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Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
Bassa soglia, scongiurata la chiusura 
Prorogata al 30 giugno la convenzione con ”Entrata libera”. Poi la gara per l’appalto
Sempre più numerose le persone in difficoltà che si rivolgono al servizio

 
Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Lo fa, però, ancora una volta grazie a una proroga in extremis della convenzione con l’associazione che gestisce il servizio decisa dall’amministrazione comunale di Monfalcone. Il passaggio del Centro a bassa soglia, che negli ultimi mesi ha visto aumentare gli utenti a causa delle ripercussioni della crisi sui livelli occupazionali, tra i servizi dell’Ambio socio-assistenziale Basso Isontino è stato del resto rinviato, facendo ulteriormente slittare il consolidamento dell’attività svolta in via Natisone. Nonostante l’avvicinarsi della scadenza della convenzione, fissata per domani, non sono serviti a raggiungere l’obiettivo nè i numerosi incontri sia a livello tecnico sia politico degli organismi e strutture dell’Ambito, nè l’approvazione da parte dell’Assemblea dei sindaci, tra le linee di indirizzo per il bilancio 2010, anche di un progetto per le dipendenze, di cui il Centro a bassa soglia è parte, progetto da avviarsi in stretta collaborazione con l’Azienda sanitaria. Così non è stata ancora espletata la procedura di gara necessaria a dotare di una gestione stabile il centro di via Natisone.
A incidere, come afferma la giunta comunale di Monfalcone nella delibera con cui si è deciso di prorogare l’incarico all’associazione Nuova entrata libera, di fatto è stato il “dissenso” del Comune di Fogliano Redipuglia, che ha comunicato di non voler aderire al progetto già  approvato dai Comuni soci dell’Ambito. “Ciò purtroppo ha creato problemi, oltre che di riconsiderazione dei rapporti tra Comuni e della relativa compartecipazione – afferma l’amministrazione monfalconese -, anche interpretativi sul piano giuridico».
Vista la situazione di stallo creatasi, per non rischiare di chiudere il servizio, l’amministrazione Pizzolitto ha deciso di prorogare la convenzione con Nuova entrata libera fino al 30 giugno, avviando comunque le procedure per riaffidare il servizio, con gara, nelle attuali modalità. «Nel momento in cui si saranno determinate le condizioni per l’assunzione del servizio da parte dell’Ambito – conclude la giunta Pizzolitto -, le modalità per l’estensione delle prestazioni, sia per tipologia sia per territorio, verrà valutata in quella sede». (la. bl.)

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
RIAFFIDATA LA GESTIONE 
Centro anti-emarginazione scongiurata la chiusura

Il Centro a bassa soglia di via Natisone non chiude e non lo farà nemmeno in futuro. E’ questo l’impegno dell’amministrazione comunale di Monfalcone, dopo che latrasformazione del Centro in servizio dell’Ambito socio-assistenziale Basso Isontino è stata stoppata dalla mancata adesione del Comune di Fogliano Redipuglia al progetto. In attesa di procedere alla gara che dall’autunno darà stabilità al Centro a bassa soglia, gestito da Monfalcone in collaborazione con l’Azienda sanitaria, l’amministrazione ha assegnato per quattro mesi la conduzione della struttura all’associazione Nuova entrata libera. «Non si tratta di una proroga – specifica l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, perché siamo arrivati all’individuazione del gestore attraverso la comparazione delle offerte di tre realtà associative attive sul territorio». Entro ottobre, l’amministrazione procederà però appunto alla gara per assegnare l’incarico per un periodo decisamente maggiore. «Nello stesso tempo stiamo già predisponendo la convenzione con i Comuni del mandamento che credono nell’utilità del servizio anche per la propria comunità, aggiunge l’assessore Morsolin, che ricorda, comunque, come gli utilizzatori del centro, non siano solo monfalconesi. Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, ma anche da Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. «Il progetto che era stato condiviso con tutte le amministrazione del mandamento – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali – non prevedeva fra l’altro solo l’attività del Centro, ma anche quella di una serie di operatori che sarebbero stati presenti sul territorio, nei singoli comuni». Il centro, comunque, non chiude, soprattutto in un momento di crisi che ha provocato un aumento dell’utenza giornaliera della struttura, passata da una ventina a una trentina di persone.

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Il Piccolo, 16 gennaio 2010
 
FORTE DEI NUMERI, IL PRIMO CITTADINO DIFENDE A SPADA TRATTA IL SERVIZIO DEL SAN POLO: 600 NASCITE ALL’ANNO 
Pizzolitto: «Giù le mani dal Punto Nascita» 
Il sindaco teme che le prese di posizione a favore di Gorizia nascondano un ”mandante politico”

di LAURA BORSANI

«Il Punto Nascita di Monfalcone non si tocca. Sono deciso ad andare fino in fondo. Perfino a fare lo sciopero della fame». Scende in campo il sindaco Gianfranco Pizzolitto, difendendo a spada tratta il servizio dell’ospedale di Monfalcone, che quest’anno ha registrato 600 nascite (597 e tre nati da parto gemellare) contro le circa 400 dell’analogo Servizio di Gorizia. Pizzolitto, forte dei numeri vantati dal San Polo (la soglia limite prevista dalla bozza del piano sanitario è di 500 parti), alza la guardia. Una forte determinazione, tanto da arrivare a prospettare, con evidente provocazione, lo sciopero della fame. Un forte appello, dunque, levatosi dalla città di fronte all’incertezza sul destino del Punto Nascita monfalconese che dovrà misurarsi con quello di Gorizia, nel solco degli indirizzi indicati dal futuro piano sanitario e socio-sanitario regionale, attualmente in itinere. Pizzolitto comunque lo evidenzia: «La mia presa di posizione – dice – non è contro Gorizia, non voglio alzare le barricate. La mia è invece la difesa di quanto ci siamo conquistati sul campo, con tanto di dati di fatto. Ritengo, inoltre, impensabile che Monfalcone, già oberata da forti impatti sociali e ambientali, possa cedere anche i servizi che si è duramente guadagnata. Significherebbe rompere l’equilibrio del territorio».
Una situazione tutta aperta, come ha spiegato l’assessore regionale alla Salute, Vladimir Kosic: «Abbiamo sempre indicato riferimenti precisi. È necessario stabilire specifiche regole, riconducibili al rispetto del pareggio di bilancio e ai criteri di accreditamento. Obiettivi raggiungibili attraverso sostanzialmente tre parametri: il bacino d’utenza che garantisce sicurezza e qualità di un servizio, la casistica, nonché l’attuazione dei programmi non ancora realizzati. Nel caso specifico dell’Azienda sanitaria Isontina, ci sono disequità da superare». Fatta questa premessa, l’assessore Kosic ha quindi osservato: «Saranno le rispettive direzioni sanitarie aziendali, assieme alle Conferenze dei sindaci, a formulare le loro proposte. Abbiamo infatti demandato alle istituzioni territoriali l’elaborazione di un Piano attuativo locale, da presentare dopo l’approvazione definitiva del piano sanitario e socio-sanitario regionale che spero possa venire licenziato dalla giunta regionale entro febbraio».
Si ragiona, dunque, con dati e parametri alla mano. Quanto del resto auspicato dal sindaco Pizzolitto. Che ora non nasconde la sua forte preoccupazione, alla luce di decise prese di posizione a favore del Servizio goriziano. Come quella dell’ex assessore regionale alla Sanità, Mario Brancati, che ha dichiarato: «Il Punto Nascita va collocato a Gorizia, se non altro per riequilibrare le scelte fatte da Fasola nel 1994 ai danni di Gorizia». La stessa priorità, il capoluogo isontino, sostenuta anche dal consigliere comunale e provinciale dell’Udc, Giorgio Pacor, attraverso un ordine del giorno proposto in Consiglio provinciale. Pizzolitto non demorde. Teme che il confronto, anziché su dati oggettivi, possa scivolare sul terreno dei rapporti di forza politici, trascurando invece gli elementi oggettivi: «Il Punto Nascita di Monfalcone – aggiunge – non è mai stato messo in discussione, poiché ha i numeri per poter continuare a vivere. Piuttosto l’incertezza ha sempre riguardato il Servizio goriziano, verso il quale peraltro non abbiamo mai avanzato obiezioni di sorta». Quindi osserva: «Mi chiedevo come mai un consigliere comunale monfalconese come Pacor, nell’ambito della Conferenza sanitaria promossa a Gradisca dall’Udc, avesse svenduto la sanità monfalconese. Ora credo che, a questo punto, ci sia un ”mandante”. Le dichiarazioni espresse da Brancati sono pesanti. C’è da pensare che non si sia trattato dell’uscita di un politico che si atteggia in modo curioso, ma della presenza di un sottotraccia. Mi chiedo pertanto che senso ha fare un tavolo comune di lavoro con Gorizia, partendo da dati di fatto, mentre, dall’altra si vogliono far valere posizioni di forza. Il mio resta l’appello alla ragionevolezza e al buonsenso». Pizzolitto quindi si attende chiarimenti dal sindaco Romoli: «Restiamo aperti al confronto con Gorizia, ma non abbiamo certo la vocazione al suicidio. Mi aspetto una precisa posizione dal primo cittadino. Sono disponibile al ragionamento, ma non posso accettare posizioni contraddittorie. Non si deve confondere la mia collaborazione con la mancanza di determinazione».
Chiarezza attesa anche dall’Udc di Monfalcone, in virtù dell’ordine del giorno presentato da Giorgio Pacor: «L’atteggiamento del consigliere è di assoluta obsolescenza politica – commenta il sindaco -: non ho mai visto un politico monfalconese cedere a titolo gratuito e in modo sconsiderato pezzi di servizi cittadini, per giunta guadagnati sul campo. Chiedo, inoltre, se si tratti di un ragionamento a titolo personale o sia espressione dell’Udc. Il partito deve spiegarlo. Non vorrei che si voglia far passare il ”cavallo di Troia” in città. Una cosa è certa: Monfalcone resta compatta sulla sanità».

Messaggero Veneto, 17 gennaio 2010
 
Monfalcone: Pizzolitto è pronto a fare lo sciopero della fame se il Punto nascite sarà soppresso 
 
MONFALCONE. È deciso a fare lo sciopero della fame, il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto se il Punto nascite di Monfalcone fosse soppresso. Assolutamente impensabile, quindi, che il servizio per mamme e bambini resti unico, in provincia, nell’ospedale di Gorizia, così come proposto in un ordine del giorno dal consigliere provinciale, il monfalconese Giorgio Pacor.
La presa di posizione di Pizzolitto non è contro Gorizia, ma vuole essere una difesa di quanto è stato conquistato negli anni e di un servizio che ottiene ottimi risultati.
Basti verificare i dati: a Monfalcone quest’anno sono nati 600 bambini (di cui tre con parto gemellare) contro i circa 400 di Gorizia. Il piano sanitario regionale parla di una soglia limite di 500 nascite e quindi Monfalcone ci starebbe in pieno, anche se in realtà sulla permanenza dei punti nascita vige ancora l’incertezza, tanto che si sta profilando un certa tensione tra Monfalcone e Gorizia.
«Ritengo impensabile che Monfalcone, già oberata da forti impatti sociali e ambientali – dice il sindaco – possa cedere anche i servizi che si è duramente guadagnata. Significherebbe rompere l’equilibrio del territorio».
Se le scelte saranno fatte valutando dati e parametri, Monfalcone non dovrebbe temere la cancellazione del Punto nascite, ma il timore di Pizzolitto è che il confronto possa scivolare su rapporti politici. «Il servizio di Monfalcone non è mai stato messo in discussione visto i numeri su cui può contare. L’incertezza ha riguardato invece il punto goriziano, verso cui non abbiamo mai avanzato obiezioni di sorta» dice avanzando l’ipotesi che alle spalle della proposta di Giorgio Pacor, «ci sia un mandante» e attende che l’Udc di cui ora Pacor fa parte, dopo aver lasciato Forza Italia e non essere entrato nel Pdl, faccia chiarezza.
«Chiedo – dice ancora Pizzolitto – se l’odg di Pacor sia frutto di un ragionamento personale o sia espressione del partito. Non ho mai visto un politico monfalconese cedere a titolo gratuito e in modo sconsiderato pezzi di servizi cittadini. Comunque la città sulla sanità resta compatta».

Il Piccolo, 18 gennaio 2010
 
ALESSANDRO SAULLO (PRC) 
«Il Punto nascita del San Polo è un riferimento per le straniere»
 

Il Punto nascita dell’ospedale di Monfalcone va difeso a tutti i costi, perchè ha i numeri per esistere e perchè risponde alle specificità del territorio in cui è inserito. Il segretario provinciale di Rifondazione comunista Alessandro Saullo, non ha dubbi e replica quindi agli attacchi portati in questi giorni all’esistenza del reparto materno-infantile del San Polo a fronte della riforma sanitaria avviata dalla Regione. «Si dive difendere assolutamente il Punto nascita di Monfalcone perchè ci sono i numeri per farlo, quasi 700 parti all’anno contro i 500 richiesti – afferma Saullo -, e perchè il servizio è rilevante per le specificità che ci sono a Monfalcone. Mi riferisco alla forte presenza di persone immigrate che hanno in molti casi anche oggettive difficoltà di spostamento. Il rischio è quindi quello che chiudendo il Punto nascita le donne straniere, ma non solo, non si sottopongano a tutti i controlli previsti. È questo quello che vogliamo?».
A fronte delle polemiche degli ultimi giorni Saullo si chiede anche a cosa servano le commissioni tecnico-politiche attivate in modo bipartisan in provincia per formulare una controposta sull’assetto della sanità isontina da presentare all’assessore regionale alla Salute Kosic.

Il Piccolo, 20 gennaio 2010
 
LA QUESTIONE SANITÀ ANCORA AL CENTRO DEL DIBATTITO 
Punto nascita, Pizzolitto non si fida di Romoli 
Il sindaco si sente tagliato fuori dalle decisioni. «Non è il momento di abbassare la guardia»

di FABIO MALACREA

Se la provincia isontina ha uno scarso peso politico, Monfalcone in questo momento ne ha ancora di meno. Ecco perchè il sindaco Gianfranco Pizzolitto prende atto delle rassicurazioni del suo collega Ettore Romoli («Dobbiamo salvare entrambi i Punti nascita. Ogni fuga in avanti di una o dell’altra città non farebbe che indebolire la provincia», ha detto il primo cittadino goriziano), ma non è disposto a firmare una cambiale in bianco sulla fondatezza di quanto Romoli ha detto. Secondo Pizzolitto ci sono segnali, come gli avvicendamenti alla guida dell’Ass e le scelte dei direttori generali, che fanno intendere come il peso politico di Gorizia sia in questa fase preponderante e come l’asse preferenziale Tondo-Romoli, cui ha accennato di recente anche l’ex assessore regionale alla Sanità Mario Brancati, rappresenti una minaccia da non sottovalutare in questa delicata fase di trattative a distanza. Insomma, Pizzolitto non si sente rassicurato fino in fondo da Romoli.
E per questo ribadisce: «Le parole di Ettore mi sembrano effettivamente indirizzate nella direzione giusta, però ciò che sta succedendo sulla questione dei Punti nascita e sulle nomine ai vertici dell’Ass non mi consente di abbassare la guardia. Le parole di Mario Brancati circa un’amicizia Romoli-Tondo, insomma, un senso potrebbero averlo. Ciò mi fa stare con le antenne alte perchè io da quest’asse percepisco di essere fuori. Non dovrei preoccuparmi?». Insomma, Pizzolitto non si sente al sicuro. E spiega perchè. Sulla sortita di Giorgio Pacor, che ha di recente chiesto il passaggio tout-court di Ostetricia e Punto nascita a Gorizia, parla di «motivazioni dell’esponente dell’Udc che nulla hanno a che fare con un’interpretazione corretta di questo argomento». E aggiunge una battuta: «Non sapevo che Pacor si fosse reciclato da tuttologo in esperto di ginecologia». Ma è anche sulla nomina del nuovo direttore generale dell’Ass Isontina Gianni Cortiula che il sindaco ha da ridire: «Niente di personale, sia chiaro – specifica -. Ma non posso non preoccuparmi se Monfalcone e il suo sindaco restano estranei a passi importanti, come la revoca dell’incarico a Manuela Baccarin. C’è stato poi l’abbandono del suo successore, Roberto Ferri, al quale ritengo sia stato dato scarso sostegno. Della nomina di Gianni Cortiula, poi, sono venuto a conoscenza dai giornali. Ho l’impressione che i giochi si decidano altrove, sulla nostra testa». Infine Pizzolitto lancia un messaggio. «Siamo un territorio ad alta densità industriale che sta risentendo più di altri della crisi, con un alto ricorso alla cassa integrazione. La nostra città sta sopportando impatti sociali pesanti.
In questa situazione di tensione, provocazioni come quelle di Brancati e Pacor hanno effetti che rischiano di radicalizzare il confronto. Non vorrei che ciò facesse rispuntare teorie ”separatiste” e che il nostro territorio cominiasse di nuovo a guardarsi attorno».

Il Piccolo, 05 gennaio 2010 
 
NESSUN VUOTO NELLA GESTIONE DELL’IMPORTANTE REPARTO DELL’OSPEDALE  
Sanità, cambio al vertice in Chirurgia  
Marco Barone sostituirà Cristiano Finco fino alla nomina del primario effettivo 
Il direttore sanitario Andrea Collaretta nominato al vertice dell’Azienda sanitaria isontina al posto di Roberto Ferri chiamato alla direzione regionale
 
 
di LAURA BORSANI

Marco Barone, 48 anni, è il responsabile facente funzioni del reparto di Chirurgia dell’ospedale San Polo. Lo ha deciso l’Azienda sanitaria isontina attraverso una specifica deliberazione, avvenuta negli ultimi giorni dello scorso anno. Il dottor Barone assume l’incarico pro-tempore, dopo le dimissioni del primario, dottor Cristiano Finco, che, a partire dal primo gennaio 2010, ha lasciato l’incarico per fare rientro in Veneto, sua regione di origine, dove andrà gestire la Chirurgia dell’ospedale di Valdagno, in provincia di Vicenza.
Per Barone questo incarico non è nuovo, avendo già assunto la gestione del reparto del San Polo in passato. Con il suo insediamento, pertanto, come peraltro era stato garantito dalla stessa direzione aziendale, la Chirurgia non subisce vuoti gestionali, mantenendo la continuità e la stabilità operativa.
Il ruolo di facente funzioni affidato al dottor Barone è frutto della procedura finalizzata alla selezione, nell’ambito dei medici chirurghi operanti nel reparto di Monfalcone, di un responsabile supplente. L’Azienda sanitaria, in seguito all’istanza di dimissioni del dottor Finco, aveva infatti provveduto a richiedere ai professionisti l’invio dei relativi curricola, ai fini delle valutazioni secondo le procedure di legge, per la scelta del medico subentrante. Contestualmente, l’Ass aveva avviato la richiesta di autorizzazione alla Regione per l’espletamento del bando di concorso ai fini della nomina del primario effettivo del reparto di Chirurgia.
L’insediamento di Marco Barone giunge in una fase di transizione per l’Ass Isontina, considerando che il direttore generale, Roberto Ferri, ha concluso il suo mandato alla guida dell’azienda il 2 gennaio. Il dottor Ferri, dopo aver maturato una lunga e positiva esperienza alla guida anche dell’Ass 5 della Bassa friulana, ritorna alle mansioni proprie delle sue ”origini professionali”, assumendo l’incarico nell’Area prevenzione e promozione della salute della direzione regionale, a Trieste.
A sostituire il dottor Ferri è stato indicato, sempre nel solco delle direttive legislative e in qualità di dirigente più anziano, il dottor Andrea Collaretta, direttore sanitario della stessa Ass 2 Isontina. Anche in questo caso, si tratta di un incarico pro-tempore, quale facente funzioni, in attesa della nomina del nuovo direttore generale.
Il reparto di Chirurgia del San Polo, dunque, procede regolarmente, rientrando in un percorso opportunamente programmato. Lo stesso iter era stato messo in campo anche per la scelta del responsabile facente funzioni di Oculistica. Per quanto riguarda il concorso, come aveva spiegato il dottor Ferri, i tempi tecnici si aggirano attorno ai tre-quattro mesi. Con ciò ipotizzando che il reparto di Chirurgia del San Polo possa avere il suo primario titolare prima della stagione estiva.
Con la gestione del dottor Finco, il reparto ha vissuto un’evidente rilancio. Lo attestano i dati di fine mandato 2009, a fronte di 1050 interventi chirurgici. Nel 2007 gli interventi erano stati 840. Oltre 100 sono stati i pazienti oncologici, 7 invece quelli operati nel 2007. Le endoscopie eseguite sono state 2500, 700 in più rispetto alla gestione precedente.
Al fine di garantire tempestivamente la continuità del reparto, i medici chirurghi, ma anche l’intero personale operante in Chirurgia avevano peraltro richiesto formalmente all’amministrazione ospedaliera di nominare proprio il dottor Marco Barone, superando la fase della presentazione degli stessi curricola. Una risposta corale e di responsabilità, espressa dal reparto, che aveva suscitato l’apprezzamento della direzione ospedaliera, pur dovendo attenersi alle necessarie procedure di legge.

Il Piccolo, 18 novembre 2009 
 
I TAGLI DEL PIANO SOCIO-SANITARIO  
«Non si tocca la Risonanza donata dai cittadini»  
Il sindaco: «Ma questa volta non ci saranno guerre di campanile per difendere gli ospedali» 
RISCHIO DI DECLASSAMENTO PER LE DUE STRUTTURE DELL’AZIENDA ISONTINA
 
 
di FABIO MALACREA

Contro il Piano socio-sanitario regionale non ci saranno guerre di campanile. Monfalcone e Gorizia difenderanno insieme i loro ospedali, minacciati dai tagli. Niente colpi bassi, questa volta. Passati i tempi degli sgambetti reciproci, delle interferenze politiche che avevano bloccato per vent’anni il completamento del San Polo, della ”guerra” delle risonanze magnetiche. Monfalcone, la sua risonanza magnetica, se l’è comprata da sola. Anzi, a pagarla sono stati i 10mila cittadini che tra il 1999 e il 2003 hanno contribuito a una raccolta di fondi, mettendo insieme 900mila euro. Una somma enorme. Tanto che 100mila euro avanzarono e furono utilizzati per l’acquisto di un tomografo a coerenza ottica per Oculistica. Anche Gorizia, all’epoca, ebbe la sua risonanza: a pagargliela fu la Fondazione CariGo. Ora, secondo il piano regionale, i due ospedali rischiano di perdere le risonanze, come altri servizi importanti che verrebbero destinati solo agli ospedali di prima fascia: il Punto nascita (ce ne sono due in provincia, ne resterà uno) e la Medicina del lavoro, ad esempio.
Si rischia una nuova guerra tra poveri? Il sindaco Gianfranco Pizzolitto lo esclude: «Le battaglie di campanile sono un pericolo incombente. E proprio sulla sanità le abbiamo già vissute, purtroppo a nostre spese. Il rischio c’è. Ma sarebbe un errore colossale che Monfalcone e Gorizia andassero all’assalto da sole. Sarebbe il suicidio della sanità isontina. Il nostro compito è difendere, uniti, le competenze acquisite dalle due città in campo sanitario. Che non sono poche. I nostri sono ospedali che funzionano, presentano parametri di utilizzo ideali, hanno un bacino d’utenza importante, ben superiore a quello strettamente geografico. Sfido a trovare sprechi di gestione».
E la risonanza magnetica che i monfalconesi si sono pagati da soli? Che fine farà? «Pretendere di togliere a Monfalcone un’apparecchiatura che la stessa città ha donato all’ospedale sarebbe una beffa nella beffa. Non lo potremo mai accettare. Ma non sarò mai trascinato in una guerra di campanile su questa questione. Mai come ora Monfalcone e Gorizia devono essere disposte a battersi insieme per difendere la loro sanità».
«Sarebbe l’ennesima beffa – aggiunge il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta -. La risonanza magnetica, è vero, è stata acquistata dalla gente di Monfalcone. Ma spesso i programmi ad ampio spettro non tengono conto di questioni romantiche. Cosa dovrebbero dire i gradesi che, dopo essersi costruiti e aver pagato di tasca propria un ospedale, se lo sono visto chiudere. E quelli di Cormons. È una logica perversa. In passato analoghi piani erano almeno mirati alla razionalizzazione dei costi. Adesso l’obiettivo è solo andare al potenziamento della sanità privata. Prevedo una grande mobilitazione contro questo piano. E non solo per la risonanza magnetica di Monfalcone che rappresenta senza dubbio il caso più clamoroso. Ma sarebbe una disfatta se dovessimo pensare di marciare da soli contro il nemico. Insomma, la risonanza non si tocca. Ma nemmeno il Punto nascita di Gorizia, che è a rischio. E nemmeno la Medicina del lavoro».
Monfalcone non intende innescare un altro braccio di ferro con Gorizia come quello tra gli anni ’80 e il 2000, proprio sulla sanità. Fu la guerra degli ospedali, risoltasi a favore di Monfalcone con il completamento e l’avvio del San Polo. Protagonista dell’impresa l’ex consigliere regionale Gianpiero Fasola che, da paladino a difesa dell’opera assieme a un gruppo di medici monfalconesi, ingaggiò una lotta furibonda con l’allora assessore regionale democristiano alla Sanità Mario Brancati, goriziano, che bloccava il progetto. Arrivando a subentrargli nell’incarico. Un finale da fantapolitica ma terribilmente reale. Monfalcone ebbe il suo ospedale, vent’anni dopo.

IL DIALOGO. GORIZIA: NON È PIÙ IL TEMPO DELLE CONTRAPPOSIZIONI  
Romoli propone «un patto indissolubile»  
«Solo se saremo uniti potremo ottenere i risultati che tutti ci attendiamo»
 
 
«È necessario che Gorizia e Monfalcone stringano un patto indissolubile in difesa della sanità provinciale. È finito il tempo delle guerre di campanile. Solo se saremmo uniti in questa battaglia otteremo i risultati che ci attendiamo».
Il sindaco di Gorizia Ettore Romoli non ha dubbi sulle strategie da adottare per difendere lo sgretolamento delle potenzialità dei due poli dell’ospedale provinciale. Ma avverte: «Mi sembrano in ogni caso eccessivi certi allarmismi. Mi rifiuto di credere che la Regione sia effettivamente intenzionata a smantellare la risonanza magnetica di Monfalcone acquistata dai cittadini e quella di Gorizia che ha ancora molti anni davanti di utilizzo».
Romoli parla di sanità provinciale anziché di sanità isontina come fanno altri politici di Gorizia. Differenza non solo linguistica, anzi. È di profonda sostanza politica. Non a caso all’unità per fronteggiare la battaglia della sanità il sindaco si appella anche «ai partiti di opposizione» a Gorizia.
Ieri intanto incontro interlocutorio tra l’assessore regionale alla Sanità Vladimir Kosic e la Conferenza dei sindaci, tenutosi ieri mattina a Codroipo. Kosic ha delineato a grandi linee il nuovo piano sanitario regionale senza entrare nei dettagli del documento. Lo farà nella prossima riunione già convocata per il 30 novembre, sempre a Codroipo. Alla riunione era presente l’assessore comunale di Gorizia Silvana Romano, nella sua qualità di presidente del gruppo ristretto dei sindaci dell’Isontino. La Romano nei prossimi giorni convocherà sia il gruppo ristretto che l’Ambito socio-sanitaria per esaminare il piano regionale e raccogliere proposte e suggerimenti da portare alla Conferenza dei sindaci del 30 novembre.
La Romano comunque ha già anticipato che «il problema economico della sanità non si risolve con tagli nei piccoli ospedali, ma con una razionalizzazione dei doppioni esistenti in Friuli Venezia Giulia come la presenza di due cliniche universitarie o due cardiochirurgie». «I tagli negli ospedali di rete – ha aggiunto la Romano – non fanno altro che depauperare il territorio senza risolvere il problema». (re.go.)

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
I primari uniti: Cardiologia non si tocca  
Preoccupazioni anche sul futuro della Rianimazione così come indicato nel piano della Regione
 
 
Mantenere a Gorizia e Monfalcone l’eccellenza nelle prestazioni sanitarie di base, salvaguardando i reparti come Terapia intensiva e Cardiologia (Ucic) che la Proposta del piano sanitario 2010-2012 intende privare dei posti-letto (una quindicina) sostituendoli con un’Area di emergenza come già avviene negli ospedali di Tolmezzo e San Daniele. Si punta altresì al riconoscimento delle professionalità acquisite e consolidate, che costituiscono un ”valore aggiunto” per il presidio ospedaliero. E ancora, la salvaguardia dei livelli di efficienza che hanno sempre contraddistinto le nostre strutture.
La ”battaglia” dei medici riuniti nell’Associazione per la sanità della Venezia Giulia (Asvg), che raccoglie i primari di entrambi gli ospedali, di cui si fa portavoce il dottor Claudio Rieppi, direttore del Laboratorio di analisi dell’Ass Isontina, intende proporre un metodo di lavoro sulla bozza di piano regionale con lo spirito di chi coglie la sfida del confronto costruttivo. Perchè se è necessaria la riorganizzazione del sistema sanitario, così come era prevista dalla legge regionale 13 del ’95 per ragioni di sostenibilità economica, i ”correttivi” da adottare non devono penalizzare la qualità del servizio offerto alla popolazione.
I medici della neonata Asvg, che l’altro ieri si sono riuniti al San Polo, propongono uno specifico e oculato percorso, volto a modificare gli aspetti ritenuti incongruenti. Un percorso avviato in sintonia con i vertici dell’Ass Isontina, che vuole bandire ogni logica di campanile tra le strutture di Monfalcone, Gorizia e soprattutto con l’Azienda ospedaliera di Trieste, con la quale peraltro sono in atto da tempo servizi e collaborazioni integrati. Il tutto, dunque, nell’interesse primario degli utenti, prevedendo anche ”percorsi garantiti” nell’ambito dell’ospedale del capoluogo regionale, in ordine ai servizi di più elevata complessità non offerti in loco.
Un primo documento è scaturito l’altro ieri dai medici dell’Asvg: «L’approvazione del nuovo piano sociosanitario regionale – viene spiegato – lancia una nuova sfida per gli ospedali di Trieste, Gorizia e Monfalcone. Rappresenta un primo tentativo, dopo l’approvazione della legge regionale 13/’95, di razionalizzare l’offerta sanitaria. Riteniamo sia una sfida da cogliere e da governare per garantire una buona sanità ai cittadini di quest’area nei prossimi anni». I medici sottolineano: «Bisogna rifuggire dalla tentazione di leggere il futuro con le categorie del passato e in particolare rifuggire dagli antagonismi, Gorizia contro Monfalcone o Isontino contro Trieste. Occorre un progetto che sappia guardare all’intera Area». Da qui le 4 idee guida: garantire l’eccellenza nelle funzioni di base delle tre sedi; garantire la presa in carico del paziente e successivamente i percorsi nelle funzioni di più elevata complessità; garantire ai professionisti che lavorano nelle tre sedi la partecipazione alla progettazione e alla realizzazione dei percorsi diagnostici e terapeutici; garantire, infine, l’efficienza delle strutture. Un dibattito, dunque, che i medici definiscono costruttivo, al fine di giungere a scelte ragionevoli «per assicurare ai pazienti dell’area una sanità migliore e di garantire ai professionisti di Monfalcone, Gorizia e Trieste uguale dignità e pari opportunità di crescita professionale dalla sede principale di lavoro».

Il Piccolo, 21 novembre 2009 
 
SARÀ INVIATO IN REGIONE  
Pronto un odg per la difesa dell’ospedale
 
 
Il Consiglio comunale di Monfalcone inviterà l’assessore regionale alla Sanità a valutare lo stato dei servizi sanitari e sociosanitari del Monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali, non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio. Lo prevede un ordine del giorno dal titolo ”Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”, che sarà presentato dalla presidente della commissione Sanità Barbara Zilli in una delle prossime riunioni, da inviare anche al presidente Tondo, ai consiglieri regionali eletti nella provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione regionale.
Barbara Zilli parte dalel proteste venute di recente dalla popolazione per le forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare per l’esecuzione macchinosa dei prelievi del sangue, per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese, si è registrata anche la soppressione dell’auto medicalizzata, e per l’accesso a Medicina, costantemente sovraffollata. Un tanto a fronte della costante carenza di personale nel Punto prelievi, che effettua in media 200 prelievi al giorno con picchi di 300 e di una situazione analoga al Laboratorio dove, alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione, si rischia di dover ridurre drasticamente l’attività. Difficile anche la situazione del Pronto soccorso che vede in media 26mila casi l’anno con una dotazione di personale non parametrata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente.
Il quadro è completato da un reparto di Medicina costantemente sovraffollato nonostante la degenza media sia stata portata, nell’ultimo biennio da 7,7 e 6,9 giorni, da una casa di riposo che conta 135 persone in attesa a fronte di 141 posti, da un’assistenza domiciliare d’ambito che presenta per la prima volta quest’anno una lista di attesa. «Si sta assistendo – conclude l’odg – a un progressivo indebolimento dell’ospedale di Monfalcone e, se non vi si porrà rimedio, si arriverà a uno svuotamento dello stesso». 

Messaggero Veneto, 21 novembre 2009 
 
Il piano sanitario regionale preoccupa politici e cittadini. Anche il Pd interviene per tutelare il San Polo che rischia un ridimensionamento  
Monfalcone, scatta l’allarme ospedale «I servizi sono sull’orlo del collasso»
 
 
MONFALCONE. Il piano sanitario regionale sta provocando forti preoccupazioni a Monfalcone, sia nel mondo politico, sia tra i cittadini che temono di vedere fortemente ridimensionato il loro ospedale. E al proposito la capogruppo del Pd, Barbara Zilli ha presentato un urgente ordine del giorno, dedicato a “Emergenze all’ospedale di San Polo: misure urgenti per servizi sull’orlo del collasso”.
«Sembra che l’ospedale si prepari al declassamento e allo svuotamento» è il lapidario commento di Barbara Zilli che chiede al consiglio comunale di pronunciarsi «affinché l’assessore regionale alla sanità valuti lo stato dei servizi sanitari e socio-sanitari del monfalconese che presentano carenze di personale sanitario e strutturali non riscontrabili in altre realtà regionali e metta in atto tutte le misure necessarie per porvi rimedio».
L’odg, che sarà inviato al presidente della giunta regionale ai consiglieri regionali eletti nella Provincia di Gorizia e a tutti i consiglieri della terza Commissione consiliare regionale, osserva come da parte di cittadini del mandamento monfalconese siano state lamentate forti criticità nell’accesso ad alcuni servizi dell’ospedale di San Polo e in particolare «per l’esecuzione dei prelievi del sangue dove, dal momento della richiesta di prenotazione-registrazione (eliminacode al Cup) al momento del prelievo, passano, di norma, due ore o più; per l’accesso al Pronto soccorso dove, oltre alle lunghe attese tipiche di quasi tutti i servizi regionali, si è registrata la soppressione dell’auto medicalizzata in alcune giornate; per l’accesso al reparto di medicina, che risulta quasi costantemente sovraffollato, con la conseguenza che spesso alcuni pazienti devono essere sistemati come “fuori reparto”, cioè in altri reparti».
Ricorda come il Punto prelievi, che esegue in media 200 prelievi al giorno con picchi anche di 300, presenta una costante carenza di personale «poiché, per una simile mole di attività, dovrebbero essere aperte almeno sei postazioni, ma di norma ne sono aperte tre per carenza di personale. La situazione del centro prelievi è speculare a quella del laboratorio: alla luce del blocco del turnover deciso dalla Regione il Laboratorio rischia di dover ridurre drasticamente l’attività e quindi limitare gli accessi ai prelievi poiché sono in fase di pensionamento due dirigenti e il numero dei tecnici è molto scarso tanto che basta una malattia per mettere in crisi l’attività».
In merito al Pronto soccorso spiega che in media vengono osservati 26.000 casi l’anno e serve un bacino di utenza che è superiore ai residenti del distretto «poiché a una forma consistente di trasfertismo tipica delle realtà industriali vi si somma la presenza del porto e dell’autostrada, nonché l’attrazione esercitata nei confronti dell’altipiano carsico triestino. Inoltre vi è una maggiore complessità di interventi dovuta sia alla presenza della terapia intensiva sia dall’accesso di infortuni quantificabili in più di 2.500 l’anno». La dotazione del personale del pronto soccorso, così come confermato recentemente dal primario, non è parametrizzata sulla base dei dati epidemiologici e del bacino di utenza realmente servito ma sulla base della popolazione residente, così medici e infermieri sono costretti a turni estenuanti per coprire i quali ultimamente è stato soppresso anche il servizio dell’auto medicalizzata.
Inevitabile l’accenno al reparto di medicina costantemente sovraffollato, fenomeno è legato a un costante incremento del numero dei ricoveri, ma acuito da difficoltà alla dimissione legate alla presenza di una quota significativa di “casi sociali” che non trovano spazio in strutture territoriali.

Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
EMESSA DAL GIUDICE DEL LAVORO LA PRIMA SENTENZA LEGATA ALL’ESPOSIZIONE  
Amianto, l’Ass dovrà risarcire un operaio  
A un ronchese di 70 anni 5000 euro. Lavorò nei locali caldaie dell’ex ospedale 
 
di FRANCO FEMIA

Prima sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Gorizia legata alle malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto.
Il giudice dottoressa Barbara Gallo ha condannato l’Azienda dei servizi sanitari Isontina a risarcire un suo ex dipendente, affetto da placche pleuriche contratte durante il suo lavoro. Il risarcimento riconosciuto è di cinquemila euro. Un risarcimento contenuto. Ciò è dovuto al fatto che la patologia sofferta da V. O. è allo stato attuale lieve e la percentuale di invalidità riconosciuta dall’Inail è quindi bassa.
«L’importanza di questa sentenza – ha sottolineato l’avvocato di Marco Bianca, che ha tutelato nel processo V.O. – sta nel fatto che è stato riconosciuto come il mio assistito abbia lavorato in ambienti dove era presente l’amianto e che per questo motivo ha contratto la malattia».
La causa civile contro l’Azienda per i servizi sanitari era stata promossa cinque anni fa da V.O., un settantenne residente a Ronchi dei Legionari, che per molti anni aveva lavorato come conduttore di caldaie all’ex ospedale civile di via Rossini a Monfalcone. L’uomo riteneva che la malattia di cui soffriva e riconosciutagli dall’Inail, fosse stata causata dall’esposizione all’amianto presente in abbondanza nei locali in cui aveva lavorato per anni.
Il suo difensore era riuscito, prima delle demolizione del vecchio impianto, a far effettuare dal tribunale degli accertamenti tecnici da parte dei locali dove V.O, aveva lavorato. Era emerso così come nella zona della caldaia termica fosse forte la presenza dell’amianto, sia nelle lastre che nelle guarnizioni.
Questo riscontro ha convinto il giudice che la malattia contratta da V.O. sia stata in effetti causata proprio dall’esposizione prolungata all’amianto. E nella sentenza che ha condannato l’Azienda per i servizi sanitari la dottoressa Gallo sottolinea come l’Ass Isontina non abbia adottato quelle minime misure necessarie che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polvere di amianto presente sul posto.
La presenza dell’amianto in alcuni settori dell’ex comprensorio ospedaliero era stata più volte rilevata dal nostro giornale. Ed anche delle sue cause letali. Nel 2005, proprio l’anno in cui V.O. aveva deciso di fare causa all’Azienda sanitaria, era morto un suo collega, che per trent’anni aveva svolto servizi di manuntenzione nella struttura sanitaria di via Rossini.
A sostenere l’esistenza dell’amianto c’era anche una perizia, effettuata nel 2004, su richiesta del giudice del tribunale di Gorizia, Angela Masiello.

Messaggero Veneto, 24 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Nella prima causa civile andata a sentenza, l’Azienda sanitaria dovrà risarcire con 5 mila euro un ex dipendente del vecchio ospedale  
Invalidità da amianto, condannata l’Ass isontina
 
 
MONFALCONE. Prima sentenza di risarcimento danni derivati dall’esposizione all’amianto: a pronunciarla è stato il giudice del lavoro del Tribunale di Gorizia Barbara Gallo che ha condannato l’Azienda sanitaria isontina a risarcire un ex dipendente, “vittima”, appunto, della fibra killer che gli ha procurato un’invalidità derivata da “placche pleuriche”.
Il danno è stato quantificato dal giudice in 5 mila euro. Una somma ritenuta congrua rispetto la gravità della patologia. A beneficiarne V.O., un settantenne di Ronchi dei Legionari, già “manutentore” della caldaia dell’ex ospedale di via Rossini. Oltre sei anni fa, all’uomo, che era andato da poco in quiescenza, i sanitari riscontrarono delle “placche pleuriche”, una patologia riferibile, secondo i sanitari, all’esposizione all’amianto.
V.O. decise, così, di rivolgersi all’avvocato Marco Bianca il quale, prima che demolissero il “vecchio” ospedale, riuscì ad ottenere dal Tribunale un accertamento tecnico circa la presenza di amianto nel comprensorio di via Rossini.
E la risposta degli esperti fu chiara e inconfutabile: nell’ex ospedale fu trovato amianto in abbondanza, sotto forma di lastre, guarnizioni, stufe e pure nel vano caldaie. Senza contare i 150 chili stoccati, rinvenuti anni prima.
A questo punto, il giudice s’è convinto che la malattia, contratta da V.O., era stata provocata dall’esposizione alla fibra killer ed ha emesso, come si è detto, la sentenza risarcitoria a favore del settantenne ronchese cui l’Ass dovrà ora versare 5 mila euro. Il giudice Barbara Gallo, nella sentenza, scrive, tra l’altro: «Non sono state neppure effettuate quelle minime precauzioni che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polveri d’amianto».
A quanto risulta, V.O. non è l’unico ex dipendente del nosocomio monfalconese ad essersi ammalato a causa dell’esposizione all’amianto i cui fumi, almeno in un caso, avrebbero provocato addirittura un decesso. Per quanto riguarda i processi penali, legati alle morti da amianto, sono attualmente al vaglio dei giudici, come si ricorderà, alcuni filoni (frutto della riunione di diversi procedimenti) in cui sono imputati di omicidio colposo i vertici dell’Italcantieri. (n.v.)

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