempo dal sindacato. Pone anche l’aspetto retributivo, sostenendo la necessità di abbattere gli attuali massimali, a fronte dei quali la ”cassa” copre solo il 60% del reddito, con una media di circa 800 euro al mese.
 
LAVORI SOCIALMENTE UTILI 
«Dateci garanzie sui contratti»

Da una parte la cassa integrazione in deroga. Dall’altra i lavori socialmente utili. Una ”convivenza” difficile, per la quale i sindacati attendono risposte ufficiali dalla Regione. A riproporre anche questo aspetto è il rappresentante della Rsu di stabilimento della Eaton, Livio Menon: «L’esigenza – spiega – è quella di veder riconosciuti i contratti legati ai lavori socialmente utili pur in regime di cassa in deroga. La Regione ha dato un giudizio positivo in tal senso, volendo garantire la continuità dei contratti. Aspettiamo, pertanto, fiduciosi nella emissione della circolare regionale che ne sancisca il riconoscimento. Si tratta di un palliativo, ma comunque rappresenta un sostegno al reddito dei lavoratori».
Menon evidenzia «l’ottima partecipazione» dei dipendenti della Eaton ai lavori socialmente utili, quantificati in una sessantina rispetto ai 400 complessivi.
«Altre prospettive – aggiunge il rappresentante della Rsu di stabilmento – si profilano anche con il Comune di Grado, prevedendo pertanto un aumento delle adesioni. Per questo confidiamo in una risoluzione positiva che possa pertanto permettere ai dipendenti di mantenere o di accedere a queste occupazioni alternative, senza perdere il diritto alla cassa integrazione». (la.bo.)

MOLTI COLORO CHE HANNO PERSO IL LAVORO 
Nuovi poveri, oltre 500 gli assistiti dalla Cri 
Più che raddoppiate in due anni le persone che chiedono un aiuto alimentare e vestiti

Oltre cinquecento assistiti al mese con la consegna di borse della spesa, vestiti, oggetti di prima necessità. E i fondi che sono sempre meno, mentre le richieste aumentano. È la situazione in cui si trova a vivere la sezione cittadibna della Croce rossa, associazione che si occupa di garantire un sostegno, anche se temporaneo, a famiglie del mandamento monfalconese che si trovano in difficoltà. Fino a due anni fa si viaggiava sui 200 casi al mese. Ma negli ultimi tempi le cose sono molto peggiorate. Adesso, infatti, le persone assistite hanno sfondato quota 500. «Con la chiusura delle fabbriche e la Cassa integrazione le domande di assistenza si sono moltiplicate – spiega la responsabile della Cri locale, Bruna Muntoni Puzzi – e sono soprattutto famiglie. Anzi, negli ultimi tempi sono arrivati anche gli stranieri, che si trovano all’improvviso con un reddito dimezzato, ma una famiglia molto numerosa, di tre o quattro figli, da mantenere. Noi viviamo essenzialmente sulle elargizioni private e sui contributi che riusciamo a ottenere, e cerchiamo di fare il massimo con quello che abbiamo».
Le famiglie arrivano da tutto il mandamento, persino da Fogliano, ma la maggior parte si tratta di nuclei residenti a Ronchi e Monfalcone, oltre che da Staranzano.
La Cri locale copre il territorio da Monfalcone a Fogliano, fino a Doberdò e Grado (pari a oltre 72mila residenti). Si occupa non solo della spesa sociale, ma anche di trasporto infermi, attività socio-assistenziali e sanitarie, fondi e manifestazioni. Per quanto riguarda l’attività di trasporto infermi, la Cri effettua 8mila interventi complessivi per un totale di oltre 500 chilometri, impiegando 60 volontari. Per le attività socio-assistenziali si parla di 105 assistiti e di un totale di 421 interventi, con 519 ore totali. Per fortuna, i volontari non mancano: i corsi di formazione, iniziati nel 1984, hanno visto ben 1175 partecipanti. In totale, i soci sono circa 300, di cui una ventina appartenenti al corpo militare, 142 volontari del soccorso, 116 del comitato femminile, e 23 ”pionieri”.
Per poter mantenere questi suoi impegni, l’associazione ha messo in campo negli ultimi mesi diverse iniziative di auto-finanziamento per le quali è però richiesta la partecipazione della cittadinanza intera. A novembre grande successo ha riscosso il ballo organizzato all’Albergo Impiegati, che peraltro riprendeva una tradizione di qualche anno fa. Adesso, il nuovo appuntamento è per il 26 aprile, alle 20.30, al teatro Comunale di Monfalcone dove andrà in scena lo spettacolo musicale «Pinocchio… e qualcos’altro», in collaborazione con il coro Lions Singers diretto dal maestro Severino Zannerini, composto da parti raccontate e musicali. I biglietti sono in vendita alla sede della Croce rossa in via Cosulich il martedì e il venerdì dalle 10 alle 11. (e.o.)

Il Piccolo, 05 novembre 2009
 
LA SOCIETÀ PERÒ NON CONFERMA LE VOCI 
Ansaldo, possibili scarichi di lavoro a partire dal 2010

Ansaldo sistemi industriali non esclude di dover tamponare un possibile scarico di lavoro nello stabilimento di Monfalcone a partire dall’inizio del 2010, ricorrendo a una riduzione dell’orario di lavoro o alla cassa integrazione ordinaria.
È quanto emerso nel corso di un incontro in azienda per la presentazione da parte dell’Ugl (presente nella Rsu della fabbrica con un delegato) del suo nuovo segretario territoriale del settore metalmeccanico, Andrea Marcolini. A riferlo sono fonti del sindacato, mentre la società  ribadisce come al momento non esista ancora un quadro certo e definitivo dei carichi di lavoro per i primi sei mesi del prossimo anno. Per Ansaldo sistemi industriali è quindi del tutto prematuro parlare di un possibile ricorso a strumenti diversi da quelli adottati finora (mobilità  interna, ferie, formazione) per tamponare la mancanza di commesse per il settore dello stabilimento che produce motori a corrente continua. Asi, come concordato con le organizzazioni dei metalmeccanici nell’ultimo incontro, conta invece di poter fornire un quadro più chiaro sulle prospettiva della produzione per il 2010 ai sindacati alla fine di questo mese. Il carico di lavoro è assicurato fino alla fine del 2009, perlomeno per la produzione di grandi motori a corrente alternata, e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al prossimo anno senza ansie.
Intanto però procede senza rallentamenti la costruzione del nuovo capannone, necessario per lo sviluppo di motori di ancora maggiori dimensioni. La struttura, che inizia a diventare visibile da via dell’Agraria, sta richiedendo alla società  un investimento di 14 milioni di euro. Nel corso dell’appuntamento di ieri (che per la società  non aveva alcun carattere formale di confronto sindacale) l’Ugl ha comunque anche chiesto notizie sul fronte della sicurezza, dopo i due incidenti, di lieve entità, verificatisi nello stabilimento di Panzano una decina di giorni fa. Ansaldo sistemi industriali proprio in questo periodo sta procedendo a una formazione in materia di sicurezza di tutto il suo personale operaio a Monfalcone attraverso un corso tenuto da Formindustria. Il percorso formativo si concluderà attorno alla metà di dicembre e l’Ugl ha riferito di essere consapevole degli sforzi che l’azienda sta effettuando sul fronte della prevenzione degli infortuni. (la.bl.)

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
APPROVATO DAI LAVORATORI A LARGHISSIMA MAGGIORANZA  
Ansaldo, passa il contratto
  
 
C’è preoccupazione tra i lavoratori di Ansaldo sistemi industriali sui carichi di lavoro dello stabilimento di Panzano per il prossimo anno. I dipendenti di Asi hanno dato voce ai propri timori durante le assemblee che Fim e Uilm hanno tenuto in questi giorni nella fabbrica per illustrare l’accordo sul rinnovo del contratto nazionale, non sottoscritto dalla Fiom, in vista del referendum tra gli iscritti alle due organizzazioni (apertosi ieri e che si concluderà domani). «E’ indispensabile andare a una verifica entro la fine dell’anno con la società – afferma il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus – che non ha nascosto come, se non fossero concretizzati degli ordini, ci sarebbero dei problemi a Monfalcone all’inizio del prossimo anno. La preoccupazione dei lavoratori è comprensibile». Le assemblee avevano comunque al centro il tema del contratto e la Fiom-Cgil è tornata a chiedere attraverso un ordine del giorno che tutti i metalmeccanici e non solo gli iscritti a Fim e Uilm, la cui rappresentanza è minoritaria nel settore. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, con solo 3 voti contrari e con il parere favorevole di moltissimi iscritti a Fim, Uilm e Ugl, riferisce la Fiom.
«Il risultato della votazione ha ribadito quanto sia importante e sentito il valore della democrazia nei luoghi di lavoro – commenta la Fiom -. Il contratto nazionale non è di proprietà di nessuna sigla sindacale. I lavoratori vogliono avere la possibilità di decidere, anche e soprattutto in presenza di proposte diverse, su come sarà il loro futuro, nelle aziende e nella vita sociale”. È stato richiesto che l’ordine del giorno sia portato a conoscenza delle segreterie nazionali, perché venga sentita «la voce che arriva dalle fabbriche».

Il Piccolo, 27 novembre 2009
 
CONTRATTO NAZIONALE ALL’ASI  
La Fiom chiede alla Uilm un referendum vincolante
 
 
«Il contratto nazionale non è proprietà di alcuna sigla sindacale». Lo afferma Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, in merito al referendum sull’accordo promosso nello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali da Fim e Uilm che a livello nazionale hanno sottoscritto l’intesa. Al termine delle assemblee tenutesi in fabbrica sul contratto, ma anche sui carichi di lavori di Asi, la Fiom ha chiesto, attraverso un ordine del giorno, che tutti i metalmeccanici, e non solo quelli iscritti a Fim e Uilm, si potessero esprimere sull’intesa. Il documento è stato approvato a larga maggoranza con soli tre voti contrari e con parere favorevole, sottolinea la Fiom, di moltissimi iscritti a Fim, Uilm e Ugl. In merito alla situazione sindacale presente all’interno dello stabilimento di Panzano, Casotto ricorda che «recentemente la Fim ha perso un delegato e alcuni iscritti proprio a fronte della vicenda contrattuale, ciò a dimostrazione che i lavoratori e le lavoratrici, non solo a Monfalcone, ma in tutta Italia (vedi i recenti fatti di cronaca quali Fiat ed esempio) nelle assemblee contestano questa firma separata, questa disdetta di un contratto unitario ancora in vigore, oltreché la mancanza di un percorso democratico che nei metalmeccanici è ormai tradizione assodata». La Fiom, pertanto, che rappresenta la maggioranza dei lavoratori, ha chiesto a Fim e Uilm un referendum vincolante: se i lavoratori dovessero approvare l’ipotesi firmata da Fim e Uilm, allora anche la Fiom, pur non ritenendola una buona intesa, la firmerebbe per rispetto e mandato di tutti.

Messaggero Veneto, 27 novembre 2009
 
Contratto: l’Ansaldo chiede un referendum fra tutti i lavoratori 
 
MONFALCONE. «L’assemblea dei lavoratori di Ansaldo sistemi industriali dello stabilimento di Monfalcone chiede che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici, iscritti e non iscritti al sindacato, possano esprimere il loro giudizio, attraverso un referendum, sull’ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, firmata da Federmeccanica con Fim, Uilm e Ugl». È questo il testo dell’ordine del giorno votato a larghissima maggioranza dei lavoratori Ansaldo al termine delle assemblee tenutesi nello stabilimento e convocate da Fim e Uilm, relativamente all’accordo separato sul contratto nazionale dei metalmeccanici.
Dopo l’illustrazione del contenuto, Fim e Uilm avevano infatti ribadito la volontà di far approvare o meno l’accordo attraverso un referendum, a cui avrebbero potuto partecipare soltanto i loro iscritti, ma le Rsu della Fiom-Cgil hanno presentato alle assemblee l’ordine del giorno da sottoporre al voto dei lavoratori e i cui si chiedeva che la possibilità di voto venisse ampliata a tutti i lavoratori. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, con soli tre voti contrari e con il parere favorevole di moltissimi iscritti anche di Fim, Uilm e Ugl. «Il risultato della votazione – spiegano i rappresentanti Fiom di Ansaldo – ha ribadito quanto sia importante e sentito il valore della democrazia nei luoghi di lavoro».
«L’intesa è stata raggiunta, ma è ormai non più prorogabile l’avvio di un confronto sul futuro, perché con la fine gennaio saranno finite le 52 settimane di Cigo a disposizione per tamponare gli scarichi di lavoro. All’inizio dell’anno la società dovrà necessariamente illustrare i propri programmi».
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e le Rsu incontreranno venerdì mattina il management di Eurogroup, impresa che effettua lavori di carpenteria legati per un terzo a Fincantieri e che prima delle ferie aveva siglato un accordo con le segreterie provinciali dei metalmeccanici per un ricorso alla Cigo per 13 settimane per tutti i suoi 93 dipendenti. Un aumento del carico di lavoro aveva consentito di limitare il ricorso alla cassa integrazione. Al tavolo l’azienda porterebbe quindi un ulteriore prolungamento della Cigo.

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Eurogroup chiude il ricorso alla ”cassa”  
Rientrano le lavorazioni affidate a una ditta esterna a favore dei 93 dipendenti
 
 
Eurogroup, l’azienda di carpenteria insediata al Lisert, per ora non ricorre più alla cassa integrazione ordinaria per tamponare la riduzione degli ordini e si attiva per riportare in casa delle lavorazioni finora affidate a un’impresa esterna. La società lo ha comunicato nell’incontro avuto in questi giorni con le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici e le Rsu di stabilimento. Le commesse al momento attuale non sono ancora sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro. Visto che la Cigo scadeva a fine novembre e la situazione pare gestibile con l’utilizzo del ponte dell’8 dicembre e poi delle ferie collettive per le festività di fine anno, Eurogroup ha deciso per il momento di non chiedere un ulteriore periodo di ”cassa” per i suoi 93 dipendenti. È stata comunque già fissata una nuova verifica con il sindacato a metà gennaio, quando la situazione del mercato potrebbe essere meglio decifrabile, soprattutto per quel che riguarda il navale. «Il dato positivo è comunque che l’azienda non solo ha rispettato i termini dell’accordo sulla Cigo per quel che riguardava rotazione e versamento dell’anticipo della cassa integrazione – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, ma si sta impegnando per far rientrare delle lavorazioni finora effettuate da un’impresa esterna. In questo senso va l’affiancamento di 12 dipendenti a quelli della ditta in appalto».
A conferma di questa volontà Eurogroup ha già  contattato gli enti formativi per coinvolgere i dipendenti in un corso per saldocarpentiere e in uno per saldatore. Per quel che riguarda il mercato, come riferisce Baldassi, Eurogroup continua a realizzare gli ordini già chiusi con Fincantieri per le unità in fase di costruzione a Monfalcone e Marghera. L’unico cliente che al momento sta garantendo lavoro in modo continuativo pare invece essere il Cantiere navale Visentini di Rovigo. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 04 dicembre 2009
 
“Eurogroup” bloccherà il ricorso alla cassa integrazione ordinaria

MONFALCONE. Arriva da Eurogroup, azienda monfalconese di carpenteria, un piccolo ottimistico segnale positivo rispetto alla crisi che ha colpito numerose aziende. L’azienda, infatti, nel corso di un recente incontro con le segreterie provinciali dei sindacati metalmeccanici e le Rsu, ha comunicato di non dover ricorrere più, per ora, alla cassa integrazione ordinaria dei 93 dipendenti per tamponare la riduzione degli ordini e di attivarsi per riportare in casa delle lavorazioni finora affidate a un’impresa esterna.
È ancora reale il fatto che le commesse al momento attuale non siano sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro, ma considerata la scadenza della Cigo a fine novembre, si è preferito non rinnovarla e utilizzare per una sospensione del lavoro l’utilizzo del ponte dell’8 dicembre e poi le ferie collettive per le festività di fine anno. È stata comunque già fissata una nuova verifica con il sindacato a metà gennaio, quando la situazione del mercato potrebbe essere analizzata in modo più preciso, soprattutto per quel che riguarda il settore navale. «Il dato positivo è comunque che l’azienda non solo ha rispettato i termini dell’accordo sulla Cigo per quel che riguardava rotazione e versamento dell’anticipo della cassa integrazione – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil –, ma si sta impegnando per far rientrare delle lavorazioni finora effettuate da un’impresa esterna. In questo senso va l’affiancamento di 12 dipendenti a quelli della ditta in appalto».
A conferma di questa volontà Eurogroup ha già contattato gli enti formativi per coinvolgere i dipendenti in un corso per saldocarpentiere e in uno per saldatore. Intanto Eurogroup continua a realizzare gli ordini già chiusi con Fincantieri per le unità in fase di costruzione a Monfalcone e Marghera, anche se l’unico cliente che al momento sta garantendo lavoro in modo continuativo pare essere il Cantiere navale Visentini di Rovigo.

Il Piccolo, 11 dicembre 2009
 
SCARICO DI LAVORO  
Cassa all’Ansaldo per 13 settimane  
L’annuncio è stato dato ai sindacati in un incontro a Milano
 
 
A partire dall’inizio del 2010 Ansaldo Sistemi Industriali ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria a Monfalcone per tamponare un consistente scarico di lavoro, non più gestibile con mobilità interna, corsi di formazione e ferie come nel 2009. La società lo ha annunciato ieri a Milano alle Rsu e alle segreterie territoriali dei metalmeccanici. Asi non è riuscita quindi a concretizzare in queste ultime settimane un numero sufficiente di ordini tale da garantire la piena produzione nei primi quattro-cinque mesi del 2010. Una serie di offerte rimangono in campo, per il settore dell’oil&gas e non solo, ma l’eventuale arrivo di nuove commesse avrà ormai effetto sui carichi di lavoro della seconda metà del prossimo anno. Asi dovrà quindi ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire da gennaio o al più tardi febbraio. Il numero di dipendenti coinvolti, che a Monfalcone, il più grande stabilimento di Asi in Italia, sono in tutto 450, e le modalità con cui sarà utilizzata la Cigo saranno definiti mercoledì in un incontro a livello di stabilimento tra azienda e rappresentanti dei lavoratori.
Al tavolo il sindacato intende porre la questione dei contratti interinali in scadenza a fine anno (cinque) e quella dell’utilizzo, ormai consolidato, di una quarantina di lavoratori esterni, tutti romeni. L’inizio dell’anno inizierà all’insegna delle difficoltà solo per lo stabilimento di Monfalcone. La commessa da 35 milioni di euro che Asi si è aggiudicata a novembre, tramite la controllata Answer Drives, da Kerself, società italiana leader nel settore quotata in Borsa, per fornitura di componenti elettrici per impianti fotovoltaici in Puglia avrà ricadute positive, ma per gli stabilimenti di Vicenza e Milano. Monfalcone, che produce motori elettrici a corrente alternata di media e grossa taglia e motori a corrente continua, deve continuare invece a fare i conti con la pesantissima crisi del settore siderurgico e con il rallentamento degli altri mercati, quello navale incluso. «A questo punto la preoccupazione maggiore – ha detto subito dopo l’incontro Maurizio Vesnaver, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu – è che la riduzione della produzione possa prolungarsi anche nella seconda metà del prossimo anno». Stando a quanto spiegato ieri dalla società, il 2009 pare si sia chiuso per lo stabilimento di Panzano in linea con le previsioni di budget. I risultati ottenuti dovrebbero comunque essere inferiori a quelli raggiunti nel 2008 sia come volume di fatturato (oltre 100 milioni di euro) sia come margini. (la. bl.)

Messaggero Veneto, 12 dicembre 2009
 
Monfalcone. Il provvedimento scatterà all’inizio di gennaio a causa del calo di lavoro 
Anche l’Ansaldo ricorrerà alla Cig

MONFALCONE. A partire dall’inizio del 2010 anche nello stabilimento Ansaldo sistemi industriali si dovrà ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. Il ricorso alla Cig, che si rende necessaria per tamponare lo scarico di lavoro, è stato comunicato dalla società, ieri, nell’incontro tenuto a Milano con le Rsu e le segreterie territoriali dei sindacati dei metalmeccanici e voluto per fare il punto della situazione alla fine dell’anno.
Asi non è riuscita quindi a concretizzare in queste ultime settimane un numero sufficiente di ordini tale da garantire la piena produzione nei primi quattro-cinque mesi del 2010 e comunque la serie di offerte che sono in campo per il settore dell’oil&gas, ma non solo, avrà effetto sui carichi di lavoro della seconda metà del prossimo anno. Asi dovrà quindi ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire da gennaio o al più tardi febbraio. Il numero di dipendenti coinvolti sono, in tutto, 450, e le modalità con cui sarà utilizzata la cassa integrazione saranno definite mercoledì in un incontro a livello di stabilimento tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori.
Al tavolo il sindacato con tutta probabilità porrà la questione dei contratti interinali in scadenza a fine anno (cinque) e quella dell’utilizzo, che ormai si protrae da diversi anni, di una quarantina di lavoratori esterni, tutti romeni. C’è da dire che le difficoltà sembrano toccare solo lo stabilimento di Monfalcone, visto che la commessa da 35 milioni di euro che Asi si è aggiudicata a novembre, tramite la controllata Answer Drives, da Kerself, società italiana leader nel settore quotata in Borsa, per fornitura di componenti elettrici per impianti fotovoltaici in Puglia avrà ricadute positive per gli stabilimenti di Vicenza e Milano.
Monfalcone, che produce motori elettrici a corrente alternata di media e grossa taglia e motori a corrente continua, deve continuare invece a fare i conti con la pesantissima crisi del settore siderurgico e con il rallentamento degli altri mercati, quello navale incluso. La principale preoccupazione, secondo quanto riferisce il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Maurizio Vesnaver, è che la riduzione della produzione possa prolungarsi anche nella seconda metà del prossimo anno. «Speriamo in una ripresa del mercato» ha detto.
Stando a quanto spiegato ieri dalla società, il 2009 pare si sia chiuso per lo stabilimento di Panzano in linea con le previsioni di budget. I risultati ottenuti dovrebbero comunque essere inferiori a quelli raggiunti nel 2008 sia come volume di fatturato (oltre 100 milioni di euro) sia come margini.

Messaggero Veneto, 17 dicembre 2009
 
Monfalcone. Azienda e sindacati hanno concordato l’utilizzo dei permessi retribuiti  
Ansaldo, cassa integrazione da febbraio
 
 
MONFALCONE. Lo stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali comincerà la cassa integrazione ordinaria a febbraio. Fino alla fine del mese di gennaio, infatti, secondo quanto emerso nel corso dell’incontro ieri tra azienda e sindacati a livello locale, è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino a fine gennaio.
Al momento, quindi, Asi, che a Monfalcone ha 450 dipendenti, non ha ancora quantificato il numero di persone interessate dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano.
Di conseguenza nell’incontro di ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno posto sul tavolo la questione del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti sono in scadenza a fine anno e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all’interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna.
Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine, sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.

Il Piccolo, 20 dicembre 2009
 
Ansaldo, lavoro dimezzato a febbraio scatta la ”cassa” 
Accordo azienda-sindacati: ferie di Natale prolungate con i permessi retribuiti

La cassa integrazione ordinaria si aprirà con febbraio nello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali. Nell’incontro tra azienda e sindacati a livello locale è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino alla conclusione del mese. Al momento, quindi, Asi non ha ancora quantificato il numero di dipendenti, in totale 450 a Monfalcone, che saranno coinvolti dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano. Di conseguenza le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno posto sul tavolo la questione del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti sono in scadenza a fine anno e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all’interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna. Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette quindi moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.

Messaggero Veneto, 21 dicembre 2009
 
Ansaldo: concordati i permessi retribuiti per prolungare le ferie 
 
MONFALCONE. Erano presenti anche i rappresentanti dell’Ugl al tavolo tra azienda e sindacati, dove è stato firmato il documento che prevede per febbraio l’inizio della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti dello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali.
La precisazione giunge dagli stessi rappresentanti dell’Ugl, che chiariscono come oltre a Fim Fiom e Uilm fosse rappresentata anche la loro sigla. Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino a fine gennaio.
Al momento, quindi, Asi, che a Monfalcone ha 450 dipendenti, non ha ancora quantificato il numero di persone interessate dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano.
Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine, sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010.
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.

Il Piccolo, 31 dicembre 2009
 
LAVORO. LO STATO DELL’INDUSTRIA CITTADINA 
La Cassa arriva anche all’Ansaldo

Alle spalle un 2009 di crisi per l’economia del territorio, il 2010 rischia di non portare nulla di meglio per l’industria locale, perlomeno nel suo primo semestre. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta per la settantina di dipendenti dello stabilimento Reggiane-Terex del Lisert e per gli oltre 300 della Sbe di via Bagni vecchia, oltre che per i 180 lavoratori della Roen Est di Ronchi dei Legionari, dove la cassa è stata usata finora per andare comunque a una riduzione dell’orario di lavoro.
Le ferie di Natale e fine anno sono state in alcuni casi prolungate fino all’11 gennaio per tamponare gli insufficienti carichi di lavoro ancora presenti, senza ricorrere così ad altre giornate di cassa integrazione ordinaria. È il caso proprio della Roen Est, ma anche dell’Ansaldo Sistemi Industriali, uscita finora indenne dalla crisi, ma che sarà costretta a ricorrere alla Cigo proprio a partire dall’inizio del 2010. La cassa integrazione ordinaria si aprirà infatti con febbraio nello stabilimento monfalconese. Azienda e sindacati hanno concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino alla conclusione del mese.
Al momento, quindi, Asi non ha ancora quantificato il numero di dipendenti, in totale 450 a Monfalcone, che saranno coinvolti dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro verso la fine di gennaio in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori. Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano. Sul 2010 pende inoltre la grossa incognita dell’apertura della cassa integrazione nello stabilimento Fincantieri.
«Non ci sono ancora date nè una quantificazione precisa», afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil. Qualche segnale incoraggiante arriva però da alcune realtà di medie dimensioni come la Detroit del gruppo De Rigo di Ronchi dei Legionari e la Omi di Fogliano Redipuglia, che produce compressori e ha iniziato a far rientrare qualche interinale.
«Anche la situazione della Roen Est non pare negativa – afferma Baldassi -. Maggiore chiarezza l’avremo nell’incontro previsto attorno alla metà di gennaio». Nello stesso periodo una verifica sarà effettuata anche con Eurogroup, dove è cessato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, ma le prospettive rimangono legate, almeno in parte, all’andamento della produzione di Fincantieri. Sempre il prossimo mese i sindacati effettueranno un monitoraggio della situazione con Sbe, oltre che con Eaton, il cui futuro appare decisamente a rischio. (la.bl.)

Il Piccolo, 16 gennaio 2010
 
Riunione all’Assindustria per la ”cassa” all’Ansaldo 
Lunedì l’incontro azienda-sindacati: coinvolti 450 operai

Ansaldo sistemi industriali e sindacati dei metalmeccanici si incontreranno lunedì nella sede dell’Assindustria di Gorizia per stabilire i termini di utilizzo della cassa integrazione ordinaria nello stabilimento di Monfalcone. Al tavolo lunedì si tratterà di definire quanti dei 450 dipendenti della fabbrica saranno coinvolti e in che modo, mentre è già certo che la Cigo si aprirà con il primo febbraio per un periodo di 13 settimane. La riunione al tavolo dell’Assindustria è stata preceduta in questi giorni da una serie di incontri a livello di stabilimento con l’azienda per una puntuale definizione dei carichi di lavoro all’interno della realtà produttiva.
Lo scarico preannunciato da Asi nell’ultimo incontro con i sindacati, un mese fa, era pesante, trattandosi del 50% circa dei livelli del 2009, e avrebbe dovuto coinvolgere sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata. A metà dicembre i sindacati hanno quindi posto sul tavolo il nodo del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti erano in scadenza a fine 2009 e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all’interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna.
Ansaldo sistemi industriali ha risposto di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Al momento né Eurogroup né Roen Est stanno invece ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria che invece coinvolge ancora la settantina di lavoratori di Terex-Reggiane.

Il Piccolo, 19 gennaio 2010
 
Ansaldo, cassa per 400 da marzo  
Accordo tra azienda e sindacati. La Cigo durerà 13 settimane
 
 
All’Ansaldo sistemi industriali si ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria dal primo marzo per un massimo di 13 settimane e 400 lavoratori coinvolti, in pratica tutti i dipendenti dello stabilimento di via Marconi, impiegati e operai. L’accordo siglato ieri dalla società con i rappresentanti sindacali dei lavoratori e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm punta però a ridurre al massimo i contraccolpi sui lavoratori dell’insufficiente numero di commesse che Asi si sta trovando a gestire a Monfalcone nel primo semestre di quest’anno. La Cigo non sarà utilizzata per andare a una riduzione generalizzata dell’orario, ma in ogni caso sarà impiegata in base a una programmazione mensile e a una verifica settimanale con le Rsu. L’obiettivo è quello di consentire al massimo la rotazione della cassa integrazione tra i lavoratori, anche se nella prima fase alcuni reparti saranno più coinvolti di altri. A differenza di quanto preannunciato, la “cassa” si aprirà comunque con l’inizio di marzo e non di febbraio, durante il quale lo scarico di lavoro sarà tamponato come già a gennaio con l’utilizzo delle ferie ancora rimanenti dal 2009. Nonostante Ansaldo sistemi industriali sia stata costretta alla fine a ricorrere alla Cigo per fronteggiare le difficoltà ancora esistenti sui mercati, le prospettive per il 2010 non sembrano nerissime. Tanto da far sperare che le difficoltà che stanno investendo lo stabilimento siano strettamente congiunturali. Sul fronte del carico di lavoro, come riferisce Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, la situazione è ancora in evoluzione, anche perché qualche ordine pare sia arrivato a fine 2009. Asi ha aperto la Cigo, ma anche assunto a tempo indeterminato i sei giovani il cui contratto interinale scadeva alla fine di dicembre e 12 della trentina di lavoratori romeni da tempo impiegati in azienda, ma come esterni. In questo caso Asi ha stabilizzato il posto di quei lavoratori che hanno dichiarato la propria volontà di rimanere a Monfalcone. L’assunzione dei lavoratori interinali e di quelli originari della Romania viene quindi considerata un segnale importante e positivo da parte del sindacato. Come pure la conferma del consistente investimento in atto (si tratta di quasi 15 milioni di euro) per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento con un nuovo capannone in grado di accogliere la realizzazione di motori elettrici a corrente alternata di grandi dimensioni. La società ha annunciato per l’inizio di marzo l’ultimazione del primo lotto e quindi della costruzione della struttura di cui poi si procederà all’allestimento interno. La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. Il capannone sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 19 gennaio 2010
 
Ansaldo, la Cigo scatterà a marzo 

MONFALCONE. Cassa integrazione ordinaria da marzo (e non come detto in un primo momento da febbraio) e per un massimo di 13 settimane, per i 140 lavoratori (operai e impoegati) dello stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone. L’accordo del provvedimento è stato siglato ieri dalla società con i rappresentanti sindacali dei lavoratori e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, puntando però a ridurre al massimo i contraccolpi sui lavoratori dell’insufficiente numero di commesse che Asi ha registrato per il primo semestre di quest’anno.
La Cigo non sarà utilizzata per andare a una riduzione generalizzata dell’orario, ma in ogni caso sarà impiegata in base a una programmazione mensile e a una verifica settimanale con le Rsu. L’obiettivo è quello di consentire al massimo la rotazione della cassa integrazione tra i lavoratori, anche se nella prima fase alcuni reparti saranno più coinvolti di altri. A febbraio lo scarico di lavoro sarà tamponato, come già a gennaio, con l’utilizzo delle ferie ancora rimanenti dal 2009. Nonostante Ansaldo sistemi industriali sia stata costretta alla fine a ricorrere alla Cigo, le previsioni per il 2010 non sembrano negative.
Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, riferisce che in merito al carico di lavoro la situazione è ancora in evoluzione, anche perché qualche ordine pare sia arrivato a fine 2009.
D’altra parte occorre evidenziare come l’azienda abbia perlatro assunto a tempo indeterminato i sei giovani il cui contratto interinale scadeva alla fine di dicembre e una dozzina della trentina di lavoratori romeni da tempo impiegati in azienda, ma come esterni, stabilizzando il posto di quei lavoratori che hanno dichiarato la propria volontà di rimanere a Monfalcone. L’assunzione dei lavoratori interinali e di quelli originari della Romania viene quindi considerata un segnale importante e positivo da parte del sindacato. Come pure la conferma del consistente investimento in atto (si tratta di quasi 15 milioni di euro) per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento con un nuovo capannone in grado di accogliere la realizzazione di motori elettrici a corrente alternata di grandi dimensioni.
La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. Azienda e sindacati hanno già concordato un nuovo incontro per la metà di febbraio per un’ulteriore verifica della situazione prima dell’avvio della Cigo.

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LA CRISI DELL’INDUSTRIA 
In ”cassa” dal primo marzo i 400 operai dell’Ansaldo 
Dal prossimo mese un anno di Cigs per i 340 della Sbe Difficoltà anche all’Eurogroup

La crisi dovrebbe essere alle spalle, ma per il Monfalconese il peggio sta appena arrivando. Con marzo tutte le più grandi aziende del territorio saranno interessate dal ricorso alla cassa integrazione: Fincantieri, Ansaldo sistemi industriali, Sbe, senza contare la drammatica situazione di Eaton. Un vero e proprio bollettino di una guerra che rischia di coinvolgere nei prossimi mesi oltre un migliaio di famiglie, in modo più o meno pesante. In alcuni casi la “cassa” sarà ordinaria, ma in altri si trasformerà  in straordinaria. E’ il caso della Sbe, che, esaurite le 52 settimane di Cigo a disposizione, dal prossimo mese, come spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, aprirà la cassa integrazione straordinaria a zero ore per tutti i suoi 340 dipendenti. «L’utilizzo della Cigs sarà comunque modulato in base alle esigenze produttive, come avvenuto con “l’ordinaria” negli scorsi mesi», aggiunge Casotto. Il ricorso alla Cigs, che avrà la durata di un anno, è legato al perdurare della contrazione del mercato, che già tra 2008 e 2009 ha ridotto il fatturato della Sbe del 40% circa. Le previsioni di una ripresa non si sono quindi avverate e il caso dell’azienda di via Bagni vecchia non è isolato. Concluso il periodo di cassa integrazione ordinaria, scattato la scorsa estate, pure l’Eurogroup, una novantina di dipendenti e una produzione in parte legata a Fincantieri, potrebbe avanzare al sindacato la richiesta di un passaggio alla “straordinaria” sempre da marzo. Non c’è nulla di certo, ma un incontro tra società e rappresentanti dei lavoratori dovrebbe avere luogo già la prossima settimana nella sede dell’Assindustria di Gorizia. Dal primo marzo è certo intanto l’avvio della Cigo nello stabilimento di Ansaldo sistemi industriali, oltre 400 dipendenti e una produzione di motori elettrici condizionata, per quelli di piccola taglia, dalla crisi del settore siderurgico. Sindacati e azienda si incontreranno martedì per fare un ultimo punto su carichi di lavoro e numeri della Cigo, che, forse, potrebbero essere non troppo elevati. L’accordo sulla Cigo siglato dalla società con i sindacati ha inoltre incluso l’assunzione a tempo indeterminato di sei giovani i cui contratti interinali scadevano a fine anno e di trenta lavoratori romeni, finora “esterni”. Intanto, nonostante l’arrivo di nuove commesse, nei prossimi mesi la Cigo aumenterà di volume nello stabilimento Fincantieri, toccando un massimo di 440 lavoratori coinvolti a maggio. La cassa integrazione ordinaria è inoltre ancora aperta per la settantina di dipendenti di Terex (ex Fantuzzi Reggiane), che punta però al rilancio dello stabilimento di Monfalcone. Il nodo degli esuberi dichiarati nei due stabilimenti emiliani di Reggio Emilia e Lentigione dovrebbe essere però oggetto di confronto al ministero del Lavoro la prossima settimana. Secondo il segretario provinciale della Fiom le situazioni più gravi sul territorio, per le loro ricadute sociali, sono due: quelle dell’appalto Fincantieri e della Eaton, 310 lavoratori che si trovano a meno di due mesi dalla scadenza della Cigs senza avere alcuna prospettiva certa.
Laura Blasich

Il Piccolo, 24 febbraio 2010
 
INDUSTRIA. RICORSO ALLA CIGO NELLO STABILIMENTO DI PANZANO 
Ansaldo, da lunedì a casa i primi 60

Sono sessanta i lavoratori di Ansaldo Sistemi Industriali in cassa integrazione ordinaria da lunedì a causa della contrazione delle commesse di motori elettrici acquisite negli scorsi mesi dallo stabilimento elettromeccanico di Monfalcone.
I numeri e le modalità di utilizzo dell’ammortizzatore sociale, richiesto per 400 dipendenti per un periodo di tredici settimane, sono stati definiti ieri in un incontro tra la società e i rappresentanti sindacali dei lavoratori. La ”cassa” parte in modo abbastanza morbido per il numero dei dipendenti coinvolti, ma anche perché comporterà per ora una riduzione d’orario di un giorno alla settimana, che con tutta probabilità coinciderà con il venerdì.
La Cigo, il cui utilizzo è stato contenuto grazie a spostamenti interni tra reparto e reparto, riguarderà sia gli uffici tecnici, in modo variabile a seconda dei carichi di lavoro, sia i settori delle trancie e delle lavorazioni meccaniche per i motori a corrente alternata di dimensioni più piccole. La cassa integrazione proseguirà nel corso della prossima primavera in base a una programmazione mensile, ma saranno effettuate verifiche settimanali con la Rsu. La situazione dei carichi di lavoro sarà valutata invece su base quadrimestrale.
Il quadro è in evoluzione sul fronte delle commesse, come riferisce Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, e si spera si possa modificare in modo positivo.
Ansaldo Sistemi Industriali è in attesa di concretizzare delle offerte sostanziose, legate al navale e quindi alle nuove commesse in arrivo per Fincantieri, ma non solo. Nel caso in cui non si chiudessero nuovi ordini il ricorso alla cassa integrazione ordinaria potrebbe farsi però più pesante a partire dal mese di maggio, coinvolgendo più lavoratori e più reparti.
Ci sono comunque gli elementi per guardare con sufficiente fiducia oltre a un 2010 che sarà indubbiamente difficile, anche secondo il sindacato. Ci sono le 17 assunzioni effettuate all’inizio dell’anno da Ansaldo nonostante l’apertura della cassa integrazione ordinaria fosse già certa, ma c’è anche la continuità degli investimenti. E si tratta dei 14,7 milioni di euro che la società ha iniziato a spendere per realizzare il nuovo capannone sul retro delle strutture produttive attuali e di cui proprio in questo periodo si sta montando il rivestimento esterno.
Asi va inoltre alla ricerca di nuovi mercati scommettendo sulle opportunità offerte dalla ”green economy”: a Monfalcone un pool di dipendenti è già impegnato nello sviluppo del prototipo di motore elettrico per il parco eolico off-shore nel golfo di Trieste proposto dalla società assieme alla Sbe di via Bagni.
Laura Blasich

Il Piccolo, 27 febbraio 2010
 
Cassa straordinaria chiesta da Eurogroup 
Concluse le 13 settimane di Cigo. Perplessi i sindacati di categoria

Eurogroup, azienda di carpenteria insediata al Lisert, la cui produzione di travi saldate è legata per un terzo a Fincantieri, ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici l’esigenza di aprire la cassa integrazione speciale per un anno per la novantina di dipendenti. La richiesta avanzata alle organizzazioni di categoria è stata motivata dalla società con «evento imprevisto legato ai carichi di lavoro». Una causale che ha lasciato perplessi i sindacati e preoccupato i lavoratori, come è emerso nelle assemblee tenute giovedì nello stabilimento del Lisert. Le organizzazioni dei metalmeccanici hanno quindi chiesto un incontro formale all’Eurogroup per comprendere meglio i termini della questione. Il confronto al tavolo dell’Assindustria di Gorizia è ormai atteso a giorni, come riferisce Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil.
«I lavoratori sono preoccupati, perché la richiesta della Cigs arriva dopo un solo ricorso alla cassa integrazione ordinaria – spiega Baldassi -, per un totale di 13 settimane tra l’estate e l’autunno del 2009. Ci chiediamo cosa possa dettare quindi il passaggio alla procedura straordinaria». Nel caso in cui nel corso della prossima settimana azienda e sindacati raggiungano un’intesa, il ricorso alla Cigs dovrà in ogni caso essere avvallato dalla Regione. In autunno la Cigo si era chiusa con l’intenzione della società di riportare in casa lavorazioni fino a quel momento affidate a un’impresa esterna per tamponare una situazione di contrazione degli ordini. Anche a inizio dicembre le commesse non erano ancora sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro, ma si erano poi utilizzati “ponti” e festività di fine anno come misura di contenimento della situazione. Intanto i sindacati hanno siglato in queste settimane il ricorso alla Cigo o alla cassa in deroga per i dipendenti di alcune ditte dell’appalto Fincantieri di piccole dimensioni. (la. bl.)

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
All’Ansaldo la ”cassa” prorogata di un mese

Ansaldo sistemi industriali vede un 2011 in ripresa per lo stabilimento di Monfalcone. Intanto, però, il 2010 si conferma avaro di ordini soprattutto per il settore dei motori a corrente alternata. Tanto da costringere la società a richiedere un prolungamento fino a fine luglio della cassa integrazione ordinaria che avrebbe dovuto chiudersi il 31 maggio. Asi ha espresso la sua esigenza nella due giorni di confronto con il coordinamento sindacale del gruppo e le Rsu dei singoli stabilimenti che ha avuto luogo a Milano. Il ricorso alla Cigo si è intanto ampliato, passando dalla sessantina iniziale a circa 150 lavoratori coinvolti, anche se per la metà in modo abbastanza ridotto, come sottolinea il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu dello stabilimento di Panzano, Maurizio Vesnaver. «La metà dei lavoratori coinvolti è in cassa integrazione per due giornate al mese, la restante metà per quattro o sei giornate al mese», spiega. I corsi di formazione delle maestranze coinvolte prenderanno il via oggi, mentre attorno alla metà di maggio sindacati e azienda si ritroveranno a livello locale per firmare l’accordo sul prolungamento della Cigo. Agosto sarà poi gestito attraverso la chiusura per ferie collettive. «Non abbiamo ancora indicazioni invece rispetto l’ultimo quadrimestre dell’anno – aggiunge Vesnaver -, mentre la situazione sul fronte delle acquisizioni è data in miglioramento e il 2011 dovrebbe essere un anno meno difficile anche per Monfalcone». Nell’incontro con i sindacati l’amministratore delegato di Asi Claudio Andrea Gemme ha confermato l’impegno della società a diversificare e a entrare nel mercato delle energie rinnovabili (vedi la partnership con Fincantieri per l’eolico off shore) e anche in quello del nucleare. In entrambe i casi l’azienda prevede ricadute in termini di carichi di lavoro per Monfalcone. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 maggio 2010
 
SITUAZIONE 
Ansaldo, si allunga la cassa integrazione 
Altre 13 settimane di Cigo a partire dal prossimo mese
Il provvedimento ha riguardato finora 150 dei 400 lavoratori occupati a Panzano

All’Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si allunga fino all’inizio dell’autunno. Azienda e sindacati dei metalmeccanici hanno firmato in questi giorni l’accordo per l’utilizzo della Cigo per altre 13 settimane a partire da inizio giugno, invece delle sette annunciate da Asi nell’incontro di fine aprile a Milano con il coordinamento sindacale del gruppo e le Rsu dei singoli stabilimenti. La società, come riferisce il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu, Maurizio Vesnaver, lamenta uno scarico medio di lavoro attorno al 25% che ha quindi bisogno di essere gestito attraverso la cassa integrazione. Qualche acquisizione, però, come spiegato dall’azienda, c’è stata per Monfalcone anche nella fascia dei motori elettrici a corrente alternata di taglia medio-piccola e non solo nel settore della corrente continua. Tant’è che la Cigo rimane aperta per 400 dipendenti, ma a maggio vi sono stati coinvolti una trentina di addetti delle officine e del magazzino e gli impiegati per due giornate al mese.
Ad aprile il ricorso alla Cigo si era invece ampliato, passando dalla sessantina iniziale a circa 150 lavoratori coinvolti, anche se per la metà in modo abbastanza ridotto (dalle due alle sei giornate al mese). «Ad Ansaldo abbiamo però chiesto come Rsu un’organizzazione e una programmazione più puntuale della cassa integrazione – aggiunge Vesnaver -, in modo da ridurre il più possibile i disagi e la penalizzazione dei lavoratori coinvolti».
La Rsu punta comunque a capire a breve se la cassa integrazione potrà chiudersi definitivamente a settembre, viste le ultime acquisizioni e la previsione della società di un 2011 migliore del 2010 in quanto a ordini. Nell’incontro di fine aprile con i sindacati l’amministratore delegato di Asi. Claudio Andrea Gemme, ha confermato l’impegno della società a diversificare e a entrare nel mercato delle energie rinnovabili (vedi la partnership con Fincantieri per l’eolico off shore) e anche in quello del nucleare. In entrambe i casi l’azienda ha affermato di prevedere ricadute in termini di carichi di lavoro per Monfalcone, dove nel frattempo sta proseguendo la realizzazione del grande capannone destinato alla produzione di motori a corrente alternata di sempre maggiori dimensioni.
Nella due giorni milanese Asi ha fornito qualche indicazione sui risultati del 2009, in base ai quali sarà erogato il premio di programma ai lavoratori. Il fatturato dello stabilimento di Monfalcone sarebbe sceso sotto il risultato, peraltro eccezionale, del 2008, quindi sotto i 100 milioni di euro. Monfalcone ha chiuso però lo scorso anno con pochissime penali, grazie al miglioramento conseguito in termini di efficienza. Asi e sindacati tireranno le fila su prospettive e premio di programma attorno alla metà  di giugno.

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
LA CRISI NON SI ALLENTA 
Eurogroup, prosegue la ”cassa” a zero ore 
Interessati 80 lavoratori Le maestranze rinunciano per ora al premio di presenza

All’Eurogroup di Monfalcone, oltre 80 dipendenti diretti, la cassa integrazione straordinaria aperta lo scorso marzo per ora proseguirà a zero ore. L’attività dello stabilimento del Lisert rimane quindi ferma a causa delle difficoltà del settore navalmeccanico per il quale l’azienda lavora. E’ quanto è emerso nell’incontro che la proprietà e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, affiancate dalle Rsu dello stabilimento del Lisert, hanno avuto ieri nella sede dell’Assindustria di Gorizia. Oggetto dell’incontro, come spiegano i sindacati, l’analisi della situazione dopo l’apertura della Cigs avvenuta all’inizio di marzo. «L’azienda conferma il perdurare della Cigs a zero ore per tutti i dipendenti a fronte di una scarico di commesse», aggiungono le organizzazioni dei metalmeccanici.
Come da accordi, l’azienda conferma però la disponibilità ad anticipare le quote derivanti dalla cassa integrazione straordinaria, nonostante a oggi il ministero del Lavoro non abbia ancora emanato il decreto relativo alla Cigs. Proprio per queste ragioni l’azienda ha richiesto il congelamento della seconda tranche del premio presenza previsto dall’accordo integrativo. Le segreterie, assieme alle Rsu aziendali, ieri hanno preso atto della richiesta e «per senso di responsabilità» hanno convenuto con l’azienda che il pagamento del premio presenza verrà erogato contestualmente all’emanazione del decreto ministeriale. Al termine dell’incontro le parti hanno concordato di incontrarsi nuovamente a settembre. Il fatturato di Eurogroup nel 2009 era legato per il 35% a Fincantieri e la discontinuità del carico di lavoro degli stabilimenti del gruppo avevano già provocato lo scorso anno il ricorso alla cassa ordinaria. (la. bl.).

Il Piccolo, 06 giugno 2009 
 
I BINARI DIVIDONO IN DUE LA CITTÀ DA DECENNI  
Ferrovia Fincantieri, smantellamento più vicino  
La Corte dei conti ha dato l’ok al passaggio al Comune dell’area del nuovo tracciato
 
 
A passi magari non troppo veloci, ma la strada per arrivare alla dismissione dell’attuale raccordo ferroviario che serve lo stabilimento Fincantieri, tagliando in due Monfalcone, continua a essere percorsa. Anche dalla società. «Fincantieri conferma la volontà  di andare avanti – riferisce il sindaco Gianfranco Pizzolitto – e credo davvero che tra qualche mese il percorso per arrivare alla dismissione sarà  reso ineluttabile». I passaggi preliminari, ma indispensabili, relativi al trasferimento di tutte le aree di via dell’Agraria, dove transiterà  il nuovo raccordo ferroviario a servizio dello stabilimento, di proprietà  del Demanio al Comune sono stati ormai completati. «Abbiamo avuto il via libera dalla Corte dei conti – afferma Pizzolitto – e quindi ora si può ragionare sull’accordo di programma tra tutti i soggetti interessati necessario per andare alla realizzazione del nuovo tracciato e alla dismissione del vecchio». Per arrivare al risultato finale ci vorrà  comunque ancora del tempo, non nasconde il sindaco. L’operazione rimane del resto estremamente complessa, perchè coinvolge non solo Fincantieri, ma anche Ansaldo, che pareva lo scorso anno molto interessata alla possibilità  di acquisire una nuova area in cui espandere lo stabilimento di Monfalcone. Il contesto economico è però decisamente diverso rispetto al 2008, anche se Asi, assieme alla Sbe, sta lavorando a un ingresso nel campo delle energie rinnovabili, in particolare l’eolico. La piena disponibilità delle aree di proprietà del Demanio, dopo quella delle aree che la Regione nel settembre dello scorso anno ha trasferito gratuitamente al Comune, rappresentava e rappresenta tuttora la condizione indispensabile per avviare il confronto. L’area di proprietà del demanio dovrà comunque essere acquistata da parte del Comune. La Capitaneria si era messa in moto nel 2008 chiedendone la sclassificazione e Regione, La procedura era quindi ritornata in mano al ministero dei Trasporti per poi passare all’esame di quello del Tesoro. La Regione aveva sostenuto l’intervento. Il nuovo raccordo permetterebe di spostare su rotaia almeno parte del materiale che ora raggiunge gli stabilimenti di Panzano su gomma, riducendo quindi il traffico pesante. L’eliminazione dell’attuale ferrovia consentirebbe inoltre di mettere in comunicazione due parti della città ora separate da una vera e propria barriera fisica.

Il Piccolo, 06 giugno 2009

L’INDUSTRIA E LA CRISI
SITUAZIONE
La Mw riparte, rientrano 50 operai
Acquisite nuove commesse. Chiamati in produzione i lavoratori interinali
Restano però in cassa integrazione 80 dipendenti della ex Finmek

La Mw di Ronchi, l’ex Finmek, che produce componenti elettronici per conto terzi, si conferma una delle poche aziende la cui attività in questo momento è in controtendenza rispetto la crisi che sta attanagliando molte realtà industriali del Monfalconese. Nell’incontro avuto con le Rsu e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici la proprietà ha delineato una situazione che vede un volume degli ordini per il mese di giugno superiore alle previsioni. L’incremento, legato alla maggiore domanda dei clienti, ha richiesto il rientro in azienda di una cinquantina di lavoratori interinali, mentre due contratti a tempo determinato in scadenza a maggio e sei a giugno sono stati riconfermati. In cassa integrazione straordinaria rimane un’ottantina di dipendenti Finmek, che quindi dipendono ancora dalla gestione commissariale della società creata dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir. Quello che si concluderà il 31 agosto è il quinto anno di Cigs: resta da vedere se sarà concessa un’ulteriore proroga, dopo quella dello scorso anno.
La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiugersi gli interinali. Salvo una riduzione del carico di lavoro, la fabbrica chiuderà quindi per le ferie estive solo nelle due settimane centrali di agosto, mentre un incontro di verifica del percorso di riconversione e rilancio dello stabilimento, coinvolto nel fallimento del gruppo Finmek, dovrebbe avere luogo alla fine dell’estate nella sede dell’Assindustria. Finora gli impegni assunti sono stati mantenuti, anche per quel che riguarda gli investimenti. Oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, la società ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano con un investimento che, stando al sindacato, supera i 2 milioni di euro. La spesa consentirà però a Mw di abbattere i costi dell’energia. L’impianto fotovoltaico dovrebbe entrare in attività nell’arco di alcuni mesi. Si tratta di 2900 moduli per complessivi 4.500 metri quadrati che, con un investimento da 3 milioni, forniscono una potenza di 500 kw all’unità produttiva che è così autosufficiente per il 75%. Nel sito sta inoltre proseguendo la collaborazione con l’Area di ricerca proprio sui temi del risparmio e dell’efficienza energetici con un progetto che vede coinvolti dieci ingegneri elettronici delle Università di Udine e di Vienna.
Quanto emerso dall’incontro con i sindacati è in linea con le previsioni della società di un fatturato in crescita del 5% nel secondo trimestre del 2009, dopo il leggero calo della prima parte dell’anno. Se il mercato terrà, Mw, che ha investito molto in ricerca e sviluppo, conta di chiudere il 2009 con una crescita del 10%. Mw ritiene lo stabilimento di Ronchi uno dei poli di riferimento per l’intero gruppo. Il piano industriale avviato nel 2008 va completato nel 2010, ma la società ha già proceduto tra lo scorso anno e la prima metà del 2009 all’acquisto dello stabilimento e all’installazione dell’impianto fotovoltaico.
Laura Blasich

Il Piccolo, 16 giugno 2009

L’INDUSTRIA ALLE PRESE CON LA CRISI
Reggiane e Frandoli allungano la Cassa

Alla Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone si allunga ancora il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, perché pure la prossima settimana saranno effettuate altre giornate di Cigo a zero ore e si lavorerà quindi solo lunedì e martedì. A differenza di altre situazioni presenti nel mandamento, lo stabilimento del Lisert, che conta un’ottantina di dipendenti e produce grandi gru portuali semoventi, non sta pagando una mancanza di commesse, ma la difficile situazione finanziaria della società che ormai da tempo si sta ripercuotendo sulle forniture di materiale. Il quadro dovrebbe comunque migliorare dopo il passaggio definitivo della società di Reggio Emilia alla statunitense Terex con cui alla fine è stata trovata un’intesa per la vendita e il rapporto con i creditori. La chiusura dell’operazione, data per fatta già nelle scorse settimane, è stata però rallentata dalla complessità, anche burocratica, del percorso, prolungando le difficoltà in cui si trova Reggiane.
«Abbiamo deciso di accettare la proroga della cassa integrazione ordinaria in attesa del closing con Terex – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, con cui però a questo punto c’è l’esigenza di avere un confronto quanto prima per verificare quali siano le intenzioni rispetto la realtà italiana. A Monfalcone c’è lavoro, ma mancano le forniture». La Reggiane non è l’unica realtà del Monfalconese in cui comunque rimane aperta la Cigo a fronte di un allungarsi della crisi che ha investito il comparto industriale dopo quello finanziario. La cassa integrazione, come riferisce il rappresentante della Fiom rimane aperta alle Officine Frandoli, sempre insediate al Lisert, anche se per un numero limitato di lavoratori, e alla Roen Est di Ronchi, anche se con la modalità di un dimezzamento dell’orario normale di lavoro dei 180 dipendenti. La Cigo nella fabbrica di Ronchi, che produce scambiatori di calore, si prolungherà per una buona parte di luglio. «Nella Destra Isonzo abbiamo invece sottoscritto la cassa integrazione straordinaria per i 44 dipendenti della Spei Orion di San Lorenzo Isontino – aggiunge Baldassi -, anche se a rotazione per una trentina di lavoratori e con la possibilità di un’incidenza maggiore per un massimo di 15 lavoratori». In questa fotografia ancora negativa della produzione industriale del territorio si inserisce però la sospensione del ricorso alla Cigo a fronte di una ripresa delle commesse da parte della Omi di Fogliano Redipuglia, una settantina di dipendenti, che produce impianti refrigeranti.

AUMENTO DELLE INDENNITÀ DEL 9%
Schiarita, firmato alla Beraud l’integrativo per i 90 dipendenti

La novantina di dipendenti di Beraud, realtà ”storica” dell’appalto Fincantieri, ha un nuovo integrativo che prevede un aumento medio del 9% delle indennità erogate con il vecchio accordo, scaduto alla fine del 2008. L’intesa, siglata dall’azienda con Fiom e Uilm, organizzazioni presenti nella Rsu della ditta, prevede inoltre un aumento delle ferie aggiuntive riconosciute a quei dipendenti impegnati in lavorazioni particolarmente gravose, oltre che dell’indennità per la presenza al lavoro nei giorni di sabato e nei festivi. Il nuovo contratto integrativo, della durata di 4 anni, comprende anche un’indennità di trasporto per i lavoratori che effettuano il turno dalle 16 alle 24 e quindi non possono contare sui trasporti pubblici e devono impiegare i propri mezzi per raggiungere lo stabilimento. L’integrativo incentiva la presenza, prevedendo un premio di produzione di 423 euro annui in due tranche, come pure il premio di programma. L’una tantum per il periodo di vacanza contrattuale è stato fissato in 150 euro, mentre il tetto massimo di lavoratori a tempo determinato, fissato al 10% di quelli a tempo indeterminato, può essere superato solo nelle fasi di varo e consegna. «Siamo soddisfatti dall’accordo – afferma Fabio Baldassi, della Fiom -, è un segnale positivo». Soddisfazione anche da Luca Furlan, della Uilm provinciale. «L’integrativo porterà nuovo salario ai lavoratori – afferma Furlan -, e introduce un meccanismo per efficientare i risultati, necessario perché Fincantieri sta chiedendo sempre più sconti al suo indotto».

Messaggero Veneto, 19 giugno 2009 
 
La crisi attanaglia il porto crolla il traffico merci  
 
MONFALCONE. Dopo un lieve momento di sollievo che sembrava aver portato aprile, il porto di Monfalcone a maggio è stato nuovamente colpito in modo deciso dalla crisi. Lo rivelano i dati del movimento che sono ai minimi storici degli ultimi anni. Lo scorso mese dalle banchine di Portorosega sono transitate in tutto 174.423 tonnellate, il 59% in meno del risultato conseguito nello stesso periodo del 2008, calo determinato soprattutto dalla frenata degli sbarchi più che degli imbarchi, che movimentano comunque un volume inferiore di merci.
Il dato negativo di maggio ha influito sul dato totale dei cinque mesi dell’anno, che in totale vedono manipolate 1 milione 249.403 tonnellate di merci, con una diminuzione del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una situazione prevista però dagli operatori del porto, tant’è che Compagnia portuale e sindacato hanno raggiunto già a marzo un accordo sulla mobilità volontaria di un massimo di 23 dei 120 lavoratori dell’impresa, i più anziani. I dati di maggio, forniti dall’Azienda speciale per il porto non presentano alcuna voce positiva, tranne quella degli imbarchi, che hanno chiuso i cinque mesi a 208.465 tonnellate movimentate, pari a un più 13,6% sui primi cinque mesi del 2008.
Sugli sbarchi, che invece registrano un meno 31%, ha inciso il pesante rallentamento del traffico di prodotti metallurgici (519.912 tonnellate, meno 26,15%), che in questi ultimi anni avevano rappresentato un elemento di traino e di crescita costante per lo scalo monfalconese, che ha chiuso il 2007 con una movimentazione di 4,4 milioni di tonnellate e il 2008 con 4 milioni. Ma un traguardo simile sarà davvero difficile da raggiungere per l’anno in corso, che, se prosegue l’andamento registrato finora, potrà chiudere con una movimentazione di circa 3 milioni di tonnellate. Anche se, è giusto dirlo, sembra che a giugno ci siano dei segnali di ripresa.
La Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi sta intanto tentando di fronteggiare le pesantissime ripercussioni del crollo del mercato dell’auto. Finora dal terminale monfalconese della società sono transitate 18.247 vetture con un calo del 63,14% rispetto ai primi cinque mesi del 2008. Cetal è andata così a ridurre le aree che utilizzava nel porto di Monfalcone per il traffico di rotabili. Il 2009 sarà un anno durissimo anche per il traffico vetture, perché miglioramenti della situazione per quel che riguarda il settore auto sono attesi solo per il prossimo anno. Tra le merci trattate storicamente da Portorosega quella che sta perdendo meno al momento è la cellulosa, di cui sono state manipolate finora 289.427 tonnellate, con un calo dell’11,43% rispetto al periodo gennaio-maggio del 2008.
Prosegue invece il trend negativo del rifornimento di carbone alla centrale termoelettrica E.On (ma ormai presto A2A), perché nei primi cinque mesi dell’anno alla banchina dell’impianto ne sono state sbarcate 227.362 tonnellate, pari a un meno 39,69% sullo stesso periodo del 2008.

Il Piccolo, 20 giugno 2009 
 
Soccorso-mutui ai cassintegrati  
Prende corpo l’idea nata dalle richieste dei lavoratori Eaton
 
 
L’Anci regionale assieme anche all’Unione delle Province sta cercando di costruire una cornice di riferimento per consentire ai cassintegrati di ricontrattare i mutui stipulati quando il salario mensile non era ridotto a 750 euro. L’idea nata dalle richieste dei lavoratori della Eaton, relative anche ai percorsi per la formazione, ha assunto quindi una dimensione regionale. «Stiamo cercando di arrivare a un rapporto con il sistema bancario regionale – ha spiegato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo al Pd Paolo Frisenna in Consiglio – per consentire ai cassintegrati di rivedere i mutui o i prestiti in corso per tararli alle loro disponibilità attuali». Di questo si è discusso anche nell’ultimo comitato esecutivo dell’Anci al quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, Giuliana Pigozzo, Elvio Di Lucente e Ferdinando Della Ricca, e il segretario dell’Upi, Rodolfo Ziberna, che hanno condiviso lo spirito dell’azione, assicurando il massimo sostegno. All’incontro hanno preso parte anche Adele Pino, assessore della Provincia di Trieste, che ha rivendicato alle Province la competenza della formazione professionale, come accade nel resto d’Italia. Sta proseguendo comunque, come ha spiegato il sindaco, il lavoro degli assessori alle Finanze di Trieste Giovanni Battista Ravidà e di Gorizia Guido Bettarin per arrivare alla predisposizione di una bozza di documento da condividere con il sistema bancario del Friuli Venezia Giulia per sostenere il credito dei lavoratori in cassa integrazione, parte integrante del progetto dell’Anci. Si starebbe quindi profilando unìalleanza tra Comuni, Province, Regione, sindacati e istituti di credito, nell’ambito dell’Osservatorio regionale per le crisi industriali, per sostenere i lavoratori in Cig. «Stiamo lavorando – spiega Pizzolitto – per costruire un modello che sia applicabile alle crisi aziendali di tutta la regione, che non disperda le energie in tanti rivoli e recuperi tutte le competenze e le risorse. Non si tratterà di una risposta esaustiva, ma si tratta di un elemento per resistere alla crisi». Rimane inoltre ferma l’intenzione di andare a organizzare una Conferenza economica di portata provinciale, all’interno del Patto territoriale, in grado «di far emergere anche elementi di cura dell’economia isontina. Non ci si può limitare a scattare una fotografia della situazione attuale», sottolinea il sindaco, secondo cui non sarebbe inutile andare a un ulteriore convegno che si limiti a individuare le cause della crisi senza indicare gli strumenti per rafforzare il sistema economico provinciale. (la.bl.) 
 
CARICHI DI LAVORO GARANTITI FINO A FINE ANNO  
Ansaldo, martedì il punto sulle commesse  
Vesnaver: «L’azienda si sta riproponendo sul mercato che risponde però in modo tiepido»
 
 
Il carico di lavoro per lo stabilimento Ansaldo di Monfalcone rimane buono fino alla fine dell’anno, anche se la produzione dei motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, resta in sofferenza. Una piccola ripresa c’è stata, anche su questo fronte, ma la situazione delle commesse per lo stabilimento, il più grande della società, sarà approfondita in un incontro tra azienda e sindacati a Monfalcone martedì, dopo quello di gruppo che ha avuto luogo a Milano. Al tavolo l’amministratore delegato della società Claudio Andrea Gemme ha ribadito le azioni intraprese dalla società per saturare la produzione in tutti i suoi stabilimenti, anche se in quello di Vicenza si è dovuta aprire la cassa integrazione ordinaria per 8 settimane, anche se per soli dieci addetti e nei soli giorni del lunedì e del venerdì. «L’azienda si sta muovendo bene e si sta proponendo sul mercato – ha riferito dopo l’incontro il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu, Maurizio Vesnaver – che è in leggera ripresa, ma risponde ancora in modo tiepido. Per quel che riguarda Monfalcone se non andranno in porto alcuni ordini importanti ai quali la società sta lavorando, potrebbe porsi qualche problema. La situazione rimane quindi tale da dover essere monitorata in modo attento e costante». Il punto sui carichi di lavoro del sito produttivo di Panzano sarà quindi già effettuato martedì in stabilimento, presenti anche le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici, mentre una verifica a livello di gruppo è stata già programmata per la fine di settembre.
Intanto stanno procedendo i lavori per la realizzazione del nuovo capannone, necessario per espandere e sostenere la capacità produttiva dello stabilimento e per la cui costruzione e allestimento la società sta investendo 14,7 milioni di euro. 
 
SINDACATI IN MUNICIPIO  
Reggiane non scioperano per consegnare la maxi-gru
 
 
Il passaggio di consegne da Fantuzzi a Terex va effettuato il più presto possibile per dare prospettive certe anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone dove un’ottantina di dipendenti diretti sono ancora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. I segretari provinciali di Fiom Thomas Casotto e Uilm Luca Furlan assieme alle Rsu ieri hanno incontrato il sindaco Pizzolitto, chiedendogli di farsi tramite per un contatto con Terex per chiarire le intenzioni della società Usa. Il sindacato ha trovato la disponibilità del primo cittadino e ha pure spiegato i motivi per cui a Monfalcone si è deciso di non effettuare 8 ore di sciopero come a Reggio Emilia. «C’è una gru in consegna e, dopo un ritardo di alcuni mesi – ha affermato Casotto -, il termine ultimo per effettuare la consegna scade domenica. In caso contrario l’Aspm, cui è destinato il mezzo, non ritirerà più la gru. Non ci pareva opportuno effettuare uno sciopero in queste condizioni». Lo stabilimento di Monfalcone ha un buon carico di lavoro ma ha pure risentito dei problemi finanziari di Fantuzzi, perché qualche commessa è andata perduta. Le prospettive inoltre dipendono sempre dai termini dell’operazione di acquisto e dalle intenzioni per il futuro di Terex. I sindacati incontreranno martedì a Reggio Emilia i rappresentanti di Fantuzzi e due consulenti di Terex.

Messaggero Veneto, 20 giugno 2009 
 
Reggiane, sospeso lo sciopero ma il futuro è in mano a Terex 
 
MONFALCONE. Si deve puntare ad effettuare il passaggio di consegne da Fantuzzi a Terex nel tempo più breve possibile, ciò per dare prospettive certe anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone. È questo quanto hanno evidenziato i segretari provinciali di Fiom, Thomas Casotto e Uilm, Luca Furlan assieme alle Rsu della fabbrica al sindaco Gianfranco Pizzolitto, con cui ieri hanno avuto un incontro e a cui hanno chiesto di farsi tramite per un contatto con Terex in grado di chiarire le intenzioni della società statunitense che da poco ha acquisito Reggiane.
Il sindacato, che aveva sollecitato l’incontro, ha trovato la piena disponibilità del primo cittadino e ha colto l’occasione per spiegare i motivi per i quali a Monfalcone si è deciso di non effettuare 8 ore di sciopero come a Reggio Emilia. «C’è una gru in consegna e, dopo un ritardo che è già di alcuni mesi – ha affermato il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto –, il termine ultimo per effettuare appunto la consegna scade domenica. In caso contrario l’Azienda speciale per il porto, cui è destinato il mezzo, non ritirerà più la gru. Non ci pareva quindi opportuno effettuare uno sciopero in queste condizioni».
Lo stabilimento di Monfalcone, come ha confermato ieri la Rsu, ha un buon carico di lavoro, che però comunque ha risentito dei problemi finanziari di Fantuzzi, perché qualche commessa è andata perduta. Le prospettive inoltre dipendono sempre dai termini dell’operazione di acquisto e dalle intenzioni per il futuro di Terex.
I sindacati incontreranno nuovamente martedì a Reggio Emilia i rappresentanti di Fantuzzi e due consulenti di Terex, senza attendersi però grandi novità. In merito alla situazione delle industrie del territorio è intervenuto anche il consigliere comunale e segretario cittadino del Pd, Paolo Frisenna che in consiglio comunale ha chiesto al sindaco Gianfranco Pizzolitto di poter avere una panoramica completa della realtà industriale ed economica. Richieste, che secondo quanto ha riferito il primo cittadino troverà risposta nella conferenza economica territoriale che si terrà nell’ambito del patto di sviluppo.

Messaggero Veneto, 24 giugno 2009 
 
Avvisaglie di crisi all’Ansaldo 
 
MONFALCONE. Non dovrebbero esserci ripercussioni già sulla produzione 2009, ma la crisi e il forte rallentamento dei mercati potrebbero creare delle preoccupazioni anche per lo stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone, che non ha prospettive certe per il 2010 in quanto a carico di lavoro. Se il prossimo anno ci fosse un pieno livello di produzione, l’azienda potrebbe dover ricorrere a strumenti che vadano oltre l’utilizzo delle ferie e dei permessi a disposizione.
Una prospettiva che potrebbe diventare realtà, però, già dopo le ferie di agosto per i lavoratori della linea a corrente continua, che sta pagando le pesanti difficoltà del mercato siderurgico. La non rosea prospettiva è emersa ieri nell’incontro che la direzione dello stabilimento ha avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e la Rsu sui carichi di lavoro per il sito di Monfalcone, il più grande della società in Italia con circa 450 dipendenti. Almeno fino a fine anno non ci dovrebbero essere problemi per la produzione di motori a corrente alternata, se non degli scarichi di lavoro minimi in alcuni reparti, ma gestibili senza dover ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. L’azienda stima che i volumi di produzione a budget siano simili a quelli del 2008, anche se i margini di profitto saranno più bassi, anche perché il costo delle materie prime è ripreso a salire. Come riferisce il coordinatore Fiom nella Rsu, Maurizio Vesnaver, la crisi del mercato siderurgico pesa però già ora sulla linea dei motori a corrente continua, che conseguirà risultati decisamente inferiori rispetto a quelli del 2008. La società, fin dall’inizio dell’anno, ha utilizzato la mobilità interna del personale per evitare ripercussioni all’occupazione. Tant’è che gli addetti alla corrente continua si sono ridotti a 21, per i quali, però, dopo le ferie potrebbe presentarsi una situazione di criticità e quindi la necessità di ricorrere alla Cigo.

Il Piccolo, 24 giugno 2009 
 
INCONTRO TRA SINDACATI E VERTICI AZIENDALI SUI CARICHI DI LAVORO  
Ansaldo, rischio di Cassa già a fine agosto  
Gli ordini coprono tutto il 2009 ma l’anno prossimo potrebbe esserci una contrazione
 
 
Il fortissimo rallentamento dei mercati inizia a creare preoccupazione anche nello stabilimento di Ansaldo, che pure dovrebbe superare pressoché indenne il 2009. Le prospettive per il 2010 in quanto a carico di lavoro sono tutt’altro che certe, a meno che la crisi non allenti la morsa, e in caso di mancata saturazione della produzione l’azienda potrebbe dover ricorrere il prossimo anno a strumenti che vadano oltre l’utilizzo delle ferie e dei permessi a disposizione. Ed è quanto potrebbe già avvenire dopo le ferie di agosto per i lavoratori della linea a corrente continua, che sta pagando le pesanti difficoltà del mercato siderurgico, come è emerso ieri nell’incontro che la direzione dello stabilimento ha avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e la Rsu sui carichi di lavoro per il sito di Monfalcone, il più grande della società in Italia con i suoi 450 dipendenti. Per la produzione di motori a corrente alternata la società non prevede grossi problemi fino alla fine dell’anno, se non scarichi di lavoro minimi in alcuni reparti, ma gestibili senza dover ricorrere alla Cigo. L’azienda stima che i volumi di produzione a budget siano simili a quelli del 2008, anche se i margini di profitto saranno più bassi, anche perché il costo delle materie prime è ripreso a salire. Asi sconta invece già ora, come riferisce il coordinatore Fiom nella Rsu, Maurizio Vesnaver, una crisi notevole nella linea dei motori a corrente continua che conseguirà risultati inferiori rispetto a quelli del 2008 a causa della crisi del mercato siderurgico. La società, fin dall’inizio dell’anno, ha utilizzato la mobilità interna del personale per evitare ripercussioni sull’occupazione. Tant’è che gli addetti alla corrente continua si sono ridotti a 21, per i quali dopo le ferie potrebbe presentarsi la necessità di ricorrere alla Cigo. «Prima di utilizzare degli strumenti nuovi – afferma Vesnaver – saranno però valutate tutte le possibilità di spostamenti e affiancamenti in altri reparti». Problemi maggiori sui carichi di lavoro sono attesi comunque, anche per la corrente alternata, dall’inizio del 2010. «I carichi sono un po’ scarsi rispetto ai due anni precedenti – spiega Vesnaver -, anche se ci sono molte offerte in giro. Da parte della Rsu c’è preoccupazione, perché oggi nessuno è in grado di dire quale sarà l’evoluzione dei prossimi mesi. Rimane fermo l’obiettivo di superare la crisi. E l’avvio dei lavori del nuovo capannone rappresenta un buon segnale». (la.bl.)
 

Messaggero Veneto, 25 giugno 2009 
 
Monfalcone. La prossima settimana potrebbe essere ufficializzato il passaggio dell’azienza al gruppo Terex  
Ex Reggiane, è pronto il piano di rilancio  
Corti: completate le delibere per l’acquisizione. Inaugurata la gru
  
 
MONFALCONE. Potrebbe essere ufficializzato la prossima settimana il passaggio di Reggiane Cranes&Plantes del gruppo Fantuzzi al gruppo statunitense Terex, che consentirà finalmente allo stabilimento monfalconese di via Timavo di cominciare a guardare al futuro con maggiore ottimismo.
Anche perché, secondo quanto ha spiegato ieri il direttore commerciale di Reggiane, Gino Corti, «il futuro per Monfalcone potrebbe essere davvero positivo, visto che lo stabilimento diventerà autonomo a tutti gli effetti. Non più solo sito produttivo, ma azienda vera e propria con un proprio assetto direzionale. Monfalcone dovrebbe prendere il volo, mentre il sito produttivo di Reggio dovrebbe essere chiuso. Notizie ufficiose dicono infatti che Terex è molto interessata a Monfalcone, considerato sito strategico per lo sbocco a mare e per la possibilità di aumento della cubatura coperta della stabilimento, cosa che consentirebbe di trasportare proprio qui la produzione di macchinari oggi realizzati in Germania».
La buona notizia riguardante una delle maggiori industrie cittadine è stata data nel corso dell’incontro con il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, del sindaco Gianfranco Pizzolitto e dei rappresentanti del Consorzio industriale, il presidente Renzo Redivo e il direttore, Gianpaolo Fontana, incontro voluto per inaugurare la nuova grande gru Mhc 4000, realizzata per l’Azienda speciale per il porto, rappresentata ieri mattina dal direttore Sergio Signore, che ha sottolineato l’importante ruolo della Camera di commercio e del fondo Gorizia che ha finanziato l’operazione.
La gru, capace di sollevare fino a 110 tonnellate di peso, è costata circa 2,5 milioni di euro e sarà operativa al porto di Monfalcone. Corti ha ricordato brevemente le vicende dell’acquisizione del gruppo, le difficoltà create dalla crisi finanziaria e soprattutto gli ostacoli rappresentati dagli istituti bancari, «che però – ha detto – ho saputo stamattina hanno fatto tutte le procure e le delibere necessarie all’ acquisizione. Ora si tratta di mantenere la produzione sulle 30/35 gru l’anno, produzione che consente di avere degli utili. Confido comunque in un ottimo futuro per Monfalcone e ringrazio l’Aspm che ci ha commissionato la gru, dandoci l’opportunità di lavorare e che ha sopportato anche i ritardi».
Il direttore di stabilimento, Vittorio Ottolina, ha ricordato che lo stabilimento copre un’area di 300 mila metri quadrati, di cui 31 mila coperti, che è servito da un accesso diretto al porto che consente la spedizione delle gru già montate, «mentre finché la produzione era a Reggio Emilia le gru dovevano essere consegnate utilizzando cinque autotreni». Lo stabilimento ha un’area carpenteria e montaggio, il taglio lamiere avviene con dipendenti diretti, mentre la verniciatura è affidata a ditta esterna in appalto. «Nel 2008 abbiamo perso del personale e adesso ci sono 70 dipendenti di cui 50 operai e 20 impiegati. Oggi si porta avanti una produzione che non ha certo un volume ottimale, ma per il futuro il piano di produzione prevede ordini importanti. Nel corso di questo mese – ha annunciato Ottolina – abbiamo acquisito un ordine di cinque macchine per il Marocco e per il 2010 ci saranno altre forniture per lo Sri Lanka. Ciò dimostra che l’azienda non è rimasta ferma e che è dinamica, cercando di cogliere obiettivi pur nelle difficoltà».

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
Sbe, ”cassa” prorogata di altre 13 settimane per i 340 lavoratori  
 
di ELISA COLONI

La crisi economica continua a mordere il tessuto produttivo isontino e a far tremare le aziende del nostro territorio. Una di queste è la Sbe, dove persistono le difficoltà e non si chiude il capitolo della cassa integrazione per i 340 dipendenti. Il trattamento di Cigo, utilizzato dall’azienda manifatturiera monfalconese già negli ultimi sei mesi, e che avrebbe dovuto scadere la prossima settimana, è stato infatti prorogato per altre trecidi settimane. Risultato: una ventina di dipendenti a ore zero e orario ridotto del 40% per tutti gli altri.
La conferma arriva dallo stesso presidente della Società bulloniera europea, Alessandro Vescovini: «Ripeteremo lo stesso percorso seguito negli ultimi sei mesi – spiega Vescovini -. Ciò equivale a una riduzione del 40% dell’orario lavorativo per gli addetti dello stabilimento. Solo un piccolo nucleo di dipendenti, che svolge mansioni oggi obsolete – aggiunge il presidente della Sbe – rimarrà invece a ore zero. Abbiamo chiesto di accedere al trattamento di cassa integrazione ordinaria per le prossime tredici settimane a causa della crisi economica – puntualizza ancora il presidente – che tra il 2008 e il 2009 ha frenato la produzione e ha fatto perdere alla nostra azienda circa il 40% del fatturato».
Le realtà più indebolite dalle scosse del terremoto finanziario globale, infatti, restano le imprese manifatturiere. Il ricorso alla cassa integrazione ha interessato negli ultimi mesi numerose aziende nel monfalconese (la Eaton Automotive, la Roen Est e la Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino, solo per citarne alcune), e non sembra destinato a essere messo in cassetto.
Qualche barlume di speranza, però, c’è. Almeno stando alle previsioni dello stesso Vescovini, che per il 2010 prospetta un andamento meno nero rispetto a quello dell’anno in corso, con una lieve risalita della produzione e, di conseguenza, dei volumi di vendita. «Non è semplice esprimere previsioni sull’andamento futuro dell’economia – sottolinea il numero uno della Società bulloniera europea (facente parte del gruppo Vescovini, che al suo interno annovera anche la Osd di Pioltello e la Varvit di Reggio Emilia) – ma si possono comunque trarre alcune indicazioni osservando ciò che è accaduto negli ultimi due mesi. In questo periodo, infatti, non si è verificato quello che alcuni prospettavano: l’ulteriore aggravarsi della crisi, con una conseguente acutizzazione delle sofferenza di imprese e famiglie. La situazione, invece di peggiorare, è rimasta stabile. E questo – conclude l’imprenditore – rappresenta già di per sé una buona notizia, un elemento che fa ben sperare per il prossimo anno».
Nel 2010, dunque, la cassa integrazione potrà essere solo un brutto ricordo? «Non so se l’economia tornerà a crescere – si limita ad affermare Vescovini – ma certo è che negli ultimi due mesi abbiamo vissuto uno scenario meno buio del previsto».

PROTESTANO A REGGIO EMILIA I LAVORATORI MONFALCONESI  
Reggiane, slitta il passaggio a Terex
 
 
Anche lavoratori delle Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone saranno oggi a Reggio Emilia a manifestare sotto il palazzo della prefettura di quella città per esprimere tutta la propria preoccupazione per l’ulteriore rinvio della chiusura dell’acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex.
Data per certa la scorsa settimana dalla società  emiliaria, la stipula definitiva del contratto è stata messa nuovamente in forse dall’amministratore delegato del Banco Popolare, Francesco Saviotti. L’amministratore delegato di Banco Popolare ha fatto sapere di volere comprendere fino in fondo i termini del contenzioso e dell’intesa trovata con Terex, che dopo aver chiuso un preliminare d’acquisto nell’agosto dello scorso anno ha poi tentato di fare marcia indietro, confermano alla fine a primavera la volontà iniziale, a fronte comunque di uno “sconto” di 40 milioni di euro sul prezzo iniziale di 215 milioni. Per Reggiane rimane indispensabile definire quanto prima la partita per ottenere la liquidità  finanziaria sufficiente a riprendere la piena operatività.
Anche per i settannta dipendenti dello stabilimento di Monfalcone non a caso la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta fino alla fine di luglio per un massimo di tre giorni alla settimana. «Abbiamo quindi contattato immediatamente il sindaco Gianfranco Pizzolitto – afferma Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, perché si mettesse in contatto con l’amministrazione locale di Reggio Emilia. Siamo così venuti a sapere che un nuovo incontro tra Reggiane, Terex e le banche creditrici è fissato appena per mercoledì prossimo». I sindacati dei metalmeccanici hanno quindi organizzato per oggi un corteo che dai cancelli dello stabilimento storico di Reggio raggiungerà poi la prefettura per sottolineare al rappresentante del Governo sul territorio l’estremo disagio dei lavoratori di Fantuzzi. i sindacati dei metalmeccanci della Cgil e della Uil dell’Isontino terranno comunque delle assemblee nello stabilimento del Lisert già lunedì.

Il Piccolo, 04 luglio 2009 
 
MULTISERVIZI  
I vertici di Iris rassicurano: «Nessun taglio all’orizzonte» 
LA VENDITA DEL RAMO ENERGIA
 
 
La prossima settimana o, comunque, entro metà mese. Questi i tempi per l’incontro tra i vertici di Iris, le sigle sindacali e l’advisor che si sta occupando di redigere il bando attraverso il quale verrà messo sul mercato il ramo energia della multiservizi isontina per discutere delle garanzie occupazionali da fornire ai dipendenti in prospettiva della cessione. «Metteremo nero su bianco una serie di paletti a tutela dei lavoratori – anticipa il presidente della multiutility, Armando Querin – e lo faremo confrontandoci apertamente con il sindacato, senza preclusioni, portando avanti quel dialogo che finora non è mai venuto meno. Possono già dire che non ci saranno problemi a recepire buona parte delle istanze avanzate in questi ultimi mesi».
Al 31 dicembre scorso Iris contava 189 dipendenti. Nel 2007 erano 197 e nel 2006 molti di più: 232. Sfogliando il bilancio, si scopre che dei 189 attualmente in servizio 3 sono dirigenti, 5 rientrano nel novero dei quadri, 102 risultano operai e 79 vengono inquadrati come impiegati. Dalla direzione di via IX Agosto non lo dicono apertamente ma questi ultimi sono troppi. Non è un caso se sotto la presidenza Querin, le sfoltite più incisive hanno interessato proprio questa categoria. A fine 2006 gli impiegati erano 108, a fronte di 116 operai. In due anni ne sono stati «tagliati» 29. Sempre con riferimento al 2008, il costo globale del personale è stato pari a 9,40 milioni di euro. Di questi, 6,48 milioni sono stati rappresentati dalle retribuzioni. Nel 2007, queste due cifre risultavano leggermente più alte: rispettivamente, 9,57 e 6,53 milioni.
Quale sarà il futuro del personale dal prossimo gennaio, quando verosimilmente sarà ormai andata in porto la cessione del ramo energia? Querin si dice tranquillo. «Credo che i dipendenti non dovranno preoccuparsi perché confluiranno in un’altra società di dimensioni più grandi e quindi più solida, da tutti i punti di vista. E poi – fa notare – non dimentichiamoci che ci sono dei contratti nazionali a loro tutela, dove vengono indicate con precisione garanzie sia di carattere economico sia di carattere lavorativo».
Paradossalmente, secondo il presidente della multiservizi, potrebbero esserci «rischi» maggiori per quei lavoratori che rimarranno in carico a Iris. «Se nel futuro, quando tutti i servizi erogati alla comunità verranno forniti attraverso una gara (a cominciare dalla raccolta e dallo smaltimento dei rifiuti, ndr), questa società non dovesse riuscire ad aggiudicarseli – evidenzia – allora le ripercussioni per il personale potrebbero potenzialmente essere particolarmente dure».
Nicola Comelli

Il Piccolo, 13 settembre 2009 
 
PROROGA IN ATTESA SOLO DI UNA CONFERMA UFFICIALE  
Per 80 dell’ex Finmek altri 10 mesi di ”cassa”  
Ne beneficeranno soprattutto le dipendenti che non sono state riassorbite dalla Mw
 
 
L’ottantina di dipendenti del gruppo Finmek che non sono stati riassorbiti dalla nuova gestione dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e non hanno ancora trovato un impiego potranno contare su altri dieci mesi di cassa integrazione straordinaria. La Cigs, aperta ormai dall’estate del 2005 per i lavoratori coinvolti dal crollo dell’impero dell’elettronica creato dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir, è stata rinnovata nell’ambito dei provvedimenti varati dal Governo a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto, visto che proprio in Abruzzo si trovava il nucleo più consistente della società.
«Non abbiamo ancora la comunicazione ufficiale – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma il provvedimento è certo, anche se ne attendiamo la formalizzazione». Non sono invece ancora definiti i percorsi formativi utili a fornire una possibilità di nuova occupazione alle maestranze della ex Finmek, composte in gran parte da donne. «Abbiamo interessato la Provincia di Gorizia – dice Casotto -. Si tratta di organizzare e costruire dei corsi che possano offrire dei reali sbocchi lavorativi, anche se ci rendiamo conto che il momento non è dei più propizi. I percorsi formativi potrebbero però fornire un aiuto anche sul fronte dell’integrazione al reddito».
L’assenza di certezze finora sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria stava impensierendo non poco i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nella chiusura dello stabilimento di Ronchi, stando a quanto riferisce la Rsu di Mw, cioé dello stabilimento ex Finmek, che ancora rappresenta un punto di riferimento per gli ex colleghi.
Nonostante la situazione di Mw sia abbastanza soddisfacente, stando ai rappresentanti sindacali, non si parla di un ulteriore possibile riassorbimento di lavoratori cassintegrati. La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiugersi gli interinali. I contratti in scadenza tra ottobre e la fine di quest’anno sono una ventina e la rappresentanza sindacale interna spera che si possa procedere a una loro riconferma. Mw, oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano con un investimento che, stando al sindacato, supera i 2 milioni di euro. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 16 settembre 2009 
 
Finmek: cassa integrazione prolungata di dieci mesi per ottanta dipendenti 
 
Ronchi
Altri dieci mesi di cassa integrazione straordinaria per circa un’ottantina di dipendenti del gruppo Finmek che non sono stati riassorbiti dalla nuova gestione dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e non hanno ancora trovato un impiego. La Cigs, aperta per i lavoratori Finmek nell’estate del 2005 dopo il crollo dell’impero dell’elettronica creato dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir, è stata rinnovata nell’ambito dei provvedimenti varati dal Governo a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto, visto che proprio in Abruzzo si trovava il nucleo più consistente della società.
«Non abbiamo ancora la comunicazione ufficiale – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, ma il provvedimento è certo, anche se ne attendiamo la formalizzazione». Una buona notizia a cui si accompagna però la conferma che non sono stati ancora definiti i percorsi formativi utili a fornire una possibilità di nuova occupazione alle maestranze della ex Finmek, composte in gran parte da donne.
«Abbiamo interessato la Provincia di Gorizia – dice Casotto –. Si tratta di organizzare e costruire dei corsi che possano offrire dei reali sbocchi lavorativi, anche se ci rendiamo conto che il momento non è dei più propizi. I percorsi formativi potrebbero però fornire un aiuto anche sul fronte dell’integrazione al reddito». L’assenza di certezze finora sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria stava impensierendo non poco i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nella chiusura dello stabilimento di Ronchi, stando a quanto riferisce la Rsu di Mw, cioè dello stabilimento ex Finmek, che ancora rappresenta un punto di riferimento per gli ex colleghi. Nonostante la situazione di Mw sia abbastanza soddisfacente, stando ai rappresentanti sindacali, non si parla di un ulteriore possibile riassorbimento di lavoratori cassintegrati. La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiungersi gli interinali. I contratti in scadenza tra ottobre e la fine di quest’anno sono una ventina e la rappresentanza sindacale interna spera che si possa procedere a una loro riconferma. Mw, oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano.

Il Piccolo, 14 ottobre 2009 
 
Ansaldo, lavoro sicuro fino a dicembre  
Trattative in corso da parte dell’azienda per acquisire nuove commesse
 
 
I primi sei mesi del 2010 al momento rappresentano un incognita per lo stabilimento monfalconese di Ansaldo, il più grande della società in Italia, 450 dipendenti e un valore della produzione che nel 2008 ha raggiunto i 100 milioni di euro. Il carico di lavoro è assicurato fino a dicembre 2009 e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al 2010 senza ansie. Società e sindacati, che si sono incontrati lunedì a Vicenza, hanno deciso di rivedersi a fine novembre, quando Asi dovrebbe essere in grado di fornire un quadro più preciso delle prospettive future. L’azienda, che ha risentito in modo ritardato della crisi in considerazione del suo ciclo produttivo, da parte sua sottolinea come ci sia molta attenzione nei confronti dei primi semestre 2010. A Monfalcone intanto si fa sempre i conti con le difficoltà della produzione di motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, tra quelli che più hanno risentito della recessione mondiale. La siderurgia sta dando qualche timido segnale di ripresa, come spiega la società, ma non ancora tale da tradursi in ordini. Ansaldo sta quindi continuando a riconvertire i lavoratori impiegati nel settore dei motori a corrente continua per impegnarli nella produzione delle grandi macchine a corrente alternata. Visto il carico di lavoro esistente in questo settore, l’azienda conta di non dover ricorrere a strumenti diversi rispetto la mobilità interna e le ferie. In nessun stabilimento italiano si sta ricorrendo in questo momento alla cassa integrazione. «L’incontro di lunedì è stato del tutto interlocutorio – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, perché al momento la società mantiene aperta qualsiasi possibilità per il primo semestre del 2010». A Monfalcone sta in ogni caso procedendo secondo la tempistica programmata la realizzazione del nuovo capannone, che consentirà ad Asi di costruire e testare motori di dimensioni ancora superiori a quelle attuali. Per la società si tratta di un investimento di 14 milioni di euro. (la. bl.)
 
Messaggero Veneto, 14 ottobre 2009
 
Ansaldo a caccia di certezze per il 2010 
 
MONFALCONE. Il carico di lavoro per Ansaldo sistemi industriali è assicurato fino alla fine dell’anno, poi sul futuro dello stabilimento monfalconese, il più grande della società in Italia, 450 dipendenti e un valore della produzione che nel 2008 ha raggiunto i 100 milioni di euro, grava un grosso punto di domanda e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al 2010 con fiducia e positività.
Società e sindacati, incontratisi a Vicenza, hanno deciso di rivedersi a fine novembre, quando Asi dovrebbe essere in grado di fornire un quadro più preciso delle prospettive per l’anno prossimo. L’azienda, che ha risentito in modo ritardato della crisi in considerazione del suo ciclo produttivo, sottolinea come ci sia molta attenzione nei confronti del prossimo anno, soprattutto per i primi sei mesi.
A Monfalcone, intanto, si fa sempre i conti con le difficoltà della produzione di motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, tra quelli che più hanno risentito della recessione mondiale dell’economia, settore che sta mostrando qualche lieve segnale di ripresa, ma non ancora tale da tradursi in ordini immediati. Ansaldo sta quindi continuando a riconvertire i lavoratori impiegati nel settore dei motori a corrente continua per impegnarli nella produzione delle grandi macchine a corrente alternata. Visto il carico di lavoro esistente per il settore, l’azienda conta di non dover ricorrere a strumenti diversi rispetto la mobilità interna e le ferie e comunque in nessun stabilimento italiano si sta ricorrendo in questo momento alla cassa integrazione ordinaria.
«L’incontro di lunedì è stato del tutto interlocutorio – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, perché al momento la società mantiene aperta qualsiasi possibilità per il primo semestre del 2010. Contiamo che nel prossimo incontro, a fine novembre, Asi sia in grado di fornire indicazioni più chiare».
A Monfalcone, intanto, sta procedendo la realizzazione del nuovo capannone (nell’area che confina con via dell’Agraria) che, con un investimento di 14 milioni, consentirà ad Asi di costruire e testare motori a corrente alternata di dimensioni ancora superiori a quelle attuali.

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