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Il Piccolo, 28 febbraio 2009 
 
STRUTTURE COMUNALI. LA DENUNCIA DEI SINDACATI 
Non autosufficienti, residenza inadeguata  
Inaugurata 10 mesi fa. Intanto chiude la casa albergo. Cento anziani in lista d’attesa
 
 
A Monfalcone le residenze pubbliche per l’accoglienza degli anziani, autosufficienti e non, soffrono di gravi carenze. Tanto da creare una lista d’attesa di oltre cento di persone. La nuova residenza da 60 posti per non autosufficienti ha 10 mesi di vita, ma ne dimostra già molti di più a vedere i problemi accumulati in fatto di serramenti, illuminazione, impianto termico, servizi igienici, scarichi e, pare, anche di impianto di erogazione dell’ossigeno. Nel frattempo slitta a data da destinarsi la ristrutturazione della casa albergo di via Crociera, costruita una ventina d’anni fa e che metteva a disposizione 70 posti per autosufficienti, ma a quanto pare ormai fuori norma. Il raddoppio dei posti a disposizione per l’accoglienza degli anziani di Monfalcone, programmato da anni dal Comune, deve ancora attendere, visto che non c’è ancora traccia del finanziamento richiesto alla Regione e indispensabile per effettuare la manutenzione straordinaria dell’edificio, che nel frattempo costa però troppo all’ente locale. L’amministrazione comunale ha quindi deciso di chiudere del tutto la struttura che ancora ospita il centro diurno per anziani, gli uffici dei servizi sociali, la cucina, adeguata da poco con una spesa di 78mila euro anche perché la funzione è quella di servire la nuova struttura, che ne è priva. Cgil e Cisl Funzione pubblica e le Rsu del Comune di Monfalcone, che hanno incontrato in questi giorni il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il direttore generale Primo Perosa, lanciano quindi un forte allarme sul futuro e sulla qualità del servizio garantito a una fascia debole della popolazione di Monfalcone. Da un lato ci sono appunto le carenze di una struttura nuova, che rende difficile il lavoro quotidiano degli operatori socio-assistenziali, diretti e indiretti, dall’altro i problemi creati dalla mancata ristrutturazione della casa albergo. La chiusura tout court dell’edificio mette a rischio, secondo i sindacati, intanto il servizio del centro diurno che non potrà contare su spazi adeguati nella residenza protetta, ma apre la strada anche all’esternalizzazione del servizio di refezione, ritenuto invece fondamentale dagli operatori per garantire una buona qualità di assistenza e di cura agli anziani ospiti. «La preoccupazione è quella di un lento, ma progressivo peggioramento del servizio – ha sottolineato ieri Luca Manià, della segreteria provinciale della Cgil-Funzione pubblica -, mentre l’amministrazione comunale non sta affatto chiarendo quali siano le sue intenzioni per il futuro, anche se ormai sono divenute abbastanza trasparenti. Erano inoltre mesi che sollecitavamo un incontro a fronte delle carenze della nuova struttura. L’abbiamo ottenuto martedì scorso. Speriamo che la promessa di mettere mano a quanto non funziona nell’arco di un mese sia rispettata». L’interrogativo, ha aggiunto Massimo Bevilacqua, della Cisl-Funzione pubblica, è se all’amministrazione comunale di Monfalcone interesse la qualità di questo servizio, di cui si attende ancora il potenziamento previsto da anni e già ritardato a lungo dalle vicissitudini della realizzazione della nuova residenza protetta (i lavori alla prima impresa, poi fallita, furono appaltati nel 2000). Il sindacato non condivide per nulla la decisione di appaltare all’esterno la cucina, sottolineando inoltre come il centro diurno è stato finora uno strumento molto importante di aiuto per le famiglie che hanno in cura parenti anziani.
Senza spazi adeguati, potrebbe ridursi invece in un parcheggio. I sindacati e le Rsu chiedono quindi che obiettivo dell’amministrazione rimanga quello della messa in funzione al più presto di entrambe gli edifici per realizzare il progetto che ha determinato la scelta della costruzione della nuova casa di riposo. Domandano anche che la cucina non sia chiusa e si copra, con un’assunzione a tempo indeterminato, il posto di cuoca rimasto vacante, e, se necessario, si trovino spazi adeguati per il centro diurno. «Il costo del welfare non può essere solo un problema di numeri – concludono i sindacati – e di percentuali, anche in una situazione finanziaria pesante come quella che gli enti locali devono gestire. Nelle scelte di razionalizzazione delle spese gli amministratori devono tener conto dei reali bisogni delle fasce più deboli dei cittadini».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 28 febbraio 2009 
 
Monfalcone. «E’ in atto un lento ma inesorabile smantellamento»  
Sindacati, timori sulla gestione della casa albergo
 
 
MONFALCONE. Qual è la vera strategia dell’amministrazione comunale rispetto alla gestione della casa albergo di Monfalcone, struttura che fornisce attualmente un servizio di eccellente qualità e che sembra destinata invece a un futuro molto meno “eccellente”, visti i problemi operativi e strutturali che si stanno inesorabilmnete accumulando? La domanda viene posta dai componenti della Rsu comunale, assieme ai segretari generali della funzione punbblica, Luca Manià della Cgil e Massimo Bevilacqua della Cisl, in rappresentanza di tutti gli operatori della struttura, ma in fondo anche degli anziani utenti, visto che soprattutto su loro si riflettono i vari problemi.
Due gli aspetti principali evidenziati: l’esternalizzazione della cucina, ammodernata da poco con una spesa di 78 mila euro e che sembra invece destinata alla chiusura e i problemi concreti della nuova struttura, inaugurata il 7 maggio 2008, in cui sono stati trasferiti tutti gli utenti della vecchia casa albergo e in cui esistono problemi ai serramenti, alle vasche, all’impianto termico, agli aspiratori dei bagni, ai mobili.
«Il 7 maggio è stata inaugurata la nuova casa di riposo, realizzata per accogliere gli anziani non autosufficienti, affiancandosi a quella esistente da destinare a ospiti autosufficienti. Il progetto aveva lo scopo di rispondere all’esigenza sempre più pressante di assistenza alla popolazione anziana e riportare sul territorio le numerose persone accolte in strutture fuori comune», spiega Manià, ricordando che attualmente la struttura ospita 60 anziani, 100 sono in lista d’attesa e 30 sono i monfalconesi che sono in strutture extracittadine (dove il Comune partecipa al pagamento delle rette).
In realtà l’ampliamento di spazi non si è avuto perché il Comune sta ancora attendendo il contributo regionale per poter sistemare la vecchia struttura e nel frattempo è stato deciso di trasferire tutto nella casa nuova, per ridurre i costi. La gestione della casa di riposo è affidata al personale dipendente del Comune (12 persone) e a personale di cooperativa (una quindicina) che collabora all’assistenza agli ospiti, alle mansioni di cucina e all’attività infermieristica. «Negli ultimi anni il personale dipendente che svolge mansioni di assistenza si è ridotto perché l’amministrazione ha scelto di non coprire con nuove assunzioni i posti vacanti per pensionamenti ed è stato aumentato il ricorso alla cooperativa. I servizi alla persona dovrebbero restare di gestione pubblica, ma qui, possiamo dire – aggiunge Bevilacqua – che è in atto un lento smantellamento del pubblico».
Cosa che si starebbe facendo anche per la cucina, dove operano due cuoche, di cui una però a breve dovrebbe andare in pensione e che non sarà sostituita. «La cucina, che fornisce un prodotto sempre fresco, è utilizzata a un terzo delle sue potenzialità, doveva essere usata per fornire i pasti in entrambe le case albergo e potrebbe essere usata come mensa aziendale e invece, nonostante si siano spesi 78 mila euro per sistemarla, si pensa di chiuderla. Tanto che ci chiediamo – dice ancora Bevilacqua – se potrebbe essere ravvisato un danno erariale. Certo è che se dovesse essere chiusa, il servizio esterno sarà di qualità inferiore, ma probabilmente di costo maggiore».
La cosa che più preoccupa sindacati e operatori è che vengono toccati dei servizi eccellenti, che l’amministrazione abdica alle sue responsabilità e che nessuno risponde rispetto a quello che è il vero disegno strategico e il malfunzionamento della struttura nuova. Infatti, ogni giorno gli operatori devono fare i conti con i gravi disservizi provocati dal malfunzionamento, dall’installazione incompleta, dai guasti frequenti delle attezzature. Il giorno di Carnevale, sindaco, direttore generale e assessore ai lavori pubblici hanno effettuato un sopralluogo insieme al personale e ai rappresentanti sindacali e si sono impegnati ad attivare tutti gli interventi necessari per garantire l’efficienza della struttura.

Messaggero Veneto, 07 gennaio 2009 
 
Anziani, servizi rincarati (+5%)  
Insorgono i sindacati dei pensionati: decisione inaccettabile 
ASSISTENZA A MONFALCONE 
La giunta: inevitabile l’adeguamento dopo due anni di stabilità dei prezzi Le rette in vigore dal 1º gennaio rivedibili solo se arriveranno contributi 
  
MONFALCONE. Aumenteranno del 5% le tariffe dovute al Comune per i servizi di accoglienza in casa albergo e per l’uso del centro diurno per anziani di via Crociera. Il rincaro arriva dopo due anni in cui i costi erano rimasti “congelati” ed è stato stabilito dalla giunta a fine dicembre. Ma non sarà comunque sufficiente a coprire le spese, lievitate nell’ultimo biennio: dal personale ai generi alimentari, ai costi fissi.
«In considerazione di un tanto, nonché di una verifica con le altre case di riposo della zona – si legge nella delibera di giunta –, si ritiene che le attuali rette debbano essere riviste prevedendo per le stesse un adeguamento il più possibile contenuto e pari al 5%».
Di fatto le tariffe giornaliere, che risalivano appunto a una decisione del novembre 2006, passano da 35,50 a 37,30 euro per le persone autosufficienti e da 62 a 65,10 euro per i non autosufficienti (comprensivo del contributo regionale previsto dalla legge 10 del 1997 e oggi pari a 15,60 euro giornalieri).
Analoga la percentuale di aumento delle tariffe di uso del Centro diurno, presidio socio-assistenziale a carattere semi-residenziale rivolto agli anziani per i quali non sia possibile un’adeguata assistenza diurna domiciliare o durante l’attesa dell’accoglimento residenziale e quindi come momento di graduale passaggio dal proprio domicilio alla residenza protetta. Dal 1º gennaio il costo è passato da 7,80 a 8,20 euro, incluso solo il pranzo, e da 11,15 a 11,70 euro, inclusi pranzo e cena, per i redditi mensili più bassi, poi rispettivamente da 14,50 a 15,20 e da 16,70 a 17,50 per un reddito fino a 579,80 euro, mentre per reddito mensile superiore a 579,80 euro le tarrife sono salite da 17,80 a 18,70 e da 20 a 21 euro.
Il trasporto da e per la residenza-centro diurno passa da 2,20 a 2,30 euro per andata e ritorno da 1,10 a 1,15 euro per il viaggio di sola andata o solo ritorno.
Immediata la reazione dei sindacati dei pensionati, che ritengono inaccettabile l’aumento e hanno chiesto al Comune di bloccare la delibera, chiedendo invece che venga avviato un confronto.
«Le rette in vigore al 1º gennaio possono essere aggiornate nel corso dell’anno solo in seguito ad agevolazioni o contribuzioni destinate, anche indirettamente, a contenere i costi delle stesse rette e comunque previa autorizzazione della competente direzione regionale», ha ribattuto la giunta rifacendosi alla normativa vigente, pur impegnandosi a proseguire il confronto con gli stessi sindacati al fine di verificare le condizioni per una riduzione degli aumenti.
Per l’eventuale compartecipazione al pagamento della retta da parte dei soggetti obbligati, secondo il Codice civile, si dovrà comunque tener conto anche dell’applicazione dell’Isee, l’indicatore della situazione economica, attualmente allo studio. La giunta ha stabilito anche gli aumenti delle tariffe per la concessione in uso delle sale, palestra e veranda della casa-albergo di via Crociera, tariffe ritoccate in considerazione dei maggiori costi di luce, riscaldamento e pulizia. Per usare la sala riunioni grande saranno chiesti 22 euro rispetto ai 21 precedenti, mentre per affittare la sala riunioni piccola la tariffa sale da 11 a 11,50 euro l’ora. La tariffa oraria della palestra passa da 21 a 22 euro l’ora, quella della veranda da 11 a 11,50 euro.
Cristina Visintini

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