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Il Piccolo, 30 ottobre 2008 
 
SECONDO GIORNO DI CONTESTAZIONE  
In duecento nel Liceo occupato  
Garantite le lezioni nella sede di via Bonavia a chi non condivide la protesta
 
 
di LAURA BORSANI

Secondo giorno di occupazione al Liceo Buonarroti. Gli studenti si contano, dopo la notte trascorsa nella palestra dell’istituto. L’altra sera hanno cenato a base di pizza, alle 21.30 era già la consegna del silenzio. Ieri mattina i numeri della partecipazione erano in progressiva crescita. Arrivano anche i ragazzi minorenni, a confermare la propria adesione, accompagnati dai genitori. Che, esprimendo solidarietà agli studenti, consegnano generi alimentari. «Siamo oltre 200 – hanno spiegato i rappresentanti del Collettivo studentesco non senza soddisfazione -. Questa è un’esperienza costruttiva e positiva sotto tutti gli aspetti».
Perché il «popolo degli occupanti» s’è rimboccato le maniche. Garantendo un’opera contrassegnata dal rispetto del senso civico, dei diritti e della pluralità delle opinioni, ma anche dell’ordine e della cura del bene-scuola, attenzione che sarà mantenuta volendo lasciare l’edificio in perfette condizioni. Responsabilità a tutto campo. Davanti al cancello, ieri mattina, sono stati affisse precise comunicazioni: «Per garantire il regolare svolgimento delle lezioni per tutti coloro che non condividessero questo nostro movimento di protesta – recitavano i fogli dattiloscritti appesi all’esterno -, ricordiamo che la sede succursale (quella di via Bonavia, ndr) è aperta per offrire il servizio».
Un’opera in progress, dunque, alle prese con i tempi risicati che gli studenti hanno tuttavia saputo gestire al meglio: «Il fatto significativo – hanno osservato i ragazzi del Collettivo – è che, nonostante siamo stati costretti dai tempi stretti a ”improvvisare”, tutto s’è svolto nel massimo ordine e rispetto dei diritti e delle opinioni. È uno degli aspetti che hanno reso questa esperienza importante, di crescita per noi, ma anche per tutti gli altri. Siamo riusciti a veicolare il messaggio che ci è sempre premuto: quello di denunciare la forte preoccupazione per il futuro della scuola e della formazione, che investe tutti gli studenti».
Un’occupazione, hanno voluto ribadire gli studenti, «non cattiva», «arroccata su se stessa», ma «comunicativa», dettata dall’amore per la scuola pubblica. Anche ieri mattina, peraltro, la dirigente scolastica, assieme a due dipendenti, ha lavorato all’interno del Liceo.
I rappresentanti del Collettivo hanno confermato l’ampia portata dell’adesione, frutto di un consenso maggioritario. E a chi non la pensa allo stesso modo, gli studenti hanno risposto: «Se c’è chi è a favore della riforma, o è contrario alla nostra battaglia, ce lo dica e ne parliamo. Quando tuttavia sabato, nell’ambito dell’autogestione organizzata proprio a fini informativi, abbiamo ospitato il confronto, nessuno, a parte una singola posizione che peraltro ha rifiutato di motivare le proprie ragioni, ha manifestato dissenso. L’occupazione è quindi scaturita in base alle istanze raccolte la mattina stessa in cui si è deciso di procedere. È pertanto un dato oggettivo – hanno sottolineato gli studenti – che a portare avanti questa esperienza di lotta sia la maggioranza».
Si fa il punto della situazione mentre rimbalza la notizia che il decreto Gelmini è passato in Senato, approvato in via definitiva: 162 voti a favore, 134 contrari e tre astenuti. Esito scontato, vista la forza dei numeri del centrodestra a Palazzo Madama. Una notizia che comunque al Liceo non fa abbassare la guardia. Come a dire: saranno tutt’altro che scontati gli sviluppi di questa battaglia. Intanto anche ieri occupazione. E oggi tocca allo sciopero generale.
L’attività informativa, di confronto e di proposta culturale ieri non s’è fermata al Liceo. «Abbiamo deciso – hanno spiegato gli studenti del Collettivo – di istituire una jam-session permanente per l’intera giornata, anche per discutere come proseguire». Un laboratorio flessibile, fatto di film di impegno attinenti alla situazione attuale. Di comunicazione: l’altro ieri i ragazzi hanno prodotto una lettera-comunicato per la stampa locale, ieri anche per il Manifesto. E stanno preparando la missiva da inviare al ministro Gelmini. 
 
LETTERA-COMUNICATO  
I NUMERI  
«La riforma toglie gli strumenti per garantirci un futuro migliore» 
Lunedì e martedì astensione dell’80%
 
  
«Abbiamo sempre pensato che le cose si mutassero dall’interno. Siamo figli di una generazione che non crede nel ’68, che ha perso l’illusione di poter riformare la società da fuori e non da dentro. Giunge un momento, però, in cui la testa va sollevata». Gli studenti del Liceo Buonarroti spiegano in una lettera-comunicato il significato e i motivi della loro lotta. Si firmano «Nessuno (Che spera di diventare qualcuno)».
«Giunge un frammento di istante – continua la lettera – in cui ti guardi le mani, sconsolato senza neppure rendertene conto, e ti dici che ti restano solo quegli occhi sconsolati. Un ultimo briciolo di dignità, a cadere sulla mano, perchè non hai davvero altro».
I liceali spiegano la loro occupazione: «Chiunque serba in sè la consapevolezza che esistono particolari cicli in cui la storia pretende che a tutela di un diritto si calpesti lo stesso diritto. Tale atto può essere giustificato solo dal perseguimento di un obiettivo valido. Noi riteniamo che ci siano stati strappati gli strumenti per affrontare un futuro migliore, o semplicemente, un futuro. Il diritto di studio pretende il sacrificio del diritto stesso. Il nostro futuro non è in vendita».
«Crediamo che sia stato fatto il possibile per scongiurare una posizione drastica come quella attuale». Elencano così i momenti del confronto: la manifestazione studentesca del 10 ottobre a Trieste, quella del 14 ottobre a Gorizia e quella del 17 ottobre a Roma. Quindi, il 25 ottobre, l’assemblea straordinaria autogestita dagli studenti del liceo. Non ultimo il sit-in di tutte le scuole monfalconesi all’area verde, lunedì, indetto allo scopo di assumere un’unica linea per far fronte a questa emergenza.
«L’astensione dalle lezioni dei giorni di sabato e lunedì – spiegano gli studenti – è stata pari all’80% dell’intero corpo studentesco. Segno di un dissenso condiviso. Forti di questa base d’appoggio, abbiamo preso la decisione comune di occupare l’istituto, dopo aver posto ai voti questa linea. Non senza le dovute precauzioni, a tutela dell’edificio scolastico attraverso delle ronde». E ancora, seminari formativi, proiezione di pellicole impegnate, dibattiti fondati su rassegna stampa sono state le espressioni della volontà degli studenti di «crescere culturalmente e umanamente».
I liceali pertanto evidenziano: «L’occupazione è dunque un atto consapevole, con il quale tutti vogliamo manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure adottate dal governo». I ragazzi concludono: «Non sappiamo perchè, in fondo, vi stiamo scrivendo. Noi non siamo nessuno. Noi siamo chiunque. Noi siamo anche voi. E queste sono le farneticazioni di nessuno o di chiunque. Ma se un’opinione dilaga, allora diviene un’opinione unica. E un’opinione unica è sempre l’opinione di qualcuno,. E qualcuno viene sempre ascoltato». 
 
TENTATIVO ALLE 2.30 DI NOTTE  
Fallisce il blitz-occupazione all’Itc  
Una pattuglia di carabinieri ha avvisato il preside: alla fine i ragazzi hanno rinunciato
 
 
È fallito la scorsa notte il tentativo degli studenti di occupare l’Iti-Itc Einaudi-Marconi di Staranzano per l’intervento di una pattuglia dei carabinieri che stava perlustrando la zona. Avvisato dai militi, è arrivato immediatamente sul posto il dirigente scolastico Marco Fragiacomo il quale, dopo una lunga trattativa, è riuscito a dissuadere il gruppo di ragazzi a desistere «da un’azione che avrebbe potuto comportare anche conseguenze penali». Non è ancora chiara la dinamica delle varie fasi della nottata che, come raccontato da alcuni testimoni, era stata preparata con cura per occupare la scuola. Al blitz, che sarebbe scattato attorno alle 2.30, avrebbero partecipato una cinquantina di studenti. Questi sarebbero penetrati all’interno dell’istituto attraverso la finestra di uno dei laboratori al piano terra, lasciata probabilmente socchiusa la sera prima, in quanto non è stato segnalato alcun danno materiale.
Da quella finestra sarebbero entrati anche i carabinieri per identificare successivamente le persone. Così, dopo la mancata occupazione, ieri è continuata l’autogestione per tutta la giornata nell’aula magna dell’istituto, diventata oramai un punto di riferimento e base logistica della contestazione. Un’amarezza dell’insuccesso dell’assalto alla scuola, accentuata ancora di più dalla notizia dell’avvenuta approvazione al Senato nella tarda mattinata del decreto trasformato in legge, per il quale si nutriva una debole speranza di un rinvio per di un tavolo di confronto con i rappresentanti delle associazioni studentesche. «Questo non è capitato e noi continueremo la nostra protesta – hanno detto gli studenti – poiché la nostra scuola e di quelli che ci seguiranno, non potrà finire in questo modo. Facciamo un appello per raccogliere le firme per un referendum a livello nazionale e abolire la legge». Intanto l’agitazione continuerà anche oggi per lo sciopero nazionale e con la partecipazione di una delegazione della scuola alla manifestazione di Gorizia. Per domani, come stabilito dal comitato studentesco, ogni azione sarà «a sorpresa», giorno per giorno.
«È stato un tentativo di occupazione subito abortito – spiega il dirigente scolastico Fragiacomo – e quando sono arrivato ho subito messo in guardia i ragazzi a rinunciare a occupare la scuola. La discussione è stata lunga, ma anche se ognuno è rimasto sulle proprie posizioni, alla fine gli studenti hanno per il momento deciso di fermarsi. Alla fine ho evitato che il loro comportamento potesse diventare un reato. Come responsabile dell’istituto – aggiunge – è mio dovere tutelare innanzitutto chi ha intenzione di continuare le lezioni e di chiunque volesse accedere alla scuola per svolgere le proprie funzioni come il personale della segreteria, i bidelli, i docenti e anche gli alunni che vogliono seguire le lezioni».
È preoccupato, comunque, il dirigente scolastico del pericolo che stanno correndo gli studenti del suo istituto, per l’assenza prolungata dalle aule scolastiche e per i sit-in anti-Gelmini. «I ragazzi – ha dichiarato – hanno perso già diversi giorni di scuola e sicuramente questo periodo di proteste si ripercuote in modo negativo sul loro profitto. È giusto manifestare, ma i giorni di scuola e le ore di lezione persi sono già tanti e sarà difficile recuperarli. Quando la protesta sarà finita – ha aggiunto – purtroppo i docenti dovranno rimettersi al passo con il programma e ci potrebbero essere conseguenze. Spero solo che tutti si metteranno a studiare con determinazione, altrimenti quest’anno sarà duro. Ammiro tutti i giovani che dimostrano di essere coscienti di quello che fanno – afferma il preside – ma vorrei evitare che molti in questo momento si facessero trasportare in modo inconsapevole da altre situazione e dai media».
Ciro Vitiello 
 
CONTINUA L’AUTOGESTIONE  
Seminari e lezioni al Professionale  
Il preside Simoncini preoccupato per il futuro dei laboratori e dei corsi 
Alcuni docenti e ragazzi già partiti per la Capitale
 
 
Prima ora dedicata alle elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali, al Polo Professionale di via Baden Powell. L’autogestione continua. E oggi tocca allo sciopero generale. Ieri mattina c’era già chi, tra gli studenti, si era messo con buon anticipo in viaggio per la Capitale. Molti anche i docenti, hanno spiegato alcuni ragazzi, in partenza durante la notte. Il programma all’istituto è comunque messo a punto: si va avanti con l’autogestione fino a domani. Quindi si valuterà la situazione, anche considerando altre eventuali forme di lotta.
I rappresentanti d’istituto, con la collaborazione di tutti gli studenti, hanno allestito comunque un progetto di attività diversificate, che possa coinvolgere tutti i ragazzi. Le aule vengono messe a disposizione per accogliere seminari che spaziano dall’illustrazione e approfondimento della riforma Gelmini al confronto sui metodi di lotta, sviscerando altresì tutti gli aspetti legati alla modalità dell’occupazione e alla valutazione circa la eventuale attuazione.
Nelle stesse aule poi vengono preparati gli striscioni della protesta, e vengono proposti film e documentari legati ai temi della scuola. Anche ieri è stata fatta lezione all’Istituto professionale, per quanti hanno espresso la volontà di proseguire l’attività didattica.
All’interno della scuola c’è fermento e l’entusiasmo di continuare a contribuire in questa causa. Arriva la notizia: via libera in Senato al decreto Gelmini. Il dirigente scolastico, Salvatore Simoncini osserva: «È uno degli aspetti di una serie di decreti che coinvolgono la scuola. Ciò che ci preoccupa è il piano programmatico legato alla Finanziaria. È qui che si pone il rischio per l’autonomia degli istituti professionali. In questo senso, vedremo come si svilupperanno le proteste nei prossimi giorni. Mi auguro – ha aggiunto Simoncini – che siano sempre scelte rispettose anche della continuità didattica».
Per gli istituti professionali la partita di fatto è tutta aperta. Entro il 30 novembre saranno decisi gli eventuali accorpamenti degli istituti, in vigore dal prossimo anno scolastico, alla luce del parametro di autonomia fissato in 500 iscrizioni.
«È un percorso complesso e articolato – ha continuato il dirigente scolastico -. Il susseguirsi di provvedimenti e decreti sta rendendo davvero difficile comprendere cosa potrà accadere agli istituti professionali.
«Non si può certo lavorare in questo modo – ha proseguito -. Ci troviamo nelle condizioni in cui non sappiamo neppure spiegare ai ragazzi e ai loro genitori quali saranno gli indirizzi e soprattutto dove verranno garantiti».
Mobilitazione dunque dagli ampi orizzonti. Gonfia di preoccupazioni e di incognite, con le quali gli studenti si dovranno ancora misurare. (la.bo.) 
 
SCIOPERO  
La media Randaccio oggi resta chiusa
 
 
La media Randaccio di via Canaletto oggi rimane chiusa. È previsto lo sciopero proclamato da Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda, le principali organizzazioni sindacali dei lavoratori del settore scolastico. Si profila massiccia l’adesione del personale docente e non docente. Le scuole primarie e medie potrebbero pertanto essere quasi o del tutto chiuse nella giornata odierna. 
 
PROFESSIONALE  
Elezioni regolari per rinnovare gli organi collegiali
 
  
Rispettate le elezioni dei rappresentanti degli organi collegiali della scuola. Ieri al Polo Professionale di via Baden Powell, in autogestione, ha espletato le operazioni di voto, durante la prima ora di lezione. Quindi, gli studenti hanno continuato l’attività culturale, di dibattito e di confronto, prendendo in considerazione anche le prospettive future e le eventuali forme di mobilitazione.
 

Messaggero Veneto, 30 ottobre 2008 
 

Monfalcone. Lettera aperta degli studenti del liceo Buonarroti che anche ieri hanno proseguito l’occupazione dell’istituto contro il decreto Gelmini  
«Rivendichiamo il diritto allo studio»  
Aperta la succursale di via Bonavia per garantire il regolare svolgimento delle lezioni
 
 
MONFALCONE. «Il nostro nome non è importante. Noi siamo nessuno, noi siamo chiunque. Abbiamo sempre pensato che le cose mutassero dall’interno. Siamo figli di una generazione che non crede nel ’68, che ha perso l’illusione di poter riformare la società da fuori e non da dentro. Eppure giunge un momento in cui la testa va sollevata. Ma ha valore la dignità di qualcuno che non esiste? No, e lo sappiamo, ma ci guardiamo intorno e vediamo che nessuno ha gli occhi volti al cielo e capiamo che il nostro nome non è Nessuno, bensì Chiunque. Ma le cose non cambiano. L’opinione di chiunque è l’opinione della massa, non di qualcuno di importante. Chiunque serba in sé la consapevolezza che esistono momenti in cui la storia pretende che, a tutela di un diritto, si calpesti lo stesso diritto. Tale atto può essere giustificato solo dal perseguimento di un obiettivo valido. Riteniamo che ci siano stati strappati i mezzi per affrontare un futuro migliore. Il diritto allo studio pretende il sacrificio del diritto stesso, perché il nostro futuro non è in vendita». Replicano così, con una lettera aperta, gli studenti del liceo Buonarroti, che stanno occupando la scuola da martedì mattina per protesta contro il decreto Gelmini, a quelle persone, tra cui anche altri studenti, che non condividono la loro iniziativa e che hanno lamentato il fatto che, così, si sia leso il diritto allo studio di chi invece voleva continuare l’attività didattica.
In realtà, oltre alla lettera aperta, ieri, per garantire il regolare svolgimento delle lezioni per tutti coloro che non condividono la forma di protesta è stata messa a disposizione la sede succursale di via Bonavia, dove appunto si sono svolte normali attività didattiche. In via Matteotti invece è continuata l’occupazione e dopo una notte che ha visto dormire negli spazi del liceo, circa una sessantina di persone, ieri mattina a scuola sono rientrate oltre 200 persone: sono state quindi svolte attività di dibattito, confronto, visione di film sulle occupazioni e proteste studentesche, jam session di musica. L’intenzione è di sospendere oggi l’occupazione per partecipare alle manifestazioni di Gorizia o Trieste. Per i prossimi giorni si deciderà. In merito alle voci di dissenso sulla loro protesta, gli studenti hanno ricordato che nella prima assemblea autogestita di sabato «nessuno si è espresso a favore della riforma, avrebbero potuto farlo allora, invece nessuno a parlato» e hanno spiegato come l’astensione delle lezioni sabato e lunedì è stata pari all’80%. «Forti di questa base, abbiamo preso la decisione di occupare l’istituto, dopo aver posto ai voti la proposta e non senza le dovute precauzione a tutela dell’edificio scolastico. L’occupazione è un atto consapevole con il quale vogliamo manifestare il nostro dissenso nei confronti delle misure adottate dal Governo» dicono, spiegando come già alle 21.30 martedì sera si sia fatto silenzio e come, dopo aver cenato a pizza, si sia provveduto alla pulizia degli spazi, cosa che hanno fatto anche ieri sera «perché la nostra è una manifestazione pacifica, per il bene e nel rispetto della scuola». (c.v.)
 
Istituto professionale, avanti con assemblee e autogestione 
 
MONFALCONE. Mentre prosegue l’occupazione del liceo scientifico, gli studenti dell’istituto professionale di Monfalcone continuano con l’autogestione e le assemblee permanenti. Oggi, come i loro colleghi, parteciperanno alle manifestazioni di protesta di Gorizia o Trieste, «ma molti – dicono – sono già partiti per raggiungere Roma» e stanno anche organizzando un programma concreto e preciso per i prossimi giorni, un programma che coinvolgerà tutti gli studenti. «Vogliamo organizzare spazi, che gestiremo noi, in cui parlare e dibattere della riforma, di che cos’è un’occupazione (non sappiamo se la faremo o meno), in cui guardare film sul tema delle occupazioni, ma anche preparare gli striscioni per le eventuali manifestazioni» spiegano ricordando che nella scuola si sono anche svolte regolarmente le lezioni per chi voleva proseguire l’attività didattica, «perché nessuno obbliga nessuno a fare ciò che non vuole».
Preoccupato il dirigente dell’istituto Salvatore Simoncini, non tanto per la protesta dei suoi studenti che «finché si svolge in forma civile non crea problemi. Se organizzeranno altre forme di lotta, mi auguro verrà comunque garantita l’attività didattica», ma per gli effetti che potrebbe avere la riforma scolastica.
«Quella approvata oggi (ieri per chi legge ndr) è solo una parte dei decreti che riguardano la scuola primaria. Nel piano programmatico legato alla Finanziaria c’è la parte che potrebbe mettere a rischio le scuole professionali, visto che lì saranno previsti gli eventuali accorpamenti per le scuole che non hanno i numeri tali da garantire l’autonomia. È prevedibile – conclude – che, visto che tali accorpamenti saranno decisi entro la fine di novembre, a metà del prossimo mese si sviluppi una nuova fase della protesta».

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