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Il Piccolo, 08 settembre 2010

CHIESTO DAI RESIDENTI L’INTERVENTO DEI CARABINIERI 
No all’antenna sotto casa, torna la protesta in via Aquileia

I residenti delle palazzine affacciate sul parcheggio di via Aquileia continuano a lottare contro l’antenna per la telefonia mobile prevista proprio al centro della zona di sosta. A pochi metri dalle abitazioni dove, dicono, risiedono anziani in precarie condizioni di salute, portatori di pace-maker e bambini. Dopo le firme raccolte ad aprile e le proteste di inizio giugno, gli abitanti di via Aquileia sono tornati in strada l’altro pomeriggio, quando in zona si sono affacciati gli adetti ai sondaggi geologici preliminari all’installazione dell’impianto radiobase. Questa volta, però, i residenti non si sono limitati a osservare, ma hanno chiesto l’intervento dei carabinieri, spiegando di non essere stati avvisati dei sondaggi dal Comune e chiedendo una verifica della regolarità delle autorizzazioni a effettuare le indagini sulla natura del terreno. Quanto i carabinieri hanno fatto, riscontrando che la documentazione e tutti i permessi in mano ai tecnici erano a posto. Non ci sono stati momenti di tensione e il confronto ha avuto luogo in modo molto civile. Gli abitanti non hanno nascosto però tutta la loro amarezza nei confronti dell’amministrazione comunale, ritenuta del tutto sorda alle richieste di spostare l’antenna in un’altra zona.
«La gente di via Aquileia ringrazia – sbotta una pensionata -. Certo è che li abbiamo votati una volta, ma non li votiamo più». A fare da sottofondo nel primo pomeriggio sono intanto i colpi dello strumento con cui gli addetti stanno sondando la natura del terreno. La paura dei residenti è prima di tutto per la salute, come spiegano due genitori con due bambini piccoli al collo. In seconda battuta, come osserva qualche anziano, c’è la convinzione di vedere svalutate le proprie abitazioni del 30% a causa della presenza dell’antenna, alta più di venti metri, vicina alle case. «Chiediamo al Comune chi ci risarcirà i danni economici oltre che fisici», dice un’agguerrita pensionata.
Nonostante la nuova risposta con cui a fine agosto il Comune spiegava che, a fronte della normativa esistente, l’autorizzazione all’installazione dell’impianto debba essere concessa, gli abitanti di via Aquileia non hanno intenzione di arrendersi. «Ci rivolgeremo a un’associazione dei consumatori e abbiamo già preso un appuntamento con il Difensore civico», annunciano. (la.bl.)

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Il Piccolo, 30 giugno 2010
 
CONDANNATO A 2 ANNI CON LA CONDIZIONALE: DEPOSITATE LE MOTIVAZIONI
«Lorito spendeva 800 euro al mese al Lotto» 
Secondo i giudici il vicequestore assumeva abitualmente cocaina ed era in crisi finanziaria

di CLAUDIO ERNÈ

In nome del popolo italiano i giudici del Tribunale di Trieste hanno dichiarato il vice questore Carlo Lorito «propenso al consumo di stupefacenti, in particolare cocaina». Lo si legge nelle motivazioni della sentenza con cui il dirigente della Polizia di Stato sospeso da quasi tre anni dal servizio, e il cui pensionamento è questione di pochi giorni, è stato condannato a due anni di carcere con la condizionale. Era accusato di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento. Ha fornito a spacciatori con cui era entrato in rapporti informazioni adatte a eludere l’inchiesta che li coinvolgeva e in cambio ha ottenuto cocaina.
Nelle 138 pagine redatte dai giudici Luigi Dainotti, Angela Gianelli e Francesco Antoni, vengono ripercorse tutte le tappe della clamorosa vicenda emersa pubblicamente il giorno dell’arresto del dirigente di polizia. Era il 16 novembre 2007.
Tutto il dibattimento – in cui erano coinvolti due altri imputati, Fabio Novacco e Andrea Sauro, anch’essi condannati rispettivamente a quattro anni e due anni di carcere – è ruotato attorno all’affare Lorito. Un capitolo della sentenza di condanna è dedicato proprio alla personalità di Carlo Lorito. Si evince «la figura di un uomo, di un funzionario di polizia, dotato sì di personalità e carisma, che però piega costantemente al soddisfacimento dei propri personali interessi. Indubbiamente nell’arco di tempo illuminato dalle indagini compiute, il Lorito ha attraversato un periodo per molti versi non facile, caratterizzato da una crisi di liquidità finanziaria, da una marcata propensione al gioco, nonché da un abituale consumo di sostanze stupefacenti». Questo scrivono i magistrati del Tribunale per soffermarsi poi sulle singole voci. Crisi di soldi, propensione al gioco, consumo di stupefacenti.
Lorito prima dell’arresto guadagnava 3.508 euro netti al mese, ma ne percepiva nella busta paga soli 2.807, più gli straordinari. La differenza veniva prelevata automaticamente alla fonte per coprire mese dopo mese due prestiti. La «forte propensione al gioco», come si legge nella sentenza, è direttamente collegata nella prospettazione del Tribunale a «puntatine sui cavalli e al gioco del Lotto a cui Lorito nell’ultimo periodo arrivava a destinare circa 800 euro al mese». Questa propensione nella sentenza viene ritenuta «evidentemente cagione di costanti e ingenti esborsi economici«, posto che Gerry Baglieri, il tabaccaio di Gorizia di cui il vicequestore era cliente, «non ha ricordato vincite significative da parte del Lorito».
La terza voce è rappresentata dal consumo di stupefacenti, sempre negato dall’imputato. «Che Lorito fosse un abituale assuntore di cocaina è stato dimostrato nel processo con una evidenza che non si stenta a definire solare e schiacciante».

Il video della sniffata nella pescheria di Deste al Villaggio del pescatore 

Il punto nodale dell’inchiesta e della condanna del vicequestore Carlo Lorito, è rappresentato dalla ripresa video effettuata il 15 novembre 2007 nel retrobottega della pescheria del Villaggio del pescatore in cui lavorava Diego Deste. Ecco come la sentenza ripercorre quell’episodio. «Il filmato mostra il Lorito che riceve una dose di cocaina e la ripone nel portafoglio; poi ”sniffa” un’altra dose di polvere bianca da lui stesa su un foglio di carta. Questa condotta – scrivono i tre magistrati – fa seguito a una conversazione nella quale il Lorito, come altre volte, aveva chiesto a Diego Deste il ’regalino’ di stupefacente con le consuete espressioni allusive».
Parecchie pagine sono dedicate ai rapporti tra il vicequestore e il suo principale accusatore. «I rapporti tra Diego Deste e Lorito si erano intensificati dopo l’incendio capitato a una pescheria di Sistiana. Per le indagini erano stati interrogati dagli inquirenti tutti i suoi familiari ma non lui e questo lo aveva indotto a ritenere che gli investigatori lo ritenessero l’autore dell’incendio. Aveva allora chiesto informazioni al Lorito se poteva vedere come mai c’erano questi interrogatori. Lorito lo aveva rassicurato dicendogli che avrebbe pensato lui a informarsi aggiungendo di stare attento a non parlare troppo al telefono perché verosimilmente era intercettato».

BLITZ DELL’ARMA A CORMONS
INCHIESTA 
FURTI 
Carabiniere arrestato, era a capo di una gang di ladri 
Rubavano gasolio nelle aziende. In manette anche quattro complici, di cui due minorenni
Prosegue l’indagine per individuare gli autori dei colpi nelle villette
Sorpresi in flagranza mentre versavano il carburante in una cisterna
 

di FRANCO FEMIA

CORMONS Smessa la divisa di carabiniere, si dedicava con quattro complici al furto di gasolio. Ma è stato pizzicato dagli stessi colleghi dell’Arma ed ora si trova rinchiuso in carcere, assieme ai complici, con l’accusa di furto aggravato. Si tratta di due giovani di nazionalità romena, due italiani tra cui una donna. Dei quattro arrestati due sono minorenni.
La gang si era specializzata in furti di gasolio che rubavano dalle cisterne di aziende, anche agricole, in varie parti dell’Isontino e poi rivendevano a prezzo stracciato. Si sa che il carabiniere arrestato, di cui non sono state fornite le generalità, è vicentino d’origine, presta servizio a Gorizia e risiede a Cormons.
L’arresto è avvenuto l’altra notte a Cormons. I ladri verso l’1.30 sono stati colti in flagranza mentre versavano il gasolio rubato in una cisterna che si trovava dislocata nel parcheggio interno della pizzeria ”Napoli Express”, in via Vino della Pace, i cui titolari sono completamente estranei alla vicenda.
I militari dell’Arma da giorni erano sulle tracce dei ladri e l’altra notte hanno teso la trappola con uno spiegamento di forze che comprendeva uomini del reparto operativo del Comando provinciale, della Compagnia di Gradisca e della stazione di Cormons.
Una volta fermato, il carabiniere-ladro è andato in escandescenze tanto che per calmarlo è stato richiesto l’intervento del 118 e un’ambulanza dal vicino Distretto sanitario di viale Venezia Giulia è accorsa sul posto. I sanitari hanno provveduto a calmarlo.
L’arresto dei ladri è stato confermato dalla Procura della Repubblica pur senza fornire ulteriori particolari. L’indagine è coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica dottor Enrico Pavone che, probabilmente oggi, chiederà al giudice delle indagini preliminari la convalida della custodia cautelare e anche il mantenimento in carcere degli arrestati maggiorenni, mentre per quanto riguarda i minorenni sarà la Procura dei minori di Trieste a decidere. Il gip avrà, poi, 48 ore di tempo per fissare l’udienza di convalida e decidere sull’arresto del carabiniere e dei suoi complici.
Erano giorni che l’Arma stava effettuando particolari controlli su tutto il territorio cormonese non solo per prevenire i furti, ma anche per identificare gli autori dei numerosi furti che sono stati commessi nelle ultime settimane nel Cormonese e che hanno destato preoccupazione nella popolazione. Ladri temerari che sono entrati nelle villette mentre i proprietari dormivano, alcuni sono stati stati sorpresi e sono riusciti a fuggire. In molti dei casi sono riusciti a portare a termine il colpo rubando soldi e gioielli.
L’indagine della Procura dovrà accertare se la banda arrestata l’altra notte ha compiuto furti nelle abitazioni oppure se questi sono opera di altri malviventi.
Intanto martedì prossimo, con rito direttissimo, sarà giudicato Josè Gasparato, il quarantenne sorpreso a rubare all’interno di un’auto dopo averne rotto il finestrino. L’uomo si trova attualmente agli arresti domiciliari.

Il Piccolo, 01 luglio 2010 
 
CORMONS. IL GASOLIO RUBATO VENIVA RIVENDUTO A 50 CENTESIMI IL LITRO 
Furti, al carabiniere concessi i domiciliari 
È stato sospeso dall’Arma. Il giudice ha rimesso in libertà gli altri componenti della banda
 

di FRANCO FEMIA

CORMONS Gli arresti sono stati convalidati delle indagini preliminari ma nessuno della banda del gasolio è rimasto in carcere. Anche il carabiniere – E. M., di 49 anni, le sue iniziali – ha lasciato ieri pomeriggio la casa circondariale di via Barzellini: il giudice gli ha concesso gli arresti domiciliari che sconterà nella sua abitazione cormonese. Libera invece la donna romena, mentre il complice ha l’obbligo della firma. Liberi a questo punto anche i due minorenni, che erano con i tre maggiorenni quando sono stati sorpresi nella notte tra lunedì e martedì dai carabinieri con 300 litri di gasolio appena rubato da un’azienda vinicola e da una ditta di verniciatura. Tutti restano, comunque indagati, per furto aggravato.
Il carabiniere, che era in forza a Gorizia anche se da alcuni mesi si trovava a riposo, è stato sospeso dall’Arma. Un provvedimento praticamente automatico dinanzi a un fatto così grave.
Le indagini, coordinate dal pm Enrico Pavone, continuano per verificare se la banda è responsabile anche dei numerosi furti compiuti nel Cormonese in questi ultimi mesi. Quello che è certo che il gruppo si era dedicato in particolare al furto di gasolio, che veniva sottratto dalle cisterne che si trovavano in molte aziende della zona. L’altra notte stavano versando in un capiente contenitore 300 litri di gasolio. Ma questa è una piccola parte di carburante rubato. Solo un’azienda agricola di Angoris aveva denunciato nelle settimane scorso un furto di ben 1000 litri di gasolio dalle cisterne in loro dotazione.
Gasolio che i malviventi in gran parte rivendevano a 50 centesimi al litro sul mercato clandestino e ad automobilisti compiacenti ben contenti di pagare la metà il carburante. Ma rischiano: se venissero scoperti scatterebbe per loro la denuncia di ricettazione.
I carabinieri, coordinati dal Comando provinciale diretto dal ten. col. Roberto Zuliani, da tempo erano sulle tracce dei ladri e la rete dispiegata l’altra notte ha dato i suoi frutti. Quando il gruppo si è presentato nel parcheggio della pizzeria ”Bella Napoli” – estranea comunque ai fatti .- per versare il gasolio rubato in una cisterna, sono stati bloccati dai carabinieri.

Monfalcone, 20 febbraio 2010

Comunicato stampa in merito alla recente retata ai danni dei giovani dell’isontino da parte dei carabinieri

La recente retata dei carabinieri nei confronti di ragazzini minorenni o comunque molto giovani inducono ad alcune considerazioni in merito ad una deriva tutta tesa ad intaccare i diritti personali e che deve essere contrastata.
Va  sottolineato il fatto che, come da osservazione della Camera Penale di Gorizia, eventuali analisi  atte ad individuare la presenza di metaboliti cannabinoidi sono prima di tutto un atto volontario che non può essere arbitrariamente imposto come è successo in questa vicenda.
Essendo un atto volontario e non configurandosi alcuna urgenza – dato che la presenza delle tracce nelle urine è evidenziata fino a qualche settimana di distanza dall’assunzione – si ritiene che l’accompagnamento da parte dei Carabinieri dei ragazzi al Pronto Soccorso leda il necessario rispetto di tale struttura sanitaria, che deve essere utilizzata esclusivamente per prestazioni urgenti.
Se si vuole da una parte assicurare – come la Legge impone – il carattere volontario dell’accertamento e dall’altra non utilizzare impropriamente il Pronto Soccorso, l’iter da seguire deve essere quello dei consueti esami del sangue e delle urine: chi intende sottoporvisi deve recarsi  dal proprio medico di fiducia, per farsi fare la prescrizione, poi vada a pagare il ticket, infine si rechi al laboratorio.
Una tale procedura consentirebbe di far assumere la decisione al cittadino in piena autonomia, senza pressioni e/o condizionamenti.
Va, inoltre, ricordato che il modulo di consenso per sottoporsi ad accertamenti, proprio per il carattere sanitario che riveste, deve essere raccolto da un medico, il quale non può certamente delegare tale compito a personale non sanitario, quale è, almeno si spera, il carabiniere.
Se nel caso specifico il consenso è stato raccolto dai Carabinieri, va sottolineato che era compito del personale del Pronto Soccorso informare adeguatamente i giovani della corretta procedura.
Ovviamente non si vuole colpevolizzare i medici del pronto soccorso che è facile immaginare siano stati colti di sorpresa e impreparati a gestire la situazione creatasi.
Quello che invece si richiede con forza è che quanto prima la direzione sanitaria ospedaliera o dell’Azienda sanitaria “Isontina” intervenga per assicurare che tutti i servizi sanitari si attengano allo scrupoloso rispetto dei diritti di cittadinanza, assicurando la volontarietà di qualsiasi accertamento venga disposto.
Sulle presunte caratteristiche preventive ed educative di tale operazione c’è molto da discutere. E’ evidente che l’aspetto educativo è prerogativa di ben altri soggetti sociali che hanno le competenze per operare come la famiglia, la scuola, gli operatori sociali e sanitari, l’associazionismo di base. L’unico modello educativo condivisibile è quello teso a far emergere in positivo dai ragazzi le specifiche risorse insite in ciascuno per metterle a disposizione della collettività e sinceramente era auspicabile che dopo la scandalosa operazione denominata “Blu” di un anno fa le strade intraprese fossero diverse, quantomeno orientate com’è giusto nella direzione del grosso traffico e spaccio che è evidentemente da colpire.
Spiace constatare che ancora nell’anno 2010 resta valido il detto “forti con i deboli e deboli con i forti”.

Mauro Bussani, Presidente dei Verdi della provincia di Gorizia.

Il Piccolo, 20 febbraio 2010
 
Trova in strada il portafoglio di un bosniaco e chiede un ”riscatto” di 500 euro, arrestato

Trova un portafoglio senza soldi ma con carte di credito e documenti. Ma anzichè risalire al proprietario – un autotrasportatore bosniaco -, mettersi in contatto con lui e restituirglielo, gli chiede un ”riscatto”, la somma di 500 euro, per riaverlo. Ma la vicenda ha preso una direzione inaspettata per l’estorsore. Il bosniaco si è infatti rivolto ai carabinieri della Compagnia di Monfalcone che hanno teso un tranello al rinvenitore, per il quale è scattato l’arresto.
Protagonista dell’estorsione un monfalconese di 58 anni, incensurato, che evidentemente cercava di trarre profitto dal casuale ritrovamento. L’episodio si è risolto ieri attorno alle 14. È stato il personale del Nucleo operativo e radiomobile di Monfalcone ad arrestare in flagranza per il reato di estorsione il monfalconese. I militari, informati del fatto, hanno preparato un trabocchetto. L’autostrasportatore bosniaco ha fatto credere al rinvenitore del portafoglio che avrebbe accettato di pagare il riscatto.
Ma ieri verso mezzogiorno c’erano anche loro nei pressi del luogo fissato per l’incontro, nelle vicinanze di un esercizio pubblico. È stato facile per loro sorprendere il responsabile proprio mentre stava ricevendo la somma pattuita in cambio del portafoglio. Il portafoglio conteneva infatti sol documenti vari, carte credito e un bancomat, che sono stati restituiti al proprietario. Mentre il monfalconese è stato associato alla casa circondariale Gorizia.
L’arrestato aveva trovato il portafoglio il giorno precedente in una strada periferica di Monfalcone, probabilmente caduto dalla tasca del proprietario.
Visto che non conteneva denaro ma, comunque, documenti personali indispensabili, aveva pensato di guadagnarci qualcosa, non accontentandosi del compenso che probabilmente avrebbe comunque ricevuto nel caso si fosse limitato alla restituzione.

Sostanze stupefacenti: ordine pubblico o questione culturale e sanitaria?

Ad un anno dalla famosa Operazione BLU che vide alcune persone ristrette della propria libertà per 16 giorni con pesanti accuse, successivamente destrutturate dal tribunale del riesame di Trieste, il territorio del basso isontino ritorna ad essere protagonista nel subire operazioni di polizia definite contro il narcotraffico, ma che lasciano grossi dubbi su efficacia e obiettivi reali.

Incontro pubblico giovedì 18 febbraio 2010 ore 20 – Officina Sociale, via Natisone 1 Monfalcone

Sostanze, Lotta al narcotraffico, Società del consumo, ricerca del piacere, carcere , diritti civili.

ne parliamo con:

Capaldo Luciano (Operatore Drop In Monfalcone)
– operatore del Drop in di Monfalcone

Avv. Riccardo Cattarini ( Camera Penale di Gorizia) 
– l’azione della Camera Penale di Gorizia contro l’operazione di polizia svolta nel Basso Isontino tra il 5 e 6 febbraio. Consigli utili per conoscere i propri diritti.

Anastasia Barone (rappresentante studenti UDS)
– un punto di vista studentesco.

Rappresentante Centro Sociale Rivolta (Marghera) Venezia
– una esperienza dal basso di osservazione ed intervento nei contesti di musica elettronica.

Tutti sono invitati.

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