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Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
Undici alloggi recuperati dai cittadini 
Piano-pilota in via Valentinis: tra 10 giorni il bando per partecipare

Sarà pubblicato entro una decina di giorni il bando per la partecipazione al progetto di autorecupero di 11 alloggi, ora di proprietà comunale, nella palazzina di via Valentinis 88. Il traguardo è stato raggiunto dall’assessorato alle Politiche sociali, dopo un percorso non facile, anche perchè pressochè inedito in Italia. A dire però se il progetto avrà colto nel segno in una città a forte tensione abitativa sarà ora proprio l’adesione al bando, che come requisito di fondo chiede soprattutto una forte motivazione.
I vincitori del bando dovranno costituirsi in cooperativa, acquistare l’immobile dal Comune (il cui valore non è comunque quello di “mercato”) e i materiali per la ristrutturazione, accordarsi sul progetto definitivo e poi lavorare tutti assieme, mettendo a disposizione un minimo monte ore settimanale per l’organizzazione del cantiere. «Il punto di forza sta appunto nel prezzo di vendita dell’immobile e quindi nella possibilità di accedere a un alloggio altrimenti irragiungibile – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, ma anche nell’affiancamento di un facilitatore e di personale tecnico qualificato. Il costo della manodopera poi non c’è». Per illustrare il progetto, curato dall’associazione Kallipolis e sostenuto dall’Ater, e chiarire i contenuti del bando arriva prima un convegno il 6 novembre, dalle 9.30, nella sala conferenza della Biblioteca comunale e poi uno sportello informativo, aperto dal 9 novembre in via Sant’Ambrogio 12 fino a dicembre inoltrato. Entrambe le iniziative, come l’attività di promozione, è stata resa possibile dal contributo concesso dalla Fondazione Carigo all’ente locale, come ricorda l’assessore Morsolin, che proprio con la Fondazione ha avviato anche un confronto sull’accesso al credito degli autorecuperatori.
Il progetto preliminare della ristrutturazione c’è già e prevede la creazione di tipologie di appartamenti in grado di soddisfare esigenze diversificate. «Sarà poi la cooperativa a decidere sul progetto definitivo, in base alle necessità dei partecipanti – spiega Dario Piatelli, dell’associazione Kallipolis, che ha al suo attivo esperienze di autocostruzione e autorecupero anche nell’ex Jugoslavia -. Il punto di forza sta comunque nel fatto che tutti lavorano per tutti, contribuendo a creare legami molto solidi». Proprio l’architetto Piatelli illustrerà nel convegno le esperienze di autocostruzione e autorecupero assistito finora realizzate in Italia, mentre la cooperativa Lybra farà un quadro della tensione abitativa nell’Isontino. L’associazione Kallipolis infine spiegherà come si accede al bando e dove trovare le informazioni. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
CASA. SPORTELLO AL PALAVENETO 
Autorecupero, parte martedì la campagna d’informazione

Si parlerà del progetto pilota di autorecupero assistito costruito dal Comune di Monfalcone, ma anche dei problemi più generali legati alla casa presenti nel territorio nel convegno di domani, dalle 9.30, nella sala conferenze della Biblioteca comunale di via Ceriani. All’appuntamento interverranno il sindaco e presidente dell’Anci regionale Gianfranco Pizzolitto, il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, il vicepresidente dell’Ater Sergio Pacor e un rappresentante della Fondazione Carigo, che ha deciso di sostenere la parte promozionale e informativa del progetto. La Cooperativa Lybra farà il punto sulle problematiche della tensione abitativa nella provincia, mentre l’associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, illustrerà il progetto nato a Monfalcone. Saranno fornite le spiegazioni su come si accede al bando, che sarà pubblicato lunedì, e dove trovare tutte le informazioni. Per agevolare la partecipazione dei cittadini il Comune, grazie al contributo della Fondazione Carigo, attiverà da martedì uno sportello al piano terra del palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio, già  sede dell’Urp. Lo sportello sarà attivo martedì e giovedì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10 alle 12 con orari quindi utili ad agevolare i lavoratori. Si potranno attingere informazioni inoltre anche dal sito internet dedicato www.autorecupero.altervista.org, mentre le richieste di chiarimenti potranno essere inoltrate anche via mail all’indirizzo autorecupero.monfalcone@hotmail.it.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
Parte il progetto dell’autorecupero 
L’intervento pilota in regione interesserà una palazzina Ater di via Valentinis

Attitudine al lavoro di gruppo, disponibilità di tempo libero da destinare al progetto, affidabilità, spiccata abilità manuali, una sana e robusta costituzione. Sono queste le doti che deve possedere chi ha intenzione di partecipare al progetto di autorecupero assistito di 10 alloggi nella palazzina di via Valentinis 88 promosso dal Comune di Monfalcone. Un progetto pilota in regione i cui requisiti possono essere comunque “trasferiti” a un parente o a un familiare. Non possono invece esserlo i criteri di base stabiliti dal bando che il Comune pubblicherà domani e rimarrà aperto fino al 30 gennaio 2011. Per aderire al progetto bisogna essere maggiorenni, cittadini dell’Unione europea o extracomunitari regolari e dotati di lavoro, dipendente o autonomo, ed essere residenti o lavorare a Monfalcone e nei comuni limitrofi. Non bisogna essere proprietari, anche parziali, di altri immobili nel territorio nazionale. Vietato pure essere stati sfrattati per morosità nell’arco degli ultimi cinque anni. L’Isee, invece, deve essere compreso tra 11.150 e 29mila euro, un range che potrebbe escludere singoli o famiglie in situazione di difficoltà. Saranno ammessi al bando quanti possiedono questi requisiti generali, mentre ad accertare quelli richiesti per la buona riuscita del progetto (dall’attitudine alla cooperazione alla capacità di non mancare all’impegno preso con gli altri autorecuperatori) sarà un colloquio. La priorità sarà data comunque ai nuclei familiari in lista d’attesa per l’assegnazione di alloggi o alle prese con uno sfratto esecutivo e poi a quelli residenti o un cui familiare lavori da almeno cinque anni in città o nei centri vicini. Inciderà anche la presenza di un familiare invalido. Gli autorecuperatori dovranno costituirsi in cooperativa per realizzare la ristrutturazione dei 10 alloggi, il cui costo è valutato dal Comune in mille euro a metro quadrato. Una cifra che comprende non solo l’acquisto dell’immobile, ma anche il recupero e le spese connesse all’intervento nella sua totalità. La cooperativa dovrà ottenere un finanziamento destinato sia all’acquisto sia al recupero, che l’ente locale stima sia completabile nell’arco di 12 mesi. Gli alloggi non potranno poi essere rimessi in vendita per 15 anni e nel momento in cui lo saranno il diritto di prelazione va all’Ater. In questo percorso la cooperativa non sarà sola, ma affiancata, dalla fase burocratica a quella di cantiere, da un soggetto individuato dal Comune. Come hanno dimostrato le foto e il filmato proiettato ieri dall’Associazione Kallipolis, che affianca l’assessorato alle Politiche sociali in questo percorso e ha un’esperienza ultradecennale alle spalle, nell’ex Jugoslavia e in Italia, l’obiettivo non è irragiungibile. Da martedì prossimo fino alla metà di gennaio sarà inoltre disponibile uno sportello informativo nel Palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio. (la. bl.)

Emergenza casa, ferme all’Ater 400 richieste di alloggi popolari 
L’ente interverrà in città recuperando il patrimonio edilizio degradato

di LAURA BLASICH

L’Ater si impegnerà per fornire una risposta al forte bisogno di alloggi ad affitti accessibili sempre presente a Monfalcone. Lo farà, però, non realizzando nuove costruzioni, ma attraverso il recupero del proprio patrimonio edilizio, che in città conta una settantina di appartamenti sfitti. In vista c’è quindi un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi Ater a Monfalcone. «Lo pubblicheremo il prossimo anno», ha annunciato ieri il vicepresidente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale Sergio Pacor, intervendo al convegno “La casa fatta in casa” per il lancio del progetto di autorecupero promosso dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune e sostenuto anche dall’Ater. L’emergenza casa a Monfalcone rimane una realtà di fatto, anche in base agli indicatori in possesso all’Ater. «Ho lasciato l’Ater cinque anni fa con 400 domande di alloggi inevase e il numero è rimasto invariato – ha detto Pacor -. La situazione è resa più difficile da una vera e propria emergenza sociale, resa evidente anche dalla crescente difficoltà che la stessa Ater ha a vedersi pagare regolarmente gli affitti». L’Ater avrà quindi “un occhio di riguardo per Monfalcone”, rimettendo in circolo il proprio patrimonio immobiliare. «Non abbiamo intenzione di effettuare interventi come quelli che negli anni ’60 stravolsero la realtà cittadina – ha spiegato -, ma di recuperare gli alloggi, attività già in corso, contribuendo così a limitare anche situazioni di degrado e di emarginazione». Nelle politiche per la casa, «diritto che deve essere certo e assicurato a tutti», andrebbe comunque coinvolta Fincantieri, «responsabile perlomeno in parte della situazione presente a Monfalcone», ha rilanciato ieri Pacor. Il progetto di autorecupero assistito, il primo del genere in regione, può comunque fornire una risposta complementare, e quindi importante, a quelle garantire dall’Ater e dai contributi taglia-affitti. Lo ha sottolineato ieri l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che, con il sostegno del sindaco Gianfranco Pizzolitto, da due anni sta lavorando con caparbietà al progetto. «Con il quale non solo si crea un altro canale per l’accesso alla casa – ha osservato -, ma si riesce a recuperare del patrimonio edilizio pubblico senza consumare altre aree, costruendo invece un piccolo nucleo solidale che lavora per un obiettivo comune». Come ha spiegato ieri l’architetto Dario Piattelli, dell’Associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, gli autorecuperatori conoscono quale sarà il loro alloggio solo quando è stato realizzato l’80% dell’intervento. A dare la misura della tensione abitativa esistente a Monfalcone e nei centri limitrofi sono i dati dello Sportello Casa, gestito dalla cooperativa Lybra. «Gli utenti sono attorno ai 110 all’anno, come a Trieste», ha spiegato ieri Maria Stropkovicova. Fino al 31 ottobre gli utenti sono stati 71 e 41 i microprestiti erogati per consentire di pagare le tre mensilità anticipate di affitto richieste alla stipula del contratto di locazione. «Gli affitti rimangono molto alti – ha proseguito l’operatrice della cooperativa Lybra -. I prezzi medi oscillanno tra i 550 e i 700 euro per un bicamere con soggiorno e viaggiano attorno ai 450 euro per un appartamento con una sola camera e soggiorno. I nostri utenti riescono però a sostenere una spesa media attorno ai 450 euro per i primi e attorno ai 300 per i secondi. Sul mercato ce ne sono pochissimi e la ricerca di una casa a prezzi equi può durare anche un anno». Il tasso di sofferenza nel pagamento dei microprestiti è però inferiore al 10%. «Il prestito è in sostanza d’onore e chi lo contrae lo sa», ha concluso Maria Stropkovicova. Al convegno ieri sono intervenuti anche la vicesindaco Silvia Altran, l’assessore provinciale all’Ambiente Mara Cernic e per la Fondazione Carigo Franco Bratina, che ha confermato il supporto al progetto.

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
EMERGENZA CASA 
Aiuti taglia-affitti, -26% di domande 
Calo determinato dall’esclusione ai contributi degli extra comunitari

Anche quest’anno i contributi che il Comune di Monfalcone girerà ai cittadini alle prese con affitti troppo pesanti rispetto al proprio reddito saranno ridimensionati rispetto al tetto massimo possibile. Anche se, va detto, i finanziamenti ricevuti da Regione e Stato per rispondere al fabbisogno delle famiglie per il 2009 sono in rapporto un po’ più alti rispetto allo scorso anno. Un riconoscimento dell’emergenza abitativa sempre presente in città? Di certo c’è che anche quest’anno Monfalcone detiene il numero di richieste d’aiuto presentate e ammesse a contributo (oltre 130 in più rispetto a Gorizia). Anche nel 2010 l’amministrazione locale ha inoltre deciso di integrare il budget destinato ai contributi taglia-affitti con propri fondi per un totale di 91.851 euro, conquistandosi una fetta in più di trasferimenti rispetto a chi non l’ha fatto, come il Comune di Pordenone, ad esempio. I vincoli posti dalla Regione, che hanno di fatto escluso dalla corsa ai contributi gli stranieri extra comunitari, hanno prodotto comunque una sostanziale riduzione del numero delle richieste ammesse a finanziamento, passate dalle 470 del 2009 alle 344 di quest’anno. Il fabbisogno non è però diminuito di pari passo, perché, come rileva l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è aumentata l’incidenza media degli affitti sui redditi, colpiti anche in modo pesante dalla crisi. Così a fronte di 26,8% di domande in meno il fabbisogno complessivo calcolato dal Comune per fare fronte alle richieste delle famiglie è pure diminuito, ma del 23,7%.In rapporto gli stanziamenti arrivati dalla Regione e dallo Stato sono stati comunque superiori rispetto allo scorso anno, quando a fronte di una richiesta del Comune di 1 milione 83.170 euro (cifra al netto del cofinanziamento dell’ente locale di 120.352 euro) ne arrivarono in totale 702.183, il 35,2% in meno. Quest’anno a fronte di una domanda di 826.663 euro Regione e Stato ne hanno erogato in totale 596.141, pari al 27,9% in meno rispetto a quanto necessario per soddisfare appieno le esigenze dei residenti a Monfalcone. In particolare la Regione quest’anno ha di fatto aumentato la propria quota: 406.876 euro contro i 463.112 del 2009, quando però le domande ammesse a contributo erano appunto decisamente di più. «Adesso attendiamo il trasferimento per poi procedere all’erogazione dei contributi, penso tra questo mese e il prossimo», afferma l’assessore Morsolin, che rimane decisamente critica rispetto alla decisione della Regione di penalizzare i cittadini extracomunitari.

Il Piccolo, 12 ottobre 2010 
 
Il Comune vende 28 suoi alloggi 
A Panzano e ad Aris Si punta a incassare 1,6 milioni di euro

Il Comune di Monfalcone vende una trentina di alloggi popolari di proprietà per incassare risorse economiche da reimpiegare nella manutenzione del proprio patrimonio immobiliare. Giovedì, infatti, approderà in Consiglio comunale il piano di vendita relativo al 2010, oggetto di confronto oggi nella commissione competente.
Si tratta di 28 alloggi popolari che l’ente locale ha affidato in gestione all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), per i quali l’amministrazione comunale ha deciso l’alienazione in virtù del carente stato di manutenzione, ma anche delle manifestazioni di interesse da parte degli affittuari all’acquisto.
Sono 16 immobili situati a Panzano e 12 distribuiti in altre zone cittadine, in particolare in via Aris, nel rione Aris-San Polo. Per questo ”contingente” residenziale il Comune ha ipotizzato un incasso complessivo pari a 1 milione e 620mila euro, di cui 791mila euro per gli alloggi di Panzano e circa 829mila euro per gli altri immobili. Nell’ambito della messa in vendita degli alloggi, come ha spiegato l’assessore Massimo Schiavo, sarà tenuto conto del diritto di acquisto prioritario che potrà venire espresso dagli attuali inquilini interessati. Alienazioni a fronte di un’offerta vantaggiosa rispetto ai prezzi di mercato.
Non è il primo piano di vendita elaborato dall’ente locale che, attualmente, mantiene un consistente patrimonio immobiliare in città, stimato in circa 300 alloggi complessivi, di cui circa 200 concentrati a Panzano. Nello stesso rione sono stati alienati altri dieci appartamenti.
Si tratta di alloggi comunque ”datati”, soprattutto quelli di Panzano, dove le realizzazioni risalgono al periodo tra il 1908 e il 1927. È pertanto necessaria un’opera di costante manutenzione.
«La filosofia di fondo – ha osservato l’assessore Massimo Schiavo – è quella di mettere in vendita una quota del patrimonio comunale che risulta non essere più in condizioni di venire riaffittato. Le risorse economiche così recuperate, vengono riutilizzate per l’opera di manutenzione, valorizzando pertanto i nostri immobili».
Da qui, dunque, l’elaborazione di specifici piani, analizzando le condizioni degli alloggi e l’opportunità di procedere con la relativa alienazione.

Il Piccolo, 14 maggio 2010

NUOVO BANDO DEL COMUNE 

Tornano i contributi contro il caro-affitti per famiglie in difficoltà

Entro un paio di settimane i residenti in città alle prese con un affitto troppo elevato rispetto il reddito familiare potranno tornare a farsi avanti per ottenere un aiuto finanziario. Il Comune conta di pubblicare verso la fine del mese, come spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il nuovo bando per l’assegnazione di contributi per il sostegno alle locazioni. Il bando dovrebbe poi chiudersi alla fine di giugno, dando modo al Comune di raccogliere le domande presentate ai Caf per poi inviarle alla Regione entro il 31 luglio.

«Non ci aspettiamo una diminuzione del fabbisogno – sottolinea l’assessore Morsolin -, perchè i redditi si stanno contraendo sempre più. Chi presenta domanda è inoltre ormai residente da anni in città o comunque in Italia, e quindi non credo che i vincoli posti dalla normativa regionale incideranno in modo determinante». Nel 2009 il Comune di Monfalcone ha ricevuto 568 richieste di aiuto per alleggerire locazioni troppo pesanti, ma le domande risultate ammissibili si sono poi ridotte a 470. Un centinaio scarso di richieste è risultato quindi escluso per mancanza di requisiti, tra i quali c’è la residenza, ma anche il fatto di essere titolare di un regolare contratto di locazione o di non possedere un altro immobile sul territorio italiano. Nonostante la riduzione del numero, i beneficiari finali non hanno ottenuto il contributo massimo cui avevano diritto, perchè la Regione ha trasferito al Comune attorno ai 700mila euro rispetto al milione 200mila euro necessari. Una cifra integrata dal Comune con 120mila euro, il 10% della richiesta complessiva, per poter ottenere i fondi riservati dalla Regione agli enti locali che investono fondi propri. «È quanto faremo anche quest’anno e penso che l’importo sarà simile», assicura l’assessore Morsolin. Le condizioni richieste dalla Regione per l’erogazione dei fondi non sono modificare rispetto lo scorso anno. Beneficeranno dei contributi i nuclei familiari che hanno un indice Isee fino a 11.150 euro e un’incidenza del canone annuo sul reddito familiare imponibile non inferiore al 14%. I soggetti con un indice Isee tra gli 11.150 euro e i 16.420 euro dovranno avere invece un’incidenza non inferiore a 24%. Il regolamento regionale richiede di essere residenti o prestare attività lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi, in Italia, di cui uno in regione. (la.bl.)

Il Piccolo, 15 maggio 2010

EMERGENZA ABITATIVA 

La crisi continua a colpire, un inquilino Ater su otto non paga il canone d’affitto 

In tutto il 2009 l’Agenzia ci ha rimesso 85mila euro Ma da gennaio ad aprile la somma ammonta già a 50mila

L’assessore alle Politiche sociali Morsolin: «Ci sono persino alcune famiglie costrette a mettere all’asta la casa per il mutuo elevato»

di TIZIANA CARPINELLI

Case popolari, un inquilino su otto è moroso. Ammontano a 85mila euro i crediti complessivamente accumulati dall’Ater di Gorizia, l’ente che gestisce in Provincia gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, nei confronti degli inquilini di Monfalcone. Il dato, relativo al 2009, evidenzia come a fronte di un totale di 1.058 abitazioni regolarmente assegnate vi siano 130 nuclei familiari, il 12,28%, che evadono il canone di locazione.

Tra i morosi figurano soprattutto persone strozzate dalla crisi economica, dunque cittadini in mobilità o con redditi ridotti ai minimi termini. Ma stando al Sunia, entro la fascia degli insolventi si anniderebbe una buona percentuale di ”furbetti”, pari grosso modo alla metà dei non paganti.

Il guaio è che, sempre secondo le cifre rese note dal direttore dell’Ater, Sergio De Martino, il 2010 non si è aperto all’insegna di un’inversione di tendenza, tutt’altro. Da gennaio ad aprile, infatti, l’ente ha già raccolto crediti per un totale di 50mila euro a fronte di 132 nuclei in stato di morosità. Mediamente, dunque, da un anno all’altro si sarebbe assistito a un aumento dell’insolvenza quadrimestrale pari al 76,47%. Naturalmente nulla vieta che nei mesi a seguire i debiti degli inquilini Ater possano rientrare confermando quindi l’andamento del 2009, ma la sofferenza delle famiglie, in questo particolare frangente economico, è sotto gli occhi di tutti. «In realtà – afferma il direttore De Martino – la percentuale di morosità risulta fisiologica e in linea con quella degli scorsi anni. L’Ater, per i nuclei in difficoltà, attua comunque un recupero dei crediti rateizzato, così da venire incontro alle esigenze dell’utenza». Che il problema della casa sia un assillo per molti cittadini impossibilitati a presentare una dichiarazione dei redditi da Paperon de’ Paperoni, lo sottolinea anche l’assessore comunale alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, la quale quotidianamente lavora coi servizi per fronteggiare l’emergenza abitativa. «Esiste una casistica di persone, penso al cassintegrato, ma anche al cittadino privo di ammortizzatori sociali che oggettivamente sta risentendo parecchio della crisi – chiarisce – tant’è che ho evidenza di una decina di situazioni relative al mercato immobiliare privato in cui la famiglia si è vista costretta a mettere all’asta la casa perchè non ce la faceva a ottemperare al versamento delle rate del mutuo».

Allora come interviene il Comune per arginare il fenomeno? «Ogni anno – replica Morsolin – l’ente locale sostiene le famiglie in difficoltà assegnando un fondo di 44mila euro all’Ater, fondo destinato a coprire le morosità. A tale contributo possono attingere le persone aventi basso reddito (8mila euro circa, ndr), per evitare l’accrescere della relativa situazione debitoria. Spesso, infatti, le famiglie pensano di poter frenare la morosità attendendo un miglioramento della propria disponibilità economica mentre invece il quadro peggiora. Putroppo è accaduto pure che persone aventi i requisiti per ottenere il contributo non lo domandassero, quindi abbiamo cercato di intensificare l’informazione in merito. Resta un dato di fatto che negli ultimi anni, a differenza di quelli precedenti, il fondo è andato esaurito. Un segno, anche questo, di disagio».

NEL MIRINO LE FALSE AUTOCERTIFICAZIONI 

Sunia: la metà sono ”furbetti”

«Il problema dell’evasione dei canoni d’affitto rappresenta indubbiamente una grossa criticità. All’ultima riunone del dimissionario cda dell’Ater, il direttore Sergio De Martino ha affermato che sono stati fatti dei passi in avanti sul fronte della ”caccia agli irregolari” e gliene dò merito, poichè nei mesi scorsi sono avvenuti controlli capillari. Ma ancora non basta». Ad asserirlo è Sergio Donda, segretario provinciale del Sunia: «L’operazione – specifica – ha consentito un recupero dei crediti, ma per quanto ho avuto modo di sapere la metà dei morosi accertati poteva tranquillamente versare il doppio dei canoni attualmente imposti». Vale a dire? «Si tratta – replica – di inquilini che dichiarano un reddito inferiore rispetto a quello reale». E come può accadere? «Non consegnano, come esigo io dalle persone che si rivolgono al Sunia, il Cud o il 730 al momento della presentazione dei redditi – chiarisce Donda – bensì un’autocertificazione e in quella scrivono ciò che vogliono. D’altro canto non esiste una legge in grado di impedirglielo e dunque chi è ”furbetto” ricorre all’escamotage». Insomma, omettono il reddito effettivo. «Sì, si rivolgono all’Ater di Monfalcone o Gorizia e presentano l’autocertificazione – prosegue -: per quanto mi riguarda, delle 500 pratiche svolte nella mia sezione, ogni nucleo familiare ha allegato Cud o 730». Stando a Donda, vi sarebbero dei casi di «persone che non avrebbero nemmeno diritto, sulla base delle proprie, effettive disponibilità economiche a risiede in un alloggio popolare». «Ho più volte sollecitato, in sede regionale, la modifica della normativa, ma non sono ancora stato ascoltato – aggiunge -. Il male è che a fronte di tali situazioni mancano i soldi per svolgere tutte le ristrutturazioni di cui gli alloggi necessiterebbero». Ma Donda ne ha per tutti, anche per la politica: «Quattro dei cinque nomi che già circolano sulle prossime nomine del cda a mio avviso non hanno idea di cosa significhi il problema della casa. Indipendentemente dalla bandiera abbiamo bisogno di persone con competenza, professionalità ed esperienza». (ti.ca.)

Il Piccolo, 11 luglio 2010
 
SI AGGRAVA IL PROBLEMA DELLA CASA IN CITTÀ
Stranieri stangati, affitti d’oro ma stop agli aiuti 
L’assessore: «È avvenuto quanto si temeva. La colpa è dei nuovi limiti posti dalla Regione»

di LAURA BORSANI

Gli immigrati pagheranno alto lo scotto sui contributi per l’abbattimento degli affitti. Si stima che almeno 80 famiglie siano di fatto tagliate fuori dal beneficio. Famiglie costrette a dover pagare a pieno il canone di locazione, in media 600-700 euro al mese, non potendo avvalersi dello specifico fondo. Si prospetta insomma un nuovo fronte sociale per la comunità straniera che in città, a fronte di 4096 residenti, rappresenta il 14,61% della popolazione (i bengalesi, 1437, sono il 5,12%). Lo si evince dal calo delle domande di contributo taglia-affitti presentate al Comune di Monfalcone: quest’anno sono state 400, rispetto alle 568 inoltrate nel 2009. Almeno un 30% in meno. Un calo riconducibile proprio agli stranieri. A rilanciare l’allarme è l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin. «La Regione – spiega – ha acuito la disparità dei diritti avendo inserito, quale ulteriore requisito ai fini dell’ottenimento dei fondi da parte degli immigrati, la condizione di essere lavoratori attivi, dovendo dimostrare di avere un’occupazione nel momento della presentazione della domanda».
Insomma, un altro giro di vite nei confronti della comunità straniera, dopo la condizione già stabilita in ordine alla residenza: almeno 10 anni in Italia, anche non continuativi, di cui uno nella regione.
«È una beffa – osserva ancora l’assessore – di fronte al fatto che l’assegnazione di questi fondi è già disciplinata da requisiti molto stringenti, dovendo dimostrare di aver onorato al pagamento del canone senza morosità nel precedente anno. Si rischia di aggiungere nuovi poveri a poveri. La comunità straniera è caratterizzata da numerosi lavoratori dipendenti di ditte in appalto e, soprattutto, con contratti saltuari, soggetti quindi a fluttuazioni occupazionali».
Un paradosso, sottolinea la Morsolin, nel momento in cui la crisi economica, che ha macinato anche in città la cassa integrazione, ricade pesantemente proprio sulla comunità immigrata. «Per un immigrato – spiega la Morsolin – poter beneficiare del contributo taglia-affitti può significare un abbattimento fino a 2-300 euro al mese. Quest’anno la legge regionale, inserendo il requisito dell’attività lavorativa, ha irrigidito e peggiorato la situazione, penalizzando la comunità straniera. È un assurdo, un controsenso, dato che anche gli immigrati pagano tasse e affitti».
Ma secondo la Morsolin, la «gravità è duplice: da un lato si crea un danno in virtù di una impostazione razzista della legge regionale, creando una situazione discriminante, dall’altro si produce un appesantimento per l’economia delle famiglie monfalconesi proprietarie di alloggi, che vivono anche grazie agli affitti pagati dagli stranieri». Una questione che rischia di tradursi in una ulteriore emergenza sociale, obbietta l’assessore, rischiando peraltro di veder aumentare il fenomeno degli affitti in nero.
La Morsolin aggiunge: «La Regione ha sempre dato di meno negli anni, quando invece il Comune ha aumentato la sua quota, essendo proporzionalmente cresciuto il fabbisogno». L’assessore pone un’altra contraddizione politica: «La legge regionale relativa ai servizi sociali era stata modificata prevedendo l’esclusione degli extracomunitari indipendentemente dalla residenza. Il nostro Comune aveva pertanto scelto di applicare la legge solo per i finanziamenti regionali. Il Governo ha poi impugnato la normativa della Regione perchè ritenuta anticostituzionale. L’articolo di modifica pertanto è stato stralciato dalla legge regionale».
 
QUEST’ANNO ”SOLO” 400 RICHIESTE CONTRO LE 568 DEL 2009 
Tagliati i fondi, domande calate del 30%

Sono 400 i cittadini di Monfalcone che si sono fatti avanti per ottenere i contributi assegnati per alleggerire affitti troppo pesanti rispetto al reddito familiare, il 30% in meno rispetto allo scorso anno, quando le domande ricevute dal Comune furono 568, anche se poi ridotte a 470 una volta verificati i requisiti richiesti per l’ammissione al finanziamento. Un calo drastico, che l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin imputa alle nuove restrizioni introdotte dalla Regione. Per poter accedere ai contributi quest’anno erano richiesti un indice Isee fino a 11.150 euro e un’incidenza del canone annuo sul reddito familiare imponibile non inferiore al 14% oppure un indice Isee tra gli 11.150 euro e i 16.420 euro e un’incidenza non inferiore a 24%. In entrambi i casi l’indicatore della situazione economica (Isee) dei nuclei familiari non doveva superare l’importo di 31.130 euro. Il regolamento regionale richiedeva appunto di essere residenti o prestare attività lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi, in Italia, di cui uno in Friuli Venezia Giulia. Il vincolo non valeva invece per i corregionali all’estero e i loro discendenti che abbiano ristabilito la residenza in regione e per quanti prestano servizio nelle Forze Armate e nelle forze di Polizia. Nel 2009 il Comune di Monfalcone aveva ricevuto 568 richieste di aiuto per alleggerire locazioni troppo pesanti, anche se poi le domande risultate ammissibili a finanziamento si erano ridotte a 470. Nonostante la riduzione del numero, i beneficiari finali non hanno comunque ottenuto il contributo massimo cui avevano diritto, perchè la Regione ha trasferito al Comune attorno ai 700mila euro rispetto al milione 200mila euro necessari per coprire il fabbisogno totale.
Una cifra integrata dal Comune con 120mila euro, il 10% della richiesta complessiva, per poter ottenere i fondi riservati dalla Regione agli enti locali che investono fondi propri. (la.bl.)

Il Piccolo, 15 settembre 2010

CRESCE L’EMERGENZA-CASA IN CITTÀ: UN MIGLIAIO I NUCLEI IN FORTE DIFFICOLTÀ 
Ater: 399 famiglie in lista, 24 alloggi assegnati 
Nel 2010 evaso solo l’8% delle domande. Settanta a rischio di sfratto, il fenomeno degli affitti in nero

di FABIO MALACREA

Settanta famiglie sotto sfratto, esecutivo o in attesa di sentenza da parte del Tribunale, almeno 500 famiglie in difficoltà per pagare l’affitto di cui solo 400 potranno ricevere un contributo. Poco meno di 400 famiglie in graduatoria da anni, con tutti i requisiti in regola, in attesa di entrare in un alloggio dell’Ater. E ancora uno stuolo di famiglie – centinaia – impantanatesi nell’emergenza-casa negli ultimi mesi per la perdita del posto di lavoro dell’unica fonte di reddito o per una consistente riduzione degli introiti mensili a causa della cassa integrazione.
Non è esagerato affermare che oggi, a Monfalcone, almeno mille famiglie siano in sofferenza per il problema-casa. E, in questo quadro desolante, una goccia nell’oceano è rappresentata dagli alloggi consegnati dall’Ater in città: nei primi sei mesi dell’anno 24 su 399 domande valide, l’anno precedente ancora meno, 16 su 395, nel 2008 41 su 382 domande. Numeri che dimostrano come la necessità di trovare un alloggio a canone sociale sia sempre più pressante ma la risposta ancora troppo debole, come confermato peraltro dai cambi di alloggio avvenuti: 32 nel 2008 e solo 8 l’anno scoprso e nel primo semestre di quest’anno. Insomma, su cento nuclei monfalconesi in difficoltà, solo 8 riescono a ottenere una risposta. Gli altri devono aspettare. E vanno a ingrossare le fila di quanti non sanno come arrivare a fine mese.
In questa realtà s’inserisce il fenomeno degli affitti in nero, dei nuclei familiari, soprattutto stranieri, costretti a condividere gli spazi e a dividersi i canoni, dei gruppi di lavoratori che convivono in uno stesso appartamento. Senza contare tutti coloro che, pur di avere una casa, si accontentano di spazi ridottissimi trovandosi poi nell’impossibilità di espandersi con l’arrivo dei figli.
L’emergenza-casa non è un bluff a Monfalcone. Colpa di un mercato ”drogato” dai fenomeni dell’elevata immigrazione e del trasfertismo che ha fatto salire i canoni di affitto, arricchendo solo i proprietari di appartamenti e mettendo in crisi anche chi non soffre di particolari problemi economici. Una situazione, dunque, da ”bollino rosso”, come si evince dal costante aumento delle richieste di sostegno pervenute ai Servizi sociali del Comune a fronte però di una riduzione del Fondo sociale che rende difficoltosi anche gli interventi di ristrutturazione degli alloggi sfitti, con la conseguenza di una minore offerta di alloggi.
In questa realtà, come ha rilevato di recente Sergio Donda, segretario del Sunia, «non c’è alcun bando per gli alloggi popolari, poichè si procede alle integrazioni delle graduatorie attraverso l’inserimento di quanti hanno subito uno sfratto esecutivo, mentre il precedente cda dell’Agenzia si era impegnato ad aprire entro l’anno un nuovo bando per Monfalcone, a fronte di una trentina di alloggi».
La stessa Ater è consapevole di una situazione sempre più difficile da gestire. Tanto che, sul problema del cambio di alloggi, è costretta ad allagrare le braccia: «Gli strumenti a disposizione delle famiglie per porre rimedio a situazioni di disagio dovuti a insufficienza di spazi – scrive Ater – sono quelli che gli uffici dell’Ater continuano a suggerire: ovvero la procedura di cambio-alloggio, che essendo abbastanza complessa richiede tempi medio-lugnhi, oppure quella dello scambio consensuale di alloggio». Come dire: vedetevela un po’ voi.

SENZA CONTRIBUTI REGIONALI CHIUDERÀ DAL PRIMO GENNAIO 
In bilico l’attività dello Sportello Casa

Non ci sono solo gli aiuti taglia-affitti a sostenere le famiglie in difficoltà per pagare i canoni di locazione. Almeno fino alla fine dell’anno c’è anche lo sportello Pronto Casa, istituito per fornire assistenza nella ricerca di un alloggio a costi contenuti. Lo scorso anno lo sportello ha erogato 50 prestiti complessivi, di cui 35 nella sola Monfalcone. Si tratta di anticipi che permettono alle famiglie di ottenere un alloggio a fronte di agevolazioni economiche.
Lo sportello Pronto Casa ha raccolto nel 2009 oltre un centinaio di utenti, cioè nuove famiglie in difficoltà nel territorio mandamentale in cerca di aiuto per garantirsi un alloggio. In totale l’intervento finanziario messo a disposizione dei cittadini si è attestato sui 100mila euro.
Per accedere ai benefici di questo strumento è però necessario avere un reddito pari ad almeno il doppio del canone di locazione.
Ma questa risorsa, come altre, è ora a rischio. Lo sportello, sostenuto da contributi regionali, integrati da un finanziamento concesso alle Acli regionali, consistenti in prestiti finalizzati a coprire parte delle spese per accedere alle locazioni. per il momento è a disposizione delle famiglie nella sede dell’Anagrafe e dei Servizi sociali di via Duca d’Aosta il venerdì, dalle 10 a mezzogiorno, e nella sede di via Pisani, nel rione di Panzano, il martedì, dalle 16 alle 19, e il giovedì, dalle 14 alle 16. Ma c’è il rischio che, con l’inizio del prossimo anno debba chiudere i battenti.
«Al momento – ha rilevato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – siamo riusciti a riattivarlo con i fondi dell’Ambito socio-assistenziale del Basso Isontino in quanto si tratta di un servizio rivolto non soltanto a coloro che risiedono a Monfalcone. Noi speriamo di poterlo mantenere ancora a lungo».
Ma per farlo, a partire dal primo gennaio del 2011, sarà indispensabile un contributo della Regione, che in questi anni ha finanziato il servizio. (la.bl.)

Il Piccolo, 15 dicembre 2009
 
EDILIZIA POPOLARE 
All’Ater 2 inquilini su 10 non pagano l’affitto 
Mancati incassi per 740mila euro. Per recuperarli proposte le rateizzazioni
L’AUMENTO DELLA MOROSITÀ DIVENTA TERMOMETRO DELLA CRISI

di FRANCESCO FAIN

Affitti non pagati per 740 mila 157 euro. Con un aumento del 2,5% in un solo mese. Circa novecento gli inquilini ”morosi”, pari al 20% del totale.
Che la crisi continui a mordere, lo dimostra anche questo dato messo a disposizione dall’Ater. Va subito chiarito che si tratta soltanto della morosità corrente cui va aggiunta quella pregressa che si è accumulata negli anni e che l’ente guidato da Roberto Grion sta quantificando.
Entriamo nel merito dei dati che abbracciano i primi dieci mesi dell’anno e che evidenziano chiaramente il trend in pericolosa risalita.
I DATI. Nell’ottobre scorso (è l’ultimo aggiornamento), l’ex Iacp aveva maturato un credito nei confronti degli inquilini morosi dell’Ater pari a 740.157,37 euro.
Pareva stesse concretizzandosi l’inversione di tendenza visto che a luglio si era registrato il picco con 934.305,55 euro e nei due mesi successivi la morosità era stata pari a 724 mila 962,60 (agosto) e 722.128,96 (settembre). Ma il fenomeno del mancato pagamento degli affitti è ricominciato a crescere in maniera preoccupante: segno tangibile che, pur trattandosi di affitti in certi casi molto bassi, si registra una grande difficoltà nell’onorarli.
La gestione Grion, da sempre molto attenta al recupero crediti, continua a sollecitare i pagamenti e va incontro a chi non ce la fa con le rateizzazioni. «La cosa funziona perché, per quanto concerne la morosità pregressa, stiamo recuperando parecchie risorse – fa sapere il presidente dell’Ater -. Vero è anche che questi dati fanno davvero pensare».
La crisi economica, dunque, si avverte anche nel settore degli alloggi popolari e le motivazioni che portano sempre più famiglie a non essere in grado di pagare l’affitto sono sempre le stesse, ovvero l’espulsione dal mondo del lavoro e il caro-vita che “massacra” il bilancio familiare.
La situazione economica generale è molto pesante: più della metà degli inquilini Ater sono inseriti nell’ambito della fascia ”A”, quella dei meno abbienti.
IL PRESIDENTE. Di fronte a quest’aumento evidente della morosità, qual è la strategia messa in atto dall’Ater? Come pensa di recuperare tutti questi crediti? Ad illustrarla è il presidente Roberto Grion. «Nel passato, quando l’insolvenza raggiungeva un certo limite, si dava l’incarico a un legale esterno che metteva in atto tutte le strategie per il recupero delle quote. Cosa capitava? Che, molte volte, gli incassi servivano a malapena a coprire l’onorario dello studio legale: in sostanza, tutta l’operazione di recupero-crediti finiva in nulla, o poco più. Oggi, abbiamo adottato una strategia diversa, molto più redditizia e al tempo stesso attenta ai problemi dei nostri interlocutori: grazie al nostro avvocato, all’inquilino moroso vengono inviate lettere di sollecito. Poi, viene chiamato nei nostri uffici e assieme si concorda un piano di rateizzazione a seconda di quelle che sono le possibilità economiche dell’interessato».
L’Ater è molto indulgente perché è consapevole che l’alternativa è condannare queste persone alla vita… sotto i ponti. «Se proprio non si riesce a recuperare nulla, allora si dà il via alla pratica dello sfratto. Ma è davvero l’ultima ratio», aggiunge Grion.
LE DOMANDE. Come emerso in un nostro servizio dei giorni scorsi, nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi come documentato dalle 1.700 domande giacenti all’ex Iacp
Un altro osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» degli sfratti. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «La piaga continua ad essere tale. Ci sono persone che non sanno più dove sbattere la testa. Sarebbe necessario che le istituzioni fossero più prodighe di finanziamenti alle Ater».

Messaggero Veneto, 16 dicembre 2009
 
Quattromila gli affittuari dell’Ater Ma in 1.500 cercano un alloggio
IL PROBLEMA
Presentato il bilancio sociale: il 23,8% degli inquilini oggi vive con meno di 14 mila euro l’anno

Sono più di 4,000 mila gli affittuari dell’Ater in Provincia di Gorizia, ma altri 1,507 non hanno ancora un tetto sotto il quale vivere. Il 23,8% degli inquilini Ater(pari a 1795 nuclei familiari) vive con meno di 14 mila euro l’anno, il 56,6% percepisce un reddito annuale inferiore agli 8 mila euro. Di questi sopravvivono con meno di 6 mila euro l’anno 824 famiglie, ovvero il 19,7% degli occupanti gli alloggi popolari. 
Gli over 65 rappresentano il 31% degli inquilini degli alloggi dell’Azienda e più di un terzo nei nuclei familiari composti da una sola persona è formato da anziani di età superiore ai 75 anni ed in gran parte di genere femminile. Sono dati che emergono dal Bilancio sociale dell’Ater, riferito ai dati del 2008. è la prima volta che viene redatto questo documento, che rispetto al bilancio economico offre una fotografia del tessuto sociale e delle ricadute positive per la comunità isontina dall’Azienda. La remunerazione sociale per il territorio isontino si attesta al 59%. Ciò è dovuto alla differenza fra i canoni di affitto proposti dal mercato e da quelli invece offerti dall’Ater, pari a 7 milioni e 521 mila euro su un totale del valore aggiunto di 13 milioni e 160 mila euro circa. Il bilancio sociale è stato illustrato ieri mattina nel dettaglio dal presidente dell’azienda Roberto Grion, dal direttore Sergio De Martino, dal consulente Angelo Santangelo e dal consigliere Giorgio Noverotto, che ha coordinato i lavori. Per quanto riguarda gli impatti sul sistema economico, il 56,7% dei fornitori, (ovvero 200 imprese edili e di manutenzione, studi tecnici e professionisti abilitati) provengono dalla Provincia di Gorizia, il 32,3% (pari a 69 ditte) da altre province del Friuli Venezia Giulia e soltanto l’11% da extra-regione (63 in tutto).
Insomma, l’Ater produce ricchezza, assegnando gli appalti, anche per il tessuto imprenditoriale locale. In tempi di crisi si è assistito, come ha spiegato l’ingegner Alessandra Gargiulo, ad un boom di richieste di partecipazione alle gare, con una media di 150 imprese per ogni bando. Ogni anno vengono assegnati in media 200 appartamenti e l’Ater rientra in possesso di altrettanti alloggi a causa del decesso dell’inquilino.
Nella graduatoria di Gorizia 500 persone attendono ancora un tetto sotto il quale abitare e altre 280 sono in attesa a Monfalcone. In base ai dati del 2008 le domande valide collocate in graduatoria l’anno scorso per l’intera provincia sono state 1.711, 1.346 di cittadini italiani, 20 di Paesi dell’Unione europea, 191 dall’Europa ma extra-Ue e 154 extracomunitari. Nella maggior parte dei casi (699) si tratta di singles, seguono le famiglie di 3-4 componenti (449) e le coppie (417).
Sono 219 i nuclei familiari che si prendono cura di un disabile. La crisi ha incrementato il numero dei morosi (ovvero chi non riesce a pagare l’affitto per almeno tre mesi o più). Dal 2007 al 2008 si è passati da 538 mila 466 euro a 712 mila e 790 euro di morosità corrente, alla quale va aggiunta la quota pregressa (da 714 mila 542 a 614 mila 467 euro). Sono stati però recuperati 638 mila e 542 euro l’anno scorso grazie all’ufficio legale dell’Ater. Un tempo si ricorreva ad avvocati privati ma la parcella risultata più salata per gli affittuari rispetto alla somma dovuta per l’affitto. Quest’anno il periodo di massima allerta è stato il mese di luglio, in corrispondenza del quale la morosità ha avuto un’impennata, sia del corrente sia del pregresso per un totale di oltre 1 milione e 744 mila euro di crediti.
La cifra è progressivamente calata. Ad ottobre si attestava su un totale fra pregresso e corrente di circa 1 milione e 473 mila euro. I morosi sono circa un centinaio.

Il Piccolo, 21 dicembre 2009
 
SPORTELLO ”PRONTO CASA” APERTO DAL COMUNE. LA RESTITUZIONE A RATE 
Prestiti a tasso zero per gli affitti 
Di duemila euro l’importo a disposizione delle famiglie in difficoltà per pagare la caparra

di LAURA BORSANI

Nuove povertà in città. E aumenta la richiesta di prestiti per avere un alloggio in affitto. L’emergenza continua, la tendenza è al rialzo. Compreso l’accesso all’Agenzia Pronto Casa, che offre assieme alla consulenza e la ricerca di appartamenti adeguati alle difficoltà economiche delle famiglie, anche prestiti a titolo di anticipo della caparra per l’affitto. Rate minime da 50 euro al mese, senza interessi, ammortizzando il prestito anticipato in tre mensilità. Se dunque si parla di stipendi da 1000-1200 euro e di affitti che si aggirano dai 500 ai 600 euro, il prestito erogato alle famiglie è di circa 2mila euro.
I dati forniti dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, indicano chiaramente il tenore dello stato di crisi che agli utenti già consolidati vede approdare anche nuovi cittadini che vedono contrasi drasticamente i bilanci familiari.
Gli utenti dello ”Sportello” quest’anno, aggiornati al 10 dicembre, sono stati 103. Oltre un centinaio di nuove famiglie in difficoltà nel territorio mandamentale, in cerca di aiuto per garantirsi un alloggio. Di questi, 74 sono nuclei familiari monfalconesi, 9 di Ronchi dei Legionari, 7 di Staranzano, 8 residenti in altri Comuni dell’Ambito socio-assistenziale, e 5 di altri comuni della regione.
Un andamento, pertanto, che mantiene alto il livello di allarme sociale. Lo ”Sportello” è sostenuto da specifici contributi regionali. Grazie inoltre ad un finanziamento concesso alle Acli regionali, vengono forniti i prestiti finalizzati a coprire parte delle spese per accedere alle locazioni.
Quest’anno sono stati erogati 50 prestiti complessivi, di cui 35 a Monfalcone. Si tratta di anticipi che permettono di ottenere un alloggio a fronte di agevolazioni economiche. Complessivamente, pertanto, l’intervento finanziario del contributo messo a disposizione dei cittadini si attesta sui 100mila euro.
Per accedere ai benefici di questo strumento è necessario avere un reddito pari ad almeno il doppio del canone di locazione. Il prestito è concesso solo prima della firma del contratto per il canone di locazione, con la contestuale pianificazione concordata delle rate.
Dunque, siamo a livelli di emergenza costanti, laddove la casa rappresenta un chiaro ”termometro” sui disagi economici che stanno colpendo i monfalconesi. A confermarlo è lo stesso assessore Morsolin: «C’è un effettivo aumento delle necessità e dei disagi tra le famiglie. Lo possiamo peraltro riscontrare dalla continua segnalazione da parte dei cittadini delle difficoltà a sostenere il pagamento di mutui e di affitti. Un problema esteso anche in ordine agli alloggi popolari dell’Ater, alla quale il nostro Comune versa ogni anno un fondo sociale di 44mila euro, proprio per venire incontro ai casi di maggiore difficoltà a pagare gli affitti. Ci si può pertanto rivolgere all’Azienda territoriale per accedere al Fondo sociale comunale, rispettando specifici limiti di reddito».
L’assessore osserva: «A Monfalcone partiamo da una situazione già pesante, alla quale abbiamo cercato di dare risposta in questi anni, assieme all’Ater, mettendo a disposizione nuovi alloggi e ristrutturandone altri. Abbiamo risolto situazioni critiche e continuamo a fornire sostegni attraverso strumenti diversi, come appunto lo Sportello Casa che sta funzionando bene».
La Morsolin si sofferma quindi sul taglio al Fondo sociale dell’Ater deciso dalla Regione: «Ritengo che tagliare sulla casa pubblica sia una scelta scellerata, in un momento per giunta di crisi. Significa non poter dare risposte adeguate alle famiglie in difficoltà. Significa andare non solo contro le fasce più deboli ma anche a quanti stanno vivendo questo difficile momento. È una fase che invece richiede un potenziamento finanziario proprio su questi settori».

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
IL BILANCIO SOCIALE DELL’EX IACP 
Inquilini Ater, il 50% è sotto la soglia di povertà  
Sono 824 le famiglie che vivono con meno di seimila euro all’anno
 
 
di FRANCESCO FAIN

Ad inizio 2008 erano circa 600 gli inquilini Ater con un reddito inferiore a seimila euro annui, in vari casi sostenuti dai servizi sociali dei Comuni di residenza. In soli dodici mesi, il loro numero è schizzato a 824 con un aumento percentuale del 37,3%.
Lo specchio della crisi che morde e che non dà scampo viene fornito anche da questi numeri contenuti nel bilancio sociale dell’Ater, un agile volumetto di 90 pagine pieno di statistiche, grafici, percentuali.
LA CRISI. «La situazione economica generale – commenta il presidente dell’Ater, Roberto Grion – è molto pesante: più della metà degli inquilini Ater sono inseriti nell’ambito della fascia ”A”, quella dei meno abbienti, la cosiddetta fascia sociale. Le famiglie con meno di 6.000 euro di reddito annuale sono, oggi, 824 e costituiscono il 19,7 per cento del totale degli inquilini Ater che sono complessivamente 4.171. Ci sono poi 987 nuclei familiari che si posizionano in una fascia di reddito fra i 6mila e i 12mila euro: in questo caso equivalgono al 23,6% del totale». Tra i 12 e i 15mila euro (sono 620 le famiglie che dichiarano redditi simili) sono conteggiati sia utenti della fascia sociale A sia della fascia B in quanto il limite di legge è vicino a 13mila 900 euro. Mentre fra i 20 e i 30mila euro (789 nuclei familiari con questo reddito) rientrano utenti di fascia B e di fascia C poiché il limite di legge tra tali due fasce è posizionato a 33.333 euro che è un importo fermo al 2003 mai indicizzato al tasso di inflazione.
LE FASCE. Ma a quanto ammonta l’affitto degli inquilini Ater? Nella fascia A, quella sociale, è di 58,60 euro: si tratta di un dato medio. I contratti stipulati sono 1.795 per un ricavo mensile a favore dell’Ater di 105mila 185 euro. Nella fascia B, la locazione mensile media non supera i 155,50 euro: in questo caso, i contratti stipulati sono 1.607 con un incasso (sempre mensile) di 249 mila 861 euro. Nella fascia C – che raccoglie i casi ”più fortunati” – sono stati 268 i contratti sottoscritti. L’ammontare medio dell’affitto in questa fascia? 321,90 euro. Un’altra conferma della crisi arriva dalla richiesta continua di revisione del canone. Richiesta incessante e in aumento. «La richiesta di rideterminazione del canone di locazione – si legge nel bilancio sociale – può essere presentata all’Ater da utenti di edilizia sovvenzionata quando la situazione reddituale sia variata rispetto al reddito determinato in precedenza di un importo significativo, corrispondente ad almeno il 20% del precedente reddito. Nel corso dell’ultimo anno le richieste di riduzione sono state numerose e in gran parte accolte, a conferma del disagio economico legato alla crisi che ha iniziato ad interessare il 2008, determinando un significativo impatto sulle entrate Ater da canoni».
I vertici dell’ex Iacp precisano – sulle pagine del bilancio sociale – che i ricavi derivanti dai canoni sono essenziali per l’Ater «in quanto è l’unica entrata necessaria per coprire tutte le spese di funzionamento, compresa l’attività tecnico-amministrativa, le manutenzioni ordinaria e straordinaria degli immobili e l’ammortamento (ratei annuali) delle anticipazioni (mutui trentennali) per la costruzione degli alloggi».
L’AUSPICIO. «Un’efficace politica della casa parafrasando un recente intervento suggerirebbe di dare vita, senza ulteriori indugi, ad un sistema di finanziamento in ambito regionale sul modello ’fondi Gescal’ – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino -. L’Ater, solo in presenza di adeguate risorse, potrà garantire una strategica presenza sul mercato delle locazioni per esercitare il condizionamento economico e sociale a favore delle famiglie più povere».

Il Piccolo, 03 gennaio 2010
 
PROTESTA DEL SUNIA PER LA FINANZIARIA  
«Con i tagli all’Ater affitti più cari e stop a nuovi alloggi»
 
 
Il Sunia provinciale esprime contrarietà in merito al taglio dei fondi da parte della Giunta regionale all’Ater di Gorizia per l’edilizia sovvenzionata. «Ridfurre il fondo sociale – afferma il segretario provinciale, Sergio Donda – produrrà difficoltà di bilancio per tutte le Ater della regione e gli effetti saranno inevitabili quali un aumento degli affitti per gli oltre 4mila inquilini dell’Isontino, che auspichiamo contenuti, e soprattutto con la mancanza di risorse saranno ridotti gli interventi destinati alla manutenzione degli alloggi degradati».
«Va ricordato – sottolinea Donda – che il Fondo sociale non è una mera liberalità da parte della Regione, pur nella crisi, ma è stato istituito con la Legge 24/1999 dall’allora Giunta Tondo per colmare la differenza tra i canoni sociali delle famiglie più povere e l’affitto che dovrebbero effettivamente pagare in base al Censimento dei redditi. Nello stesso tempo la recente Finanziaria 2010 taglia tutte le risorse che la Regione appena nello scorso giugno aveva ripartito tra le Ater del Friuli Venezia Giulia per realizzare nuovi alloggi di edilizia sovvenzionata».
«Pertanto – aggiunge il segretario provinciale del Sunia – chi è in attesa di un alloggio (1700 famiglie nell’Isontino) dovrà attendere anni, così come le imprese di costruzioni e l’insieme delle produzioni anche commerciali a esse collegate non avranno occasioni di lavoro o di vendita dei loro prodotti legati alla casa. Poco vale la promessa della Giunta regionale che nel 2011 i Fondi saranno ripristinati, perché siamo consapevoli che anche il nuovo anno sarà difficile per le famiglie con Cassa integrazione, mobilità e chiusura di fabbriche».
«Come Sunia – prosegue Donda – siamo consapevoli della situazione di crisi che stiamo vivendo, ma le scelte che si stanno compiendo nel settore importante della casa sono irrazionali. Le scelte colpiscono le politiche di welfare come la sanità, la scuola e l’edilizia popolare, perché con i tagli si pesa sui bilanci familiari più poveri, mentre si annullano gli investimenti per la manutenzione e le nuove realizzazioni di case che darebbero fiato alle imprese e respiro all’economia. Con il taglio all’edilizia popolare gravi saranno le ripercussioni anche per l’Ater dell’Isontino, perché senza fondi saranno rinviati gli interventi già programmati per la costruzione nel 2010 di 67 alloggi e le opere necessarie per mettere a norma di legge i tanti alloggi sfitti».

Il Piccolo, 04 marzo 2010
 
INTERVENTO COMPLESSIVO DI 3,4 MILIONI 
Case Spaini, ultimata la riqualificazione Pronte altre due palazzine 
La chiusura dei cantieri è prevista entro il mese Poi la consegna delle chiavi a dodici famiglie
 

di TIZIANA CARPINELLI

Parte il conto alla rovescia per la consegna delle chiavi a dodici famiglie monfalconesi. Intonacate di fresco e con i serramenti appena verniciati di verde e rosso, le ultime due palazzine Spaini di via Valentinis si sono completamente rifatte il look. L’impresa di costruzioni Eurocos, che si è aggiudicata l’appalto dei lavori di riqualificazione del complesso Ater, dopo quasi due anni s’appresta infatti a smantellare i cantieri: gli interni sono stati ultimati e anche le rifiniture sono ormai agli sgoccioli.
Seppur in ritardo sul cronoprogramma (gli alloggi dovevano essere pronti, come riferito dall’ente gestore dell’edilizia residenziale pubblica, a metà novembre), l’impresario Luca Visentin annuncia: «Entro un mese le case Spaini saranno ultimate». Seguirà il collaudo e l’attestazione dell’agibilità, dopodiché gli inquilini potranno finalmente entrare negli alloggi. L’intervento sui due edifici di tre piani rientra in un più ampio progetto di recupero finanziato nel 2003 dallo Stato con un milione 460mila euro. Progetto, questo, che ha interessato 30 appartamenti per un investimento complessivo di 3 milioni 420mila euro, coperto oltre che dai contributi statali da fondi provinciali dell’Ater.
In una prima tranche, come sottolinea il dirigente Ater Renato Mattiussi, sono stati ristrutturati (e già assegnati nel 2008) i 18 appartamenti ai civici 62 e 64. Poi è stata la volta delle ultime due palazzine, oggetto di prossima consegna: i civici 66 e 68, aventi superficie calpestabile interna di circa 55 mq ed esterna di 66 mq. Gli alloggi si compongono di un ingresso-cucina, soggiorno, stanza da letto e bagno. Sono dotati di impianti di riscaldamento centralizzato e accesso attraverso scale esterne.
I due complessi sono stati costruiti tra il 1929 e il 1931 e presentano due alloggi simmetrici per piano. La struttura muraria portante è in mattoni, mentre i solai sono in legno nelle zone notte e in soletta di calcestruzzo nella cucina. I gradini esterni, in pietra, sono sorretti da struttura metallica, di cemento armato i pianerottoli. La ringhiera in ferro, predisposta nei giorni scorsi, è stata rimossa per consentire il posizionamento dei marmi della scala: entro una settimana, però, anche questa fase dovrebbe essere ultimata. Gli interventi di restyling si sono concentrati dapprima nella sostituzione dei solai in legno, mentre per le scale esterne è stata prevista una copertura leggera e trasparente in policarbonato, sorretta da una struttura in ferro colorata della stessa tinta di quella di sostegno dei gradini.
La dotazione impiantistica e quella igienico sanitaria sono state rifatte ex novo, mentre l’impianto di riscaldamento, centralizzato a gas metano, è stato collocato nella cantina del civico 66: le caldaie (del tipo stagno a condensazione) garantiranno migliori rendimenti termici. Potenziato anche l’isolamento termico della muratura perimetrale sulle pareti interne e tutte le finiture interne ed esterne.
 
Un appartamento per donne straniere con figli a carico

Sarà pronto nel giro di qualche mese l’appartamento che il Comune di Monfalcone ha acquistato, con fondi specifici stanziati dallo Stato, per destinarlo all’accoglienza di donne straniere con figli a carico.
L’alloggio si trova in centro città e in una zona vicina a uffici e servizi pubblici, come l’ente aveva richiesto ai privati ai quali si era rivolto con un bando per arrivare all’acquisizione dell’appartamento, e in queste settimane si è dato il via libera sia ad alcuni interventi di manutenzione sia all’acquisto di mobili, tende, biancheria, suppellettili. Insomma, di quanto necessario per rendere l’alloggio abitabile.
La spesa resasi necessaria per completare l’appartamento si aggira sui 30mila euro che vanno ad aggiungersi ai 163mila circa stanziati dallo Stato e investiti per procurarsi l’alloggio.
«Stiamo procedendo con la parte pratica, ma anche con quella relativa alla gestione dell’alloggio – spiega l’assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità, Cristiana Morsolin -, che sarà con tutta probabilità affidata a un’associazione».
La decisione dell’amministrazione comunale di Monfalcone di fornire un punto d’appoggio alle donne immigrate con bambini risale al 2007, quando un bando ministeriale mise a disposizione dei fondi specifici per le politiche di accoglienza e la Regione, allora governata dal centrosinistra, si fece coordinatrice del progetto nel Friuli Venezia Giulia.
La spesa non va quindi a incidere sulle casse comunali, come ha sottolineato più volte l’assessore Morsolin, consentendo d’altro canto di dare risposta a un’esigenza presente sul territorio.
Il bando ministeriale consentiva di decidere quale fosse una delle priorità nell’accoglienza degli immigrati e l’amministrazione si è indirizzata verso le donne sole con bambini.
I servizi sociali negli anni si sono trovati a fare fronte a più di qualche situazione di difficoltà, legata alla tipologia dell’immigrazione dai Paesi dell’Europa orientale: in questo caso arrivano prima le donne, che trovano lavoro come badanti e poi chiedono il ricongiungimento con i figli. In altri casi la famiglia tradizionale si rompe e il padre decide di rientrare nel Paese d’origine.
La scelta dell’amministrazione Pizzolitto non è andata comunque nemmeno a incidere sugli alloggi di proprietà comunale affidati alla gestione dell’Ater e quindi assegnabili tramite bando. (la. bl.)
 
L’Ater ha acquistato da Fincantieri un altro immobile: lavori al via nel 2011

E dopo il 66 e il 68, toccherà al civico 72: l’Ater di Gorizia ha infatti acquistato dalla Fincantieri un’altra palazzina Spaini di 12 alloggi. «L’inizio dell’attività di progettazione – afferma Renato Mattiussi, dirigente Ater – è prevista nel corso del 2011». Sorto a partire dai primi anni del Novecento, il complesso di case popolari di via Valentinis era destinato ai lavoratori del cantiere navale e a una colonia di operai dell’industria chimica rilevata in seguito dalla Solvay. Il modello abitativo soddisfava due esigenze concrete: quella sociale delle maestranze e quella utilitaristica dei datori di lavoro. Fu infatti la Solvay a realizzare una serie di opere ricreative e assistenziali a beneficio dell’area (l’edificio del dopolavoro, la palestra, l’asilo e altri servizi). L’area delle prime case Spaini, realizzate attorno al 1929, venne ulteriormente urbanizzata negli anni Cinquanta, con l’aggiunta di altri tre edifici e la configurazione di un vero e proprio quartiere a sé. Tra il 1947 e il 1948, pesantemente danneggiate dai bombardamenti, le palazzine furono oggetto di interventi di manutenzione e consolidamento. Data la vetustà dei complessi, prima degli interventi di riqualificazione ad opera dell’Ater, gli alloggi presentavano finiture interne ed esterne assolutamente inadeguate agli attuali standard abitativi. (t.c.)

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
Pronto l’appartamento per straniere in difficoltà 
Acquistato dal Comune con fondi dello Stato in via Carducci
 

E’ pronto l’appartamento acquistato dal Comune con fondi dello Stato per dare accoglienza a donne straniere, sole o con bambini, che si trovino in gravi situazioni di emergenza. Le prime ospiti, che sono già state individuate, entreranno nell’alloggio del palazzo di via Carducci 4 però solo a settembre. I tempi sono dettati dalla conclusione di alcune pratiche burocratiche, mentre il Comune sta procedendo all’affidamento del servizio di assistenza e controllo a un soggetto privato. Le donne straniere che potranno usufruire del servizio, per un massimo di 12 mesi, saranno tutte già in carico ai servizi sociali. Nonostante le garanzie offerte quindi dall’amministrazione sull’utilizzo dello stabile, i vicini di casa non sembrano per ora aver apprezzato molto la novità. Gli abitanti del palazzo di via Carducci sono stati tutti invitati dall’assessorato alle Politiche sociali all’inaugurazione che si è tenuta lunedì pomeriggio, ma solo una residente si è affacciata e fermata per capire come funzionerà il servizio offerto dal Comune. In tutto ci sono due camere da letto, con quattro letti singoli e un lettino, un grande soggiorno, due bagni, la cucina e due terrazzi, anche se non troppo grandi. Vi potranno abitare quattro persone e l’obiettivo è quello che le donne imparino a conoscersi e a creare legami di solidarietà tra loro. «Le donne, con bambini e non, in difficoltà ci sono, sono dell’Europa orientale, ma non solo – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -. Sono donne che sono arrivate sole in Italia e più spesso con un compagno con cui poi il rapporto si è concluso. Sono in situazioni di difficoltà lavorativa e senza reti familiari». I servizi sociali finora hanno affrontato emergenze di questo tipo sistemando le donne in affittacamere o nell’alloggio di Monfalcone dell’Associazione Aurora, con cui esiste una collaborazione. «Nel 2007 c’era il bando del ministero e un’azione complessiva della Regione e quindi abbiamo deciso di partecipare – ha ricordato l’assessore Morsolin – per acquistare un alloggio da destinare a questo scopo». Il progetto del Comune di Monfalcone è risultato vincente, perché dallo Stato sono arrivati circa 150mila euro, che sono stati poi affiancati da altri 16mila euro dell’ente locale.«Questa iniziativa è importante, perché consente di riportare dei bambini a un contesto di normalità, abitativa, scolastica e anche familiare», ha osservato la vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran.
Laura Blasich

Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
EDILIZIA POPOLARE. I PROGETTI MESSI NEL CASSETTO POSSONO ORA ACQUISIRE NUOVO SLANCIO  
Fondi all’Ater, la Regione sblocca 12 milioni  
Grion: «Saranno utilizzati per realizzare 54 alloggi a Campagnuzza e 37 nel Monfalconese»
 
 
di FRANCESCO FAIN

Quella richiesta di finanziamenti sembrava essere rimasta nel limbo. Tant’è che l’Ater non aveva nascosto una certa preoccupazione per i ritardi nell’arrivo di quei fondi importantissimi che avrebbe dovuto mettere a disposizione la Regione. Ma ora la giunta Tondo ha deliberato. E l’ex Iacp beneficerà di quasi 12 milioni: 11 milioni 663 mila 947 euro, per la precisione.
AGLI ALLOGGI. A cosa serviranno? A realizzare nuovi alloggi e ad acquistarne altri da privati. Nel corso di quest’anno verranno messi a disposizione delle famiglie in difficoltà 115 appartamenti, 76 dei quali a Gorizia e i restanti a Monfalcone. Fra questi, figurano anche gli appartamenti di via Gallina, inaugurati ma mai consegnati ai legittimi inquilini: la situazione, però, è destinata a sbloccarsi in tempi brevi.
Al di là del caso specifico, ormai è chiara la strategia dell’ente guidato da Roberto Grion: oltre a realizzare in prima persona appartamenti ha scelto la strada di rivolgersi direttamente ai privati. Vengono acquistate intere palazzine già pronte e si saltano tutte le lungaggini burocratiche che caratterizzano il normale iter costruttivo.
Più nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater realizzerà grazie a tali stanziamenti 30 nuovi appartamenti in via del Carso (5 milioni 698.368,43 euro di investimento) e acquisterà dai privati e molto probabilmente anche da altri enti altri 25. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72. In questo caso, si tratta di un recupero che porterà alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). «Non posso che esprimere soddisfazione per l’importo stanziato dalla Regione. Va, comunque, rammentato che non sono soldi in conto capitale ma in conto interessi: quindi, l’Ater dovrò restituirli tali fondi. Una fetta consistente verrà utilizzata anche per l’acquisto di alloggi da privati: acquisto che si realizzerà laddove più forte è la tensione abitativa. Pertanto, i finaziamenti verranno dirottati, in questo caso, tutti su Monfalcone».
«Ma ci sono soldi che andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», aggiunge Grion.
I FONDI. Quello assicurato dalla Regione è prezioso ossigeno. Nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi.
Un osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» dei senzacasa. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «Che la situazione sia critica non lo scopre certamente la sottoscritta – dichiara -. Molte persone hanno perso il posto di lavoro in questi ultimi tempi e una famiglia non può far fronte al pagamento dell’affitto».
IL BILANCIO. L’Ater – vale la pena di ribadirlo – può contare nell’Isontino su un patrimonio di oltre 6 mila appartamenti sparsi su tutta la provincia, un centinaio sono quelli sfitti che attendono nuovi inquilini. Un numero piuttosto consistente dinanzi a una richiesta piuttosto elevata di case – in particolar modo nel Monfalconese – e ai 260 sfratti pendenti nell’Isontino. Negli ultimi quattro anni sono stati 521 gli alloggi assegnati dei quali 260 nuovi e 261 di risulta. A Gorizia gli appartamenti inaugurati sono stati 93 e quelli di risulta 85 per un totale di 178 appartamenti. A Monfalcone gli appartamenti nuovi sono stati, nell’ultimo quadriennio, 146 (soltanto 15 quelli ristrutturati.

Il Piccolo, 11 novembre 2009 
 
EDILIZIA SOVVENZIONATA E LA CRISI
Tagli all’Ater, in bilico 67 alloggi popolari
Non arriveranno gli 11,6 milioni promessi. Grion: «Speranze per Campagnuzza»
LA REGIONE DIMEZZA IL FONDO SOCIALE E METTE IN DIFFICOLTÀ L’EX IACP

 
di FRANCESCO FAIN

La delibera è ancora beffardamente reperibile sul sito della Regione. Ed elargisce all’Ater di Gorizia 11.663.947,38 euro per 67 alloggi. Parrebbe tutto regolare, tanto che nei giorni scorsi il presidente dell’ex Iacp Roberto Grion aveva espresso grande soddisfazione per l’ottenimento di quello stanziamento attesissimo. Si sa, senza fondi ex Gescal, la vita è durissima per gli enti che si occupano di edilizia popolare.
Lunedì pomeriggio, c’è stato un incontro a Trieste fra i direttori delle quattro Ater regionali e gli uffici dell’assessore Elio De Anna. E lì è arrivata la doccia fredda, anzi freddissima. «Ci hanno detto, senza troppi giri di parole, che ci saranno ”ampi e drastici tagli” ai finanziamenti del 2010 – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino – Il Fondo sociale, che per noi è una fonte di finanziamento consistente, passerà da 10 a 6 milioni per tutta la regione. Inoltre ci saranno, giocoforza, anche dei tagli relativamente alla manutenzione ordinaria e straordinaria. La situazione è pesante, molto pesante».
Ma ricordiamo quali sono i progetti che, a questo punto, sono pesantemente a rischio. L’unico intervento che, alla fine, potrebbe essere salvaguardato (nel senso che i finanziamenti potrebbero arrivare ugualmente) riguarda il Contratto di quartiere ma ne parleremo in seguito.
Nel dettaglio va il grafico che pubblichiamo a corredo di questo servizio: come si può evincere dalla sua lettura, l’Ater avrebbe dovuto acquistare dai privati (e molto probabilmente anche da altri enti) 25 alloggi popolari. Gli stanziamenti della giunta Tondo riguardavano anche realizzazioni a Monfalcone in via Valentinis 72: in questo caso, si trattava di un recupero che doveva portare alla realizzazione di 12 appartamenti (per un milione 300 mila euro di investimento). Ma senza soldi, non si va da nessuna parte.
«Il momento è grave – ammette il presidente dell’Ater Roberto Grion -. Siamo amareggiati: c’erano delle aspettative legittime, volevamo mettere a disposizione delle famiglie bisognose nuovi alloggi, soprattutto a Monfalcone dove la tensione abitativa è fortissima. Come faremo? Raschieremo sul fondo del barile delle nostre risorse per sistemare gli appartamenti liberi e bisognosi di manutenzioni. Comunque, il nostro sforzo non sarà sufficiente». Un tenue raggio di luce, però, c’è. Grion, con l’«aiuto prezioso» dei consiglieri regionali isontini, sta tentando di salvare lo stanziamento da 5.698.368,43 euro destinato al contratto di quartiere della Campagnuzza e alla realizzazione di ulteriori 30 alloggi accanto ai 24 già previsti grazie ai fondi statali. «Alla riunione con la Regione abbiamo esposto la necessità di ottenere quei fondi: il rischio, infatti, è di perdere anche lo stanziamento statale se non sarà corroborato da finanziamenti regionali – argomenta Grion -. Per questo, si è creata un’importante alleanza con i consiglieri regionali isontino per arrivare al finanziamento, come previsto, di questo importantissimo capitolo di spesa. Questi soldi (torniamo a ricordare che si tratta di 5 milioni 698.368,43 euro di investimento, ndr) andranno ad integrare gli 8,5 milioni che il ministero assicurerà al Comune per il contratto di quartiere: andremo così a realizzare i 54 alloggi in calendario», conclude Grion.

Il Piccolo, 23 novembre 2009 
  
TENSIONE ABITATIVA 
L’Ater non ha più soldi per fare case  
A rischio gli 11 milioni della Regione. In 1700 hanno chiesto un alloggio 
 
di FRANCESCO FAIN

Gli alloggi Ater di via Gallina consegnati la scorsa settimana rischiano di essere gli ultimi, almeno per alcuni anni se non arriveranno nuovi finanziamenti per realizzare nuove case di edilizia popolare. Prolungando così l’attesa delle 1700 famiglie che hanno presentato domanda per un alloggio popolare. Una domanda che è cresciuta del 18% rispetto all’analogo periodo dello scorso anno.
Mentre la Regione taglia i finanziamenti all’ex Iacp (11 milioni in bilico nel 2010), aumenta a dismisura il numero di coloro che chiedono una casa popolare. E il presidente dell’Ater, Roberto Grion, spera che la Regione si metta un mano sul cuore e allarghi i cordoni della borsa in modo da poter soddisfare almeno in parte le numerose domande.
Il termometro della situazione lo dà il Sunia provinciale. La tensione abitativa che colpisce sia Gorizia che Monfalcone ha raggiunto il livello di guardia, tant’è che sono salite ulteriormente le richieste di un alloggio popolare.
L’Ater di Gorizia – nelle condizioni in cui si trova – non è in grado di garantire un tetto a tutte le famiglie bisognose. Perché? Non ci sono risorse a sufficienza e riesce a realizzare soltanto pochi progetti rispetto a quella che è la richiesta. La Regione – pur tra mille difficoltà – riesce oggi a garantire fondi almeno in parte per la gestione delle manutenzioni. Lo Stato, invece, non eroga alcun finanziamento per la costruzione di nuove case.
«La situazione si aggrava di giorno in giorno – sottolinea il segretario provinciale del Sunia, Sergio Donda -. I recenti bandi Ater di Gorizia e di Monfalcone hanno registrato 963 domande per l’assegnazione di soli 60 alloggi. In sostanza, è stato soddisfatto solo il 6,5% di tutte le richieste: una percentuale assolutamente insufficiente. E non si può gettare la croce addosso soltanto all’Ater perché, senza fondi adeguati, non si va da nessuna parte».
Continua ad essere pesante il problema della tensione abitativa in città. Le famiglie non riescono più a sostenere i costi delle case 9ma anche gli affitti) imposti dal libero mercato. «Il dato, però, più preoccupante – aggiunge Donda – è costituito dal fatto che ci sono tante persone che non riescono più a pagare l’affitto». A sentire il Sunia, «diversi sfratti derivano dalla disgregazione delle famiglie con divorzi e separazioni legali che spesso riguardano donne sole, abbandonate dai propri mariti e con figli a carico. Situazioni difficili, dunque». A Gorizia, come scrivevamo ieri, sono 57 le famiglie senza casa che sono ricorse al Comune a parenti o amici per avere un tetto.
E gli sfrattati vanno ad alimentare le liste d’attesa per l’ottenimento di un alloggio popolare. Che fare, allora? Secondo il Sunia devono essere le forze politiche e istituzionali a «prendere in mano» la situazione. «Il problema-casa deve tornare al centro dell’attenzione degli amministratori perché sia a Gorizia che a Monfalcone a situazione rischia di precipitare ulteriormente e il fatto che all’Ater ci siano 1.600 domande per un alloggio popolare la dice lunga».
Diverso il pensiero del direttore dell’Ater Sergio De Martino. «Un’efficace politica della casa parafrasando un recente intervento suggerirebbe di dare vita, senza ulteriori indugi, ad un sistema di finanziamento in ambito regionale sul modello ’fondi Gescal’ – dice De Martino -. L’Ater, solo in presenza di adeguate risorse, potrà garantire una strategica presenza sul mercato delle locazioni per esercitare il condizionamento economico e sociale a favore delle famiglie più povere».

Il Piccolo, 30 novembre 2009
 
MANCATO FINANZIAMENTO REGIONALE PER QUEST’ANNO E PER IL 2010  
Niente fondi, tagliati 30 alloggi Ater  
Sospesi 4,6 milioni destinati all’agenzia che dovrà rinunciare all’acquisto
 
 
Sfuma l’immissione nel mercato dell’edilizia sovvenzionata di nuovi alloggi popolari. Per Monfalcone, almeno per quest’anno e il prossimo, si tratta di 30 abitazioni che non potranno essere a disposizione dei cittadini aventi diritto, a fronte di affitti a canone sociale. A confermarlo è l’Ater di Gorizia, che fornisce i dati sui mancati trasferimenti regionali: per l’intera provincia isontina, i fondi previsti erano 11.663.947 euro, dei quali 4.665.578 milioni destinati a Monfalcone. Un importo, dunque, che venendo meno ha costretto l’Azienda territoriale a sospendere i sopralluoghi e a rinviare il relativo bando di gara per la realizzazione di nuovi immobili o l’acquisto e la ristrutturazione. Un pesante colpo si abbatte sulla città ai fini della disponibilità di alloggi popolari, a fronte dei quali peraltro si registra una lista di attesa di circa 300 famiglie. Non solo. Per contro, le case disdettate dagli inquilini, dal primo gennaio 2009 ad oggi sono state 44. Immobili per i quali si impone l’opera di ristrutturazione, prima di venir reimmessi nel mercato, ma anche il problema del reperimento delle risorse finanziare, che potrebbero venir recuperate solo il prossimo anno. Il fenomeno delle disdette rappresenta l’«altra faccia» del problema abitativo, considerato che, oltre a rendere difficile la programmazione in termini di disponibilità degli alloggi non essendo in grado di prevederne l’andamento, ”congela” di fatto ulteriori immobili incidendo pesantemente nel ”rapporto” tra abitazioni assegnabili e in ristrutturazione.
L’Ater ha fornito ulteriori dati per la città. Le case in via di assegnazione sono 13, mentre gli alloggi nei quali stanno per essere ultimati i lavori di recupero sono 33.
Ma intanto sul tappeto resta il problema della sospensione del finanziamento regionale per le Ater sull’acquisizione di nuovi immobili. È probabile che la Regione disporrà che i programmi di intervento di edilizia sovvenzionata, proposti dalle Ater e approvati con delibera della giunta regionale il 9 luglio scorso, saranno ammessi a finanziamento sugli esercizi successivi. Secondo l’Ater di Gorizia, «si hanno buoni motivi per ritenere che, superata questa fase critica, dal 2011 l’Azienda territoriale potrà disporre di risorse per rispettare il suo programma di realizzazione di nuove abitazione». Preoccupa, in parallelo, la riduzione del Fondo sociale, dimezzata a livello regionale passando da 12 a 6 milioni di euro. Il Fondo sociale viene utilizzato, in primis, per aiutare gli inquilini di fascia ”A”, la più povera, oltre alle manutenzioni ordinarie. Un ulteriore ”giro di vite” non indifferente per la gestione delle Ater. Che potrebbe essere ”alleggerito”, invece, aumentando da 6 a 9/10 milioni il Fondo sociale, valutando l’ipotesi di ridurre, per il 2010, il fondo di sostegno ai canoni di locazione di edilizia privata.
Monfalcone costretta a ”stringere i denti” in un momento difficile per i cittadini. L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, lancia un monito: «Ritengo gravissima la sospensione dei finanziamenti regionali. La casa in città incide per il 65% sui bilanci delle famiglie. Tagliare i fondi sull’edilizia pubblica significa voler ignorare le difficoltà della fasce più deboli della popolazione, a maggior ragione ora che la cassa integrazione accresce lo stato di povertà. Trovo assurdo togliere risorse su un bene primario qual è la casa, mentre si dovrebbe invece implementare il patrimonio pubblico. È necessaria una riflessione ai fini di una mobilitazione. Chiedo ai consiglieri regionali del nostro territorio che si facciano parte attiva su questo fronte, altro che le petizioni sulla moschea».

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

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Il caso Fincantieri:
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l'emergenza casa.

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