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Il Piccolo, 14 giugno 2010
 
PIANO ATTUATIVO PROPOSTO DA UN POOL DI IMPRENDITORI E SOCIETÀ COSTRUTTRICI LOCALI 
Tennis e grattacieli, ecco Bistrigna-city 
Progettato un nuovo maxi-quartiere residenziale tra ”La Sirenetta” e la piscina comunale

di TIZIANA CARPINELLI

Nell’area dove un tempo c’erano solo campi coltivati a frumento e foraggio, rimasta in parte ancora viva nella memoria del lavoro e del sudore dei contadini, potrebbe sorgere un nuovo maxi-quartiere da 80mila metri quadrati, con palazzoni da dieci piani, campi sportivi e ampi spazi pedonali, attrezzati a verde pubblico. Un pool di privati imprenditori e società costruttrici locali sta da tempo lavorando a un progetto di sviluppo edilizio, che interessa la nuova porta d’ingresso di Monfalcone: via Grado, vicino a Bistrigna, di fatto uno dei pochissimi ambiti, attualmente configurato dal Piano regolatore come zona agricola, rimasto ancora del tutto privo di insediamenti abitativi. La bozza del piano attuativo, disegnato dallo studio di architettura di Claudio Francesco Bragagna, delinea sulla strada provinciale 19, tra l’albergo ”La Sirenetta” e la Piscina comunale una nuova cittadella, dove 400 nuovi alloggi potrebbero sorgere e dunque altrettante famiglie insediarsi. Un volano incredibile, in tempi di buriana recessiva, per l’economica locale. E una proposta che darebbe un impulso fortissimo anche al mercato immobiliare. Se dovesse decidere di dare il via libero alla progettualità il Comune otterrebbe, come contropartita agli oneri concessori, un auditorium da 400 posti. Mentre la città avrebbe finalmente il suo circolo del tennis: tra gli investitori privati, infatti, c’è anche chi ha intravisto questo tipo di business e dunque ha inserito nel piano la realizzazione di sei campi in terra rossa, con parcheggio privato sottostante la piastra attrezzata.
Il verde da realizzare a parco urbano vede invece un percorso salute di due chilometri e altri impianti minori (per calcetto, basket e pallamano). La parte residenziale occupa metà della superficie d’ambito complessiva, vale a dire 40mila metri quadrati: l’edificazione, da progetto, risulta concentrata in torri angolari di 10 piani (alla stessa stregua del grattacielo dell’Anconetta, il complesso più alto di Monfalcone) ed edifici seriali di 6 e 8 piani, per una volumetria di 110mila metri cubi. La scelta di raggrumare i quattrocento alloggi in palazzi molto alti, stando all’architetto Bragagna, preserva l’habitat circostante e tutela la permanenza del verde. Il disegno prevede la realizzazione di due blocchi da dieci piani (con due piani parcheggio e 8 piani residenza e direzionale), uno lineare da otto e due da sei. Non solo case, comunque. Sarà presente anche il commercio di quartiere con pub, edicole e alimentari di base.
Ampi spazi di aggregazione saranno garantiti da una piazza pedonale, mentre la viabilità dovrebbe scorrere lungo una sola asta di collegamento tra via Grado e via Capitello del Cristo per il traffico locale, con strade a raccordo dei singoli insediamenti. Pure un maxi parcheggio coperto da 5mila mq. «Il complesso edilizio, sulla carta, ha personalità indipendente e originale – chiarisce l’architetto Bragagna -: è infatti pensato come una nuova idea di quartiere, autosufficiente e vocato alle attività sportive, per un nuovo stile di vita e un trait d’union eccezionale con il polo già esistente, vale a dire la Piscina comunale». Dall’idea al progetto, dunque, che ha fatto nascere un’iniziativa senza precedenti nel campo dell’edilizia residenziale locale, per dimensioni, qualità architettonica e anche per le risorse economiche e imprenditoriali evidentemente richieste. La natura del piano attuativo si evidenzia infatti nella scelta di concentrare gli spazi alla residenza, per consegnare i rimanenti spazi ad attrezzature sportive e culturali e di verde attrezzato. Il verde urbano, nelle sue diverse collocazioni, costituisce infatti la trama portante di tutto il discorso insediativo, qualificandosi come barriera al traffico della strada provinciale.

Il Piccolo, 16 giugno 2010
 
LA COSIDDETTA BISTRIGNA CITY NON CONVINCE L’ATTUALE AMMINISTRAZIONE 
«Meglio restaurare che costruire nuove case» 
L’assessore Schiavo frena sulla cittadella di via Grado: «Ci pensi il prossimo sindaco»

La nuova cittadella sportiva di via Grado? Non se ne parla fino a dopo le elezioni. L’ambiziosa proposta di sviluppo edilizio nella zona agricola compresa tra ”La Sirenetta” e la Piscina comunale, vicino a Bistrigna, che viene portata avanti da un pool di imprenditori e società costruttrici locali è destinata a essere per il momento archiviata. L’amministrazione comunale ritiene la bozza del piano attuativo stilata dallo studio di architettura Bragagna meritevole di considerazione, ma afferma altresì di non voler aprire in questo momento una discussione in consiglio comunale.
«Personalmente – spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – sono favorevole alla ristrutturazione del centro, piuttosto che all’espansione degli insediamenti nelle periferie, anche se mi rendo conto che una riflessione, estesa al mandamento, va posta in quanto la riqualificazione del cuore storico può non risultare sufficiente a rispondere alla domanda abitativa. Fatta questa premessa, si deve considerare che il nostro Prgc lascia ben poco spazio a possibili sviluppi, poiché sono rimaste solo due grosse aree ancora edificabili: una in prossimità di Staranzano, verso via Crociera, e l’altra in via Grado, oggetto appunto di discussione. Ho fatto il possibile, negli anni, per non intaccare tali ambiti, in modo da evitare lo sviluppo disordinato delle attività così come avvenuto sul lato sinistro della strada per Grado. Ho preferito concentrare gli interventi sulla viabilità, per potenziare la rete di collegamento stradale e questa sarà anche l’ultima impresa dell’ente locale». «Alla luce tuttavia di quanto realizzato e ancora da realizzare sulla Monfalcone-Grado – conclude – credo che in futuro risulterà estremamente interessante aprire un ragionamento sul progetto dei privati, dal momento che lì si collocherà la nuova porta di accesso della città. Ma escludo che lo si possa fare prima della conclusione delle opere». Insomma la ”patata bollente” finirà nelle mani di chi amministrerà Monfalcone dopo Pizzolitto. E certamente sarà una carta da giocare durante la prossima campagna elettorale, dal momento che il progetto è a più zeri e promette di essere un volano per l’economia locale. Intanto, però, si registrano già i primi commenti critici: «Tutti possono notare – dice Emiliano Zotti, consigliere Prc – lo stato del mercato immobiliare, che presenta un esubero di offerta sia di nuove costruzioni che di usate e indica diversi ambiti di sviluppo già autorizzati e non ancora completati a causa della scarsa domanda di alloggi». «Il nostro obiettivo – termina – è quello del “consumo zero” del territorio: il progetto presentato ricade in una zona agricola e dunque non è  nostra intenzione effettuare alcuna variante al piano regolatore». (ti.ca.)

Il Piccolo, 18 giugno 2010
 
VICINO A BISTRIGNA 
Wwf: «No alla colata di cemento per la nuova city di via Grado» 
Gli ambientalisti si oppongono alla proposta avanzata da un gruppo di investitori privati

Il Wwf punta il dito contro la «colata di cemento di 110mila metri cubi da riversare su una delle poche aree agricole – tra Monfalcone, Ronchi e Staranzano – sopravvissuta alla marmellata urbanistica che negli anni ha trasformato tali Comuni in un’unica grande periferia, priva di servizi adeguati». Secondo gli ambientalisti i due mega-condomini da 10 piani e gli altri tre palazzoni di 6-8 piani, oggetto di recente proposta di realizzazione da parte di privati nella zona agricola di via Grado, «trasformerebbero un paesaggio rurale in qualcosa di simile a via 25 Aprile». «La filosofia d’intervento proposta vicino a Bistrigna – commenta il Wwf – sembra attinta dal complesso di Rozzol Melara, costruito negli anni ’70 alla periferia di Trieste».
Stando agli ambientalisti ci si deve porre due domande: «Dal sacrificio di questo prezioso spazio agricolo, la collettività riceverebbe in cambio un auditorium, un’area verde e alcuni campi da tennis: a fronte di quali guadagni per le imprese proponenti? È evidente l’enorme sproporzione tra il profitto per l’imprenditore e il beneficio del pubblico, non solo in termini economici, ma anche di qualità della vita per gli abitanti, che si troverebbero a vivere all’ombra dei grattacieli e che vedrebbero la loro zona, attualmente tranquilla e con un tessuto urbano semi estensivo, trasformata in un popoloso quartiere sub-urbano, con aumento della popolazione, del traffico e via discorrendo». La seconda domanda. «A quale clientela – chiede il Wwf – gli imprenditori intendono rivolgersi, considerato che nei Comuni del mandamento la richiesta di abitazioni proviene quasi esclusivamente da fasce a basso reddito e in particolare dai lavoratori stranieri del cantiere navale, che non hanno grandi disponibilità di denaro e attualmente sono alle prese con affitti eccessivamente alti in rapporto agli alloggi offerti? Passeggiando per Monfalcone, Ronchi o Staranzano, un portone su due ha cartelli di alloggi in vendita».
«Non abbiamo, per ora, informazioni sufficienti a dare un giudizio fondato sullo specifico progetto in questione – conclude il Wwf – e siamo soliti prendere posizione solo dopo aver accuratamente visionato la documentazione. Tuttavia, invitiamo gli amministratori locali a non lasciarsi tentare da facili scorciatoie per mettere a posto le casse comunali, senza pensare al futuro del proprio territorio, alla qualità della vita dei propri cittadini e nello specifico all’utilità per la collettività di simili interventi edilizi, totalmente avulsi dalla tradizione locale e del tutto fuori scala rispetto alle esigenze abitative del Comune. Chiediamo, pertanto, all’Amministrazione comunale di Monfalcone di tranquillizzare i propri cittadini e chiarire da subito che sul suo territorio, e nelle pregiate aree agricole in particolare, interventi del genere non sono nemmeno pensabili, senza perdere tempo in inutili discussioni e senza lasciare alcun spiraglio a ipotesi così pesanti per il tessuto urbano dei nostri paesi».

Il Piccolo, 28 aprile 2010
 
Rifiuti industriali, un impianto a Bistrigna 
Presentato un progetto di Iris, Sagidep e Igp. Investimento di due milioni

 
Iris assieme a due partner privati, la Sagidep di Mantova e la Igp di Trieste, intende investire due milioni di euro per realizzare a Bistrigna un impianto per il trattamento dei rifiuti liquidi industriali. La struttura progettata da Isi Ambiente, questo il nome della società partecipata al 34% da Iris e al 33% da Sagidep e Igp, risponderà così a una forte esigenza presente nel comprensorio industriale di Monfalcone e delle realtà produttive del resto della provincia, ha spiegato ieri il presidente di Iris, Armando Querin, presentando l’iniziativa al Monfalcone Palace di via Cosulich. Al di là delle ricadute occupazionali dirette (una decina gli addetti previsti), l’impianto produrrà un alleggerimento dei costi per l’industria insediata in una zona, come ha rilevato Querin, in cui alcune tipologie di rifiuti liquidi di natura industriale trovano difficile collocazione negli impianti di trattamento acque sia pubblici sia privati. In base all’indagine delle esigenze presenti nel territorio, Isi Ambiente ha individuato come principali categorie di rifiuti liquidi da trattare nell’impianto quelli prodotti dall’industria metalmeccanica, dall’agricoltura e dall’allevamento, dalle attività di lavorazione del legno e da attività portuali.
Il progetto, che deve ancora completare le fasi autorizzative, prevede la costruzione delle strutture di stoccaggio e trattamento dei materiali, di un laboratorio interno e di uffici in un’area di 11mila metri quadrati alle spalle del depuratore di Bistrigna e a ridosso della zona destinata ad accogliere la centrale a biomasse da 55 megawatt. Vista la collocazione dell’impianto, particolare attenzione è stata prestata al problema della viabilità di accesso che, comunque, dovrebbe quella necessaria a servire anche la centrale a biomasse. Nel caso in cui la nuova strada d’accesso non sia realizzata in tempo utile, la società ipotizza la costruzione di una bretellina dalla strada bianca che già consente di raggiungere il depuratore. L’impianto avrà del resto una capacità ricettiva di 300 tonnellate al giorno e 75mila tonnellate l’anno, generando quindi una notevole mole di traffico su gomma. I materiali conferiti all’impianto saranno poi trattati in tre linee, una destinata ai rifiuti semplici, una ai rifiuti complessi e una ai fanghi, che saranno sempre analizzati in ingresso e poi durante le fasi di lavorazione dal laboratorio di cui si è deciso di dotare l’impianto per consentire un costante monitoraggio. Le attività principali saranno effettuate in un capannone per evitare fuoriuscite di odori e di rumori. L’impatto paesaggistico della struttura, le cui acque di risulta dei trattamenti saranno accolte dal depuratore di Irisacqua, sarà inoltre ridotto dalla creazione di una quinta verde sui lati esterni e non confinanti con gli altri impianti presenti e previsti nella zona. Iris svolgerà le funzioni di controllo e certificazione dell’impianto, Sagidep l’attività commerciale e Igp la gestione operativa, mentre il Ceta di Gorizia sta fornendo supporto progettuale, anche per il superamento del percorso autorizzativo.
Laura Blasich

FIRME CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE 
Nasce a Staranzano il nucleo provinciale in difesa dell’acqua

STARANZANO Nasce a Staranzano il nucleo provinciale isontino del Comitato di coordinamento di Gorizia per la raccolta firme del referendum contro la privatizzazione dell’acqua, che ha come capofila l’associazione staranzanese Benkadì con sede in piazza Dante 4. Lo slogan della campagna referendaria sarà: “L’acqua non si vende. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua”. Del Comitato isontino fanno parte esponenti del mondo associativo, Legambiente di Monfalcone, il gruppo Aria di Cormons, Meet-up Gorizia e i gruppi Gas “Il Ponte” e Cvcs.
Supportano il comitato anche rappresentanti di Rifondazione comunista e Sinistra ecologia e Libertà. «Durante l’incontro dell’altra sera – spiega Giovanni Dean di Benkadì – abbiamo analizzato quale potrebbe essere la logistica per essere più incisivi nella raccolta firme e quali le manifestazioni di questo inizio campagna referendaria. Benkadì sarà il fulcro di collegamento e di riferimento, ma l’obiettivo è che in ogni Comune nasca un gruppo di persone che possa coordinare le iniziative. Pertanto invitiamo le associazioni e i cittadini a impegnarsi nella collaborazione per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati». Saranno operativi banchetti nei punti strategici della provincia di Gorizia, in particolare nei centri di Monfalcone, Ronchi, Staranzano, San Canzian, Turriaco e Doberdò.
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 13 gennaio 2009 
 
Sì della Regione all’impianto a biomasse  
La centrale progettata a Staranzano supera l’esame della Conferenza dei servizi 
Il sindaco Presot: «Faremo rispettare i vincoli ambientali approvati dal Consiglio»
 
 
STARANZANO Via libera alla costruzione della centrale elettrica a biomasse da 55megawatt a Staranzano nella frazione di Bistrigna. La Conferenza di servizio riunitasi ieri a Trieste nella sede della Direzione regionale della Pianificazione territoriale dopo il rinvio del 12 dicembre scorso, ha votato all’unanimità per il «Sì». Tra i componenti figurano ovviamente il Comune di Staranzano, a Regione, l’Arpa, l’Azienda sanitaria, il Consorzio industriale di Monfalcone e i Vigili del fuoco. Ora la Regione avrà tre settimane di tempo per pubblicare il decreto. Quindi si potrà passare alla fase esecutiva del progetto dell’impianto. Il sindaco di Staranzano Lorenzo Presot, che si è fatto portavoce delle decisioni del Consiglio comunale e delle preoccupazioni manifestate dai cittadini sulla questione dell’inquinamento che potrebbe causare la nuova centrale, ha espresso la sua soddisfazione per il parere favorevole. Ma ritiene che da questo momento comincerà una fase molto delicata e impegnativa. «Fa piacere l’unanimità – afferma Presot – poiché sono stati fugati anche i dubbi con il voto favorevole del Consorzio industriale. Poi è importante poiché verranno realizzate nell’area nuove infrastrutture viabili per due milioni di euro dalla società che avrà in gestione la centrale, che potranno permettere uno sviluppo della zona industriale». «Ma la partita non è ancora finita – continua Presot – in quanto l’amministrazione ha assunto impegni ben precisi di controllo votati dal Consiglio comunale sotto l’aspetto ambientale e relativi all’impianto e voglio rassicurare i cittadini che li farà rispettare». Amarezza viene invece esopressa dal circolo monfalconese Greengang di Legambiente per un esito «scontato» già alla vigilia della decisionedi ieri.
«Non è ancora finita – spiega il presidente Michele Tonzar – poiché prima di raggiungere alla costruzione finale ci saranno tanti problemi. Siamo preoccupati per il territorio, per l’inquinamento dell’aria e di quello acustico. Siamo preoccupati della convenzione i cui proventi non consentiranno alla fine di essere utilizzati dove si vorrebbe per motivi di bilancio. Lasciamo il giudizio di questa operazione ai cittadini che si troveranno un’altra centrale, dopo quella a poca distanza da Monfalcone. Non siamo stati ascoltati dal Comune che non ha neanche tenuto conto delle 700 firme sulla petizione e del giudizio negativo espresso dai cittadini».
Ciro Vitiello

Messaggero Veneto, 14 gennaio 2009 
 
STARANZANO  
La Conferenza dei servizi: sì alla centrale a biomasse 
 
STARANZANO. La Conferenza dei servizi, riunitasi a Trieste nella sede della Direzione regionale della pianificazione territoriale, ha detto “sì” alla centrale a biomasse che dovrebbe essere realizzata a Bistrigna di Staranzano. Il voto è stato unanime trovando quindi la condivisione di Comune, Reigone, Arpa, Azienda sanitaria, Consorzio indutriale, Vigili del fuoco. Ora la Regione avrà tre settimane di tempo per pubblicare il decreto e poi si potrà passare alla fase esecutiva del progetto dell’impianto.
Soddisfatto il sindaco di Staranzano, Lorenzo Presot, che conferma però gli impegni della sua amministrazione, a tutela della cittadinanza, in merito al controllo e vigilanza sia sulla realizzazione dell’impianto, sia ai possibili impatti ambientali.
Amarezza viene espressa da Legambiente, che evidenzia come evidentemente non si sia tentuo conto delle 700 firme raccolte contro la centrale, non ci si sia preoccupati dell’inquinamento ambientale e acustico, nè dell’uso dei proventi di convenzione.
Per Rifondazione comunista, tramite il segretario del circolo Monfalcone-Staranzano, Emiliano Zotti, è invece già iniziata, evidentemente, la campagna elettorale per le amministrative di Staranzano vista la divisione anche politica che la vicenda centrale ha causato. “Anticipo pensiamo motivato dallo strappo che si è consumato sulla vicenda della centrale. Riteniamo, però, che prima della propaganda si debba trovare il tempo per analizzare l’azione amministrativa svolta in questi anni non tralasciando alcun aspetto. Rassicurare gli abitanti sulla salubrità dell’impianto, ritenendo questo l’unico aspetto negativo del progetto – dice -, rischia di limitare la comprensione delle problematiche legate a questa centrale”.
Ritiene “assordante” il silenzio di quegli amministratori “che non hanno ritenuto necessario commentare gli enormi interessi economici documentati e legati a questo impianto. Interessi alimentati da una legislazione lacunosa che fa ricadere sui cittadini l’onere e da ai privati il profitto”.
Oltre al progetto, ci sarebbero altri aspetti da chiarire. Innanzitutto sul metodo con cui si è gestita tutta la vicenda. “Si è evitato il confronto pubblico con le altre forze politiche, non si sono voluti coinvolgere i cittadini, si è assunto un atteggiamento subordinato nei confronti degli interessi dei privati, non si è tenuta conto della volontà di 700 concittadini contrari al progetto per svariati motivi non solo di carattere ambientale. Questi aspetti sono i più preoccupanti perché fanno presagire un metodo di conduzione della cosa pubblica che non condividiamo. Stiamo valutando altre iniziative che possano fermare la realizzazione di questo progetto, prima di prendere in considerazione quelle relative alla limitazione dei danni che un eventuale impianto costruito genererà. La particolare attenzione che poniamo alle questioni ambientali è legata a questi aspetti. La tutela dell’ambiente – conclude – non è solo un dovere e responsabilità civica, ma un banco di prova che misura la volontà di attuare politiche di sviluppo sostenibile e svincolate da interessi particolaristici”.

Messaggero Veneto, 16 gennaio 2009 
 
Centrale a biomasse, il caso approda in tv 
STARANZANO
 
 
STARANZANO. Si parlerà della centrale a biomasse in località Bistrigna, in Comune di Staranzano, e della situazione che vive il territorio in cui esistono già una centrale termoelettrica e altre aziende dal potere inquinante nel programma “Ambiente Italia”, che andrà in onda domani alle 15 su Raitre. Saranno intervistati alcuni rappresentanti istituzionali, delle associazioni, ma anche politici.
Tra questi anche il consigliere regionale di Rifondazione comunista, Roberto Antonaz, già assessore della giunta Illy, il quale ritiene «gravissimo il via libera della conferenza regionale dei servizi alla realizzazione della centrale a biomasse da 55 megawatt di Bistrigna».
Antonaz ha spiegato che se la centrale venisse realizzata, si andrebbe ad aggiungere una fonte inquinante a quelle già presenti in un territorio già provato e che comunque il percorso che ha portato al progetto, in particolare all’acquisizione dei terreni, è tutt’altro che chiaro.
«Sappiamo, come abbiamo già dimostrato nelle scorse settimane – afferma Antonaz –, che nella vendita dei terreni su cui dovrebbe sorgere la centrale, il cui prezzo nel secondo passaggio di compravendita è lievitato, ci sono stati alcuni passaggi quanto meno dubbi. Dalla visura richiesta e inviataci dalla Camera di commercio di Venezia si deduce ora che l’amministratore dell’Elettrostudio è Gianluca Valenti, coinvolto nell’inchiesta sull’Aliké, di cui è amministratore delegato assieme a Dimitri Passaro. Si tratta di una semplice constatazione, ma crediamo che se ne dovrebbe tenere conto e che dovrebbe far riflettere tutti i responsabili sul fatto che l’insediamento dell’impianto energetico andrebbe bloccato».
Il consigliere regionale di Rifondazione comunista continua inoltre a ritenere inaccettabile che i Comuni limitrofi a quello di Staranzano non siano stati coinvolti nell’iter per valutare l’impatto e la fattibilità o meno del progetto della centrale a biomasse.

Il Piccolo, 05 febbraio 2009 
 
ARTICOLATO PIANO A STARANZANO  
ENERGIA  
Il fotovoltaico da tempo rende autosufficienti le scuole del paese e l’isola della Cona 
Il Comune aderisce alla giornata nazionale del risparmio energetico 
 Pannelli solari sugli impianti sportivi
  
 
STARANZANO Risparmio energetico, difesa dell’ambiente e pannelli fotovoltaici a breve anche agli impianti sportivi della zona di via Atleti Azzurri d’Italia. Lo ha confermato il sindaco Lorenzo Presot nell’annunciare l’adesione all’iniziativa «M’illumino di meno 2009» lanciata dal programma Caterpillar di Radio 2 per venerdì13 febbraio nell’ambito della giornata internazionale del risparmio energetico in occasione dell’anniversario della firma del Protocollo di Kyoto. A Staranzano, alle 18, saranno spente le luci di Piazza Dante Alighieri, piazza principale del Comune, nonché dei fari di illuminazione del Bobolar, l’albero secolare simbolo del paese. «In questi anni – spiega Presot – l’amministrazione non si è fermata alla semplice adesione alle campagne, ma ha messo in campo atti concreti volti al contenimento del consumo energetico e alla ricerca di fonti alternative di produzione di energia elettrica». Presot ribadisce che, dopo la ristrutturazione del municipio che ha visto utilizzate tecniche per contenere i consumi per riscaldamento e raffreddamento, sono stati installati pannelli fotovoltaici sulle scuole cittadine, rese energeticamente autosufficienti tutte le strutture dell’Isola della Cona e prossimamente si proseguirà con l’installazione di pannelli anche sugli impianti sportivi. La Cona, infatti, già dal 2006 ricava quasi tutto il fabbisogno energetico dai questi nuovi impianti: “fotovoltaico”, per soddisfare la richiesta di una parte energia elettrica per gli usi civili e connesso anche alla rete nazionale. “Solare termico” per produrre acqua calda sanitaria e di una centrale termica alimentata e a “biomassa” (cippato di legno reperito nella Riserva) per i bisogni termici di riscaldamento del centro visite. Il tutto costruito con una particolare attenzione all’inserimento ambientale per non provocare impatti di rilievo. Inoltre si evita di scaricare nell’atmosfera oltre trenta tonnellate all’anno di anidride carbonica, di risparmiare circa 8mila litri di gasolio. L’impianto fotovoltaico di 370 metri quadrati di superficie, produce annualmente 19.500 Kwh, mentre il solare termico circa 40mila litri all’anno di acqua a 60 gradi. «Un invito quindi a tutti i nostri cittadini – ribadisce Presot – a partecipare all’iniziativa, spegnendo anche per pochi minuti le luci di casa per dare un segno di attenzione e di sostegno questi temi, come verrà fatto con le luci della nostra piazza».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 11 gennaio 2009 
 
LEGAMBIENTE CRITICA IL PROGETTO DELL’IMPIANTO  
Biomasse, domani il placet della Regione
 
  
RONCHI Domani verrà sancita la fine della prima parte della vicenda relativa alla progettata centrale a biomasse di Staranzano. Nell’ambito della Conferenza regioanle dei servizi verrà infatti rilasciata l’autorizzazione unica per poter procedere alla realizzazione della centrale. «A nulla sono servite – afferma il circolo monfalconese Greengang di Legambiente – le oltre 700 firme di cittadini contrari all’insediamento, a nulla è valso far notare che l’Onu e l’Unione Europea considerano gli impianti di queste dimensioni una tragedia per i Paesi del terzo mondo dove la produzione dell’olio vegetale significa disboscamento, desertificazione, impoverimento sociale ed ambientale». «Naturalmente – afferano gli ambientlaisti – ottenere l’autorizzazione non significa, per fortuna, immediato avvio della realizzazione della centrale. Restano i dubbi sulla convenienza economica di tale impianto, che si potrà reggere solo sull’abbondante ricorso ai certificati verdi, ammesso e non concesso che il valore attuale continui ad essere conveniente per il gestore. «Il Consiglio comunale di Staranzano – ricorda Legambiente – ha approvato una convenzione che prevede la compensazione al Comune da parte dell’azienda di 220mila euro/anno comprensiva degli oneri dovuti per legge (Ici, Tarsu e altro) e, crediamo che per questa brillante operazione, i dirigenti di Elettrostudio, la società che intende realizzare l’impianto, stiano ancora festeggiando. Nella convenzione la società si impegna al ripristino dell’area, una volta concluso il periodo di attività; peccato però che, senza un deposito bancario fidejussorio a tutela della comunità di Staranzano, queste affermazioni . prosegue Legambiente – rischiano di restare belle parole». Secondo gli ambientalisti all’interno dell’operazione compare poi un passaggio «strano e poco chiaro che riguarda la cessione dei terreni: sembra che una società creata ad hoc abbia già acquistato i terreni a prezzo di mercato, ma tale società potrebbe essere acquistata ad un prezzo molto superiore da parte di Elettrostudio».

Messaggero Veneto, 11 geennaio 2009 
 
Centrale a biomasse, domani la Conferenza dei servizi 
 
STARANZANO. Domani sarà sancita la fine della prima parte della vicenda relativa alla centrale a biomasse di Staranzano. Nell’ambito della Conferenza dei servizi sarà rilasciata l’autorizzazione per poter procedere alla realizzazione della centrale.
«A nulla sono servite le oltre 700 firme di cittadini contrari all’insediamento, a nulla – afferma Legambiente, che fin dall’inizio della vicenda s’è schierata contro la centrale – è valso far notare che l’Onu e l’Ue considerano gli impianti di queste dimensioni una tragedia per i Paesi del terzo mondo, dove la produzione dell’olio vegetale significa disboscamento, desertificazione, impoverimento sociale e ambientale. Naturalmente ottenere l’autorizzazione non significa, per fortuna, immediato avvio della realizzazione della centrale. Restano i dubbi sulla convenienza economica di tale impianto, che si potrà reggere solo sull’abbondante ricorso ai certificati verdi, ammesso e non concesso che il valore attuale (circa 150 euro a megawatt per 66 milioni di euro l’anno) continui a essere conveniente per il gestore, essendone prevista una riduzione e in futuro l’esclusione per impianti del genere».
Legambiente ricorda che il Consiglio comunale di Staranzano ha approvato una convenzione che prevede la compensazione al Comune, da parte dell’azienda, di 220 mila euro l’anno, comprensiva, però, degli oneri dovuti per legge (Ici, Tarsu e altro). «Crediamo – aggiunge – che per questa brillante operazione i dirigenti di Elettrostudio staranno ancora festeggiando. Questi denari, spiega la convenzione, dovranno essere impiegati per interventi sull’efficienza energetica, mobilità sostenibile e altro, salvo che esigenze di bilancio non lo rendano impossibile. Il dubbio è legittimo se si pensa che, in occasione delle iniziative sulla raccolta differenziata organizzate da Legambiente un anno fa, per le quali avevamo chiesto un modesto contributo per coprire le spese, non abbiamo ricevuto alcunché. Nulla giustifica con esigenze di bilancio».
Nella convenzione la società si impegna al ripristino dell’area, una volta concluso il periodo di attività, «peccato però che, senza un deposito bancario fidejussorio a tutela della comunità di Staranzano, queste affermazioni rischiano di restare belle parole».
Legambinete non manca di ricordare, inoltre, i passaggi «strani e poco chiari» circa la cessione dei terreni, con una società che sembra creata ad hoc, prezzi che lievitano e cambiano. «Anche se tutto ciò può essere legittimo, non brillerebbe certo per correttezza. Di sicuro, se dovesse andare così, i cittadini di Staranzano avrebbero motivo di indignarsi. Circa gli impatti sulle aree circostanti non sarebbe opportuno che qualcuno, anche rappresentanti della popolazione, potesse recarsi dove già è in funzione una centrale analoga, in modo da rendesi conto degli impatti possibili (rumore, vibrazioni, odori)? Infine, il silenzio della Provincia su questa vicenda denota perlomeno un notevole imbarazzo».

Il Piccolo, 21 dicembre 2008
 
INQUINAMENTO: GIÀ RACCOLTE 700 FIRME 
Sullo stesso fronte ambientalisti e Pdl

 
Scende in campo il fronte del «No» che dichiara guerra alla costruzione della centrale elettrica a biomasse. Come ieri anche oggi il Pdltà sarà in piazza Dante a Staranzano contro la realizzazione. «La centrale – dice il Pdl – non deve essere costruita perché inquina, non dà nulla in cambio, non è necessaria, impoverisce e distrugge. Per questo motivo abbiamo partecipato con propri esponenti ed elettori alla raccolta delle 700 firme consegnate al sindaco Lorenzo Presot e perché crediamo fermamente che l’interesse di tutti i cittadini debba andare oltre agli schieramenti politici. I fatti lo dimostrano perché Elena Banci del Pd, consigliere comunale membro del direttivo provinciale di Legambiente si è inspiegabilmente astenuta, favorendo l’avvio del progetto. Rc, che fa parte della maggioranza, ha portato avanti sino in fondo il suo impegno, sostenendo il suo ”No”. E’ strano che in qualità di componente della attuale maggioranza di governo già da parecchi anni, Rc si sia prodigata con palese ritardo nel contrastare questa aberrante opera privata». Il Pdl ribadendo che il «No» alla centrale a biomasse oltre a essere una battaglia sacrosanta essa va fatta nel rispetto di tutti quei cittadini che ponendo la loro firma e impegnandosi in prima persona «combattono contro l’arroganza della sinistra che si è dimostrata, anche in questo caso, sprezzante del volere dei suoi propri elettori». «Per questo motivo – afferma il Pdl – va riconosciuto il massimo rispetto a tutte quelle persone che, prive di interessi politici, si sono impegnate nel sostenere una battaglia contro interessi di parte». «Un plauso – spiega una nota del Pdl – va al comitato referendario Staranzano pulita e alla sua capacità nell’organizzare una conferenza sul tema della centrale di Bistrigna, offrendo notizie equilibrate e non di parte». Per il Pdl questo dev’essere «un campanello d’allarme perché la nascita dei comitati spontanei, denota l’inefficacia delle istituzioni e della politica». (ci. vi.)

PERPLESSITÀ ANCHE SULLA CESSIONE DEI TERRENI 
Rc: stop al futuro impianto a biomasse 
Antonaz: «No al progetto in assenza del Piano energetico regionale»

 
La realizzazione di una centrale elettrica alimentata a biomasse da 55 megawatt di potenza è un progetto che poco ha a che fare con l’ambiente e che presenta diversi punti da chiarire. Lo ha denunciato ieri nel corso di una conferenza stampa il consigliere regionale di Rifondazione comunista Roberto Antonaz che assieme al partito a livello locale ritiene necessario uno stop della Conferenza dei servizi regionale che tornerà a riunirsi il 12 gennaio per dare il via libera alla centrale a biomasse proposta dalla società Eelettrostudio. «La vicenda è sbalorditiva – ha detto ieri Antonaz – sia perché la popolazione di Staranzano sia i Comuni limitrofi non sono stati coinvolti sia perché quest’impianto andrebbe a inserirsi in un’area che già accoglie una centrale termoelettrica da quasi mille megawatt e produce il 3% dell’intera diossina presente in Italia». Secondo Antonaz e Rc, il via libera a un impianto di questa portata creerebbe un precedente pericolosissimo, visto che ci si trova ancora in assenza del Piano energetico regionale e non esistono quindi delle indicazioni sugli impianti insediabili di questo o di altri tipi in Friuli Venezia Giulia. «Impianti a biomasse sono ecologici per modo di dire – ha aggiunto Antonaz -, perché dallo studio effettuato dalla Lega italiana tumori e da Medicina democratica risulta che in ogni caso vengono prodotte nella combustione sostanze cancerogene come gli idrocarburi policiclici aromatici, o quantità maggiori di biossidi di azoto. Senza tenere conto che il materiale per alimentare l’impianto, l’olio vegetale, arriverebbe da Paesi extracomunitari e non sarebbe impiegato per bruciare i residui delle produzioni agricole o della filiera del legno locali». Intanto, però, anche per l’impianto di Staranzano la prospettiva è quella di poter godere dei finanziamenti pubblici a sostegno delle fonti rinnovabili. Le perplessità, che hanno spinto Rifondazione a schierarsi contro la sua maggioranza di centrosinistra al governo a Staranzano, riguardano però anche aspetti amministrativi e burocratici, come i passaggi di compravendita che ha subito il terreno di 29mila metri quadri su cui dovrebbe sorgere l’impianto. «L’area era di proprietà della Case e Case srl che ne gestiva l’utilizzo per conto dei suoi soci – ha spiegato il segretario del circolo di Monfalcone e Staranzano di Rc, Emiliano Zotti – e alla fine del 2007 ne ha venduto la proprietà alla SerSta srl, con un capitale sociale di 15mila euro e nessun altro bene posseduto. Entrambe le società sono riconducibili a uno stesso nucleo familiare. La compravendita è avvenuta per un valore di 16,5 euro al metro quadro e quindi un totale di 470mila euro». Alla fine di gennaio del 2008 la SerSta è divenuta oggetto di un contratto preliminare di acquisto da parte dell’Elettrostudio per un valore di 3,7 milioni di euro. «Ci chiediamo come mai nel giro di poco più di un mese una società che ha acquistato dei terreni per meno di 500mila euro e non possiede alcun altro bene – ha detto ieri Zotti – abbia raggiunto un valore di quasi 4 milioni di euro. Non ci siamo quindi sentiti di avvallare il progetto prima che siano chiariti questi aspetti, come non ci siamo sentiti di approvare la convenzione tra il Comune di Staranzano e l’Elettrostudio, perché le compensazioni previste sono a dir poco ridicole: 80mila euro come una tantum e 220mila euro all’anno dalla società che gestirà l’impianto come versamenti di Ici e Tarsu, cioé imposte dovute». Il terreno su cui dovrebbe sorgere l’impianto è destinato dal Piano regolatore di Staranzano all’insediamento di attività industriali mentre la società proponente dovrà realizzare le infrastrutture (strada e ferrovia) necessarie per il trasporto del materiale di alimentazione dell’impianto. La conferenza dei servizi regionale può esprimersi a maggioranza, ma tutti i partecipanti sembrano già aver preannunciato un voto favorevole. (la. bl.)
 
Messaggero Veneto, 21 dicembre 2008
 
CENTRALE A BIOMASSE 
Legambiente: inaccettabile la “taglia” dell’impianto

 
STARANZANO. Dovrebbe sorgere nelle vicinanze del depuratore consortile di Bistrigna l’ipotizzata centrale a biomasse, uno degli impianti più grandi d’Italia. Un’ipotesi d’impianto a cui si oppone anche Legambiente, specificando di non essere contraria per principio allo sfruttamento delle biomasse per produrre energia, ma condizione irrinunciabile è che siano prodotte in ambito locale, come del resto suggeriscono Onu e Comunità europea.
Uno degli aspetti inaccettabili per Legambiente è costituito dalla “taglia” della centrale, ben 55 megawatt, circa 18 volte inferiore alla centrale termoelettrica di Endesa, ma molto grande nel suo genere. Per alimentare l’impianto, che brucia olio di palma, è necessaria una superficie di circa 52 mila ettari, pari a 520 chilometri quadrati, più o meno le dimensioni dell’intero territorio della Provincia di Gorizia, mare compreso. Prevede 10 addetti e 10 persone d’indotto.
Alcune particelle sono di proprietà del Consorzio industriale e interessate marginalmente da opere infrastrutturali propedeutiche all’attivazione dell’impianto. Su tali aree il Consorzio non ha direttive regionali per l’attuazione del piano operativo al fine d’intervenire con procedure espropriative. La società che propone l’impianto può realizzare le opere infrastrutturali d’interesse generale, visto che gli impianti per produrre energie di tipo rinnovabile sono dichiarati di pubblica utilità (decreto legislativo 2003).
 
Rc: la centrale a biomasse non va realizzata Da chiarire anche la compravendita di terreni
STARANZANO

 
STARANZANO. «Bisogna attivarsi perché la centrale a biomasse di Staranzano non si faccia. O perlomeno sia avviata, prima del 12 gennaio quando sarà riconvocata la Conferenza dei servizi, una seria riflessione sul progetto, anche a livello politico. Riteniamo che se esiste la volontà politica di fermare il progetto, che rappresenterebbe un pericoloso precedente di sfruttamento del territorio, la centrale non si farà»: l’appello giunge da Emiliano Zotti, segretario di Monfalcone-Staranzano di Rc, e dal consigliere regionale Roberto Antonaz, che rappresentano i 700 cittadini staranzanesi che hanno firmato la petizione anti-centrale.
Al di là dei motivi ambientali (la nuova centrale aggraverebbe l’inquinamento e sarebbe inutile ai fini di produzione di energia che già eccede il fabbisogno regionale) ed economici (il biocombustibile è prodotto sfruttando i terreni dei Paesi del Sud del mondo), ci sono anche perplessità sul metodo con cui s’è tentato di far passare la struttura.
«Progetti come questi dovrebbero essere compresi nei programmi elettorali e non si possono imporre forme di indutrializzazione senza processi condivisi con la popolazione, il cui parere dev’essere vincolante», dice Zotti, ricordando che non esistono piani energetici provinciali e regionali e che questo impianto può diventare un precedente per la realizzazione di altri. Rc solleva poi altre perplessità di carattere amministrativo-burocratico sui passaggi di compravendita dei terreni, 29.178 metri quadrati a destinazione industriale, su cui dovrebbe sorgere la centrale.
«I terreni erano proprietà della Case & case Srl. Il 21 dicembre 2007 è registrata la compravendita per cui la società cede i terreni alla Ser.Sta Srl per 472 mila euro. Il 30 gennaio 2008 la Ser.Sta, società che ha solo 15 mila euro di capitale sociale e come unici beni i terreni di Bistrigna, firma il contratto preliminare di vendita dei terreni con la Elettrostudio Energia Srl per 3 milioni e 780 mila euro. Ci chiediamo – dice Zotti – come mai c’è stata la prima compravendita visto che i componenti di entrambe le società sono praticamente gli stessi? E poi come mai in così poco tempo il valore dei terreni aumenta di quasi dieci volte? Non siamo in grado di valutare la correttezza dei passaggi che dal punto di vista formale saranno perfetti visto che sono stati registrati dal notaio, ma il dubbio ci resta e non possiamo avallare il piano senza che tali passaggi siano spiegati».
Oltretutto Zotti evidenzia come sia «pericoloso» il fatto che privati possano scavalcare il Consorzio industriale operando su terreni su cui il Csim ha ambito di operatività. Inoltre, esprime perplessità sulla convenzione che Elettrostudio ha stretto con il Comune di Staranzano, in cui si nota che esiste una evidente disparità rispetto ad altri casi di incentivi pubblici.
Gli fa eco Antonaz evidenziando ancora la disparità di risorse, ma anche come tutta la vicenda sia sbalorditiva «a partire dal fatto che i Comuni vicini, compreso Monfalcone, che avrà una delle più grandi centrali a biomasse nazionali a soli 500 metri dalla sua, non siano stati coinvolti. È un fatto che grida vendetta. Pensiamo che sia folle fare la centrale, sotto il profilo delle responsabilità che abbiamo per i nostri figli e per tutti i cittadini».

Il Piccolo, 23 dicembre 2008 
 
POLEMICA A STARANZANO  
No alle biamasse, scontro Legambiente-Pdl  
Entrambi rivendicano di aver raccolto le 700 firme per il no alla centrale di Bistrigna
 
 
STARANZANO Duro scontro tra Legambiente e il Partito delle Libertà, entrambi contrari alla costruzione della centrale a biomasse. Dopo la campagna per il «No»(sabato e domenica) in piazza Dante, il Pdl ha dichiarato di aver partecipato con propri esponenti ed elettori alla raccolta delle 700 firme consegnate al sindaco Lorenzo Presot perché l’interesse di tutti i cittadini andavano oltre gli schieramenti politici. Come esempio erano stati portati quelli di Elena Banci del Pd, consigliere comunale membro del direttivo provinciale di Legambiente si era astenuta e Rc, che fa parte della maggioranza, sostenendo il suo «No» deciso nella votazione in consiglio. «Chi conosce i fatti – spiega Michele Tonzar presidente di Legambiente Monfalcone – non può che restare esterrefatto da queste affermazioni. Il tentativo di appropriarsi del merito del successo della petizione è scorretto oltreché privo di fondamento. Tutte le firme sono state raccolte da cittadini residenti a Bistrigna, da Legambiente, Benkadì, RC e Sinistra democratica». La mobilitazione, ribadisce Tonzar, era partita da un incontro pubblico organizzato da Legambiente già il 27 giugno, con ampio margine rispetto all’incontro organizzato da non si è capito chi, addirittura dopo lo svolgimento del consiglio comunale che ha votato l’approvazione al progetto. «Rassicuro il Pdl – afferma Tonzar – che Elena Banci, consigliere comunale, non fa parte di alcun direttivo provinciale di Legambiente e neanche del circolo territoriale. Forse è bene che chi ha fatto queste dichiarazioni si informi un po’ meglio». Già durante il consiglio comunale della scorsa settimana, che doveva esprimere il parere sulla costruzione della centrale, c’erano state altre scintille quando Tonzar aveva gridato dal pubblico ad alta voce «Che c…zata stai dicendo» interrompendo il consigliere di An Alessandro Marega, che stava sottolineando nel suo concitato intervento che Legambiente aveva appoggiato il Pd durante le elezioni e poi per questa occasione era stata scaricata. «Al contrario di partiti e comitati di dubbia convinzione ambientalista – sostiene Tonzar – Legambiente ha dimostrato da sempre, equilibrio ed equidistanza dai partiti, tant’è che non ha esitato ad appoggiare con forza l’operato dell’amministrazione comunale di Staranzano sulla partita della raccolta differenziata porta a porta, non ha esitato a schierarsi contro la stessa amministrazione per la centrale a biodiesel. La crisi dei partiti è sotto gli occhi di tutti e centrodestra e centrosinistra non fanno per alleviarla».
Ciro Vitiello

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